PRESENTATO IL NUOVO PROGETTO
La Lazio in campo per dare nuova vita allo stadio Flaminio. La struttura di Nervi raddoppia con un nuovo anello e punta a rigenerare l’intero quartiere: 480 mln di investimento
Due stadi in uno o uno stadio che ‘vola’ sull’altro. Non poteva che essere così per una squadra, la S.S. Lazio, che ha un’aquila come simbolo identitario e che ora lancia una nuova sfida con la riqualificazione e rifunzionalizzazione dello Stadio Flaminio. Un progetto che punta a coniugare passato e futuro ma che, soprattutto, vuole mettere in moto un’operazione di rigenerazione urbana di un importante pezzo di città. E così, dopo aver presentato al Comune di Roma tutta la documentazione per l’avvio della procedura, ieri, in una conferenza stampa presso il Training Center di Formello, la Lazio ha alzato il velo illustrando cosa diventerà l’impianto progettato per le Olimpiadi del 1960 da Pier Luigi Nervi, maestro dell’ingegneria del Novecento. Oggi, i ferri d’armatura corrosi, il cemento ammalorato, le superfetazioni accumulate nel tempo raccontano anni di abbandono e preconizzano una fine certa e un declino irreversibile. La nuova storia parte proprio da qui con il progetto elaborato dal Centro di Ricerca Fo.Cu.S. della Sapienza Università di Roma che recupera un’intuizione che lo stesso Nervi aveva lasciato nei suoi schizzi: l’idea di un ampliamento. Nasce così l’immagine dei “due stadi in uno”: il primo è quello originario, in cemento armato realizzato 70 anni fa da Nervi, consolidato, riportato alla sua integrità strutturale; il secondo, in base al progetto dello studio Archea di Marco Casamonti, è una nuova architettura sospesa in acciaio che si libra sopra l’anello esistente. Una struttura leggera, contemporanea, tecnologicamente coerente con le normative attuali, sostenuta da nuovi cavalletti, 46, che dialogano con quelli storici, 92. Sotto, 20 mila posti restaurati. Sopra, altri 30 mila. Non una sovrapposizione arbitraria, bensì un ampliamento che si inserisce nella traiettoria già immaginata dal suo autore. La struttura metallica avrà la funzione di aumentare la capienza dell’impianto sportivo, proteggere l’impianto storico e sostenere una copertura sulle gradinate. L’obiettivo dichiarato è quello di iniziare i lavori nel primo semestre del 2027 e terminarli nel primo semestre del 2031 in modo da essere pronti per gli Europei del 2032.
Il progetto della Lazio deve fare i conti con, almeno, quattro criticità che ora caratterizzano l’area dello Stadio Flaminio: congestione veicolare, degrado urbano e sociale in alcune aree – in particolare nel sotto-viadotto di Corso Francia – condizioni precarie della vegetazione e qualità dell’aria spesso compromessa. A queste criticità il progetto vuole dare una risposta e una soluzione proprio perché il concept di fondo è proprio quello di andare oltre lo stadio, infondere nuova linfa al quartiere intorno e offrire una soluzione ai problemi. Si parte dal problema della mobilità, sicuramente il più critico tanto più che già oggi nelle giornate di partita allo Stadio Olimpico il traffico è caotico. Ma i progettisti vedono nel nuovo stadio Flaminio una soluzione perchè si punta a dare una risposta sistemica con una rivoluzione della mobilità. Il cuore della strategia è semplice e, al tempo stesso, radicale: le auto devono restare fuori dal quartiere. I parcheggi vengono delocalizzati in nodi di scambio a Tor di Quinto, dove verranno intercettati i flussi provenienti dal GRA e dalle autostrade. Da lì, bus navetta in sei minuti porteranno i tifosi allo stadio. Nell’area dello stadio spazio al trasporto pubblico, ai percorsi pedonali, alle piste ciclabili. Si immagina il ripristino del Ponte Bailey, costruito negli anni ’60 e poi demolito (tre piloni ne ricordano ora l’esistenza) come attraversamento ciclopedonale. L’idea è ribaltare la gerarchia: prima le persone, poi le auto. In questo scenario si inserisce la visione della “città dei 15 minuti”: uno spazio urbano in cui servizi, mobilità e funzioni sono raggiungibili a piedi. Lo stadio, invece di generare traffico, diventa un catalizzatore di connessioni sostenibili. E così arrivando con la metro A a Piazzale Flaminio si può raggiungere a piedi lo stadio e, in prospettiva, un importante tassello della nuova mobilità potrebbe essere l’estensione della linea C alla Farnesina, con una fermata a Piazza Apollodoro, molto vicina allo Stadio Flaminio.
C’è poi una trasformazione meno visibile ma forse ancora più rivoluzionaria: quella energetica. Tradizionalmente, uno stadio è un enorme consumatore di energia. Qui si propone di rovesciare la logica. Con l’installazione di pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo, il Flaminio si trasforma in Energy Hub del quartiere. Produce, immagazzina, distribuisce. Nei giorni senza eventi, l’energia generata può alimentare le abitazioni circostanti, dando vita a una Comunità Energetica Rinnovabile. Gli edifici residenziali diventano “spugne energetiche”, assorbendo il surplus e restituendolo sotto forma di autoconsumo condiviso. Sono previsti servizi, uffici e negozi per rendere fruibile l’area tutti i giorni. Il progetto prevede la posa di 57mila mq di superfici fotocatalitici al posto dell’asfalto attuale. L’obiettivo è fare del nuovo stadio un punto di aggregazione perché possa vivere 365 giorni l’anno.
Dalla conferenza stampa di ieri, non è stato però dettagliato il piano finanziario dell’operazione. L’investimento totale è pari a 480 milioni. L’apporto di capitale per il finanziamento del progetto è quantificato in circa 80 milioni di euro, mentre le restanti risorse saranno apporti remunerati attraverso la gestione dei servizi legati all’impianto, con l’eccezione della vendita dei biglietti. L’architettura finanziaria prevede la creazione di una newco: come ha spiegato il presidente della Lazio, Claudio Lotito, questo è “uno strumento tecnico per la Lazio. Ma sarà una controllata della Lazio. Perchè se io scarico 480 milioni, che è il costo degli investimenti, solo sulla Lazio, è ovvio che gli creo un problema di bilancio. Lo faremo quindi con la newco. Ma non ci saranno scatole cinesi”, ha sottolineato aggiungendo che “lo stadio si paga da solo”. Altra incognita è la durata dell’iter burocratico, che seguirà il percorso fissato dalla legge sugli stadi a cominciare dalla conferenza dei servizi.
“Il 2032 – ha spiegato Lotito – è un orizzonte temporale coerente con le traiettorie europee dello sport e con le prospettive legate ai campionati europei. La Ss Lazio ha formalizzato una manifestazione di interesse affinché lo stadio Flaminio possa essere valutato tra le possibili sedi ospitanti: non è una promessa, non è una forzatura; è un atto di responsabilità e di visione: mettere Roma e il Flaminio nelle condizioni di poter partecipare a un grande evento internazionale, qualora i requisiti tecnici e istituzionali lo consentano”. “La rifunzionalizzazione dello stadio Flaminio – ha sottolineato Lotito – si colloca nel pieno rispetto delle regole e degli urbanistici vigenti”. “Questo progetto – ha aggiunto – rappresenta un passaggio fondamentale per l’accrescimento patrimoniale e infrastrutturale del club, ma è anche un’opportunità concreta di riqualificazione di uno dei quartieri più significativi della Capitale”.
“Responsabilità, rispetto, visione: sono le parole chiave. Responsabilità verso un’opera d’autore. Rispetto per i residenti. Visione per una città che non si limita a conservare il passato ma lo usa come leva per costruire il futuro”, ha detto l’architetto Casamonti che ha evidenziato la difficoltà di intervenire su una struttura all’interno della città piuttosto che su un’area greefield.
A rovinare la festa, ieri, è stata però la Fondazione Nervi. Il progetto dello stadio della Lazio al Flaminio “ignora chiaramente i vincoli di tutela del patrimonio dello stadio. Non rispetta tali vincoli e altera irreversibilmente l’opera dei progettisti originali, Antonio e Pier Luigi Nervi. Inglobando e sovracostruendo la struttura esistente, la proposta soffoca la chiarezza architettonica e strutturale, un approccio che non privilegia la conservazione e la salvaguardia”, ha dichiarato la Fondazione Nervi sui social, che si opporrà “fermamente alla proposta”. La Fondazione “sollecita il Comune di Roma a considerare la gravità di una potenziale violazione dell’ordinanza di tutela e il conseguente danno al patrimonio monumentale della città. Attraverso il finanziamento Keeping It Modern della Getty Foundation, la fondazione Pier Luigi Nervi ha coordinato una rete di professionisti ed esperti per sviluppare un piano di conservazione completo per lo Stadio Flaminio. Questo piano è stato completato nel 2019 e formalmente presentato al Comune di Roma e alla Soprintendenza competente nel 2020”. La fondazione invita, quindi, “il ministro dei Beni Culturali e il Soprintendente speciale per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio di Roma, nel rispetto della dignità e delle responsabilità dei loro ruoli istituzionali, a pronunciarsi contro un’operazione che tratta un monumento del nostro patrimonio culturale come un bene commerciale, che verrebbe alterato irreversibilmente in nome di considerazioni estranee al restauro, alla conservazione e alla valorizzazione culturale. Per vent’anni, la fondazione ha lavorato per salvaguardare e custodire l’eredità di Pier Luigi Nervi, e continueremo a farlo. Qualora le istituzioni competenti non dovessero adottare misure adeguate, la fondazione valuterà adottare misure per garantire la tutela dello Stadio Flaminio e l’integrità dell’opera di Nervi”.