LA GIORNATA

Meloni-Macron, è disgelo. Più cooperazione con nuovi accordi

  • Bce, da indici pmi segni di peggioramento della crescita nel secondo trimestre. Arriva l’impatto graduale della guerra in Medio Oriente
  • Agenzia del Demanio: firmato il Piano Città degli immobili pubblici di Catanzaro
  • Greenpeace-Cgil, ‘1,5 milioni di lavoratori a rischio per il caldo nei prossimi 3 giorni’

26 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Il vertice bilaterale di Antibes tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron ha segnato un rilancio della cooperazione tra Italia e Francia, con i due leader che hanno definito i rispettivi Paesi “partner naturali e indispensabili” per il futuro dell’Europa. Al termine dell’incontro, cui hanno partecipato nove ministri per parte, sono state sottoscritte sette intese in settori strategici, tra cui difesa, spazio, agricoltura e cultura. Al centro del confronto anche il futuro dell’Unione europea, il sostegno all’Ucraina, la politica energetica e il prossimo bilancio comunitario, con una posizione comune sulla necessità di non finanziare le nuove priorità dell’Ue a scapito della Politica agricola comune e dei fondi di coesione. Uno dei principali risultati del vertice riguarda il Libano. Meloni e Macron hanno annunciato l’intenzione di promuovere una conferenza internazionale a guida franco-italiana per definire un nuovo quadro di sostegno al Paese dopo la conclusione della missione Unifil, prevista a fine anno. L’obiettivo è costruire un nuovo meccanismo di presenza internazionale coinvolgendo partner europei e regionali e individuando una cornice giuridica e operativa in grado di garantire stabilità e sicurezza. Sul fronte energetico, Macron ha espresso apprezzamento per il percorso avviato dall’Italia sul nucleare e per le possibili collaborazioni industriali tra i due Paesi, anche nell’ambito dei mini-reattori modulari. I due leader hanno inoltre sottolineato la qualità dei rapporti bilaterali, riconoscendo l’esistenza di divergenze su alcuni dossier ma ribadendo la volontà di rafforzare la cooperazione strategica tra Roma e Parigi su questioni di interesse comune europeo e internazionale.

A margine del summit si è svolto anche un Business Forum con circa 300 rappresentanti del mondo imprenditoriale dei due Paesi, al quale hanno preso parte i ministri degli Esteri Antonio Tajani e Jean-Noël Barrot. Entrambi hanno indicato come priorità comune la tutela dell’industria e dell’agricoltura europee, chiedendo che il futuro bilancio Ue non penalizzi i settori produttivi e sottolineando la necessità di coniugare transizione ecologica e competitività economica. Tra gli accordi più rilevanti figura la road map italo-francese per la difesa 2026-2031, firmata dai ministri Guido Crosetto e Catherine Vautrin, che punta a rafforzare la cooperazione strategica e il coordinamento nel Mediterraneo e nei nuovi scenari di sicurezza.

Nel settore spaziale, il ministro delle Imprese Adolfo Urso e il ministro francese Philippe Baptiste hanno formalizzato l’intesa sulla cooperazione nello spazio e nelle comunicazioni satellitari. Sul fronte della sicurezza interna, Matteo Piantedosi e Laurent Nunez hanno dato attuazione alla brigata mista franco-italiana prevista dal Trattato del Quirinale per contrastare immigrazione irregolare e criminalità transfrontaliera. Firmato inoltre un memorandum tra i ministri dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e Annie Genevard per la cooperazione sulle indicazioni geografiche e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari. Intesa anche sui trasporti, con l’impegno a sviluppare e modernizzare il corridoio ferroviario Marsiglia-Nizza-Genova. Barrot e Tajani hanno inoltre sottoscritto un accordo sulla protezione dell’ambiente e del clima, volto a rafforzare la cooperazione economica e industriale in una prospettiva di crescita sostenibile, con particolare attenzione al Mediterraneo. Sul piano culturale, infine, è stata firmata una dichiarazione d’intenti tra il ministro Alessandro Giuli e Catherine Pegard per rafforzare la collaborazione nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

 

Bce, da indici pmi segni di peggioramento della crescita nel secondo trimestre. Arriva l’impatto graduale della guerra in Medio Oriente

Gli indicatori a breve per l’economia dell’area euro “sono peggiorati da marzo” e “indicano chiaramente l’impatto negativo della guerra in Medio Oriente sull’attività economica”. Lo scrive la Bce, nel bollettino pubblicato ieri. L’indice pmi composito flash dell’area euro è ulteriormente sceso a maggio, e la Bce nota che è restato “in territorio di contrazione per due mesi consecutivi” sottolineando “l’impatto negativo della guerra in Medio Oriente sulle percezioni della produzione”. Gli indicatori puntano a “un deciso rallentamento” dei consumi col rivelarsi dell’impatto della guerra”, che “è attesa pesare di più sugli investimenti nel secondo trimestre”.  Le prospettive per l’economia dell’area euro “restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Le piene implicazioni della guerra per l’inflazione e la crescita di medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dall’ampiezza dei suoi effetti indiretti e di secondo livello”, sottolinea la Banca Centrale. Nel bollettino la Bce ricorda le staff projections pubblicate all’ultimo Consiglio direttivo, con uno scenario di base delle proiezioni macroeconomiche di giugno 2026 secondo cui l’inflazione dovrebbe attestarsi in media al 3% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028. Per l’inflazione al netto di energia e alimentari, lo scenario di base prevede una media del 2,5% nel 2026 e nel 2027, e del 2,2% nel 2028. Sempre nello scenario di base, la crescita economica si attesta in media allo 0,8% nel 2026, all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028, con una revisione al ribasso per il 2026 e il 2027 che riflette un impatto più marcato della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia. La Bce ribadisce, quindi, che il Consiglio direttivo “è impegnato a definire la politica monetaria in modo che l’inflazione si stabilizzi al target del 2% nel medio termine. Seguirà un approccio dipendente dai dati e riunione per riunione per determinare l’orientamento di politica monetaria più appropriato”. “Le decisioni sui tassi di interesse si baseranno sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi ad esse associati, alla luce dei nuovi dati economici e finanziari, nonché dell’andamento dell’inflazione di fondo e della forza della trasmissione della politica monetaria. Il Consiglio direttivo non si impegna in anticipo su un percorso specifico dei tassi”.

Hormuz, Iran non cede su pedaggi. In ballo 40mld

Gli Stati Uniti continuano a ripetere che il transito da Hormuz deve essere libero. L’Iran insiste che attraversare lo stretto avra’ un costo, dopo che i 60 giorni previsti di negoziato con Washington saranno finiti. E dietro la rigidita’ di Teheran c’e’ non solo l’ambizione a controllare uno dei passaggi commerciali piu’ importanti al mondo, ma anche la prospettiva di un enorme flusso di denaro. Secondo il Wall Street Journal, Teheran stima in 40 miliardi di dollari l’anno i ricavi della gestione dello stretto. Non tutti finirebbero nelle sue casse, ma sarebbero divisi con i paesi che si affacciano sul Golfo Persico. Secondo il quotidiano, il regime sta studiando i sistemi in vigore in altri stretti, come i Dardanelli dove la Turchia fa pagare alle navi una tassa nota come il franco d’oro per il passaggio da e per il Mar Egeo. Per ottenere il via libera, Teheran sta promuovendo l’idea in tutto il Medio Oriente e fino a Pechino. Insiste che i suoi vicini del Golfo Persico facciano parte dell’accordo e condividano le entrate. Consapevole che un fronte compatto avrebbe piu’ possibilita’ di convincere gli Usa a cedere

Agenzia del Demanio: firmato il Piano Città degli immobili pubblici di Catanzaro

È stato siglato ieri il Piano Città degli immobili pubblici di Catanzaro, un patto istituzionale per pianificare in modo integrato gli interventi di valorizzazione sul patrimonio immobiliare pubblico, in linea con le esigenze delle amministrazioni, dei cittadini e del territorio. L’accordo è stato sottoscritto dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, dal Sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, e dalla Direttrice del Dipartimento Architettura e Design dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, Consuelo Nava. Nel corso dell’evento sono intervenute Lucia Albano, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e Wanda Ferro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno. Il Piano Città individua nel patrimonio immobiliare pubblico della città una leva strategica per promuovere processi di rigenerazione urbana sostenibile, attraverso un approccio multidisciplinare che coniuga innovazione, valorizzazione e rispetto dei vincoli di tutela, preservando l’identità storica e la memoria collettiva della città. In questa prospettiva, Catanzaro rinnova i propri spazi dismessi e sottoutilizzati, restituendoli alla comunità e trasformandoli in luoghi dedicati alla cultura, ai servizi, all’inclusione e allo sviluppo. Grazie a una visione condivisa, fondata sulla pianificazione strategica e sulla partecipazione dei cittadini, ogni intervento contribuirà a costruire una città più attrattiva, soprattutto per i giovani, e proiettata verso il futuro.
Tra le azioni più significative del Piano Città emergono gli interventi mirati alla valorizzazione, razionalizzazione e recupero di immobili storici, la riorganizzazione funzionale degli spazi e la realizzazione di nuove sedi istituzionali. In particolare, l’edificio noto come Fabbricato per Uffici del Genio Civile e del Provveditorato alle Opere Pubbliche è interessato da un intervento di rifunzionalizzazione per accogliere la Corte dei conti e l’Avvocatura Distrettuale dello Stato, oggi in locazione passiva, garantendo la permanenza del Provveditorato. Analogo approccio caratterizza l’intervento sul Palazzo di Giustizia di Piazza Matteotti, sede della Corte d’Appello, dove è in corso una riorganizzazione degli spazi conseguente al trasferimento degli uffici della Procura della Repubblica, presso l’ex ospedale militare, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza distributiva e funzionale del complesso giudiziario. A queste operazioni si aggiunge la progettazione della Nuova Cittadella dei Vigili del Fuoco nell’area di località Giulivetto, destinata ad accogliere i comandi regionale e provinciale e il distaccamento di Sellia Marina. L’operazione, oltre a contribuire alla riduzione delle locazioni passive, si configura come una nuova realizzazione improntata ai criteri di sostenibilità ambientale (ESG) e ai Criteri Ambientali Minimi (CAM).
Nel complesso, queste azioni delineano un percorso integrato orientato all’efficientamento della spesa pubblica e alla valorizzazione del patrimonio. Oltre ai finanziamenti pubblici per gli interventi programmati, sarà possibile coinvolgere capitali privati tramite strumenti di partenariato pubblico- privato, che tengano conto del contesto e coniughino obiettivi di innovazione, attrattività, sostenibilità ambientale e benessere sociale.

«Catanzaro, città nell’istmo tra i due mari, Ionio e Tirreno, che per storia e posizione geografica svolge naturalmente un ruolo di connessione, rigenera i beni pubblici in risposta ai fabbisogni della comunità e delle pubbliche amministrazioni. Il Piano Città degli Immobili Pubblici vede come priorità il recupero del patrimonio storico-artistico e identitario del centro storico», ha dichiarato il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. «La destinazione potrà essere l’efficientamento della logistica della Pubblica Amministrazione come una mixitè di servizi culturali e sociali al cittadino per beni pubblici quali il Fabbricato per gli Uffici del Genio Civile e del Provveditorato alle opere pubbliche, il Palazzo di Giustizia, il Palazzo Galluppi, il Complesso di San Giovanni, l’ex Ospedale di Via Acri, l’ex Mattatoio. L’ottica è quella di valorizzare la grandezza della città storica per contribuire al processo di rivitalizzazione nella sua proiezione verso il futuro». «E’ una giornata importante per la città, perché il piano di investimenti pubblici che l’Agenzia del Demanio ha lanciato in tutto il Paese arriva anche a Catanzaro che ha un grande patrimonio pubblico da recuperare con intelligenza e razionalità secondo i canoni della rigenerazione urbana”, ha dichiarato il Sindaco Nicola Fiorita. “Non si tratta solo di recuperare questi edifici, ma di riempirli di funzioni a favore di un progetto complessivo di sviluppo della città. Grazie al Piano Città completeremo la ricognizione dei beni e aggiungeremo nuove idee e nuove possibilità di sviluppo. Si suggella così, e si rafforza, un percorso che abbiamo iniziato come amministrazione e che oggi trova un alleato forte nell’Agenzia del Demanio».

Greenpeace-Cgil , ‘1,5 milioni di lavoratori a rischio per il caldo nei prossimi 3 giorni’

L’ondata di calore anomala che da una settimana sta colpendo il nostro Paese e gran parte dell’Europa, nei prossimi tre giorni potrebbe mettere a rischio la salute di 1,5 milioni di lavoratori e lavoratrici in Italia. È quanto emerge da un’analisi condotta da Greenpeace Italia e Cgil combinando le previsioni di rischio caldo del progetto Worklimate di Cnr e Inail con i dati Istat sull’occupazione. L’analisi previsionale mostra come nelle giornate 25-27 giugno le province e le città metropolitane dei capoluoghi di Regione con il maggior numero di lavoratori potenzialmente a rischio sono Roma (427 mila lavoratori, 25% del totale dei lavoratori della città metropolitana), Milano (347 mila, 14%) e Napoli (133 mila, 19%). I settori con il maggior numero di persone esposte sono inoltre l’edilizia (603 mila lavoratori), trasporti merci su strada, magazzinaggio, servizi di consegna e rider (537 mila) e manutenzione del verde e servizi per edifici (292 mila). Nel complesso, il caldo estremo espone il 18% dei lavoratori e delle lavoratrici dei territori analizzati al pericolo di impatti diretti per la salute fisica e mentale, oltre ad aumentare la probabilità di infortuni sul lavoro. Sabato 27 giugno sarà il giorno con la più alta stima di lavoratori esposti al caldo estremo: solo quattro province non risultano a rischio (Aosta, Campobasso, L’Aquila e Potenza). “Il caldo estremo non è più un evento eccezionale, ma una conseguenza strutturale della crisi climatica che sta già cambiando il modo in cui viviamo e lavoriamo. Proteggere lavoratori e lavoratrici richiede misure immediate di prevenzione e adattamento, ma anche una rapida uscita dai combustibili fossili. Non è accettabile che i costi della crisi climatica ricadano sulle persone, sui servizi pubblici e sulle imprese, mentre le aziende del petrolio e del gas continuano ad accumulare profitti miliardari. Per questo chiediamo che siano proprio le industrie fossili a finanziare le misure necessarie a proteggere la popolazione dagli impatti che hanno contribuito a provocare», dichiara Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia. Secondo Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil: «L’aumento di infortuni e morti nelle giornate caratterizzate da temperature elevate conferma che il caldo rappresenta un rilevante fattore di rischio. Le ordinanze regionali, provvedimenti importanti seppur in alcuni casi non completi, hanno colmato l’inerzia del governo dopo l’Accordo quadro del 2025, mentre il recente decreto approvato in Consiglio dei ministri, che prevede il rifinanziamento della cassa integrazione per alcune categorie di lavoratori più esposti, rappresenta, seppur tardivo e con un finanziamento insufficiente, un primo parziale risultato, ottenuto anche grazie alle iniziative della Cgil. Occorre ora rafforzare prevenzione, sicurezza e controlli, riorganizzando il lavoro e la produzione in funzione delle alte temperature, per tutelare la salute e il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori».

Consob, Arbitro Controversie Finanziarie: 760 ricorsi nel 2025, risarcimenti per 7,6 milioni di euro

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (Acf) arriva alla soglia del decimo anno di attività con un bilancio che conferma il ruolo centrale dell’organismo nella tutela del risparmio. Nel 2025 sono arrivati 760 ricorsi, in media 63 al mese, di cui 585 ammessi all’esame del Collegio, che si è riunito 45 volte adottando 869 decisioni. Il 42,7% dei ricorsi è stato accolto, per un totale di risarcimenti riconosciuti pari a 7,6 milioni di euro. La geografia delle richieste racconta un’Italia a doppia velocità: il Nord pesa per il 51,2% del totale, con la Lombardia da sola al 18,3%, seguita da Emilia-Romagna (11,7%) e Lazio (11,6%); il Sud e le Isole si fermano al 25,5%, il Centro al 21,6%, mentre i ricorsi dall’estero restano marginali, all’1,7%. Anche il divario di genere resta accentuato. Il 2025 conferma, infatti, un trend già chiaramente emerso in precedenza: su 760 reclami pervenuti, 526 sono stati presentati da uomini (69,2%) e solo 221 da donne (29,1%), dato sintomatico di una gestione della ricchezza famigliare di matrice prevalentemente maschile, pur in presenza di rapporti cointestati. L’età dei ricorrenti, compresa principalmente tra i 55 e i 64 anni, mostra inoltre una forte disomogeneità delle condizioni di benessere finanziario tra le varie fasce anagrafiche, segnalando l’evidente difficoltà dei giovani a destinare parte dei propri introiti ad investimenti di natura finanziaria. L’Acf è stato istituito dalla Consob nel maggio 2016 ed ha iniziato ad operare dal gennaio 2017. Fino al dicembre 2025, ha risolto 12.495 controversie, accogliendo il 61,6% dei ricorsi e riconoscendo risarcimenti complessivi per 172 milioni di euro. Il numero dei ricorsi è progressivamente calato, il boom (1.839) ci fu nel primo anno di attività: “La partenza, nel 2017, coincise con uno dei momenti più drammatici della storia finanziaria recente del Paese, tra dissesti bancari già esplosi o in corso che stavano provocando danni gravissimi alle comunità”, ha detto il presidente dell’Acf, Gianpaolo Barbuzzi, presentando la relazione annuale. “In quel clima – ha aggiunto – risolvere singole controversie non bastava: occorreva anche adoperarsi per ridare effettività a quell’indispensabile ingrediente che è la fiducia”. Molto, secondo l’Acf, è cambiato in meglio in un decennio: il comparto bancario risulta oggi più patrimonializzato e gli intermediari più capaci di costruire relazioni solide con la clientela. È cambiato anche il ruolo dell’Arbitro, non più solo organo di risoluzione delle controversie ma anche promotore di modelli comportamentali capaci di prevenire i conflitti a monte, come dimostra il progressivo calo dei ricorsi nel tempo. Per il futuro, il presidente dell’Acf ipotizza un’estensione delle proprie competenze alla conciliazione – sul modello dell’Arbitro Assicurativo – e alla materia societaria, fino a un arbitro unico che riunisca le funzioni di Acf, Arbitro Bancario Finanziario e Arbitro Assicurativo, con benefici in termini di omogeneità decisionale ne razionalizzazione dei costi. Infine, un capitolo specifico è dedicato all’intelligenza artificiale: l’investitore retail è oggi immerso in un oceano informativo alimentato anche da fonti non verificabili, con il rischio di cedere alla tentazione del “fai da te”. Da qui l’appello a rafforzare educazione finanziaria e alfabetizzazione digitale per combattere la disinformazione.

Sicurezza sul lavoro, infortuni ancora in crescita , +5,2% nei primi quattro mesi 2026, ma Ai e controllo da remoto possono ridurre i rischi

Promuovere una maggiore integrazione di intelligenza artificiale, sensoristica avanzata e controllo da remoto nei cantieri, nelle cave e negli ambiti industriali più complessi, con l’obiettivo di limitare l’esposizione dei lavoratori al rischio e rafforzare la prevenzione. È questa la direttrice al centro dell’iniziativa promossa da CGT, storica azienda italiana con oltre 90 anni di esperienza, dealer Caterpillar dal 1934 e parte del Gruppo TESYA – leader nella fornitura di servizi e soluzioni integrate B2B, attivo dalle costruzioni alla transizione energetica, fino all’asset management e all’intralogistica automatizzata – insieme ad AIAS (Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza). L’incontro, svoltosi presso la filiale CGT di Carugate (MI), ha riunito rappresentanti del mondo delle imprese, delle istituzioni e del mondo accademico in uno dei luoghi simbolo dell’evoluzione digitale dell’azienda. La sede di Carugate ospita infatti anche una delle Control Tower CGT, insieme a quella di Vercelli: hub digitali attraverso cui un team di specialisti monitora in tempo reale i dati provenienti da oltre 20.000 asset sul territorio italiano, tra macchine, motori e impianti di cogenerazione, integrando telemetria, diagnostica da remoto e analisi tecniche. Al centro del confronto, il contributo che l’intelligenza artificiale, sensoristica avanzata e controllo da remoto, unitamente a best practices di settore, possono offrire alla prevenzione degli incidenti nei cantieri, nelle cave e nei contesti industriali a più alta complessità operativa. È emersa, inoltre, la necessità di accompagnare la trasformazione tecnologica con formazione, cultura organizzativa e una governance della prevenzione capace di tradurre l’innovazione in sicurezza concreta. Un’urgenza resa ancora più evidente da uno scenario che continua a richiedere maggiore attenzione da parte dell’intero comparto. Secondo il più recente aggiornamento pubblicato dall’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL 1 ) nei primi quattro mesi del 2026 le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 137.272, in crescita del 5,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le costruzioni si confermano tra i settori più esposti: i casi segnalati aumentano del 4,8% e quelli mortali passano da 31 a 34. Numeri che confermano la necessità di affiancare alla cultura della prevenzione tecnologie capaci di contenere l’esposizione diretta dei lavoratori ai fattori di rischio più ricorrenti nei cantieri: movimenti del corpo sotto sforzo fisico, perdita di controllo di macchine, mezzi e attrezzature, scivolamenti e cadute.  “L’andamento degli infortuni nel segmento delle Costruzioni ci ricorda che procedure e adempimenti, da soli, non bastano. Oggi l’integrazione tra intelligenza artificiale, connettività, sensoristica e automazione consente di intervenire a monte, prima che l’incidente si verifichi, trasformando la sicurezza da approccio reattivo a modello sempre più predittivo – ha dichiarato Lino Tedeschi, Presidente Esecutivo del Gruppo TESYA. In un contesto in cui l’AI è spesso al centro del dibattito sul rapporto uomo – macchina e trasformazione delle attività operative, emerge anche il suo valore concreto nella tutela del capitale umano: non uno strumento di sostituzione delle professionalità, ma una leva capace di proteggere le persone, supportarle e metterle nelle condizioni di operare in modo più sicuro ed efficiente. Alla luce di ciò, l’innovazione non deve essere considerata un costo, ma un  investimento strategico per accompagnare l’evoluzione del comparto e contribuire agli obiettivi di sviluppo del Paese, riducendo al contempo l’esposizione al rischio dei professionisti. Una consapevolezza che ci spinge ad affiancare le imprese, in qualità di partner tecnologico, con soluzioni di ultima generazione capaci di integrare sicurezza, produttività ed efficienza operativa lungo l’intero processo.” Il settore delle costruzioni continua a rappresentare uno dei comparti produttivi caratterizzati dal più elevato indice di rischio infortunistico e da una significativa incidenza di infortuni gravi e mortali, in particolare per effetto delle cadute dall’alto, dell’utilizzo di macchine e attrezzature di cantiere e dell’esposizione a fattori ambientali e climatici. In tale contesto, l’Inail ha sviluppato nel triennio 2024-2026 un articolato sistema di interventi finalizzato al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili. Le iniziative trovano il proprio riferimento programmatico nel Piano Triennale per la Prevenzione Inail 2025-2027, nei Piani nazionali di prevenzione e nelle strategie nazionali europee in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
“È necessario passare da un modello prevalentemente informativo e prescrittivo a un approccio integrato fondato su: ricerca e innovazione tecnologica, formazione avanzata, sperimentazione sul campo, promozione della cultura della prevenzione e diffusione delle buone pratiche oltre che collaborazioni istituzionali. L’uso di sistemi predittivi e dell’intelligenza artificiale può contribuire in modo significativo trasformando la prevenzione da reattiva a proattiva”,ha dichiarato Nunzia Catalfo, componente del Consiglio di Amministrazione di Inail.

Cdp delibera operazioni per 2 mld a favore di imprese, enti locali e infrastrutture

Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, su proposta dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale, Dario Scannapieco, ha deliberato operazioni per un valore complessivo di circa 2 miliardi di euro a favore di imprese italiane, anche sui mercati esteri, Enti locali, infrastrutture strategiche e Cooperazione internazionale. A testimonianza della vicinanza al territorio, il cda ieri si è svolto fuori dagli uffici centrali del Gruppo CDP a Roma, riunendosi a Venezia. Il Consiglio ha approvato nuovi interventi per sostenere la crescita delle PMI, anche in collaborazione con le istituzioni che operano a livello locale, promuovendo il rafforzamento della competitività del tessuto produttivo. Inoltre, sono stati deliberati investimenti in infrastrutture chiave e nel comparto dell’innovazione digitale. Il CdA ha approvato operazioni, anche in pool con altri soggetti finanziatori, per l’internazionalizzazione di grandi gruppi con base in Italia e attivi in settori strategici come quelli della mobilità sostenibile. A conferma del ruolo di CDP quale partner storico della Pubblica Amministrazione, sono stati autorizzati
finanziamenti a favore di Enti territoriali per realizzare interventi a beneficio delle comunità locali, ad esempio per rafforzare il trasporto pubblico sostenibile e modernizzare gli istituti scolastici. Si consolida l’impegno di CDP sul fronte della Cooperazione internazionale, con il Consiglio che ha approvato operazioni, in partnership con altre banche di sviluppo e istituzioni finanziarie, per agevolare in Africa la transizione energetica, la realizzazione di infrastrutture idriche e il potenziamento degli impianti produttivi anche a vantaggio del settore agro-industriale e della filiera alimentare. Sono state poi autorizzate iniziative per favorire la crescita “verde” nelle economie emergenti del Sud-est asiatico.

Mose, Mit: adottate disposizioni per garantire continuità amministrativa e gestionale

Con decreto in data 24 giugno 2026, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti – a seguito del decreto ministeriale di piena operatività dell’Autorità per la laguna, varato a febbraio 2026 – ha adottato specifiche disposizioni per garantire la continuità amministrativa della Convenzione in essere con il Consorzio Venezia Nuova (CVN) e assicurare la regolare esecuzione di tutti gli interventi e la liquidazione delle relative risorse finanziarie. Il decreto integra il precedente provvedimento e consente al Provveditorato alle Opere Pubbliche di proseguire nella gestione amministrativa e nei pagamenti con CVN nella fase transitoria, fino al definitivo trasferimento di tali fondi all’Autorità. Contestualmente, si chiarisce che l’Autorità, subentrando nella titolarità della concessione, assicurerà – sempre per il tramite di CVN – tutti gli interventi necessari per la gestione e la manutenzione conservativa del MOSE. Viene così garantita la continuità tecnico-amministrativa dell’infrastruttura, con tutela sia dei sollevamenti sia dei livelli occupazionali. Il decreto, già regolarmente registrato dagli organi di controllo, nasce dalla piena collaborazione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, e consente un’efficace interazione tra quanto già sottoscritto e finanziato per il completamento del MOSE e la continuità della sua gestione e manutenzione, affidata all’Autorità.

Natuzzi, sindacati: no alla chiusura di stabilimenti, confermiamo l’impegno al confronto con Governo, regioni e azienda

“Dopo il lungo confronto svoltosi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, conclusosi nella tarda notte di ieri, non è stato possibile raggiungere la sottoscrizione del Protocollo che avrebbe dovuto inserirsi nell’apertura della fase di composizione negoziata della crisi del Gruppo Natuzzi. Noi abbiamo lavorato con responsabilità per migliorare il testo proposto, introducendo modifiche finalizzate a rafforzare le tutele per le lavoratrici e i lavoratori e il ruolo di verifica delle istituzioni”. Lo dichiarano le segreterie nazionali dei sindacati FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Filcams, Fisascat, Uiltucs. “Nonostante i significativi passi avanti compiuti durante il confronto – proseguono in sindacati – non si sono create le condizioni per una condivisione del Protocollo, anche in ragione del permanere di elementi ritenuti non condivisibili, quali la chiusura di ulteriori stabilimenti, seppur dichiarata dall’azienda temporanea, e il trasferimento di produzioni all’estero. Resta la consapevolezza che il confronto svolto al Ministero ha consentito di costruire un testo profondamente diverso da quello iniziale ma che ha mantenuto quegli elementi di distanza sopra citati che non ha permesso la sottoscrizione del testo. In questo difficile percorso – confermano le 6 sigle – ogni eventuale ipotesi di d’Intesa sarà sottoposta alla valutazione democratica delle lavoratrici e dei lavoratori. La mancata sottoscrizione del Protocollo non cambia la gravità della situazione. Per questo confermiamo unitariamente l’impegno a proseguire il confronto con Governo, Mimit, Regioni e azienda per ottenere un vero Piano Industriale che garantisca investimenti, occupazione, tutela del perimetro industriale italiano e il futuro del distretto del mobile imbottito. In questa fase è fondamentale mantenere l’unità sindacale e continuare a lavorare con determinazione nell’interesse esclusivo delle lavoratrici, dei lavoratori e del territorio”, concludono FenealUil, Filca Cisl, Fillea Cgil e Filcams, Fisascat, Uiltucs.

Energia, Sardegna: la Corte Costituzionale conferma anche gli allegati della LR 20

L’ordinanza n. 115 depositata oggi dalla Corte costituzionale non introduce alcuna nuova declaratoria di illegittimità nei confronti della legge regionale n. 20 del 2024 sulle aree idonee e non idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. La Corte ha dichiarato inammissibili alcune questioni sollevate dai giudici amministrativi e ha disposto la restituzione degli atti ai TAR per una nuova valutazione alla luce della sentenza n. 184 del 2025 e delle successive modifiche introdotte dalla Regione.

“Si tratta di un pronunciamento importante che conferma la tenuta del percorso intrapreso dalla Sardegna per governare la transizione energetica nel rispetto del territorio», dichiarano l’assessore degli Enti Locali e Urbanistica, Francesco Spanedda e l’assessore dell’industria Emanuele Cani. “La Corte conferma anche gli allegati della legge che individuano le aree idonee e non idonee. La pianificazione regionale resta quindi vigente e continua a rappresentare il quadro di riferimento per l’insediamento degli impianti energetici nell’Isola», proseguono. “L’ordinanza conferma inoltre che nelle aree non idonee non opera alcun divieto automatico, ma è necessaria un’istruttoria rafforzata per contemperare le esigenze della transizione energetica con la tutela dell’ambiente, del paesaggio e del territorio. E’  un passaggio che rafforza il ruolo della Regione nella programmazione territoriale e la scelta di coniugare sviluppo delle energie rinnovabili e tutela delle specificità della Sardegna. Continueremo a difendere il diritto dell’Isola a governare il proprio futuro energetico attraverso la pianificazione e nel rispetto delle proprie prerogative autonomistiche», concludono gli assessori.

Maire completa l’acquisizione del Gruppo Ballestra

A seguito dell’annuncio del 24 dicembre 2025, Maire comunica che Nextchem ha perfezionato l’acquisizione dell’intero capitale sociale del gruppo Ballestra (“Ballestra”), tra i principali operatori a livello globale nel licensing, nella progettazione e ingegneria di impianti di trasformazione, nonché nella fornitura di tecnologie e attrezzature proprietarie per l’industria chimica. L’integrazione del gruppo Ballestra rafforza in modo significativo il posizionamento di Nextchem, ampliando il portafoglio tecnologico nei fertilizzanti fosfatici e potassici e completando la copertura dell’intero spettro NPK (azoto, fosforo e potassio). Al contempo, consente l’ingresso in nuovi segmenti ad alto potenziale di crescita, in particolare nella chimica per la produzione e circolarità di materiali strategici necessari allo sviluppo e ampliamento dell’elettrificazione dove Nextchem è già presente con tecnologie per il recupero dei metalli a seguito della recente acquisizione di ETEK. Tra questi, il know-how relativo ad acido solforico, fosforico e fluoridrico offre rilevanti opportunità e sinergie commerciali, anche a supporto di nuovi clienti nell’industria dei metalli e mineraria. Allo stesso modo, l’espansione lungo la catena del valore dell’elettrificazione è resa possibile dalle tecnologie basate sul fluoro, fondamentali per applicazioni nelle filiere dei pannelli fotovoltaici e delle batterie al litio, facendo leva sulla leadership globale di BUSS ChemTech, controllata svizzera di Ballestra. Infine, nell’ambito dell’oleochimica, le soluzioni per i detergenti, tensioattivi e saponi, in cui Ballestra vanta una posizione di leader mondiale nella progettazione e fornitura di impianti di processo e macchinari (Mazzoni), rispondono alla crescente domanda di prodotti sostenibili nel settore dei beni di consumo.

Con Ballestra, Nextchem integra non solo un portafoglio tecnologico di eccellenza, ma anche un patrimonio di competenze industriali e capitale umano altamente qualificato composto da circa 460 persone, che contribuiranno a rafforzare ulteriormente le competenze distintive del Gruppo in ambito di design di processo. L’acquisizione crea inoltre nuove opportunità di cross-selling con Tecnimont, la business unit IE&CS di MAIRE, in relazione a progetti di impiantistica industriale, revamping e trasformazione dei materiali. I laboratori e gli impianti dimostrativi industriali proprietari dedicati allo sviluppo, alla validazione e allo scale-up di nuove soluzioni tecnologiche di Ballestra in Italia (Busto Arsizio e Milano) e Svizzera (Basilea) consentono inoltre di ampliare la piattaforma di innovazione europea di Nextchem, rafforzandone la capacità di trasformare competenze chimiche e ingegneristiche in soluzioni industriali scalabili, a supporto della crescita. Il prezzo di acquisto è pari a 148,2 milioni, integralmente corrisposto in data odierna, sulla base di un enterprise value di €108,2 milioni e una cassa netta – rettificata in base ai criteri concordati nel contratto – pari a 40,0 milioni. L’acquisizione è stata finanziata attraverso una combinazione di risorse proprie e linee di credito bancarie dedicate concesse a Nextchem. Ballestra continuerà a operare sotto la guida di Paolo Iengo, manager con una lunga esperienza nel settore e un solido background tecnico e commerciale maturato in ambito chimico e ingegneristico.

Alessandro Bernini, ceo di MAIRE, ha commentato: “Il completamento dell’acquisizione di Ballestra rappresenta un passaggio di grande rilevanza strategica e industriale per il nostro Gruppo. Questa operazione rafforza il nostro posizionamento in segmenti ad alto potenziale di crescita e amplia la nostra capacità di supportare clienti nuovi ed esistenti nei segmenti dei fertilizzanti fosfatici, della chimica dei materiali avanzati e dei metalli. Con Ballestra portiamo in Nextchem tecnologie consolidate, competenze distintive e persone di grande valore, che contribuiranno ad accelerare lo sviluppo di una piattaforma tecnologica europea con respiro globale.”

Nell’operazione, i venditori sono stati assistiti da Freshfields LLP e da Rothschild & Co, mentre per MAIRE l’operazione è stata gestita dai team M&A, Legale e Societario del Gruppo con il supporto operativo di due diligence di PwC. Fondata nel 1960, con sede a Milano, Ballestra S.p.A. è a capo di un gruppo di società che comprende BUSS ChemTech AG (Svizzera) e Ballestra Engineering and Projects Pvt. Ltd (India). Il Gruppo Ballestra opera in oltre 120 paesi con circa 460 dipendenti e uffici in Europa e Asia (di cui 300 in Italia, 50 in Svizzera e 110 in India), contando su un portafoglio clienti consolidato e una comprovata esperienza che vanta oltre 6.400 impianti installati in tutto il mondo. Si avvale inoltre di una forte proprietà intellettuale e competenza in R&S, costantemente sostenuta da impianti pilota proprietari in Italia e Svizzera, che fungono da centri di innovazione per testare e scalare nuovi processi tecnologici. Nell’ambito dell’oleochimica[1], Ballestra vanta una lunga tradizione e una posizione di leadership nelle soluzioni per la produzione di detergenti, tensioattivi[2] e saponi, al servizio dell’industria chimica e delle principali aziende FMCG (Fast-Moving Consumer Goods), offrendo il licensing di soluzioni tecnologiche, i servizi di ingegneria e le attrezzature proprietarie vendute tramite il noto marchio Mazzoni e assemblate negli stabilimenti dell’azienda a Busto Arsizio (Italia). La divisione Chemicals è inoltre specializzata in processi avanzati per la produzione di acido solforico e acido fosforico, componenti chiave nella produzione di soluzioni a base di fosfati, nutrienti NPK (azoto, fosforo e potassio) e fertilizzanti speciali. BUSS ChemTech, la controllata svizzera di Ballestra, è leader mondiale nei derivati del fluoro e negli impianti di reazione gas-liquido. In particolare, le tecnologie basate sul fluoro sono rilevanti per applicazioni lungo la catena del valore dell’elettrificazione, incluse le batterie agli ioni di litio, i pannelli fotovoltaici e i gas speciali per l’ammodernamento delle reti elettriche, a supporto della crescente domanda di elettrificazione. La società è inoltre attiva nelle tecnologie di pirolisi per i rifiuti plastici difficili da riciclare, contribuendo allo sviluppo dell’economia circolare. Il portafoglio ordini del Gruppo Ballestra a fine marzo 2026 era pari a circa €270 milioni.

Edison: accordo con Edf, Nuward e altri player per sviluppo Smr europeo

Edison ha sottoscritto insieme a Edf, Nuward e agli operatori dell’industria e della filiera nucleare italiana una dichiarazione di intenti per lo sviluppo congiunto di un impianto nucleare europeo di terza generazione basato sulla tecnologia Small Modular Reactor (Smr) di Nuward, disponibile negli anni 30, con l’obiettivo di avere i primi impianti operativi nel 2035. L’intesa, basata sugli accordi gia’ in essere tra Edison, Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Maire, Edf, Framatome, Tractebel, Arabelle Solutions, Ain e Gifen, e’ avvenuta a margine del Forum Economico Franco-Italiano che si e’ svolto oggi parallelamente al vertice intergovernativo di Antibes tra il Presidente francese Emmanuel Macron e la premier italiana Giorgia Meloni, e nello spirito del Trattato del Quirinale su una cooperazione bilaterale rafforzata tra Italia e Francia. L’obiettivo condiviso ‘e’ sostenere la creazione di un ecosistema nucleare europeo favorendo la diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio, complementari alle rinnovabili, rafforzando l’autonomia energetica dell’Europa e promuovendo la sovranita’ e la competitivita’ industriale a lungo termine dell’area’, si legge in una nota. ‘Per conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione con quelli di sicurezza energetica, di stabilita’ e competitivita’ dei prezzi dell’energia, e’ necessario introdurre una quota di nuovo nucleare nel nostro mix energetico a complemento delle fonti rinnovabili e del gas’ commenta Nicola Monti, amministratore delegato di Edison. ‘Con la dichiarazione di intenti firmata oggi – aggiunge – puntiamo a sviluppare un modello di cooperazione per lo sviluppo della tecnologia nucleare valorizzando le competenze gia’ presenti in Italia e Francia e facendo sistema a livello europeo affinche’ le sfide della transizione energetica siano un’opportunita’ di sviluppo industriale per tutta l’area’.

Saipem accoglie gli studenti dell’Università di Genova a bordo della nave JSD6000

L’iniziativa si inserisce nel quadro del Protocollo d’Intesa siglato tra Saipem e l’Ateneo ligure, volto a promuovere la collaborazione nei campi della formazione, della ricerca e dello sviluppo di competenze specialistiche, favorendo il dialogo tra mondo accademico e industria. Durante la visita, gli studenti hanno avuto l’opportunità di conoscere da vicino le attività operative e le soluzioni ingegneristiche che caratterizzano i progetti offshore. Accompagnati dal personale tecnico e dall’equipaggio, hanno visitato le principali aree della nave, approfondendo i processi legati alla posa di condotte sottomarine e alle operazioni di sollevamento eccezionale in mare aperto, oltre agli aspetti fondamentali di salute, sicurezza e tutela ambientale. La JSD6000 è una nave multiuso di ultima generazione per il sollevamento pesante, la costruzione e la posa di condotte offshore. Entrata a far parte della flotta Saipem nel 2024, la JSD6000 è un mezzo navale in grado di operare sia in modalità J-Lay, che consente la posa di condotte in configurazione verticale ed è particolarmente adatta alle grandi profondità, sia in S-Lay, una posa orizzontale che consente elevata produttività. La nave può lavorare in acque profonde fino a 3.000 metri, con condotte fino a 60” di diametro, ed è dotata di un sistema di posizionamento dinamico di classe 3, che garantisce stabilità di navigazione e di stazionamento anche in condizioni meteorologiche avverse. Vanta, inoltre, una capacità di sollevamento pesante fino a 5.200 tonnellate. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di formazione sul campo, consentendo agli studenti di approfondire le competenze tecniche e operative richieste dal settore e di comprendere da vicino le dinamiche dell’ingegneria offshore. Saipem conferma, così, il proprio impegno nel valorizzare i giovani talenti e nel contribuire allo sviluppo di competenze per affrontare le sfide della transizione energetica, rafforzando al contempo la collaborazione con il sistema universitario italiano.

Acea: Aretusacque avvia gestione idrica a Siracusa, 366 milioni in 30 anni

Aretusacque, societa’ del gruppo Acea, ha assunto la gestione del Servizio Idrico Integrato nel Comune di Siracusa, interessando circa 115.000 abitanti. Entro i prossimi 12 mesi, si legge in una nota, la gestione si estendera’ progressivamente agli altri 19 comuni della provincia, per un totale di circa 390.000 abitanti serviti, circa 2.000 km di rete idrica e 1.300 km di rete fognaria. Nel corso della concessione trentennale Aretusacque realizzera’ investimenti complessivi pari a 366 milioni di euro per il miglioramento dell’efficienza delle reti, la riduzione delle perdite idriche, il potenziamento delle infrastrutture esistenti, la realizzazione di nuove infrastrutture nel settore del trattamento dei reflui, l’innovazione tecnologica dei sistemi di gestione e il miglioramento della qualita’ complessiva del servizio reso ai cittadini.

Mobilità sostenibile, Poste: oltre 3.200 le colonnine di ricarica già installate nei piccoli centri

Sono già più di 3.200 le colonnine di ricarica per veicoli elettrici installate da Poste Italiane nell’ambito del Progetto Polis, che ha l’obiettivo di portare i servizi della Pubblica amministrazione in circa 7 mila uffici postali nei centri con meno di 15 mila abitanti e agevolare la transizione ecologica e digitale. L’iniziativa fa parte delle politiche mobilità sostenibile e prevede, entro il 2026, l’installazione di 5 mila stazioni di ricarica in circa 3.500 Comuni, sia nei parcheggi di Poste Italiane che nelle aree pubbliche. Le colonnine sono dislocate lungo tutta Italia, con una distribuzione diffusa per il 35% al Nord, il 20% al Centro, il 30% al Sud e il 15% sulle isole, e quelle attualmente allacciate sono circa 1.500.
Il Progetto Polis ha un ruolo fortemente strategico nel rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri e delle aree interne, potenziando le infrastrutture digitali, agevolando la transizione green e contribuendo a frenare il fenomeno dello spopolamento. È finanziato con risorse del piano complementare al PNRR per 800 milioni di euro e per oltre 400 milioni a carico di Poste Italiane e prevede la trasformazione di 6.933 uffici postali in sportelli unici di prossimità al servizio dei cittadini. Si stima che il Progetto avrà un impatto di 1.061 milioni di euro sul PIL dell’Italia (nel periodo di investimento dal 2022 al 2026 e di operatività degli uffici postali fino al 2031), porterà alla distribuzione di 484 milioni di reddito da lavoro e alla creazione di 18.600 posti di lavoro.

Reefilla: diventa Voltab, nasce polo italiano generatori elettrici a batteria

Reefilla diventa Voltab: un rebranding che segna un passo in avanti nelle strategie di sviluppo dell’azienda fondata nel 2021, che cosi’ cambia nome, amplia la gamma prodotti e punta all’internazionalizzazione. Per inaugurare questa nuova fase del suo percorso evolutivo, la startup torinese ha scelto il nome del prodotto che negli ultimi mesi le ha consentito di ampliare posizionamento e raggio d’azione dei suoi sistemi di energy storage e power generation. Voltab si sta infatti imponendo come l’alternativa ecologica ai tradizionali generatori di energia elettrica a combustione, i gruppi elettrogeni rumorosi, inquinanti e costosi da gestire. Un impegno sintetizzato dal claim “The New Power Generation”, che accompagna il nuovo marchio. Una rivoluzione silenziosa, nel vero senso della parola, perche’ il livello sonoro di Voltab e’ paragonabile al brusio di una biblioteca.

Il futuro si scrive con la Physical AI: Siemens, Ferrari e Pirelli protagonisti dell’innovazione ai Tech Talks 2026

Si è svolta ieri la terza edizione dei Tech Talks, l’appuntamento annuale di Siemens che riunisce imprese e partner per confrontarsi sulle principali sfide e opportunità della trasformazione digitale e sostenibile. Con il titolo “Where Real meets Digital”, l’edizione 2026 ha approfondito il contributo della Physical AI e dell’integrazione tra mondo fisico e digitale come fattori abilitanti per l’innovazione, la competitività e la crescita sostenibile delle imprese. Per la prima volta, l’iniziativa si è sviluppata attraverso un format diffuso che ha coinvolto partner e realtà del territorio in appuntamenti simultanei dedicati all’industria, agli smart building e l’elettrificazione.Questi temi hanno fatto da filo conduttore alla sessione plenaria ospitata a Casa Siemens, aperta dove Floriano Masoero ha aperto l’evento. Al centro, l’evoluzione di Siemens come “Tech Company” capace di integrare hardware, software, dati e capacità computazionale in un unico modello operativo. Un approccio che sta trasformando l’intera catena del valore industriale e che fa leva sulla Physical AI, l’intelligenza artificiale che entra nel mondo fisico per governare il funzionamento di fabbriche, reti elettriche e building. Dall’impiego dei digital twin per simulare, validare e ottimizzare virtualmente macchine e infrastrutture già nelle fasi di progettazione, fino all’adozione di sistemi produttivi sempre più autonomi e adattivi. Questo nuovo modello industriale trova una delle sue espressioni più avanzate nell’ingegneria dell’automazione, dove l’intelligenza artificiale sta passando da semplice strumento di supporto a tecnologia che “svolge il lavoro”, perché è in grado di eseguire attività operative complesse. Ne è un esempio Eigen Engineering Agent, l’AI generativa sviluppata da Siemens e integrata nativamente in TIA Portal, che automatizza attività di engineering end-to-end trasformando descrizioni in linguaggio naturale in progetti conformi agli standard industriali e favorendo l’integrazione tra progettazione elettrica e sviluppo software, con una riduzione dei tempi di sviluppo fino a cinque volte, un incremento dell’efficienza del 50% e un miglioramento della qualità dell’80%. Un percorso di innovazione, questo, che rende sempre più evidente il legame tra trasformazione digitale e transizione energetica, richiedendo infrastrutture resilienti in grado di supportare la crescente domanda computazionale in modo sostenibile.

“Come l’elettricità ha ridefinito le fondamenta della società industriale, oggi la Physical AI sta emergendo come una nuova tecnologia abilitante destinata a trasformare profondamente il modo in cui progettiamo, produciamo e gestiamo sistemi complessi – ha dichiarato Floriano Masoero, CEO di Siemens Italia – Non si tratta più di una prospettiva futura: le tecnologie sono già mature e stanno generando valore concreto. La vera sfida oggi non risiede nella sperimentazione, ma nella capacità di superare la logica dei progetti pilota isolati per costruire percorsi digitali continui e scalabili, integrando tecnologia, dati e l’intero ecosistema in modo strutturale. Le aziende che sapranno cogliere questa opportunità saranno quelle che contribuiranno a definire il futuro dell’industria”. A conferma di come queste trasformazioni stiano già trovando applicazione in contesti reali, Casa Siemens ha dato voce a due delle realtà industriali più innovative del Paese. Quali ospiti della giornata, Gianmaria Fulgenzi, Chief Product Development Officer di Ferrari, e Daniele Petecchi, Global Head of Data, AI and R&D di Pirelli, hanno raccontato il ruolo della tecnologia e della simulazione avanzata nei rispettivi percorsi di innovazione, evidenziando il contributo delle soluzioni Siemens nell’accelerare la trasformazione digitale dei loro business. “La vera sfida nello sviluppo di una Ferrari non consiste soltanto nel raggiungere prestazioni d’eccellenza, ma anche nel garantire che ogni vettura sia unica: ogni cliente desidera non una Ferrari qualsiasi, ma la sua Ferrari – ha dichiarato Gianmaria Fulgenzi, Chief Product Development Officer di Ferrari – Per gestire questa complessità su scala industriale, oggi è necessario un approccio data-driven che connetta persone, processi e tecnologie lungo l’intero ciclo di vita della vettura. Innovazione e competitività nascono dalla convergenza tra mondo fisico e digitale, in un ecosistema che abbraccia progettazione, simulazione e produzione. Questa realtà integrata e unica è fondamentale per accelerare il cambiamento”.

“L’intelligenza artificiale rappresenta oggi una delle principali leve di trasformazione dell’impresa: rende più efficienti i processi, accelera l’innovazione e migliora la qualità dei nostri prodotti – ha commentato Daniele Petecchi, Global Head of Data, AI and R&D Solutions di Pirelli – Grazie al Cyber Tyre, gli pneumatici diventano essi stessi fonte di dati preziosi: a supporto della dinamica del veicolo e dei servizi al driver, ma anche dello sviluppo e dell’evoluzione dei prodotti stessi. Inoltre, in Pirelli lavoriamo da tempo sui gemelli digitali di pneumatici e fabbriche. La virtualizzazione dello sviluppo, con il contributo fondamentale dell’AI, ci consente di progettare nuovi prodotti riducendo costi e tempi, e di anticipare e governare con maggiore precisione l’evoluzione dei processi industriali. Il nostro obiettivo è costruire una fabbrica sempre più supportata da un’intelligenza artificiale al servizio delle persone. Perché la tecnologia non sostituisce l’uomo: ne rafforza le capacità, ne amplifica la creatività e libera energie preziose per immaginare l’innovazione del futuro”.

Parallelamente all’evento centrale tenutosi a Casa Siemens, i Siemens Tech Talks hanno dato voce anche alle testimonianze di Politecnico di Milano, AcegasApsAmga e Pomini Tenova, protagonisti di tre eventi tenutisi in contemporanea presso i loro rispettivi spazi. Questi appuntamenti diffusi hanno offerto una prospettiva concreta su come digitalizzazione, intelligenza artificiale ed elettrificazione stiano trasformando rispettivamente il mondo degli edifici, delle infrastrutture energetiche e dell’industria manifatturiera. Nel settore dei building, il Politecnico di Milano, rappresentato dal Direttore Generale Graziano Dragoni, ha illustrato come una collaborazione strategica con Siemens lunga oltre trent’anni abbia accompagnato l’evoluzione del proprio ecosistema universitario in un vero e proprio Smart District urbano. Attraverso tre generazioni successive di sistemi di Building Management e l’adozione delle piattaforme Desigo CC e Building X, il Politecnico gestisce oggi circa 75.000 punti di controllo distribuiti tra campus, poli territoriali e residenze universitarie, supportando quotidianamente una comunità di oltre 55.000 persone.Un’esperienza che testimonia come la digitalizzazione degli edifici possa contribuire a creare infrastrutture sempre più intelligenti, efficienti e sostenibili. Sul fronte dell’elettrificazione, AcegasApsAmga ha poi presentato un progetto di modernizzazione della rete elettrica sviluppato insieme a Siemens che ha portato al rinnovamento di 28 stazioni elettriche nei territori di Trieste e Gorizia. Grazie all’adozione di tecnologie avanzate per il monitoraggio e il controllo remoto e di soluzioni eco-sostenibili prive di gas dannosi per l’ambiente, il progetto ha trasformato le stazioni in nodi intelligenti di una rete digitale monitorabile e gestibile in tempo reale, contribuendo a migliorare efficienza, affidabilità e sostenibilità del servizio elettrico. Per approfondire la collaborazione tra Siemens e AcegasApsAmga visita la press room. Nell’ambito Industriale, invece, nel suo intervento “L’evoluzione di Pomini Tenova: 140 anni e oltre… all’insegna dell’innovazione”, Paolo Gaboardi, EVP Tenova, Business Unit Pomini, ha raccontato la trasformazione di una storica realtà manifatturiera italiana in una fabbrica digitale, capace di far evolvere gli impianti dei clienti da sistemi automatici a soluzioni autonome. Questa evoluzione si inserisce in una collaborazione storica e consolidata tra Pomini Tenova e Siemens, che dura da oltre quarant’anni e ha portato alla progettazione, realizzazione e installazione di quasi 1.000 macchine equipaggiate con tecnologie Siemens, integrandole con tecnologie, pacchetti software ed HMI sviluppati da Pomini. Il recente annuncio di rafforzamento della partnership, in particolare nell’ambito dei revamping segna poi una nuova fase, orientata all’innovazione, alla digitalizzazione e alle prestazioni avanzate nel settore delle rettifiche per cilindri dei laminatoi. L’integrazione tra il know-how di processo di Pomini Tenova e le tecnologie CNC, automazione e AI di Siemens (Sinumerik One) consente oggi di sviluppare macchine sempre più autonome, efficienti e sicure. Questa sinergia punta a migliorare la competitività dei clienti e a guidare la transizione verso operazioni industriali intelligenti e basate sull’intelligenza artificiale.

Rinnovato cda Edi Confcommercio: Generali confermata presidente, priorità a innovazione e Ia

Si è riunito il nuovo Consiglio di Amministrazione di EDI Confcommercio, che ha tracciato la strategia per il prossimo triennio. Alla presidenza è stata confermata Paola Generali – membro del consiglio nazionale di Confcommercio con incarico alla digitalizzazione, nonché presidente di Assintel – affiancata dai consiglieri Luciano Gaiotti, con delega per l’ordinaria amministrazione, Tiziano Tempestini, Patrizia Verde e Maria Santagada. La direzione operativa è affidata a Nicola Bianchi, già responsabile servizi, progetti e partnership di EDI.  “Il rinnovo del Consiglio – ha dichiarato la presidente Paola Generali – segna una continuità di mandato con Confcommercio, di cui EDI è espressione diretta. La stagione che si chiude lascia un bilancio di oltre 17.000 imprese raggiunte dal programma EDI Training fin dal suo avvio e circa 2.000 accompagnate nei percorsi di trasformazione digitale dai nostri Sportelli Innovazione, con il sostegno del programma Digital Europe e del PNRR. Nel tempo delle grandi sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla robotica, la nostra priorità del prossimo triennio sarà rafforzare il ruolo di EDI come Digital Innovation Hub con una rete di servizi digitali eun approccio inclusivo che metta sempre più al centro territori e imprese”.

Biometano: produzione in crescita ma il gap con gli obiettivi Pniec resta rilevante

Il biometano e i biocombustibili liquidi (entrambi derivati dalle biomasse) sono sempre più centrali nelle strategie europee e nazionali di decarbonizzazione, soprattutto nei settori cosiddetti “hard-to-abate” che non possono venire totalmente elettrificati, dai trasporti al residenziale, all’industria. Questo vale in particolare per il biometano – considerato uno dei vettori rinnovabili più maturi e immediatamente integrabili nelle infrastrutture esistenti – che pure ancora fatica a esprimere appieno il proprio potenziale.

Stando alle stime contenute nel Biomethane & Biofuels Report 2026 – redatto da Energy & Strategy della POLIMI School of Management e presentato oggi in collaborazione con le aziende partner – la crescita al 2030 della produzione nazionale di biometano si prospetta significativa, sia in uno scenario ottimistico di sviluppo accelerato rispetto all’oggi (3,8 miliardi di standard metri cubi/anno attesi rispetto a 0,9 Mld del 2025, pari a +25% l’anno) sia in quello conservativo, che mantiene le dinamiche attuali (2,9 Mld, +15% l’anno). Tuttavia, il divario rispetto agli obiettivi fissati dal PNIEC al 2030 rimane rilevante, con un gap compreso tra 1,2 Mld e 2,1 Mld Smc/anno a seconda delle ipotesi, a conferma del fatto che gli strumenti normativi e incentivanti non sono ancora sufficienti. Le proiezioni al 2035 sono più interessanti (6,8 Mld Smc/anno nello scenario ottimistico e 5,1 Mld in quello conservativo) ma dipendono da una molteplicità di fattori, a partire dalla tipologia e dall’orizzonte temporale di riferimento delle misure che verranno varate a supporto del comparto.

“Le risorse del PNRR e i meccanismi incentivanti degli ultimi anni hanno portato a un’accelerazione degli investimenti nel biometano – conferma Paolo Maccarrone, Direttore scientifico del Report – sia per la riconversione degli impianti agricoli a biogas sia per la realizzazione di nuovi progetti, e i recenti interventi normativi hanno introdotto maggiore flessibilità operativa. Il trend positivo però potrebbe esaurirsi presto, con la realizzazione degli impianti già autorizzati nelle varie aste svolte nell’ambito del DM 2022. Serve una visione strategica di lungo periodo da parte del policy maker, che riduca l’incertezza, favorisca gli investimenti e supporti uno sviluppo organico del mercato. Incentivi a parte (ancora necessari, dal momento che il biometano è caratterizzato da un divario di costo rispetto al metano di origine fossile), è necessario cercare di agire anche su alcune problematiche che ostacolano la crescita, o riducono la competitività del comparto, quali l’elevata complessità autorizzativa, la scarsa bancabilità dei progetti, l’estrema frammentazione della produzione e la scarsa integrazione di filiera”.

L’alto grado di segmentazione della filiera è una delle principali criticità lamentate dagli operatori del settore: la produzione infatti è distribuita tra centinaia di impianti di piccola scala, con numerosissime proprietà diverse. Mancano soggetti in grado di svolgere funzioni di aggregazione e di coordinamento del mercato, generando massa critica, favorendo la stipula di contratti di lungo periodo e promuovendo una gestione integrata dei diversi segmenti della catena del valore, dalla raccolta delle biomasse all’upgrading, dall’immissione in rete alla commercializzazione del biometano e alle attività di certificazione della sostenibilità della filiera. Questa debolezza organizzativa risulta ancora più rilevante alla luce dei crescenti obblighi di tracciabilità e certificazione della sostenibilità imposti dalla normativa europea e nazionale.

Nel 2024 la capacità produttiva di biometano in Europa ha quasi raggiunto i 5,5 miliardi di Smc/anno, con oltre 1.600 impianti. Dal 2020, le nuove installazioni sono cresciute in media di 150-190 unità all’anno. I cinque principali Paesi europei – Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito e Italia – rappresentano complessivamente l’85% della capacità installata: la Francia guida la classifica con oltre 730 impianti e una produzione superiore a 1.200 MSmc/anno, mentre la Danimarca si distingue per la taglia media degli impianti (oltre 1.400 Smc/h, contro una media europea di 400-600 Smc/h), favorita da una struttura territoriale e agricola che consente strutture più concentrate e di maggiore dimensione.

In Italia, il mercato del biometano ha registrato un’accelerazione significativa grazie agli schemi di incentivazione previsti dai DM 2018 e 2022: attualmente (giugno 2026) si contano 176 impianti in esercizio, di cui 115 riconducibili al DM 2018. La capacità produttiva attuale è di circa 115.000 Smc/h (poco più di 1 Mld Smc/anno). La distribuzione geografica rimane fortemente sbilanciata verso il Nord Italia, dove si concentra la maggior parte degli impianti, sia attivi che in fase di sviluppo. La taglia media è di circa 5 MW (pari a 500 Smc/h) per gli impianti agricoli e di circa 11 MW per quelli FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano). Ciò riflette la logica di prossimità alla fonte delle materie prime che caratterizza la filiera del biometano, finalizzata anche a ridurre i costi logistici e l’impatto ambientale conseguente. Nel caso degli impianti agricoli, si tratta in gran parte della riconversione di impianti a biogas, in genere dimensionati per essere alimentati dagli scarti agricoli e zootecnici delle singole società agricole.

Tra il 2019 e il 2024 il consumo dei biocombustibili liquidi in Italia si è mantenuto stabile tra 1,4 e 1,6 milioni di tonnellate (per intenderci, meno del 4% dei consumi totali del settore dei trasporti), anche se nell’ultimo anno si è registrata una contrazione del 9% rispetto al 2023 (da 1.647 a 1.496 kton). Guardando al mix delle diverse tipologie, si nota una crescita del diesel HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) a scapito di quello FAME, (Fatty Acid Methyl Esters, ottenuto trattando oli vegetali o grassi animali con metanolo), perché l’HVO è utilizzabile in purezza senza apportare modifiche ai motori a combustione interna attualmente in uso, mentre l’uso di FAME è possibile solo in miscela col diesel tradizionale, peraltro in percentuale molto limitata. Inoltre, i processi produttivi di HVO e SAF (Sustainable Aviation Fuel) sono simili, permettendo evidenti sinergie in termini di flessibilità di mix e di economie di scala.

“I biocombustibili liquidi rappresentano uno strumento di decarbonizzazione molto promettente per i trasporti – spiega Maccarrone -, soprattutto i cosiddetti “drop-in biofuels”, utilizzabili in purezza perché compatibili con i motori a combustione interna presenti sul mercato. Tuttavia, la loro competitività è ancora strutturalmente dipendente dalla disponibilità di incentivi e dal contesto regolatorio (il loro consumo nei trasporti è trainato dalla RED III e dal pacchetto Fit for 55, che hanno introdotto obiettivi di effettiva riduzione delle emissioni di gas serra lungo l’intera filiera e obblighi specifici per il settore marittimo e dell’aviazione). Senza contare i rischi legati all’approvvigionamento strategico delle materie prime, che arrivano per lo più dall’estero (53% da Indonesia e Malesia). Supportare lo sviluppo di filiere nazionali è dunque una priorità, in chiave di sicurezza energetica. Occorre ridurre i costi di produzione, sostenere l’innovazione e accompagnare la transizione della filiera attraverso policy di lungo periodo, favorendo i processi più sostenibili”.

Gli scenari delineati nel Report indicano una crescita del consumo dei biocombustibili liquidi in Italia al 2030 che va da 2,2 milioni di tonnellate all’anno nell’ipotesi conservativa a 2,7 milioni in quella ottimistica; al 2035 invece la forbice andrebbe da 3,1 a 4 milioni di tonnellate. In entrambi i casi, il valore cresce soprattutto grazie al consumo di HVO, che nello scenario “base” al 2030 rappresenta il 75% del totale e nel 2035 l’85% (+10% l’anno), mentre in quello ottimistico raggiunge l’85% già al 2030 e sale al 95% nel 2035 (+20% l’anno). L’HVO continua a emergere come la soluzione con le prospettive più rilevanti, mentre il FAME appare destinato a una progressiva riduzione. Il SAF, pur rappresentando una componente ancora marginale del mercato, acquisirà rilevanza nel medio-lungo periodo grazie agli obblighi imposti dalla normativa europea in materia di trasporto aereo.

Nel 2024 la produzione mondiale di biocombustibili liquidi ha raggiunto circa 157 milioni di tonnellate a fronte di un consumo di 154 milioni, mentre in Europa si è arrivati a circa 19 milioni di tonnellate (21 milioni di consumo). Si consideri che la produzione di combustibili fossili per uso trasporti nello stesso anno ha superato i 2,5 miliardi di tonnellate. Il biocarburante più diffuso resta il bioetanolo (60% della produzione totale) seguito dal FAME e dall’HVO, che in Europa registra la crescita più sostenuta, con Paesi Bassi e Italia come principali hub produttivi. Negli ultimi vent’anni, la produzione mondiale di biocombustibili liquidi è cresciuta sette volte, consolidando il settore come uno dei comparti energetici rinnovabili più maturi.

Kyoto Club: il dl sul nucleare rallenta la transizione energetica

Al centro del convegno annuale dell’associazione le proposte per ridurre i costi dell’energia puntando su rinnovabili, accumuli ed efficienza. Le politiche energetiche sono oggi al centro delle sfide economiche, industriali e geopolitiche che l’Europa si trova ad affrontare. In questo contesto, ridurre i costi dell’energia per cittadini e imprese e accelerare la decarbonizzazione rappresentano obiettivi strettamente collegati. Per Kyoto Club la priorità deve essere quella di rafforzare gli investimenti nelle energie rinnovabili, negli accumuli, nelle reti e nell’efficienza energetica, settori in grado di contribuire fin da subito alla riduzione delle emissioni e della dipendenza dai combustibili fossili.

 Per anni il successo della transizione energetica è stato misurato in megawatt di energia rinnovabile prodotta. Oggi la vera sfida è un’altra: essere in grado di accumularla e renderla disponibile quando serve. Il nostro Paese punta a un ambizioso obiettivo di capacità di accumulo entro il 2030 che richiede non solo nuove tecnologie, ma la costruzione di una filiera strategica per la competitività nazionale che, in un contesto come quello attuale, segnato dalla volatilità strutturale dei prezzi del gas, permette di ridurre i costi e la dipendenza energetica dai combustibili fossili verso una proficua decarbonizzazione”, spiega Letizia Magaldi, Presidente di Kyoto Club.

Nel corso del convegno annuale dell’Associazione, dedicato al tema “Il futuro desiderabile delle politiche energetiche: proposte per la riduzione dei costi dell’energia, per aziende e cittadini”, è stato sottolineato come anche il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea 2028-2034 debba sostenere con decisione la transizione energetica e il rilancio industriale europeo.

 «Il disegno di legge delega con cui il Governo italiano intende riaprire la strada al nucleare rischia di distogliere attenzione e risorse dalle vere priorità della transizione energetica: accelerare la diffusione del solare fotovoltaico e dell’eolico, insieme agli accumuli, alle reti e all’efficienza energetica. Gli Small Modular Reactors vengono spesso presentati come una soluzione innovativa, ma si tratta di tecnologie che non hanno ancora dimostrato la propria competitività economica e industriale. Come evidenzia anche un recente studio della Banca d’Italia, i grandi progetti nucleari realizzati negli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti hanno registrato forti ritardi e costi finali molto superiori alle stime iniziali. Nel frattempo, il peso del nucleare nella produzione mondiale di elettricità è sceso dal 17% del 1996 a circa il 9,5% attuale, mentre le fonti rinnovabili continuano a crescere rapidamente. Anche in Italia diversi studi indicano che un sistema energetico basato quasi interamente sulle rinnovabili è tecnicamente ed economicamente realizzabile. Come dimostra anche il progetto Per un salto di classe promosso da Kyoto Club, una delle sfide più urgenti riguarda la riqualificazione energetica degli edifici, che rappresentano circa il 43% dei consumi finali di energia. La priorità dovrebbe quindi essere accelerare gli investimenti nelle tecnologie e negli interventi che possono ridurre da subito emissioni, bollette e dipendenza energetica dall’estero», afferma Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club.

A Green Stone un finanziamento da 26,5 mln da Bayerische Landesbank per un immobile direzionale a Roma

Green Stone SICAF, società di investimento multi-comparto a capitale fisso, con 250 milioni di euro di Gross Asset Value in gestione, ha perfezionato un finanziamento da 26,5 milioni di euro con Bayerische Landesbank, una delle principali banche statali tedesche. Hanno seguito l’operazione per Green Stone Fabio Basso Amolat (Chief Financial Officer), e i team di Amministrazione Finanza e Controllo, e Asset Management della SICAF. L’operazione consentirà di rafforzare la strategia di valorizzazione e di consolidamento del portafoglio immobiliare di Green Stone, ottimizzando la struttura finanziaria del comparto Stone 7, che gestisce Porta Maggiore Cube, il complesso direzionale situato in Via Casilina 1/3 a Roma. Questo asset rappresenta un esempio significativo di rigenerazione urbana nel mercato degli uffici della Capitale. Tra i principali investitori nel comparto figurano Veld Capital, Cannonball SICAV plc, e i promotori della SICAF. Il complesso, composto da quattro edifici interconnessi da un ampio giardino interno per una superficie complessiva di oltre 10mila metri quadrati, è stato oggetto di una completa riqualificazione che traduce gli impegni ESG in realtà tangibile. Porta Maggiore Cube si distingue, infatti, per le elevate performance energetiche, certificate dalla classe A, e per aver ottenuto la certificazione BREEAM In-Use “Very Good”, standard internazionale che valuta la sostenibilità ambientale degli edifici, considerando aspetti come efficienza energetica, benessere degli occupanti e impatto ambientale. In un contesto dove la transizione ecologica non è più opzionale ma imperativa, questo complesso emerge come case study concreto: asset performanti che combinano redditività finanziaria con responsabilità verso l’ambiente e la comunità. L’immobile è oggi locato al 100% a 5 tenant – attivi nel settore dei trasporti, finanziario e serviced offices. “La sottoscrizione di questo finanziamento con Bayerische Landesbank rappresenta un importante riconoscimento della qualità del nostro portafoglio e della credibilità del nostro modello di investimento», ha dichiarato Domenico Cefaly, CEO di Green Stone SICAF S.p.A.. “Allo stesso tempo, la capacità di attrarre partner finanziari di standing internazionale conferma la solidità degli asset gestiti e ci consente di proseguire il nostro percorso di crescita mantenendo un approccio prudente e orientato alla creazione di valore sostenibile nel lungo periodo”. Il finanziamento di Bayerische Landesbank rappresenta una validazione concreta della visione strategica di Green Stone: una società che ha saputo anticipare il mercato, posizionandosi come player principale nella ricerca e gestione di asset immobiliari di eccellenza in Italia e ponendosi come interlocutore tra investitori e finanziatori internazionali e progetti immobiliari in grado di coniugare rigore gestionale, sostenibilità e creazione di valore nel lungo periodo Nell’operazione Green Stone è stata assistita da Legance, con un gruppo composto dai partner Emanuele Espositi e Giovanni Troisi, dal managing associate Mario Junior Mazzotta e dall’associate Federica Caracci.

Enac: Cerimonia di intitolazione di una strada dell’aeroporto di Roma Fiumicino a Domenico Cempella, ad simbolo di Alitalia

A cinque anni dalla sua scomparsa, un tratto viario dell’aeroporto di Roma Fiumicino ricorderà per sempre la figura e il valore di Domenico Cempella, amministratore delegato simbolo di Alitalia, per il suo straordinario contributo di manager al servizio del trasporto aereo, della crescita del network aereo e dello sviluppo delle infrastrutture. L’intitolazione, deliberata dal consiglio di amministrazione Enac del 26 marzo, ha avuto luogo ieri, 25 giugno, nel corso di una cerimonia a cui hanno partecipato Pierluigi Di Palma Presidente Enac, Raffaello Biselli Assessore Attività Produttive Città di Fiumicino, Marco Troncone AD Aeroporti di Roma, Pier Giorgio Cempella, Francesco Presicce Chief Technology Officer ITA Airways e Gianni Sebastiani già Direttore Generale Alitalia e AD Meridiana. Numerosa e sentita la partecipazione di Istituzioni e persone che hanno avuto l’onere di lavorare con Domenico Cempella o lo hanno conosciuto e stimato in contesti personali. “Intitolare una strada a Domenico Cempella – ha dichiarato Di Palma – rappresenta un doveroso riconoscimento a una figura manageriale di straordinario valore, che ha contribuito in modo determinante a passaggi cruciali nella storia del trasporto aereo italiano. Tra i suoi meriti, ricordiamo il rilancio dell’allora compagnia di bandiera Alitalia e l’impulso allo sviluppo infrastrutturale dell’aeroporto di Roma Fiumicino, principale punto di accesso internazionale al nostro Paese. Un percorso che gli ha consentito di conoscere il settore da molteplici prospettive: un manager pubblico capace di coniugare efficacia gestionale, innovazione e tutela degli interessi strategici nazionali, contribuendo in modo significativo alla crescita e alla competitività dell’Italia”. “Questa intitolazione rappresenta molto più di un omaggio a una figura di primo piano dell’aviazione italiana come Domenico Cempella – ha dichiarato Biselli – Significa riconoscere il contributo di chi ha saputo interpretare il trasporto aereo come motore di crescita economica, innovazione e connessione tra territori. Fiumicino e il suo aeroporto sono realtà che condividono una storia comune e una prospettiva di sviluppo strettamente intrecciata. Conservare la memoria di personalità come Cempella significa trasmettere alle nuove generazioni il valore della visione, della competenza e della capacità di costruire il futuro attraverso grandi opere e scelte strategiche”.

Domenico Cempella, scomparso nell’aprile 2021, è stato uno dei manager più autorevoli dell’industria dell’aviazione italiana, sapendo unire visione strategica e profonda conoscenza operativa del settore. Assunto giovanissimo in Alitalia, negli anni riuscì a progredire all’interno della società grazie a competenza, determinazione e capacità di leadership, arrivando nel 1996 ad assumere il ruolo di Amministratore Delegato. Cempella fu tra i primi a comprendere l’evoluzione rapida del trasporto aereo mondiale. Nella sua carriera professionale è stato anche il primo Amministratore Delegato della società Aeroporti di Roma, una volta che questa uscì dal perimetro Alitalia. Ricoprì altri incarichi di rilievo, tra cui anche la guida di Autostrade.

 

 

 

 

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