LE DECISIONI DELL'EUROTOWER
La Bce rialza i tassi di 25 punti base. Lagarde: “Rischi al rialzo per l’inflazione e incognita crescita”

CHRISTINE LAGARDE PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
Tutto come previsto: rialzo dei tassi era ampiamente atteso dai mercati e la Bce ha confermato le previsioni, aumentando il costo del denaro di 25 punti base, senza divisioni all’interno del Consiglio direttivo. Dal 16 settembre il tasso sui depositi sale al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Una decisione largamente anticipata, che tuttavia apre una fase molto meno prevedibile per la politica monetaria, tra un’inflazione che rientra lentamente verso l’obiettivo, una crescita dell’eurozona più robusta delle attese e nuove tensioni sui prezzi dell’energia.
Il rialzo è stato approvato all’unanimità ed è stato considerato “una scelta solida in tutti gli scenari” elaborati dagli economisti di Francoforte, da quello più favorevole a quello più avverso. Per il futuro, però, non ci sono indicazioni sul percorso dei tassi. “Non possiamo anticipare quale sarà esattamente la prossima mossa”, ha detto la presidente Christine Lagarde, ribadendo il mantra dell’Eurotower secondo il quale ogni decisione sarà presa “riunione per riunione” e sulla base dei dati. “Siamo dipendenti dai dati”, ha scandito, infatti, ancora una volta la presidente della Bce, escludendo quindi qualsiasi pre-impegno sul percorso futuro dei tassi.
Le nuove stime restituiscono uno scenario contrastato. L’inflazione media è vista al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con una revisione al rialzo delle stime per il 2027 e il 2028 rispetto a giugno. L’inflazione al netto di energia e alimentari è prevista rispettivamente al 2,5%, 2,6% e 2,3%. Il ritorno verso l’obiettivo del 2% resta quindi lento, anche perché il nuovo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente rischia di mantenere i prezzi elevati più a lungo. L’economia dell’eurozona sta mostrando, invece, una capacità di tenuta superiore a quella ipotizzata nelle precedenti stime. Le nuove proiezioni indicano una crescita dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028, con revisioni al rialzo per i primi due anni. “Siamo stati sorpresi positivamente, perché la crescita è più forte di quanto avessimo previsto, l’economia si sta adattando meglio”, ha spiegato Lagarde. Proprio la maggiore resilienza osservata suggerisce che, in caso di revisione immediata delle proiezioni sulla base dei dati più recenti, la crescita del 2026 potrebbe risultare superiore allo 0,9% oggi incorporato nelle stime ufficiali.
La componente energetica resta però il principale elemento di incertezza. I prezzi sono aumentati più del previsto, mentre l’effetto sui prezzi alimentari è stato finora più contenuto. In luglio l’inflazione di fondo è scesa al 2,4%, con i beni all’1,2% dallo 0,9% e i servizi al 3% dal 3,3%. Anche la dinamica salariale ha rallentato: la remunerazione per dipendente è cresciuta del 3,3% nel secondo trimestre, dal 3,5% del primo, mentre i costi unitari del lavoro sono passati al 2,6% dal 3,5%. Anche gli alimentari, con un aumento dell’1,2%, hanno sorpreso favorevolmente, grazie a condizioni meteorologiche più positive nella prima parte dell’anno e a effetti indiretti dello shock energetico finora limitati.
La moderazione non viene però considerata acquisita: nelle proiezioni sono incorporati prezzi alimentari più elevati in futuro e un eventuale prolungamento dello shock energetico potrebbe trasferirsi anche a questa componente. I rischi restano quindi orientati verso un’inflazione più alta e una crescita più debole. In particolare, nuove interruzioni nelle forniture di gas e di energia potrebbero spingere i prezzi ancora più in alto e mantenerli elevati più a lungo, con un impatto sui redditi reali, sui consumi e sugli investimenti. Sul fronte della crescita pesano inoltre possibili tensioni commerciali, condizioni di credito più restrittive e un peggioramento del clima sui mercati finanziari. Per l’inflazione, la preoccupazione riguarda soprattutto gli effetti indiretti e di secondo livello sui prezzi e la loro possibile trasmissione ai salari. Il mercato del lavoro continua intanto a offrire sostegno all’economia, con la disoccupazione al 6,4% in luglio. Ma è soprattutto la reazione dei mercati finanziari a fotografare la cautela degli investitori dopo la decisione di Francoforte.
Le Borse europee hanno chiuso sotto la parità: Milano -0,13%, Parigi -0,49%, Francoforte -0,69%, Amsterdam e Madrid sulla parità e Londra -0,5%. Pur in presenza di una decisione ampiamente scontata, l’assenza di indicazioni precise sulle prossime mosse della Bce ha alimentato l’ipotesi di un nuovo rialzo a dicembre. Dopo la decisione della Bce, i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona si sono portati ai massimi da vari anni. Il rendimento del Bund decennale ha aggiornato nuovamente i massimi da 15 anni e si è spinto al 3,49%, soglia che non si vedeva dall’aprile 2011. Il BTp benchmark, con scadenza 1 luglio 2036, si è portato al 4,35%, dal 4,26% in apertura, ai massimi da novembre 2023, con il differenziale rispetto ai titoli tedeschi a quota 86. Picco dal 2023 anche per i Bonos spagnoli, al 3,95%.
A pesare sul quadro, come si è detto, è la nuova corsa dell’energia. E proprio mentre Lagarde parlava a Berlino, petrolio e gas tornavano a dare una misura concreta dei rischi legati all’escalation in Medio Oriente. Il Brent ha superato i 105 dollari al barile, toccando il livello più alto dal 19 maggio, mentre il Wti si è riportato sopra i 100 dollari, a 100,8 dollari (+4,5%). Il Brent è arrivato a 105,85 dollari (+4,6%). Come ha spiegato Lagarde, il conflitto in Medio Oriente e quello in Ucraina spingono ulteriormente al rialzo i prezzi dell’energia, con il rischio di mantenere “l’inflazione complessiva ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027”.
Il rialzo dei tassi avrà infine ricadute anche sul costo del credito per famiglie e imprese. Per i mutui a tasso variabile si prospetta un aumento delle rate di qualche decina di euro, con i finanziamenti variabili che si avvicinano così a quelli a tasso fisso, avviandosi sopra il 3%. I primi effetti del rialzo di 25 punti base deciso dalla Bce dovrebbero vedersi nelle prossime settimane, mentre le prospettive di ulteriori aumenti del costo del denaro potrebbero amplificare l’impatto. Secondo gli analisti, l’inflazione ancora oltre il 3% e la tenuta dell’economia europea potrebbero infatti spingere la Bce verso ulteriori rialzi nei prossimi 12 mesi.
Il quadro che emerge dalla riunione di Francoforte è quindi quello di una Bce che, pur avendo effettuato un rialzo ampiamente atteso, mantiene tutte le opzioni aperte. Da una parte la crescita più resiliente del previsto, dall’altra un’inflazione ancora lontana dall’obiettivo e un nuovo shock energetico che potrebbe complicarne il rientro.