L'INCONTRO CON PETRUCCO

Jorgensen: piano casa Ue entro dicembre. I costruttori europei: servono 300-350 miliardi di euro aggiuntivi per fare un milione di alloggi l’anno

15 Set 2025 di Giorgio Santilli

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Jorgensen: piano casa Ue entro dicembre. I costruttori europei: servono 300-350 miliardi di euro aggiuntivi per fare un milione di alloggi l’anno

Il commissario europeo all’Energia con delega alla Casa, Dan Jorgensen, conferma che il piano della commissione per far fronte all’emergenza abitativa sarà presentato da Ursula von der Leyen prima della fine dell’anno e ha smentito qualunque ipotesi di rinvio. Il politico danese ha incontrato ieri il presidente della FIEC, Piero Petrucco, che ha ricordato quali sono per i costruttori europei le condizioni prioritarie per una buona riuscita del piano. Prima fra tutti quella dei finanziamenti, tema che evidentemente – dopo il riconoscimento della priorità politica della Casa a livello continentale – sta diventando ora il centro della questione, e forse anche il principale motivo di preoccupazione, se è vero che è rimbalzato ieri  con toni simili dal convegno di Milano (si veda l’articolo di Mauro Giansante) all’incontro di Bruxelles.

Su questo punto i costruttori hanno idee chiare che invitano, cifre alla mano, a non sottovalutare la dimensione gigantesca del problema: la stima FIEC – che deriva dalla proiezione dei conti fatti finora dalla BEI – è che serve un investimento di 300-350 miliardi di euro l’anno per venti anni per realizzare un milione di alloggi l’anno, 17,5 milioni di abitazioni in tutto, per un costo totale di 6.160 miliardi di euro. Cifre faraoniche che necessariamente richiedono l’attivazione di meccanismi capaci di convogliare su questa missione quote importanti (e prevalenti) di investimenti privati.

La seconda questione posta a Jorgensen dai costruttori riguarda la semplificazione del permitting, un aspetto davvero decisivo se si vogliono dare risposte ai cittadini europei in tempi brevi. “Con le nostre proposte – dice Petrucco – siamo usciti da un ragionamento astratto che tende a vedere la soluzione di tutti i problemi nella generica digitalizzazione delle autorizzazioni e siamo scesi nel dettaglio di molti esempi di procedure da semplificare”. Liste di procedure che saranno consegnate alla commissione per ottenere risultati tangibili in una selva da disboscare.

Ma il terzo aspetto è forse quello più complesso: l’estensione al ceto medio delle soluzioni abitative che l’edilizia residenziale pubbliche può fornire. “Abbiamo trovato attenzione da parte del commissario – dice Petrucco – anche a un discorso che continuiamo a fare presso le istituzioni europee perché molti politici non sanno che l’edilizia residenziale pubblica si compone di due mondi fra loro distinti: da una parte c’è l’edilizia sovvenzionata, che è rivolta a fasce di popolazione a bassissimo reddito e che necessariamente deve vedere un finanziamento pubblico pressoché integrale; dall’altra, c’è l’edilizia convenzionata che garantisce canoni calmierati e che conta generalmente su una compartecipazione all’investimento del settore privato e del settore pubblico. Questo tipo di intervento può coinvolgere strati sempre più larghi di popolazione, a condizione che il finanziamento pubblico copra lo sconto sul canone e il gap fra introiti e costi di costruzione”.

Durante l’incontro è emersa un’ulteriore questione, sollevata da Jorgensen, che in qualche modo ha chiarito il recente riferimento fatto da von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione agli aiuti di Stato in cui rischiano di incappare gli interventi di edilizia residenziale. “Il problema – spiega Petrucco – è che se il contributo pubblico è dato non all’utilizzatore finale, ma all’impresa che investe e costruisce, può essere classificato come aiuto di Stato e quindi sottoposto ai limiti, davvero molto bassi, del de minimis. Se non troviamo un meccanismo che consenta di evitare questa trappola, tutti gli investimenti privati rischiano di essere bloccati”.

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