I DATI DEL POLITECNICO DI MILANO

L’Iot torna a crescere in Italia: 11 miliardi di fatturato nel 2025. Utilities, smart car e smart building in testa ma pesa il caos incentivi

17 Apr 2026 di Mauro Giansante

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Il ritorno dell’Iot. No, non è un film in uscita al cinema bensì la rilevazione emersa ieri dal nuovo rapporto dell’osservatorio dedicato del Politecnico di Milano. Nel 2025, infatti, il mercato dell’internet delle cose ha toccato quota 10,9 miliardi di euro segnando un notevole +12% sul 2024. Ben superiore all’andamento complessivo del mercato digitale italiano (+3,2% nel 2025). Guardando in grande i settori più coinvolti, spiega la ricerca, la quota maggiore nel panorama italiano è rappresentata dalle soluzioni per le Utility (1,87 miliardi di euro, +18%), seguita dalla Smart Car (1,76 miliardi di euro) e poi dallo Smart Building (1,4 miliardi di euro). Sono sopra la soglia del miliardo di euro Smart Factory, Smart City e Smart Home, seguite da Smart Logistics (900 milioni di euro), Smart Agricolture (600 milioni), Smart Asset Management (425 milioni) e Smart Transportation (270 milioni), a testimonianza di un ecosistema IoT sempre più diffuso e strategico per la trasformazione digitale del Paese.

Ma non solo. Secondo i dati del Polimi, a crescere è anche il numero di dispositivi connessi attivi nel nostro Paese (+13%), che oggi sono 175 milioni, circa 3 per ciascun abitante. Anche a livello prettamente aziendale il mercato è florido perché tante nuove realtà sono ora in grado di raccogliere grandi quantità di dati dagli oggetti connessi e sviluppare nuovi servizi, integrando anche soluzioni di Intelligenza Artificiale. Infatti, oggi i servizi basati su Iot raggiungono un valore di 4,5 miliardi di euro, mentre il 53% delle grandi imprese e il 33% delle medie ha già iniziato a integrare Ai e Iot nei propri processi o intende farlo entro il prossimo anno.

Guardando, invece, in ambito industriale, sette grandi aziende manifatturiere su 10 (71%) hanno già avviato almeno un’iniziativa Iot e fanno registrare grande interesse per l’avvio di nuovi progetti anche nei prossimi anni. Nessun ma? Certo che sì. Rileva l’osservatorio, per esempio, che la complessità del Piano Transizione 5.0 limita la diffusione su larga scala, con oltre un terzo delle imprese (36%) che lamenta difficoltà burocratiche. Non solo: sono rimasti in sospeso ben 1,5 miliardi di euro di incentivi richiesti ma non ancora allocati, creando di fatto una “lista d’attesa” di 7.000 aziende che avevano già presentato progetti 5.0 congrui. Una lista che, seppur con ritardo, verrà totalmente coperta dallo stanziamento aggiuntivo di 1,5 miliardi di euro previsto dall’intervento correttivo del Governo. Nonostante ciò, però, l’Intelligenza Artificiale sta entrando con forza nei processi produttivi e gestionali: il 30% delle grandi imprese usa soluzioni di Industrial Ai, le medie imprese hanno raddoppiato l’adozione dal 6% al 12% in un solo anno.

Tornando ai singoli ambiti di mercato, la ricerca spiega che il boom nelle utility è merito della forte diffusione delle soluzioni di smart metering idrico, con 1 milione di nuovi contatori messi in servizio nel 2025 (raggiunta quota 24% del parco totale). Ma anche delle applicazioni Iot per le infrastrutture energetiche, come cabine primarie e secondarie, dighe e acquedotti. Mentre in ambito elettrico e gas prosegue la sostituzione degli smart meter con contatori di seconda generazione. Quanto alle Smart Car, il trend è in aumento del 6%, con le soluzioni di connettività per i veicoli che continuano a estendersi: a fine 2025 erano 6,5 milioni i veicoli nativamente connessi tramite Sim in Italia (+16%, 15,8% del parco circolante) e 10,6 milioni le box gps/gprs installate (+1%). Invece, lo Smart Building cresce, ma conferma un rallentamento rispetto agli scorsi anni (1,4 miliardi di euro, +2%) a causa della rimodulazione degli incentivi fiscali legati al Superbonus e della normalizzazione della domanda di dispositivi per il risparmio energetico dopo i picchi degli scorsi anni. Nel 2026 sono previste però importanti novità normative, che potrebbero spingere il comparto. Fuori dal podio, come accennato, le Smart factory, city, home, logistics e agricolture. Rispettivamente, incidono l’adozione di maggiori tecnologie avanzate, la carenza di personale e competenze, il traino del comparto sicurezza a scapito di quello del risparmio energetico e, infine per logistics e l’agricolture si rileva da un lato il traio della gestione flotte e dall’altro l’adozione di macchinari e sistemi di monitoraggio connessi. Molto positive, infine, le performance dello Smart Asset Management (425 milioni di euro, +18%), grazie soprattutto alla connettività nativa integrata nei nuovi asset, e della Smart Transportation Infrastructure (270 milioni di euro, +17%), spinta dagli investimenti pubblici e dai progetti legati al Pnrr.

Anche guardando ai progetti, dice il Polimi, l’intelligenza artificiale sta entrando con forza nei processi produttivi e gestionali. Poco meno di una grande impresa su tre (30%) utilizza oggi soluzioni di Industrial AI (+11% vs 2024), mentre le medie imprese hanno raddoppiato l’adozione, passando dal 6% al 12% in un solo anno. Gli ambiti di applicazione più diffusi sono quelli della cybersecurity e riconoscimento immagini (55%), poi manutenzione predittiva (49%) e ottimizzazione della produzione (45%). Il 40% delle imprese che hanno avviato progetti evidenzia un ritorno positivo sull’investimento, a dimostrazione di come l’Intelligenza Artificiale possa tradursi in valore economico tangibile.

E la crescita si rileva anche nelle applicazioni su rete cellulare. Dove a beneficiare è sì il 5G ma anche l’integrazione delle reti Lpwa con costellazioni satellitari, come nel caso di Lorawan, ne sta favorendo l’espansione in ambiti come Smart Metering e monitoraggio ambientale. Le soluzioni Lpwa continuano a garantire copertura in scenari remoti, ma l’adozione delle Ntn consente anche collegamenti diretti satellite-dispositivo, ampliando ulteriormente le possibilità di connettività, con vantaggi in termini di efficienza energetica e autonomia. Qualche scenario? Oltre i sistemi agentici e edge, il Polimi spiega che è fondamentale fare attenzione al tema della proprietà e diritti di accesso ai dati. In questo senso una normativa chiave è il Data Act, diventato pienamente applicabile nel nostro Paese il 12 settembre 2025: il 32% delle grandi imprese si sta già adeguando alle disposizioni del Data Act, il 25% prevede di farlo a breve. Le medie imprese sono più in ritardo: solo il 14% si sta adeguando, il 34% ha intenzione di avviare iniziative a breve.

“L’offerta di soluzioni IoT continua a evolvere, spingendo sempre più aziende a valorizzare i dati raccolti dagli oggetti connessi per sviluppare nuovi servizi e integrare l’Intelligenza Artificiale. – osserva Giulio Salvadori, direttore dell’osservatorio Iot –. Oggi oltre la metà delle grandi imprese e un terzo delle medie stanno già lavorando in questa direzione o prevedono di farlo entro un anno. È inoltre significativo che il 40% delle imprese riporti ritorni sull’investimento già misurabili, a dimostrazione di come l’Intelligenza Artificiale possa tradursi in valore economico diretto”. Per Angela Tumino, direttrice dell’osservatorio, “in uno scenario globale sempre più complesso, l’Internet of things rappresenta una leva fondamentale per la competitività delle aziende del nostro Paese”, “prosegue la crescita del mercato e cresce l’interesse delle aziende verso nuovi progetti. Un ruolo chiave è stato giocato anche dagli incentivi Transizione 4.0 e 5.0, con rispettivamente 2,2 e 2,75 miliardi di euro erogati nel 2025 e ben 9,8 miliardi previsti nei prossimi tre anni, che daranno ulteriore slancio al comparto. Tuttavia – rimarca – la complessità procedurale e le continue revisioni normative relative al Piano 5.0 hanno spesso generato forte incertezza tra le imprese”.

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