GUIDA ALLA LETTURA NORMA PER NORMA/2
In legge di bilancio il Pnrr finale. A Invitalia 733,4 mln per la connettività e 1,2 mld per l’acqua. Stretta sul FSC
Recepita la rimodulazione definitiva PNRR, prendono forma gli strumenti finanziari, vera novità dell’ultimo miglio. Sul Fondo sviluppo e coesione il governo agisce con una manovra a tenaglia: nuovi limiti annuali per limitare la spesa effettiva nel triennio 2026-2028 a 21,8 miliardi su 91,9 totali, nuovo monitoraggio dei programmi, rimodulazione con cronoprogrammi di cassa decisi dal CIPESS.
IN SINTESI
In attesa del decreto legge ad hoc cui sta lavorando il governo per dare piena atuazione all’ultimo miglio del Pnrr dopo l’approvazione UE della sesta e ultime revisione del Piano, la legge di bilancio avvia questo lavoro di messa a punto del quadro giuridico e degli strumenti con cui raggiungere i target finali della decima rata. Il comma 741 dell’articolo 1 della legge di bilancio prevede, anzitutto, una clausola di receprimento diretto complessivo della versione finale del Pnrr: “il Piano nazionale di ripresa e resilienza – dispone la norma – è rimodulato nei termini previsti dalla decisione di esecuzione del Consiglio del 27 novembre 2025” e la Ragioneria generale “provvede, con uno o più decreti direttoriali, ai conseguenti adempimenti amministrativi e contabili per la messa a disposizione delle risorse in favore delle amministrazioni centrali titolari delle misure”. Fra le numerose norme della legge di bilancio dedicate al PNRR le più interessanti sono quelle relative alla vera novità dell’ultimo miglio del PNRR, i cosiddetti “strumenti finanziari”, un salvagente lanciato dal vicepresidente della commissione Raffaele Fitto nella sua direttiva “Road to 2026” che consente di recuperare risorse non spese del PNRR e, con finalità identiche o almeno analoghe ai target non centrati, si ripropongono nuovi piani affidati a un soggetto pubblico “garante” che li gestisce, con la novità niente affatto secondaria che entro luglio 2026 si dovranno firmare accordi e convenzioni per la realizzazioni dei lavori e la messa a disposizione delle opere e dei servizi previsti, ma la concreta realizzazione è slitata nel tempo anche di 2-3 anni.
Nell’articolo di ieri abbiamo visto la norma della legge di bilancio che affida la realizzazione degli studentati alla Cassa depositi e prestiti (si veda qui l’articolo con la prima puntata della guida alla legge di bilancio), oggi vediamo i commi 738-740 che affidano a Invitalia i nuovi target M1C2-30 e M1C2-31 e 733,4 milioni per far fronte all’investimento che viene realizzato con un piano pubblico “a modello contributo”, vale a dire con un regime di sovvenzioni inteso a incentivare investimenti privati e a migliorare l’accesso ai finanziamenti nel settore delle infrastrutture per la rete a banda ultra-larga. Il regime funziona erogando direttamente sovvenzioni al settore privato; viene cancellato dal comma 738 il collegamento alla quantità di numeri civici allacciati, uno degli fattori di criticità nell’attuazione del piano fin dall’inizio.
Invitalia agisce da soggetto attuatore secondo la decisione Ue mentre il comma 739 curiosamente ribadisce che il soggetto attuatore della misura è il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio che “può affidare a Invitalia, in coerenza con le previsioni del PNRR, l’attuazione del citato investimento mediante apposito atto convenzionale”. Misure accelerate per la registrazione dell’atto convenzionale da parte della Corte dei conti (un terzo dei tempi ordinari), mentre Invitalia incasserà per questa attività fino al 3% della somma complessiva, pari a 22 milioni (comma 740).
Secondo la decisione Ue la misura include una sovvenzione per colmare il divario di redditività che richiede almeno il 30% di cofinanziamento privato sul costo complessivo del progetto. Sarà vietato per i beneficiari della sovvenzione di accedere ad altri fondi Ue. L’accordo attuativo dovrà prevedeere che “l’obbligo di utilizzare gli eventuali proventi non utilizzati dal regime anche dopo il 2026”.
La norma della legge di bilancio concorre a raggiungere il traguardo M1C2-30 che prevede, entro il 31 dicembre 2025, l’entrata in vigore dell’accordo attuativo, mentre il traguardo M1C2-31 prevede che entro il secondo trimestre 2026 siano firmati gli accordi con i beneficiari finali, con convenzioni di sovvenzione aventi valore giuridico sottoscritte da Invitalia con i beneficiari finali per l’importo “necessario a utilizzare il 100% dell’investimento del dispositivo (al netto delle commissioni di gestione dovute alla società).
Per gli investimenti idrici incentivi alle aggregazioni di gestori: deciderà il prossimo decreto legge PNRR
Invitalia gestirà anche il “regime di sovvezione per gli investimenti idrici” (il nuovo investimento 4.5 della M2C4) con la dote di 1,2 miliardi (dato corretto con una nota del segretariato generale del consiglio Ue rispetto a una versione iniziale della decisione di esecuzione che parlava di 1 miliardo). La legge di bilancio non interviene e di fatto rinvia i criteri di attuazione al decreto legge che il governo sta mettendo a punto proprio per attuare l’ultimo miglio del PNRR.
L’investimento pubblico – dice la decisione di esecuzione del consiglio Ue – prevede un “regime di sovvenzioni inteso a incentivare gli investimenti privati e a migliorare l’accesso ai finanziamenti nel settore della gestione delle risorse idriche”. Il regime “opera erogando sovvenzioni per colmare il divario di redditività direttamente al settore privato e a soggetti del settore pubblico che svolgono attività analoghe”. La sovvenzione, che sarà diretta in primis ai gestori idrici, e in particolare a quelli capaci di promuovere aggregazioni, dovrà “servire a finanziare una parte dell’investimento complessivo, al fine di garantire l’idoneità del progetto al finanziamento bancario”. Ma la struttura delle sovvenzioni dovrà, appunto, incentivare “la razionalizzazione e l’aggregazione dei fornitori di servizi idrici istituendo un meccanismo di ricompensa”.
L’unico target da centrare, M2C4-40, al secondo trimestre 2026, prevede “la conclusione da parte di Invitalia di convenzioni di sovvenzione aventi valore giuridico con i beneficiari finali per l’importo necessario a utilizzare il 100% dell’investimento del dispositivo”. Il traguardo ricorda che “almeno il 40% di tale finanziamento deve contribuire agli obiettivi climatici”.
La manovra a tenaglia sul Fondo sviluppo e coesione
Il governo impone poi una stretta al Fondo sviluppo e coesione con una manovra a tenaglia in tre atti: impone nuovi tetti alle disponibilità di cassa annuali che limitano la spesa effettiva nel triennio 2026-2028 a 21,8 miliardi rispetto ai 91,9 totali; avvia un nuovo monitoraggio dei programmi di spesa ad opera del ministro per la coesione Foti; rimodula con cronoprogrammi delle autorizzazioni di cassa, decisi dal CIPESS, ogni programma di spesa. Una via più morbida rispetto a quelle praticate con i fondi di coesione e il Fondo nazionale complementare (FNC) dall’ex ministro Fitto: niente tagli di competenza, niente cancellazione di progetti in ritardo, ma un filtro fra la competenza e la cassa che ammette alle autorizzazione di spesa i soli progetti in linea con obiettivi prioritari e tempi.
La scansione della cassa è di 7.134 milioni di euro per l’anno 2026, 8.684 milioni per il 2027, 8.954 milioni per l’anno 2028, 8.500 milioni per ciascuno degli anni dal 2029 al 2034, 8.000 milioni per il 2035, 3.300 milioni per il 2036, 2.300 milioni per il 2037, 1.700 milioni per il 2038 e 835 milioni per il 2039.