TARGET AREE IDONEE, MANCA IL 60%

Nel Lazio e in provincia di Viterbo è record di pannelli solari. Ma in tutta la Regione 178 impianti aspettano le autorizzazioni: la mappa

28 Mag 2026 di Mauro Giansante

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Un andamento bifronte, quello della transizione energetica italiana. Tanto a livello nazionale quanto sui singoli territori. E’ il caso anche del Lazio, dove le rinnovabili stanno aumentando in termini di nuove installazioni ma soffrono ancora pesanti ritardi infrastrutturali, burocratici e autorizzativi per i nuovi impianti. In numeri, secondo l’aggiornamento di Legambiente Lazio presentato ieri a Roma con alcuni dati aggiornati ad oggi e altri di Terna meno recenti ma ancora attuali, sono 178 gli impianti da fonti energetiche rinnovabili in attesa di valutazione, tra fotovoltaico, eolico e agrivoltaico, per una potenza complessiva potenziale di 5.158 MW, con la provincia di Viterbo che si conferma il territorio maggiormente interessato con ben 3.851 MW in progettazione. Di contro, la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili è cresciuta del 19,2% al 2024, trainata soprattutto dal fotovoltaico.

Luci e ombre per la transizione energetica nel Lazio

Nel dettaglio, il solare registra un incremento del 44,5% e rappresenta ormai oltre un terzo della produzione energetica regionale. A livello nazionale, il Lazio si conferma prima regione per nuova potenza installata, con una crescita della capacità da 2.026 MW a 3.295 MW, pari a +62,7% (rappresentndo così l’83,2% della capacità energetica rinnovabile regionale) e con Viterbo che risulta essere al 2024 la provincia con più potenza da fv installata (1.580 MW) con impianti di grande scala. Roma, invece, è prima per numero di impianti, considerando soprattutto gli impianti sui tetti di piccola taglia, potendo contare su una disponibilità di edifici maggiore delle altre province.
Per quanto riguarda le altre fonti rinnovabili, crescono le bioenergie (+7,5%), diminuisce la produzione da eolico (- 12%) e idrico (- 24,1%).
Il Lazio, però, mantiene un deficit di produzione elettrica di 13.960,3 GWh, pari al 60,7% del proprio fabbisogno, rendendo ancora necessario il massiccio ricorso all’approvvigionamento da altri territori. Nel 2000, per capire, i GWh prodotti erano circa 32 mila mentre il trend è in peggioramento: la percentuale era pari al 54,9% nel 2023 e al 40,7% nel 2022.

Tornando agli impianti, a gennaio scorso in Italia su 1.781 progetti a fonti rinnovabili in Italia attualmente in fase di valutazione, il 69,3% risultava in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica Via Pnrr-Pniec, 160 in attesa della determina del Cdm e 88 del parere dal Ministero della Cultura ed enti regionali dei beni culturali. Nel Lazio a maggio 2026 sono, come detto, 178 gli impianti in attesa di Via, distribuiti per la maggior parte di Viterbo e riguardano 39 impianti fotovoltaici a terra, 50 progetti eolici onshore, e 89 progetti di Agrivoltaico. Sono invece dieci i progetti di eolico offshore, di cui 6 di fronte a Civitavecchia, ma con istruttorie localizzate anche a Montalto di Castro e Ardea.Il potenziale regionale è, secondo il dossier, di 3,8 gigawatt a Viterbo, 0,7 GW in provincia di Roma, 0,56 GW in quella di Latina. Nessun impianto è, invece, previsto per la provincia di Rieti, geomorfologicamente più adatto all’idroelettrico.

Guardando al 2030, poi, il deficit rispetto agli obiettivi aree idonee è ancora alto. Mancano ben 2.867MW su 4.757 MW aggiuntivi di potenza rinnovabile (siamo fermi al 40%), dunque l’accelerazione è d’obbligo. Nel frattempo, le fonti fossili sono ancora ben presenti nel mix energetico con il gas naturale a quota +78,7%.

La risposta (anche) dalle comunità energetiche

Una risorsa, in questo senso, può essere rappresentata dalle comunità energetiche. Attualmente sono 66 le configurazioni attive, un buon numero rispetto ai vicini di casa ma basso rispetto al nord. Secondo il report, l’intera area del centro pesa per poco meno del 12% sul totale nazionale, e il Lazio da solo rappresenta appena il 3,2% delle configurazioni italiane (66 su 2.054). Il nord, guidato in particolare da Lombardia (495) e Veneto (372), domina infatti incontrastato 36 sfiorando il 70% del totale complessivo (1.434 su 2.054).
Un dato molto interessante, si legge, riguarda però la tipologia di aggregazione. Nel nord Italia i gruppi di autoconsumatori (1.189) superano di gran lunga le vere e proprie Comunità Energetiche (245). Al contrario, nel centro (128 CER contro 112 Gruppi) e nel sud/Isole (245 Cer contro 135 Gruppi), la proporzione si inverte. Questo suggerisce che, mentre al Nord si prediligono forme di autoconsumo magari più semplici e immediate (come quelle condominiali), nel centro-sud — e quindi anche nel Lazio — si tende a investire maggiormente nello strumento più strutturato, complesso e partecipativo della vera e propria comunità energetica.

Gli scenari

“Nel Lazio si dimostra quanto la transizione energetica sia possibile, come vediamo dalla crescita del fotovoltaico o dall’espansione delle comunità energetiche, ma anche di quanto si resti lontani dal traguardo dello sviluppo sostenibile, a causa dell’enorme numero di progetti bloccati in attesa di autorizzazione, delle tentate moratorie regionali contro le rinnovabili, di gravi definanziamenti per le Cer o delle resistenze di chi, combattendo contro installazioni di pale eoliche e pannelli solari, favorisce conseguentemente i signori del gas o del carbone”, ha detto Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.
Secondo Scacchi, “i segnali positivi continuano a diffondersi ma sono insufficienti: in regione si produce meno della metà dell’energia che si consuma, perché continuiamo a pagare pesanti ritardi autorizzativi e una visione troppo lenta rispetto alla crisi energetica e climatica in corso. Accelerare su rinnovabili, accumuli e semplificazione amministrativa è una scelta politica non rinviabile, una necessità ambientale, economica e sociale, come lo è la fine dell’era delle grandi centrali energetiche inquinanti che vogliamo veder chiudere, in maniera rapida e definita, per compiere un gran salto in avanti nella transizione ecologica e un enorme atto di pacifismo, visto il catastrofico moltiplicarsi di guerre generate proprio dalla corsa bellica per accaparrarsi risorse fossili”.
Per Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, “l’obiettivo non è il 2030 ma la decarbonizzazione finale. Sui territori l’Italia ha un problema a prescindere dal colore politico delle amministrazioni. Nessuna Regione può dire di aver già dato con le rinnovabili. Dobbiamo raccontare ai cittadini che le rinnovabili portano tanti vantaggi sui territori”.

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