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In Italia 328 brevetti energetici: l’idrogeno lascia spazio ad accumuli e fotovoltaico. Crescono green jobs e start-up

08 Lug 2026 di Mauro Giansante

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Brevetti in crescita ma non abbastanza, meglio il trend delle startup innovative e delle richieste di green jobs. E’ questo, in sintesi, il quadro relativo al nostro Paese emerso dal diciottesimo rapporto I-Com sull’innovazione energetica presentato ieri a Roma. L’Italia si conferma un attore di dimensioni ancora contenute ma non privo di segnali positivi. I brevetti energetici italiani, infatti, sono saliti dai 287 del 2010 ai 328 del 2024, con un incremento del 14%, superiore alla media europea. Cambia però la composizione dell’innovazione nazionale: l’idrogeno, centrale nel 2010, lascia progressivamente spazio a tecnologie di accumulo, fotovoltaico e combustibili non fossili. Sul fronte dei soggetti brevettanti, aumenta il peso delle imprese, cosa positiva, oggi responsabili di circa il 60% dei brevetti concessi. Bene, poi, anche l’attività brevettuale nella mobilità elettrificata, con una combinazione quasi paritaria tra energy storage e veicoli ibridi, che insieme rappresentano l’88% dell’attività brevettuale nazionale.

Sempre riguardo i brevetti, poi, l’Istituto per la competitività diretto da Stefano Da Empoli rivela che, analizzando quasi cinquemila brevetti energetici depositati tra il 1980 e il 2024, ne risulta un sistema con competenze riconoscibili in elettrochimica, chimica industriale e meccanica di precisione. Ci sono, però, anche due criticità strutturali: la dipendenza ciclica dagli incentivi pubblici e il divario tra capacità brevettuale e capacità industriale effettiva. In altri termini, spiega I-Com, l’Italia – come il resto dei Paesi Ue – brevetta in tecnologie rilevanti come fotovoltaico, eolico e batterie, ma fatica a tradurre questa attività in leadership produttiva, con poche eccezioni di successo.

Più positivo è il trend che riguarda, invece, le startup e i lavori green. Quanto alle prime, infatti, secondo il rapporto el primo trimestre 2026, in Italia risultano registrate 11.805 start-up innovative, di cui 1.794 attive nel settore energetico, pari al 15,2% del totale. Il comparto conferma vitalità, ma mostra anche segnali di rallentamento, sottocapitalizzazione e ridotta presenza giovanile e femminile. La Lombardia resta la principale regione per numero di start-up innovative, seguita da Campania e Lazio.

Riguardo i green jobs, a livello globale nel 2025 il 17,6% della forza lavoro dispone di competenze green, ma le assunzioni aumentano a un ritmo quasi doppio rispetto alla disponibilità di talenti. In Italia, i green jobs rappresentano il 33,6% delle oltre 5,8 milioni di entrate programmate dalle imprese nel 2025, con un’incidenza particolarmente elevata nell’industria. Il vero collo di bottiglia della transizione, spiega l’Istituto per la competitività, rischia quindi di spostarsi dal capitale finanziario al capitale umano, rendendo prioritario il rafforzamento della formazione tecnica e professionale, a partire dagli Its Academy.

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