L’ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA

Orsini: “Coraggio per rimettere al centro le imprese, agire su cinque leve. Il caro energia è una minaccia esistenziale, serve responsabilità sul Piano Casa”

27 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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Orsini: “Coraggio per rimettere al centro le imprese, agire su cinque leve. Il caro energia è una minaccia esistenziale, serve responsabilità sul Piano Casa”

EMANUELE ORSINI, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA

 

Energia, crescita dimensionale delle pmi, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazione e riforma della 231, risorse adeguate agli obiettivi, individuando 20 miliardi da destinare a crescita, sanità e scuola. La deindustrializzazione non è un destino già scritto ma per scongiurarla serve da parte della politica “un grande atto di responsabilità, fatto di scelte Ispirate a fiducia e coraggio”. Scelte che Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, sintetizza in cinque leve dalle quali è possibile ripartire, è possibile imboccare una nuova traiettoria di crescita che riporti il passo del Pil italiano a un +2% l’anno. Ma il presupposto è che, dopo che per decenni non si è fatto abbastanza, si cambi metodo e si mettano “prima di tutto in sicurezza le imprese. Quelle che garantiscono lavoro, welfare e lavoro sociale”. Dal palco dell’assemblea annuale di  Confindustria, davanti al Capo dello Stato Sergio  Mattarella, alla premier Giorgia Meloni e ai ministri schierati in prima fila nella platea della Nuvola a Roma, il leader degli industriali lancia alle forze politiche una vera e propria chiamata alla responsabilità. Perché ora lo scenario si è deteriorato e, se un anno fa l’emergenza erano i dazi,  con il conflitto in Medio Oriente e con la chiusura dello Stretto di Hormuz ,si sono materializzate nuovi pericoli e minacce per le filiere industriali. Per questo,  le parole “responsabilità, fiducia e coraggio” diventano il leit motiv costante e incalzante della terza relazione del suo mandato alla presidenza degli industriali. E Orsini sa che queste priorità “toccano interessi consolidati, privilegi acquisiti, equilibri (o squilibri) che durano da decenni”. Ma il messaggio è chiaro e inequivocabile: bisogna agire e soprattutto in una visione bipartisan dove devono cadere gli steccati ideologici su ciò che serve e fa bene per rimettere in carreggiata il Paese. Finora, non è stato fatto abbastanza, questo è certo e Orsini lo ribadisce in diversi passaggi del suo intervento. Anzi,  “è stato fatto il minimo indispensabile invece del massimo necessario” ma non bisogna voltarsi indietro a cercare il colore politico dei governi che si sono succeduti.  “Guardiamo avanti”, sollecita.

Ecco, dunque, che il presidente di Confindustria presenta il suo ‘cahier’ dove indica, punto per punto, la rotta da seguire e le priorità che chiedono risposte e soluzioni. La grande emergenza è quella dell’energia, tema che nella relazione di Orsini occupa un posto cruciale e centrale. Il prezzo “è ormai una vera e propria minaccia esistenziale “. Per il leader degli industriali, “è arrivato il momento di decidere con coraggio e in modo bipartisan: dobbiamo riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato”. Di qui l’appello a sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia. Oggi risultano bloccati circa 4mila permessi per impianti rinnovabili richiesti dalle imprese. L’Italia dispone di 85 gigawatt installati, ma ne servono altri 50 entro quattro anni, mentre una parte significativa degli impianti già realizzati non è ancora collegata alla rete. Restano inoltre 131 gigawatt in attesa di autorizzazione. Un ritardo che rischia di aggravarsi con l’aumento strutturale della domanda di energia, destinata a raddoppiare nei prossimi venticinque anni per effetto della diffusione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Secondo Orsini, accelerare sulle rinnovabili è indispensabile anche per costruire contratti energetici di lungo termine capaci di sganciare il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Parallelamente, occorre garantire accordi di lungo periodo anche per il gas destinato ai comparti industriali non ancora elettrificabili, evitando così il rischio di perdita di intere filiere produttive. In questo quadro si inserisce anche il sostegno al ritorno del nucleare, con particolare attenzione ai piccoli reattori modulari, che Confindustria considera una soluzione strategica per rafforzare l’autonomia energetica del Paese.

La seconda leva riguarda una politica industriale orientata alla crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese. La revisione del sistema degli incentivi, secondo Orsini, deve concentrarsi sugli strumenti che hanno dimostrato efficacia, come il Fondo di Garanzia e la Nuova Sabatini, anche attraverso il coordinamento con i fondi di coesione regionali, evitando dispersioni e sovrapposizioni. L’obiettivo è costruire politiche selettive, sostenibili sul piano fiscale e coerenti con la struttura produttiva italiana. La crescita delle PMI deve essere favorita anche attraverso un rafforzamento degli incentivi fiscali per fusioni e acquisizioni, così da aumentare la dimensione media delle imprese italiane e migliorarne la capacità competitiva sui mercati internazionali. In questo percorso, le grandi imprese possono svolgere un ruolo decisivo nel trainare e integrare le filiere produttive. Orsini insiste inoltre sulla necessità di ampliare gli strumenti di sostegno agli investimenti innovativi. Pur esprimendo soddisfazione per l’attuazione dell’iperammortamento, chiede un ulteriore passo avanti: includere negli incentivi anche gli investimenti in software, cloud e tecnologie digitali, oggi indispensabili per accelerare la trasformazione tecnologica delle imprese e l’adozione dell’intelligenza artificiale.

La terza leva individuata da Confindustria riguarda i contratti di sviluppo, considerati il principale strumento pubblico di sostegno ai grandi investimenti industriali. Orsini sottolinea come abbiano già coinvolto oltre 1.500 imprese e annuncia un lavoro con il MIMIT per renderli più efficaci, rapidi e accessibili. Tuttavia, avverte che serve un salto di ambizione: rafforzare i contratti di sviluppo significa sostenere la capacità produttiva del Paese, attrarre investimenti strategici e accompagnare la trasformazione industriale in settori ad alto valore aggiunto. La quarta leva è rappresentata dalle semplificazioni amministrative e dalla riforma della normativa 231. Secondo il presidente di Confindustria, autonomia energetica e crescita industriale dipendono anche da un ecosistema regolatorio stabile, da un fisco prevedibile e da una pubblica amministrazione in grado di tradurre rapidamente le decisioni politiche in autorizzazioni e investimenti concreti. Il modello indicato è quello della ZES Unica, che ha dimostrato quanto velocità amministrativa e semplificazione possano incidere positivamente sulla capacità di attrarre investimenti.

La quinta leva riguarda infine le risorse necessarie per sostenere crescita, welfare e competitività. Consapevole dei limiti della finanza pubblica italiana, Orsini propone una “azione di responsabilità nazionale” capace di mobilitare capitale privato accanto a quello pubblico. La proposta parte dal sistema fiscale: in Italia esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile. Da qui l’idea di individuare 20 miliardi da riallocare senza aumentare il debito pubblico, destinandone un terzo alla crescita, un terzo alla sanità e un terzo alla scuola. Accanto a ciò, Confindustria propone di attivare il risparmio privato inutilizzato. Oltre 1.500 miliardi di euro giacciono infatti sui conti correnti bancari delle famiglie italiane. Convogliare anche solo l’1% di queste risorse verso le imprese italiane significherebbe generare circa 15 miliardi di nuovi investimenti. Gli strumenti indicati sono il rilancio dei PIR, l’introduzione dei conti di risparmio e investimento e un maggiore coinvolgimento di fondi pensione, casse previdenziali e assicurazioni nel finanziamento dell’economia reale.

Orsini rilancia con forza sul Piano Casa, priorità del suo programma. “Il Governo lo ha varato di recente per realizzare unità abitative a canone e prezzo di acquisto inferiore ai livelli di mercato, così da consentire occupabilità e integrazione sociale a giovani, famiglie e anziani. Oggi si tratta di coinvolgere il capitale paziente degli enti previdenziali, dei fondi e delle assicurazioni, con la stessa logica pubblico-privata che proponiamo per gli investimenti nella manifattura”, dice Orsini. “Consentire ai lavoratori e alle fasce più deboli della società di accedere ad abitazioni di qualità a un prezzo sostenibile non è solo una misura sociale, è un grande piano di politica economica, capace di rimettere in moto la crescita del Paese.Ma anche qui bisogna agire con responsabilità, per il bene comune e non secondo interessi di parte: tocca ai Comuni individuare e mettere a disposizione le aree per la costruzione di nuove abitazioni. Ci aspettiamo la stessa attenzione e rapidità da tutte le amministrazioni locali perché, in caso contrario, a pagarne il prezzo sarebbero coloro che attendono questa misura”.

Grande attenzione viene dedicata alla formazione e all’intelligenza artificiale. Per affrontare la trasformazione tecnologica, Orsini propone un grande piano formativo rivolto ai lavoratori e ai giovani, da avviare già nelle scuole superiori. Il sistema industriale, afferma, è pronto ad affiancare la scuola pubblica, replicando il modello degli ITS Academy, il cui numero di iscritti è cresciuto significativamente negli ultimi anni.

Parla tanto di Italia, la relazione di Orsini, ma parla anche tanto di Europa cui dedica la prima parte. il principale attacco è rivolto alla sua “burocrazia lunare”. “L’Europa – dice – deve cambiare strada e deve cambiare passo”, dice. “Siamo molto preoccupati per le scelte dell’Europa in questi ultimi anni. Un punto su tutti – sottolinea -: Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività”.    “Noi crediamo nell’Europa”, ribadisce. Per questo il leader degli industriali fa un richiamo alla competitività e alla necessità che ci sia una focalizzazione dell’industria di base europea. “E’ evidente – dice tra l’altro – che molti Stati continuano a credere di potercela fare da soli. Ma è un’illusione”.  Sulle cose da fare Orsini indica tre leve prioritarie: “un vero mercato unico dell’energia. un verso mercato unico dei capitali del risparmio, un debito comune per finanziare una vera poltiica industriale europea”. Sugli Ets viene chiesta “la sospensione perchè sappiamo che i tempi europei per una revisione efficace sono troppo lunghi. Sospenderlo significa permettere una revisione migliore, ma anche evitare che nel frattempo altre fabbriche siano costrette a chiudere o a delocalizzare”.

Le risposte di Meloni tra sintonie e distinguo

Dopo la relazione di Orsini, interviene la premier Meloni rispondendo alle sollecitazioni e mostrando una forte sintonia sui grandi temi economici. La convergenza più netta riguarda l’energia. Alla richiesta di Orsini di accelerare il ritorno al nucleare per ridurre il costo dell’energia e rafforzare la competitività delle imprese, la premier ha replicato assicurando che il governo intende “proseguire speditamente” verso la ripresa della produzione nucleare in Italia. Meloni ha definito il traguardo “alla nostra portata” e strategico per il sistema produttivo nazionale, confermando quindi una piena sintonia con Confindustria sul dossier energetico. Analoga consonanza è emersa sulla critica al sistema europeo degli Ets, accusato dagli industriali di aggravare i costi energetici delle aziende. Pur senza parlare esplicitamente di sospensione del meccanismo, come chiesto da Orsini, Meloni ha ribadito la volontà del governo di continuare la battaglia contro quelle che considera rigidità ideologiche europee in materia ambientale.

Sul fronte della burocrazia, la presidente del Consiglio ha raccolto uno dei messaggi centrali arrivati da Confindustria, promettendo l’apertura di un “cantiere” per la riforma amministrativa. Un segnale diretto al mondo produttivo, che lamenta procedure troppo lente e complesse come ostacolo agli investimenti. Anche sul riordino delle agevolazioni fiscali si registra un terreno comune. Alla proposta di Orsini di recuperare parte delle risorse oggi disperse nelle numerose tax expenditures, Meloni ha risposto aprendo a un confronto sulla revisione degli incentivi, pur senza entrare nel dettaglio delle misure. Più prudente, invece, la risposta sugli incentivi per Transizione 5.0 e sull’estensione dei benefici fiscali agli investimenti in software e cloud. La premier ha definito “corretto e intelligente” ragionare su questa possibilità, ma ha evitato impegni precisi, lasciando intendere che il nodo delle coperture finanziarie resta centrale.

Sintonia anche sul rilancio degli investimenti produttivi. Meloni ha confermato l’intenzione del governo di rafforzare strumenti come i Pir e di studiare meccanismi per ampliare l’efficacia della Zes unica, indicata da Orsini come un modello capace di attrarre investimenti e creare occupazione. Nel dialogo tra governo e Confindustria ha trovato spazio anche il tema dell’intelligenza artificiale. Alla proposta di introdurre l’Ia nelle scuole superiori, avanzata dal presidente degli industriali, la premier ha risposto chiamando direttamente in causa il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, segnale di attenzione verso una proposta considerata strategica per la formazione futura. Un distinguo resta però il rapporto con l’Europa, alla quale né Meloni né risparmiano critiche e attacchi. Orsini ha insistito sulla necessità di una risposta comune europea alle grandi sfide economiche e industriali, sostenendo che “è un’illusione” pensare che i singoli Stati possano agire da soli. Meloni, invece, pur condividendo molte critiche alle politiche europee, ha rivendicato maggiore autonomia per gli Stati membri, sottolineando la necessità di lasciare più spazio alle decisioni nazionali. Un differente approccio politico che, pur senza incrinare il clima di dialogo, segna la distanza più evidente emersa durante il confronto.

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