LA GIORNATA
Meloni a Niscemi: al lavoro su un Dl. Polemiche fondi al Ponte: uno spreco
- Pnrr, attivato un tavolo permanente per accompagnare gli enti locali nella fase finale del Piano
- Istat, a gennaio migliora il clima di fiducia per consumatori e imprese. Peggiora nelle costruzioni
- Pichetto: la prima asta di Terna per accumuli energia è stata un successo
IN SINTESI
“A Niscemi non si ripeterà il 1997. Agiremo celermente”. E’ l’impegno dichiarato dalla premier Giorgia Melon chei ha toccato ieri con mano il dramma del comune in provincia di Caltanissetta, colpito domenica scorsa da una frana che ha portato all’evacuazione di 1500 cittadini. Ieri, la presidente del Consiglio ha sorvolato in elicottero le zone colpite dal maltempo in Sicilia, accompagnata dal capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano. Poi la visita a Niscemi dove ha avuto un incontro in comune e dopo il rientro a Catania per un vertice sugli effetti del ciclone Harry. I danni del maltempo in Sicilia, ha riferito il governatore Renato Schifani, ammontano a circa due miliardi di euro. La situazione della frana a Niscemi “vista di persona è ancora più impattante di immagini che già sono abbastanza significative”,ha detto nel corso della riunione. “Ho approfittato per recarmi a Niscemi, che pure sorvolavo e poi ho deciso alla fine di scendere per andare a parlare col sindaco perché lì la situazione è particolarmente complessa oggettivamente – ha spiegato-. Abbiamo fatto un punto di situazione con il sindaco e con la Protezione civile” Meloni e la dichiarazione di stato d’emergenza deliberata dal Consiglio dei ministri, con l’iniziale stanziamento di 100 milioni di euro, rappresenta solo la prima risposta ai territori colpiti, in attesa di un quadro piu’ definito della situazione e una esatta quantificazione dei danni. Il Governo sta lavorando alla definizione del decreto legge di assegnazione delle risorse necessarie”. “Come sapete la frana si sta ancora muovendo, ed è la parte più difficile di questo ragionamento. Ma sicuramente noi, con il ministro Musumeci, per le case che si trovano proprio sull’orlo del precipizio possiamo intervenire con Casa Italia, abbiamo le risorse per intervenire anche da subito”, ha detto Meloni. Per dare “risposte celeri” ai territori colpiti dal maltempo “serve una filiera, non è una cosa che posso fare io da sola, il governo da solo” o “il ministro Musumeci da solo, il presidente Schifani da solo. Serve che ci lavoriamo tutti insieme, in buona fede, evitando le polemiche perché qui tutti quanti abbiamo la stessa responsabilità, lo stesso obiettivo che è dare risposta ai nostri cittadini”, ha sottolineato ancora Meloni, che si è detta “un po’ dispiaciuta per le polemiche perché nelle riunioni che abbiamo fatto anche prima abbiamo ampiamente chiarito che si trattava di un primissimo stanziamento emergenziale per dare un contributo immediato, una tantum, ai cittadini e alle aziende colpite”. “Nessuno pensa di poter affrontare seriamente questa questione con 100 milioni di euro per tre regioni, l’ho abbondantemente chiarito”, ha puntualizzato.
Ma sui fondi infuria la polemica. I soldi per il Ponte di Messina vanno usati per il risanamento ambientale. Così come a questo scopo devono esser destinati i fondi pubblici bloccati dalla corte dei Conti e destinati sempre all’infrastruttura sullo stretto di Messina. L’opposizione, da Pd a Avs fino ai Cinquestelle, va all’attacco del governo definendo “uno spreco” finanziare il ponte quando invece tutto il denaro pubblico disponibile andrebbe destinato al dissesto idrogeologico e alla tutela del territorio. Ma per il ministro alla Protezione Civile, Nello Musumeci le chiacchiere stanno a zero: “Perché non usare i soldi del ponte di Messina? Non sono iscritto al partito del Benaltrismo. Il ponte è necessario, come le infrastrutture idriche” le sue parole al Corriere. “I soldi ci sono stati in passato, ma sono stati destinati altrove”, ha aggiunto ribadendo che “il governo Meloni farà la propria parte fino all’ultimo”. La discussione sul ponte di Messina, progetto rilanciato dall’attuale ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, tiene banco da oltre un ventennio. Ma dopo i danni a Niscemi l’opposizione sposta la discussione su un piano concreto: “In Sicilia ho trovato una situazione drammatica, a Niscemi ci sono 1.500 persone fuori dalle loro case”, ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein. “C’è un miliardo di euro messo sul progetto del Ponte che non potrà essere usato per il blocco della Corte dei Conti, venga spostato immediatamente per dare sostegno a questi territori”, la proposta. A rilanciare è anche uno dei leader di Avs: “Spero che, dopo il giro di oggi in Sicilia, la presidente Meloni abbia compreso come la posizione assunta sino ad oggi dalla destra e dal suo governo contro le politiche sul clima e a favore del ponte rappresenti un grave danno per l’Italia”. Dal fronte sindacale, la Uil chiede una strategia strutturale. “Quanto sta accadendo in Sicilia, e in particolare a Niscemi, conferma che non possiamo continuare a intervenire solo dopo le emergenze: è indispensabile una strategia strutturale che tenga insieme il rischio sismico e il dissesto idrogeologico”, dichiara la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo. “E’ noto da tempo che l’area di Niscemi è ad alto rischio franoso, specie con gli effetti del cambiamento climatico. Tuttavia – ha rimarcato Buonomo – le opere necessarie di consolidamento e prevenzione non sono state realizzate in tempo, nonostante la disponibilità di risorse e di piani di intervento nazionali e regionali per la mitigazione del rischio idrogeologico”.
Ed è anche l’Assemblea regionale siciliana, approvando un odg di Sud Chiama Nord, a chiedere di dirottare i fondi previsti per il ponte verso gli interventi di ricostruzione per i danni del maltempo causato dal ciclone Harry. L’ordine del giorno impegna il governo regionale a destinare in particolare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto a un programma straordinario di ricostruzione, risanamento ambientale, messa in sicurezza del territorio e ripristino delle infrastrutture pubbliche e private” e a “impegnare il Governo nazionale a utilizzare per le stesse finalità anche le risorse Fsc sottratte alla Calabria (300 milioni di euro) e quelle sottratte alla gestione governativa (3,88 miliardi di euro)”.
Ispra, 1,28 milioni italiani in aree a rischio da frana elevata e molto elevata
Il 94,5% dei comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, 1 milione e 280mila abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata; 6 milioni e 800mila sono esposti a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni. Lo ricorda l’Ispra in una nota riportando i dati dell’ultimo rapporto a disposizione e ricordando che tutti i dati sono a disposizione del Paese per la prevenzione e mitigazione del rischio”. Nel caso specifico di Niscemi, “la zona di Sante Croci è già stata colpita il 12 ottobre 1997 da una frana di vaste proporzioni. Il Comune di Niscemi è storicamente interessato da dissesti franosi, così come riportato dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), che contiene ad oggi oltre 684.000 frane sul territorio nazionale”. L’Ispra descrive la frana di Niscemi “con un fronte lungo 4 chilometri e un abbassamento del terreno di decine di metri lungo la corona” che “sta interessando il centro abitato in prossimità del quartiere Sante Croci e la strada provinciale SP10. L’abitato di Niscemi sorge su un pianoro delimitato, in prossimità e a margine dell’abitato, da una scarpata. I terreni affioranti sono costituiti da sabbie con livelli di arenaria, poggianti su argille”. L’Ispra ricorda che in collaborazione con le Regioni e le Province Autonome, censisce quotidianamente i principali eventi di frana che e danni a edifici, beni culturali, infrastrutture primarie di comunicazione, tessuto economico e produttivo, per pubblicarli sulla piattaforma nazionale IdroGEO, “uno strumento facile da usare anche con uno smartphone, sviluppato dall’Istituto con l’obiettivo di favorire il coinvolgimento delle comunità e una maggiore consapevolezza sui rischi che interessano il proprio territorio. Con “Verifica pericolosità”, si legge nella nota, l’utente può cercare un indirizzo, oppure geolocalizzarsi in mappa e identificare il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un intorno di 500 metri dal punto di interesse (abitazione, attività economica o produttiva).
Pnrr, attivato un tavolo permanente per accompagnare gli enti locali nella fase finale del Piano
È stato attivato un tavolo permanente di coordinamento per supportare Comuni, Città metropolitane, Province e Unioni di Comuni nell’ultima fase di attuazione del PNRR. La decisione è stata assunta oggi dalla Cabina di regia PNRR riunita a Palazzo Chigi, presieduta dal ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti. Il tavolo, coordinato dalla Struttura di missione PNRR, coinvolgerà le Unità di missione delle amministrazioni titolari degli interventi, il MEF, ANCI e UPI, con l’obiettivo di affrontare in modo operativo le criticità trasversali che interessano più enti locali e garantire il pieno conseguimento degli obiettivi concordati con la Commissione europea. Nel corso della riunione si è fatto il punto sulle attività conclusive degli interventi attuati dagli enti territoriali, che coinvolgono circa 85 mila progetti per un valore complessivo di circa 30 miliardi di euro. Al centro del confronto, i tempi di chiusura degli interventi, le scadenze di rendicontazione e la definizione della documentazione necessaria a certificare il raggiungimento dei target e delle milestone del Piano. Il ministro Foti ha ricordato che, a partire dal 2024, sono operative su tutto il territorio nazionale le Cabine di coordinamento presso le Prefetture, strumento pensato per rafforzare la collaborazione tra amministrazioni centrali e locali e fornire supporto agli enti attuatori. «Siamo davanti a una fase molto delicata – ha sottolineato – che richiede chiarezza, trasparenza e soprattutto leale collaborazione tra tutti i livelli istituzionali». Alla Cabina di regia hanno partecipato, oltre ai ministri e sottosegretari competenti, il presidente dell’ANCI e i rappresentanti di UPI e UNCEM.
La Fed mantiene invariati i tassi nonostante le pressioni di Trump
La Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, fissandoli in forchetta tra il 3,50% e il 3,75%, interrompendo così la serie di tre tagli consecutivi al costo del denaro. La scelta è arrivata nonostante le pressioni del presidente statunitense Donald Trump e mentre è in corso un’indagine sul presidente della Fed, Jerome Powell, riguardo ai lavori di ristrutturazione della sede dell’istituto. La decisione non è stata unanime: dieci membri del comitato hanno votato a favore, mentre due – Stephen Miran e Christopher Waller – si sono espressi contro. Miran è stato nominato da Trump, mentre Waller è considerato uno dei possibili candidati alla presidenza della Federal Reserve. Powell ha dichiarato: “Non credo che la Fed perderà la sua indipendenza. Se ciò accadesse, sarebbe difficile riconquistarne la credibilità”. Ha inoltre ribadito il proprio impegno, e quello dei suoi colleghi, a difendere l’autonomia della banca centrale. Riguardo al futuro, Powell ha aggiunto che al suo successore consiglierebbe di “tenersi fuori dalla politica”, sottolineando l’importanza di mantenere la separazione tra la Federal Reserve e le dinamiche politiche.
Eurozona, Cipollone (Bce): Pil resiliente, attesi dati migliori delle stime ma dall’incertezza impatto sulla ripresa
La crescita nell’Eurozona “si è dimostrato resiliente e ci aspettiamo dati che potrebbero persino superare le previsioni. Inoltre, l’inflazione negli ultimi mesi si è mantenuta intorno al nostro obiettivo. Siamo senza dubbio in una buona posizione”. Lo ha detto il membro del consiglio esecutivo della Bce, Piero Cipollone, in una intervista al El Pais, pubblicata sul sito dell’Istituto centrale. “La buona notizia, a mio avviso, è che l’ultima revisione è stata essenzialmente dovuta agli investimenti. Questo non è solo un elemento dal lato della domanda, ma anche dal lato dell’offerta. Significa investimenti in una maggiore capacità produttiva, che sostiene una crescita più rapida senza mettere a rischio la stabilità dei prezzi”, ha spiegato, avvertendo, però, che “l’incertezza” a livello globale “potrebbe aumentare e questo potrebbe pesare sulla solidità della ripresa, poiché rappresenterebbe un rischio per gli investimenti”.
Istat-Bankitalia: nel 2024 crescono le attività non finanziarie, +1,9%, traino da abitazioni
Le attivita’ non finanziarie nel 2024 sono aumentate dell’1,9% a prezzi correnti su anno, trainate dalle abitazioni, cresciute per il terzo anno consecutivo. Il valore delle attivita’ non finanziarie e’ salito del 3,6%, soprattutto per i prezzi delle quote di fondi comuni, titoli e riserve assicurative. Le passivita’ finanziarie sono in modesto aumento dovuto agli altri conti passivi (soprattutto debiti commerciali). A rilevarlo, in un report, sono Istat e Banca d’Italia.La ricchezza netta delle societa’ non finanziarie e’ stata pari a 1.015 miliardi. Tra le attivita’ reali (56,6% della ricchezza lorda) ha continuato a salire il valore degli immobili, seguiti da impianti e macchinari; lato finanziario, sono aumentati il valore di mercato delle azioni e le detenzioni di titoli e depositi. L’indebitamento in rapporto alle attivita’ non finanziarie e’ calato, come in Gran Bretagna e Canada, mentre e’ salito in Francia. La ricchezza lorda delle societa’ finanziarie e’ cresciuta dell’1,2%, interrompendo la contrazione in atto dal 2022; l’aumento delle consistenze all’attivo riguarda principalmente azioni e quote di fondi comuni; le passivita’ sono salite dello 0,9%, con un calo della raccolta di depositi e un aumento del valore delle quote di fondi comuni, azioni e titoli.
Istat, a gennaio migliora il clima di fiducia per consumatori e imprese. Peggiora nelle costruzioni
A gennaio si registra un leggero miglioramento del clima di opinione dei consumatori e uno più deciso delle imprese; l’evoluzione favorevole di quest’ultimo è stata trainata soprattutto dal comparto dei servizi di mercato e, in misura minore, da quello manifatturiero. Peggiora il clima nel settore delle costruzioni. Come emerge dalle rilevazione dell’Istat, l’indice di fiducia dei consumatori sale lievemente da 96,6 a 96,8 e l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese aumenta da 96,6 a 97,6. Tra i consumatori, si evidenzia un lieve miglioramento delle opinioni sul quadro economico nazionale e sulla situazione futura mentre le valutazioni sulla sfera corrente e personale sono improntate ad una maggior cautela: il clima economico aumenta da 97,0 a 97,4 e quello futuro sale da 91,6 a 92,3; il clima personale passa da 96,4 a 96,6 e quello corrente rimane sostanzialmente stabile. Per le imprese, l’indice di fiducia aumenta decisamente nei servizi di mercato (da 100,2 a 103,4) e sale anche nella manifattura (da 88,5 a 89,2) mentre diminuisce nelle costruzioni (da 101,0 a 99,8) e, soprattutto, nel commercio al dettaglio (da 106,9 a 102,5). Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nell’industria manifatturiera giudizi sugli ordini e aspettative sul livello della produzione sono in miglioramento mentre emerge un accumulo di scorte di magazzino. Gli imprenditori che operano nel comparto delle costruzioni giudicano il livello degli ordini e/o piani di costruzione in deciso peggioramento rispetto al mese scorso e prevedono una stabilità del livello di occupazione presso l’azienda. In merito ai servizi di mercato, si evidenzia un netto progresso di tutte le componenti; al contrario, nel commercio al dettaglio si stima un peggioramento significativo sia nelle valutazioni sulle vendite correnti e prospettiche, sia nel giudizio sulle giacenze di magazzino. “Nonostante il quadro internazionale sia caratterizzato da molteplici incertezze, la fiducia delle famiglie e delle imprese ha mostrato, anche a gennaio 2026, un miglioramento che deve essere valorizzato in chiave di crescita prospettica. Ma non è tutto oro quello che luccica”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio. Sul versante delle famiglie, le attese di miglioramento sia sul versante del mercato del lavoro sia dei prezzi potrebbero contribuire a consolidare i segnali di risveglio della domanda emersi negli ultimi mesi del 2025. Anche più favorevole è l’intonazione degli imprenditori della manifattura e dei servizi alle imprese e rassicura l’ulteriore crescita registrata dalla fiducia nell’area del turismo. In questo contesto, complessivamente positivo, suscita qualche timore il deterioramento del sentiment degli operatori del commercio, soprattutto tra quelli operanti nelle imprese di minori dimensioni. I miglioramenti degli ultimi mesi non sono, quindi, ancora pienamente percepiti dal settore della distribuzione, confermando l’idea che la crescita dei consumi a cavallo dello scorso dicembre abbia interessato prevalentemente i servizi.
Beni confiscati alla mafie, Cdp: al via 7 progetti di Fondazione con il Sud, oltre 2,6 mln per sostenerli
Tre villette, due appartamenti, una masseria e un fondo agricolo: sono i beni sottratti alla mafia al Sud che verranno restituiti alla collettività attraverso 7 progetti di valorizzazione selezionati dalla Fondazione con il Sud grazie al nuovo regolamento sui beni confiscati promosso nel 2025. Una modalità erogativa “a sportello” rivolta a enti di terzo settore per valorizzare i beni con iniziative di natura sociale, culturale ed economica sostenibili nel tempo. Quattro dei progetti selezionati saranno cofinanziati al 50% dalla Fondazione CDP, ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che ha messo a disposizione 750 mila euro. Questa cifra va ad aggiungersi all’erogazione di 1 milione e 900 mila euro della Fondazione con il Sud, raggiungendo un importo complessivo di 2 milioni e 650 mila euro. Sono 57 le organizzazioni coinvolte nei partenariati di progetto tra enti di terzo settore, istituzioni, scuole, università, consorzi privati e imprese. I progetti avranno durata triennale: due saranno avviati in Campania; due in Sicilia; uno in Calabria; uno in Sardegna; uno in Puglia. I beni diventeranno presidi di legalità e di inclusione sociale e lavorativa per persone con fragilità. Attraverso i singoli interventi, verranno attivati infatti 54 tirocini e garantiti, entro il termine del progetto, 32 inserimenti lavorativi. Il regolamento “a sportello” promosso dalla Fondazione con il Sud è rivolto agli enti di terzo settore che per la prima volta decidono di affrontare un percorso di impegno civile in rete valorizzando beni confiscati che non siano stati già oggetto di finanziamento da parte della Fondazione, attraverso iniziative di natura sociale, culturale ed economica sostenibili nel tempo e capaci di favorire lo sviluppo e la riappropriazione del bene da parte della comunità di riferimento. I quattro progetti cofinanziati insieme alla Fondazione CDP prevedono di avviare uno spazio multifunzionale in provincia di Lecce per 100 giovani neet[1] e persone vulnerabili con l’obiettivo di formarli e fondare una startup sociale; potenziare in provincia di Caserta la produzione di funghi in serra, creando opportunità di inserimento socio-lavorativo per otto persone; offrire un servizio socio-sanitario residenziale in provincia di Sassari per favorire ogni anno l’autonomia di 72 persone disabili; promuovere l’inclusione socio-lavorativa di 40 persone con fragilità, quattro delle quali assunte in una sartoria sociale a Siracusa. Gli altri tre progetti, finanziati interamente dalla Fondazione con il Sud, permetteranno invece di avviare un bistrot e uno spazio di coworking in provincia di Napoli, che favorisca l’inserimento socio-lavorativo di 5 giovani e rappresenti un polo di aggregazione e un presidio di legalità nel territorio; attivare un info-point turistico in provincia di Agrigento con alloggio e inserimento socio-lavorativo di 14 donne vittime di violenza; aprire un centro di aggregazione nel centro storico di Reggio Calabria, che offrirà percorsi formativi e di imprenditorialità sociale, rivolti a giovani con fragilità economiche in ambito edile e della ristorazione. Il regolamento “a sportello” verrà replicato con una seconda annualità nel 2026 e, come il precedente, prevederà due fasi di selezione: la prima di presentazione di un’idea progettuale e di verifica dei principali requisiti di ammissibilità; la seconda dedicata allo sviluppo dell’idea attraverso la redazione, con il supporto degli uffici della Fondazione, di un progetto esecutivo comprensivo di un dettagliato piano di attività e costi, degli indicatori di risultato e impatto, di un piano di sostenibilità. “Il regolamento in due step – afferma Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione con il Sud – ci permette di essere ancora più al fianco delle organizzazioni nelle fasi di definizione e perfezionamento delle idee progettuali e di intercettare enti con cui non abbiamo mai collaborato. I sette progetti selezionati sono il frutto di questa nuova modalità erogativa, che verrà replicata a breve, e puntano a creare opportunità inclusive e occupazionali in luoghi simbolo di legalità restituiti ora alla collettività. È una piccola goccia in un Sud afflitto dall’assenza di servizi e dallo spopolamento; è un nuovo tassello in un percorso che ci vede in prima linea da 20 anni con oltre 100 beni confiscati valorizzati e oggi più che mai interlocutori dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, con cui a novembre abbiamo stipulato un importante protocollo di intesa. Fondamentale anche la collaborazione con Fondazione Cassa Depositi e Prestiti che ha riconosciuto l’impegno e le competenze della Fondazione con il Sud nell’ambito della valorizzazione dei beni confiscati e ha voluto dare un contributo significativo, cofinanziando quattro progetti”. Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Cassa Depositi e Prestiti e Fondazione CDP, dichiara: “Restituire alla comunità i beni confiscati significa trasformare luoghi segnati dall’illegalità in presìdi di cittadinanza e di sviluppo condiviso. Con la Fondazione con il Sud rafforziamo un’alleanza che mette al centro le persone e la dignità del lavoro, sostenendo percorsi di formazione, impresa sociale e servizi di prossimità capaci di generare valore duraturo. Non è solo un recupero di spazi, ma un modo per ricostruire legami, alimentare fiducia e far crescere competenze che restano nel tempo. È così che intendiamo l’impatto, concreto e riconoscibile sul territorio, capace di radicarsi nelle comunità. Dal Mezzogiorno arriva un messaggio chiaro, la legalità può diventare motore di sviluppo e rafforzare il senso di appartenenza. Quando istituzioni, terzo settore e imprese collaborano, i beni tornano a essere case aperte, luoghi di cultura e inclusione, opportunità per i giovani e per chi vive condizioni di fragilità. Per Fondazione CDP questo significa restituire dignità dove è venuta meno e contribuire a generare nuova fiducia”.
Pa, ok dalla Camera al Ddl Merito. Zangrillo: tappa fondamentale per la modernizzazione
Via libera della Camera dei deputati al disegno di legge in materia di valutazione della performance e sviluppo di carriera, proposto dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. Il provvedimento, spiega il ministro, segna una tappa fondamentale nel percorso di modernizzazione del settore pubblico, puntando a superare una logica burocratica per approdare a una per obiettivi al fine di offrire servizi sempre più efficienti agli utenti, cittadini e imprese. “L’obiettivo è di costruire una Pubblica amministrazione capace di attrarre e trattenere talenti. Non si tratta solo di introdurre nuove regole, ma di innescare un cambiamento culturale che valorizzi il merito e renda le amministrazioni più dinamiche e pronte ad affrontare le sfide attuali”, ha commentato. Il punto di partenza è il rinnovamento dell’attuale sistema di misurazione e valutazione della performance. Per abbandonare la logica dell’adempimento vengono rivisti modalità, tempi di assegnazione degli obiettivi e la loro misurabilità. In questo modo il trattamento retributivo, legato alla performance, deve essere strettamente correlato in termini percentuali alla valutazione conseguita. Per fare spazio al merito non potranno essere attributi punteggi apicali superiori al 30%. A tutto questo si collega un elemento fortemente innovativo: l’introduzione nella Pubblica amministrazione di percorsi di carriera e di crescita. Per la dirigenza di seconda fascia, il 30% dei posti sarà accessibile tramite una selezione riservata a chi ha maturato almeno 5 anni nell’area funzionari o 2 nell’area delle elevate qualificazioni. Tale canale si affianca al corso-concorso SNA (50% dei posti) e ai concorsi banditi da ciascuna amministrazione (20% dei posti). Per l’accesso alla dirigenza di prima fascia, è riservato il 50% delle posizioni.
Per assicurare la massima trasparenza, il testo prevede un sistema di garanzie rigoroso. La valutazione sarà affidata a una Commissione indipendente composta da 7 membri di cui: 4 dirigenti di livello generale appartenenti alla stessa amministrazione che ha indetto la procedura; 2 professionisti esperti nella valutazione del personale proveniente da un’amministrazione diversa da quella interessata o dal settore privato ed è presieduta da un dirigente generale di ruolo proveniente da un’altra amministrazione. Ai lavori partecipano, senza diritto di voto, il dirigente gerarchicamente sovraordinato a ciascun candidato e un componente dell’Organo indipendente di valutazione, con funzioni di supporto. Per fare in modo che la selezione risponda ai criteri di imparzialità, pubblicità e trasparenza i componenti della Commissione sono estratti a sorte, non possono farne parte per due volte consecutive e restano fermi i casi di incompatibilità previsti per la partecipazione alle commissioni di concorso. Inoltre, è costituito un apposito Albo presso il Dipartimento della funzione pubblica per l’individuazione dei professionisti, pubblici o privati, esperti nella valutazione del personale. La selezione inizia con due step. Il primo è relativo alla valutazione della performance individuale e dei comportamenti organizzativi. Il secondo si basa sullo svolgimento di una prova scritta e orale. Ai fini della prima valutazione la commissione tiene conto di un colloquio di carattere esperienziale-attitudinale-motivazionale e di una relazione dettagliata, sottoscritta dal dirigente sovraordinato al candidato, dalla quale devono emergere anche indicatori di carattere comportamentale riguardanti le capacità di leadership. Gli incarichi conferiti non possono avere durata superiore a 3 anni e sono rinnovabili una sola volta previa la necessaria valutazione favorevole della Commissione sull’attività svolta. La seconda fase consiste nell’osservazione e valutazione. Trascorsi 4 anni dall’assegnazione del primo incarico, se la valutazione è positiva, si passa all’inserimento nei ruoli. “Con questo provvedimento permettiamo alle nostre persone di crescere e fare carriera dimostrando di avere tutte quelle capacità, come la leadership, che fanno del dirigente un vero civil servant. In questo modo le persone potranno esprimere al massimo il loro potenziale per raggiungere nuovi traguardi a beneficio dell’intera organizzazione e dei servizi resi a cittadini e imprese” ha concluso Zangrillo.
Fs Logistix consolida il corridoio intermodale Duisburg-Milano
FS Logistix, società del Gruppo FS leader del trasporto merci ferroviario in Europa, aumenta la frequenza dei collegamenti intermodali tra Duisburg e Milano operati dalla controllata tedesca TX Logistik. Dall’inizio del 2026, le due sedi operative sono collegate da dieci round trip settimanali, con due collegamenti giornalieri per ciascuna direzione. In precedenza, le corse A/R settimanali erano sei. Sulla tratta tra la regione della Ruhr e la Lombardia vengono trasportati merci e beni di consumo di ogni tipo. Ogni treno può trasportare 1.600 tonnellate distribuite su 34 unità di carico in entrambe le direzioni. Non sono previste restrizioni al trasbordo dalla strada alla ferrovia; è possibile caricare qualsiasi tipo di merce, dai semirimorchi ai container da 30 e 45 piedi, fino ai container cisterna da 20 e 25 piedi. Grazie al sistema di movimentazione NIK (Neutral Intermodal Key, ex Nikrasa) sviluppato da TX Logistik, in soli due minuti è possibile caricare su rotaia in modo rapido e semplice anche qualsiasi tipo di semirimorchio non movimentabile. Tuttavia, il trasbordo delle merci nella seconda città più grande d’Italia non verrà più gestito da Milano Segrate, ma dal Terminal di Milano Smistamento, Smistamento (MIST e Messina). Questo cambiamento offrirà a TX Logistik maggiori capacità di smistamento per processi scorrevoli e più spazio operativo nel terminal ferroviario. Ciò consentirà inoltre una lavorazione più rapida e una maggiore flessibilità con un miglioramento delle prestazioni complessive a vantaggio dei clienti intermodali dell’azienda. A Duisburg, lo “Ziel Terminal”, di cui TX Logistik detiene una partecipazione, rimane l’hub per i collegamenti con l’Italia. Si trova nella zona portuale di Duisburg a Hohenbudberg e dispone di sette binari di trasbordo, ciascuno lungo 720 metri, due binari di smistamento e due potenti gru a ponte per il trasbordo tra strada e ferrovia. Secondo TX Logistik, l’aumento della capacità risponde a una domanda sempre più sostenuta di trasporto merci tra Germania e Italia. Fornendo capacità aggiuntiva, l’obiettivo è quello di offrire a spedizionieri e trasportatori una flessibilità e una sicurezza di pianificazione ancora maggiori per il trasporto delle loro merci su rotaia.
Pichetto: la prima asta di Terna per accumuli energia è stata un successo
“Nel settembre 2025 Terna ha svolto la prima asta per l’approvvigionamento di 10 GWh di capacità di accumulo elettrico attraverso batterie agli ioni di litio, da rendere disponibile a partire dal 2028 attraverso contratti a termine di durata quindicennale. La prima asta ha registrato un’ampia partecipazione, pari a circa 4 volte il volume offerto, che ha determinato una significativa pressione concorrenziale”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente dell’Energia, Gilberto Pichetto, in audizione alla Commissione Ambiente del Senato sugli accumuli di energia. Il ministro ha reso noto che l’asta ha avuto “un premio marginale molto inferiore alle aspettative, compreso tra 14.300 euro al megawattora e 18.800 euro al Megawattora a seconda della zona di consegna, a fronte di un premio massimo definito dall’Arera di 37.000 euro al Megawattora. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale della nuova capacità approvvigionata, il Sud e la Sicilia ospiteranno 7,5 GWh di capacità, il centro Sud 2 GWh e la Sardegna 500 Mwh”. Le aste di Terna per la capacità di accumulo sono previste dal sistema Macse, un sistema di approvvigionamento pubblico di elettricità al servizio delle fonti rinnovabili, introdotto col Decreto legislativo 210 del 2021. Nell’ambito del Macse, Terna indice aste ogni due anni per capacità di accumulo fra operatori privati, con criteri fissati dall’agenzia pubblica per l’energia Arera. Questa corrente accumulata viene poi venduta agli operatori di mercato, per compensare le variazioni di produzione delle rinnovabili. Il vantaggio del Macse è che garantisce quotazioni stabili della corrente agli operatori degli accumuli, dando loro certezza per gli investimenti. “In base ai dati forniti dal gestore del sistema elettrico Terna, al 31 dicembre 2025 risulta installata in Italia una potenza complessiva di 14,4 Gigawatt di sistemi di accumulo, di cui 7 Gw di pompaggi puri e 7,4 Gw di impianti a batterie. Abbiamo oggi una copertura di 84 Gigawattora, e dobbiamo sviluppare entro il 2030 altri 6 Gw di accumuli, per raggiungere l’obiettivo al 2030 di 122 gigawattora”, ha riferito PIchetto. Senza gli accumuli, ha spiegato, “vi è un elevato rischio di non poter dispacciare completamente la crescente produzione da fonti rinnovabili nelle ore di maggior produzione (con una overgeneration concentrata, in particolare, nelle aree meridionali e insulari del Paese, caratterizzate da una maggiore penetrazione di impianti di produzione da fonti rinnovabili non programmabili)”.
Case green, Pichetto: Stiamo predisponendo un piano quadro
“Stiamo predisponendo un piano quadro con i dati di Enea per il recepimento entro il mese di maggio la direttiva europea” sulle case green. “In questo momento stiamo calcolando cosa è stato fatto con il 110%, cosa facciamo con il 50% e cosa possiamo fare sugli edifici pubblici con il Conto Termico, sugli altri edifici. Si sta mettendo insieme tutto il quadro di raccolta ma io credo che l’obiettivo di questo paese per avere una realtà più sana più efficiente e più moderna per far star meglio le famiglie e quello di rendere gli edifici efficientati, ed è l’interesse di tutti che dobbiamo perseguire”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin rispondendo a una domanda nel corso dell’audizione in commissione al Senato.
Multiutilities, Agici: nel 2025 investimenti complessivi -14% a 5 mld, nel 2026-30 previsti 25 mld
Il 2025 segna una fase di consolidamento per il settore delle utility, sempre più chiamato a svolgere un ruolo centrale nell’equilibrio del sistema, in un contesto in cui la transizione energetica si intreccia con le esigenze di sicurezza degli approvvigionamenti, flessibilità operativa e resilienza delle infrastrutture. In questo scenario, gli investimenti restano su livelli elevati nel complesso, ma assumono un profilo più selettivo – come mostra l’andamento differenziato tra i diversi cluster di operatori –, riflettendo la necessità di bilanciare obiettivi di decarbonizzazione, vincoli economico-finanziari e capacità di esecuzione. È questo il quadro che emerge dal Rapporto Utilities 2026, presentato oggi a Milano nel corso della CFO Utilities Conference organizzata da AGICI, realizzato in collaborazione con Accenture e Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate & Investment Banking. Il Rapporto analizza le strategie di investimento e le performance di un campione di operatori attivi lungo la filiera Gas&Power in Italia, suddivisi in tre cluster – multiutility, gruppi energetici e operatori di rete indipendenti – mettendone a confronto traiettorie industriali, dinamiche di investimento e risultati economico-finanziari. Nel 2025 le multiutility hanno investito complessivamente circa 5 miliardi di euro, registrando una riduzione del 14% rispetto al 2024. Il dato riflette principalmente l’effetto base legato ad alcune operazioni straordinarie concluse nell’anno precedente, che avevano temporaneamente innalzato i livelli di investimento. Se si considerano, però, esclusivamente gli investimenti organici, il quadro cambia, con una crescita del 10% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Le risorse sono state indirizzate in larga parte allo sviluppo della generazione da fonti rinnovabili, al rafforzamento e all’ammodernamento delle reti, nonché ai comparti ambiente e idrico, anche grazie all’avanzamento di interventi cofinanziati dal PNRR. Nel medio periodo, le multiutility prevedono investimenti complessivi pari a 25 miliardi di euro nel periodo 2026-2030, di cui circa 18 miliardi nel triennio 2026-2028 e 6,7 miliardi tra 2029 e 2030, con una destinazione prevalente alle reti (32%), seguite da generazione (20%), idrico (18%) e ambiente (15%). Per i gruppi energetici, gli investimenti complessivi nel 2025 ammontano a circa 7,8 miliardi di euro, in aumento del 16% rispetto al 2024. La dinamica è fortemente concentrata, con una parte significativa degli investimenti del cluster che è riconducibile a pochi operatori, per un ammontare complessivo di circa 6,3 miliardi di euro. Le risorse sono state destinate prevalentemente alle reti (67%) e allo sviluppo delle fonti rinnovabili (18%), consentendo un incremento della capacità FER installata di 2,3 GW rispetto al 2024. Accanto alle rinnovabili, cresce l’attenzione verso sistemi di accumulo e soluzioni funzionali alla flessibilità del sistema. Guardando al periodo 2026-2028, i gruppi energetici prevedono investimenti per circa 25,1 miliardi di euro, che salgono a circa 29 miliardi considerando gli impegni pianificati fino al 2030. Secondo i piani industriali, il 44% delle risorse sarà destinato alle reti, seguito dalle fonti rinnovabili (20%). Gli operatori di rete si confermano il cluster più dinamico sul fronte degli investimenti. Nel 2025, gli investimenti stimati raggiungono circa 7,9 miliardi di euro, in crescita del 21% rispetto ai 6,5 miliardi del 2024. L’incremento è riconducibile anche a operazioni di M&A che hanno ampliato in modo significativo il perimetro di alcuni operatori del cluster, oltre al rafforzamento delle infrastrutture esistenti. Nel triennio 2026-2028 gli investimenti programmati dagli operatori di rete ammontano a circa 27 miliardi di euro, che salgono a circa 37 miliardi considerando gli impegni estesi fino al 2031. Su una scala più ampia, a livello europeo, nel 2025 gli investimenti dei principali gruppi integrati – gli operatori attivi lungo l’intera filiera Gas&Power – sono stimati in 94,9 miliardi di euro, in lieve aumento (+0,5%) rispetto al 2024. Nel periodo 2026-2030, gli investimenti complessivi previsti ammontano a circa 188,7 miliardi di euro, con una forte concentrazione sulle reti (61%), seguite dalle fonti rinnovabili (21%) e dalla generazione convenzionale (14%). Dal punto di vista economico-finanziario, l’analisi curata da Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate & Investment Banking mostra, per il campione italiano, ricavi attesi in crescita del 5,0%, da 71,2 miliardi di euro nel 2024 a 74,7 miliardi nel 2025. L’EBITDA complessivo è stimato in 17,9 miliardi di euro (+2,1%), a fronte di una riduzione della marginalità media dal 24,6% al 23,9%. L’utile netto aggregato è atteso a 6,4 miliardi di euro, in aumento del 2,5% rispetto al 2024. Sul fronte patrimoniale, l’indebitamento finanziario complessivo è previsto in crescita del 15,4%, da 57,2 a 66,0 miliardi di euro. In Europa, i ricavi aggregati sono stimati in lieve flessione, da 597,8 miliardi di euro nel 2024 a 594,5 miliardi nel 2025, mentre l’utile netto complessivo si mantiene sostanzialmente stabile a 48,7 miliardi di euro, rispetto ai 48,5 miliardi dell’anno precedente. «Il Rapporto Utilities 2026 restituisce l’immagine di un settore che, nell’anno appena concluso, si è mosso in modo meno uniforme e più selettivo, con scelte di investimento sempre più legate alle specificità industriali e operative dei singoli operatori, in un contesto economico che continua a richiedere un delicato equilibrio tra obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza e sostenibilità economica», ha commentato Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI. «Questo potrebbe tradursi, nel corso del 2026, in una sempre crescente centralità della capacità di esecuzione: l’elemento discriminante potrebbe legarsi, dunque, non tanto alla quantità di investimenti annunciati, quanto alla loro effettiva realizzazione e “messa a terra”, con in primo piano l’integrazione delle fonti rinnovabili e delle soluzioni di flessibilità. In questo scenario, stabilità e chiarezza del quadro regolatorio saranno fattori determinanti per le scelte strategiche degli operatori e sulla tenuta complessiva del sistema». «I risultati che emergono dal Rapporto Utilities 2026 confermano un trend comune, in Italia come a livello europeo, caratterizzato da investimenti ancora elevati ma sempre più selettivi, orientati al rafforzamento delle reti e allo sviluppo delle fonti rinnovabili», ha sottolineato Andrea Mayr, Head of Client Coverage & Advisory della Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo. «La centralità delle infrastrutture energetiche – in termini di sicurezza, resilienza e capacità di integrazione delle rinnovabili – rappresenta oggi un fattore chiave non solo per la competitività del settore e per il successo della transizione energetica ma anche elemento abilitante per i nuovi trend tecnologici dell’AI. Le operazioni M&A del 2025, che seguono il trend iniziato l’anno precedente, confermano il dinamismo e la vivacità del mondo delle utility e mirano a consolidare piattaforme efficienti e integrate per una rapida espansione delle rinnovabili. In questo contesto, Intesa Sanpaolo è da sempre impegnata nel supportare gli operatori nei loro percorsi di investimento e crescita, contribuendo allo sviluppo di infrastrutture sostenibili e alla solidità del sistema energetico». «I dati del Rapporto Utilities 2026 evidenziano come l’aumento dell’indebitamento accompagni piani di investimento sempre più ambiziosi, necessari per sostenere la transizione e il rafforzamento delle infrastrutture», ha commentato Riccardo Volpati, CFO & Enterprise Value Lead di Accenture. «In questo contesto, la sfida per i CFO non è solo sostenere livelli di investimento elevati, ma investire meglio, selezionando le priorità, costruendo strutture di finanziamento coerenti con il profilo degli asset e preservando nel tempo l’equilibrio economico-finanziario, in un quadro che richiede disciplina, flessibilità e capacità di esecuzione».
Gse Italia, ‘rigenerazione aree dismesse strumento di sviluppo’. Presentato il progetto di riqualificazione delle ex Officine Romanazzi a Tor Cervara
La rigenerazione delle aree dismesse è un’ alternativa strutturale al consumo di nuovo suolo e uno strumento di sviluppo urbano, ambientale e sociale.
E’ questa la tesi affrontata da Gse Italia, general contractor attivo nel settore dell’edilizia industriale, nel convegno “Rigenerare per includere: il brownfield come motore di sviluppo urbano, ambientale e sociale”. Nella sede della Camera di Commercio di Roma, rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale hanno posto al centro del dibattito vari aspetti connessi alla rigenerazione di suolo, come il brownfield, ossia l’ambito di sviluppo delle aree dismesse. Un esempio è il progetto di rigenerazione dell’area delle ex Officine Romanazzi a Tor Cervara, a Roma, che “rappresenta una riqualificazione industriale all’interno del tessuto romano che riporta in vita un’area totalmente dismessa che creava una barriera all’interno della città di Roma”, ha sottolineato Giulio Della Torre, head of Logistics di Gse Italia. L’intervento prevede il recupero di un’area dismessa di oltre 32 mila metri quadrati, già oggetto di demolizione e bonifica, con la realizzazione di una piattaforma logistica moderna e sostenibile. Tra i vari aspetti, come sottolineato da Antonio Guarascio, managing director di Confluence – Gse Italia, “il lavoro del presviluppo, che consiste nell’identificare le aree e poi farsi carico di tutto quello che è l’iter urbanistico per il conseguimento delle licenze”. Il lavoro più complesso è quello di tenere sotto controllo i tempi e i costi: “in un progetto come quello di Tor Cervara il mantenimento dei costi è un’equazione piuttosto complessa, perché si tratta di pianificare in anticipo quelli che sono i costi che ci serviranno per demolire e bonificare tutto il sito”.
Federlogistica: logistica è chiave di controllo di sistemi economici complessi, in Europa vale oltre 1000 mld
La logistica anche solo a livello europeo, con una evidente sottovalutazione, vale più di mille miliardi di euro, ma specialmente è stata ed è protagonista di una rivoluzione ancora poco percepita: ha cessato di essere un servizio, quasi un optional economico, per favorire il rapido scorrimento delle merci, ed è diventata la chiave di controllo di sistemi economici complessi e degli assetti geopolitici del mondo. Secondo i dati più recenti la logistica a livello mondiale “fattura” dal 9 al 10% del PIL, qualcosa come 10 trilioni di dollari (10.000 miliardi) con la prospettiva di crescere di tre volte entro il 2030/2035. Sono i dati emersi dall’Assemblea di Federlogistica, svoltasi a Roma, martedì 27 gennaio, e dalla relazione del presidente della Federazione, Davide Falteri. Chi ha in mano i comandi della logistica – secondo Falteri – controlla non solo le rotte dell’interscambio via mare ma determina la competitività o, al tempo stesso, l’emarginazione di Paesi e di interi continenti nel quadro economico e geo-politico mondiale. “La logistica – ha detto Falteri – è diventata un punto di equilibrio tra mercati e decisioni politiche. Non si tratta più solo di efficienza, ma di visione, coordinamento e capacità di governare i cambiamenti in atto”. In questo quadro anche quelli che sembravano problemi tecnici, come quelli legati alle Dogane, hanno cessato di essere tali. Le Dogane – ha affermato il presidente di Federlogistica-Conftrasporto – non sono procedure, sono tempo. E il tempo è il principale fattore di competitività”. Nel corso dell’Assemblea è stato più volte ripetuto il “mantra” della centralità del Mediterraneo e di un ruolo dell’Italia che per essere davvero una piattaforma naturale transita attraverso digitalizzazione, formazione intensiva e internazionalizzazione. In sintesi, la risposta all’interrogativo scelto per l’Assemblea di oggi non è un nome o uno Stato: è il metodo. A chiudere i lavori dell’assemblea di Federlogistica è stato Luigi Merlo, presidente Onorario, che ha richiamato l’importanza di una visione di lungo periodo per il settore logistico e il valore del dialogo costante tra istituzioni, imprese e territori, sottolineando la necessità di scelte coerenti e coordinate per rafforzare il ruolo dell’Italia nei traffici internazionali. L’assemblea si è conclusa con un forte richiamo alla necessità di decisioni condivise, responsabilità collettiva e capacità di governo dei cambiamenti, affinché la logistica possa continuare a svolgere il proprio ruolo strategico a servizio dell’economia reale e dello sviluppo del Paese.
Cooperative: donne al 61% degli occupati contro il 52,5% nazionale, 40% soci al femminile
«Il 61% degli occupati sono donne, il 40% dei soci è al femminile e la presenza negli organi di governance raggiunge il 26,5%, dieci punti percentuali sopra la media delle altre forme d’impresa. I numeri delle cooperative aderenti a Confcooperative dimostrano che un modello alternativo esiste e funziona, in un Paese che continua a registrare performance tra le peggiori d’Europa sul fronte dell’occupazione femminile e della parità salariale». A tracciare il bilancio è Alessandra Rinaldi, presidente della Commissione Donne Cooperazione di Confcooperative, in occasione dell’evento “L’impresa delle donne” che celebra i vent’anni di attività della Commissione, nata con l’obiettivo di rendere strutturale l’impegno per la parità di genere nel mondo cooperativo. Il gap italiano con l’Europa. I dati del resto parlano chiaro. L’Italia registra un tasso di occupazione femminile del 52,5%, contro una media europea superiore al 65%. Il divario retributivo si attesta al 29,1%, con gli uomini che percepiscono in media 8.000 euro in più all’anno. Il Global Gender Gap Index 2025 del World Economic Forum colloca il Paese all’85° posto mondiale, dietro a Germania, Spagna, Portogallo, Francia e persino Grecia, con sei posizioni perse dal 2023 (Istat – Confcooperative). «Due decenni di politiche del lavoro non hanno intaccato una stratificazione che si struttura lungo quattro direttrici: concentrazione dell’occupazione femminile in settori a bassa valorizzazione economica, rarefazione dei ruoli decisionali, frammentazione dei percorsi lavorativi, diffusione del part-time come risposta obbligata all’asimmetria distributiva del carico di cura» analizza Rinaldi. A questo quadro si aggiunge la crisi demografica: meno di 400.000 nascite annue, un livello che compromette la sostenibilità del sistema Paese. Una donna su quattro è costretta a lasciare il lavoro per prestare assistenza a un anziano o a un minore. Circa 2,4 milioni di donne non cercano nemmeno un’occupazione. Le cooperative a guida femminile mostrano tassi di sopravvivenza superiori alla media e maggiore propensione all’innovazione sociale, operando in settori strategici come sanità, servizi socio-educativi, agricoltura sostenibile e transizione digitale. Su un totale di 550.000 occupati nel sistema Confcooperative, la presenza femminile raggiunge il 61%, un dato che ribalta la fotografia nazionale. «Non sono numeri da sfoggiare, ma evidenze di un sistema che realizza condizioni più eque» sottolinea la presidente della Commissione, richiamando il pay-off dell’ONU che ha proclamato il 2025 Anno Internazionale delle Cooperative: “Building a better world”.
Sul fronte dell’antiviolenza, le cooperative sociali di Confcooperative assistono attualmente oltre 3.000 persone tra donne e minori vittime di violenza, su un totale nazionale tra 65.000 e 67.000 persone prese in carico. La proroga dell’adeguamento ai requisiti minimi dei centri antiviolenza, annunciata dalla Conferenza Stato-Regioni, ha scongiurato la chiusura di servizi operativi da anni sul territorio. «Resta, però, un’azione provvisoria – avverte Rinaldi – Serve una soluzione strutturale che garantisca continuità operativa senza abbassare gli standard di qualità. I centri sono ancora insufficienti per rispondere alla domanda di aiuto e per rispettare le indicazioni della Convenzione di Istanbul». Confcooperative chiede interventi su tre pilastri. Sul fronte delle politiche pubbliche: investimenti strutturali in infrastrutture sociali, a partire dal potenziamento degli asili nido, razionalizzazione degli strumenti fiscali, diffusione dello smart working e incentivi per le imprese che adottano politiche di conciliazione. «Serve una riforma del welfare che redistribuisca i carichi di cura tra Stato, imprese e famiglie», è la richiesta. Sul piano delle prassi organizzative: parità retributiva verificabile e sanzionabile, trasparenza salariale e flessibilità oraria come standard, non come privilegio da negoziare individualmente. Infine, il cambiamento culturale. «Finché la cura sarà considerata compito prevalentemente femminile, la parità resterà irraggiungibile – osserva Rinaldi, che chiede al governo di includere la parità di genere come asse portante del Piano Nazionale dell’Economia Sociale. “L’Italia non può permettersi di rinunciare al contributo di oltre metà della propria popolazione. Non per retorica, ma per necessità”, conclude la presidente della Commissione Donne Cooperazione.
Legacoop: da Coopfond finanziamenti e sostegno per l’accesso al credito dei liberi professionisti neo-startupper
Soli, spesso in sovraccarico e iper-responsabilizzati. Ora, con il rapido affermarsi dell’AI, anche sempre più percepiti come sostituibili. Oltre un milione di liberi professionisti e quasi cinque di lavoratori autonomi oggi sono obbligati a immaginare nuove strategie per affrontare la tempesta perfetta, quella che la transizione digitale porterà con sé all’orizzonte. Per questo esercito Professione cooperatore – il Forum dei liberi professionisti in cooperativa di Legacoop Lazio non si limita a dispiegare solamente una task force di stakeholder, riunendo nella Capitale i principali attori del mondo libero professionale, ordinistico, istituzionale e accademico. Lancia infatti una rivoluzione culturale subito attuabile, offrendo ai liberi professionisti una soluzione concreta e un’alternativa, una pista già battuta con successo da altri come loro: quella di associarsi in impresa cooperativa. Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop Nazionale, lancia oggi uno strumento innovativo di finanza intelligente, che costruisce attorno ai liberi professionisti una filiera di soggetti che possono intervenire a vario titolo per offrire soluzioni ai neo-startupper. Dal finanziamento a fondo perduto per il business plan fino a un portfolio variegato di tipologie di interventi, passando attraverso un sistema di garanzie più equo e al sostegno in materia di fisco, normative e statuti. Legacoop e Coopfond, in collaborazione con Banca Etica, Cooperfidi Italia e Fin4Coop, lavorano “a trazione integrata”, creano una sinergia sistemica, una leva perfetta attorno ai soggetti più a rischio dell’economia: autonomi e liberi professionisti che fronteggiano a mani nude la transizione ed hanno bisogno oggi più che mai di strumenti per accedere a tecnologie e risorse che ne rafforzino la competitività.
Il modello della società cooperativa tra professionisti è quello che più si presta a favorire un passaggio che è prima di tutto culturale: quello che dalla dimensione individuale trasforma il libero professionista in cooperatore, in un sistema in cui il rischio è distribuito tra tanti. L’effetto è rivoluzionario: va oltre i pur fondamentali e indispensabili bisogni finanziari e creditizi e soddisfa anche quelli esistenziali, aprendo a una dimensione nuova, in cui porta aperta, collaborazione e redistribuzione degli utili si prestano a ottimizzare i risultati e a dare un futuro all’impresa. Si inizia da un finanziamento a fondo perduto per servizi reali pari a 5mila euro per il supporto al business plan e si passa attraverso la scelta tra tre tipologie di interventi rotativi: partecipazione al capitale sociale con un intervento restituibile in 10 anni; un finanziamento partecipativo con un tetto pari a centomila euro o convertibile per un importo pari a centomila euro da restituire in un decennio. Così Coopfond pone la prima pietra per creare le giuste condizioni di successo attorno agli aspiranti “Professionisti cooperatori”. Banca Etica può poi intervenire con strumenti creditizi tipici ai quali si aggiunge quello rivolto ai soci e finalizzato a sottoscrivere le quote sociali della cooperativa. Fin4Coop, consorzio specializzato nell’intermediazione finanziaria per le pmi, si unisce alla filiera con i suoi strumenti. Cooperfidi Italia chiude la partita svolgendo un ruolo fondamentale: quello volto a fornire garanzie per un importo massimo di 150mila euro a breve o medio e lungo termine e con una copertura dell’80%. “L’obiettivo è creare una rete, un sistema che faccia da scudo attorno agli aspiranti coopstartupper e a coloro che hanno da poco costituito una impresa cooperativa tra professionisti in Italia” chiarisce Andrea Passoni, direttore generale di Coopfond. “In un momento in cui l’AI sta automatizzando anche le attività intellettuali alimentando paure e pregiudizi, noi siamo convinti che sia possibile evitare che parecchie categorie di lavoratori autonomi, altamente specializzati, non riescano a trovare più una propria collocazione nel mercato – commenta Mauro Iengo, presidente di Legacoop Lazio-. Con questo strumento, Legacoop rilancia la centralità della figura del socio professionista e la colloca nella dimensione cooperativa che ha una struttura democratica e paritaria”. “È significativo che questa iniziativa di finanza etica e cooperativa sia stata lanciata da Legacoop e Coopfond proprio nella tappa romana che ci condurrà presto verso la Biennale dell’economia cooperativa 2026, evento inaugurato due anni fa da Mattarella. La promozione di nuove imprese cooperative rappresenta un impegno prioritario per Legacoop e quanto il movimento cooperativo può fare per i liberi professionisti è l’ennesima testimonianza del valore di questa forma di impresa riconosciuta dalla Costituzione italiana” conclude Simone Gamberini, presidente di Legacoop Nazionale.
Veicoli Fuori Uso, svolta storica: approvata la legge sulla cancellazione dal PRA. ADQ e Cisambiente Confindustria plaudono il provvedimento
ADQ – Associazione Autodemolitori di Qualità e Cisambiente Confindustria accolgono con grande soddisfazione l’approvazione definitiva da parte del Senato della Repubblica della legge che disciplina la cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA) dei veicoli fuori uso, anche nei casi in cui gli stessi siano gravati da fermo amministrativo. Si tratta di un provvedimento di portata storica, atteso da anni non solo dagli operatori della filiera del fine vita dell’auto, ma anche dalle amministrazioni locali, che si sono spesso trovate nell’impossibilità di intervenire efficacemente sul fenomeno dei veicoli abbandonati. Un fenomeno che ha assunto dimensioni allarmanti e che, secondo le stime, nel solo 2025 riguarda oltre 1 milione e 500 mila veicoli lasciati sul territorio nazionale, con evidenti ricadute in termini di degrado urbano, rischio ambientale e costi per la collettività. La norma approvata era stata anticipata e illustrata da Gaetana Russo proprio in occasione del Congresso Nazionale di ADQ, aprendo un confronto diretto e concreto con la filiera degli autodemolitori. ADQ ha collaborato fin dalle prime fasi con Russo e con il suo staff parlamentare, fornendo contributi tecnici e operativi che hanno consentito di costruire una disciplina finalmente chiara, applicabile e coerente con la realtà degli impianti e delle procedure di demolizione. La legge consente ora di procedere alla cancellazione dal PRA e alla rottamazione dei veicoli fuori uso anche in presenza di fermo amministrativo, superando uno degli ostacoli più rilevanti che per anni hanno paralizzato le attività di rimozione e smaltimento. Viene inoltre rafforzato il ruolo operativo dei Comuni e degli enti proprietari delle strade, che possono attestare l’inutilizzabilità dei veicoli rinvenuti, anche quando non reclamati dai proprietari, avviandoli così a una gestione corretta sotto il profilo ambientale e amministrativo. Le procedure risultano semplificate e meglio definite, con una chiara attribuzione di competenze, mentre restano ferme le responsabilità e il quadro sanzionatorio in materia di gestione dei rifiuti. È inoltre esclusa qualsiasi forma di incentivo o agevolazione per i proprietari inadempienti, a conferma dell’impianto rigoroso della norma. In questo nuovo quadro normativo, ADQ, operando all’interno del sistema confindustriale di Cisambiente, ribadisce la propria piena disponibilità a collaborare con le istituzioni e con gli enti locali, mettendo a disposizione una rete nazionale di impianti autorizzati, certificati e tracciabili, in grado di garantire interventi tempestivi e una gestione corretta dei veicoli fuori uso, nel pieno rispetto delle norme ambientali e di sicurezza. “Accogliamo con grande favore l’approvazione definitiva di questa legge, che restituisce strumenti concreti alla legalità e alla tutela dell’ambiente” – dichiara Ruggiero Delvecchio, Presidente Nazionale di ADQ – “Gli impianti italiani di autodemolizione sono pronti ad affrontare questa sfida e a gestire con correttezza tecnica, ambientale e amministrativa anche i veicoli gravati da fermo amministrativo. Desidero ringraziare di cuore l’On. Russo per il lavoro incessante, competente e determinato svolto in questi anni: il confronto avviato durante il nostro Congresso Nazionale ha trovato una traduzione legislativa concreta e utile per il Paese”. “Il provvedimento è uno strumento decisivo nella tutela dell’Ambiente: toglierà dalle strade circa 3,5 milioni di auto abbandonate nel corso degli ultimi anni – dichiara il Direttore Generale di Cisambiente Confindustria Lucia Leonessi – che potranno così essere demolite. Il vantaggio per l’ambiente è duplice: non solo si elimina un fattore di inquinamento, ma accresce la quantità di materiali metallici a disposizione, ampliando un potenziale bacino di approvvigionamento di materie da poter avviare a riciclo e inserire nuovamente nel ciclo produttivo”. ADQ e Cisambiente Confindustria continueranno a lavorare in sinergia al fianco delle istituzioni affinché l’attuazione della legge sia uniforme sul territorionazionale e produca risultati concreti in termini di legalità, decoro urbano e tutela ambientale.