LA GIORNATA
Istat: Italia Paese resiliente ma senza slancio, valorizzare il capitale umano
- Pnrr, Corte dei Conti: territori in ritardo sulla spesa, ora accelerazione ma dubbi sul completamento degli investimenti
- Milano-Cortina, indagini per turbativa appalti e perquisizioni
- Piano Casa, Rpt: necessari correttivi e una strategia strutturale per l’efficacia delle misure
IN SINTESI
Ha saputo resistere agli shock degli ultimi anni — pandemia, crisi energetica, tensioni geopolitiche — ma continua a muoversi senza un vero slancio di crescita. E’ un Paese “resiliente” ma frenato da problemi strutturali cronicizzati che da anni limitano produttività, salari e innovazioni. E’ il profilo che disegna il Rapporto annuale dell’Istat, presenta ieri dal presidente Francesco Maria Chelli. Il messaggio che consegna è netto: l’Italia regge, ma non accelera. E senza investimenti strutturali in conoscenza, formazione, innovazione e inclusione sociale, il rischio è che la resilienza si trasformi in stagnazione permanente. Al centro dell’analisi emerge, infatti, un nodo decisivo: il capitale umano. Secondo Chelli, la sfida cruciale dei prossimi anni sarà la capacità del Paese di valorizzare competenze, istruzione e conoscenza, perché senza un salto qualitativo nelle competenze digitali, nella formazione e nell’innovazione organizzativa, anche l’adozione delle nuove tecnologie — inclusa l’intelligenza artificiale — rischia di non tradursi in crescita reale. Il quadro economico generale conferma questa difficoltà. Nel 2025 il Pil italiano risulta appena superiore dell’1,9% rispetto al 2007, mentre Francia, Germania e soprattutto Spagna hanno registrato crescite vicine al 20%. Proprio il confronto con Madrid diventa emblematico nel rapporto: tra il 2022 e il 2025 l’economia spagnola è cresciuta del 9%, contro il 2,3% italiano, grazie a consumi più dinamici, maggiore produttività e a un peso crescente dei servizi avanzati e tecnologici. L’Italia, invece, continua a mostrare un ritardo nell’export dei servizi ad alto contenuto di conoscenza, dall’Ict ai servizi professionali.
Dietro questa frenata c’è anche un problema demografico sempre più evidente. La popolazione in età lavorativa continua a ridursi e, senza un aumento della partecipazione al mercato del lavoro, entro il 2050 gli attivi tra i 15 e i 64 anni potrebbero scendere da 24,8 a 19,7 milioni, con oltre cinque milioni di lavoratori in meno. Per questo l’Istat insiste sulla necessità di ampliare la base occupazionale, soprattutto tra donne e giovani. L’Italia resta infatti ultima in Europa per tasso di attività: nel 2025 lavora o cerca lavoro appena il 66,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni, contro una media Ue del 75,7%. Il divario è particolarmente ampio per le donne — 57,8% contro il 71,2% europeo — e per i giovani tra i 15 e i 29 anni, ancora molto lontani dai livelli occupazionali del resto dell’Unione. Il mercato del lavoro, pur in miglioramento dopo la pandemia, mostra inoltre un forte squilibrio generazionale. La crescita dell’occupazione degli ultimi anni è stata trainata soprattutto dagli over 50, che oggi rappresentano circa il 42% degli occupati. Una dinamica che da un lato sostiene il sistema produttivo, ma dall’altro rischia di rallentare innovazione e adattamento tecnologico. Non a caso, mentre l’uso dell’intelligenza artificiale nelle imprese è triplicato tra il 2023 e il 2025, arrivando al 16%, la metà delle Pmi segnala come principale ostacolo proprio la carenza di competenze adeguate. Grande problema rimane la produttività che “non mostra ancora il cambio di passo necessario a rafforzare le prospettive di crescita”. Nel decennio 2015-2025, con una variazione media annua del valore aggiunto dell’1,5%, il contributo dei fattori di produzione, lavoro e capitale, e’ stato pari rispettivamente a 0,9 e 0,1 punti percentuali, la produttivita’ totale dei fattori ha fornito un apporto di 0,6 punti. Negli ultimi due anni, il ridotto tasso di crescita e’ stato condizionato da un contributo negativo” di questa componente (-0,5 punti nel 2025 e -1,5 nel 2024), “che l’incremento del fattore lavoro non e’ riuscito a compensare, e da un apporto contenuto del capitale. La produttivita’ del lavoro e’ cresciuto nel 2015-2025 in media annua di appena lo 0,2%, risentendo del contributo negativo dell’intensita’ di capitale (-0,4 punti)”. Lo rileva Istat, aggiungendo che nel confronto internazionale (2015-2023), la crescita media annua della produttivita’ totale dei fattori (+0,4%) e’ tra Germania (+0,6) e Spagna (+0,3), la Francia segna -0,1%.
Il rapporto dedica ampio spazio anche alla questione salariale e sociale. Dopo due anni di recupero reale delle retribuzioni, il potere d’acquisto resta ancora inferiore dell’8,6% rispetto al 2019. E il rischio di nuove tensioni sui prezzi dell’energia, legate alle crisi internazionali, potrebbe compromettere questa fragile ripresa. Le difficoltà economiche non riguardano più soltanto le fasce più fragili: il 16,1% delle famiglie del ceto medio dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà. Accanto ai problemi di crescita, l’Istat segnala un irrigidimento della mobilità sociale. Tra i Millennial, la quota di chi sperimenta una condizione occupazionale peggiore rispetto ai genitori (27,1%) supera per la prima volta quella di chi migliora la propria posizione sociale. Le origini familiari continuano quindi a incidere pesantemente sulle opportunità lavorative e reddituali. L’istruzione si conferma però il principale fattore di protezione. I laureati mostrano tassi di occupazione nettamente superiori rispetto ai diplomati e a chi possiede soltanto la licenza media, oltre a livelli molto più bassi di povertà assoluta. Il titolo di studio incide persino sulla speranza di vita. Tuttavia l’Italia continua a laureare troppo pochi giovani rispetto alla media europea: solo il 31,6% dei 25-34enni possiede un titolo terziario, contro il 44,1% dell’Ue.
A questo si aggiunge la difficoltà di trattenere i profili più qualificati. Oltre il 10% dei dottori di ricerca formati in Italia lavora all’estero e anche tra i laureati il saldo migratorio continua a essere negativo, con quasi 21 mila espatri netti nell’ultimo anno. Le motivazioni principali restano stipendi più alti e maggiori opportunità professionali. Non mancano però alcuni segnali incoraggianti. L’Italia ha raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo sugli abbandoni scolastici precoci, scesi all’8,2%, e si è quasi dimezzata in dieci anni la quota di Neet, i giovani che non studiano e non lavorano. Restano però profonde fragilità negli apprendimenti: oltre un terzo degli studenti dell’ultimo anno delle superiori mostra competenze insufficienti in italiano e matematica, mentre quasi il 9% si trova in una situazione di “dispersione implicita”, con lacune diffuse anche nell’inglese.
Pnrr, Corte dei Conti: territori in ritardo sulla soesa, ora accelerazione ma dubbi sul completamento degli investimenti
Lo stato di attuazione dei progetti finanziati con risorse Pnrr e Pnc, affidati agli enti territoriali quali soggetti attuatori, si evidenzia “una tensione tra la logica europea del Piano – fondata sul conseguimento di milestone e target – e la concreta realizzazione degli investimenti negli enti territoriali. Da un lato, infatti, l’Italia ha conseguito risultati significativi, con un trasferimento di risorse, da parte della Commissione europea, di 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79% della dotazione complessiva del Piano, a fronte di 366 traguardi e obiettivi su 575 considerati raggiunti. Dall’altro lato, l’avanzamento procedurale dei progetti nei territori non si traduce sempre in quello finanziario e materiale degli interventi. Dal punto di vista finanziario, nonostante i segnali di accelerazione nella fase finale del Piano, il livello complessivo dei pagamenti è inferiore alla metà del valore totale degli interventi, richiamando l’attenzione sulla concreta capacità di completamento degli investimenti entro il termine del 30 giugno 2026. Sono questi i rilievi contenuti nel referto approvato dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti.
L’analisi, spiega la magistratura contabile si basa sui dati della piattaforma ReGiS aggiornati al 13 febbraio 2026 e si colloca nell’ambito delle attività svolte dalla Corte sul complessivo avanzamento nazionale del Piano, focalizzando, in questo caso, l’attenzione sulle amministrazioni territoriali, dopo la relazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione, riguardante un campione di misure nel contesto nazionale. Sono stati esaminati 122.092 progetti (CUP/CLP), finanziati in tutto o in parte con risorse PNRR, relativi a 8.382 enti locali, 21 Regioni/Province autonome e 200 enti del Servizio sanitario nazionale, per un valore complessivo di investimenti pari a circa 62,5 miliardi di euro e finanziamenti PNRR per oltre 48,5 miliardi. Nel Mezzogiorno si concentra il 43,5% delle risorse PNRR destinate agli enti territoriali, confermando l’obiettivo del riequilibrio territoriale previsto dal Piano; per il comparto sanitario, il valore, nella stessa area geografica, scende al 37,5%, su importi nel complesso più contenuti.
Alla data del 13 febbraio 2026 risultano “conclusi” 51.390 progetti; 70.702, ancora “in corso”, assorbono, però, quasi 44,9 miliardi di finanziamenti PNRR, a fronte di circa 3,7 miliardi riferiti ai progetti ultimati. Se alcune Regioni registrano percentuali di progetti completati superiori al 50% (Valle d’Aosta 65%, Lombardia 57%, Piemonte 55%, Molise 53% e Sardegna 52%), in altre aree – soprattutto anche se non in via esclusiva – del Centro e del Mezzogiorno i valori sono inferiori (Sicilia 22,4%, Puglia 29,6%, Trentino-Alto Adige/Südtirol 29,8%, Basilicata 32,8%, Lazio 33,1%, Umbria 33,7%, Calabria 33,9%, Emilia-Romagna 37,6%, Campania 38,3%).
Dal punto di vista finanziario, nonostante i segnali di accelerazione nella fase finale del Piano, il livello complessivo dei pagamenti è inferiore alla metà del valore totale degli interventi, richiamando l’attenzione sulla concreta capacità di completamento degli investimenti entro il termine del 30 giugno 2026.
L’analisi per aree regionali segnala, al riguardo, significative differenze nell’attuazione e nella dinamica della spesa. Se il Centro-Nord presenta, in media, livelli più elevati di avanzamento finanziario e una maggiore incidenza dei pagamenti rispetto al costo complessivo dei progetti (Veneto 54,5%, Friuli-Venezia Giulia 53,3% e Trentino-Alto Adige 52,9%), nel Mezzogiorno, pur con maggiori risorse e interventi, i valori, sotto il profilo dei pagamenti, sono più contenuti (Calabria 29%, Campania 30,7%, Sicilia 32,1%, Sardegna 34,5%, Basilicata 35,9%, Lazio 36,2%, Puglia 36,9% e Molise 39,3%). Con riguardo, inoltre, ai flussi finanziari tra amministrazioni centrali e soggetti attuatori territoriali, nonostante l’aumento – da circa 11,9 miliardi a oltre 15,2 miliardi – dei trasferimenti statali, il divario rispetto ai pagamenti degli enti territoriali continua ad ampliarsi. Il Referto, quest’anno, approfondisce, attraverso appositi focus, i progetti di competenza delle amministrazioni territoriali in materia di opere pubbliche, dissesto idrogeologico, ciclo dei rifiuti, rigenerazione urbana e sanità. Per quest’ultimo settore si analizzano, in particolare, le criticità in corso di gestione degli investimenti per l’assistenza territoriale, l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, nonché i ritardi attuativi e operativi con i divari territoriali, che riguardano soprattutto il Mezzogiorno. Nel complesso, il documento evidenzia che le crescenti anticipazioni finanziarie degli enti territoriali e i livelli di pagamento ancora inferiori alla metà del costo complessivo degli interventi richiedono una particolare cautela nella lettura della capacità concreta delle amministrazioni territoriali di realizzare gli investimenti entro le scadenze stabilite.
Piano Casa, Rpt: necessari correttivi e una strategia strutturale per l’efficacia delle misure
Il Piano Casa 2026 rappresenta un intervento importante per affrontare l’emergenza abitativa, sostenere il recupero del patrimonio edilizio esistente e favorire nuovi programmi di rigenerazione urbana, ma necessita di alcuni correttivi per garantirne piena efficacia, sostenibilità e concreta attuazione sul territorio. Questo, in sintesi, quanto sottolineato dalla Rete delle Professioni Tecniche (RPT), l’associazione fondata nel 2013 che riunisce 8 Consigli nazionali di Ordini e Collegi professionali di area tecnica e scientifica, in audizione il 19 maggio, presso le competenti Commissioni parlamentari sul Disegno di legge di conversione del Decreto-Legge 7 maggio 2026, n. 66, recante “Piano Casa 2026”. A rappresentare la Rete Sergio Comisso dell’Ordine dei Periti Industriali e Daniele Mercuri dell’Ordine dei Geologi, che hanno illustrato osservazioni e proposte finalizzate a rafforzare l’efficacia delle misure contenute nel provvedimento. Nel corso dell’audizione, la Rete delle Professioni Tecniche ha espresso apprezzamento per l’intento del decreto di affrontare l’emergenza abitativa e ampliare l’offerta di alloggi, sottolineando tuttavia la necessità di accompagnare le misure previste con una strategia più ampia e strutturale.
Secondo la RPT, il tema della casa non può essere affrontato esclusivamente in termini quantitativi, ma richiede una visione integrata capace di tenere insieme rigenerazione urbana, sicurezza del patrimonio edilizio, sostenibilità ambientale, pianificazione territoriale e qualità del costruito. Particolare attenzione è stata posta al recupero e alla valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, considerato un elemento centrale per contenere il consumo di suolo e favorire processi di riqualificazione urbana. In tale contesto, la Rete ha richiamato l’esigenza di una maggiore integrazione tra politiche abitative, interventi di efficientamento energetico, mitigazione del rischio sismico e idrogeologico e obiettivi di sostenibilità. Evidenziato, inoltre, come la complessità degli interventi previsti richieda procedure amministrative più chiare e coordinate, evitando sovrapposizioni normative e garantendo un quadro regolatorio stabile. Un elemento ritenuto essenziale riguarda il pieno coinvolgimento delle competenze tecniche professionali nelle fasi di programmazione, progettazione e attuazione degli interventi. L’attività, sostiene la Rete, può avvenire solo con l’introduzione di uno specifico criterio direttivo di sussidiarietà volto a riconoscere, disciplinare e valorizzare in modo organico le funzioni dei tecnici liberi professionisti e il ruolo istituzionale degli Ordini e Collegi professionali dell’Area Tecnica nell’ambito dei procedimenti previsti dal Decreto Legge. Tutto ciò a partire dal coinvolgimento delle professioni all’interno della cabina di monitoraggio, per l’individuazione degli interventi di particolare complessità e la definizione degli indirizzi generali, le priorità territoriali e tipologiche di intervento e valorizzazione del patrimonio pubblico. In conclusione, nel corso dell’intervento, la Rete ha sottolineato che il “Piano Casa 2026” potrà rappresentare un’opportunità concreta solo se accompagnato da strumenti capaci di assicurare continuità degli investimenti, qualità degli interventi e una visione di lungo periodo orientata alla resilienza dei territori e alla sicurezza dei cittadini. L’occasione è stata utile per ribadire la disponibilità della Rete a collaborare con Parlamento e Governo per la definizione di strumenti operativi in grado di garantire equilibrio tra accelerazione delle procedure, qualità degli interventi e tutela dell’interesse pubblico.
Ocse: Pil area +0,4% nel I trimestre (da +0,2%), Italia rallenta a +0,2%
La crescita del Pil nell’area Ocse e’ aumentata allo 0,4% nel primo trimestre del 2026 dallo 0,2% del trimestre precedente, con un andamento peraltro eterogeneo tra i 28 paesi (su 38) per i quali sono disponibili i dati. Come precisa un comunicato dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nei primi tre mesi dell’anno venti paesi hanno registrato una crescita, seppur a tassi variabili, due non hanno registrato variazioni del Pil e sei hanno accusato una contrazione. Considerando il G7, la crescita ha segnato un’accelerazione nel Regno Unito e negli Stati Uniti, passando rispettivamente dallo 0,2% e dallo 0,1% del quarto trimestre del 2025 allo 0,6% e allo 0,5% del primo trimestre del 2026. Il miglioramento nel Regno Unito e’ stato principalmente trainato dall’aumento dei consumi privati e pubblici, mentre negli Stati Uniti e’ stato sostenuito dalla ripresa dei consumi pubblici e delle esportazioni, assieme all’aumento degli investimenti. Anche in Giappone la crescita e’ aumentata, passando dallo 0,2% allo 0,5% e in misura piu’ marginale e’ salita in Germania, andando dallo 0,2% allo 0,3%. In Canada la crescita e’ rimbalzata allo 0,4% dopo una contrazione dello 0,2%. Al contrario, la Francia non ha registrato alcuna crescita nel primo trimestre, dopo un’espansione dello 0,2% nel precedente, a causa del calo dei consumi privati, degli investimenti e delle esportazioni. In Italia la crescita e’ rallentata dallo 0,3% del quarto trimestre allo 0,2% del primo trimestre a causa del calo della domanda interna.
Edilizia, in Toscana allarme ricambio generazionale: 7.000 lavoratori dovranno essere sostituiti nei prossimi anni
Il settore delle costruzioni è ancora un motore trainante dell’economia della Toscana con una crescita del valore aggiunto del 2,3% e un incremento occupazionale di circa il 4% nel 2025. Il comparto, però, ha oltre 7.000 occupati con più i 60 anni. Competenze che dovranno essere sostituite nel brevissimo periodo. Il dato arriva da una ricerca effettuata dal centro studi di Ance Toscana e resa nota durante la presentazione del neonato Osservatorio Regionale dell’Edilizia, promosso da Ance Toscana e presentato nel corso di “Generazione Cantiere”, l’evento in corso al Palazzo degli Affari di Firenze promosso dalla stessa Ance Toscana e Ance Toscana Giovani che punta a scardinare l’immagine tradizionale del settore per raccontarne l’anima più innovativa del costruire e attrare nuovi talenti. L’osservatorio analizza i dati del settore, della sicurezza, della formazione e dei fabbisogni delle imprese per “costruire nel tempo un patrimonio informativo condiviso utile a orientare” la programmazione formativa e le politiche per l’innovazione. L’edilizia in Toscana sia in termini di addetti che di ricchezza prodotta, incide per circa un quarto sull’intero apparato industriale regionale ed è leva determinante per gli investimenti infrastrutturali, per i programmi di rigenerazione urbana e per la transizione ecologica ed energetica, ma patisce la mancanza di tecnici e operai specializzati. La ricerca, infatti, evidenzia una distanza critica tra domanda e offerta di lavoro: il 69% cerca figure tecniche come direttori di cantiere e project manager e l’87% delle imprese toscane necessita di figure operaie (soprattutto muratori, operatori di macchine e carpentieri). Mancano tecnici assistenti, direttori di cantiere, tecnici di contabilità di cantiere che risultano anche i più difficili da reperire insieme ai project manager e responsabili di commessa. I dati di Ance Toscana ci dicono, anche, che soltanto il 40% delle imprese è impegnato in contesti di innovazione o digitalizzazione in quanto frenate da costi elevati e dalla difficoltà di cogliere i benefici degli investimenti. Ad oggi la formazione interna non abbraccia questi temi ma resta mirata ad aggiornare le competenze tecniche e professionali e ad adeguarsi alle normative e ai nuovi obblighi di legge. Questo non esprime una scarsa attenzione verso la qualificazione del personale ma piuttosto la difficoltà concreta di sottrarre risorse umane e tempo produttivo alle attività di cantiere. Le imprese infatti vedono come crescente il bisogno di inserire nel proprio organico personale che possieda già una preparazione tecnica adeguata ai nuovi processi produttivi e normativi del settore: è in questo quadro che la formazione tecnologica superiore e il sistema ITS assumono un ruolo strategico.
“La questione oggi non è soltanto dire che mancano lavoratori, cosa che ormai sappiamo tutti. Il vero tema è che mancano competenze adeguate ad accompagnare la trasformazione profonda dei nostri cantieri”, spiega Rossano Massai, presidente di Ance Toscana. “Le competenze sono diventate l’infrastruttura invisibile del nostro settore: sono ciò che permette alle imprese di innovare e garantire sicurezza – continua il presidente di Ance Toscana Rossano Massai -. Se non investiamo ora, rischiamo concretamente di rallentare lo sviluppo della Toscana di domani. Per questo non chiediamo risorse, ma una governance condivisa delle competenze tra istituzioni, sistema educativo e mondo produttivo – conclude –; perché il tema delle competenze non si risolve con misure temporanee o con progetti episodici. Serve una strategia stabile. La nostra richiesta alle istituzioni è quindi quella di costruire insieme un sistema permanente di confronto, programmazione e monitoraggio”.
Nasce da queste premesse l’osservatorio Osservatorio Regionale dell’Edilizia promosso da Ance Toscana, che sul tema avanza anche proposte concrete e operative. Come quella dell’istituzione di un Tavolo Regionale Permanente, per coordinare programmazione formativa e fabbisogni reali delle imprese. Di riconoscere l’Osservatorio come strumento permanente di monitoraggio, previsione e supporto alle politiche regionali. Il rafforzamento della filiera 4+2 per rendere le professioni tecniche più attrattive per i giovani, attraverso una connessione stabile tra scuole, ITS Academy, imprese e/o un possibile sviluppo di Accordo Regione/Ministero per la filiera della formazione regionale. La sicurezza come politica strutturale che deve diventare parte integrante dell’organizzazione del lavoro e della qualità del cantiere.
Sicurezza sul lavoro, Calderone: bene la risoluzione Europarlamento su Giornata europea delle vittime. Italia guiderà l’impegno in Consiglio
Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, accoglie con favore la risoluzione approvata ieri in sessione plenaria dal Parlamento europeo, che invita gli Stati membri e le istituzioni UE a sostenere l’istituzione della “Giornata europea sulle vittime del lavoro”. La ricorrenza viene proposta per l’8 agosto, anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle. “Si tratta di un segnale politico importante – dichiara il Ministro Calderone – che conferma la volontà delle istituzioni europee di rafforzare la sensibilizzazione, la consapevolezza e l’impegno comune su una materia che riguarda direttamente i diritti, la dignità e la sicurezza delle persone nei luoghi di lavoro”. Calderone ha inoltre annunciato l’intenzione di portare formalmente il tema all’attenzione del Consiglio dell’Unione Europea, auspicando un ampio e condiviso sostegno da parte di tutti gli Stati membri. “L’Italia – sottolinea il Ministro – lavorerà con determinazione per questo obiettivo, nella ferma convinzione che una giornata europea dedicata possa rappresentare uno strumento concreto di memoria, sensibilizzazione e promozione di una sempre più forte cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro, tanto a livello nazionale quanto europeo”.
Milano-Cortina, indagini per turbativa appalti e perquisizioni. Mit: sicuri del rispetto delle regole
La procura di Belluno ha reso noto di aver ordinato perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo (Belluno) per fare luce su un’indagine che ipotizza il reato di turbata liberta’ di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes. Secondo quanto si apprende le perquisizioni starebbero interessando le societa’ Simico (committente) e Graffer (esecutrice dei lavori). Dal canto suo Simico (Societa’ Infrastrutture Milano Cortina 2026) ha confermato di “aver immediatamente garantito la piu’ ampia e totale collaborazione agli organi inquirenti, nell’ambito delle attivita’ di accertamento in corso relative alla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo”. La societa’, si legge in una nota, “si e’ messa integralmente a disposizione dell’Autorita’ giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestivita’ e spirito di piena collaborazione” rinnovando “la propria totale fiducia nell’operato della Magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentira’ di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearita’ amministrativa e la piena regolarita’ dell’operato posto in essere dalla Societa'”. Il Mit, “nel doveroso rispetto per le indagini”, si dice sicuro che che “per garantire il successo delle Olimpiadi Milano Cortina siano state rispettate tutte le regole, nonostante i tempi ristretti che hanno imposto lavori molto rapidi. Di certo, è indiscutibile il grande risultato dei Giochi: per questo vanno ribaditi l’orgoglio e la gratitudine”.
Eni CCUS Holding allarga le fonti finanziarie a servizio dello sviluppo della piattaforma CCS
Eni e Global Infrastructure Partners, parte di BlackRock, partner strategici in Eni CCUS Holding, annunciano che Eni CCUS Holding ha allargato le fonti finanziarie per potenziare la propria piattaforma di progetti di Carbon Capture & Storage (CCS). Dopo il successo del project finance di Liverpool Bay CCS (LBCCS), l’infrastruttura portante del Cluster di decarbonizzazione industriale HyNet nel Regno Unito, il mercato ha continuato a dimostrare un forte interesse per Eni CCUS Holding, con richieste di partecipazione significativamente superiori all’importo inizialmente previsto. In questo contesto, Eni CCUS Holding si è assicurata una linea di finanziamento superiore a 500 milioni di sterline, concessa da un pool di 13 istituti di credito internazionali (Banco BPM, BNP Paribas, BPER, DNB, ING, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Mizuho, MUFG, NatWest, SMBC, Societe Generale e UniCredit), con BNP Paribas nel ruolo di unico advisor finanziario. La nuova linea testimonia la forte fiducia che il mercato finanziario riconosce nel disegno strategico di Eni CCUS Holding e nella sua esecuzione, cruciale per contribuire alla decarbonizzazione industriale. L’operazione riflette l’impegno a lungo termine degli azionisti di Eni CCUS Holding, Eni e Gip, e conferma il loro pieno allineamento sul ruolo strategico della CCS nella transizione energetica. Il progetto LBCCS ha raggiunto la chiusura finanziaria degli accordi con il governo del Regno Unito nell’aprile 2025 ed è attualmente in fase di sviluppo come rete di trasporto e stoccaggio al servizio delle industrie nel Cluster HyNet. Oltre il 30% dei lavori di costruzione è già stato
completato, in linea con i programmi originari. Con una capacità di stoccaggio di 4,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nella prima fase, e il potenziale di raggiungere le 10 milioni di tonnellate annue nel decennio 2030, LBCCS punta a essere operativo nel 2028, in linea con la timeline degli emettitori industriali appartenenti al Cluster HyNet. Il progetto andrà a stoccare in modo sicuro e permanente la CO2 in giacimenti di gas esauriti situati sotto il fondale marino della baia di Liverpool. Il programma di costruzione prevede l’efficiente riutilizzo di parte delle infrastrutture delle piattaforme offshore e di condotte esistenti, sia onshore che offshore, oltre alla realizzazione di nuove condotte per collegare le industrie nella regione dell’Inghilterra nord-occidentale e Galles del Nord. Questo finanziamento consentirà inoltre di avviare altre iniziative all’interno del portafoglio di Eni CCUS Holding che includono L-10-CCS in Olanda, uno dei principali siti di stoccaggio dell’Europa nord-occidentale, e il progetto Bacton CCS nel Regno Unito, che ha il potenziale di sostenere la progressiva decarbonizzazione delle industrie nel sud-est del Regno Unito
e nell’Europa continentale. Eni CCUS Holding, inoltre, detiene il diritto di acquisire la quota del 50% attualmente detenuta da Eni nel progetto Ravenna CCS in Italia, e potrà integrare ulteriori progetti nel corso del tempo, tra cui la valutazione di nuove iniziative, come parte di una più ampia piattaforma di attività CCS nel medio-lungo termine. Eni osserva come l’operazione finalizzata da Eni CCUS Holding rappresenti un ulteriore esempio di successo del proprio modello satellitare, in grado di creare società che attraggono capitali strategicamente allineati per i propri business relativi alla transizione energetica, confermandone il potenziale di crescita e la creazione di valore.
Saipem firma un MoU con Petrobras per le attività di decommissioning in Brasile
Saipem e Petrobras hanno firmato un Memorandum of Understanding per avviare un confronto tecnico finalizzato alla valutazione e al possibile sviluppo di soluzioni integrate per le attività di decommissioning in Brasile, con riferimento a campi oil & gas, sistemi subsea e infrastrutture associate. Il MoU riguarda, in particolare, le attività di plug and abandonment – relative alla chiusura permanente e sicura dei pozzi oil & gas – e il decommissioning subsea, e definisce un quadro di collaborazione tecnica e operativa tra le due società. L’obiettivo è contribuire a migliorare l’efficienza, la sostenibilità e il livello di innovazione delle attività di fine vita delle infrastrutture. Nel contesto dell’accordo, Saipem e Petrobras collaboreranno nella valutazione di potenziali partnership con società e istituzioni specializzate nelle attività di decommissioning, nonché nello sviluppo e nell’implementazione di nuove tecnologie, metodologie e soluzioni integrate per questa specifica tipologia di attività. La cooperazione riguarderà inoltre la valutazione di alternative logistiche e operative, quali l’impiego di unità di perforazione e navi, nonché il miglioramento delle pratiche esistenti per affrontare le principali sfide tecniche e operative connesse alle attività di decommissioning. L’accordo, della durata di un anno, riflette l’impegno condiviso di Petrobras e Saipem verso l’innovazione, nel rispetto della compliance normativa, di una condotta etica e dello sviluppo sostenibile del settore oil & gas in Brasile. Il MoU non comporta impegni vincolanti: pertanto, eventuali sviluppi futuri saranno regolati da separati accordi tra le parti.
Accordo tra Fincantieri e giapponere Teijin per lo sviluppo di paratie in materiali compositi avanzati
Fincantieri e Teijin Automotive Technologies, controllata europea di Teijin Ltd., gruppo giapponese leader globale nelle soluzioni avanzate in materiali compositi, hanno firmato un Memorandum of Understanding per avviare una collaborazione finalizzata allo sviluppo ingegneristico di paratie non-strutturali in materiali compositi per applicazioni navali. In base all’accordo, Teijin Automotive Technologies guiderà le attività di ingegneria e industrializzazione con il supporto di Fincantieri. L’iniziativa mira a introdurre nel settore navale soluzioni innovative in materiali compositi, con particolare attenzione alla riduzione dei pesi e all’integrazione funzionale, in risposta ai più elevati requisiti operativi e di sicurezza richiesti per le unità navali. Le paratie saranno realizzate utilizzando un materiale composito innovativo brevettato da Aeronautical Service, che ha ottenuto con successo la certificazione di “non combustibilità”, requisito fondamentale per l’impiego a bordo delle navi. Fincantieri collabora già con Aeronautical Service, PMI italiana specializzata in soluzioni aerospaziali avanzate, nell’ambito delle attività volte a favorire l’adozione su larga scala di compositi a base di carbonio e tecnologie all’avanguardia, sia nella cantieristica civile sia in quella militare. La partnership segna un ulteriore passo nella strategia industriale di Fincantieri finalizzata ad ampliare le proprie competenze tecnologiche oltre le tradizionali applicazioni in acciaio. Accelerando l’integrazione di materiali avanzati, il Gruppo punta a rafforzare il proprio ruolo di motore dell’innovazione nei settori marittimi ad alta tecnologia. L’introduzione di soluzioni in composito in ambito navale costituisce un significativo salto tecnologico mirato a combinare ingegneria dei materiali all’avanguardia, maggiore sicurezza e sostenibilità all’interno dei principali programmi marittimi strategici.
Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri, ha commentato: “Questo accordo conferma il nostro ruolo di pionieri nel guidare l’evoluzione della cantieristica navale verso le migliori tecnologie disponibili e soluzioni ad alte prestazioni che vanno oltre l’utilizzo dell’acciaio. Promuovendo l’impiego di materiali di nuova generazione, rendiamo possibile lo sviluppo di unità più leggere ed efficienti, aprendo al contempo nuove opportunità progettuali – finora non realizzabili – in particolare in ambito militare. Nascono così nuove prospettive per il settore, in cui innovazione ed eccellenza operativa convergono per definire il futuro delle capacità marittime. La collaborazione con partner di primo piano come Teijin Automotive Technologies ci permette di accelerare questo percorso di trasformazione e di generare valore concreto per i nostri clienti e per l’intero ecosistema di riferimento”. Uwe Brinkmann, direttore generale di Teijin Automotive Technologies Europe, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di collaborare con Fincantieri per introdurre i materiali compositi avanzati nel futuro della cantieristica navale. Insieme puntiamo a rafforzare sicurezza e sostenibilità, promuovendo al contempo l’innovazione in tutto il settore marittimo”.
Accordo Regione Lombardia-Snam per l’inclusione sociale
Promuovere l’inclusione sociale e favorire l’accesso al lavoro per persone in condizioni di fragilità, con un’attenzione particolare ai giovani che hanno affrontato percorsi di dipendenza: è questo l’obiettivo dell’accordo di collaborazione siglato tra Regione Lombardia e Fondazione Snam. L’intesa, che si inserisce all’interno del progetto Verde Inclusivo promosso da Fondazione Snam e diffuso su tutto il territorio nazionale, prevede l’avvio di iniziative innovative, inizialmente nella Città metropolitana di Milano, con possibilità di estensione ad altri territori regionali, finalizzate a creare percorsi di formazione professionalizzante e inserimento lavorativo, in particolare nel settore della manutenzione del verde. Il progetto si basa su una forte sinergia tra istituzioni pubbliche, imprese e realtà del Terzo Settore, con il supporto di un’ampia rete di partner qualificati, tra cui comunità di recupero come Fondazione Exodus, Dianova ed enti promotori di tirocini formativi come Consorzio Mestieri Lombardia. Fondazione Snam avrà un ruolo attivo nello sviluppo operativo delle iniziative, favorendo il coinvolgimento della propria filiera e garantendo un accompagnamento multidisciplinare ai beneficiari, mentre Regione Lombardia supporterà e integrerà gli interventi all’interno delle proprie politiche sociali e del lavoro. “Questo accordo rappresenta un passo concreto verso un modello di inclusione che mette al centro la persona e il suo percorso di crescita,” ha dichiarato l’Assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini. “Crediamo che il lavoro sia uno degli strumenti più potenti per restituire autonomia, dignità e prospettiva a chi ha vissuto situazioni di fragilità. Con questa iniziativa vogliamo costruire opportunità reali, coinvolgendo il mondo delle imprese e creando valore per l’intera comunità. Regione Lombardia – conclude Lucchini – è quotidianamente impegnata a rafforzare la sua alleanza con il Terzo Settore per costruire un’infrastruttura sociale volta a ridurre le disuguaglianze e favorire una maggior coesione sociale”. “La firma del Protocollo con Regione Lombardia segna un passo importante nel consolidamento di un modello di collaborazione volto a promuovere l’inclusione sociale delle persone più fragili attraverso l’accesso al lavoro, che è il primo passo per ritrovare dignità, speranza e fiducia nel futuro”, ha dichiarato il Presidente di Fondazione Snam Alessandro Zehentner. ”Il valore dell’iniziativa risiede nella capacità di mettere insieme istituzioni, enti, imprese e realtà del Terzo Settore, creando un ecosistema che sostiene i beneficiari in tutte le fasi del percorso, dalla formazione professionalizzante all’inserimento lavorativo. Con questa consapevolezza, oggi insieme alla Regione Lombardia e prossimamente con un numero crescente di altre Regioni, intendiamo costruire iniziative capaci di generare valore condiviso a favore di persone e intere comunità” ha concluso Zehentner. L’accordo avrà durata fino al 31 dicembre 2027 e prevede momenti periodici di monitoraggio per accompagnare lo sviluppo delle iniziative e promuovere la diffusione delle buone pratiche sul territorio.
Wegreenit a “Progetti d’Italia 2026”, il residenziale al centro di un nuovo ciclo storico del real estate
Significativo momento di confronto tra i professionisti del real estate a “Progetti d’Italia”, l’evento annuale organizzato da Il Quotidiano Immobiliare a Rho Fiera Milano. Tra i momenti centrali della giornata, il panel dal titolo “Il processo di Renovation apre il ciclo storico del residenziale nel real estate”, che ha visto la partecipazione di Fabrizio Candoni, CEO di Wegreenit, insieme a Matteo Napoli (Schindler Italia), Thomas Panozzo (Vinci Energies) e Gaetano Terrasini (Saint-Gobain). “La riqualificazione energetica rappresenta oggi uno dei principali driver di trasformazione del settore immobiliare residenziale – ha dichiarato Fabrizio Candoni, CEO di Wegreenit. “Il processo di renovation consente non solo di migliorare l’efficienza degli edifici, ma apre un nuovo ciclo di sviluppo per il real estate, orientato a sostenibilità, valore e qualità dell’abitare”. “La fase attuale del mercato immobiliare segna l’avvio di un nuovo ciclo storico, in cui la riqualificazione degli edifici esistenti diventa un driver strategico rispetto alle nuove costruzioni” ha aggiunto Fabrizio Candoni, nel corso del suo intervento. “È un’evoluzione coerente con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e con la crescente centralità della direttiva “Case Green”, che introduce standard sempre più stringenti in termini di efficienza energetica e sostenibilità. In questo contesto, intervenire sul patrimonio esistente non è solo necessario, ma anche economicamente vantaggioso”. E ancora:” Oggi è necessario un cambio di paradigma: il condominio non può più essere visto come una semplice somma di unità immobiliari, ma come un ecosistema complesso, fatto di relazioni, esigenze condivise e qualità della vita. La riqualificazione energetica non è quindi solo un intervento tecnico, ma un processo che incide sulla dimensione sociale dell’abitare, migliorando il comfort, riducendo i costi e contribuendo alla sostenibilità e alla rigenerazione urbana”.
Il contributo di Wegreenit si inserisce in modo diretto in questo scenario. Come emerso nel panel, la società opera come “smart builder” e general contractor con un modello integrato che copre tutte le fasi della riqualificazione, dalla progettazione alla realizzazione. L’approccio “one-stop shop” consente di gestire la complessità del residenziale con un unico interlocutore, anche in contesti condominiali articolati, inclusi i supercondomini, dove è necessario coordinare stakeholder eterogenei per caratteristiche e bisogni. Un ulteriore elemento evidenziato riguarda l’importanza di sviluppare modelli di intervento sostenibili anche sotto il profilo economico. In un contesto caratterizzato dalla progressiva riduzione degli incentivi pubblici, diventa fondamentale strutturare soluzioni che consentano di finanziare gli interventi attraverso i risparmi energetici generati o tramite strumenti finanziari innovativi. In questo senso, il ruolo delle ESCo e dei modelli di business basati sulla performance energetica assume un valore crescente, contribuendo a rendere accessibili gli interventi anche a una platea più ampia di condomini. Candoni ha infine richiamato l’attenzione sulla necessità di un’evoluzione culturale oltre che tecnica. La trasformazione del patrimonio immobiliare non può prescindere da una maggiore consapevolezza da parte degli attori coinvolti – proprietari, amministratori, investitori e istituzioni – rispetto al valore della riqualificazione energetica. Solo attraverso un approccio sistemico sarà possibile attivare su larga scala i processi di renovation necessari per valorizzare il residenziale italiano e renderlo competitivo nel lungo periodo. La partecipazione di Wegreenit a “Progetti d’Italia” conferma il ruolo dell’azienda come interlocutore di riferimento nel processo di transizione energetica del settore immobiliare. In una fase di profonda trasformazione del mercato, il contributo della società si pone come elemento chiave per accompagnare l’evoluzione del residenziale, trasformando le sfide legate all’obsolescenza del patrimonio edilizio in opportunità concrete di sviluppo, innovazione e creazione di valore.
Ryze sigla una partnership finanziaria con Tikehau Capital a supporto strategia buy-and-build
Ryze (già YARD REAAS), leader nella consulenza Real Estate e nella gestione integrata di servizi di investimento, gestione immobiliare e valutazione per investitori istituzionali e banche, e Tikehau Capital, gestore alternativo globale, annunciano oggi una partnership strategica. Il coinvolgimento di Tikehau Capital in qualità di financing partner segna un momento di svolta per RYZE, mettendo a disposizione nuove risorse strategiche destinate ad accelerare i piani di espansione del Gruppo in Italia e in Europa. La partnership potenzia significativamente la capacità d’investimento del Gruppo, supportando una strategia di buy-and-build che può già contare su una pipeline avanzata di acquisizioni. Questo piano di crescita internazionale, avviato nel 2024 dai Partner Emanuele Bellani, Paolo Datti e Paolo Perrella, sotto la guida del socio di maggioranza AnaCap, ha già portato al completamento di sei acquisizioni strategiche e dopo la Francia, guarda ora a Spagna e Portogallo. La nuova partnership finanziaria punta a dare continuità a questa crescita sostenuta, rafforzando il posizionamento di RYZE come piattaforma europea di riferimento nei servizi integrati per il Real Estate. Con oltre 53 miliardi di euro di asset in gestione (“AuM”) al 31 marzo 2026 e 17 uffici a livello globale, Tikehau Capital è uno dei principali operatori nel private credit e nei finanziamenti strutturati, con una consolidata expertise nel supporto a operazioni di sviluppo, strategie buy-and-build e progetti di crescita internazionale. Per Emanuele Bellani, Partner & Group ceo di RYZE, “questa operazione è una vera e propria leva strategica che ci consente di accelerare ulteriormente il nostro percorso di crescita e consolidamento in Europa. In poco più di due anni con AnaCap abbiamo costruito una piattaforma unica nel mercato e oggi, grazie al supporto di Tikehau Capital, disponiamo delle risorse necessarie per aumentare la velocità di execution delle operazioni di M&A già presenti in pipeline.” “L’ingresso al fianco di RYZE di un investitore finanziario internazionale di primario rilievo come Tikehau Capital rappresenta un’importante dimostrazione della solidità del progetto industriale e della stabilità del Gruppo”, ha dichiarato Paolo Perrella, Partner & Group cfo di RYZE. “La struttura dell’operazione consente un rafforzamento delle risorse finanziarie a supporto del piano di crescita, incrementando in modo significativo la capacità di investimento e creando le condizioni per sostenere con maggiore efficacia la nostra strategia di sviluppo per linee esterne. Il Gruppo ora potrà così affrontare la prossima fase di crescita facendo leva su una piattaforma industriale consolidata e su un track record di acquisizioni già ampiamente comprovato.” “Fin dal nostro investimento e ingresso nel capitale sociale, abbiamo confermato la nostra visione iniziale secondo cui RYZE è un’azienda ben posizionata per consolidare il mercato dei servizi immobiliari, caratterizzato da forte dinamismo e ricco di opportunità di crescita inorganica finalizzate ad accelerarne lo sviluppo. ”, ha dichiarato Alberto Sainaghi, Partner di AnaCap. “Questa nuova partnership rappresenta un passo decisivo nella strategia di crescita di RYZE: non solo rafforza la capacità finanziaria del Gruppo, permettendogli di cogliere le migliori opportunità di M&A nel mercato, ma conferma anche la solidità, l’attrattività e la scalabilità del modello industriale che stiamo sviluppando. AnaCap continuerà ad affiancare il management di RYZE con convinzione, sostenendone il percorso di crescita, innovazione e leadership nel settore.” “Siamo lieti di affiancare RYZE nel suo percorso di crescita, in un settore in cui continuiamo a osservare un progressivo consolidamento su scala europea”, ha aggiunto Martino Mauroner, Deputy Head of Private Debt di Tikehau Capital.“Siamo stati particolarmente colpiti dalla qualità e dall’ambizione del management team, nonché dal forte commitment dell’azionista di controllo AnaCap, che riteniamo essere un partner di rilievo per accompagnare la società nella sua prossima fase di sviluppo. L’operazione rappresenta il sesto investimento del sesto vintage della nostra strategia di direct landing e riflette la rilevanza strategica dell’Italia nella strategia internazionale di Tikehau Capital.” Houlihan Lokey ha agito in qualità di debt advisor di RYZE nell’ambito dell’operazione di finanziamento.
Porti, il Mit a Deportibus 2026, confronto strategico sui grandi temi. Giorgetti: sicurezza marittima è sicurezza economica
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti partecipa a DePortibus 2026, il festival internazionale dedicato alla portualità in programma a Ravenna dal 21 al 23 maggio, presso le Artificerie Almagià. La manifestazione, promossa dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale e realizzata sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, rappresenta un momento di confronto strategico sui grandi temi del settore: porti, infrastrutture, logistica, intermodalità, transizione energetica, innovazione e sviluppo del Mediterraneo. L’appuntamento vede la partecipazione del Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, che terrà un keynote speech, oltre che di rappresentanti delle istituzioni tra cui Ministri, i presidenti delle Regioni Emilia-Romagna e Liguria e il Presidente della Commissione Trasporti della Camera. Presenti anche i principali protagonisti della blue economy, dalle Autorità di sistema portuale alle associazioni di categoria, fino ai grandi gruppi nazionali e internazionali del settore marittimo, logistico e infrastrutturale. Il MIT partecipa attivamente all’evento con spazi espositivi e attraverso propri rappresentanti in diverse sessioni del programma istituzionale, dalla cerimonia di apertura alle tavole rotonde conclusive, contribuendo al dibattito sulla riforma portuale, sulla competitività del sistema logistico nazionale e sul ruolo strategico dei porti per la crescita del Paese. DePortibus 2026 si conferma così un’occasione di confronto tra istituzioni, imprese e operatori del settore per rafforzare una visione integrata della portualità italiana, al centro delle grandi rotte commerciali, energetiche e infrastrutturali del Mediterraneo. ‘Il periodo che attraversiamo, segnato da turbolenze inedite, e’ anche quello in cui l’economia italiana mostra dati positivi, quasi sorprendenti se si guarda il contesto” ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti nel suo intervento a Deportibus. “Parlo soprattutto dell’export – prosegue il titolare del Mef – cresciuto a marzo del 7% in valore e del 4,2% in volume su base annua. Il ministro dell’Economia guarda sempre i dati e i dati ci dicono che il Paese ha fondamenta solide. Il compito della politica economica e’ rafforzarle’. ‘L’opinione pubblica sta prendendo coscienza del reale peso economico della viabilita’ marittima. La crisi di Hormuz ha dimostrato che la chiusura di un ‘choke point”, cioe’ un collo di bottiglia, ‘produce effetti immediati sui traffici, sui costi assicurativi, energia e logistica. Questo ha confermato, ancora una volta, che la sicurezza marittima e’ ormai parte integrante della sicurezza economica nazionale’. L’Italia, che e’ ‘un Paese trasformatore, importatore di energia e vocato all’export, deve trarne una consapevolezza piu’ profonda: i porti sono infrastrutture strategiche, non mere strutture di servizio”.
Economia del Mare: Musumeci, fabbisogno di 180mila giovani nei prossimi anni
‘Con la crescita dell’economia del mare c’e’ bisogno di 180mila unita’ lavorative per sostituire chi va in pensione e affrontare le nuove attivita’ ma di queste 180mila non c’e’ traccia. Nei prossimi anni il mare puo’ dare occupazione a 180mila giovani diplomati e laureati’. Lo ha sottolineato il ministro della Protezione civile e delle Politiche del mare, Nello Musumeci, parlando al Festival dell’Economia dello sviluppo della blueconomy, ‘un’economia crescente’ che vale ‘oltre 230 miliardi’ e un contributo al Pil di ‘quasi il 12%’. A proposito della riforma dei porti, il ministro ha sottolineato come l’obiettivo sia ‘darci una strategica nazionale pur salvaguardando la specificita’ dei singoli porti’ creando ‘una agenzia centrale, una societa’ dei porti’, che e’ una ‘idea innovativa per rendere piu’ celeri le procedure che riguardano innanzi tutto gli investimenti’.
Autotrasporto, Serracchiani: disinteresse Governo è ingiustificabile, sciopero proclamato da 40 giorni
“Grave il disinteresse del Governo verso la categoria dell’autotrasporto. Il fermo del 25 maggio è stato annunciato da quasi quaranta giorni e appena ora, con un ritardo ingiustificabile, viene convocata una riunione a Palazzo Chigi, lasciando alla vaghezza di un ‘vedremo’ i provvedimenti urgenti che servono a sostenere l’aumento record del gasolio. La latitanza del ministro Salvini è ormai una costante e ci si può solo augurare che in supplenza agisca il Mef, mettendo le risorse necessarie. Servono risposte precise alle richieste sostanziali di velocizzare il credito d’imposta sulle accise, sospendere temporaneamente gli adempimenti contributivi e rafforzare i meccanismi automatici di adeguamento del costo del carburante sulle tariffe di trasporto. Non si può sempre fare affidamento sulla responsabilità di persone e aziende in pesante sofferenza”. Lo dichiara la deputata dem Debora Serracchiani, alla vigilia dell’incontro sulla situazione dell’autotrasporto convocato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con le rappresentanze del settore.
Rwe avvia la costruzione di un parco eolico onshore da 42 megawatt in Italia
Rwe ha avviato la costruzione del parco eolico onshore Serra Giannina, situato nel comune di Potenza, in Basilicata. Il progetto, aggiudicatario dell’asta Fer-X dello scorso anno, avrà una capacità installata di 42 megawatt (MW). Sei turbine eoliche, ciascuna con una capacità di 7 MW, saranno in grado di produrre energia elettrica sufficiente ad alimentare circa 39.000 famiglie italiane a partire dal 2027. Oltre a Serra Giannina, Rwe sta realizzando altri tre importanti parchi eolici onshore in Italia: Serra Palino (47 MW) in Puglia, Venusia (45 MW) in Basilicata e Alas (66 MW) in Sardegna.Paolo Raia, Country Chair Rwe Renewables Italia: “Grazie a Serra Giannina, abbiamo ora 200 megawatt di capacità eolica onshore in costruzione in tutta la Penisola. Un risultato importante, che conferma la nostra volontà di crescere ulteriormente nel Paese e sostenere la transizione energetica italiana. L’eolico onshore è una delle fonti energetiche più competitive in termini di costi e rappresenta un pilastro fondamentale per costruire un sistema energetico resiliente.”
Ue, aumento del 7,8% delle importazioni nette di materie prime riciclabili
Nel 2025, l’ UE ha importato 49,7 milioni di tonnellate di materie prime riciclabili e ne ha esportate 36,2 milioni di tonnellate verso paesi extra-UE. Ciò significa che il divario tra i due – il volume netto delle importazioni – ha raggiunto i 13,5 milioni di tonnellate. Nel 2025 il volume netto delle importazioni è cresciuto di circa 1 milione di tonnellate (7,8%) rispetto al 2024. L’UE è un importatore netto di materie prime riciclabili sin dall’inizio della serie storica dei dati nel 2005. Il volume netto delle importazioni più basso è stato registrato nel 2023, pari a 1,07 milioni di tonnellate. Nonostante questo recente aumento, il divario previsto per il 2025 è ancora inferiore del 35,6% rispetto al massimo storico tra volume di importazioni ed esportazioni (21 milioni di tonnellate), registrato nel 2006. Nel 2025, l’UE ha esportato 18,9 milioni di tonnellate di metalli, pari a oltre la metà (52,1%) di tutte le esportazioni di materie prime riciclabili. La seconda categoria più importante era costituita da carta e cartone (6,0 milioni di tonnellate; 16,5%), seguita dai materiali organici (4,4 milioni di tonnellate; 12,0%). Per quanto riguarda le importazioni nell’UE, la categoria più consistente è risultata essere quella dei materiali organici (30,0 milioni di tonnellate), che rappresentano il 60,3% di tutte le importazioni di materie prime riciclabili. Seguono i minerali, con 8,3 milioni di tonnellate (16,7%), e i metalli, con 6,3 milioni di tonnellate (12,7%). Il confronto tra i dati relativi alle materie prime riciclabili e al commercio di rifiuti rivela nette differenze nell’approvvigionamento dei materiali. Mentre metalli e carta/cartone vengono commercializzati quasi esclusivamente come rifiuti, i materiali organici seguono un modello diverso, essendo costituiti principalmente da sottoprodotti. Di fatto, i rifiuti rappresentano solo una piccola parte del commercio di materiali organici, costituendo appena l’1,8% delle esportazioni e il 3,2% delle importazioni. Nel 2025, la Turchia è stata la principale destinazione delle esportazioni UE di materie prime riciclabili, con un volume di 12,8 milioni di tonnellate. Al secondo posto si è classificata l’India (3,9 milioni di tonnellate), seguita dal Regno Unito (3,4 milioni di tonnellate), dall’Egitto (1,9 milioni di tonnellate), dalla Norvegia e dalla Svizzera (1,5 milioni di tonnellate ciascuna).
Nel 2025, le importazioni di materie prime riciclabili nell’UE provenivano principalmente da Brasile (11,2 milioni di tonnellate), Argentina (8,7 milioni di tonnellate), Regno Unito (4,4 milioni di tonnellate), Ucraina (4,0 milioni di tonnellate) e Stati Uniti (2,4 milioni di tonnellate).
Ue, entrano in vigore nuove misure sulla spedizione dei rifiuti per promuovere l’economia circolare
Entrano in vigore la maggior parte delle disposizioni del regolamento rivisto sulle spedizioni di rifiuti . Ciò include il lancio del sistema digitale per le spedizioni di rifiuti (Diwass), la piattaforma elettronica dell’Ue per la gestione digitale delle spedizioni di rifiuti e la semplificazione delle procedure, nonché ulteriori misure a sostegno del riciclo nell’Ue e un maggiore controllo sull’esportazione di rifiuti di plastica.
Queste nuove norme favoriranno la transizione dell’Ue verso un’economia circolare e rappresentano un passo decisivo verso la completa digitalizzazione delle procedure di spedizione dei rifiuti. Migliorando la tracciabilità e la disponibilità delle materie prime secondarie, nonché riducendo la dipendenza dalle importazioni di materie prime primarie da paesi terzi, contribuiranno a rafforzare l’autonomia strategica dell’Ue. Garantiranno inoltre che i rifiuti esportati dall’Unione europea siano trattati in modo ecologicamente sostenibile.
La piattaforma elettronica Diwass trasformerà il modo in cui i rifiuti vengono tracciati in tutta l’Ue, garantendo maggiore trasparenza, efficienza e sicurezza nei movimenti transfrontalieri di rifiuti. Semplifica le procedure e riduce i costi amministrativi per tutte le parti interessate. Contribuisce inoltre a contrastare il commercio illegale di rifiuti.Questa trasformazione inizia oggi per la procedura di consenso informato preventivo, che riguarda i rifiuti pericolosi, i rifiuti urbani misti, i rifiuti destinati allo smaltimento e i rifiuti misti o contaminati, che ora devono essere trattati tramite Diwass.
La Commissaria per l’Ambiente, la Resilienza Idrica e un’Economia Circolare Competitiva, Jessika Roswall , ha dichiarato: “Nell’attuale contesto geopolitico, l’accesso alle materie prime non è solo una questione economica, ma un imperativo strategico. Un sistema operativo a livello europeo completamente digitale per tracciare le spedizioni di rifiuti aiuterà l’Europa a prendere il controllo dei propri flussi di risorse, trasformando i rifiuti in una fonte sicura e sostenibile di materiali critici. È così che costruiamo un’Europa resiliente e autosufficiente, riducendo la burocrazia e combattendo il commercio illegale”.
Energia, Ember: per la prima volta eolico e solare superano produzione da gas
Per la prima volta in assoluto, in aprile l’energia eolica e solare hanno generato più elettricità a livello globale rispetto al gas, secondo i dati analizzati dal think tank Ember. Insieme, eolica e solare hanno prodotto il 22% dell’elettricità mondiale, contro il 20% generato dal gas. Questo traguardo è stato raggiunto durante il primo mese intero dell’ultima crisi energetica globale innescata dal conflitto in Medio Oriente, evidenziando come la rapida crescita della produzione di energia eolica e solare stia rimodellando il mix energetico globale, persino in un contesto di volatilità dei mercati dei combustibili fossili. In aprile, l’energia eolica e solare hanno prodotto una quantità record di elettricità pari a 531 TWh, ovvero 54 TWh in più rispetto alla produzione di gas, che si è attestata a 477 TWh. Cinque anni prima, nell’aprile 2021, la produzione di gas era a un livello simile (476 TWh), ma quasi il doppio della produzione combinata di energia eolica e solare (245 TWh).
Idrogeno, Entosg-Ennoh: incertezze continuano a frenare investimenti.
ENTSOG ed ENNOH hanno pubblicato un rapporto congiunto che delinea le opzioni di de-risking (riduzione del rischio) per le infrastrutture europee dedicate all’idrogeno. La redazione del documento risponde alla richiesta formulata nelle conclusioni dell’11° Energy Infrastructure Forum di Copenaghen (CEIF), tenutosi nel giugno 2025. ENTSOG ed ENNOH presenteranno i risultati del rapporto in occasione del CEIF 2026. Le conclusioni del CEIF di giugno 2025 includevano la seguente dichiarazione: “Garantire il capitale rimane una sfida costante per i promotori di progetti legati all’idrogeno, in particolare durante il periodo di transizione che precede l’attuazione del Hydrogen and Gas Decarbonisation Package. In questo senso, il Forum invita ENNOH, ENTSOG e le altre parti interessate a lavorare ulteriormente sulle possibili opzioni di de-risking e a presentare un rapporto sull’argomento entro il prossimo Forum.”
Il rapporto è co-autore di ENTSOG ed ENNOH, con il supporto di Frontier Economics e della Copenhagen School of Energy Infrastructure (CSEI) nel facilitare discussioni e workshop. Il documento sottolinea come lo sviluppo di infrastrutture transfrontaliere per l’idrogeno sia essenziale per favorire l’avvio del mercato dell’idrogeno e conseguire gli obiettivi europei di neutralità climatica. Il rapporto conclude che, nell’attuale fase iniziale del mercato dell’idrogeno, i promotori dei progetti si trovano di fronte a incertezze significative che creano un deficit strutturale di investimenti e ostacolano le decisioni finali di investimento (FID). Queste sfide sono determinate principalmente dai rischi legati ai volumi, ai prezzi e alla natura transfrontaliera dei progetti, combinati con una limitata visibilità sulla domanda futura e sulla disponibilità a pagare degli utenti. Sebbene una serie di strumenti esistenti possa supportare gli investimenti, l’analisi dimostra che nessun meccanismo singolo è sufficiente e che gli approcci nazionali presi singolarmente non bastano a gestire la scala e i rischi specifici associati ai progetti transfrontalieri sull’idrogeno.
Partendo da questa analisi, ENTSOG ed ENNOH propongono due opzioni a livello UE per sostenere gli investimenti: un approccio tariffario basato sull’allocazione dei costi intertemporale (ICA), supportato da una Special Purpose Vehicle (SPV); una garanzia sostenuta dal bilancio dell’UE, tramite una prenotazione di capacità a lungo termine attraverso una SPV europea dedicata.
Fondi Pnrr per l’agrisolare, dal Masaf nuove regole di rendicontazione per salvare gli incentivi
Il sistema agricolo italiano accelera sulla via della transizione energetica per non perdere il treno dei finanziamenti europei. Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, d’intesa con la Commissione Europea, ha varato un aggiornamento del Regolamento Operativo della misura “Parco Agrisolare”. Il provvedimento definisce una road map obbligatoria per tutti i beneficiari dei primi tre bandi, fissando al 30 giugno 2026 il termine ultimo per dimostrare la chiusura dei cantieri. Questa mossa si è resa necessaria per blindare il raggiungimento del target Pnrr M2.C1-9, che impone il rilascio di certificati di installazione per una capacità complessiva di almeno 1.550.000 kW. L’esigenza di aggiornare le regole operative nasce direttamente dalle decisioni di esecuzione della Commissione Europea di fine 2025. L’Italia è chiamata a fornire “evidenze” oggettive sulla reale messa in opera degli impianti fotovoltaici sui tetti di stalle, magazzini e fabbricati rurali.
Per assicurare che il contributo nazionale al piano NextGenerationEu sia puntuale, il nuovo regolamento impone che la rendicontazione sia completa entro l’estate del 2026. Non si tratta solo di una scadenza formale, ma di un requisito essenziale per il mantenimento del diritto al contributo in conto capitale, fondamentale per la competitività energetica dei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale.
Per eNextGenerationEU bottiglia digitali, il decreto apre a due modalità di trasmissione dei dati. La via principale resta la procedura informatica sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (Gse). Tuttavia, per i beneficiari che dovessero riscontrare difficoltà tecniche nel caricamento a ridosso della scadenza, è prevista una “procedura alternativa” via Pec.Pec questo caso, entro il 30 giugno 2026, l’impresa deve inviare una dichiarazione sostitutiva che attesti il completamento dell’intervento a regola d’arte, corredata da un corposo dossier tecnico e fotografico. Chi sceglierà questa opzione avrà poi tempo fino al 31 ottobre 2026 per perfezionare la pratica sul portale ufficiale.
Il perimetro degli interventi finanziabili rimane strettamente definito: gli impianti devono avere una potenza compresa tra i 6 e i 1.000 kWp. La disciplina aggiornata conferma che il tetto massimo di spesa ammissibile per ogni singola proposta non può superare i 2,33 milioni di euro.
All’interno di questo plafond, le imprese possono destinare fino a 1,5 milioni di euro all’installazione dei pannelli, integrando il progetto con sistemi di accumulo (massimo 100.000 euro) e colonnine di ricarica per i veicoli elettrici (fino a 30.000 euro). Per gli agricoltori attivi nella produzione primaria, il contributo può coprire fino all’80% dei costi, a patto che l’impianto sia dimensionato sulle necessità di autoconsumo dell’azienda.
Oltre alla produzione di energia pulita, il piano incentiva il risanamento delle strutture produttive. Le aziende possono includere nel progetto la bonifica dei tetti dall’amianto o dall’eternit, nonché interventi di isolamento termico e aerazione, beneficiando di un contributo extra fino a 700 euro per ogni kWp di potenza solare installata.
Un requisito invalicabile è il rispetto del principio “Do No Significant Harm” (Dnsh): ogni fase della costruzione, dalla scelta dei materiali al trattamento dei rifiuti di cantiere, deve essere documentata per dimostrare l’assenza di danni significativi all’ambiente. In particolare, il regolamento specifica che almeno il 70% in peso dei rifiuti prodotti deve essere destinato al recupero o al riciclo.
Un capitolo specifico riguarda le grandi aziende agricole e agroindustriali. Per queste realtà, il riconoscimento dell’incentivo è subordinato al superamento di un test di ammissibilità basato su uno “scenario controfattuale”. Attraverso un simulatore fornito dal GSE, le imprese devono provare che l’investimento non sarebbe altrettanto redditizio o realizzabile senza il sostegno pubblico.
Il calcolo deve basarsi su dati finanziari certi, come il Wacc (costo medio ponderato del capitale), che il regolamento fissa a una soglia massima del 9%. Se il progetto risulta “sufficientemente redditizio” anche senza fondi Pnrr, la domanda viene respinta, garantendo così che le risorse pubbliche siano dirette solo dove l’effetto di incentivazione è realmente indispensabile.
Eni rafforza la propria strategia globale nel Gnl con accordi di fornitura a lungo termine in Indonesia
Eni ha firmato tre accordi a lungo termine per l’acquisto di gas naturale liquefatto in Indonesia con sellers di gnl dei progetti South Hub e North Hub, entrambi operati da Eni con un interesse partecipativo che supera complessivamente l’80%. Questi contratti rafforzano ulteriormente il portafoglio globale di gnl di Eni e consolidano il ruolo dell’Indonesia come fornitore strategico per i mercati regionali e internazionali.
Gli accordi a lungo termine riguardano volumi di gnl provenienti dai progetti di sviluppo del gas operati da Eni nel bacino dei Kutei e prevedono un volume cumulativo di circa 2 milioni di tonnellate all’anno (mtpa). Il gnl sarà fornito attraverso gli impianti esistenti di Bontang lng nel Kalimantan Orientale, anche tramite la riattivazione di un treno rimasto inattivo per diversi anni, massimizzando così l’utilizzo delle infrastrutture energetiche esistenti in Indonesia.
Questi volumi addizionali di gnl contribuiranno a diversificare e rafforzare ulteriormente il portafoglio globale integrato di Eni, sostenendo l’obiettivo della società di raggiungere oltre 20 mtpa di gnl contrattualizzato entro il 2030.
Gli accordi confermano la strategia di crescita integrata di Eni, che combina lo sviluppo del gas nell’upstream, l’utilizzo efficiente delle infrastrutture di gnl e l’accesso ai mercati globali, contribuendo al contempo a sostenere la crescente domanda energetica della regione e la transizione energetica attraverso forniture affidabili a minore intensità carbonica.
Sud, Cgil: al via nuova mobilitazione per il Mezzogiorno
“L’assemblea nazionale delle delegate e dei delegati, delle pensionate e dei pensionati della Cgil avvia una nuova fase di mobilitazione generale e territoriale”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, nella relazione introduttiva all’iniziativa “Una e indivisibile: l’Italia riparte dal Mezzogiorno”. “Lanciamo una stagione di iniziative politiche, contrattuali e vertenziali a tutti i livelli – nazionale, territoriale, confederale e di categoria – per affrontare – spiega Ferrari – l’emergenza Mezzogiorno e costruire risposte concrete ai bisogni delle comunità locali e del mondo del lavoro”. La Cgil denuncia, nel documento, gli effetti delle politiche di austerità, della precarizzazione del lavoro, dei tagli a sanità e istruzione e dell’assenza di una vera politica industriale per il Sud, che hanno prodotto criticità economiche e sociali. Come si legge nel documento, nel Mezzogiorno vivono circa 1,2 milioni di lavoratori poveri, circa la metà del totale nazionale. Il salario medio annuo nel Sud si attesta a 18.148 euro, a fronte dei 24.486 euro della media italiana, con un divario del -25,9%, e una riduzione del valore dei salari reali del 10,2%, rispetto al 2021. Anche tra i lavoratori “standard”, cioè con contratto a tempo indeterminato e full-time, il Mezzogiorno registra retribuzioni medie inferiori di oltre 6.400 euro rispetto al dato nazionale. La struttura del mercato del lavoro evidenzia inoltre una forte precarietà: nel Sud il 34,5% dei lavoratori ha un contratto a termine, il 43,6% è impiegato part-time e il 56,5% svolge un’occupazione discontinua. A questo quadro si aggiunge il fenomeno migratorio: tra il 2022 e il 2024 oltre 175 mila giovani hanno lasciato il Mezzogiorno e circa la metà di loro è in possesso di una laurea.
Al centro della mobilitazione vi sono le priorità contenute nella piattaforma discussa nel corso dell’iniziativa, che propone una nuova stagione di sviluppo e coesione sociale per il Mezzogiorno. Tra queste, il contrasto allo spopolamento, considerato “un’emergenza nazionale”, e una strategia per garantire la creazione di lavoro stabile e di qualità, che preveda, tra l’altro, una giusta transizione, un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni e progetti di job guarantee. È al contempo decisivo affrontare il tema del diritto alla mobilità nei territori insulari, in cui il trasporto rappresenta una vera e proprio precondizione di cittadinanza. Inoltre, tra le misure proposte vi è il rilancio del sistema industriale e produttivo attraverso un intervento pubblico diretto per contrastare la desertificazione industriale e costruire filiere produttive radicate nei territori, a partire dalle rinnovabili. Centrale è anche un piano di investimenti pubblici in infrastrutture materiali e sociali, in alternativa a interventi considerati “faraonici” e che “non rispondono ai bisogni reali del territorio”, come il Ponte sullo Stretto.
Occorre poi garantire, attraverso investimenti, l’accesso universale alle prestazioni sociali e sanitarie e all’istruzione scolastica, universitaria e alla ricerca. Viene ribadita anche la necessità di contrastare il progetto di autonomia differenziata, che il Governo sta riproponendo nonostante la sentenza della Corte costituzionale ne abbia smontato l’intero impianto. Infine, il documento sottolinea il ruolo centrale della legalità: più controlli e trasparenza negli appalti, riutilizzo sociale dei beni confiscati, rafforzamento della giustizia e stabilizzazione del personale, al fine di garantire la presenza dello Stato e la tutela dei lavoratori. Temi quindi che la Cgil porterà nelle numerose iniziative politiche, contrattuali e vertenziali che si terranno, a partire dalle prossime settimane, su tutti i territori, e che rilancia anche con le due proposte di legge su sanità pubblica e appalti, promosse insieme a un ampio numero di organizzazioni e associazioni della società civile. “La nostra convinzione, profonda e radicata, è che il Mezzogiorno sia economicamente decisivo per tutto il Paese, perché se non torna a crescere il Sud, se non si rilancia lo sviluppo, il lavoro e la coesione sociale del Sud, sarà semplicemente impossibile per l’Italia ripartire e invertire l’attuale china di declino”, conclude Ferrari.
Svimez lancia “Tra le righe del Sud”, il nuovo format di video interviste sui libri che raccontani il Mezzogiorno
Prende il via “Tra le righe del Sud”, il nuovo format video ideato dalla Svimez per approfondire, con il dialogo con autrici e autori, le trasformazioni economiche, sociali e culturali del Mezzogiorno raccontate nei loro libri. L’obiettivo è creare uno spazio virtuale di confronto e riflessione sui temi che attraversano il Sud Italia: industria, lavoro, territori, migrazioni, innovazione, disuguaglianze e sviluppo. A condurre le conversazioni sarà il vicepresidente della Svimez, Gian Paolo Manzella, in un ciclo di interviste che metterà al centro opere capaci di offrire strumenti di lettura del Mezzogiorno contemporaneo e non solo. L’ospite della prima puntata è Maddalena Chimisso, autrice del volume “La Fiat di Termoli. Per una storia della grande industria nel Molise (1969-1991)”, dedicato alla storia dello stabilimento Fiat in Molise e alle profonde trasformazioni economiche, sociali e territoriali prodotte dal suo insediamento. Nel corso dell’intervista, il libro diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul ruolo della grande industria nel Mezzogiorno, sulle dinamiche del lavoro, sulla governance aziendale e sugli effetti che gli investimenti industriali hanno avuto sui territori e sulle comunità locali. Con “Tra le righe del Sud”, la Svimez intende rafforzare il dialogo tra ricerca, cultura e opinione pubblica, valorizzando il contributo della produzione editoriale alla comprensione delle trasformazioni del Mezzogiorno.
La transizione climatica passa dai banchi di scuola, Il 23 maggio il Patto Europeo per il Clima incontra istituzioni, esperti, docenti e studenti
Dalle aule ai quartieri, fino alle politiche pubbliche locali, la scuola può diventare uno degli snodi più concreti della transizione climatica. È questo il tema al centro della conferenza “Dalla Classe alla Città: le Scuole nella Transizione Climatica”, in programma sabato 23 maggio 2026, dalle 9 alle 13, presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, in presenza e in streaming. L’incontro, promosso dalla comunità italiana del Patto Europeo per il Clima, mette a confronto istituzioni, mondo della ricerca, amministratori locali, docenti e studenti su una domanda sempre più urgente: come possono le scuole contribuire alla trasformazione ecologica delle città? Saranno tante le voci che animeranno la mattinata di lavori. Si parte con l’intervento di Leonardo Di Filippo, Team Leader del Patto Europeo per il Clima presso la Direzione Generale per il Clima della Commissione Europea che illustrerà il ruolo del Patto nella costruzione della resilienza climatica in Europa. “Il Patto Europeo per il Clima è il cuore della resilienza europea: in Italia, con 108 Ambasciatori e 8 partner, e in Europa con una rete di 1.200 Ambasciatori e oltre 100 organizzazioni, il Patto dimostra che la transizione non è solo una questione di politiche o normative, ma richiede un coinvolgimento dal basso di cittadini, scuole, organizzazioni e istituzioni locali che collaborano per un futuro sostenibile – spiega il Team leader Leonardo Di Filippo -. La nostra sfida oggi è tradurre l’ambizione europea in azioni concrete sul territorio – perché la crisi climatica può solo essere superata insieme ai cittadini, con soluzioni su misura per regioni, città e quartieri”. A seguire, il climatologo Luca Mercalli, ambasciatore del Patto, proporrà una riflessione sul rapporto tra educazione e transizione climatica.
“La crisi climatica e ambientale sembra scomparsa dai radar della politica e dell’economia – spiega il climatologo Mercalli –: grave errore trascurarla, perché perderemmo la finestra di prevenzione degli scenari peggiori, che inesorabilmente va chiudendosi. Un’Europa innovatrice e autorevole, sostenibile ed energeticamente autosufficiente, indicherebbe invece la strada al resto del mondo.” Maria Chiara Pettenati, Dirigente di Ricerca INDIRE, introdurrà il tema del ruolo delle scuole nell’era dei “rischi globali”. “L’85% dei docenti europei ritiene cruciale l’educazione alla preparedness, ovvero alla preparazione a eventi sistemici e rischi di varia natura (ambientale, informatica, geopolitica) eppure quasi la metà delle scuole si dichiara impreparata. Partendo dai dati del Rapporto Eurydice 2025 su questo tema, che ci rappresentano una situazione europea molto eterogenea e direi ancora lontana da un approccio sistemico – spiega l’ambasciatrice Maria Chiara Pettenati -. Penso che sia importante allargare lo sguardo per affrontare un futuro pieno di shock. Oltre l’emergenza, vorrei riflettere sul modello 4P+T (Prevenire, Preparare, Proteggere, Promuovere, Trasformare) per fare dell’educazione un motore di reale resilienza trasformativa e di sviluppo sostenibile. Non un approccio all’emergenza, ma un movimento attivo per la trasformazione”. Il programma entrerà poi nel vivo con tre focus tematici: le scuole come spazi di protezione climatica aperti alla città, il loro ruolo nelle politiche locali di rigenerazione urbana e il potenziale delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali in ambito scolastico. Tra i casi al centro del confronto, l’esperienza del Liceo Majorana di Desio, dove la rigenerazione di un parcheggio cittadino diventa occasione per sperimentare soluzioni basate sulla natura e nuove forme di collaborazione tra scuola e territorio. L’appuntamento milanese si inserisce nel percorso del Patto Europeo per il Clima per avvicinare le strategie europee alle comunità locali, valorizzando il contributo di scuole, studenti e cittadini nella costruzione di città più resilienti, inclusive e sostenibili.
Confindustria, ok alla riforma dello statuto
L’Assemblea privata dei Delegati di Confindustria, riunita oggi nell’Auditorium della Tecnica di Viale dell’Astronomia, ha approvato all’unanimità la riforma dello Statuto, introducendo novità significative in materia di governance, composizione della squadra di Presidenza e procedura di rinnovo del Presidente.
La revisione nasce da un’esigenza emersa nel corso delle consultazioni per il rinnovo della presidenza confederale del 2024 alla quale il presidente Orsini e la sua squadra hanno dato seguito costituendo la Commissione di Riforma.
Tra i principali interventi figura l’ampliamento della squadra dei Vice Presidenti che passa dagli attuali dieci fino a un massimo di sedici, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di rappresentanza, la responsabilità sulle deleghe tematiche e la partecipazione all’interno della governance confederale.
Assumono così la carica di Vice Presidenti: Leopoldo Destro per Trasporti, Logistica e Industria del Turismo; Riccardo Di Stefano per Education e Open Innovation; Giorgio Marsiaj per Aerospazio; Aurelio Regina per Energia; Antonio Gozzi per l’Autonomia Strategica Europea, Piano Mattei e Politiche per la Competitività nei rapporti con le Istituzioni europee; Francesco Somma per la Cultura d’Impresa e la Certezza del Diritto.
Particolarmente rilevanti sono poi le novità in materia di procedura di rinnovo della Presidenza, rimodellata per assicurare maggiore efficacia, trasparenza e chiarezza in tutti i passaggi organizzativi: viene introdotta una finestra temporale di otto settimane dedicata allo svolgimento dell’attività elettorale, durante la quale sarà possibile illustrare le linee programmatiche agli organi delle Associazioni confederate e realizzare iniziative di comunicazione esterna.
A seguire, anche il Consiglio Generale è stato parzialmente riassettato e ampliato: è riconosciuta la partecipazione con diritto di voto a tutti i Presidenti delle Confindustrie regionali, delle Associazioni territoriali con perimetro regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano.
Nella logica di salvaguardare gli equilibri pregressi e consolidati, viene attribuito un seggio ulteriore alle Confindustrie regionali più consistenti e viene incrementato da 100 a 120 il numero massimo di rappresentanti espressi dagli Associati effettivi del Sistema.
Completano il pacchetto di interventi: il rafforzamento della vision e della mission di Confindustria, la razionalizzazione della disciplina relativa ai requisiti per l’accesso alle cariche nazionali, il potenziamento della tutela del marchio Confindustria e il consolidamento del principio di giurisdizione esclusiva degli organi di controllo confederali sulle controversie interne al Sistema.