Nel 2024 abbiamo perso 52,3 miliardi di investimenti nelle abitazioni e non lo sapevamo

16 Apr 2026 di Lorenzo Bellicini

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Siamo in una fase dove l’incertezza caratterizza il nostro futuro e pone in discussione lo scenario che abbiamo davanti, rendendo sempre più difficile prevedere cosa succederà. Ma prima di riflettere su cosa succederà nei prossimi mesi nel mercato delle costruzioni e quali cambiamenti si aggiungeranno ai fattori già in gioco a causa della irresponsabile guerra del Golfo, cerchiamo almeno, in questa situazione difficile, di mettere in sicurezza le basi informative che ci aiutano a capire non cosa succederà, ma cosa è successo. Il problema è che anche qui il quadro si fa incerto, proviamo a raccontare cosa è successo. (…)

Marzo 2025. Arrivano i dati ufficiali della Contabilità nazionale dell’ISTAT che consolidano la comprensione di quello che è successo nell’economia italiana nel 2024. A noi interessa qui in particolare porre l’attenzione sugli investimenti in abitazioni. Il 2024 come tutti sappiamo è l’anno in cui il governo disegna la fuoriuscita dai Superbonus che, per memoria a grandi linee, riduce da un lato le aliquote degli incentivi al 70% limitandoli solo ad alcune tipologie di edifici e dall’altro prevede la fuoriuscita dal regime della cessione del credito o dello sconto in fattura, salvo per i lavori già avviati o approvati prima delle scadenze fissate dai decreti del 2023. (Restavano invece gli incentivi per le aree terremotate).  In sostanza era molto importante conoscere gli effetti delle nuove misure sul mercato degli investimenti in abitazioni dopo la eccezionale fase espansiva 2021-2023. Bene, se prendiamo in considerazione cosa è successo a valori correnti – per evitare ulteriori considerazioni sulla dinamica dei prezzi -, l’ISTAT ci dice che gli investimenti in abitazioni hanno registrato nel 2024 una flessione del 4,2%, passando dai 140,7 miliardi di euro del 2023 ai 134,8 del 2024. Gli investimenti in abitazioni – che sommano nuove costruzioni e riqualificazione del patrimonio esistente – hanno registrato una contrazione, ma questa contrazione è contenuta: 5,9 miliardi. Sostanzialmente il livello degli investimenti si mantiene molto alto se analizzato nella chiave storica. È di gran lunga il secondo anno più alto dal 2019. A marzo 2025 la valutazione di chi legge questi dati è che la manovra ha inciso ma limitatamente sugli investimenti in abitazioni.

Settembre 2025. I dati sugli investimenti in abitazioni vengono aggiornati dalla Contabilità Nazionale: si cambia molto marginalmente il 2024 che resta stimato sui 134,5 miliardi di euro; viene però alzato il livello degli investimenti del 2023 che salgono a 147, 9 miliardi contro i 140,7 di marzo. La flessione del 2024 sul 2023 risulta così essere del -9,1%. A questo punto chi legge i dati può prendere in considerazione il fatto che i livelli di produzione di marzo sono confermati per il 2024, ma che il 2023 ha registrato un valore degli investimenti in abitazioni maggiore di quanto previsto per 7 miliardi di euro. La contrazione del 2024 e quindi gli effetti della manovra si rivelano più pesanti: non 5,9 miliardi in meno, ma 14,4. I livelli di produzione in chiave storica continuano a rimanere molto alti.

Marzo 2026. Nel marzo di quest’anno l’Istat rilascia però dei nuovi dati: dati che confermano il 2023 147,9 miliardi di euro investiti nelle abitazioni; ma dati che non confermano il 2024, che subisce una vera e propria rivoluzione: gli investimenti non sono stati 134,5 miliardi come confermato a settembre, sono stati 88,4: è una correzione di 46,1 miliardi di euro in meno, una revisione al ribasso della stima del 34,3%. Ma soprattutto nel 2024 a causa della manovra del governo rispetto ai 147,9 miliardi di euro del 2023, gli investimenti sono diminuiti del 40,2%.  In un anno abbiamo perso 52,3 miliardi di investimenti in abitazioni.  Ora è evidente che si tratta di una interpretazione del tutto diversa da quanto si poteva avere sei mesi fa o un anno fa, quando era molto più caldo il tema degli effetti della manovra del Governo.

Come avremo modo di analizzare e descrivere nel merito nel Rapporto Congiunturale e Previsionale del CRESME che presenteremo il 30 Giugno, abbiamo molte perplessità su quest’ultima revisione, così come avevamo e abbiamo perplessità sulle precedenti letture di marzo e settembre 2025; certo, la revisione apportata a marzo 2026 appare veramente sorprendente da molti i punti di vista.

In primo luogo, se la revisione è giusta, la Contabilità nazionale ci ha  in precedenza fornito informazioni a consuntivo fortemente errate, influenzando le considerazioni e le decisioni del passato, ma anche quelle riguardanti il 2025 e il 2026. Abbiamo ridisegnato i livelli delle curve dei cicli degli investimenti in abitazioni.

In secondo luogo, le dimensioni del cambiamento sono tali, che non possono non relazionarsi con i dati che riguardano l’intera economia italiana. Infine, la dimensione della revisione, trattandosi di dati a consuntivo, non può che mettere in discussione l’utilizzo della fonte stessa. E se anche i nuovi dati fossero così deboli da subire revisioni di tali entità in futuro? Insomma, se dovessimo basarci solo sui dati ISTAT, noi oggi non sapremmo cosa succederà, ma forse non sapremmo nemmeno quello che è successo.

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