LA GIORNATA

Ocse taglia le stime di crescita ’26: pil italiano a +0,4%, Eurozona +0,8%

  • Ue, sì del Pe a direttiva anticorruzione, ‘grave abuso d’ufficio è reato’. L’Italia dovrà reintrodurlo
  • Dall’Europarlamento via libera con condizioni all’accordo Usa -Ue sui dazi
  • Terna: nel 2025 ricavi e utile in crescita. Investimenti +30,6% a oltre 3,5 mld

27 Mar 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Sulle stime di crescita dell’Italia si abbatte anche la scure dell’Ocse. Secondo le Prospettive economiche intermedie presentate ieri a Parigi, il Pil registrerà un risicato aumento dello 0,4% nel 2026, 0,2 punti in meno rispetto al precedente Economic Outlook di dicembre. Per il 2027, l’organismo internazionale prevede una crescita italiana allo 0,6%, equivalente ad un taglio di 0,1 punti rispetto alle stime di dicembre. Si accende anche la spia dell’inflazione che, secondo le stime, sarà di 0,7 punti superiore rispetto a quanto indicato nelle precedenti stime. “Per l’Italia la crescita è debole e anche i consumi sono in calo. Pensiamo che il Pnrr continuerà a sostenere la crescita, allo 0,4% quest’anno, e anche nel prossimo anno. Le stime di crescita dell’Italia erano tuttavia leggermente migliori a fine 2025, ma l’aumento dei prezzi dell’energia colpiscono i consumi e ci hanno indotto a rivedere le nostre previsioni al ribasso”, ha detto l’economista dell’Ocse, Asa Johansson. Previsioni al ribasso anche per l’eurozona la cui crescita dovrebbe contrarsi dall’1,4% del 2025 allo 0,8% del 2026 a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia che pesano sull’attività economica, prima di ripartire all’1,2% nel 2027. Sempre secondo l’Ocse, “se la politica espansionistica in Germania sosterrà la crescita, soprattutto nel 2027, una politica di bilancio più restrittiva rappresenterà un ostacolo in Italia e in Francia. Inoltre, la stretta di bilancio prevista e l’aumento dei prezzi dell’energia dovrebbero pesare sull’attività nel Regno Unito, anche se l’impatto verrà limitato dal taglio dei tassi l’anno prossimo e la crescita del Pil passerà dallo 0,7% del 2026 all’1,3% del 2027″, sostiene l’Ocse. La crescita del Pil mondiale dovrebbe rallentare al 2,9% nel 2026, prima di risalire al 3% nel 2027. Secondo l’organismo internazionale, ”l’aumento dei prezzi dell’energia e la natura imprevedibile del conflitto in Medio Oriente faranno aumentare i costi e ridurranno la domanda”. “Se persiste, il conflitto” in Medio Oriente “peserà sulla crescita mondiale e farà aumentare l’inflazione” e “ogni misura pubblica per ammortizzare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici dovrebbe essere ben mirata su coloro che hanno più bisogno”. Agli Stati membri viene inoltre suggerito di “conservare gli incentivi” e “ridurre il consumo energetico”. Sul più lungo termine, l’Ocse suggerisce di moltiplicare le misure per “migliorare l’efficacia energetica al livello nazionale e ridurre la dipendenza rispetto ai combustibili fossili importati”. Passi necessari, sottolinea l’organizzazione, per “consentire ai Paesi di ridurre la loro esposizione alle tensioni geopolitiche future”. Arriva anche un richiamo alla banche centrali, a fronte dello shock legato ai prezzi dell’energia, “devono rimanere vigili e fare in modo che le previsioni sull’inflazione restino ben radicate. Aggiustamenti di politica monetaria potrebbero rivelarsi necessari nel caso di tensioni sui prezzi generalizzate o se le prospettive di crescita dovessero peggiorare notevolmente”. Secondo l’Ocse, l’inflazione del G20 crescerà al 4% nel 2026, in aumento di 1,2 punti rispetto alle precedenti stime di dicembre. Il dato, precisa l’Ocse dovrebbe poi scendere al 2,7% nel 2027. “Lo shock di approvvigionamento energetico causato dal conflitto in corso in Medio Oriente mette alla prova la resilienza dell’economia mondiale. Prevediamo che la crescita mondiale resterà robusta, ma rallenterà rispetto alla sua traiettoria di prima del confitto, mentre l’inflazione crescerà in modo sensibile”, ha detto il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann. “Ogni misura pubblica mirata ad ammortizzare l’impatto dello shock legato ai prezzi dell’energia dovrebbe essere temporanea, mirata verso i più bisognosi e tutelare gli incentivi al risparmio energetico. L’aumento della produzione di energie rinnovabili e dell’efficacia energetica può rafforzare la sicurezza economica migliorando nel contempo la resilienza dinanzi ai futuri shock sui prezzi”.

 

G7, la Francia convoca una riunione su energia e banche centrali

La Francia convocherà lunedì una riunione del G7 con i ministri delle Finanze, i ministri dell’Energia e i funzionari delle banche centrali. Lo ha annunciato ieri  il ministro dell’Economia francese Roland Lescure in un’intervista radiofonica. “Annuncio che per la prima volta in 50 anni ho deciso di convocare una riunione del G7 su Finanze, Energia e Banche Centrali”, ha spiegato Lescure. “Quindi lunedi’ ci incontreremo con i ministri dell’Economia, i ministri dell’Energia e le banche centrali per discutere la situazione e capire cosa sta succedendo”, ha continuato. “Perché oggi stiamo assistendo a una convergenza di questioni energetiche, economiche e inflazionistiche. E’ la prima volta che lo facciamo con le banche centrali. Vi darò un aggiornamento lunedì”, ha concluso Lescure. La riunione si terra’ in videoconferenza, come giàaccaduto per la riunione dei ministri delle Finanze del G7 del 9 marzo, ha riferito il ministero.

Ue, Si del Pe a direttiva anticorruzione, ‘grave abuso d’ufficio è reato’ . Italia dovrà reintrodurlo

Il Parlamento europeo ha dato il via libera con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti alla direttiva anti corruzione. La direttiva stabilisce a livello Ue le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue. Presente nella lista dei reati un articolo dedicato all’abuso d’ufficio definito “esercizio illecito di funzioni pubbliche” e su cui la direttiva chiede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico”. Il nuovo quadro mira a colmare le lacune nell’applicazione delle norme modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni. I paesi Ue potranno dunque adottare norme più severe e adattarle ai propri sistemi giuridici. La cooperazione tra autorità nazionali e organismi Ue, tra cui l’Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust, sarà rafforzata, insieme allo scambio di informazioni e al coordinamento. Gli Stati membri dovranno inoltre pubblicare ogni anno dati comparabili e leggibili, per migliorare la trasparenza e il processo decisionale basato sull’evidenza. I paesi Ue dovranno infine adottare e aggiornare regolarmente strategie nazionali anticorruzione, coinvolgendo la società civile, nonché effettuare valutazioni dei rischi e garantire sistemi solidi per contrastare i conflitti di interesse e garantire la trasparenza del finanziamento politico e degli standard etici. “Se vedo ai voti all’interno del Consiglio Ue, l’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata”, ha detto la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola rispondendo ad una domanda sull’ok alla direttiva anticorruzione, che contiene anche la fattispecie dell’abuso di ufficio. “L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio, ha sottolineato la relatrice Raquel Garcia Hermida. “Il mandato è molto chiaro sull’abuso di ufficio, ha aggiunto la relatrice. “Se questa direttiva del Parlamento Europeo modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea”,  ha affermato il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, nel corso della conferenza stampa a margine della relazione annuale.

Plaude il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia: “sappiamo che, purtroppo, negli ultimi anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti: speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia”, ha commentato.”Il via libera a stragrande maggioranza del Parlamento europeo della direttiva Ue anticorruzione – ha proseguito- costituisce un passaggio fondamentale per l’Europa intera e i Paesi membri. In una materia tanto essenziale per la tutela dello stato di diritto e per lo sviluppo economico, fissa finalmente standard comuni e soprattutto scongiura il rischio, tutt’altro che teorico, di passi indietro da parte di singoli paesi membri”. Si tratta, precisa, “di un testo meno ambizioso rispetto alla proposta iniziale della Commissione, ma rappresenta un caposaldo di ciò che l’Europa vuole essere e di come si vuole presentare di fronte al mondo, divenendo anche uno strumento per attrarre investimenti internazionali da parte dei grandi gruppi che giustamente richiedono di muoversi in ambienti economici trasparenti e liberi da condizionamenti impropri. Questa direttiva – prosegue Busìa – è molto importante perché colmerà le lacune nell’applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni. Vengono stabilite a livello europeo le fattispecie di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue, tra cui corruzione nel settore pubblico e in quello privato, appropriazione indebita, ostruzione della giustizia, traffico di influenze, esercizio illecito di funzioni, arricchimento illecito legato alla corruzione, occultamento e corruzione nel settore privato, armonizzandone le sanzioni. Oggi – ricorda poi – noi presiediamo l’European Network for Public Ethics, la rete delle Autorità dei Paesi membri che si occupano di etica pubblica ed il voto di oggi costituisce anche un successo per tale organizzazione, che fin da subito ha posto al centro della propria azione l’interlocuzione con le istituzioni europee proprio per spingere verso l’approvazione di regole comuni, quali quelle che adesso arrivano dalla direttiva. Auspichiamo ora che quanto prima si arrivi alla conclusione dell’iter, con il voto del Consiglio”.

Corruzione, perquisizioni alla Difesa e in Terna e Rfi. Sviluppo dell’indagine su Sogei

Perquisizioni da parte della Guardia di Finanza al ministero della Difesa, Rfi, Terna e Polo Strategico Nazionale nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma, sviluppo di quella su Sogei, in cui si ipotizzano i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. Al centro dell’indagine, presunte irregolarità negli appalti informatici. Sono 26 gli indagati. Fra le persone perquisite generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori. Il nuovo filone coinvolgerebbe anche l’ufficiale di Marina Antonio Angelo Masala, già coinvolto nel filone principale che portò all’arresto, nell’ottobre del 2024, dell’ex direttore generale di Sogei Paolino Iorio.

Dall’Europarlamento via libera con condizioni all’accordo Usa-Ue sui dazi

Via libera dell’Europarlamento, con condizioni, all’accordo Ue-Usa sui dazi. Gli eurodeputati, riuniti in sessione plenaria, hanno approvato a larga maggioranza la loro posizione negoziale in vista delle trattative con i Paesi Ue introducendo una serie di paletti: una clausola che sospende l’accordo in caso di nuovi dazi Usa, una clausola ‘sunrise’ che ne subordina l’entrata in vigore al rispetto degli impegni da parte di Washington, e una clausola ‘sunset’ che fissa la scadenza delle misure al 31 marzo 2028, salvo rinnovo “Riconosciamo molte delle preoccupazioni sollevate dai membri di quest’aula, in particolare per quanto riguarda i dazi su acciaio e alluminio e sui prodotti derivati. Abbiamo anche ascoltato le vostre richieste di garanzie sull’impegno degli Stati Uniti a rispettare l’accordo e sulla necessità di prevedere salvaguardie in caso di violazione dei suoi termini. Eppure, nonostante queste legittime preoccupazioni, resta una verità: i nostri interessi economici impongono di andare avanti”. Lo ha detto il commissario Ue per l’Economia, Valdis Dombrovskis, rivolgendosi alla penaria dell’Europarlamento nel dibattito per la ratifica dell’accordo commerciale Ue-Usa. “Dobbiamo agire nell’interesse delle nostre imprese, dei nostri lavoratori e dei nostri cittadini, soprattutto nelle circostanze attuali. Rispettare gli impegni assunti con la dichiarazione congiunta va esattamente in questa direzione. E la nostra credibilità poggia anche sulla capacità di rispettare la parola data”, ha evidenziato. “Non dimentichiamo la portata di ciò che è in gioco. Gli Stati Uniti restano di gran lunga il nostro primo partner commerciale e la principale destinazione delle nostre esportazioni”, ha sottolineato Dombrovskis, ricordando l’ammontare degli scambi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico. “Permettetemi di spiegare perché il voto di oggi è così importante: l’attuazione degli impegni assunti con la dichiarazione congiunta, che contribuirete a portare avanti con il vostro voto, non è solo importante: è un passaggio indispensabile”, ha ribadito il commissario Ue, evidenziando che la ratifica dell’accordo da parte dell’Eurocamera aprirebbe “la strada a un’agenda positiva più ampia con gli Stati Uniti, che includa la sicurezza economica, le materie prime critiche e le misure di facilitazione degli scambi”.

Istat, a marzo brusco calo della fiducia dei consumatori, marginale quello delle imprese

A marzo l’indicatore di fiducia dei consumatori cala da 97,4 a 92,6 mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese subisce una riduzione marginale (da 97,4 a 97,3).  Tra i consumatori, si evidenzia un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico cade da 99,1 a 88,1, il clima futuro scende da 93,1 a 85,3, quello personale cala da 96,8 a 94,2 e il clima corrente diminuisce da 100,7 a 98,0. E’ quanto emerge dalle rilevazioni diffuse ieri dall’Istat. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia aumenta in tutti i comparti indagati ad eccezione del commercio al dettaglio: nella manifattura e nelle costruzioni il clima sale, rispettivamente, da 88,5 a 88,8 e da 103,1 a 103,6, nei servizi di mercato aumenta da 102,1 a 102,7 e nel commercio al dettaglio cala da 104,9 a 100,6.  Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nell’industria manifatturiera gli imprenditori giudicano in miglioramento l’andamento del livello degli ordini ma si attendono una diminuzione del livello della produzione; le scorte di prodotti finiti sono giudicate in diminuzione. Nelle costruzioni tutte le componenti sono in miglioramento. Nei servizi di mercato emerge una dinamica positiva dei giudizi sugli ordini mentre le relative attese sono in calo; le valutazioni sull’andamento degli affari sono improntate all’ottimismo. Nel commercio al dettaglio tutte le componenti peggiorano.  In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori del comparto manifatturiero sulla variazione degli investimenti rispetto all’anno precedente, nel 2026 emerge un minore ottimismo rispetto all’analoga variazione rilevata per il 2025 (rispetto al 2024). “Come era in parte atteso anche alla luce delle evidenze già emerse a livello di euro area, l’inizio del conflitto in Iran ha pesato negativamente sulla fiducia delle famiglie, interrompendo il percorso di graduale recupero iniziato alla fine del 2025.
Meno esposte, per adesso, sembrano le imprese, almeno in termini di percezioni. Sui giudizi delle famiglie ha pesato, inevitabilmente, l’attesa di un brusco e deciso peggioramento delle dinamiche inflazionistiche, in parte già rilevato attraverso i prezzi dei carburanti. Se tali dinamiche dovessero perdurare, inciderebbero negativamente sui redditi reali, quindi sui consumi e, infine, sul complesso dell’attività economica”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio. “Sul versante delle imprese, le aspettative peggiori si rilevano presso il commercio al dettaglio, il settore dove si scaricheranno tutti i problemi derivanti dalle eventuali perdite di potere d’acquisto. Tra gli operatori degli altri settori permangono ancora attese moderatamente positive, con spunti d’importante ripresa per il turismo, segmento che, sulla scia di un positivo andamento degli ordini, sembra attendersi una favorevole evoluzione della domanda in occasione della Pasqua e delle festività primaverili. D’altra parte le difficoltà e i costi degli spostamenti a lungo raggio potrebbero indurre a convogliare la domanda su mete più facilmente raggiungibili e ritenute più sicure, tra le quali certamente l’Italia, già straordinariamente premiata dal boom di presenze registrato a gennaio 2026”.

Mit, riunione col Cism per affrontare criticità legate alla sicurezza marittima

Il Comitato Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti Marittimi e dei Porti si è riunito ieri presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per affrontare le principali criticità legate alla sicurezza marittima in uno scenario internazionale sempre più instabile, con particolare attenzione anche alla tutela del personale imbarcato. All’incontro, presieduto dal viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, hanno partecipato i rappresentanti del Comando generale delle Capitanerie di porto, del ministero degli Affari Esteri, del ministero della Difesa, del ministero dell’Interno, del ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Comando Operativo di Vertice Interforze, delle principali associazioni dell’armamento nazionale e sindacali di riferimento. Al centro della discussione, la crisi in corso in Medio Oriente, con particolare riferimento alle ripercussioni sulla sicurezza della navigazione commerciale e sulle condizioni operative degli equipaggi. Il Comitato ha analizzato l’evoluzione del contesto nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico, dove si registra un “significativo aumento” del rischio operativo, aggravato da fenomeni di interferenza sui sistemi di navigazione satellitare e da condizioni di transito fortemente condizionate. In tale quadro, è stata posta particolare attenzione alla sicurezza dei lavoratori marittimi, esposti in prima linea alle conseguenze delle tensioni internazionali. Nel corso dei lavori è stata ribadita l’importanza di un “coordinamento stretto” tra le amministrazioni competenti e gli operatori del settore, al fine di assicurare un monitoraggio costante della situazione e l’adozione tempestiva di eventuali misure di mitigazione del rischio, anche a tutela dell’incolumità degli equipaggi. L’azione del Governo si muove lungo una direttrice chiara: “proteggere la libertà di navigazione, salvaguardare le catene di approvvigionamento, difendere la competitività del sistema portuale e marittimo nazionale e garantire la sicurezza di chi opera quotidianamente in mare”. La sicurezza marittima, insieme alla tutela del lavoro marittimo, è oggi una priorità nazionale ed europea. In un contesto globale segnato da crescenti tensioni, “il lavoro del CISM va esattamente in questa direzione”.

Crisi d’impresa, 13.500 le procedure avviate nel 2025 (+15,5%), cresce la composizione negoziata +69,5%

Cresce di quasi il 70% in un anno il ricorso alla composizione negoziata della crisi d’impresa, il percorso volontario e stragiudiziale per il risanamento delle aziende in crisi ma con le potenzialità per restare sul mercato: 1.776 le istanze presentate nel 2025 a fronte delle 1.048 del 2024. Oggi, con un 13,2% di incidenza sul totale delle procedure avviate, la composizione negoziata rappresenta la principale opzione alla quale ricorrono le imprese nei casi di difficoltà. Nel complesso, le procedure previste per la crisi d’impresa avviate lo scorso anno risultano in aumento del 15,5% rispetto al 2024, sfiorando quota 13.500. Tra queste, la più numerosa è la liquidazione giudiziale, che conta 9.869 procedure aperte lo scorso anno, in aumento del 7,2% rispetto al 2024. È quanto mostra l’Osservatorio sulla crisi d’impresa di Unioncamere nel quarto rapporto, focalizzato sull’analisi degli istituti e delle procedure del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza riferite all’anno 2025. “Fa piacere constatare che sta crescendo sempre di più il ricorso alla Composizione negoziata per la risoluzione delle crisi d’impresa”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Questo strumento infatti offre reali opportunità alle aziende di ricomporre le situazioni di difficoltà e restare sul mercato. Un vantaggio anche in termini di mantenimento dei livelli occupazionali”.

Tra le imprese che hanno fatto ricorso alla composizione negoziata prevalgono le società di capitale (che rappresentano il 79% del totale). I settori più presenti sono le attività manifatturiere (28,5%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (21%) e le costruzioni (10,2%). Continua a crescere nel tempo la dimensione media delle aziende che fanno ricorso a questo strumento. A fine 2025, il valore medio della produzione delle imprese che hanno presentato istanza supera i 16 milioni di euro (era 10 milioni nel 2024), mentre il numero medio di addetti è 40. Le 143 procedure registrate (in aumento del 68,2% rispetto alle 85 del 2024) provengono invece da imprese con un numero medio di addetti pari a 16 e un valore della produzione di 7 milioni di euro. Il maggior numero di istanze si deve al settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio (27,3%). Gli 895 concordati preventivi avviati nel 2025 (in crescita del 17,5% rispetto al 2024), fanno invece registrare un valore medio di 32 addetti per imprese e circa 7 milioni di euro di valore della produzione. Aumenta del 6,7% anche il ricorso a questo istituto, che registra 348 procedure aperte a fronte delle 326 dell’anno precedente. In questo caso, il valore medio della produzione delle imprese è pari a 11 milioni di euro, mentre il numero di addetti è 89. Con un numero medio di addetti per impresa pari a 8 e un valore medio della produzione di 3 milioni di euro, la liquidazione giudiziale continua ad essere la procedura concorsuale più utilizzata dalle imprese più fragili e meno strutturate. Tra i settori più rappresentati figurano le costruzioni (21,9%), che precede il commercio all’ingrosso e al dettaglio (21,8%) e le attività manifatturiere (16,7%). A questo istituto hanno fatto ricorso lo scorso anno 439 imprese (in aumento dell’86% rispetto al 2024) con una assoluta prevalenza di cooperative, consorzi e società consortili operanti principalmente nella sanità e assistenza sociale (21,6%) e nelle attività amministrative e di servizi di supporto (13,1%).

Terna: nel 2025 ricavi e utile in crescita. Investimenti +30,6% a oltre 3,5 mld

Terna chiude l’esercizio 2025 con un aumento dei ricavi di 352,8 milioni, +9,6%, portando il valore totale sopra quota 4 miliardi. Risultato dovuto, in parte, alla crescita delle Attività Regolate, grazie all’aumento dei ricavi tariffari parzialmente compensato dalla contrazione degli incentivi output-based, in parte al contributo delle Attività Non Regolate, trainato principalmente dall’incremento dei ricavi nel business Energy Services e in quello Equipment (Gruppo Tamini e Gruppo Brugg Cables). Le voci reddituali mostrano l’ebitda pari a 2.750,8 milioni di euro, in crescita di 184,4 milioni di euro rispetto al 2024 (+7,2%), principalmente per il miglior risultato delle Attività Regolate, e l’ebit, a fronte di ammortamenti e svalutazioni pari a 960,9 milioni di euro, a 1.789,9 milioni di euro, rispetto ai 1.677,4 milioni di euro del 2024 (+6,7%). Gli oneri finanziari netti del 2025, pari a 181,5 milioni di euro, rilevano un incremento di 10,0 milioni di euro rispetto ai 171,5 milioni di euro del 2024, dovuto principalmente all’erogazione di nuovi finanziamenti e alla riduzione dei proventi finanziari rilevati nel periodo, parzialmente compensati dai maggiori oneri finanziari capitalizzati. Il risultato ante imposte si attesta a 1.608,4 milioni di euro, in aumento di 102,5 milioni di euro rispetto al 2024 (+6,8%). Le imposte dell’esercizio sono pari a 495,2 milioni di euro, in crescita di 40,2 milioni rispetto al 2024 (+8,8%), essenzialmente per il maggior risultato ante imposte e per i maggiori oneri indeducibili rilevati nel corso dell’esercizio. Il tax rate si attesta pertanto al 30,8%, in lieve aumento rispetto al 30,2% del 2024. L’utile netto di Gruppo dell’esercizio è pari a 1.111,5 milioni di euro, in crescita di 49,6 milioni di euro (+4,7%) rispetto ai 1.061,9 milioni di euro del 2024. La situazione patrimoniale consolidata registra un patrimonio netto di Gruppo pari a 7.791,3 milioni di euro, a fronte dei 7.524,2 milioni di euro al 31 dicembre 2024 e l’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2025 si è attestato a 13.000,2 milioni di euro, rispetto ai 11.160,4 milioni di euro a fine 2024, a supporto dell’importante crescita degli investimenti per lo sviluppo di un sistema elettrico sempre più sicuro ed efficiente. Nel 2025 gli investimenti complessivi effettuati dal Gruppo Terna nell’esercizio sono stati pari a 3.514,9 milioni di euro, in forte crescita (+30,6%) rispetto ai 2.692,1 milioni di euro del 2024. Tra i principali progetti si segnalano gli avanzamenti sia sul Ramo Est che sul Ramo Ovest del Tyrrhenian Link, il collegamento elettrico sottomarino fra Campania, Sicilia e Sardegna; quelli sul collegamento tra la Toscana, la Corsica e la Sardegna (Sa.Co.I.3); quelli sull’Adriatic Link, l’elettrodotto sottomarino fra Abruzzo e Marche; gli interventi per incrementare la sicurezza e l’efficienza della rete elettrica in alta e altissima tensione nelle aree in cui si sono svolti i Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026; quelli per accrescere la capacità di scambio fra la Calabria e la Sicilia (collegamento Bolano-Annunziata); gli interventi realizzati nelle diverse zone del mercato elettrico: in Sicilia i collegamenti Chiaramonte Gulfi-Ciminna e Paternò-Pantano-Priolo, a cui si aggiungono le attività realizzative dei collegamenti Colunga-Calenzano, fra Emilia-Romagna e Toscana, e Cassano-Chiari, in Lombardia. Prosegue inoltre il piano di installazione di apparecchiature, fra cui compensatori sincroni, resistori stabilizzanti e reattori, a beneficio della sicurezza della rete. Nel periodo sono proseguite anche le attività di rinnovo di linee aeree e dei macchinari di stazione che, al 31 dicembre 2025, hanno visto la sostituzione di circa 1.298 km di terne e di 18 macchine, fra trasformatori, autotrasformatori e reattori.

Il 2025, sottolinea il gruppo, è stato caratterizzato da uno scenario internazionale segnato da forti incertezze. Il protrarsi delle situazioni di tensione geopolitica nell’Est Europa e in Medio Oriente ha continuato a esercitare pressioni sui mercati energetici e delle materie prime, riportando al centro del dibattito il tema della sicurezza energetica nazionale ed europea. A marzo 2026, con lo scoppio del conflitto in Iran, le tensioni geopolitiche si sono ulteriormente aggravate. Questo contesto rende sempre più urgente per l’Italia la necessità di rafforzare la sicurezza del Sistema Elettrico Nazionale, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e accelerando il percorso di transizione energetica, in coerenza con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Unione Europea. In tale scenario, Terna ha consolidato il proprio impegno al servizio del Paese, proseguendo nella forte accelerazione degli investimenti a beneficio dell’efficienza e della sicurezza del Sistema Elettrico Nazionale, nonché della sostenibilità ambientale, ottenendo un primato storico: nel corso del 2025, infatti, Terna ha realizzato investimenti per complessivi 3.514,9 milioni di euro, in forte crescita sull’anno precedente (+30,6%). Nel 2025, oltre ad aver registrato un miglioramento dei propri indicatori economico-finanziari, il Gruppo, a conferma dell’impegno a garantire all’Italia un sistema elettrico più sicuro, affidabile ed efficiente, ha messo in esercizio nuove infrastrutture per circa 800 milioni di euro. Nel 2025 sono stati inoltre autorizzati 38 nuovi progetti di sviluppo, per circa 1 miliardo di euro di investimenti. “I risultati del 2025 di Terna confermano la crescita di tutti gli indicatori economico-finanziari e l’accelerazione nell’esecuzione dei principali progetti, operando con successo in uno scenario energetico e geopolitico particolarmente complesso. I risultati economico-finanziari in miglioramento, l’aumento progressivo degli investimenti e l’avanzamento nella realizzazione di infrastrutture di rete strategiche per il Paese testimoniano la solidità del nostro modello industriale e la credibilità del percorso di sviluppo”, ha commentato Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato e direttore generale di Terna. “Negli ultimi tre anni, Terna ha completato una profonda trasformazione, consolidando il proprio ruolo di abilitatore della transizione energetica con una visione fondata su innovazione, sostenibilità e sviluppo delle competenze professionali. Il mercato ci ha riconosciuto come un operatore affidabile e capace di sostenere investimenti di lungo termine. Oggi, forti dei risultati conseguiti nel 2025 e delle basi costruite negli anni precedenti, siamo pronti ad affrontare sfide sempre più complesse e a contribuire all’indipendenza energetica del Paese e alla sicurezza ed efficienza del sistema elettrico”.

Webuild punta all’Australia, pronti a cogliere nuove opportunità

Il gruppo Webuild, già fortemente radicato in Australia, si prepara ad avere un ruolo di primo piano nella realizzazione di nuove opere contenute nell’infrastructure priority list pubblicata da Infrastructure Australia. La lista individua decine di proposte ad alta priorità nei settori chiave — trasporti, risorse idriche, energia e logistica — delineando una pipeline nazionale che supera i 240 miliardi di dollari australiani fino al 2029. Webuild in Australia è già coinvolto in alcune delle iniziative più strategiche incluse tra le priorità nazionali, in particolare nello Stato di Victoria. Tra queste, il Suburban Rail Loop di Melbourne — destinato a ridisegnare la mobilità urbana — e il North East Link, il più grande progetto stradale dello Stato. La presenza in queste opere rafforza il track record locale e consolida la credibilità del gruppo presso istituzioni e stakeholder australiani. Guardando alle opportunità future, la Infrastructure Priority List evidenzia progetti di scala ancora maggiore, come lo sviluppo di una rete ferroviaria ad alta velocità lungo la costa orientale. In questo ambito, Webuild può “valorizzare l’esperienza maturata in Europa su grandi corridoi ferroviari e opere complesse, posizionandosi come partner naturale per lo sviluppo di infrastrutture di nuova generazione”, evidenziano osservatori di mercato del settore.

Mundys, Benetton nuovo presidente, Mangoni ceo, ‘Obiettivo accelerare piani sviluppo e crescita’

Sarà Alessandro Benetton il nuovo presidente di Mundys per il prossimo triennio designato nell’ambito di una riorganizzazione complessiva del gruppo “allo scopo di acccelerarne la realizzazione dei piani di crescita e sviluppo” insieme ad Andrea Mangoni, riconfermato ceo . E’ quanto si apprende da fonti vicine all’ azienda in vista dell’assemblea del 30 marzo. Il presidente uscente Giampiero Massolo diventerà vicepresidente e resterà nel team della holding. Sempre sulla base delle designazioni di Edizione, il board che guiderà Mundys per il prossimo triennio sarà così composto: Enrico Laghi (ceo di Edizione), Ermanno Boffa (board member di Edizione), Christian Coco (chief investment officer di Edizione), Stefania Dotto (Investment Director di Edizione). Secondo quanto riferiscono ancora fonti vicine al gruppo, il socio Blackstone ha invece indicato i nomi di Peter Joseph Guarraia (senior managing Director), Adam Neil Kuhnley (senior managing director e co-head of European Investments in Infrastructure Group) e Scott Schultz (Managing Director). Infine, Fondazione Crt ha indicato il nome dell’economista Carlo Cottarelli. Il collegio sindacale sarà composto anche per il prossimo triennio da Riccardo Michelutti (presidente), Benedetta Navarra, Graziano Visentin.

Vinci compra da Macquarie concessioni autostradali in India per 1,6 mld di dollari

Il gruppo francese Vinci ha annunciato l’acquisizione da Macquarie Asset Management di una rete di nove concessioni autostradali in India per un valore aziendale di circa 150 miliardi di rupie indiane, pari a 1,6 miliardi di dollari. L’accordo riguarda l’acquisizione del portafoglio Safeway Concessions, che comprende nove concessioni autostradali a pedaggio negli stati di Andhra Pradesh, nell’India sud-orientale, e Gujarat, nell’India occidentale, “che rappresentano quasi 700 km di percorsi chiave della rete stradale indiana”, ha dichiarato la societa’ in un comunicato stampa.

Fibercop, in cassa 4,7 miliardi, copre tutto il programma di investimenti

Il 2025 è per Fibercop, la società della rete, l’anno ‘base’, il primo di piena operatività come società indipendente da Tim, e si chiude raggiungendo tutti gli obiettivi fissati nel budget, con ricavi a 3,8 miliardi e un Ebitda dopo il leasing (EbitdaaL) organico a 1,745 miliardi e un indebitamento finanziario netto inferiore alle attese, pari a 10,9 miliardi di euro. Gli investimenti complessivi nell’intero esercizio 2025 sono stati pari a 2,7 miliardi di euro “a sostegno dell’accelerazione del rollout FTTH della società” spiega una nota. Per la prima volta, pur non essendo quotata ma con quasi 9 miliardi di bond presso investitori internazionali, la società dà un’indicazione di crescita per il 2026: “sulla base delle attuali stime, l’EbitdaaL organico si prevede in crescita vicina al 10% anno su anno”. La cassa disponibile di FiberCop è pari a 2,6 miliardi di euro, portando il margine di liquidità a 4,7 miliardi di euro, includendo linee di credito revolving garantite e pienamente disponibili, a copertura delle scadenze del debito fino al 2029 e di fatto coprendo tutto il programma di investimenti. L’indebitamento finanziario netto a fine 2025 si è attestato a 10,9 miliardi di euro (in aumento rispetto ai 9,2 miliardi di euro di fine 2024, a supporto del piano accelerato di investimenti), con una struttura ben bilanciata (88% a tasso fisso, nessuna esposizione al rischio di cambio), diversificata (oltre il 50% è rappresentato da obbligazioni) e a lunga scadenza (circa 5 anni di vita media ponderata). Il costo medio ponderato ante imposte del debito è stato pari al 5,2% annuo. Inoltre il 24 febbraio, FiberCop ha rimborsato integralmente i propri Senior Secured Notes al 3,625% per un ammontare residuo di 322 milioni di euro, consentendo alla società di rimborsare anticipatamente tutte le scadenze del debito del 2026. Il 26 febbraio, FiberCop ha avviato un’operazione di ‘modifica ed estensione’ delle linee bancarie senior esistenti, un term loan e una linea di credito revolving per un ammontare complessivo superiore a 7,6 miliardi di euro (il finanziamento per l’acquisizione, ndr), proponendo l’estensione della scadenza dal 2029 al 2031 e l’eliminazione del meccanismo di margin step-up applicato sull’Euribor. Le trattative con le banche sono in corso ma la maggior parte dei finanziatori, per il 78% dell’impegno complessivo, hanno già prestato il proprio consenso irrevocabile alla proposta. Una fiducia da parte del sistema bancario da leggere come la percezione del rischio si sia abbassato e che per la società significa ‘appiattire’ le scadenze, che avvrebbero avuto un picco nel 2029.I risultati del 2025 saranno l’anno zero da cui iniziare a fare comparazioni, spiega Fibercop, perchè la separazione avvenuta il primo luglio 2024 e le variazioni di perimetro intervenute nella stessa data non li rendono confrontabili con il 2024. “Solo il secondo semestre è pienamente comparabile e ha evidenziato una performance stabile della società al termine del periodo di transizione, coerente con la guidance indicata in precedenza, con EbitdaaL organico in crescita a 920 milioni” dai 917 milioni del secondo semestre 2024. Nel corso del 2025 poi la società “ha registrato una crescita continua trimestre dopo trimestre, con ricavi in aumento di circa il 5% nel quarto trimestre rispetto al primo trimestre ed EbitdaaL organico in crescita di circa il 17% nel medesimo periodo” precisa una nota. Fibercop punta al completamento della rete in fibra nel 2027, è già al 71% del suo piano e “siamo soddisfatti di aver più che superato i nostri obiettivi di rollout della fibra, con 2,1 milioni di nuove unità immobiliari coperte, raggiungendo così 14,3 milioni”, commenta Massimo Sarmi, presidente e ad di Fibercop,  “Nel corso dell’anno, la società ha evidenziato una crescita continua trimestre dopo trimestre sia nei ricavi sia nell’EbitdaaL organico, centrando il Budget 2025. Avendo ormai consolidato la nostra operatività, ci attendiamo che il prossimo anno evidenzi, a partire da questa base, risultati ancora più solidi”. Gli investimenti complessivi nell’intero esercizio 2025 sono stati pari a 2,7 miliardi di euro (2,4 miliardi di euro nell’esercizio 2024 pro forma), segnando una crescita anno su anno a sostegno dell’accelerazione del rollout Ftth della società e portando a 14,3 milioni le unità immobiliari (Ui) coperte in tutta Italia (+2,1 milioni rispetto all’intero esercizio 2024). Gli investimenti complessivi includono il completamento della costruzione della dorsale backbone proprietaria, finalizzato nel 2025 in anticipo rispetto ai tempi previsti, e beneficiano di continue efficienze nel costo unitario di rollout, portando così la spesa complessiva per investimenti del 2025 al di sotto delle iniziali stime del management”.

Ubaldi: vince in Ati gara della regione Marche, valore complessivo da 126,7 mln

Ubaldi Costruzioni, attraverso l’associazione temporanea di imprese (ati) guidata da Dussmann Service, e’ risultata aggiudicataria della procedura indetta dalla Stazione Unica Appaltante Marche per l’affidamento dei servizi di manutenzione di immobili e impianti, comprensivi della manutenzione del verde e di attivita’ di facchinaggio, per le amministrazioni della Regione Marche, inclusi gli enti sanitari. L’appalto e’ suddiviso in tre lotti, ed ha un valore complessivo stimato pari a circa 126,7 milioni, comprensivo delle opzioni contrattuali previste, tra cui eventuali modifiche e proroghe, per una durata contrattuale pari a 48 mesi, oltre a un’eventuale estensione di 12 mesi. Ubaldi Costruzioni partecipa all’iniziativa con una quota del 10% all’interno dell’Ati, per un valore di competenza stimato pari a 12,7 milioni sull’intero periodo contrattuale, al lordo delle opzioni.

Energia, Cdp: a Whysol Renewables finanziamento green da 319 mln da un pool di banche

Il Gruppo Whysol Renewables, piattaforma attiva nel settore delle energie rinnovabili e della transizione energetica, ha sottoscritto – tramite la controllata Whysol ION Holding – un finanziamento green del valore complessivo di 319 milioni di euro, messo a disposizione da primarie banche e istituti finanziari nazionali e internazionali. Il pool è composto da Cassa Depositi e Prestiti  in qualità di original lender, structuring mandated lead arranger e bookrunner, BNP Paribas Italian Branch, Crédit Agricole Corporate & Investment Bank – Milan Branch, ING Bank N.V. – Milan branch, Intesa Sanpaolo – Divisione IMI Corporate & Investment Banking e UniCredit, nel ruolo di original lenders, structuring mandated lead arrangers, global coordinators, hedging bank, green loan coordinators e bookrunners. Intesa Sanpaolo ha ricoperto inoltre il ruolo di banca agente, issuing bank e banca depositaria. Il finanziamento consentirà a Whysol ION Holding di sostenere un importante piano di crescita nel Mezzogiorno, attraverso la realizzazione di 2 impianti di stoccaggio energetico a batteria (BESS) e di 4 impianti agrivoltaici in Puglia, Sardegna e Campania, per una capacità complessiva di circa 328 MW. Il finanziamento rappresenta una delle iniziative più avanzate nel panorama energetico nazionale, grazie alla combinazione di impianti agrivoltaici e sistemi di accumulo di nuova generazione, una configurazione ancora rara in Italia per dimensione e struttura. Si tratta di interventi che contribuiranno in modo significativo all’incremento della capacità di produzione da fonti rinnovabili, generando benefici concreti per i territori e per il processo di decarbonizzazione del Paese. L’operazione, pienamente conforme ai Green Loan Principles, include inoltre la predisposizione delle garanzie necessarie per l’accesso ai diversi profili regolatori e ai meccanismi di incentivazione previsti. Gli impianti agrivoltaici beneficeranno dei meccanismi FER X ed Energy Release 2.0, gestiti dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), mentre i sistemi BESS accederanno al Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico (MACSE). Nell’ambito dell’operazione, la Società è stata assistita da Legance – Avvocati Associati in qualità di drafting counsel e da Arcus Financial Advisors. Gli istituti bancari sono stati affiancati da BonelliErede quale advisor legale, da Fichtner Italia in qualità di consulente tecnico, da Marsh come consulente assicurativo, da Aurora Energy Research in qualità di consulente market. Infine, il financial model audit è stato effettuato da KPMG.

Italgas ottiene la certificazione ISCC RFNBO per l’idrogeno verde prodotto nell’impianto Hyround di Sestu (Cagliari)

Italgas ha ottenuto la certificazione ISCC RFNBO per Hyround, l’impianto di produzione di idrogeno verde realizzato a Sestu (Cagliari), il primo in Italia collegato direttamente con una rete di distribuzione cittadina del gas. Il riconoscimento attesta la conformità della produzione ai criteri europei più rigorosi in materia di sostenibilità, tracciabilità e utilizzo di energia rinnovabile, rafforzando il percorso del Gruppo verso l’integrazione dei gas rinnovabili nelle reti di distribuzione.
La certificazione ISCC (International Sustainability and Carbon Certification) per i combustibili RFNBO (Renewable Fuels of Non Biological Origin) garantisce che il processo produttivo avvenga mediante uso di energia da fonti rinnovabili e nel rispetto di criteri stringenti di sostenibilità e riduzione delle emissioni lungo l’intera filiera, in conformità con quanto previsto dalla Direttiva europea sulle energie rinnovabili (RED III). Nel caso di Sestu, l’idrogeno è ottenuto attraverso un processo di elettrolisi alimentato da un campo fotovoltaico dedicato, in linea con i requisiti UE. “L’ottenimento della certificazione ISCC RFNBO – ha dichiarato Pier Lorenzo Dell’Orco, amministratore delegato di Italgas Reti – rappresenta un ulteriore e importante riconoscimento nel percorso di sviluppo dell’idrogeno verde e, più in generale, dei gas rinnovabili verso il net zero. Con l’esperienza di Sestu stiamo dimostrando nel concreto la strategicità delle reti del gas a servizio della transizione energetica e apriamo la strada a soluzioni scalabili”. Il percorso di certificazione è stato realizzato con il supporto di Geoside, la Energy Service Company (ESCo) del Gruppo Italgas, e si è concluso a seguito di un audit condotto dall’ente indipendente DNV. L’impianto Hyround, oggetto della certificazione, si basa sulla tecnologia Power to Gas che consente di convertire l’energia elettrica in idrogeno attraverso un processo di elettrolisi dell’acqua. L’elettrolizzatore da 0,5 MW è alimentato da un campo fotovoltaico da 1 MW di picco, realizzato nell’ambito della stessa area. La produzione iniziale è di circa 21 tonnellate all’anno di idrogeno, con l’obiettivo di raggiungere le 70 tonnellate annue entro il 2028. L’idrogeno è destinato a molteplici utilizzi: in forma pura per l’alimentazione di una flotta di autobus per il trasporto pubblico locale, in miscela con il gas naturale per le utenze civili servite attraverso la rete di distribuzione del gas di Sestu e un’importante industria alimentare della zona.

Vigilante (Gse): il Portale Conto Termico 3.0 riaprirà nelle prossime settimane per l’accesso diretto agli incentivi per privati e pubbliche amministrazioni

“Riaprirà verosimilmente il prossimo 13 aprile, in seguito allo stretto coordinamento tra Gse e Mase, il Portale per l’accesso diretto agli incentivi del Conto Termico 3.0 per privati e pubbliche amministrazioni. L’unico modo per fronteggiare il caro energia è combinare efficienza energetica e autoconsumo”. Lo ha detto l’amministratore delegato del Gse, Vinicio Vigilante, riferisce un comunicato del Gestore dei servizi energetici parlando degli incentivi relativi a interventi di piccole dimensioni per l’incremento dell’efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. “Alcune amministrazioni virtuose lo hanno già compreso, come dimostrano diversi esempi di interventi anche sugli impianti sportivi” ha dichiarato Vigilante a Trieste, nel corso dell’evento ‘Sport in Regione’, iniziativa itinerante promossa dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e occasione di confronto con istituzioni e territori sulle opportunità di sviluppo e finanziamento per lo sport. “Il Conto Termico è pensato proprio per l’efficientamento energetico, soprattutto dei comuni, e per quelli sotto i 15.000 abitanti, il contributo può arrivare a coprire tutti i costi ammissibili: un’opportunità straordinaria – ha aggiunto Vigilante – Sono previste misure anche per gli enti del terzo settore che gestiscono impianti sportivi, con premialità dedicate e la possibilità di prenotare gli incentivi. Questo consente agli enti di pianificare gli interventi, verificarne la fattibilità con il Gse e realizzarli anche negli anni successivi. Sottolineo che il lavoro che sta facendo il Gse nell’ambito sportivo, nato nel 2023 grazie a un’intuizione del ministro dello Sport Abodi e portato avanti anche grazie alla collaborazione del Dipartimento per lo Sport della presidenza del Consiglio dei ministri, in sinergia con Sport e Salute e con l’Istituto per il Credito sportivo e culturale, ha finora favorito investimenti per circa 350 milioni di euro, incentivando anche l’autoconsumo, con circa 73 Mw di fotovoltaico installato”.

Aspi tra le aziende top nella rendicontazione climatica nel 2025, il riconoscimento del rating internazionale Cdp

Anche nel 2025 Autostrade per l’Italia è nella A List di CDP, posizione che aveva raggiunto già nel 2024. Un traguardo che la pone nel top 4% tra le oltre 22mila aziende partecipanti, e che riconosce la strategia ambiziosa sviluppata da ASPI sulla mitigazione e sull’adattamento climatico. CDP è una non profit internazionale che fornisce a imprese, autorità locali, governi e investitori un sistema globale di misurazione e rendicontazione ambientale. Per il Gruppo alcune delle principali tappe di questo percorso, riconosciuto negli anni da CDP, includono la certificazione da parte dell’ente SBTi (Science Based Targets) degli obiettivi di decarbonizzazione volti al raggiungimento dello status Net Zero al 2050, e la pubblicazione nel 2024 del Climate Transition Plan: ovvero di un documento strategico che delinea la strategia del gruppo sul tema della gestione del rischio climatico, definendo strategie, obiettivi e azioni concrete per ridurre le emissioni climalteranti e adattare le infrastrutture ai fenomeni climatici estremi. Nell’ambito delle celebrazioni per il 25esimo anniversario dell’organizzazione si è tenuta a Parigi la cerimonia per i CDP Europe Awards, uno degli eventi di riferimento in Europa sulla disclosure ambientale, che ha riunito circa 300 rappresentanti di aziende, città e decisori pubblici che si sono distinti nella trasparenza ambientale, e nella qualità e completezza nella rendicontazione; con un duplice obiettivo: riconoscere le organizzazioni più avanzate nella rendicontazione ambientale, e stimolare un miglioramento degli standard di trasparenza e azione climatica tra imprese e amministrazioni pubbliche. “Essere presenti nella A-List di CDP dimostra come la gestione dei rischi climatici e la rendicontazione ambientale rispondano ai più alti standard globali.”, ha detto Elena Botteon, Head of Sustainability di Autostrade per l’Italia, intervenuta sul palco a ritirare il premio di CDP. “E’ un risultato che premia la coerenza e la determinazione con cui il Gruppo Autostrade ha integrato la sostenibilità nel proprio modello di business. Partecipare a un evento di questo rilievo, confrontandoci con le più avanzate realtà europee, è per noi un’opportunità di scambio estremamente utile. Continueremo a lavorare con responsabilità e trasparenza per essere parte del cambiamento, consapevoli che la crisi climatica esige azioni immediate e misurabili”, ha concluso Botteon.

Sonnedix rileva sei impianti solari in Italia da Akira, capacita’ operativa oltre 1GW

Sonnedix, societa’ globale, con sede a Londra, del settore delle energie rinnovabili con 12GW di capacita’ totale, ha acquisito dall’olandese Akira sei impianti fotovoltaici in Italia, incrementando la capacita’ complessiva nel Paese di 194MW. Con l’acquisizione del portafoglio di Akira la capacita’ operativa totale dell’azienda sale a oltre 1GW. Nel dettaglio, l’operazione include cinque impianti fotovoltaici operativi per un totale di 182MW e un impianto da 12MW in costruzione, tutti nel Lazio, dove Sonnedix ha attualmente 91MW in esercizio e 171MW in costruzione. Le acquisizioni sono supportate da contratti di acquisto di energia (Ppa) a lungo termine, che garantiscono ricavi stabili e contrattualizzati. “Superare 1GW in Italia rappresenta un traguardo significativo che rafforza ulteriormente la nostra leadership nel mercato italiano. Dal nostro primo progetto qui, nel 2010, abbiamo costruito una presenza di lungo periodo e un solido track record come partner chiave nella transizione energetica del Paese”, ha detto Axel Thiemann, Ceo di Sonnedix, sottolineando che “grazie alla nostra ampia esperienza nel mercato energetico italiano e alla recente assegnazione di ulteriori 800MW tramite aste e programmi competitivi, siamo ben posizionati per contribuire alla transizione energetica italiana grazie alla nostra dimensione e alla nostra capacita’ di innovazione”. L’Italia rimane un mercato chiave per Sonnedix, dove l’azienda continua a espandere la propria presenza attraverso acquisizioni e sviluppo, rafforzando al contempo il portafoglio tramite investimenti nell’ibridazione. L’acquisizione “e’ il risultato della nostra strategia di sviluppo proattiva in Italia, che include acquisizioni strategiche, sviluppo di progetti e investimenti nell’ibridazione”, ha aggiunto Giuseppe Maronna, Head of Growth per l’Italia di Sonnedix, sottolineando che “grazie al forte slancio derivante dai recenti risultati nelle assegnazioni Fer-X e Nzia, siamo sulla buona strada per raggiungere il nostro obiettivo di 2GW di capacita’ operativa entro la fine del 2028”.

L’algoritmo della crescita: Fondimpresa e Inapp svelano la ricetta per l’industria del futuro

Non è solo formazione, è politica industriale pura che guida la doppia transizione digitale e green. In un mondo che corre alla velocità dell’Intelligenza Artificiale, l’Italia delle imprese risponde con un investimento massiccio sulle persone. È questo il cuore di “Competenze che trasformano”, l’evento che vedrà Fondimpresa e INAPP presentare oggi a Roma il Rapporto di Monitoraggio Valutativo 2025. I numeri parlano chiaro: la formazione continua è diventata il vero “pilastro” della transizione verso l’IA e del green. L’indagine ROLA, che intervista circa 8000 lavoratori all’anno rappresentativi mediamente di circa 300.000 lavoratori formati, scatta una fotografia nitida: oltre il 92% dei lavoratori promuove a pieni voti i corsi finanziati dal Fondo, considerandoli “tagliati su misura” per le sfide quotidiane in azienda. Più del 90% segnala cambiamenti concreti nelle attività lavorative a seguito dei percorsi di formazione. La trasformazione riguarda anche le imprese nel loro complesso: oltre l’82% dei lavoratori osserva cambiamenti organizzativi, mentre circa un lavoratore su due (48%) registra evoluzioni nelle proprie mansioni dopo essersi formato. Un segnale chiaro di come la formazione non si limiti ad aggiornare competenze, ma contribuisca a ridefinire ruoli e modelli organizzativi. Particolarmente rilevante è il ruolo dell’intelligenza artificiale nel 2024: il 55,5% dei lavoratori formati ha partecipato a corsi che includevano l’IA. Un dato che lascia prevedere un ulteriore rafforzamento con i dati disponibili in forza della nuova convenzione tra INAPP e Fondimpresa. Positivo anche il coinvolgimento delle imprese più piccole: una quota significativa dei lavoratori formati proviene infatti da aziende con meno di 50 dipendenti. Il rapporto evidenzia inoltre che i lavoratori utilizzano maggiormente l’IA per l’elaborazione dei testi e per la sicurezza sul lavoro, il livello medio di conoscenza tra i lavoratori è di 4,3 su 10 punti per la prima e 3,8 per la sicurezza sul lavoro. La formazione che il Fondo sta attualmente finanziando potrà ulteriormente implementare il livello di uso di tali tecnologie. Le analisi econometriche mostrano con chiarezza che la formazione — soprattutto quella tecnologica — non si limita ad aggiornare le competenze, ma produce cambiamenti concreti nel lavoro e nelle imprese. Chi partecipa a corsi su IA ha una probabilità più alta di svolgere attività diverse (+4,8%), di vedere ridefinite le mansioni (+5,4%) e di riscontrare cambiamenti a livello aziendale (+7,9%). Questo vantaggio si riflette anche nei percorsi professionali: tra il 2021 e il 2024 i lavoratori formati sulle tecnologie hanno maggiori opportunità di assumere nuovi ruoli e funzioni di coordinamento, con un differenziale stabile nel tempo. È la conferma che produttività e crescita non dipendono dalla tecnologia in sé, ma dall’investimento nelle competenze che ne consente l’utilizzo. Per il presidente dell’INAPP, Natale Forlani: «I risultati dell’indagine sviluppata da Inapp – Fondimpresa mettono in evidenza tre tendenze positive: la crescita della produttività generata dalla coincidenza degli investimenti tecnologici e dei percorsi di formazione per le risorse umane, il miglioramento delle dinamiche salariali e delle condizioni di lavoro nel complesso delle imprese analizzate, il ruolo fondamentale dei Fondi interprofessionali nell’ orientare i fabbisogni professionali e per validare gli esiti degli investimenti formativi. Sono indicazioni importanti per migliorare la qualità e l’efficacia delle politiche attive del lavoro con il concorso attivo delle parti sociali». Per il presidente di Fondimpresa, Aurelio Regina: «Siamo di fronte a un’evidenza che cambia le regole del gioco: le aziende che scelgono la sostenibilità sono le stesse che guidano l’innovazione digitale. Esiste un “premio” di competitività di oltre 11 punti percentuali, come dimostra il documento che presenteremo domani, per chi ha il coraggio di unire Green e 4.0. Fondimpresa è il motore di questa trasformazione: non gestiamo semplici fondi, ma costruiamo l’infrastruttura immateriale del Paese. Da casi d’eccellenza emerge una lezione per tutti: l’Intelligenza Artificiale e la transizione ecologica si governano solo mettendo le persone al centro della strategia industriale. Questa è la nostra missione: creare il futuro, una competenza alla volta». Con il Rapporto 2025 Fondimpresa e INAPP confermano che la partita della produttività italiana si gioca nelle aule di formazione e nei laboratori aziendali.

Politiche giovanili, Anci Giovani e Aig, Intesa per rafforzare la partecipazione delle nuove generazioni alla vita pubblica

Favorire il protagonismo giovanile nei processi decisionali e democratici attraverso attività di formazione e confronto con esperti e istituzioni, rafforzare gli spazi di cittadinanza attiva e co-progettazione. E poi stimolare la partecipazione dei giovani amministratori a consultazioni nazionali e internazionali e orientare le politiche pubbliche affinché abbiano un impatto positivo sulle nuove generazioni. Sono questi i punti cardine del protocollo d’intesa tra Anci Giovani e Agenzia Italiana per la Gioventù, siglato oggi nella sede di Anci nazionale dal coordinatore nazionale di Anci Giovani, Domenico Carbone, e dal presidente dell’Aig, Federica Celestini Campanari. “Questo protocollo – dichiara Carbone – segna un passaggio importante: non solo riconosce il valore dei giovani amministratori, ma li mette concretamente al centro dei processi decisionali del Paese. Per Carbone “i giovani non sono il futuro: sono già il presente delle nostre comunità. Per questo vogliamo offrire loro strumenti, spazi e occasioni concrete per incidere sulle politiche pubbliche, a partire dai territori. I Comuni rappresentano il primo luogo di partecipazione e democrazia, ed è da qui che vogliamo rilanciare un protagonismo giovanile consapevole, competente e aperto all’Europa. Desidero ringraziare l’Aig per la disponibilità, la visione condivisa e l’impegno concreto dimostrato”. Per Federica Celestini Campanari “quello di oggi è un passo significativo per rafforzare la partecipazione dei giovani ai processi democratici e promuovere il valore della cittadinanza attiva e responsabile. I Comuni, infatti, sono il cuore storico e culturale della nostra Italia e ancora oggi, costituiscono le istituzioni più prossime ai giovani. “Il Protocollo – aggiunge Celestini Campanari – intende, inoltre, consolidare il legame con i giovani amministratori, ai quali spetta il compito di rendere lo Stato più vicino e accessibile ai cittadini in una dimensione europea delle politiche pubbliche per i giovani, nelle quali l’AIG opera mediante la gestione dei Programmi Erasmus+ e Corpo europeo di solidarietà, strumenti fondamentali per ampliare opportunità e partecipazione”.

Ddl Mare, ok del Senato. Assarmatori: piena soddisfazione

Assarmatori esprime “piena soddisfazione” per l’approvazione, da parte del Senato, del ddl Valorizzazione della Risorsa Mare che al suo interno contiene “diverse novità e semplificazioni a lungo caldeggiate dall’associazione armatoriale per rendere il comparto del trasporto marittimo più moderno e competitivo, aumentando nel contempo l’attrattività della bandiera italiana”. “Accogliamo con favore questa notizia – ha detto il presidente Stefano Messina – perché nel testo del decreto finalmente vengono superate, a costo zero per le casse dello Stato alcune regole ormai non più attuali e viene previsto un più ampio ricorso alla digitalizzazione, mettendo così il settore nelle condizioni migliori per esprimere il suo potenziale a servizio dell’economia italiana. Inoltre – ha aggiunto -, è previsto un aggiornamento anche per quanto riguarda l’arruolamento dei marittimi extracomunitari residenti in Italia andando a superare un limite del Codice della Navigazione che fino ad oggi consente l’iscrizione alla gente di mare esclusivamente ai cittadini italiani e comunitari. Il percorso che ha portato all’approvazione di questo testo a palazzo Madama è stato partecipato e condiviso e ha preso le mosse dal Piano del Mare elaborato dal comitato interministeriale per le Politiche del Mare: di questo ringraziamo il ministro Musumeci, Simona Petrucci, relatrice del provvedimento, e nel complesso le forze di maggioranza e opposizione che hanno dato un segnale di concretezza e visione. Ci auguriamo che il ddl venga adesso approvato anche dalla Camera in tempi stretti. – conclude Messina – A valle di questo passaggio occorrerà poi riprendere in mano alcuni argomenti che non hanno trovato spazio in questo testo come una soluzione alla lacuna generata dalla mancata ratifica della Convenzione di Londra del 1976 sui limiti della responsabilità dell’armatore in materia di crediti marittimi e garantire ai marittimi imbarcati su navi battenti bandiera di Stati dell’Ue o dello spazio economico europeo lo stesso trattamento fiscale già previsto per i marittimi imbarcati su navi battenti bandiera italiana. Infine, occorre migliorare i criteri d’assegnazione dei contributi destinati alla formazione iniziale del personale marittimo”.

Siteb, Raffaella Donghi nominata presidente

Raffaella Donghi è stata nominata Presidente del SITEB – Associazione Strade italiane e bitumi, che rappresenta l’intera filiera delle infrastrutture stradali, del bitume e dei sistemi impermeabilizzanti. A deliberare la nomina all’unanimità è stata l’Assemblea delle aziende associate. Donghi è Chief Financial Officer di Sangalli SpA, azienda leader nel settore delle costruzioni stradali e delle infrastrutture tecnologiche, e sarà al vertice dell’Associazione per i prossimi tre anni. Donghi succede ad Alessandro Pesaresi, cui è andato il plauso dell’Assemblea per avere contribuito nel corso del suo mandato allo sviluppo dell’Associazione. “Il settore delle infrastrutture stradali e la filiera del bitume stanno attraversando una fase di profonda evoluzione e sono chiamate a rispondere contemporaneamente a sfide industriali, ambientali e normative sempre più complesse”, ha dichiarato il nuovo Presidente di SITEB a margine dell’Assemblea. “Nel corso del mio mandato lavoreremo per rafforzare ulteriormente la rappresentatività dell’Associazione e consolidare il dialogo con le istituzioni, a livello nazionale e territoriale, e con le stazioni appaltanti. L’obiettivo è contribuire in modo concreto alla definizione di strategie efficaci per lo sviluppo e la modernizzazione della rete infrastrutturale del Paese, valorizzando il ruolo della nostra filiera come asset strategico per la competitività dell’Italia”, ha aggiunto la Donghi che ha precisato come, “le opportunità legate agli investimenti in corso, a partire da quelli previsti dal PNRR, impongono una riflessione sulla necessità di un quadro normativo più efficiente e coerente con le esigenze del settore. In questo contesto, il contributo di SITEB sarà orientato a favorire soluzioni che rendano più rapido ed efficace lo sviluppo delle opere, garantendo al contempo qualità, sicurezza e sostenibilità”. “Proprio la sostenibilità rappresenta oggi una leva fondamentale: la filiera del bitume è già protagonista di un percorso di innovazione che punta a ridurre l’impatto ambientale, migliorare le performance dei materiali e supportare concretamente la transizione ecologica. È su questo equilibrio tra sviluppo infrastrutturale e responsabilità ambientale che si giocherà il futuro del nostro comparto e del Paese”, ha concluso la neo Presidente. Raffaella Donghi è la prima donna al vertice dell’Associazione e sarà affiancata nel suo operato dal Direttore Stefano Ravaioli e dal rinnovato Consiglio Direttivo composto da: Raffaella Arrigoni (Tecno Piemonte), Davide Bertini (Ecoasfalti), Marzio Ferrini (AMMANN ITALY), Riccardo Gambarino (TUBOSIDER), Piero Iacuzzo (ISAP), Andrea Lazzarotto (Valli Zaban), Clemente Lucangeli (Gruppo IP), Luciano Lunardi (Sintexal), Marco Mariscotti (SINA), Fabrizio Monti (ITERCHIMICA), Matteo Ottocento (SOPREMA), Katia Rossi (Bitem), Giusy Ture (Add Hocc) e Roberto Vitali (TRA.MA.).

Ambiente, Sicilia (Unirima): “Bene proposta Ue su valutazioni ambientali”

“Unirima accoglie con favore la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per sveltire le valutazioni ambientali, attualmente all’esame del Parlamento, che punta a rendere più rapidi e omogenei i procedimenti autorizzativi senza ridurre il livello di tutela ambientale. Si tratta di un intervento importante per rafforzare la competitività del sistema produttivo e accompagnare la transizione ecologica con strumenti più efficienti e coerenti con le esigenze delle imprese.”
È quanto dichiara Francesco Sicilia, Direttore Generale dell’Unione Nazionale Imprese Raccolta, Recupero, Riciclo e Commercio dei Maceri e altri Materiali (Unirima), intervenendo in audizione presso la 4ª Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato sulla proposta di regolamento. “Per un settore come il nostro – prosegue Sicilia –avere valutazioni tempestive da parte delle autorità preposte alle procedure autorizzative degli impianti, è condizione essenziale per continuare a investire in Italia, innovare il settore industriale del recupero di materia dai rifiuti e mantenere la filiera del riciclo tra le eccellenze nazionali dell’economia circolare.” “È quindi fondamentale – aggiunge Sicilia – distinguere con chiarezza tra modifiche sostanziali e non sostanziali degli impianti, evitando che interventi di ammodernamento, efficientamento energetico o adeguamento tecnologico siano sottoposti a procedure complesse e sproporzionate rispetto agli effettivi impatti ambientali.” “L’Italia – conclude Sicilia – dispone già di una rete impiantistica diffusa e strategica nel comparto industriale della carta da macero, con un valore di filiera di circa 4 miliardi di euro l’anno. Per consolidare questo patrimonio industriale occorrono regole più chiare, procedure uniformi e tempi certi, così da sostenere innovazione, competitività e decarbonizzazione.”.

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