LA MOSTRA AL MAXXI

La Roma di Ricky Burdett nel confronto con 17 città globali mondiali: densità bassissima, molto verde, troppe auto, inquinamento limitato, denatalità

17 Dic 2025 di Giorgio Santilli

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La Roma di Ricky Burdett nel confronto con 17 città globali mondiali: densità bassissima, molto verde, troppe auto, inquinamento limitato, denatalità

RICKY BURDETT URBAN AGE

Il tratto shock che apre la mostra – con fotografie e numeroni sui pannelli – è quello che fa somigliare Roma a Città del Messico più che alle metropoli europee e nordamericane: la bassissima densità urbana, risultato della vasta estensione territoriale (il comune capitolino è secondo in Europa per questo parametro) abbinata alla ridotta verticalità dell’edificazione e all’immensa superficie di verde agricolo (primo comune in Europa con i suoi 2.240 kmq confrontabili con i 726 di New York). Sul piano urbanistico questo è oggi il tratto più tipico e problematico per Roma, come ha detto di recente anche il sindaco Gualtieri: “Non è facile densificare questa città”.

Ricky Burdett

Questo è un esempio – forse il più significativo – di quale risultato produca confrontare (e accostare fisicamente) Roma a 17 città globali mondiali. Dai numeri e dalle immagini vengono fuori una serie di caratteri, criticità, contraddizioni, problematiche che hanno l’impatto delle verità “oggettive”. E’ il metodo scelto da Ricky Burdett, urbanista della London School of Economics fra i più acclamati e ricercati al mondo, chiamato dal museo MAXXI a curare la mostra “Città nel mondo”.  Burdett ha scelto 17 metropoli mondiali fra le 300 per cui aveva a disposizione dati nel suo enorme archivio. “Quando mi hanno chiesto di curare questa mostra ho pensato immediatamente di ribaltare il telescopio – ha spiegato ieri  nella conferenza stampa di inaugurazione – invece di concentrarci sull’interno di Roma e sulla sua storia, cosa che è stata fatta molte volte e per cui ci sono grandi esperti, ho deciso di vedere Roma come può essere vista da fuori oggi, in rapporto ad altre città globali. Quindi è una mostra che vede Roma come città globale e anche come città internazionale. In questo modo abbiamo scoperto varie cose importanti”.

Fra quelli che risuonano come fattori fondamentali (e spesso contraddittori) ci sono, oltre alla dimensione e all’estensione delle aree a verde, un modello di mobilità imperniato sui veicoli privati (61% di mobilità privata contro il 9% di Parigi e il 24% di città del Messico) con un numero di auto di proprietà in rapporto alla popolazione di 821 veicoli per mille abitanti, inferiore solo a quelli di Melbourne e Chandigarh. Eppure, l’inquinamento è fra i più bassi, con il superamento dei limiti OMS in dieci giorni all’anno quando al Cairo succede anche 40 giorni l’anno. Altro tema grave lo spopolamento e la denatalità. “A Roma – ha dteto Burdett – ci sono 1,6 persone nuove l’ora, che nascono o arrivano, a Kinshasa sono 99”. A Roma l’età mediana è di 46,8 anni, a Istanbul di 30.

Lorenza Baroncelli

Ma quale ambizione ha, in prospettiva, questo lavoro? “E’ una lettura dello stato di fatto della Roma di oggi – risponde Lorenza Baroncelli, direttrice del Dipartimento Architettura del MAXXI – con l’ambizione non tanto di proporre soluzioni per il futuro, quanto piuttosto con l’intento di diventare una piattaforma di dibattito collettivo che possa poi immaginare il futuro della città. Il MAXXI non poteva non interrogarsi su che cosa lasciare alla città e per questo abbiamo deciso di costruire il primo modello di rappresentazione della città complessiva di sette metri per otto in terracotta che rimarrà nella collezione del museo”.

Maria Emanuela Bruni

“Con ‘Roma nel mondo’ il MAXXI ha organizzato la prima mostra di urbanistica fatta a Roma su Roma”, dice la presidente del MAXXI, Maria Emanuela Bruni. “Perché – spiega – analizzare il territorio romano è un modo di vedere Roma in modo oggettivo e un po’ diverso. Un progetto ambizioso di ricerca che punta a definire e ricalibrare lo spazio che Roma occupa rispetto alle altre capitali del mondo. Auspico che vengano tanti studenti, non solo universitari, perché la città non è solo una mappa, è un territorio fatto di cittadini e qui c’è una grande apertura alla sviluppo sociale della città”.

Antonio Ciucci

Il presidente di Acer-Ance Roma, Antonio Ciucci, sponsor della mostra, ha apprezzato “il confronto fra capitali europee e mondiali fatto con l’oggettività dei numeri” ma anche “il ritorno di Roma al centro del dibattito dopo che per anni l’unico confronto era per Roma quello con Milano, con Milano che cresceva sul piano urbanistico e Roma che restava ferma”. Ora – ha aggiunto Ciucci – “siamo ripartiti e si stanno facendo tante cose grazie al Pnrr e al Giubileo.  Al tempo stesso la mostra ci consente di vedere alcune criticità, come la mobilità, o il fatto che Roma sia una città molto poco densa, che è un vantaggio perché abbiamo più spazio e più verde, ma comporta problemi e costi enormi per portare servizi e infrastrutture. Mi ha colpito che a Londra, come mi ha detto Burdett, per risolvere il problema della densità hanno invertito la prescrizione che prevedeva un limite massimo del costruito sullo spazio totale in una prescrizione che indica il minimo di costruito in relazione allo spazio totale. Dovremmo fare qualcosa del genere anche a Roma, per risolvere quello che i grafici mostrano come uno dei problemi più gravi, mentre vedo progetti approvati di recente, come la ex Fiera, che presentano ancora tassi di densità molto bassi”.

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