MILANO AGGIORNA IL PROFILO CLIMATICO LOCALE, 27 NUOVE AREE DA DEPAVIMENTARE
Nelle città italiane migliora la qualità dell’aria ma gli standard Ue-Oms restano lontani. Kyoto Club: il governo aumenti il fondo trasporti
IN SINTESI
La strada per rientrare nei parametri europei e dell’Organizzazione mondiale della sanità è ancora lunga ma le città italiane stanno migliorando i propri comportamenti urbani che impattano sulla qualità dell’aria. D’altronde, non si scala da un giorno all’altro la classifica della mobilità sostenibile quando sei un Paese ancora dominato dall’auto privata, specie al Sud. Catania registra 807 auto ogni 1.000 abitanti, Reggio Calabria 711, Cagliari 696 e Messina 675. Anche nei grandi centri urbani la dipendenza dall’auto privata resta molto forte: Torino 822 auto ogni 1.000 abitanti, Roma ne conta 701, Napoli 610 , Palermo 633 e Bari 588. Al contrario, le città relativamente più virtuose sono Venezia (447 auto ogni 1.000 abitanti) e Genova (469), pur restando su valori elevati rispetto agli standard europei. Il quadro che emerge dal nuovo rapporto del Kyoto Club, Mobilitaria 2026, è questo, in sintesi.
Migliora la qualità dell’aria delle città italiane ma ancora troppe auto private
Lo scorso anno sono migliorati i livelli annuali di NO₂ (biossido di azoto) e PM10, ma persistono criticità legate ai superamenti giornalieri di quest’ultimo. E tutti gli inquinanti considerati nel rapporto, NO₂, PM10, PM2,5, sono ancora oltre gli standard Oms e i futuri limiti Ue 2030 per quasi tutte le città interessate. Appunto. Nel dettaglio, riguardo il biossido di azoto quasi tutte le città hanno registrato, seppur di pochi punti percentuali, una riduzione delle concentrazioni medie che varia dal 3% al 17%, ad esclusione di Bologna (+15%) e Messina (+17%) mentre restano invariate quelle di Cagliari, Firenze e Torino. Napoli, risulta, l’unica città in cui si è registrata una media delle stazioni di traffico superiore al limite di 40 µg/m3 . Nessuna città sono rilevati superamenti del limite giornaliero (200 µg/m3 ). Mentre sul fronte del particolato atmosferico, per quasi tutte le città si è registrato un decremento delle concentrazioni del PM10, mentre per le città di Torino, Cagliari, Genova, il 2025 è stato un anno lieve risalita. Nonostante le medie annuali non siano superiori a 40 µg/m3 , si rilevano diversi episodi di superamento del limite giornaliero (50 µg/m3 da non superare più di 35 volte/anno). Anche le concentrazioni di PM2,5 non indicano criticità per nessuna delle città analizzate. Le concentrazioni medie annuali di tutte le città sono inoltre lontane dai limiti indicati dal D.Lgs 155/2010 pari a 25 µg/m3 (la concentrazione più bassa risulta essere quella delle città di Catania, Messina e Reggio Calabria pari a 10 µg/m3 mentre quella più alta risulta essere Firenze con 20 µg/m3 ).
Avanza il Piano nazionale aria
C’è poi una notizia importante che dimostra l’impegno corrente sulle politiche urbane. Secondo quanto rendicontato nel rapporto, alla data del 31 dicembre 2025, il Piano nazionale aria varato due anni fa registra un risultato significativo in termini di attuazione delle misure previste: il 72% delle azioni è già operativo. Questo dato testimonia l’impegno concreto delle istituzioni coinvolte e la capacità di tradurre in pratica le strategie delineate. Il restante 28% delle misure, pur non essendo ancora pienamente operativo, si trova in una fase avanzata di predisposizione: le attività necessarie per la loro attivazione sono già in corso e, in linea con le tempistiche fissate, si prevede che verranno implementate nei tempi stabiliti dal Piano.

Cosa non va ancora nelle città italiane sul fronte della mobilità
Prendendo da vicino i casi di Milano, Roma, Napoli, Palermo, Torino, Bari, Bologna e Firenze, il rapporto sviscera però ciò che continua a non funzionare sul fronte della mobilità green. In sintesi, le aree centrali di queste città sono ben forniti in termini di trasporto pubblico e infrastrutture sostenibili, al contrario di quanto accade andando man mano verso le zone periferiche. Volendo fare una classifica delle più virtuose, comunque, Milano, Bologna e Firenze dimostrano che è possibile ridurre la dipendenza dall’auto quando le alternative sono convenienti, accessibili e integrate tra loro.
Milano aggiorna il suo profilo climatico e individua 27 nuove aree da depavimentare
Lo stesso capoluogo lombardo, inoltre, proprio in questi giorni ha aggiornato il proprio profilo climatico locale. Si tratta di uno strumento con cui l’amministrazione comunale mette a disposizione un quadro conoscitivo aggiornato e scientificamente fondato sull’evoluzione del clima urbano in termini di temperature, stress termico, precipitazioni, siccità e altri fenomeni climatici rilevanti per la città. Spiega Ilaria Giuliani, Direttrice Direzione Resilienza Urbana e Chief Resilience Officer del Comune, “un elemento particolarmente innovativo del documento è l’adozione dello scenario climatico SSP3-7.0, oggi tra i riferimenti più aggiornati per interpretare l’evoluzione del clima futuro. Una scelta che rafforza il ruolo del documento come base conoscitiva per orientare politiche, investimenti e interventi nei diversi settori della pianificazione urbana e per preparare la città agli impatti futuri del caldo e degli eventi climatici estremi”.
Inoltre, Palazzo Marino ha reso noto ha da poco identificato 27 nuove aree – che si aggiungono ai 27 cantieri attualmente in corso o programmati – per futuri interventi di depavimentazione. Rientrano porzioni di via Giovanni Verga, via Beroldo, via Lambrate, via Imbonati-Bovio, via Scrosati, l’intersezione di piazza Nigra, largo Gelsomini, piazzale del Cimitero Monumentale, piazza Caduti del Lavoro, solo per fare alcuni esempi: l’esatta individuazione delle superfici e delle porzioni da trasformare da grigio a verde sarà stabilita solo quando si avvieranno le successive fasi progettuali, che saranno condivise e concordate anche con i Municipi, gli assessorati e le relative direzioni competenti. Approvato, infine, un progetto di Accordo Quadro del valore di 2 milioni di euro per interventi diffusi di riduzione delle superfici impermeabili e di depavimentazione in città.
Cosa fare per ridurre il gap dagli standard Ue e Oms
Guardando avanti, secondo il dossier del Kyoto Club la sfida dei prossimi anni sarà trasformare i miglioramenti registrati in risultati strutturali e duraturi, accelerando gli investimenti in trasporto pubblico, ciclabilità e mobilità elettrica per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati al 2030. Secondo Kyoto Club e Cnr-Dsstta, le città devono essere messe nelle condizioni di svolgere un ruolo più incisivo nella gestione di traffico, sicurezza stradale e qualità dell’aria. Occorre, anzitutto, invertire la lunga fase di stagnazione del trasporto pubblico locale, attraverso un aumento del Fondo Nazionale Trasporti. Tra le priorità indicate figurano la drastica riduzione dell’uso dell’auto privata, il potenziamento del trasporto pubblico e delle reti ferroviarie, il quadruplicamento delle piste ciclabili e la diffusione delle “Città 30”, con una riorganizzazione degli spazi urbani che metta al centro la mobilità attiva (pedonale e ciclabile).
Altre proposte riguardano, poi, l’estensione delle Ztl e delle aree a basse emissioni, l’elettrificazione del trasporto pubblico e privato, lo sviluppo della logistica urbana sostenibile e misure per contrastare la cosiddetta povertà dei trasporti.