LA GIORNATA
Italia, Ocse: shock da prezzi energia. Pil +0,5%, crescita mai così giù
- Bankitalia, il 10% delle famiglie ha oltre il 60% della ricchezza totale
- Clima, Deloitte: in Italia danni diretti alle infrastrutture fino a 5 mld
- Demanio: a Firenze estesa a 50 anni la concessione di Villa Bardini
IN SINTESI
L’economia italiana crescerà dello 0,5% nel 2026, mentre «il nuovo shock energetico pesa su consumi delle famiglie, investimenti ed export», frenando lo slancio legato all’aumento delle spese legate al Pnrr. E’ la nuova stima dell’Economic Outlook dell’Ocse che rivede la crescita in leggero rialzo rispetto al +0,4% indicato a marzo. Ma non basta per consentire all’Italia di lasciare l’ultimo posto della classifica dei Paesi del G20 e dell’Ocse. Nel 2027, in uno scenario di calo dei prezzi dell’energia e di riduzione dell’incertezza, il progresso sarà del +0,6%, ma si tratta di una correzione al ribasso rispetto alla stima precedente di +0,7%. Le prospettive dell’Italia, sottolinea l’organizzazione dello sviluppo e cooperazione economica, sono relativamente esposte all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, vista la quota elevata di energia prodotta a partire da combustibili fossili importati e il peso della produzione manifatturiera esportata”. In decisa frenata la crescita del Pil mondiale che dovrebbe contrarsi, passando dal 3,4% nel 2025 al 2,8 % del 2026, prima di risalire al 3,1% nel 2027. Si tratta di stime, precisa l’Ocse, basate su uno scenario a “turbative limitate nel tempo”. Vista l'”eccezionale incertezza” della situazione legata alla guerra in Medio Oriente, l’organismo ha infatti deciso di proporre quest’anno due scenari possibili. Uno scenario, appunto, a “turbative limitate nel tempo”, e l’altra a “turbative prolungate” nel tempo, dalle “conseguenze più vaste e ben più duratura”. Nel caso in cui dovesse verificarsi questo secondo scenario, con l’assenza di un accordo di pace in Medio Oriente per buona parte del 2026, scrive l’Ocse, il Pil mondiale ”dovrebbe rallentare nettamente per stabilirsi a solo 2,1% nel 2026 e 1,8% nel 2027, conducendo così diverse economie ad entrare in recessione o a sfiorarla, facendo aumentare la disoccupazione”.
Tornando all’Italia, “i primi segnali di un risanamento progressivo dell’economia si stavano profilando tra fine 2025 e inizio 2026, quando il forte aumento dei prezzi dell’energia e l’instabilità non hanno iniziato ad intaccare la fiducia”, scrive l’Ocse. Il Pil italiano è “progredito dello 0,2% nel primo trimestre 2026 rispetto al trimestre precedente, sostenuto dall’aumento degli investimenti e della produzione legato ai prodotti farmaceutici e dalle transizioni energetiche e digitali. Nel 2026 – continua l’Ocse – le imprese hanno indicato un miglioramento dei loro ordini mentre l’aumento delle somme sbloccate nel quadro del Pnrr ha avuto un effetto stimolante sull’attività delle costruzioni e gli incentivi fiscali hanno sostenuto l’investimento residenziale”. Quanto ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina “hanno temporaneamente rilanciato l’attività nel settore dei servizi come anche le esportazioni”. Secondo l’Ocse, l’avvio del conflitto in Medio Oriente ha tuttavia causato un “forte peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese. L’aumento del prezzo dell’energia ha portato il tasso d’inflazione al 2,8% ad aprile”. Sul fronte delle esportazioni, queste “hanno registrato un calo in volume a fine 2025, in particolare quelle verso i mercati di eurozona e Usa, per poi ripartire leggermente a inizio 2026”.
L’Ocse punta i riflettori, in particolare, sulla questione dell’energia. “L’Italia – sottolinea – è più dipendente rispetto ad altri grandi paesi dell’eurozona dal petrolio raffinato e dal gas naturale (rispettivamente un quarto e l’11% dell’offerta totale) veicolati attraverso lo Stretto di Hormuz”. “L’economia mondiale ha iniziato l’anno 2026 con una forte dinamica ma le prospettive sono nettamente peggiorate dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, i cui effetti si faranno probabilmente sentire per un certo tempo. Più queste turbative dureranno, più i costi economici e sociali si appesantiranno”, ha detto il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. “Qualsiasi misura di sostegno fiscale adottata dai Paesi in risposta allo shock deve essere temporanea e mirata a coloro che ne hanno più bisogno, per evitare un ulteriore aumento del debito pubblico e per preservare gli incentivi al risparmio energetico”, ha ottolineato Cormann, aggiungendo: “Più in generale, i paesi devono gettare le basi per una crescita e una produttività più solide migliorando il contesto imprenditoriale, rafforzando le competenze e sfruttando i vantaggi dell’intelligenza artificiale (IA) e di altre tecnologie trasformative.”
Usa: proposti dazi a 60 Paesi che non combattono lavoro forzato
Il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha proposto nuove tariffe doganali per 60 paesi, accusati di non aver agito contro il lavoro forzato, nell’ambito del tentativo dell’amministrazione Trump di rilanciare la propria politica tariffaria dopo le battute d’arresto legali. I dazi proposti variano dal 10% al 12,5%, secondo un documento governativo, e saranno sottoposte a un periodo di consultazione pubblica prima di una decisione definitiva. La mossa arriva a pochi mesi dall’avvio di indagini da parte di Washington nei confronti di partner commerciali come Cina, Unione Europea e Giappone, concentrandosi sull’adozione o meno di misure contro l’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato e se cio’ avesse avuto un impatto sul commercio statunitense. Secondo l’Ustr 54 dei paesi sotto la lente di ingrandimento “non sono riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato”. Questo gruppo di Paesi comprende Cina, Vietnam, Taiwan e Regno Unito. Altri sei paesi – Canada, Ecuador, Unione Europea, Indonesia, Messico e Pakistan – non sono stati ritenuti in grado di applicare efficacemente tali divieti. “L’incapacita’ dei nostri piu’ importanti partner commerciali di affrontare il problema dell’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato e’ inaccettabile”, ha dichiarato in un comunicato Jamieson Greer, rappresentante al commercio degli Stati Uniti (Ustr). “Questo crea una situazione in cui i lavoratori americani sono costretti a competere a livello globale in condizioni di disparita'”, ha aggiunto. Tuttavia, i dazi proposti prevedono diverse esenzioni, come per la carne bovina, il caffe’ e alcuni tipi di frutta secca. La Commissione europea “prende atto” delle azioni proposte dagli Usa sul commercio di merci prodotte con il lavoro forzato, “analizzerà attentamente i risultati preliminari dell’indagine e continuerà a dialogare con l’Amministrazione statunitense” ma “ritiene che i dazi imposti per questi motivi siano ingiustificati”. Lo afferma il portavoce per il Commercio della Commissione europea, Olof Gill, commentando la decisione degli Usa di aumentare i dazi sui prodotti ritenuti frutto di lavoro forzato dal 10% al 12,5% a 60 Paesi, tra cui l’Ue, per non essere “riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato”. “L’Unione europea condivide pienamente le preoccupazioni degli Stati Uniti in merito al lavoro forzato e rimane pienamente impegnata a eliminarlo dalle catene di approvvigionamento globali attraverso azioni concrete – sottolinea il portavoce -. Infatti, nel 2024, i colegislatori dell’UE hanno adottato il Regolamento UE sul lavoro forzato. Questo rappresenta uno degli strumenti più ambiziosi del suo genere a livello globale. Stabilisce il divieto di immettere sul mercato dell’UE tutti i prodotti realizzati con il lavoro forzato, indipendentemente dal fatto che siano originari dell’UE o di un paese terzo”. “Inoltre, nella Dichiarazione congiunta UE-USA, entrambe le parti hanno concordato di “collaborare per garantire una solida tutela dei diritti dei lavoratori riconosciuti a livello internazionale, anche per quanto riguarda l’eliminazione del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento”, tracciando così un percorso di cooperazione in questo ambito”, ricorda. “Un accordo è un accordo. Da parte dell’UE, siamo sulla buona strada per garantire l’attuazione degli impegni tariffari assunti nella Dichiarazione congiunta entro la fine di giugno. Ci aspettiamo che gli Stati Uniti rispettino pienamente i termini della Dichiarazione congiunta e la Commissione continuerà a garantire la piena tutela degli interessi dell’Unione europea”, conclude.
Bankitalia, il 10% delle famiglie ha oltre il 60% della ricchezza totale
Nel quarto trimestre del 2025, la ricchezza netta (che comprende immobili e attività finanziarie, al netto dei debiti) delle famiglie italiane ammontava a 453 mila euro per famiglia, in lieve aumento rispetto al 2024 (431 mila euro per famiglia). A rilevarlo è uno studio di Bankitalia secondo il quale “la distribuzione della ricchezza si conferma concentrata. “Il dieci per cento più ricco delle famiglie – si legge – detiene il 60,6 per cento della ricchezza netta totale, mentre la metà meno abbiente delle famiglie solo il 7,2 per cento. La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è lievemente aumentata rispetto al 2024. La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza misurata dall’indice di Gini è passata dal 71,5 del 2024 a 72,2 nel 2025. “La composizione del portafoglio – spiega lo studio – varia sensibilmente in base alla ricchezza: per le famiglie nella metà meno abbiente, oltre il 90 per cento delle attività detenute è costituito da abitazioni (73,6 per cento) e depositi (17,5 per cento). Le famiglie nelle fasce più alte presentano invece un portafoglio più diversificato, con una quota rilevante di strumenti finanziari diversi dai depositi. La Banca d’Italia diffonde i Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie a partire da gennaio 2024. Queste statistiche offrono informazioni sulla distribuzione della ricchezza delle famiglie, combinando gli aggregati di contabilità nazionale presenti nei conti patrimoniali con i dati campionari dell’Household Finance and Consumption Survey (Hfcs) – l’indagine armonizzata sui bilanci delle famiglie dei paesi dell’area dell’euro di cui fa parte quella condotta dalla Banca d’Italia.
L’Italia vara con Francia e Germania un progetto per politiche dell’acqua in Marocco
Italia, Francia e Germania hanno lanciato insieme al ministero delle Infrastrutture e delle Risorse Idriche del Marocco e all’Unione europea un programma da 348 milioni di euro (3,7 miliardi di dirham) a sostegno della Politica Idrica Nazionale del Marocco. È un progetto pionieristico, parte di un approccio “Team Europa”, si basa su 48 milioni di euro di sovvenzioni Ue, integrate da tre prestiti agevolati di 100 milioni di euro ciascuno, erogati dall’Agenzia francese per lo sviluppo (Afd, ente capofila del programma), dalla Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), banca d’investimento statale italiana, e dalla banca di sviluppo tedesca Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW). Il piano è strutturato attorno a quattro priorità: migliorare la conoscenza delle risorse idriche di fronte agli impatti dei cambiamenti climatici, rafforzare la gestione degli eventi estremi come siccità e inondazioni, proteggere la qualità dell’acqua e la biodiversità e preservare le risorse idriche sotterranee. Il sostegno europeo si iscrive nel Partenariato Verde Marocco-Ue, firmato nell’ottobre 2022, e con il Patto per il Mediterraneo, adottato nel novembre 2025, che pongono la resilienza climatica e la gestione delle risorse idriche tra le priorità condivise.L’iniziativa rafforza inoltre gli sforzi intrapresi dal Marocco attraverso il suo Piano nazionale per le acque e il programma nazionale per l’approvvigionamento di acqua potabile e l’irrigazione (Pnaepi) 2020-2027. Alla cerimonia di lancio, a Rabat, alla presenza del ministro delle risorse idriche del Marocco, Nizar Baraka, dei rappresentanti Ue, di Francia e Germania, c’era l’ambasciatore d’Italia, Pasquale Salzano, che ha ricordato che”attraverso la Cassa depositi e prestiti l’Italia contribuisce al programma che rappresenta una priorità del Piano Mattei”.
Clima, Deloitte: in Italia danni diretti alle infrastrutture fino a 5 mld
I danni diretti alle infrastrutture italiane causati dal cambiamento climatico potrebbero raggiungere i 5 miliardi di euro annui entro il 2050. A seconda dell’intensità degli impatti economici, potrebbe verificarsi una progressiva riduzione del Pil, compresa tra l’1,6% e il 6% entro il 2050. Tra le Pmi italiane, però, solo il 14% ha adottato misure per la continuità operativa in caso di eventi estremi e soltanto il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici. È quanto emerge dal report “Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento” di Deloitte, che analizza l’impatto del rischio climatico sul contesto economico-finanziario italiano e la maturità delle piccole e medie imprese nell’affrontarne le sfide. Il report è stato realizzato con la collaborazione di esperti del Politecnico di Milano, dell’Università Ca’ Foscari, del team dell’area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute) e con Ipsos-Doxa. I danni diretti annui alle infrastrutture italiane causati dagli impatti del rischio climatico potrebbero raggiungere circa 2 miliardi di euro entro il 2030 e 5 miliardi entro il 2050. Considerando anche gli effetti indiretti, come l’interruzione dei servizi e gli impatti sulle catene di fornitura, il costo complessivo stimato si colloca tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050. Per il settore del turismo si stima invece una contrazione della domanda fino all’8,9% in caso di un forte aumento della temperatura media (+4 gradi), e perdite dirette per circa 52 miliardi. In uno scenario di aumento della temperatura di 2 gradi, invece, le perdite dirette stimate sarebbero di circa 17 miliardi. Dall’indagine emerge che solo il 34% delle piccole e medie imprese intervistate attribuisce al tema un ruolo significativo o centrale nei propri framework di gestione del rischio e appena il 39% delle stesse dichiara un’esposizione molto o abbastanza elevata ai rischi climatici fisici su un orizzonte decennale. Allo stesso tempo, solo il 14% delle Pmi italiane ha implementato misure a supporto della continuità operativa del business in caso di eventi estremi, così come appena il 10% ha introdotto azioni di adattamento verso infrastrutture e asset fisici. Nel complesso, emerge un approccio strategico di breve periodo e poco strutturato. In termini di investimenti dichiarati o pianificati, la strategia delle Pmi riflette una visione orientata su un orizzonte temporale di massimo di cinque anni (83%), per un importo complessivo inferiore a 100.000 euro entro i tre anni (77%). Le principali voci di investimento sono dominate dalle coperture assicurative (54%), seguite da interventi di adattamento infrastrutturale (23%) e da sistemi di monitoraggio del rischio (20%). Le imprese che si sentono pienamente preparate a rispondere alle richieste di banche e assicurazioni in materia di rischio climatico fisico sono una minoranza del campione (18%). Il report indica come le piccole e medie imprese facciano prevalentemente ricorso a soluzioni tradizionali e non più del 18% delle imprese intervistate si serve di strumenti digitali, tra cui l’intelligenza artificiale, o piattaforme per la gestione del rischio climatico fisico. “L’intelligenza artificiale rappresenta una delle principali leve per massimizzare il ritorno sugli investimenti ed incrementare la resilienza climatica delle infrastrutture”, ha commentato in una nota Paolo D’Aprile, Sustainability leader di Deloitte Central Mediterranean.
Demanio: a Firenze estesa a 50 anni la concessione di Villa Bardini
Con la firma di un accordo che estende la concessione a 50 anni, Villa Bardini, bene demaniale, guarda al futuro. L’intesa, sottoscritta oggi dal direttore dell’Agenzia del
Demanio, Alessandra dal Verme, e dal presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron – ETS, Iacopo Speranza, alla presenza del presidente della Fondazione CR Firenze, Bernabò Bocca riguarda il complesso della villa e del suo giardino, luogo simbolico del patrimonio storico, artistico e paesaggistico di Firenze. Si tratta di un passaggio decisivo per garantire una visione di lungo periodo alla valorizzazione culturale del bene, in una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato. L’obiettivo è sempre lo sviluppo delle attività per migliorare la qualità dell’offerta culturale, ampliare le funzioni esistenti e rendere il complesso sempre più attrattivo e fruibile. Per questo è previsto un investimento di circa 45 milioni di euro volto al recupero, all’innovazione e allo sviluppo sostenibile del sito. L’iniziativa si inserisce nel quadro del Piano Città degli immobili pubblici di Firenze, sottoscritto il mese scorso, e rappresenta un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato. Affidata alla Fondazione nel 1998, Villa Bardini è diventata un punto di riferimento culturale e paesaggistico della città, grazie anche al sostegno della Fondazione CR Firenze che ha contribuito con circa 13 milioni di euro al restauro e alla riapertura del giardino nel 2005 e della Villa nel 2007. Nel tempo, il complesso ha consolidato la propria funzione a livello nazionale e internazionale, ospitando mostre, eventi e collezioni permanenti di grande rilievo oltre ad attività educative eformative. Il nuovo orizzonte temporale consentirà di proseguire questo percorso con il miglioramento degli spazi espositivi e convegnistici, l’ammodernamento degli impianti e misure di efficientamento energetico. Sono previsti investimenti anche per la digitalizzazione, con la realizzazione di infrastrutture tecnologiche avanzate e percorsi multimediali al fine di arricchire l’offerta culturale. In questa direzione si inserisce il progetto “Giardino parlante”, un’idea innovativa per valorizzare il patrimonio botanico e storico e trasformare la visita in un’esperienza narrativa immersiva. Un aspetto centrale dell’accordo riguarda la dimensione scientifica. Si prevede infatti la creazione di un Centro Studi dedicato ai giardini storici e al paesaggio, concepito come luogo di ricerca, formazione e confronto aperto a studiosi, professionisti e istituzioni a livello nazionale e internazionale. “La Convenzione è uno strumento che crea le condizioni per tutelare e valorizzare il patrimonio dello
Stato in collaborazione con i privati – ha dichiarato dal Verme. Alla sostenibilità economico finanziaria si aggiunge uno scopo importante della concessione. Si tratta dell’opportunità per il privato di partecipare alla storia del bene, alle funzioni che nel tempo assolve per giungere a identificare il bene stesso nella missione istituzionale che ha il compito di svolgere. Un compito altamente democratico cioè quello di supportare lo Stato nella diffusione di sviluppo e cultura sul territorio. È proprio il caso di Villa Bardini; la collaborazione con la Fondazione permetterà di ampliare l’offerta culturale della Villa e dei giardini, rafforzarne l’identità culturale coniugandola con sempre nuove iniziative di formazione, innovazione e digitalizzazione”. “Ringrazio l’Agenzia del Demanio per la fiducia accordata alla Fondazione CR Firenze con questo importante accordo – sostiene Bocca – che rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati possa generare valore per il territorio. La concessione estesa a 50 anni e il piano di investimenti previsto, pari a 45 milioni di euro, costituiscono uno tra gli impegni più significativi assunto dalla nostra Fondazione negli ultimi anni. Questa proroga ci consente di portare avanti il nostro impegno per la tutela di questo bene pubblico e per le attività culturali e artistiche che lo rendono vivo, con un orizzonte “lungo” e degno di un investimento di questa portata. Una visione grazie alla quale stiamo avviando la progettazione di accordo strutturato con la Fondazione Palazzo Strozzi che consentirà di dare una nuova vocazione contemporanea al complesso e quindi ampliare l’offerta culturale”. “È con grande emozione che firmiamo questo accordo – afferma Speranza – che conferma la capacità di Villa Bardini di saper unire la tutela del patrimonio, la qualità culturale e la partecipazione. Dal 2005, con la riapertura del Giardino, e dal 2007, con quella della Villa, questo luogo è diventato sempre più vivo e aperto. I numeri lo dimostrano: siamo passati da oltre 142 mila presenze complessive nel 2022 a quasi 239 mila nel 2025. È un risultato che ci rende orgogliosi e sprona a fare ancora di più. Questo accordo ci permette di guardare lontano e intervenire con iniziative per renderlo sempre più accessibile alle
generazioni presenti e future”. In occasione della firma della concessione, è stata inaugurata nella Serra di Villa Bardini la mostra fotografica Memoria e Visione dell’artista britannica Gina Soden. L’esposizione, a cura dell’Agenzia del Demanio, intende offrire uno sguardo inedito su dettagli che rivelano il valore storico, identitario e culturale del patrimonio pubblico.
A Lane (Webuild) in joint venture un contratto da 1 miliardo dollari
Lane (Gruppo Webuild) si aggiudica in joint venture con Brayman si aggiudica un contratto da 1 miliardo di dollari (876 milioni di euro) per l’Ohio river tunnel project in Pennsylvania, negli Stati Uniti. La quota di Lane nella joint venture è del 50%. L’infrastruttura funzionerà come un’enorme rete sotterranea che correrà tra i 36 e i 45 metri di profondità per impedire lo sversamento diretto delle acque reflue in eccesso nei fiumi Allegheny, Monongahela e Ohio. Un intervento dal valore trasformativo per le infrastrutture idriche regionali, che combina ingegneria di precisione con una visione moderna della gestione del territorio. Il progetto è parte del Clean Water Plan dell’Alcosan, un programma di lungo periodo che combina gallerie profonde, sistemi di pompaggio e potenziamento degli impianti di trattamento, per proteggere le vie d’acqua della regione. Questo nuovo contratto prevede la realizzazione di circa 8 chilometri di galleria e diversi pozzi. Il tunnel idraulico principale, oltre 5 metri di diametro, si estenderà per circa 6 chilometri e sarà scavato con una Tbm (Tunnel Boring Machine) di ultima generazione. A questa galleria si collegheranno due tunnel secondari, il Chartiers Creek Tunnel e il Saw Mill Run Tunnel, larghi poco più di 4 metri e lunghi rispettivamente circa 1,3 chilometri e 500 metri. In superficie è inoltre prevista la realizzazione di opere connesse.
Per la realizzazione dell’Ohio River Tunnel, Lane mette in campo competenze specializzate, mentre Webuild contribuisce con la sua expertise internazionale nel tunneling idraulico. Il Gruppo dispone inoltre ad oggi di uno dei parchi Tbm più ampi al mondo, con 60 talpe meccaniche – tra quelle operative, in montaggio e ordinate – per i progetti in corso su scala globale.
Da Prysmian progetto eolico per energia a 1,2 milioni abitazioni in Uk
– Prysmian completa un progetto che porterà energia eolica a 1,2 milioni di abitazioni nel Regno Unito. Nel dettaglio Prysmian ha finalizzato le attività nel parco eolico offshore Sofia di Rwe, uno dei più grandi sviluppatori di parchi eolici offshore al mondo.
Il parco eolico che contribuirà ad aumentare significativamente la quota di energia rinnovabile nel mix energetico in Uk, è situato nell’area centrale del Mare del Nord denominata Dogger Bank, e sarà in grado di generare fino a 1,4 gigawatt di energia per i consumatori.
Saipem 7000 completa con successo il sollevamento del modulo per il trattamento del gas per progetto Bouri in Libia
Saipem ha completato con successo le operazioni di sollevamento del modulo gas recovery destinato al Bouri Gas Utilization Project (BGUP), nell’offshore della Libia, utilizzando la propria ammiraglia Saipem 7000, una delle navi gru più grandi al mondo. Il modulo, realizzato per conto di Saipem, EPCI main contractor del progetto Bouri, da Rosetti Marino nel cantiere di Marina di Ravenna, rappresenta un componente chiave dell’impianto. A inizio maggio il modulo ha lasciato il cantiere per essere trasportato fino al campo di Bouri, situato a circa 170 chilometri dalla costa libica. Con un peso superiore alle 5.200 tonnellate, dimensioni in pianta di 45 metri per 31 metri e un’altezza di circa 45 metri, il modulo, costruito in circa due anni, integra sistemi avanzati per il trattamento del gas ed è stato installato sulla piattaforma offshore esistente del campo di Bouri, contribuendo alla realizzazione delle nuove infrastrutture previste dal progetto. Il sollevamento del modulo rappresenta un importante traguardo nella fase esecutiva del progetto, a conferma della capacità di Saipem di gestire operazioni complesse con una pianificazione ingegneristica avanzata e l’utilizzo di soluzioni di sollevamento pesante, nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza e affidabilità. A seguito del completamento delle operazioni di sollevamento, proseguiranno le attività offshore previste dallo scope of work di Saipem, la cui esecuzione è affidata a Rosetti Marino, che includono l’integrazione del modulo sulla piattaforma esistente DP4, nonché le operazioni di hook-up e commissioning dell’impianto dei relativi sistemi di comunicazione, sicurezza e controllo. È, inoltre, previsto il pre-commissioning di circa 28 chilometri di condotte sottomarine, già posate, che collegano le piattaforme DP3, DP4 e Sabratha e consentiranno il trasporto del gas recuperato verso il complesso di trattamento di Mellitah. Il Bouri Gas Utilization Project, sviluppato da Mellitah Oil & Gas (una joint venture tra Eni e NOC) mira a recuperare il gas associato oggi soggetto a flaring, ovvero la combustione controllata di gas in eccesso che produce la classica fiamma visibile nelle raffinerie o nei pozzi, e a convogliarlo verso il complesso di Mellitah per l’utilizzo o l’esportazione. Ridurre il flaring consentirà di evitare la combustione del gas in atmosfera contribuendo in modo significativo alla riduzione delle emissioni di CO2 (1.5 Mton eq/anno riduzione). Inoltre, l’iniziativa favorirà un incremento della produzione di gas netto fino a circa 2 milioni di metri cubi al giorno, migliorando l’efficienza delle infrastrutture esistenti.
Cdp: ok bilancio 2025 e distribuzione dividendo
L’assemblea degli azionisti di Cassa Depositi e Prestiti ha approvato oggi il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2025: l’utile netto è di euro 3.368.087.094,81 e agli azionisti sarà distribuito un dividendo complessivo di euro 2.188.133.527,68. Lo rende noto Cdp in un comunicato.
Acea, via libera dei soci al bilancio e dividendo a 1,20 euro per azione. Nominato il cda, Alessandro Rivera presidente
L’assemblea degli azionisti di Acea ha approvato il bilancio consolidato 2025 che si è chiuso con un utile netto di 481 milioni di euro e un Ebitda pro-forma pari a circa 1,4 miliardi e ha deliberato il pagamento di un dividendo di 1,20 euro per azione (di cui 0,25 euro componente straordinaria). L’assemblea dei soci ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione – con 13 componenti – che resterà in carica per tre esercizi, cioè fino all’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2028. Nel board ci sono Alessandro Rivera, nominato presidente del cda, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci, sulla base della lista presentata dal socio Roma Capitale, titolare del 51% del capitale sociale di Acea Spa che ha conseguito la maggioranza dei voti (il 65,32% circa delle azioni ammesse al voto); Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano, sulla base della lista presentata dal socio Suez International titolare del 19,33% del capitale sociale di Acea Spa; Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso, sulla base della lista presentata dal socio Fincal spa, titolare del 3,05% del capitale sociale di Acea spa; Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi, sulla base della lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali, titolare complessivamente dell’1,57% del capitale sociale di Acea spa.
Ceo Ip, ‘acquisizione per Socar è decisione logica, strategica e commerciale’
Una decisione “logica”, una decisione “strategica” e una decisione “commerciale”. Così il nuovo ceo di Italiana Petroli, Levan Davitashvili spiega parlando con i giornalisti nella sede di Socar, a Baku, la natura dell’acquisizione di IP da parte della società azera, che è stata finalizzata lo scorso maggio. “E’ una decisione in linea con la visione strategica dell’Azerbaigian, ovvero espandersi nel Mediterraneo”, ha detto. La decisione “strategica” di Socar di investire in Italia, “rappresenta la logica continuazione di quanto già in corso in termini di espansione energetica, perché l’Italia non è una novità per l’Azerbaigian. È un partner commerciale molto importante. È il primo partner commerciale in termini di esportazione di risorse energetiche. E, per l’Italia, l’Azerbaigian è il secondo fornitore di gas naturale e petrolio”, ha rimarcato Davitashvili. La scelta di Ip ha seguito un’articolata e completa valutazione, ha ricordati il Ceo, attraverso la quale “abbiamo riscontrato un’azienda molto solida, ben gestita, con una lunga storia e una grande capacità”. E’ un accordo, ha continuato “nell’interesse dell’Azerbaigian, nell’interesse dell’Italia e ovviamente è nell’interesse commerciale di Socar e di Ip”.
Energia: Ep Produzione diventa Ttep Italia, rebranding dopo integrazione in Ttep
Ep Produzione diventa Ttep Italia. Il rebranding rappresenta un ulteriore passaggio dopo l’integrazione della societa’, lo scorso primo maggio, all’interno del gruppo Ttep, la piattaforma energetica europea nata dalla partnership tra Eph e TotalEnergies. Fanno parte degli asset di Ttep Italia – attualmente interessati da un processo di rebranding in corso – le Centrali a gas di Tavazzano e Montanaso (LO), Ostiglia (MN), Trapani, Livorno Ferraris (VC) e Scandale (KR) (al 50%). In Italia, il Gruppo Ttep e’ presente anche con tre impianti a biomasse facenti capo a Biomasse Italia. Accanto alle attivita’ di generazione, Ttep Italia presidia anche il mercato della fornitura di energia elettrica a clienti industriali attraverso la sua societa’ attualmente denominata Ep Energia Italia che completera’ il proprio cambio di denominazione il 22 giugno 2026, diventando formalmente Ttep Energia Italia. Ttep Italia gestisce attualmente circa 4,6 GW di capacita’ operativa e punta a raggiungere circa 5,5 GW di capacita’ gestita nei prossimi mesi, anche grazie all’entrata in esercizio della nuova unita’ a ciclo combinato attualmente in costruzione presso la Centrale di Ostiglia – da circa 880 MW.
A Vallarsa Sorgenia realizza una delle Cer più partecipate d’Italia
Nella valle del Leno, in Trentino, prende forma uno dei progetti di comunità energetica rinnovabile più ambiziosi d’Italia, realizzato da Sorgenia per conto di Vallarsa Energia Srl Benefit, la società costituita dalla Fondazione Vallarsa per guidare l’iniziativa. La Cer Energia Nuova Ets ha ottenuto di recente l’abilitazione dal Gse, con 89 membri già convalidati, un dato che supera di oltre dieci volte la media delle comunità energetiche attualmente attive in Italia. Sono oltre 100 le adesioni raccolte che includono 84 nuclei familiari e 16 soggetti tra imprese manifatturiere, piccole e medie imprese, consorzi, attività commerciali, enti religiosi ed enti del terzo settore. Coinvolti anche i comuni limitrofi di Trambileno, Terragnolo e Rovereto. Tra gli obiettivi strategici anche il contrasto alla povertà energetica: una quota degli incentivi percepiti sarà destinata a iniziative sociali a favore delle fasce più vulnerabili della comunità.
L’iniziativa ha preso forma dall’intesa tra la Fondazione Vallarsa e Sorgenia. Il cuore produttivo della Cer è un impianto fotovoltaico da 403 kWp con 858 moduli installati sulla copertura della Conceria della Vallarsa, storico insediamento manifatturiero della valle. La produzione annua stimata si attesta a oltre 370 MWh di energia 100% verde, con un beneficio ambientale equivalente a 70 tonnellate equivalenti di petrolio risparmiate ogni anno e a una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di oltre 170 tonnellate l’anno. Il modello economico si regge su una struttura di flussi distinti e complementari: la Conceria acquista l’energia prodotta dall’impianto attraverso un contratto di somministrazione on site (Ppa) con Vallarsa Energia per consumi che si attestano intorno a 220 MWh annui. L’energia prodotta in eccesso viene in parte immessa in rete e in parte condivisa tra i membri della comunità attraverso l’autoconsumo diffuso previsto dalla normativa vigente. Questo garantisce un risparmio in bolletta per i cittadini che hanno aderito al progetto di circa 50-70 euro l’anno. “Essere riusciti con capitale locale a costruire un impianto fotovoltaico di notevoli dimensioni, senza spreco di territorio, senza contributi pubblici e coinvolgendo quasi 100 tra consumatori e piccole imprese è la dimostrazione che si può dar vita a iniziative che, partendo dalle risorse locali, consentono di rivitalizzare aree ritenute – a torto – marginali”, commenta Geremia Gios, presidente della Cer di Vallarsa.
Sviluppo sostenibile dell’Ue: tanti i progressi ma ancora 3 obiettivi su 17 lontani
L’Ue ha compiuto passi avanti significativi, sulla base della valutazione dei dati disponibili degli ultimi 5 o 6 anni (il “breve termine”). Tuttavia, rileva anche che non si sono registrati progressi o addirittura si è registrato un allontanamento da 3 dei 17 obiettivi. Nel breve periodo, l’Ue ha compiuto progressi significativi verso il raggiungimento di 5 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS): lavoro dignitoso e crescita economica (OSS 8), consumo e produzione responsabili (OSS 12), riduzione delle disuguaglianze (OSS 10), parità di genere (OSS 5) e istruzione di qualità (OSS 4).
L’Ue ha compiuto progressi anche verso altri 9 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), ma a un ritmo moderato. Tra questi obiettivi, l’Ue ha ottenuto i risultati migliori per quanto riguarda l’industria, l’innovazione e le infrastrutture (OSS 9) e la fame zero (OSS 2). Al contrario, non si sono registrati progressi per quanto riguarda le partnership relative agli obiettivi (OSS 17). Inoltre, l’Ue si è allontanata dagli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi alla vita sulla terra (SDG 15) e all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari (SDG 6) a causa della perdita di biodiversità, della scarsità d’acqua e del deterioramento della qualità dell’acqua.
In sintesi, l’Ue ha compiuto progressi verso la maggior parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, a ritmi diversi e nonostante le sfide che permangono, mentre è rimasta stagnante sull’Obiettivo 17 e ha registrato passi indietro sugli Obiettivi 15 e 6.
Nuovo look per Tarquinia: tutti gli interventi dell’estate
Prosegue la stagione dei lavori pubblici a Tarquinia con un programma di interventi diffusi su tutto il territorio comunale, tra edilizia pubblica, scuole, viabilità e riqualificazione urbana. Nel corso dell’estate prenderanno il via i lavori di consolidamento del tetto, efficientamento energetico e restauro della sala degli affreschi del palazzo comunale, per un importo di 460mila euro.Partirà la realizzazione del marciapiede di collegamento tra la Necropoli dei Monterozzi e il cimitero monumentale “San Lorenzo”, per una spesa di 425mila euro, con l’obiettivo di migliorare sicurezza e accessibilità pedonale. È prevista la manutenzione straordinaria sulle strade rurali Casal Nuovo e Selciatella, per 505mila euro. Sul fronte scolastico, sono programmati interventi all’IC “Ettore Sacconi” per 530mila euro, che interesseranno il tetto della sede centrale, il muro di contenimento del plesso “Dasti” e la scala antincendio del plesso “Bonelli”. In autunno, dopo un lungo e complesso iter amministrativo, inizierà la riqualificazione del lungomare, da oltre 2 milioni di euro, con l’obiettivo di restituire decoro e funzionalità a uno dei principali spazi del Lido.
Sono previsti anche il rifacimento dei marciapiedi di via delle Croci e la rigenerazione dell’area tra via delle Croci e via Ripagretta, con un investimento di 417mila euro, per migliorare viabilità e sosta della zona.
“Si tratta di opere importanti – afferma il sindaco Francesco Sposetti – che testimoniano la volontà di investire concretamente sulla città, sulla sicurezza, sulla qualità urbana e sulla valorizzazione del patrimonio pubblico. Un programma di interventi articolato che accompagnerà la città nei prossimi mesi”. “Il piano comprende ulteriori progetti quasi conclusi o in fase di avvio nei prossimi mesi – aggiunge l’assessore ai lavori pubblici Sandro Celli –. Tra qualche settimana sarà terminato l’ampliamento della biblioteca ‘Vincenzo Cardarelli’, per 196mila euro; entro la fine dell’anno partiranno i lavori per la vasca di laminazione nella zona artigianale, per la mitigazione del vincolo PAI, e la ristrutturazione della facciata dell’anagrafe in via Giuseppe Garibaldi”.
Rinnovabili, Avs: in Toscana serve accelerare
“Il ritardo della Toscana sulle energie rinnovabili è inaccettabile e non ci si può nascondere dietro al fatto che il nostro paesaggio è bello: è bello in tutta Italia. Dobbiamo dare una spinta decisiva alle rinnovabili in particolare sull’eolico dove i tanti no non sono un fatto tecnico ma politico.” “In Toscana dobbiamo agire in due direzioni: la prima è rendere più facile di adesso installare impianti di energia rinnovabile con la legge sulle aree idonee. La seconda è culturale: ogni no ad un Megawatt di rinnovabili è un Megawatt prodotto bruciando petrolio o gas e questo non è più sostenibile”.Ad affermarlo è Lorenzo Falchi, capogruppo di alleanza verdi sinistra in consiglio regionale della Toscana.
Fincantieri: Welfare Energia di 200 euro per oltre 12.000 dipendenti in Italia
Fincantieri annuncia il “Welfare Energia”, misura con cui il Gruppo interviene a favore delle proprie persone e delle loro famiglie a tutela del benessere e del valore del lavoro, in un contesto internazionale caratterizzato da pressione sui costi energetici e trasformazione degli equilibri economici e industriali. Nei prossimi giorni sarà riconosciuto un bonus di 200 euro destinato a oltre 12.000 dipendenti tra operai e impiegati delle società del Gruppo in Italia. L’importo sarà disponibile attraverso la piattaforma di welfare aziendale del Gruppo e potrà essere utilizzato per spese legate alla mobilità, ai consumi energetici e alle ulteriori categorie previste dal welfare aziendale. La misura si inserisce in una visione industriale che valorizza le istanze sociali considerando lavoro, competenze e benessere dell’organizzazione elementi centrali del funzionamento del sistema produttivo. In Fincantieri, ciò che incide sulla vita quotidiana delle persone influisce direttamente anche sulla qualità dell’esecuzione, sul rispetto dei tempi e sulla capacità del Gruppo di trasformare complessità tecnologica in risultati industriali. Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, ha commentato: “In uno scenario internazionale caratterizzato da crescente volatilità e pressione sui costi energetici, il “Welfare Energia” rappresenta una scelta coerente con il modo in cui interpretiamo il nostro ruolo industriale. In Fincantieri la competitività non dipende da un singolo fattore, ma da un sistema che tiene insieme tecnologia, organizzazione, competenze e lavoro delle persone. Sono le persone che trasformano strategia e innovazione in esecuzione, qualità e continuità produttiva. Per questo riteniamo che intervenire sulle condizioni che sostengono il lavoro significhi rafforzare il funzionamento del sistema industriale nel suo complesso e la sua capacità di generare valore nel tempo. La responsabilità sociale si misura non solo sulle emissioni di Co2, sulla diversità e sui rating ESG, ma soprattutto sulla capacità di un’azienda di essere vicina ai propri dipendenti quando necessario”.
Maire premiata ‘Industry Mover’ nello S&p Global Sustainability Yearbook 2026
Maire è stata inclusa per la prima volta nello S&P Global Sustainability Yearbook 2026, la pubblicazione annuale di S&P Global che identifica e valorizza le aziende con le migliori performance ESG, sulla base dei risultati del Corporate Sustainability Assessment (CSA) 2025, uno dei principali benchmark internazionali per la sostenibilità. Lo Yearbook comprende 848 aziende selezionate su oltre 9.200 a livello globale, tra cui 29 italiane. Il riconoscimento consolida, inoltre, il posizionamento di MAIRE come abilitatore tecnologico dell’evoluzione dei sistemi energetici e dei materiali, attraverso un modello che combina tecnologie proprietarie e capacità di ingegneria ed esecuzione con innovazione, sostenibilità e sviluppo delle competenze per generare valore nel lungo periodo. Nel 2025 le emissioni Scope 1 e Scope 2 sono diminuite del 6% rispetto al 2024, in linea con il percorso di decarbonizzazione del Gruppo verso la neutralità carbonica entro il 2029. La riduzione delle emissioni è stata perseguita attraverso interventi di efficientamento energetico su uffici e cantieri, connessione alla rete e installazione di impianti fotovoltaici (3 MW di potenza installata attualmente in vari cantieri nel mondo), oltre all’avvio di un percorso di compensazione delle emissioni tramite l’acquisto di crediti di carbonio legati a progetti con impatti sociali e ambientali, tra cui alcune iniziative in India. Per accelerare la decarbonizzazione lungo la catena del valore, il Gruppo ha inoltre adottato un “Laboratorio di collaborazione”, un programma strutturato di coinvolgimento dei principali fornitori, finalizzato alla riduzione delle emissioni, all’implementazione della circolarità e all’integrazione di criteri ESG nei processi di selezione e gestione della supply chain. Le soluzioni del Gruppo contribuiscono alla riduzione delle emissioni nei processi industriali dei clienti. Nel 2025 il portafoglio tecnologico proprietario ha contribuito a evitare 1,2 Mt di emissioni, confermando il ruolo di abilitatore di soluzioni per la decarbonizzazione e circolarità, con un target di 4,5 Mt al 2028. Il Gruppo ha avviato iniziative mirate al miglioramento della gestione delle risorse idriche, attraverso una task force dedicata e soluzioni tecniche orientate a ridurre i consumi e favorire il riutilizzo dell’acqua nei progetti. Le iniziative includono campagne di sensibilizzazione interne, il coinvolgimento dei subcontractor e l’installazione di impianti di trattamento e desalinizzazione nei cantieri, che hanno portato a un riutilizzo di oltre 90.000 m3 di acqua, oltre allo sviluppo di circa 20 soluzioni tecniche per una maggiore efficienza e riutilizzo dell’acqua negli impianti operativi. Sul fronte sociale e di governance, si distingue la certificazione UNI PdR 125:2022[3] per la parità di genere rilasciata a MAIRE e ad altre società operative del Gruppo. Sempre in ottica di Diversity, Equity & Inclusion, tra i 30 studenti universitari che parteciperanno al programma di Summer Internship 2026 in diverse società del Gruppo, vi saranno, per la prima volta, 6 studenti rifugiati. Proseguono le iniziative di formazione e sviluppo delle competenze con particolare attenzione all’evoluzione operativa e digitale e alla transizione energetica, le iniziative sociali a favore delle comunità dei paesi in cui il Gruppo opera, e l’attività di supporto ai lavoratori dei cantieri per il benessere fisico e mentale. Fabrizio Di Amato, presidente e fondatore di MAIRE, ha commentato: “L’inclusione nello S&P Global Sustainability Yearbook rappresenta un traguardo significativo nel nostro percorso ESG e conferma la solidità del nostro processo di miglioramento continuo. Continueremo a integrare la sostenibilità nel modello di business, con obiettivi misurabili e risultati concreti, in linea con le aspettative dei nostri stakeholder”.
Msc: Merlo direttore generale di Ctl Maritime Italia
Il Gruppo MSC comunica che, a partire dal 1° giugno, Luigi Merlo ha assunto l’incarico di Direttore Generale di CTL Maritime Italia, controllata italiana della nuova società del Gruppo specializzata nella realizzazione e nella gestione di terminal crocieristici e destinazioni turistiche a livello globale (CTL Maritime Sàrl). Nel suo nuovo ruolo, Luigi Merlo contribuirà sia al coordinamento delle attività di gestione e sviluppo dei numerosi terminal già operativi in Italia, sia alla valutazione di nuovi potenziali investimenti. Contestualmente, Nicola Centrone – già Responsabile Affari Istituzionali Centrali e Legislativi di Fincantieri – è subentrato a Merlo quale Direttore Politiche Marittime e Affari Governativi per il Gruppo in Italia. Grazie alla significativa esperienza maturata nel settore industriale e istituzionale, Centrone proseguirà il lavoro di consolidamento del dialogo del Gruppo con le istituzioni nazionali e i principali stakeholder dello shipping. Pierfrancesco Vago, Presidente Esecutivo della Divisione Crociere del Gruppo MSC, ha dichiarato: “Questa duplice nomina rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento della presenza e delle attività del Gruppo in Italia, un Paese che continua ad avere un ruolo centrale nella nostra strategia di sviluppo. Desidero rivolgere un sincero ringraziamento a Luigi per la professionalità, la dedizione e il prezioso contributo offerto nel corso degli anni. Grazie al suo lavoro, il Gruppo ha consolidato relazioni istituzionali solide e autorevoli, fondamentali per accompagnare la nostra crescita nel Paese. A lui vanno i miei più sentiti auguri per questo nuovo e importante incarico, che saprà certamente svolgere con la competenza e la visione che lo hanno sempre contraddistinto. Sono inoltre particolarmente lieto di accogliere Nicola nella famiglia MSC. La sua esperienza pluriennale già maturata, unita alla profonda conoscenza delle dinamiche istituzionali e industriali italiane, rappresenterà un valore importante per sostenere i nostri progetti futuri e rafforzare ulteriormente il dialogo con il sistema Paese. A lui rivolgo un caloroso benvenuto e i migliori auguri di buon lavoro.”.