IL RICORDO DI ANNA DONATI
Maria Rosa Vittadini, una vita per la pianificazione della mobilità e dei trasporti

Maria Rosa Vittadini
IN SINTESI

Maria Rosa Vittadini si è spenta pochi giorni fa nella sua casa alla Giudecca a Venezia. Una vita piena di talento, di amore per l’insegnamento, di empatia per i suoi studenti e studentesse, di rigore scientifico e tanto impegno civile, per la difesa del territorio, dell’ambiente, delle città.
Architetta e Urbanista, ha dedicato le sue competenze alla pianificazione dei trasporti, ad intrecciare urbanistica e mobilità, a disegnare progetti ed interventi per ridisegnare lo spazio pubblico da restituire alle persone, a dimostrare sulla base dei numeri e valutazioni ambientali l’inutilità di grandi opere sbagliate.
Sempre curiosa di nuovi saperi, ha dedicato una vita ad insegnare allo IUAV di Venezia, allevando generazioni di ragazze e ragazzi, oggi professionisti/e che la piangono. E’ stata responsabile di numerosi progetti di ricerca in materia di pianificazione dei trasporti e sostenibilità. Ha insegnato nell’ambito di numerosi Master e attività di formazione.
La responsabilità verso il bene pubblico
Durante il primo Governo Prodi venne nominata Direttore Generale del Servizio di Valutazione dell’impatto Ambientale del Ministero dell’ambiente. In questo ruolo ha coperto numerosi incarichi di rilevo: è stata Presidente della Commissione nazionale di VIA, Presidente della Commissione Nazionale per la Valutazione di impatto ambientale, perché prendersi delle responsabilità per affermare idee nuove e fare dell’Italia un posto migliore, le veniva naturale.
Coordinatrice, tra il 1998 e il 2000, della partecipazione del Ministero dell’ambiente alla redazione del Piano nazionale dei trasporti e della logistica. Dal 2007 al 2008 è stata coordinatrice della sottocommissione VAS nell’ambito della Commissione tecnica VIA e VAS del Ministero dell’ambiente e della difesa del territorio italiano.
Non si risparmiava mai: questo ruolo così rilevante di valutazione ambientale le era costato molte critiche da chi difendeva progetti autostradali, il Mose, tratte inutili di alta velocità, il Ponte sullo Stretto di Messina, nuovi insediamenti ad alto consumo di suolo e cemento.
Quaranta anni di rigore scientifico e impegno per l’ambiente
Ho conosciuto Maria Rosa nel 1987, ad un forum dei Verdi in cui si ragionava di trasporti, di mobilità insostenibile nelle città, di infrastrutture sbagliate. i Verdi erano appena entrati in Parlamento, io ero una di queste elette, ero stata assegnata alla Commissione Trasporti e volevamo creare delle reti di figure esperte e competenti, che ci aiutassero ad affrontare i nuovi compiti in Parlamento e nei territori.
Lei arrivò insieme a Guglielmo Zambrini, il suo inseparabile maestro: da allora non ci siamo più lasciate. Era una donna generosa, che spiegava con dedizione, che ascoltava molto, che ragionava su cosa proporre e cosa fare in alternativa ai progetti sbagliati.
Fu grazie a Guglielmo Zambrini e Maria Rosa Vittadini se imparai che cosa fosse una concessionaria autostradale, per contrastare il sistema di proroghe, deroghe, investimenti sbagliati come la Variante di Valico Bologna Firenze, il raddoppio del tunnel del Monte Bianco e l’Autostrada della Maremma.
Diede un contributo scientifico rilevante anche per contrastare la Legge Obiettivo del Governo Berlusconi, perché una lista di opere senza Piano dei Trasporti era davvero grave ed inaccettabile, per le sue competenze e formazione.
Le sue innovazioni per città e trasporti sostenibili
Ma le sue competenze erano molto concentrate anche sulle città e la mobilità urbana, dove ha redatto negli anni ‘80 e ’90 numerosi Piani Urbani del Traffico di molte città italiane, con forti innovazioni, dove proponeva interventi di moderazione del traffico per restituire sicurezza e spazio alle persone, nuove reti tramviarie per rilanciare il trasporto pubblico, interventi di regolazione del traffico. Tutte proposte poi diventate oggi patrimonio comune ma che allora erano davvero sconosciute nel dibattito italiano.
Di recente aveva collaborato alla redazione di diversi Piani Urbani di Mobilità Sostenibile, con contributi teorici ed operativi, a progetti di rigenerazione urbana e di riqualificazione di spazi pubblici: per lei erano la naturale evoluzione dei PGTU degli anni 80.
Fu una protagonista negli anni ‘90 del dibattito sul progetto di Alta Velocità Ferroviaria, con analisi e studi per dimostrare che le nuove reti dovevano essere connesse alla rete ordinaria, che i nodi urbani erano essenziali per rendere efficiente ed efficace il servizio, che la rete veloce avrebbe dovuto essere accompagnata da un significativo sviluppo della rete e servizi locali, dove si svolge la maggior parte del traffico e degli spostamenti. Anche per le merci ed i nuovi progetti TAV come il terzo valico Milano Genova o la Torino Lione, dimostrò con numeri ed analisi che il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia si sarebbe ottenuto nel contesto di politiche dei trasporti complessive, con politiche di prezzo, regole ed incentivi, con strategie ai valichi analoghe a quelle di Svizzera ed Austria.
Un dibattito e riflessioni di grande attualità, che hanno ancora molto da dire al Paese, al mondo della pianificazione, della progettazione e della politica.
La pianificazione “necessaria” dei trasporti e della logistica
Quando andremo a rileggere tutte le sue elaborazioni e produzioni, per ricordarla al meglio e per imparare ancora tanto, troveremo decine di interventi nel corso di 40 anni di insegnamento e studi, sulla necessità di un Piano Generale dei trasporti e della Logistica.
Non si rassegnava, anche negli ultimi anni ormai malata che – Governo, Parlamento e Istituzioni – avessero abbandonato completamente la pianificazione dei trasporti e della mobilità. Uno strumento necessario per integrare la pianificazione territoriale ed urbanistica, i diversi sistemi modali, gli spostamenti locali e gli spostamenti nazionali ed internazionali, con una forte attenzione ai nodi urbani e di scambio, dove la sfida della sostenibilità è ormai divenuta una missione necessaria e urgente.
Maria Rosa è stata molto di più di quello che queste mie parole raccontano: il suo costante impegno civile con associazioni ambientaliste, comitati, candidature per la sua Venezia da salvare. Sempre generosa, senza calcolo, mettendo a disposizione il suo rigore scientifico e i suoi saperi, al servizio di buone cause pubbliche e collettive.
Tanto ci ha insegnato e le sue lezioni sono di grande attualità: penso che questo sia il modo migliore per ricordarla.