LA GIORNATA
Meloni: “Colpita da Trump ma i rapporti Italia-Usa non sono a rischio”
- Mit-Fs, con il Piano Estate massima attenzione ai passeggeri. Donnarumma: Incontro sereno non si è parlato di altro
- Rapporto post sisma, accelera la ricostruzione 8 miliardi liquidati e quasi 15 mila cantieri privati conclusi
- Italgas, nuovo piano al 2032 con 13 miliardi di investimenti
IN SINTESI
Nessuna escalation con Donald Trump e nessun rischio per i rapporti tra Italia e Stati Uniti. Giorgia Meloni sceglie la linea della normalizzazione dopo lo scontro con il presidente americano e, intervenendo all’evento “Il giorno de La Verità”, rilancia il ruolo dell’Italia nei principali dossier internazionali: dal negoziato sul nucleare iraniano alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, fino alla difesa dell’asse tra Europa e Stati Uniti come pilastro della stabilità occidentale. “Non intendo continuare ad alimentare questo confronto. Penso che il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti debba tornare alla sua normalità, l’ho anche detto ieri in Consiglio dei ministri rispetto ai prossimi appuntamenti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’iniziativa “Il giorno de La Verità”, intervistata dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro, parlando dello scontro con Donald Trump. “Non vedo rischi di contraccolpo” nei rapporti Italia-Usa dopo le ultime uscite di Donald Trump, “sono due sistemi che hanno una storia di cooperazione talmente antica e solida che non è che si cancella e ridiscute per una discussione sui social media”. La presidente del Consiglio ha sottolineato che “mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti vadano bene anche nelle ultime settimane e mesi a livello istituzionale ed economico”. La premier ha ricordato inoltre la visita del ministro Guido Crosetto a Washington e l’export italiano “cresciuto nonostante i dazi americani nell’ultimo periodo, a dimostrazione che i nostri prodotti sono molto ben recepiti”.
“Sono rimasta sinceramente colpita” da Donald Trump, “quando l’ho detto ero estremamente sincera. Ho letto le varie ricostruzioni, con presunti video che sarebbero diventati virali in cui il mio atteggiamento poteva sembrare assertivo, piuttosto di ricostruzioni che racconterebbero di” un modo per “distogliere l’attenzione dall’andamento dei negoziati sull’Iran, riportando l’attenzione sulle difficoltà in ambito Nato”, peraltro “si è allargato il fronte nelle ultime ore ad altri paesi. “Non so se possono essere vere, ho già detto e ribadito che non intendo continuare ad alimentare questo confronto”. In ogni caso, ha aggiunto, “non cambio idea, la politica estera italiana sarà quella degli ultimi 80 anni: mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente”.
Tra gli aspetti chiave dell’accordo, Meloni ha indicato innanzitutto “il destino del nucleare iraniano: non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari”.”Nessun paese della regione – ha aggiunto – può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”. La premier ha poi indicato il tema della libertà di navigazione come “una grandissima questione. Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”. Per Meloni, “se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani a Hormuz, ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma”.”È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”.
Mit-Fs, con il Piano Estate massima attenzione ai passeggeri. Donnarumma: incontro sereno, non si è parlato di altro
“La riunione è andata molto bene, il ministro era assolutamente sereno, voleva sapere da noi tutte le informazioni, abbiamo lasciato un dettaglio di tutte le attività”. Sono le parole con le quali l’amministratore delegato di Fs, Stefano Antonio Donnarumma, ha riferito l’esito dell’incontro, ieri mattina, al Mit con il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, al quale hanno partecipato i vertici delle principali società del gruppo Fs, RFI, Anas, FS Engineering e FS security. Incontro che, nei giorni scorsi era stato annunciato dallo stesso Salvini, e che si era anche caricato di aspettative dopo che era trapelata l”irritazione” del ministro nei confronti dei vertici Fs a fronte dei disagi e disservizi che si sono verificati nella circolazione ferroviaria. Ma, stando a quanto riportato dal numero uno delle Ferrovie, questa irritazione sarebbe rientrata. “Non si è parlato di altro”, ha assicurato Donnarumma. Vanno registrati i rumors che parlavano di un clima teso tra il ministro vigilante e vertici del gruppo. Al centro dell’incontro, che si è svolto ieri mattina di buon’ora, sono stati, dunque, lo stato di avanzamento dei principali interventi infrastrutturali, il completamento degli obiettivi PNRR e azioni per migliorare la qualità del servizio durante l’estate 2026. Particolare attenzione è stata posta al programma dei cantieri che accompagnerà l’estate 2026 e alle misure predisposte per limitare gli impatti sulla mobilità dei cittadini. I vertici Fs hanno evidenziato il Gruppo FS stia affrontando una fase senza precedenti per volume di investimenti e numero di opere in realizzazione. Nel corso del 2026 sono attivi circa 1.300 cantieri sull’intera rete nazionale e verranno raggiunti tutti gli obiettivi previsti dal PNRR, con il conseguimento del 100% delle milestone e dei target programmati. La priorità condivisa resta quella di conciliare la realizzazione delle opere con la continuità del servizio e con la tutela della qualità dell’esperienza di viaggio. E’ stato esaminato Piano Estate 2026, costruito sulla base dell’esperienza maturata lo scorso anno e finalizzato a ridurre al minimo i disagi per i passeggeri attraverso un forte coordinamento tra RFI, Trenitalia e Anas. Il piano prevede il potenziamento dei presidi operativi, il rafforzamento delle attività manutentive sulle principali direttrici ferroviarie, l’incremento dei servizi di assistenza ai clienti, sistemi di intervento rapido per la gestione delle criticità e un’intensificazione delle attività di comunicazione preventiva verso viaggiatori e istituzioni. Durante la stagione estiva saranno rafforzati i servizi di customer care nelle principali stazioni, con personale dedicato, circa 60 bus di supporto pronti a intervenire e sale operative attive per assicurare un monitoraggio costante della circolazione e una gestione tempestiva delle eventuali criticità.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre sottolineato il miglioramento nei livelli di puntualità del servizio ferroviario. Nei primi quindici giorni di giugno 2026 la puntualità ha registrato un incremento di oltre il 7% rispetto allo stesso periodo del 2025, a conferma dell’efficacia delle azioni adottate per migliorare la gestione della circolazione e la resilienza della rete. “Abbiamo rappresentato al ministro l’andamento della puntualità, che quest’anno, nella prima metà di giugno, segna assolutamente un miglioramento forte rispetto all’anno precedente e all’anno precedente ancora, di oltre il sette per cento in più sull’Alta velocità”, ha detto Donnarumma. “Sette per cento in più dell’anno precedente, stesso mese, stessi quindici giorni, perché noi misuriamo sempre i mesi in confronto tra loro perché hanno un andamento del traffico, dei volumi e anche delle temperature”. Dai dati si evince anche che manomissioni della rete, furti di rame, che solo nei primi mesi di quest’anno hanno provocato il ritardo di 600 treni, e guasti di convogli di altre compagnie ferroviarie, sono tra le principali cause di ritardo. Mit e Gruppo FS hanno condiviso l’obiettivo di accompagnare la stagione estiva garantendo ai passeggeri la massima attenzione, una gestione coordinata delle attività e una comunicazione sempre più tempestiva e trasparente, mentre prosegue il grande programma di trasformazione e sviluppo della rete ferroviaria nazionale. Per quanto riguarda, invece, la rete stradale e autostradale, Anas fa sapere che per favorire la circolazione durante il periodo estivo, ridurrà dal 65% al 90% i cantieri stradali attivi sulla rete Anas, con particolare attenzione alle tratte più critiche del Paese. Infine, Fs Security ha sottolineato come siano in netto calo le aggressioni al personale dei treni (-47%) e gli Illeciti sia sui treni che nelle stazioni con un trend medio del -11%.
“Riteniamo necessario riportare il dibattito pubblico sui ritardi ferroviari dentro un perimetro di serietà, competenza e responsabilità. Comprendiamo pienamente il disagio di milioni di viaggiatrici e viaggiatori che quotidianamente utilizzano il treno per lavoro, studio o esigenze personali. I ritardi rappresentano un problema reale e non vanno minimizzati. Ma proprio per questo respingiamo con forza ogni tentativo di semplificazione o, peggio, di individuazione di capri espiatori tra lavoratrici, lavoratori e management operativo del Gruppo FS”, dichiara il segretario generale FIT-CISL Monica Mascia. “Occorre dire con chiarezza una verità spesso taciuta: i ritardi oggi non sono un fatto patologico, ma in larga misura fisiologico, dentro una rete ferroviaria sottoposta a una pressione straordinaria. Negli anni passati sono stati compiuti errori strutturali, primo fra tutti il modello della cosiddetta “rete snella”, che ha progressivamente ridotto margini di resilienza del sistema: meno ridondanze infrastrutturali, minori spazi di recupero, maggiore esposizione dell’intera rete a perturbazioni anche limitate. Quando una rete lavora costantemente vicina alla saturazione, basta un’anomalia minima per generare effetti a cascata”.
Italia-Grecia, Salvini incontra Kikilias: focus su porti, logistica e dossier europei
Incontro bilaterale ieri al MIT tra il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e il ministro greco degli Affari marittimi e delle Politiche insulari, Vasilis Kikilias. Il colloquio ha consentito di approfondire i principali dossier di interesse comune sul piano bilaterale, europeo e multilaterale, con particolare attenzione ai collegamenti marittimi, alla portualità e alla logistica.Centrale nei rapporti economici tra Italia e Grecia è la presenza dei gruppi Grimaldi e FS: il primo opera nei collegamenti marittimi e nella gestione portuale, mentre FS controlla Hellenic Train e, con il Gruppo Copelouzos, punta alla concessione del polo logistico Triassio II, nei pressi di Atene. Uno sviluppo strategico anche per le possibili sinergie con il porto del Pireo. Sul fronte europeo, Italia e Grecia condividono la richiesta di una profonda revisione del sistema ETS applicato al trasporto marittimo. Forte sintonia anche sulla posizione contraria espressa dai due Paesi sul “Net-Zero Framework” in ambito IMO.
Rapporto post sisma, accelera la ricostruzione 8 miliardi liquidati e quasi 15 mila cantieri privati conclusi
La ricostruzione dell’Appennino centrale cambia passo e si candida a diventare un modello nazionale ed europeo per le aree interne, dove sicurezza, sviluppo economico, innovazione e contrasto allo spopolamento procedono insieme. È il quadro che emerge dal Rapporto annuale “Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale”, presentato oggi nella Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dal commissario straordinario Guido Castelli, nel decennale del terremoto del 2016-2017. I numeri raccontano una ricostruzione in forte accelerazione. Sul fronte privato le richieste di contributo hanno raggiunto quota 36.149 per un valore di 17,82 miliardi di euro; i contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi e le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti hanno superato gli 8 miliardi di euro (il 69% erogato dal 2023). Solo negli ultimi 12 mesi liquidati quasi 2 miliardi di euro. Anche la ricostruzione pubblica registra un deciso avanzamento con 3.667 interventi programmati per oltre 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano circa il 40% della programmazione, mentre gli interventi ancora non avviati sono scesi al 2,5%, con il 98% delle opere ormai sbloccate. Ampio spazio è dedicato anche a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al Pnrr, che integra ricostruzione e sviluppo. Per le imprese sono stati finanziati 1.351 progetti per circa 490 milioni di euro, con una crescita del 77,4% delle aziende che hanno già ricevuto contributi e risorse liquidate più che raddoppiate in un anno, da 66,9 a 154,9 milioni di euro. Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, le misure attivate produrranno a regime un incremento del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e oltre 15 mila nuovi posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte. Già oggi gli investimenti generano circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati. Migliorano anche gli indicatori demografici, con flussi migratori tornati positivi nei comuni del cratere e una stima di recupero potenziale di oltre 44 mila residenti entro il 2044 rispetto agli scenari di declino. “I dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente – ha affermato Castelli – Non stiamo soltanto ricostituendo un tessuto fatto di case, scuole, chiese e infrastrutture, ma creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra dove sono nate. È questo il senso più profondo del diritto a restare”. Il commissario ha inoltre sottolineato come occupazione, investimenti, tenuta demografica e vitalità delle imprese dimostrino che “la rinascita dell’Appennino centrale è concreta”, resa possibile dalla collaborazione tra governo, Regioni, Comuni e strutture tecniche. Alla presentazione sono intervenuti anche il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, collegato da Bruxelles, i presidenti delle Regioni Marco Marsilio, Francesco Acquaroli e Stefania Proietti, l’assessore alla ricostruzione del Lazio Manuela Rinaldi, il questore della Camera Paolo Trancassini e il sottosegretario all’Economia Lucia Albano.
Terzo Valico, completata la nuova galleria di ventilazione del Polcevera
Si sono conclusi ieri gli scavi della galleria di ventilazione Polcevera, lunga circa due chilometri. L’intervento, che ha richiesto una soluzione ingegneristica di grande complessità, con quattro fronti di scavo simultanei per accelerare i lavori e garantire la massima sicurezza, rappresenta un’opera strategica per i collegamenti tra il sistema portuale ligure, il Nord Italia e l’Europa. Il Terzo Valico dei Giovi, inserito nel Corridoio TEN-T Reno-Alpi, rafforzerà il trasporto ferroviario di merci e passeggeri e, a regime, ridurrà a circa un’ora i tempi tra Genova e Milano. Il Ministro e Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, continuerà a seguire con attenzione l’avanzamento dei lavori di un’opera che ritiene fondamentale per modernizzare le infrastrutture, sostenere la crescita economica e rendere più efficienti i collegamenti tra porti, territori produttivi e reti europee. “Il completamento degli scavi della galleria di ventilazione Polcevera rappresenta un ulteriore traguardo nel percorso di realizzazione del Terzo Valico e conferma che il lavoro procede secondo il cronoprogramma previsto”, ha dichiarato il viceministro Edoardo Rixi. “Parliamo di un intervento tecnicamente complesso, realizzato con 4 fronti di scavo simultanei e con il sottoattraversamento della linea Genova-Milano mantenuta sempre in esercizio, senza interruzioni del servizio. Un risultato che dimostra la capacità del sistema infrastrutturale italiano di affrontare sfide ingegneristiche di alto livello garantendo al tempo stesso sicurezza, efficienza e continuità operativa. Ringrazio tutti i lavoratori, i tecnici, le imprese coinvolte, RFI, il Gruppo FS, il Commissario straordinario Mauceri e tutti i soggetti che contribuiscono alla realizzazione di un’opera attesa da anni. Continuiamo a monitorare l’avanzamento dei lavori con l’obiettivo di rispettare i tempi previsti e consegnare al territorio una infrastruttura moderna, efficiente e strategica per lo sviluppo economico e logistico dell’Italia.”
Autotrasporto, Mef: definiti importi per deduzione forfetaria 2026
Il Ministero dell’economia e delle finanze comunica che d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sono state definite, sulla base delle risorse disponibili, le agevolazioni fiscali per il 2026 in favore degli autotrasportatori relative alle deduzioni forfetarie per spese non documentate, come previsto dall’articolo 66, comma 5, primo periodo, del TUIR. Per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate per il periodo d’imposta 2025 nella misura di 48,00 euro. La deduzione spetta una sola volta per ogni giorno di effettuazione di trasporti, indipendentemente dal numero dei viaggi. L’agevolazione fiscale si ottiene anche per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello riconosciuto per i medesimi trasporti oltre il territorio comunale.
Banche, Abi: le proposte per la transizione energetica e la riqualificazione degli immobili
Favorire il confronto sugli strumenti necessari ad accompagnare la transizione energetica del settore immobiliare: è con questo obiettivo che si è tenuta oggi a Roma la riunione dell’High Level Forum for Sustainable Building Renovation, l’iniziativa promossa dall’ABI in sinergia con ABI Lab, che riunisce istituzioni, autorità, associazioni, operatori del settore immobiliare, finanziario ed energetico per favorire il confronto sulle politiche e sugli strumenti necessari ad accompagnare la transizione ecologica nel comparto edilizio. Al centro dei lavori il percorso di recepimento nell’ordinamento nazionale della Direttiva europea sull’efficienza energetica (EED) e della Direttiva europea sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD), che rappresentano un passaggio strategico per accelerare la transizione energetica delpatrimonio edilizio italiano, nonché le proposte del settore bancario per la transizione anche attraverso l’efficientamento dell’operatività del Fondo nazionale per l’efficienza energetica. Particolare attenzione è stata dedicata al rafforzamento delle misure per agevolare l’accesso al credito destinato agli interventi di efficientamento energetico di abitazioni, condomìni e immobili produttivi, nonché alla necessità di assicurare maggiore semplicità operativa, certezza regolamentare e coordinamento tra i diversi strumenti di sostegno disponibili. In questo contesto è stato evidenziato come i finanziamenti destinati all’acquisto e alla riqualificazione energetica degli immobili continuino a registrare una crescita: secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, i mutui green rappresentano circa il 16% delle erogazioni annuali, in aumento rispetto al 12% del 2022. Tra le priorità individuate dal Forum figura, inoltre, la disponibilità di informazioni energetiche affidabili, aggiornate e facilmente accessibili sugli immobili, elemento ritenuto fondamentale per favorire una più efficace valutazione degli investimenti, sostenere la diffusione dei finanziamenti dedicati alla riqualificazione energetica e contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei di sostenibilità.
Nel corso della riunione è stata inoltre evidenziata l’importanza di sviluppare strumenti di supporto e accompagnamento per cittadini e imprese, anche attraverso la diffusione di Sportelli Unici in grado di offrire assistenza tecnica, amministrativa e finanziaria lungo tutte le fasi dei progetti di riqualificazione. L’importanza del tema ambientale e della transizione verde nel comparto immobiliare rappresenta una priorità per l’ABI e per il mondo bancario-finanziario, quale leva di crescita e sviluppo sostenibile dell’Italia. Il suo ruolo sempre più strategico promuove un approccio condiviso tra settore privato, autorità ed istituzioni, orientato all’accompagnamento di famiglie e imprese nel percorso di riqualificazione e sviluppo immobiliare, valorizzando strumenti di finanziamento che favoriscano gli investimenti green e promuovendo iniziative di educazione e sensibilizzazione voltead accrescere la consapevolezza dei benefici economici, ambientali e sociali derivanti dagliminterventi di efficientamento energetico. Hanno partecipato alla riunione, tra gli altri: Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Banca d’Italia, ENEA, Invitalia, ANCE, Confedilizia, Confindustria Assoimmobiliare, FIAIP, le Associazioni dei Consumatori, Gestore dei Servizi Energetici (GSE), Ambiente Italia e Sinloc.
Caldo, Di Franco (Fillea): serve una legge organica. Ordinanze non omogenee prestano il fianco a dubbi interpretativi
“Non siamo più nella fase del contrasto al mutamento climatico, ma in quella dell’adattamento ormai inconfutabile. Nonostante ciò il Governo continua a trattare la questione climatica, come una emergenza da gestire in rincorsa e in maniera disarticolata”. E’ quanto afferma il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco.”Serve una legge organica – precisa il segretario generale – che intervenga in maniera preventiva e strutturale per la salvaguardia, salute e sicurezza dei lavoratori in presenza di alte temperature”. Le ordinanze regionali infatti, argomenta Di Franco. “non sono omogenee fra loro e per certi versi lasciano spazio a dubbi interpretativi e deroghe in materia di interventi di pubblica utilità”. “Riteniamo che l’ introduzione della possibilità di richiesta della cigs in deroga sia un provvedimento, che ancora una volta testimonia come il Governo non abbia a cuore la salute dei lavoratori, in particolare quella degli edili. I cantieri ad alto rischio vanno fermati. Alle aziende infatti non devono essere applicate penali per ritardi nell’esecuzione dei lavori, bisogna che già a partire dalla progettazione degli interventi, si tenga conto, che nei periodi caratterizzati da elevate temperature, le ore lavorate saranno inferiori e che i cantieri devono prevedere tutti gli accorgimenti necessari”. Pertanto conclude Di Franco “con il fine di garantire tempi di Pnrr e altri finanziamenti pubblici si é sacrificata e si sta sacrificando, ancora una volta, la salute e la vita dei lavoratori. Gli edili non sono come gli altri. Un tempo avevano normative speciali. Ripristiniamo la disoccupazione speciale edile a partire da quella che era prevista dal c.d. art .11 per le grandi opere e mandiamoli in pensione prima”.
Ddl Porti, Ance: Porti d’Italia non realizzi né affidi lavori con logiche da in house
“Appare dal nostro punto di vista essenziale chiarire che l’attribuzione a Porti d’Italia Spa di funzioni di soggetto attuatore non dovrebbe comportare la possibilità di realizzare direttamente gli interventi né affidarli in via preferenziale a società controllate o collegate secondo logiche assimilabili a un in house providing”. È il punto centrale sollevato da Romain Bocognani, direttore generale di Ance, nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Trasporti della Camera sulla riforma dei porti. Pur condividendo l’obiettivo del disegno di legge di rafforzare il coordinamento degli investimenti e superare la frammentazione della programmazione nel settore portuale, Ance chiede infatti una definizione chiara e puntuale del ruolo della nuova società Porti d’Italia Spa, affinché la necessaria regia nazionale non si traduca in una concentrazione di funzioni e affidamenti. Secondo l’associazione dei costruttori, “la riforma dovrebbe evitare, dal nostro punto di vista, che l’attenzione verso le grandi infrastrutture portuali determini un’impostazione eccessivamente orientata a un accorpamento generalizzato degli interventi e degli affidamenti. Il sistema portuale non si compone infatti solo di grandi opere, ma anche di una pluralità di interventi diffusi, spesso di dimensione medio-piccola, essenziali per la funzionalità quotidiana degli scali”. In questo quadro, Ance valuta positivamente l’introduzione del Piano nazionale degli interventi per le infrastrutture strategiche di trasporto marittimo, considerandolo uno strumento utile per favorire una programmazione più organica e una migliore allocazione delle risorse pubbliche. Tuttavia, “sarebbe quindi opportuno introdurre una definizione puntuale dell’ambito d’intervento di Porti d’Italia quale soggetto attuatore nazionale”. “Tale chiarimento – ha proseguito Bocognani – consentirebbe di determinare l’ambito di operatività della società, riservandole gli interventi che richiedono effettivamente una regia unitaria, e di preservare al contempo il ruolo delle autorità portuali”. “La sfida – ha concluso – dovrebbe dunque essere quella di costruire un equilibrio tra l’esigenza di una programmazione nazionale più efficiente e coordinata e la necessità di mantenere un sistema aperto, concorrenziale e radicato nei territori”.
Italgas, nuovo piano al 2032 con 13 miliardi di investimenti
Italgas lancia il nuovo Piano Strategico 2026-2032 con 13 miliardi di investimenti, il 14,6% in più rispetto al precedente. L’importo è al netto di circa 0,2 miliardi di euro di proventi derivanti dalle dismissioni di 247mila punti di riconsegna in 100 comuni, completate su richiesta dell’Agcm per l’acquisizione di 2i Rete Gas. Con lo slogan ‘Lead. Innovate. In a changing world’ (guidare l’innovazione in un mondo che cambia, ndr) il piano, secondo l’amministratore delegato Paolo Gallo, è “un atto di responsabilità verso le comunità e i territori che serviamo e un impegno di lungo periodo verso i Paesi in cui siamo presenti”. Dei 13 miliardi di euro di investimenti previsti nel Piano Strategico 2026-2032 di Italgas, 8,3 miliardi sono destinati per lo sviluppo, la digitalizzazione e la riconversione (repurposing) delle infrastrutture per il gas in Italia. Altri 2,4 miliardi sono previsti per le future gare ‘Atem’ di distribuzione del gas, con un incremento del 59% rispetto al precedente piano. Un miliardo è stanziato per lo sviluppo e l’estensione della rete di distribuzione del gas in Grecia, in linea con il precedente piano e 800 milioni serviranno per rafforzare il posizionamento del gruppo nei settori idrico e dell’efficienza energetica, con un incremento del 5,6% rispetto a quanto previsto precedentemente. Per eventuali acquisizioni nel settore della distribuzione del gas il gruppo destina 500 milioni di euro, mentre altri 280 milioni sono la stima dele efficienze complessive al 2032, in aumento del 12%, a cui si aggiungono 120 milioni di euro di ricavi da investimenti incrementali per la digitalizzazione. Dal punto di vista finanziario il gruppo prevede di raggiungere un margine operativo lordo di 3,3 miliardi a fine piano, con una Rab (attività regolata, ndr) complessiva di 21,7 miliardi di euro, in crescita rispetto agli obiettivi fissati nel Piano 2025-2031. L’utile per azione rettificato è previsto in crescita di oltre il 9% annuo, in linea con l’analogo dato del piano precedente. Per il 2026, il gruppo conferma le proprie stime sull’esercizio in corso, che prevedono un margine operativo lordo compreso tra 2,1 e 2,15 miliardi, un utile operativo tra 1,34 e 1,37 miliardi e un utile netto compreso tra 740 e 760 milioni di euro. La ‘guidance’ del gruppo include circa 130 milioni di euro di sinergie con 2i Rete Gas, rispetto alla base costi combinata dei due gruppi al 2023. Il tutto, spiega Italgas, “in linea con il piano di realizzazione comunicato” Confermata anche l’attuale politica dei dividendi, aggiornata lo scorso ottobre. Quest’ultima che prevede la distribuzione di un importo per azione pari alla cifra maggiore tra i 40,6 centesimi del dividendo del 2025 aumentato del 5% annuo, escluso l’impatto dello IAS 33, e il 65% dell’utile netto rettificato. Il Piano Strategico 2026-2032 di Italgas “consolida una traiettoria di crescita perseguita con lungimiranza e visione coerente”, ha detto l’amministratore delegato Paolo Gallo sottolineando che “l’instabilità geopolitica ha reso evidente che la sicurezza energetica si fonda sulla resilienza e sulla capillarità delle reti infrastrutturali”. “Italgas – sottolinea – è impegnata esattamente in questo: realizzare e gestire reti smart, digitali e flessibili capaci di rafforzare la competitività dei sistemi energetici in cui operiamo e di supportare la diversificazione delle fonti”. “Un piano di questa portata – sottolinea ricordando i 13 miliardi di euro previsti – è un atto di responsabilità verso le comunità e i territori che serviamo, e un impegno di lungo periodo verso i paesi in cui siamo presenti”. “I 13 miliardi di euro di investimenti – sottolinea Gallo – renderanno il nostro network ancora più smart, capillare e flessibile, pronto anche ad accogliere le molecole verdi e supportare un sistema energetico sempre più esposto all’instabilità internazionale e agli impatti sui mercati delle commodity”. “Insieme alle efficienze che saremo in grado di generare -argomenta il manager – questi investimenti contribuiranno a rendere l’energia più accessibile e competitiva, con benefici concreti per l’intero sistema economico e sociale dei paesi in cui operiamo, favorendo sviluppo industriale e crescita di lungo periodo”. Italgas punta a cogliere le opportunità che si stanno aprendo. “Oggi non annunceremo niente – ha detto l’amministratore delegato di Italgas Reti – ma valuteremo tutte le opportunità che si presentano”. “Stiamo marciando bene e stiamo alzando l’asticella”, ha sottolineato invece Gallo ricordando che “nel piano stimiamo 280 milioni di sinergie, nel primo trimestre hanno raggiunto i 90 milioni e saliranno a 130 milioni a fine anno”. Inoltre il gruppo dallo scorso ottobre sta lavorando a un’applicazione di intelligenza artificiale in grado di creare “una maggiore efficienza dei costi”. “Su Roma, la nostra concessione più grande, se ci saranno concorrenti saremo ben contenti”, ha poi detto Gallo, sottolineando che “in questi anni abbiamo maturato un vantaggio competitivo importante e noi saremo felici di metterlo in pratica”. “Ci fa piacere utilizzare i nostri vantaggi competitivi con le gare”, osserva il manager. La concessione per la distribuzione del gas a Roma, scaduta nel 2024, è attualmente gestita in proroga da Italgas.
Eni, Edi Rama incontra l’ad Descalzi
L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha incontrato ieri a Tirana il Primo Ministro della Repubblica d’Albania, Edi Rama.All’incontro hanno partecipato anche il Ministro dell’Energia e delle Infrastrutture, Enea Karakaçi, e il Ministro dell’Economia e dell’Innovazione, Delina Ibrahimaj. Nell’ambito dell’incontro, Eni, il Ministero dell’Energia e delle Infrastrutture, e il Ministero dell’Economia e dell’Innovazione hanno firmato un memorandum d’intenti per la realizzazione congiunta di uno studio di fattibilità mirato alla costituzione e gestione una riserva strategica nazionale di idrocarburi e di un hub energetico nel Paese. Il Primo Ministro e l’AD di Eni hanno altresì condiviso aggiornamenti sulle diverse attività di Eni nel Paese, con particolare riferimento al progetto di interconnessione elettrica rinnovabile merchant Albania-Italia e alle attività esplorative. Eni è stata presente in Albania nei primi anni ’90 ed è rientrata nel Paese nel 2019.
Saipem avvia le operazioni per il progetto offshore GranMorgu in Suriname
Saipem ha ufficialmente avviato le operazioni per il progetto offshore GranMorgu in Suriname, con l’arrivo della nave multiuso da costruzione Normand Navigator al porto commerciale Jules Sedney Harbour, a Paramaribo. L’unità è ora ormeggiata e pronta a iniziare le attività preliminari. Il progetto GranMorgu, operato da TotalEnergies (40%) insieme ai partner APA Corporation (40%) e Staatsolie (20%), è situato nel Blocco 58, a 150 km dalla costa, e rappresenta il primo progetto di sviluppo di petrolio offshore su larga scala del Suriname. L’avvio è previsto nel 2028. Il contratto assegnato a Saipem nel 2024 comprende ingegneria, approvvigionamento, fornitura, costruzione, installazione, pre-commissioning e assistenza per il commissioning e la fase di start-up del pacchetto Subsea Umbilicals, Risers and Flowlines (SURF), a profondità d’acqua comprese tra 100 e 1.100 metri. Per la campagna offshore, Saipem impiegherà una combinazione di navi con capacità di posa S-Lay e J-Lay, fornendo così la soluzione ottimale per l’installazione delle condotte. Per gestire gli importanti volumi di equipment richiesti per l’esecuzione del pacchetto SURF da parte di Saipem, l’azienda sta adottando un approccio basato sull’utilizzo di due basi di supporto marittimo. Saipem si è infatti assicurata un importante hub logistico presso il porto commerciale Jules Sedney Harbour. Con una superficie stimata tra 30.000 e 40.000 metri quadri, questa struttura è dedicata alla ricezione, movimentazione e stoccaggio di tutte le condotte, equipment e container standard in arrivo, prima del loro caricamento a bordo delle navi di supporto dirette ai campi offshore. Come secondo hub dell’approccio di Saipem, la base di supporto marittimo DORDT, anch’essa a Paramaribo, servirà a ricevere, stoccare e gestire strutture subsea pesanti e collettori, mantenendo le fabbricazioni ad alto tonnellaggio separate e ottimizzate per la messa in opera. Attraverso l’utilizzo di porti, servizi di movimentazione dei materiali e reti di trasporto locali, la campagna subsea porterà alla creazione di valore all’interno della filiera del Suriname, confermando l’impegno di lungo periodo di Saipem nel Paese.
Adr: nel 2025 oltre 31 mld di valore aggiunto generato dagli aeroporti di Fiumicino e Ciampino
Nel 2025 il sistema aeroportuale romano gestito da Aeroporti di Roma ha generato un impatto socioeconomico complessivo pari a 31,3 miliardi di euro di valore aggiunto e ha attivato oltre 590 mila posti di lavoro a livello nazionale. Il “Leonardo da Vinci” si conferma quindi il principale motore del sistema, con un contributo pari a 28,3 miliardi di euro di valore aggiunto e oltre 538 mila posti di lavoro attivati a livello nazionale. E’ quanto emerge dallo studio realizzato da ADR con il supporto di PTS, secondo la metodologia internazionale di ACI Europe e sulla base delle più recenti matrici economiche ISTAT, che misura
gli effetti diretti, indiretti, indotti e catalitici prodotti dagli aeroporti della Capitale sull’economia italiana. Il contributo generato dagli scali di Fiumicino e Ciampino equivale a circa l’1,6% del PIL nazionale e all’1,9% dell’occupazione italiana, confermando il ruolo strategico dei due scali come infrastrutture chiave per la competitività del Paese. Lo studio evidenzia inoltre una crescita costante dell’impatto generato dagli aeroporti di Roma: rispetto al 2024, il valore economico condiviso attivato dagli scali è aumentato di circa 500 milioni di euro (+2%), mentre l’impatto occupazionale complessivo è cresciuto di oltre 50 mila posti di lavoro (+10%), considerando gli effetti diretti, indiretti, indotti e catalitici. Secondo lo studio, il valore degli aeroporti di Roma non si esaurisce nelle attività direttamente collegate al trasporto aereo, ma si estende all’economia resa possibile dalla connettività internazionale: turismo, consumi, logistica, servizi, investimenti e filiere produttive attivate lungo tutta la catena del valore.
Leonardo presenta il ‘Transition Plan 2026’: crescita e resilienza a supporto della competitività di lungo periodo
Per Leonardo, crescita del business e riduzione dell’intensità nell’utilizzo delle risorse rappresentano sempre più leve integrate della strategia industriale e finanziaria del Gruppo. Con il “Transition Plan 2026”, Leonardo consolida il proprio percorso di transizione climatica e ambientale come elemento strutturale del Piano Industriale e della strategia di business di lungo periodo, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza, la competitività e la capacità di generare valore sostenibile nel tempo. Il “Transition Plan 2026” si inserisce nel quadro del Piano Industriale 2026-2030 di Leonardo, che prevede circa 1,2 miliardi di euro di investimenti collegati agli obiettivi di transizione climatica. Tale impegno conferma la volontà del Gruppo di orientare l’allocazione del capitale verso iniziative in grado di sostenere efficienza, innovazione e mitigazione dei rischi connessi alla transizione. In parallelo, il 79% delle fonti di finanziamento di Leonardo risulta oggi collegato a parametri ESG attraverso strumenti dedicati, a conferma della crescente integrazione tra sostenibilità, strategia finanziaria e gestione del capitale. La capacità di execution del Piano è supportata anche dal capitale umano e dalle competenze tecnologiche del Gruppo: il 64% della forza lavoro possiede qualifiche STEM e oltre 37.000 dipendenti hanno partecipato a programmi di formazione sulle tematiche di sostenibilità nell’ultimo anno. Questi elementi rappresentano un fattore abilitante per sostenere la trasformazione industriale, digitale e ambientale di Leonardo. Il “Transition Plan 2026” si articola su tre pilastri – Ambition, Actions e Accountability – che comprendono strategia climatica, investimenti, gestione delle risorse naturali e circolarità, insieme a una Just Transition focalizzata su competenze, inclusione e persone. La transizione digitale costituisce un abilitatore trasversale del Piano, integrando dati, tecnologie e competenze per supportare il raggiungimento degli obiettivi definiti. I risultati già conseguiti confermano la solidità del percorso intrapreso. A fronte di una crescita dei ricavi del 41% (baseline al 2019), Leonardo ha ridotto le emissioni dirette Scope I e Scope II MB (Market Based) del 44% (baseline al 2020), registrando una riduzione del 32% degli acquisti di energia elettrica dalla rete esterna, del 23% dei prelievi idrici e del 22% dei rifiuti, (baseline al 2019). Tali performance evidenziano la capacità di Leonardo di coniugare crescita, efficienza operativa e riduzione dell’impattoambientale. Il Piano rafforza inoltre l’approccio del Gruppo alla gestione dei rischi climatici anche lungo la catena di fornitura e accelera le iniziative sulle materie prime critiche, anche attraverso il progetto CRM4Defence. Queste azioni mirano a migliorare la capacità di Leonardo di anticipare vulnerabilità emergenti, salvaguardare la continuità operativa e presidiare la sicurezza degli approvvigionamenti nel lungo periodo. La strategia di Leonardo continua a ricevere riconoscimenti a livello internazionale: il Gruppo è stato recentemente confermato leader ESG negli indici Dow Jones Best-in-Class per il sedicesimo anno consecutivo, ottenendo il punteggio più alto nel settore Aerospace, Defence & Security (AD&S) e distinguendosi in modo significativo rispetto ai peer internazionali.
Proxigas: necessario decarbonizzare il settore gas ma preserviamo competitività e sicurezza degli approvvigionamenti
Accelerare lo sviluppo della filiera della cattura, utilizzo e stoccaggio della CO2 (CCUS) e garantire che l’attuazione del Regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di metano non comprometta la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Sono questi due i principali messaggi portati da Proxigas nel corso dell’audizione presso l’8a Commissione del Senato sul disegno di legge recante delega per lo sviluppo della CCUS, disposizioni sull’autorità di regolazione per l’idrogeno e misure per l’applicazione del Regolamento UE sulla riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico (Regolamento UE 2024/1787). Nel suo intervento, il Direttore Generale di Proxigas, Marta Bucci, ha ricordato come il gas naturale continui a svolgere un ruolo essenziale nel mix energetico nazionale ed europeo. L’UE e l’Italia, tuttavia, restano fortemente dipendenti dalle importazioni, checoprono rispettivamente circa il 90% e il 96% dei consumi di gas. Dopo la contrazione registrata negli anni della crisi energetica, la domanda si è stabilizzata e mostra oggi segnali di graduale ripresa.
Per l’Associazione, la decarbonizzazione del settore gas rappresenta quindi una priorità strategica e la CCUS costituisce una leva fondamentale per conseguire gli obiettivi climatici fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), chiedendone una rapida approvazione e implementazione.
Ampio spazio è stato dedicato anche all’attuazione del Regolamento europeo sulla riduzione delle emissioni di metano. Il Direttore Bucci ha sottolineato come le emissioni di metano rappresentino circa il 12% delle emissioni nazionali di gas serra e quelle derivanti da usi energetici solo il 13% delle emissioni di metano. Il contributo della filiera italiana del gas è particolarmente contenuto, incidendo per meno del 5% delle emissioni complessive di metano e per circa lo 0,6% delle emissioni nazionali di gas serra. Il DG Bucci ha richiamato l’attenzione sui possibili effetti che le nuove disposizioni potrebbero produrre sulle importazioni di gas e, di conseguenza, sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici, dal momento che gli obblighi previsti riguardano anche il gas prodotto in Paesi extra europei e importato in UE. «Gli importatori – ha dichiarato Marta Bucci – non hanno la possibilità di incidere direttamente sulle attività svolte dai produttori esteri e operano oggi in un contesto geopolitico particolarmente complesso, che ne limita il potere negoziale. È quindi fondamentale che l’attuazione del Regolamento non comprometta la sicurezza e la diversificazione delle forniture energetiche”.
Per questo motivo, Proxigas ha proposto di riconoscere la tutela della sicurezza degli approvvigionamenti come elemento rilevaapplicazione delle sanzioni previste dal Regolamento. L’Associazione ha inoltre chiesto di prevedere un grace period di non applicazione delle sanzioni per le violazioni riferite agli anni 2027-2028-2029, in linea con gli orientamenti della Commissione europea, e in ogni caso di disporre l’applicazione delle sanzioni solo dopo il completamento della normativa necessaria per ottemperare agli obblighi, garantendo un congruo periodo di adeguamento per i produttori.
«La transizione energetica richiede strumenti efficaci, tempi certi e un quadro normativo coerente che consenta agli operatori di investire e programmare con fiducia», ha dichiarato il Direttore Generale di Proxigas. «Lo sviluppo della CCUS rappresenta un passaggio fondamentale per la decarbonizzazione dei settori industriali hard-to-abate e per il raggiungimento de nali. Allo stesso tempo, l’attuazione del Regolamento sulle emissioni di metanodeve preservare la sicurezza e la competitività del sistema energetico europeo. È essenziale accompagnare gli obblighi previsti dalla normativa con regolechiare e tempistiche realistiche».
Prosolia Energy e Coop Reno ampliano la partnership per la fornitura di energia rinnovabile
Prosolia Energy, primario Independent Power Producer (IPP) europeo, e Coop Reno, una delle più importanti cooperative di consumo del Nord Italia, hanno ampliato la propria partnership strategica per la fornitura di energia rinnovabile a sette supermercati dislocati nella regione Emilia-Romagna, attraverso contratti PPA (Power Purchase Agreement) a lungo termine. Con una capacità installata complessiva che sfiora 1 MWp, il portafoglio consente a Coop Reno di trasformare le proprie infrastrutture commerciali in asset energetici strategici capaci di incrementare la competitività, migliorare l’efficienza operativa e rafforzare l’autonomia energetica dei propri centri, supportando al contempo gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) italiano. La collaborazione tra le due aziende è iniziata nel 2024 con lo sviluppo dei primi progetti fotovoltaici in autoconsumo presso i supermercati Coop di Castel Guelfo di Bologna e Ponte Rivabella. Sulla scia del successo di questa fase iniziale, la partnership è stata ora estesa ad altre cinque località: Bagnara di Romagna, Casalfiumanese, Riolo Terme, Silla di Gaggio Montano e Renazzo di Cento. Strutturati sulla base di contratti PPA a 15 anni, i progetti combinano installazioni fotovoltaiche su tetto e pensiline fotovoltaiche, massimizzando l’utilizzo delle infrastrutture commerciali esistenti. Questo approccio non solo consente a Coop Reno di accedere a elettricità rinnovabile a prezzi competitivi senza investimenti di capitale iniziali (zero-CAPEX), ma migliora anche l’esperienza d’acquisto dei clienti offrendo aree di sosta ombreggiate, generando al contempo energia pulita in loco. Dal punto di vista ambientale, il portafoglio consolidato di progetti solari, che raggiunge ora un totale di 784,92 kWp, eviterà attivamente l’emissione di circa 210 tonnellate di CO2 all’anno. Sull’intero ciclo di vita dei contratti PPA, ciò si traduce in oltre 3.150 tonnellate di emissioni di carbonio mitigate. La grande distribuzione rappresenta uno dei settori a più alta intensità energetica in Italia. Secondo i dati forniti da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), gli spazi commerciali della GDO consumano in media 219 kWh per metro quadro all’anno, con circa il 95% di tale fabbisogno legato direttamente al consumo di elettricità per la refrigerazione, i sistemi HVAC e l’illuminazione. Questa dipendenza strutturale dai mercati energetici rende il settore particolarmente esposto alla volatilità dei prezzi, creando al contempo significative opportunità di ottimizzazione attraverso la generazione rinnovabile distribuita. Parallelamente, l’autoproduzione decentralizzata sta rapidamente evolvendo da iniziativa ESG su base volontaria a requisito normativo. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) italiano, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), richiede infatti un’accelerazione della riqualificazione energetica e un incremento sostanziale della generazione da fonti rinnovabili in loco per le grandi strutture commerciali.
NatPower e Tesla firmano un accordo strategico per oltre 25 GWh di sistemi di accumulo di energia a batterie (BESS) in Europa
NatPower e Tesla hanno sottoscritto un accordo strategico per la realizzazione di sistemi di accumulo a batterie (BESS), per una capacità complessiva superiore a 25 GWh, parte della più grande piattaforma in Europa di NatPower da oltre 100GWh. I progetti saranno situati in Italia e nel Regno Unito. NatPower sarà proprietario e gestore degli impianti mentre Tesla fornirà gli innovativi sistemi di accumulo a batterie Megapack, oltre a servizi EPC e di trading strutturati e finanziariamente sostenibili con garanzie pluriennali sul fatturato, attraverso la piattaforma Tesla Autobidder. L’accordo va oltre la fornitura tecnologica: definisce un modello economico integrato che unisce infrastrutture elettriche, capacità industriale e soluzioni avanzate di trading energetico, garantendo la flessibilità e la solidità finanziaria necessarie per realizzare i progetti di grande scala di NatPower. NatPower potrà consolidare la propria leadership nel mercato europeo delle infrastrutture energetiche, grazie allo sviluppo di asset di storage altamente evoluti, capaci di ottimizzare la gestione della capacità elettrica nei prossimi anni. Una sinergia industriale che offre una risposta tempestiva alle esigenze del sistema elettrico, chiamato ad affrontare le sfide della transizione energetica, oggi rese ancora più urgenti dalla crescente domanda generata dall’intelligenza artificiale. Per la prima volta su scala così ampia, i BESS sono sviluppati e allocati attraverso un sistema coordinato che integra produzione, finanziamento ed esecuzione su più Paesi. In un contesto in cui l’energia elettrica è sempre più un fattore critico e, allo stesso tempo, sempre più strategico, la dimensione e i tempi di realizzazione di questo accordo rappresentano un vero abilitatore industriale della crescita economica.
La prima fase di implementazione prevede cinque progetti iniziali, tra Italia e Regno Unito, parte di un programma con una capacità complessiva target superiore a 100 GWh. Il valore aggregato delle costruzioni sull’intero perimetro del progetto è stimato tra i 4 e i 5 miliardi di dollari e i ricavi previsti per i progetti, nei prossimi 20 anni, saranno oltre 15 miliardi di dollari. Per la prima volta su questa scala, l’approvvigionamento, il finanziamento e l’esecuzione dei sistemi BESS vengono coordinati tra più giurisdizioni all’interno di un unico quadro integrato, collegando direttamente l’allocazione della capacità produttiva alla realizzazione dei progetti. L’accordo risponde contemporaneamente a cinque esigenze operative chiave: Riserva della capacità produttiva, accesso alla rete e connessione, autorizzazioni e conformità regolatoria, struttura finanziaria, pianificazione dell’esecuzione e gestione delle tempistiche. Con oltre 25 GWh, la capacità di storage coperta da questo accordo costituisce un’infrastruttura di rete di rilevanza sistemica. Gli asset installati forniranno stabilizzazione della rete, ottimizzazione della generazione rinnovabile e capacità di dispacciamento per utenti ad alta domanda, tra cui data center e industrie a elevata intensità energetica. Questa iniziativa risponde direttamente alle crescenti pressioni sulla domanda nei sistemi elettrici europei, trainate dall’elettrificazione, dall’intermittenza delle rinnovabili e dall’esplosione della domanda energetica legata all’intelligenza artificiale, in un contesto in cui la capacità di realizzazione è diventata il principale vincolo all’espansione del sistema energetico.
“La rilevanza di questo accordo risiede nella sua capacità di trasformare lo sviluppo dei progetti in realizzazioni concrete. Il settore dispone di tecnologie e capitali, ma continua a incontrare difficoltà nel garantire la realizzazione delle infrastrutture in modo continuo rispettando le tempistiche richieste. Con Tesla abbiamo costruito un ecosistema in grado di allineare capitale ed esecuzione, replicabile su più mercati. Oggi, con questo accordo strategico, avviamo la realizzazione dei primi cinque grandi progetti sviluppati negli ultimi anni tra Italia e Regno Unito. Si tratta di un momento storico per le nostre aziende, non solo per la portata dell’accordo, ma anche per l’impatto che avrà sulle infrastrutture energetiche”, ha dichiarato Fabrizio Zago, CEO di NatPower. “Tesla è entusiasta di avviare una collaborazione di lungo periodo con NatPower, un’azienda che ha una visione chiara volta ad accelerare la diffusione dei sistemi di accumulo a batterie in Europa in modo rapido ed efficiente. Il nostro team di esperti contribuirà ad accelerare questo sviluppo grazie a un’offerta verticalmente integrata, che comprende hardware, software, costruzione, ottimizzazione del trading e servizi, con l’obiettivo di accelerare la messa in esercizio dei progetti e garantirne un funzionamento efficiente lungo l’intero ciclo di vita” — ha dichiarato Mike Snyder, VP Tesla Energy & Charging. L’accordo incrementa significativamente la capacità di storage e di trading del sistema e introduce un modello replicabile per la riserva, l’allocazione e la conversione della capacità industriale in infrastrutture operative, in un contesto di vincoli sempre più stringenti. In un contesto in cui la domanda energetica è in forte crescita, la capacità di esecuzione diventa il fattore determinante.
Nasce Accenture Capital Projects, al via una nuova generazione di grandi progetti infrastrutturali
Accenture entra nel settore dei grandi progetti infrastrutturali annunciando la nascita di “Accenture Capital Projects and Engineering Services”, una nuova realtà dedicata a trasformare radicalmente il modo in cui le grandi infrastrutture del Paese vengono ideate, progettate e realizzate.
Accenture Capital Projects and Engineering Services nasce dall’integrazione delle competenze di Accenture con l’esperienza del Gruppo IQT e di Fibermind nei campi dell’ingegneria civile, infrastrutturale e industriale. La nuova organizzazione conta oltre 1.200 professionisti e porta in Italia il modello globale Infrastructure and Capital Projects di Accenture, combinando ingegno umano, dati e intelligenza artificiale per supportare la realizzazione di infrastrutture più efficienti, resilienti e sostenibili.
La nuova realtà opererà nei principali settori strategici per il Paese: dalla progettazione di reti di distribuzione elettrica e gas, a quelle di telecomunicazione fissa e mobile, dalle grandi opere civili, ai data center e agli impianti industriali, contribuendo alla modernizzazione delle infrastrutture che sostengono la competitività e la crescita dell’Italia.
“Per anni la trasformazione digitale delle imprese e quella delle infrastrutture fisiche hanno seguito percorsi distinti. Oggi convergono: dati, piattaforme e intelligenza artificiale non stanno solo cambiando il modo di lavorare delle aziende, ma anche il modo di concepire, progettare, costruire e gestire le grandi opere” – ha dichiarato Teodoro Lio, Amministratore Delegato di Accenture Italia. “Con Accenture Capital Projects & Engineering Services portiamo questa convergenza nel mondo delle infrastrutture, integrando competenze ingegneristiche, tecnologie digitali e intelligenza artificiale per aiutare le aziende a realizzare progetti più efficienti, con maggiore controllo su tempi, costi e sostenibilità. L’obiettivo è contribuire a una nuova generazione di infrastrutture capaci di creare valore nel lungo periodo e accelerare la trasformazione energetica, industriale e digitale del Paese”.
“L’Italia si trova di fronte a un’opportunità senza precedenti: secondo il più recente Rapporto sullo stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie, il valore degli investimenti ha superato quota 500 miliardi di euro per lo sviluppo e l’ammodernamento delle infrastrutture del Paese – ha dichiarato Fabio Fantauzzi, Responsabile Supply Chain & Engineering di Accenture Italia. “Eppure, secondo lo studio Accenture Blueprint for Success, oltre il 90% dei capital projects non rispetta tempi o budget iniziali e solo il 6% delle organizzazioni raggiunge livelli di eccellenza operativa. Per colmare questo divario Accenture offre un nuovo approccio che punta a rivoluzionare l’esecuzione dei capital projects, abbattendo costi, tempi e rischi e potenziando in modo significativo l’integrazione e la collaborazione lungo l’intera filiera degli stakeholder”.
La nuova organizzazione punta, inoltre, a valorizzare una nuova generazione di profili con competenze ibride, capaci di combinare l’ingegneria tradizionale con le potenzialità offerte dal digitale, dai dati e dall’intelligenza artificiale. Riunendo ingegneri, specialisti del digitale e data scientist, Accenture Capital Projects and Engineering Services mette a disposizione dei clienti competenze multidisciplinari e capacità di innovazione su scala globale per affrontare le sfide infrastrutturali più complesse.
Porti, a Palermo al via l’utilizzo di droni
È stato sottoscritto lo scorso 25 maggio a Palermo il Protocollo d’intesa tra l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia Oocidentale, rappresentata dal presidente Annalisa Tardino, e STRADAai – STRADA Artificial Intelligence S.r.l., rappresentata dall’amministratore delegato Giulio Segurini, finalizzato allo sviluppo e all’integrazione di operazioni con droni nelle attività portuali. L’accordo rappresenta una tappa decisiva nel percorso di trasformazione del porto di Palermo, che guarda al futuro con l’ambizione di diventare punto di riferimento per l’innovazione dell’intero sistema portuale del Mediterraneo. L’iniziativa punta alla sperimentazione e all’integrazione di tecnologie UAS e dei sistemi U-space, ovvero servizi digitali che permettono di “organizzare il traffico dei droni”, come avviene per gli aerei, ma a bassa quota. L’U-space è fondamentale per far convivere in modo sicuro ed efficiente i droni con le attività portuali, evitando interferenze e migliorando il coordinamento delle operazioni. Il protocollo rafforza così sicurezza, resilienza, monitoraggio delle infrastrutture e capacità operativa, posizionando Palermo come un modello innovativo e replicabile, in linea con le normative europee e nazionali sulla mobilità aerea avanzata. Attraverso la collaborazione con STRADAai, importante Startup Italiana leader nel settore, l’Autorità portuale intende avviare un programma strutturato dedicato all’utilizzo dei droni per attività quali il monitoraggio delle infrastrutture portuali, il supporto alla security, l’ispezione di banchine e navi, il monitoraggio ambientale, la risposta rapida in caso di emergenza e lo sviluppo di nuovi servizi logistici e tecnico-nautici.
Il primo passo fondamentale per il porto di Palermo è la presentazione della richiesta di istituzione dello U‑Space alle autorità competenti. Questo rappresenta un momento decisivo non solo per lo sviluppo del porto, ma per l’intero sistema portuale del Mediterraneo. L’attivazione dello U‑Space consentirà di integrare in modo sicuro e regolamentato le operazioni con droni nello spazio aereo portuale, aprendo la strada a servizi innovativi per la sicurezza, la logistica, il monitoraggio ambientale e l’efficienza operativa. Palermo si candida così a diventare un porto all’avanguardia, un riferimento tecnologico nel Mediterraneo, capace di attrarre investimenti, competenze e nuovi modelli di business legati alla digitalizzazione e alla mobilità aerea avanzata. Particolare attenzione sarà dedicata alla formazione degli operatori portuali locali e dei barcaioli, affinché l’introduzione dei droni non sia soltanto un processo tecnologico, ma anche un’occasione di crescita professionale e di sviluppo di nuove competenze operative nel sistema portuale palermitano.
“Con questo protocollo – dichiara il presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, Annalisa Tardino – il porto di Palermo compie un passo concreto verso un modello portuale più sicuro, digitale e resiliente. L’utilizzo dei droni e dei sistemi U-space può rappresentare un importante strumento di supporto alle attività operative, alla sorveglianza, al monitoraggio delle infrastrutture e alla gestione delle emergenze, rafforzando il ruolo strategico del nostro scalo nel Mediterraneo”. “STRADAai è orgogliosa di affiancare l’Autorità di Sistema Portuale in questo percorso – dichiara Giulio Segurini, Amministratore Delegato di STRADAai –. Palermo ha tutte le caratteristiche per diventare un hub mediterraneo dell’innovazione portuale basata sui droni. Il nostro obiettivo è portare competenze tecnologiche, regolatorie e operative per costruire un modello sicuro, sostenibile e replicabile anche in altri porti italiani ed europei”.
A conferma del valore tecnologico e strategico di questo percorso, STRADAai – insieme a Poliedra Sanità, realtà specializzata nei servizi sanitari – è stata selezionata per la Fase 2 del programma europeo STEP (Strategic Technologies for Europe Platform) con il progetto Droneport Sicily, dedicato alla continuità territoriale tra porti e isole per il trasporto sanitario tramite droni, che vede al centro l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale. Tra le attività previste rientrano workshop tecnici, programmi di formazione e capacity building, analisi di fattibilità per nuovi servizi portuali basati su droni, mappatura delle Zone Geografiche UAS nell’area portuale di Palermo, sviluppo di almeno un progetto pilota e valutazione delle opportunità di accesso a finanziamenti europei per infrastrutture U-space portuali. Il Protocollo ha durata triennale e costituisce un quadro di cooperazione istituzionale e tecnica, senza obblighi finanziari vincolanti tra le Parti, finalizzato a creare le condizioni per l’avvio di progettualità operative e sperimentali nel porto di Palermo.Con questa iniziativa, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale conferma la volontà di promuovere innovazione, sicurezza e competitività del sistema portuale, candidando Palermo a diventare un punto di riferimento nel Mediterraneo per l’integrazione dei droni nelle attività portuali.
Maccaferri rafforza il leadership, nominato Vikramjiet Roy head of global sales performance
Officine Maccaferri, platform company di Ambienta SGR e leader globale nelle soluzioni per l’ingegneria civile e ambientale, ha annunciato la nomina di Vikramjiet Roy a Head of Global Sales Performance &Strategy, riportando direttamente a Stefano Susani, ceo del Gruppo. Alla guida delle operation in India e nel Sud-Est Asiatico Pacifico, Roy ha svolto un ruolo chiave nell’espansione della presenza di Maccaferri in alcuni dei mercati infrastrutturali a più rapida crescita al mondo, sviluppando solide relazioni con i clienti e promuovendo una crescita sostenibile nell’intera regione. Nel suo nuovo ruolo, Roy supervisionerà il rafforzamento dell’architettura commerciale globale del Gruppo, guiderà iniziative di sales excellence, supporterà le opportunità di crescita strategica e i programmi di espansione nei mercati, e favorirà una maggiore integrazione tra regioni, business unit e segmenti chiave della clientela.
Nell’ambito delle sue nuove responsabilità, sosterrà l’avanzamento dell’account management strategico globale, lo sviluppo delle capacità commerciali, l’adozione di strumenti digitali di sales enablement e l’individuazione di sinergie di ricavi all’interno del portafoglio diversificato di soluzioni ingegneristiche di Maccaferri. Questa nomina riflette la continua evoluzione di Maccaferri in una società di soluzioni ingegneristiche integrata a livello globale, focalizzata sulla fornitura di soluzioni innovative, sostenibili e orientate alla creazione di valore per i clienti in un’ampia gamma di settori: dai trasporti alle infrastrutture urbane, dalla protezione ambientale alla mitigazione dei rischi geologici, fino alle opere idrauliche e altri segmenti. Man mano che il Gruppo continua a portare avanti la propria strategia di crescita, espandere la presenza internazionale e rafforzare la collaborazione tra business unit e regioni, Vikramjiet Roy guiderà iniziative volte a migliorare le performance commerciali, accrescere l’efficacia del go-to-market e supportare l’execution delle priorità strategiche di lungo periodo del Gruppo. A tal fine, le sue priorità immediate includeranno l’accelerazione della crescita del business in mercati ad alto potenziale e in rapida espansione come Nord America, India, Sud-Est Asiatico e Pacifico, nonché Medio Oriente e Africa, facendo al contempo leva sulla solida presenza del Gruppo in Europa e America Latina per condividere best practice e modelli di successo comprovati tra le diverse regioni. Un altro obiettivo chiave sarà promuovere una crescita costante e di alta qualità nei segmenti Security and Resilience, Tunneling e Mining su un perimetro geografico più ampio.
“La nomina di Vikram – commenta Susani – rappresenta un passo importante nel rafforzamento della leadership commerciale globale di Maccaferri e nel sostegno alla continua evoluzione del Gruppo come piattaforma globale di soluzioni ingegneristiche. Mentre i mercati infrastrutturali di tutto il mondo continuano a crescere e trasformarsi, stiamo investendo nelle persone, nelle competenze e nel coordinamento globale delle vendite per potenziare ulteriormente la nostra capacità di servire i clienti nelle diverse regioni. Vikram porta con sé una profonda conoscenza del nostro business e una solida esperienza nei mercati ad alta crescita, e svolgerà un ruolo chiave nell’accelerare la nostra efficienza commerciale, rafforzare il nostro posizionamento internazionale e sostenere la prossima fase di espansione del Gruppo.”
Tassa mini-pacchi, Aice-Confcommercio: bene proroga tassa, evitare effetto ‘3+2’
Bene la decisione del Governo, in particolare del MEF, di prorogare al primo ottobre l’entrata in vigore del contributo amministrativo di 2 euro sui pacchi di modico valore provenienti da Paesi extra Ue. Si tratta di una scelta che va nella direzione giusta, peraltro auspicata da Aice-Confcommercio, che evita l’effetto 3+2, cioè la somma tra il dazio specifico europeo di 3 euro e il contributo nazionale, scongiura la perdita di traffico per il sistema logistico italiano ed evita distorsioni di mercato e quindi condizioni di concorrenza sleale. La proroga ad ottobre dovrebbe coincidere anche con la prevista entrata in vigore della handling fee (tassa di gestione) europea di 2 euro che, quindi, andrebbe a eliminare definitivamente la tassa nazionale e a mantenere condizioni uniformi in un mercato unico, che è anche unione doganale, quale è l’Unione europea: questo il commento di Aice- Confcommercio (Associazione Italiana Commercio Estero) alla proroga dell’entrata in vigore della norma sulla tassa da due euro sui ‘mini-pacchi’provenienti da Stati extra-Ue decisa dal Consiglio dei Ministri.
Ais, Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili consolida e ridisegna gli assetti di vertice: ecco la nuova Governance
Si è svolta ieri a Milano l’assemblea annuale di AIS, Associazione Infrastrutture Sostenibili think tank tecnico – culturale d’eccellenza, impegnato a diffondere e ad affermare la cultura della progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture secondo criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Ne fanno parte 150 soci, tra collettivi e individuali, protagonisti nella progettazione, esecuzione e gestione delle infrastrutture, che oggi esprimono complessivamente oltre il 3% del PIL nazionale, tra cui Autostrade per l’Italia, Cassa Depositi e Prestiti, Enel, Gruppo Ferrovie dello Stato, Snam, Saipem, Tecne, Webuild, le principali società italiane di progettazione oltre ai grandi gruppi industriali del cemento e dell’acciaio. La nuova governance che guiderà l’Associazione per i prossimi tre anni vede la conferma del Presidente Lorenzo Orsenigo, presidente di ICMQ e del Vicepresidente Vicario Luca Ferrari, CEO di Harpaceas srl, con delega alla digitalizzazione e all’innovazione. A lui si affianca, in veste di vicepresidente con delega alle relazioni istituzionali e alla comunicazione, Alfredo Martini già direttore e segretario generale dell’Associazione. Il Consiglio Direttivo, che conta complessivamente 23 membri, si rinnova allargando la base e la condivisione strategica. Insieme ai componenti storici, come il Gruppo FS e Tecne – Gruppo Autostrade per l’Italia, fanno il loro ingresso nel Consiglio altre partecipate dello Stato come Cassa Depositi e Prestiti ed Enel. Composizione completa del nuovo Consiglio Direttivo di AIS: rappresentanti dei Soci Collettivi: ambiente – Patrizia Vianello; Calzoni SpA – Giacomo Calzoni; Cassa Depositi e Prestiti, Massimiliano Pulice; eambiente, Gabriella Chiellino; Enel Italia, Giovanni Tula; Ferrovie dello Stato Italiane, Gualtiero Poso; GEEG, Diego Sebastiani; Harpaceas, Luca Ferrari; ICMQ, Lorenzo Orsenigo; I.CO.P. Piero Petrucco; Istituto I.R.I.D.E. Mauro Di Prete; Officine Maccaferri, Stefano Susani; Ontier Italia, Giuseppe Fabrizio Maiellaro; Politecnica, Marcello Mancone; Tecne – Gruppo Autostrade per l’Italia, Sara Frisiani; Tecnostrutture, Franco Daniele; Tunnel Euralpin Lyon Turin (TELT) – Manuela Rocca. Rappresentanti dei soci Individuali: Marcello Astolfi, Paola Brambilla, Fulvio Lino Di Blasio, Alfredo Martini, Francesco Polverari, Andrea Versolato.
A tracciare un bilancio e ad annunciare il rinnovo del consiglio direttivo di AIS è il presidente Lorenzo Orsenigo. “Sei anni di crescita straordinaria, il consolidamento come punto di riferimento normativo e strategico nel settore e la nostra visione fermamente rivolta al futuro della transizione ecologica”. “Nata il 26 giugno 2020, in piena emergenza pandemica con soli quattro soci fondatori, AIS ne conta oggi 150 tra i più autorevoli player e professionisti dell’intera filiera. Un’evoluzione che ne testimonia l’autorevolezza, tanto che i Position Paper elaborati dai nostri gruppi di lavoro sono stabilmente richiamati all’interno delle linee guida delle stazioni appaltanti e nei bandi pubblici. AIS è una realtà associativa sempre più importante e per crescere ha bisogno di una governance condivisa con un maggior numero di componenti. Oggi viene rinnovato un consiglio all’insegna della continuità ma con un forte spirito di rinnovamento, che avrà il delicato compito di definire il piano strategico dei prossimi tre anni. Il nuovo organo direttivo sarà chiamato a guidare l’associazione in una fase cruciale per il Paese, dove la spinta verso la transizione green richiede un cambio di passo decisivo”. “Il nostro obiettivo” – conclude Orsenigo – “è di dare una forte accelerata alla sostenibilità infrastrutturale, coinvolgendo anche il capitale finanziario”.
Da Napoli la sfida globale agli hacker: nasce Nexplore, la tecnologia che può salvare miliardi di dati dagli attacchi informatici
Parte da Napoli una nuova offensiva tecnologica contro gli hacker e il cybercrime internazionale. Una sfida che punta a contrastare uno dei fenomeni più costosi e pericolosi dell’economia digitale contemporanea: la perdita, il blocco o la compromissione di enormi quantità di dati causati ogni anno da ransomware e attacchi informatici. Un’emergenza globale che coinvolge aziende, banche, ospedali, infrastrutture strategiche e pubbliche amministrazioni in tutto il mondo e che genera danni economici per miliardi di euro. In questo scenario nasce Nexplore, il nuovo servizio sviluppato dalla partnership tra NetCom Group, società di ingegneria con quartier generale a Napoli e sedi in tutta Italia e in diversi Paesi del mondo, ed Esplores, realtà tecnologica italiana fondata nel 2018 da Angelo Khatib dopo oltre dieci anni di esperienza maturata nel settore dei Big Data. L’obiettivo è ambizioso: consentire ad aziende e istituzioni di recuperare, ricostruire e valorizzare il proprio patrimonio informativo anche quando questo risulta frammentato, disperso tra sistemi differenti o compromesso da un attacco informatico. In altre parole, fornire uno strumento capace di intervenire proprio dove i cyber criminali cercano di colpire più duramente: il patrimonio dei dati. Quando un attacco informatico colpisce un’organizzazione, infatti, il danno più grave non è soltanto il blocco temporaneo dei sistemi. Sempre più spesso ransomware e gruppi criminali riescono a cifrare, cancellare o rendere inutilizzabili informazioni essenziali, paralizzando attività produttive, servizi pubblici e processi decisionali.
Oggi i dati aziendali non risiedono più in un unico archivio. Sono distribuiti tra database, piattaforme cloud, software gestionali, sistemi ERP e CRM, e-mail, documenti e applicazioni sviluppate nel corso degli anni. Una complessità che spesso rappresenta un limite operativo, ma che può trasformarsi in una risorsa strategica quando è necessario recuperare rapidamente informazioni critiche. Nexplore nasce proprio per affrontare questa sfida. A differenza dei tradizionali sistemi basati sulla centralizzazione dei dati all’interno di Data Lake o Data Warehouse, la piattaforma utilizza un approccio definito “Connect, don’t Collect”, collegando le diverse sorgenti informative senza duplicarle o spostarle. “Le grandi organizzazioni si trovano spesso con enormi quantità di informazioni distribuite tra sistemi diversi e sviluppati in epoche differenti», spiega Angelo Khatib, founder e CEO di Esplores. «Il nostro obiettivo è consentire alle aziende di esplorare immediatamente il proprio patrimonio informativo senza dover spostare o replicare i dati».
La tecnologia alla base di Nexplore utilizza avanzate funzionalità di Data Exploration, Discovery e Federation, consentendo di individuare rapidamente informazioni distribuite tra sistemi differenti, ricostruire relazioni tra dati apparentemente scollegati e recuperare una parte significativa del patrimonio informativo compromesso. Il cuore della piattaforma è rappresentato dal sistema di Cross Exploration & Discovery, capace di analizzare contemporaneamente dati strutturati e non strutturati, individuando connessioni, duplicazioni, contenuti sensibili e correlazioni spesso invisibili ai sistemi tradizionali. La collaborazione tra NetCom ed Esplores nasce dall’incontro tra competenze complementari. Da una parte l’esperienza maturata da Esplores nell’enterprise data management e nella gestione federata dei dati; dall’altra la solidità industriale e ingegneristica di NetCom Group, attiva da anni nei settori ad alta innovazione e fortemente impegnata nello sviluppo di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.
«Con Nexplore mettiamo a disposizione del mercato una piattaforma che unisce capacità di analisi avanzata, governance del dato e intelligenza artificiale», sottolinea Domenico Lanzo, presidente di NetCom Group. «L’obiettivo è aiutare imprese e istituzioni a trasformare i dati in un vero patrimonio strategico, migliorando resilienza, competitività e capacità decisionale. La collaborazione con Esplores ci consente di offrire una soluzione innovativa, unica nel suo genere, che guarda al futuro della gestione intelligente delle informazioni». Sul fronte dell’AI la sinergia tra le due realtà è destinata a rafforzarsi ulteriormente. La piattaforma è infatti in continua evoluzione per sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale nella generazione di insight, nell’individuazione di pattern nascosti, nell’analisi predittiva e nell’identificazione automatica di correlazioni tra dati eterogenei. Il risultato è la costruzione di una vera Single Source of Truth, una visione unificata del patrimonio informativo aziendale capace di trasformare dati frammentati in conoscenza utilizzabile. In un’epoca in cui gli attacchi cyber rappresentano una minaccia quotidiana per imprese e istituzioni, la capacità di sapere dove si trovano i dati, come sono collegati tra loro e come recuperarli rapidamente può fare la differenza tra una semplice emergenza informatica e una crisi capace di compromettere il futuro di un’organizzazione. Da Napoli arriva una risposta tecnologica che punta a trasformare questa sfida in una nuova opportunità di resilienza e sicurezza digitale.
Italia – Germania, nasce una nuova alleanza strategica per il futuro dello stoccaggio termico in Europa
In risposta alla crescente domanda di soluzioni efficienti a supporto della transizione energetica europea, l’azienda italiana I-TES s.r.l., pioniera nello stoccaggio termico compatto a PCM organico, annuncia la collaborazione con le tedesche Axiotherm GmbH, azienda leader nello sviluppo e nella produzione di materialia cambiamento di fase, e kraftBoxx GmbH, specialista nell’integrazione di sistemi per energie rinnovabili. Un’alleanza che mira alla distribuzione sul territorio DACH (Germania, Austria e Svizzera) dei sistemi di accumulo I-TES, che potranno essere abbinati a materiali a cambiamento di fase (PCM) di alta qualità con certificazione RAL prodotti da Axiotherm in un intervallo di temperature senza precedenti, con potenziali applicazioni che spaziano dall’HVAC al teleriscaldamento. La commercializzazione sul territorio DACH sarà gestita attraverso la consolidata rete di partner di kraftBoxx GmbH, specializzata nell’integrazione di soluzioni di accumulo termico per applicazioni di riscaldamento e raffreddamento. Il vantaggio strategico risiede nell’architettura di sistema aperta: l’alleanza offre una soluzione flessibile per un’intera gamma di applicazioni, rivolgendosi così a un mercato più ampio. Per I-TES, questa partnership rappresenta un accesso immediato e capillare ad alcuni dei mercati europei chiave per le tecnologie di riscaldamento e raffreddamento.
Stadio della Roma, salgono a 17 i pareri
Salgono a 17 i pareri in conferenza dei servizi per il nuovo stadio della Roma a Pietralata. Come si legge dalla pagina ufficiale dedicata del Comune, dopo i primi cinque documenti sono arrivati anche i rilievi di altri soggetti tra cui Grandi Stazioni, Areti, Mic, Roma Capitale, Regione Lazio (Direzione infrastrutture) e Asl Roma 2.
L’organo del ministero della Cultura ha ricordato che le indagini archeologiche preventive nell’area di Pietralata sono tuttora in corso. La Soprintendenza ha ribadito le proprie prescrizioni, tra cui la necessità di “riportare in luce la villa romana” e altri reperti antichi emersi durante gli scavi, con l’obbligo di adottare adeguate misure di tutela e protezione dei resti. Il parere, firmato dalla soprintendente Daniela Porro, dall’archeologo Fabrizio Santi e dall’architetto Barbara Buonomo, rivendica inoltre il coinvolgimento dell’ente nei profili paesaggistici della procedura di Via (Valutazione di Impatto Ambientale).