LA GIORNATA
Istat: deficit-Pil ’25 al 3,1%. L’Ue: non basta per uscire dall’infrazione
- Snam, ad agosto +15% di domanda di gas
- Itabus raddoppia l’offerta in Germania
- Ia nell’edilizia: 3 ore risparmiate a settimana, ma 1 impresa su 4 resta indietro sui software
IN SINTESI
L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari nel 2025 a -3,1% (era -3,4% nel 2024). L’Istat conferma così il dato diffuso ad aprile, riaprendo il dibattito a distanza tra Italia e Ue. “Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha commentato il ministro dell’economia Giancarlo Giogetti. Da Bruxelles, invece, la Commissione ha tenuto a ricordare che “affinché possa proporre l’abrogazione della procedura per deficit eccessivo per l’Italia nel pacchetto d’autunno del Semestre europeo a novembre, la notifica Pde dell’ottobre 2026 dovrebbe indicare per il 2025 un deficit inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil”.
Allo stesso tempo, un portavoce della Commissione Ue ha spiegato che “l’Italia ha chiesto l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia. La richiesta è arrivata l’11 settembre e ora siamo nel processo di valutazione. Non c’è una scadenza regolamentare, ma stiamo naturalmente cercando di lavorare il più rapidamente possibile. Una volta fornita la nostra valutazione, il Consiglio avrà un mese per dare formalmente il via libera all’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia”, ha precisato la Commissione interpellata in particolare sulla possibilità che il tutto arrivi già all’esame del Consiglio Ue Ecofin del 9 ottobre”.
Tornando all’Istat, nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6%, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso. Sulla base dei nuovi dati, nel 2024 il Pil in volume è aumentato dell’1,1%, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali. Ancora. Nel 2025 la pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.
Csc: Italia, il 2026 sorprende al rialzo ma la crescita rallenta a fine anno
Il persistere della quasi completa chiusura di Hormuz tiene alto il prezzo del petrolio e quello del gas, ai livelli più alti da fine 2022 (ma molto più bassi della media 2022). L’inflazione è in aumento e le banche centrali stanno alzando i tassi per arginarla. Questo rallenterà consumi e investimenti, anche in Italia. Finisce nel 3° trimestre la
spinta del PNRR.
La crescita del PIL in Italia nel 2026 è stata rivista al rialzo dai previsori (a +0,8%) rispetto ad aprile (+0,5%), grazie ai primi 2 trimestri positivi. Vari i motivi: l’inatteso calo della domanda mondiale di petrolio (specie in Cina e Giappone) che ha allungato i tempi della scarsità; il minor trasferimento dei rincari ai beni non energetici; il traino del PNRR alle battute conclusive.
Petrolio più caro. A causa del proseguire del conflitto nel Golfo, la situazione nel mercato petrolifero rimane tesa: la quota dei transiti di navi attraverso lo Stretto di Hormuz a settembre è bassa (13% del normale) e gran parte del greggio dell’area non può essere esportato (17,4 su 20,0 mbg). Perciò, il prezzo del Brent è alto (a settembre 101 dollari al barile, con un picco di 109) e volatile, dato che i mercati reagiscono a ogni notizia che riguarda gli impianti nel Golfo.
Rincara anche il gas. Il prezzo del gas in Europa a settembre è salito al massimo da fine 2022: 77 euro/mwh (33 a febbraio). Rimane più moderato rispetto ai valori anomali del 2022, ma a causa della guerra nel Golfo è di nuovo molto più alto dei livelli “normali” (14 euro nel 2019).
Inflazione in aumento. Ad agosto l’inflazione italiana ha toccato il massimo dell’anno (+3,3% annuo, da +1,0% a inizio 2026). È spinta al rialzo dai prezzi degli energetici al consumo (soprattutto i carburanti), che viaggiano al +17,1% (da -6,2%). L’indice al netto di energia e alimentari resta stabile finora (+1,8%), ma vari beni potrebbero incorporare nei prossimi mesi i maggiori costi (di trasporto).
Rialzo dei tassi. A settembre la BCE ha alzato i tassi di un quarto di punto (al 2,50%), dopo la prima mossa a giugno, temendo che l’inflazione nell’Eurozona resti a lungo sopra il +2,0%. I mercati si attendono ulteriori rialzi BCE, tra fine anno e il prossimo (in totale +1,25 punti). Anche la FED ha iniziato a rialzare i tassi questo mese (a 3,75-4,00%), dopo una stabilità che durava da gennaio.
Servizi: cresce il turismo estero. A luglio le presenze turistiche in Italia sono aumentate (+3,5% tendenziale), ma solo grazie agli stranieri (+7,3%) e alla loro maggior permanenza (+0,3 giorni in aggregato), mentre calano i flussi di connazionali nel Paese (-1,3%). Il dato di agosto potrebbe risentire di più del massimo storico delle temperature registrato in Italia.
L’industria tiene. A luglio la produzione industriale è aumentata (+0,7%), trainata dai beni di consumo (+2,1%). La variazione acquisita per il 2026 evidenzia eterogeneità tra settori: auto in recupero (+8,8%), crescono gli altri mezzi di trasporto e i computer-elettronica; in calo mobili, tessile-abbigliamento-pelli, chimica. Il PMI di agosto, però, scende sotto la soglia neutrale (49,6). Investimenti: indicatori ancora positivi. Nel 2° trimestre 2026 gli investimenti sono cresciuti ancora (+0,3%), sostenuti dal PNRR che ha contribuito all’aumento di quelli in fabbricati non residenziali (+7,4%). Le indicazioni restano positive per il 3° trimestre (ad agosto è migliorata la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni), ma la fine del Piano peserà nel 4°. Consumi: segnali contrastanti. Le vendite al dettaglio hanno registrato una flessione in volume a luglio (-0,5%), che riguarda sia gli alimentari che gli altri beni e apre male il 3° trimestre. Ad agosto, sono calate ancora le immatricolazioni di auto, ma è migliorata la fiducia dei consumatori; è rimasta stabile la fiducia delle imprese del commercio, ma sono peggiorati i giudizi sulle vendite.
Occupazione ferma. Negli ultimi mesi la crescita dell’occupazione si è arrestata: da aprile il numero degli occupati è rimasto pressoché invariato (+7mila fino a luglio), mentre è aumentato il numero delle persone in cerca di lavoro (+72mila). Se nei prossimi mesi l’occupazione resterà ancora stabile, questa dinamica potrebbe tradursi in un aumento significativo del tasso di disoccupazione.
L’export resta in espansione. A luglio le vendite sono cresciute di +1,4% sulla media del 2° trimestre (a prezzi correnti). È il risultato di un aumento di quelle extra-UE (+4,6%), che ha più che controbilanciato il calo di quelle intra-UE (-1,6%). Tra le destinazioni, spicca la forte espansione verso Svizzera (+39,6% su luglio 2025), Cina (+27,6%) e Africa Settentrionale (+32,2%).
Eurozona: industria in calo. A luglio la produzione industriale cresce in Spagna (+0,6%), mentre cala molto in Germania (-1,5%), meno in Francia. Ad agosto, il PMI sale in Germania ai massimi (54,3), torna in area espansiva in Francia (51,1), scende appena sotto la soglia in Spagna. Nei servizi si arresta il rimbalzo, seguito alla flessione post-guerra: solo la Spagna resta espansiva (57,8). USA in rallentamento. La produzione industriale USA ha aperto il 3° trimestre in rallentamento (+0,4% acquisito nel trimestre), dopo un buon 2° (+1,1%). Gli indici PMI e ISM confermano comunque un profilo espansivo da inizio anno. Ad agosto sono stati creati 162 mila posti di lavoro, di nuovo sopra la soglia (150 mila), ma nei mesi estivi ha perso vigore la dinamica dei salari orari. Cina sostenuta dall’export. Ad agosto la produzione industriale accelera al +5,2% annuo (da +4,5%) e il PMI sale a 51,5 (da 50,9), grazie al rafforzamento dei nuovi ordini. A trainare resta l’export (+25,0% annuo), sostenuto da alta tecnologia e semiconduttori. Debole invece la domanda interna: le vendite al dettaglio crescono di +0,4%, gli investimenti scendono di -7,2% nei primi otto mesi riflettendo la debolezza di immobiliare e infrastrutture e il riequilibrio nei settori con eccesso di offerta.
Itabus raddoppia l’offerta verso la Germania
Dopo l’avvio dei servizi annunciati in estate, che da Torino e Milano collegano Monaco di Baviera (passando per Lugano e Coira), Itabus raddoppia l’offerta per la Germania.
Ai 2 viaggi giornalieri lungo questa direttrice, la società di trasporto su gomma a lunga percorrenza, lancia anche la linea che dal Sud e Centro Italia raggiunge la Germania. Sono così collegate Napoli, Caserta, Roma, Firenze, Bologna, Mantova, Verona, Trento, Bolzano, Bressanone, Vipiteno e Innsbruck, per arrivare poi a Monaco. Entrano così nel network Itabus nuove nazioni, come l’Austria con Innsbruck, e nuova località che fino ad oggi non erano servite, come appunto Trento, Bolzano, Bressanone e Vipiteno.
2 nuovi servizi quotidiani introdotti dalla forte domanda già espressa nelle prime settimane di attività verso la Germania. Da Napoli e Roma bus notturni (partenza 19:40 da Napoli e 22:50 da Roma) che arrivano a prima mattina a Trento e Bolzano (ideali perciò anche per coloro che scelgono queste mete) per poi terminare la corsa a Monaco alle 12:25. Per chi, invece, parte da Monaco è disponibile un Itabus alle 17:40 che già in serata è a Trento e Bolzano, terminando poi il viaggio a Napoli. Un’occasione per connettere tutta Italia alla città bavarese, dopo il primo successo dei servizi che passano da Milano e Torino.
“A poche settimane dall’avvio dei primi servizi, stiamo riscontrando grande favore dai viaggiatori. Il successo dei viaggi tra Milano, Torino e Monaco conferma l’interesse per un’offerta che rende sempre più accessibili le principali destinazioni europee. Con la nuova direttrice internazionale, Itabus amplia ulteriormente la propria offerta collegando Monaco e Innsbruck a tutte le principali città del network italiano, da nord a sud” commenta Francesco Fiore, Amministratore Delegato Itabus.
L’impatto dell’Ia nell’edilizia: 3 ore risparmiate a settimana, ma 1 impresa su 4 frena sui software
I lavoratori del settore edilizio e delle costruzioni guadagnano in media 3 ore a settimana grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. È quanto emerge dal nuovo sondaggio condotto da Adobe Acrobat nell’ambito dell’indagine “L’ascesa dell’IA per i documenti”. La grande maggioranza del campione (l’89%) impiega l’IA per l’ottimizzazione e la gestione delle pratiche burocratiche: il 34% degli intervistati la utilizza per tradurre documenti e capitolati tecnici, un altro 34% per riassumere e sintetizzare file PDF e report, il 21% per gestire la corrispondenza via email e il 18% per la compilazione automatica di moduli e pratiche di cantiere.
Nonostante il tempo guadagnato, gli operatori del settore riportano diverse criticità nell’adozione delle nuove tecnologie: Il 25% indica la mancanza di integrazione con i software aziendali esistenti come ostacolo principale. Il 18% esprime preoccupazione per la sicurezza dei dati e la privacy, stessa percentuale di chi teme eventuali errori nei contenuti generati e di chi lamenta un’assenza di formazione e linee guida aziendali chiare. Il 16% evidenzia una preferenza per il lavoro umano.
Energia, Eurostat: +56% import Ue petrolio nel secondo trimestre, Usa primi fornitori
Nel secondo trimestre del 2026 il valore delle importazioni di petrolio dell’Unione europea è aumentato del 55,8%, mentre i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto alla media mensile del 2025, attestandosi a 36,7 milioni di tonnellate, in aumento dell’1,2%. Secondo i dati Eurostat, nel secondo trimestre gli Stati Uniti sono stati il principale fornitore di petrolio dell’Ue, con una quota del 18,8% delle importazioni, seguiti dalla Norvegia con il 14,3% e dal Kazakistan con il 13,4%.
Snam, ad agosto +15% di domanda di gas
Si è tenuta ieri nella Snam Energy House, alla presenza del Vicepresidente della Regione Lombardia, Marco Alparone, e del Direttore Generale del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Alessandro Noce, la presentazione di Polaris, il nuovo osservatorio di Snam che mette a disposizione i dati e i trend più significativi relativi al sistema energetico italiano e, in particolare, al sistema gas. L’iniziativa si colloca nel più ampio percorso intrapreso da Snam nell’ambito dell’educazione energetica, volto a diffondere una maggiore conoscenza del settore e delle relative complessità, in modo fattuale e oggettivo.
Polaris viene pubblicato sul sito di Snam su base mensile con dati, analisi e trend aggiornati sul sistema energetico nazionale. L’osservatorio analizza la composizione del mix energetico, l’evoluzione della domanda di gas, la generazione elettrica a gas e da altre fonti, il riempimento degli stoccaggi, le importazioni via tubo e via nave e le altre dinamiche del sistema che evidenziano la crescente necessità di una integrazione sempre più strategica fra fonti e infrastrutture energetiche diverse. Inoltre, quattro volte l’anno – a gennaio, aprile, luglio e ottobre — un approfondimento trimestrale più articolato analizza nel dettaglio una dinamica particolarmente rilevante di medio periodo, utile a mettere correttamente a fuoco la situazione e gli equilibri su cui si regge il sistema energetico del Paese.
“Anche in ambito energetico – ha commentato in apertura l’Amministratore Delegato di Snam Agostino Scornajenchi – disponiamo di dati in abbondanza: la vera sfida è fare ordine e trasformarli in conoscenza allargata, mettendo in relazione fenomeni che spesso vengono letti separatamente, e restituendo così all’opinione pubblica una visione oggettiva e di sistema. Polaris risponde proprio a questa esigenza, e alla nostra volontà di stimolare una discussione informata e non ideologica sul gas e sull’energia, materie quanto mai delicate e articolate, legate strettamente alla sicurezza nazionale. Lo abbiamo chiamato Polaris perché vuole offrire la possibilità di orientarsi nella complessità che, anche alla luce dell’attuale contesto internazionale, caratterizza sempre di più il nostro settore”.
Il numero pubblicato ieri, in particolare, fotografa la situazione del sistema gas al 31 agosto 2026, evidenziando come il mese scorso la domanda di metano abbia fatto registrare un incremento del 15% sullo stesso periodo dell’anno precedente, trainata dal crescente ricorso alla generazione elettrica a gas, essenziale per fronteggiare le alte temperature, i consumi dei sistemi di raffreddamento e un contributo idroelettrico inferiore alle attese. Si tratta dell’incremento percentuale più alto dell’anno, che segue quelli di maggio, giugno e luglio, dettati da ragioni analoghe.
Considerando i primi otto mesi dell’anno, invece, la crescita della domanda gas è stata del 2%. In quest’arco temporale, si sono consolidate anche le importazioni (+1%), in particolare quelle di gas naturale liquefatto (+5%), forti della diversificazione delle rotte. Sempre più decisivi, in vista dell’inverno, si confermano anche gli stoccaggi: l’Italia ad oggi ha già superato l’85% del loro livello di riempimento, staccando di oltre 15 punti percentuali la media europea e attestandosi come il Paese dell’Unione con il maggior volume di gas già immagazzinato.
Proxigas: “Sostenere la produzione nazionale di gas per rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica”
Oggi la produzione nazionale di gas rappresenta solo il 5% dell’approvvigionamento totale, mentre nel 1998 circa un terzo della domanda di gas italiana era soddisfatta con l’estrazione domestica. Marta Bucci, Direttore Generale di Proxigas, nel corso dell’audizione presso l’VIII Commissione del Senato della Repubblica nell’ambito dell’esame del disegno di legge 2029, di conversione del decreto-legge 157/2026 in materia di prezzi dei carburanti e attività energetiche strategiche, ha evidenziato che: “l’Europa è il continente che più dipende dalle importazioni di gas, circa il 90%. Di fatto abbiamo rinunciato a sviluppare produzione domestica pensando di poter facilmente fare a meno del gas. Invece i consumi in questi anni sono tornati a crescere, nonostante le tensioni di prezzo rilevate sui mercati, dimostrando quanto sia difficile sostituire il gas, sia negli usi finali, nel residenziale e nell’industria, sia nella generazione elettrica”.
Sia in Europa che in Italia i consumi di gas, in questi ultimi anni, sono cresciuti soprattutto per l’incremento della generazione termoelettrica che ha dovuto bilanciare la variabilità e l’intermittenza delle FER elettriche e far fronte alla crescita dei fabbisogni per raffrescamento. In prospettiva, con lo sviluppo dei data center tale andamento potrebbe incrementare ulteriormente.
Per gli usi finali è consapevolezza diffusa che molti settori dell’industria hard to abate siano difficili da elettrificare, ma anche guardando agli usi residenziali nel nostro Paese le prospettive di elettrificazione sono molto contenute per vincoli tecnici, architettonici, sociali ed economici. Infatti, su circa 16 milioni di abitazioni in classi energetiche F–G, l’installazione delle pompe di calore sarebbe tecnicamente fattibile in meno di 6 milioni, che si riducono a meno di 2 milioni se si considerano i limiti economici legati al reddito. Va anche considerato che le pompe di calore, che assorbono elettricità soprattutto nei mesi invernali e alla sera, possono essere alimentate solo in parte (tra il 28% e il 35%) da energia elettrica prodotta da FER richiedendo, per la restante quota, energia elettrica prodotta con il gas. Il gas, inoltre, svolge un ruolo rilevante anche nell’alimentazione degli impianti di teleriscaldamento, coprendo circa il 70% del fabbisogno energetico. Cifre che salgono se si considera la cogenerazione che in Italia è alimentata per l’81% da gas naturale.
A fronte di una domanda molto resiliente, la produzione nazionale di gas naturale ha subito una rilevante contrazione passando da circa 20 miliardi/mc anno nel 1994 a meno di 3 miliardi/mc anno nel 2024, con un lieve aumento nel 2025 (3,4 mld/mc, +16,6%). Nel 1998 un terzo della domanda di gas italiana era soddisfatto con la produzione nazionale. Oggi il GNL soddisfa il 30% del fabbisogno nazionale e quasi la metà arriva agli Stati Uniti.
In questo contesto, anche tenuto conto delle tensioni geopolitiche, diventa strategico valorizzare la produzione nazionale di gas al fine di promuovere la sicurezza e l’indipendenza degli approvvigionamenti, la sostenibilità economica delle forniture per imprese e famiglie. Inoltre, sviluppare la produzione nazionale aiuterebbe anche a ridurre l’impatto ambientale limitando l’importazione di GNL dall’estero. “Le grandi potenze economiche con cui ci confrontiamo producono tutte una parte consistente del gas che consumano: la Cina più del 60%, gli USA, invece, sono i maggiori esportatori. Dobbiamo anche noi rilanciare la nostra produzione interna. Avremmo ancora a lungo bisogno di gas”, ha concluso Marta Bucci.
Rinnovabili, Valentino (Antitrust): snellire le procedure
Il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Saverio Valentino lancia un appello al Parlamento per “snellire” le concessioni e rimuovere gli ostacoli agli investimenti in energie rinnovabili. In audizione alla commissione attività produttive della Camera individua questo tema come uno dei principali per permettere alle imprese italiane “di ridurre i costi enormi dell’energia”, garantire la competitività” e sostenere la crescita del Pil. Valentino chiede così misure “nel ddl concorrenza o in altro provvedimento” parlamentare che recepiscano “sul tema le nostre indicazioni”.
“Ci troviamo in una fase in cui, esauriti gli stimoli e la spinta legata al Pnrr, il sostegno pubblico alla ripresa è frenata dai vincoli di bilancio, rischiando così di condannarci a uno sviluppo troppo debole”, ha affermato. “La strada dell’apertura dei mercati e della robusta iniezione di concorrenza può essere, dunque, lo strumento con il quale inserire nel sistema economico quella ricerca di eccellenza, efficienza e riconoscimento del merito che sono condizioni necessarie per collocare stabilmente l’Italia tra i protagonisti dello scenario internazionale in termini di crescita e capacità competitiva”.
Ancora. “A fronte della ridotta crescita manifestata dal Pil nazionale nell’ultimo trentennio, le riforme pro-concorrenziali sono assolutamente da perseguire perché è dalla loro attuazione che dipende il possibile rilancio dell’economia italiana. L’alternativa è il protrarsi di una serie di inefficienza di sistema e di costi che, da un lato, riducono la redditività delle imprese, limitandone la capacità di fare investimenti, e quindi, di contribuire allo sviluppo del Paese; dall’altro, non consentono di salvaguardare la capacità di spesa dei consumatori e delle famiglie” ha aggiunto.
Intanto, sempre ieri, il Prof. Alberto Bagnai si è insediato nel Collegio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Bagnai, professore di politica economica all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara e già parlamentare, era stato nominato il 4 agosto 2026 dal Presidente del Senato della Repubblica, Ignazio La Russa, e dal Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Il Collegio dell’Autorità è pertanto composto dal Presidente, Saverio Valentino, e dai Componenti, Prof.ssa Elisabetta Iossa e Prof. Alberto Bagnai.
Porti di Augusta e Taranto, dimezzati i fondi Mase
Il ministero dell’ambiente ha comunicato alle Autorità portuali di Augusta e Taranto un taglio delle risorse da 78,3 a 38,3 milioni di euro. La comunicazione inviata è firmata dalla dg Marilena Barbaro.
Civitavecchia, ok la Via per l’eolico offshore
“Il parco eolico offshore al largo di Civitavecchia ha ottenuto il via libera alla Valutazione di impatto ambientale. Si tratta di ventotto turbine galleggianti, per una potenza complessiva di 504 megawatt, collocate a oltre venti chilometri dalla costa e collegate alla rete elettrica nazionale proprio a Civitavecchia. Secondo le stime dei promotori, l’impianto potrà produrre circa 1,7 miliardi di kilowattora l’anno, una quantità sufficiente a coprire il fabbisogno di oltre 500 mila famiglie. È un passaggio importante per il nostro territorio. Dopo la lunga stagione del carbone, questo progetto indica una direzione diversa: energia pulita, prodotta in mare aperto, pensata per convivere con l’ambiente marino e con le attività che il nostro mare ospita da sempre.
C’è poi una prospettiva che ci sta particolarmente a cuore: che attorno a questo impianto possa crescere, anche a terra, una filiera industriale nuova, con lavoro e competenze per la città e per il suo porto. Un ringraziamento sentito alla presidente Luisa Mosna e a tutta la Commissione tecnica Pnrr-Pniec del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, per un lavoro istruttorio condotto con rigore e serietà, e alla Regione Lazio, che ha espresso la propria pronuncia di compatibilità ambientale favorevole. L’iter prosegue. È un passo avanti concreto per un progetto serio, che guarda al futuro energetico e industriale di Civitavecchia”. Così, via social, il sindaco Marco Piendibene.
Immobiliare: digitalizzare i processi può generare oltre 340 mln/€ di valore aggiunto
La maturità digitale raggiunta dal settore immobiliare sta portando il PropTech oltre la semplice dimensione tecnologica, trasformandolo in una leva strategica capace di incidere direttamente sulla qualità della gestione, sulla competitività degli operatori e sulla creazione di valore degli asset. Oggi l’attenzione del mercato si concentra sempre meno sugli strumenti digitali in sé e sempre più sulla capacità di integrare piattaforme, dati e processi in ecosistemi gestionali che supportano le decisioni operative, economiche e finanziarie degli investitori. Sono questi alcuni trend che sono emersi al 34°Forum a Rapallo, nel corso della tavola rotonda “PROPTECH: INNOVAZIONE E LEVA DI RENDIMENTO. IL MOMENTO DELLE SCELTE PER IL MERCATO ITALIANO”, organizzata da Scenari Immobiliari in collaborazione con RINA Prime.
Secondo il focus presentato da Scenari Immobiliari e RINA Prime, il mercato immobiliare sta attraversando una fase nella quale la capacità di gestire e valorizzare il patrimonio attraverso dati, tecnologie digitali e strumenti di analisi avanzata sta diventando un fattore distintivo per gli operatori istituzionali. In questo contesto il PropTech non rappresenta più un insieme di soluzioni verticali, ma un sistema integrato che collega competenze, governance e informazioni, contribuendo a migliorare la qualità delle decisioni, la continuità dei processi e il controllo dei rischi.
La crescente attenzione agli obiettivi Esg e agli obblighi di rendicontazione, unita alla necessità di migliorare la redditività degli investimenti e ridurre il profilo di rischio dei portafogli, sta accelerando l’adozione di tecnologie come Intelligenza Artificiale, Big Data, Internet of Things, Digital Twin e piattaforme cloud per la gestione degli immobili. Il PropTech diventa così uno strumento fondamentale per monitorare le performance degli asset, ottimizzare i consumi energetici, pianificare gli investimenti e rendere più trasparente ed efficiente la gestione patrimoniale.
A supporto di queste evidenze, RINA Prime e Scenari Immobiliari hanno presentato una simulazione relativa a una Sgr italiana di medie dimensioni con un patrimonio immobiliare a reddito di 2,5 miliardi di euro, composto da 72 immobili e oltre 1,27 milioni di metri quadrati. L’analisi dimostra come una gestione immobiliare supportata da piattaforme PropTech avanzate possa generare un valore aggiuntivo di circa 342,5 milioni di euro nell’arco di cinque anni, corrispondente a quasi il 14 per cento del valore iniziale.
Nel dettaglio, rispetto a una gestione tradizionale, il modello PropTech consentirebbe di incrementare il reddito operativo netto di quasi il 10 per cento, ridurre di quasi il 20 per cento le spese cumulative per investimenti e manutenzioni, aumentare del 15 per cento il flusso di cassa netto e accrescere del 14,5 per cento il valore finale del patrimonio immobiliare, grazie alla combinazione tra maggiore redditività operativa e riduzione del rischio percepito.
Secondo la simulazione, questi risultati derivano principalmente dalla manutenzione predittiva, dall’ottimizzazione dei consumi energetici, da una maggiore capacità di monitorare in modo continuo gli aspetti normativi, documentali ed Esg degli immobili, dall’incremento della tenant retention e da una migliore gestione della vacancy. La tecnologia consente infatti di trasformare patrimoni frammentati in patrimoni più leggibili, misurabili e governabili, aumentando l’attrattività degli asset nei confronti degli investitori istituzionali.
Acqua, l’Ue lancia un’accademia per il settore. C’è Acea
L’Europa si trova ad affrontare una crisi idrica. I cambiamenti climatici e l’inquinamento, insieme a una gestione inadeguata, infrastrutture obsolete e alla mancanza di competenze specifiche, mettono a dura prova le risorse idriche europee. Ciò, a sua volta, ha gravi ripercussioni sugli ecosistemi, sull’agricoltura, sull’industria e sul settore energetico.
L’Europa deve sviluppare le competenze necessarie per una migliore gestione delle risorse idriche.
Per questo motivo, la Commissione europea lancia oggi l’ Accademia europea dell’acqua, con l’obiettivo di colmare le lacune in termini di capacità nel settore idrico europeo e di riunire ricerca e pratica a sostegno di un futuro resiliente alle problematiche idriche. Si tratta di un’iniziativa di punta per lo sviluppo delle competenze nel settore idrico, nell’ambito della Strategia europea per la resilienza idrica.
L’Accademia collega le organizzazioni che generano conoscenza con quelle che la applicano. È concepita come una rete di reti, riconoscendo che competenze, esperienza e innovazione possono essere rafforzate solo attraverso la collaborazione tra settori e confini. Riunisce know-how, competenze e strumenti per migliorare la resilienza idrica europea coinvolgendo tutti i principali stakeholder. Questa collaborazione comprende autorità pubbliche, università, professionisti del settore idrico, organizzazioni di ricerca e tecnologia, aziende idriche, industria e associazioni professionali per fornire soluzioni realmente olistiche.
Otto organizzazioni partner si sono impegnate fin dall’inizio a fornire attività di formazione di alta qualità in diverse lingue. Queste attività contribuiranno a sviluppare conoscenze e competenze in settori quali il trattamento delle acque reflue, l’individuazione delle perdite, l’installazione di tubature, la produzione di acqua potabile e altro ancora. Queste organizzazioni pioniere sono i primi sostenitori dell’Accademia, che si sono impegnati a supportarne lo sviluppo con la missione condivisa di promuovere lo scambio di conoscenze tra le parti interessate lungo l’intera catena del valore dell’acqua, dalla ricerca e innovazione alla pianificazione, gestione, regolamentazione e implementazione.
Il lancio odierno segna l’inizio di una rete europea che migliorerà il futuro della gestione delle risorse idriche. Nelle prossime settimane, i primi promotori dell’Accademia annunceranno le prossime attività di formazione e sviluppo delle competenze, insieme alla relativa tempistica. Poco prima del lancio dell’Accademia, la Piattaforma delle parti interessate sulla resilienza idrica terrà la sua prima riunione. La Piattaforma riunisce esperti di alto livello provenienti da tutta l’UE per contribuire a guidare l’attuazione della strategia di resilienza idrica da parte della Commissione. Analogamente, la rinnovata Piattaforma delle parti interessate per l’inquinamento zero verrà rilanciata domani, per continuare a supportare la Commissione europea nel raggiungimento degli obiettivi del Piano d’azione per l’inquinamento zero . Entrambe le iniziative rientrano in una serie di consultazioni con le parti interessate che si terranno a settembre per promuovere le agende sulla resilienza idrica e sull’inquinamento zero.
«È una giornata storica per il settore idrico e Acea è orgogliosa di essere tra i Champions della European Water Academy, un’iniziativa di riferimento della European Water Resilience Strategy, nata per rafforzare competenze e cooperazione nel settore idrico, mettendo in connessione imprese, università, ricerca e istituzioni all’interno di un vero ecosistema. La resilienza dell’acqua non è soltanto una sfida infrastrutturale o tecnologica: è soprattutto una sfida di competenze e di persone. Il settore idrico europeo sta affrontando un progressivo invecchiamento della forza lavoro e una crescente necessità di nuove professionalità, in particolare negli ambiti tecnici e digitali – ha dichiarato Enrico Pezzoli, Amministratore Delegato di Acea Acqua a margine del lancio della European Water Academy a Bruxelles – Dobbiamo rendere il settore più attrattivo per i giovani e investire nella formazione per essere sempre più competitivi e innovativi. Come Acea investiamo da anni nello sviluppo professionale e nella collaborazione con università, business school e istituzioni di ricerca, considerando la formazione una leva strategica della trasformazione. Il nostro contributo comprende percorsi executive, programmi specialistici dedicati alla gestione e alla qualità dell’acqua, alla sostenibilità e alle reti, oltre a iniziative rivolte alle scuole, agli studenti e alla ricerca. Vogliamo condividere il nostro patrimonio di conoscenze anche in ambito europeo per contribuire alla nascita di una vera comunità europea dell’acqua e costruire sistemi idrici più resilienti, sostenibili e innovativi. Acea è pronta a fare la propria parte».
Enav, confronto sulla modernizzazione della gestione del traffico aereo europeo
ENAV ha ospitato, nel proprio Centro di Controllo d’Area di Roma, lo Steering Board dell’A6 Alliance che riunisce i principali Air Navigation Service Provider. I membri dell’Alleanza gestiscono oltre l’80% del traffico aereo continentale e rappresentano più del 70% degli investimenti destinati allo sviluppo della futura infrastruttura europea dell’Air Traffic Management.
Ospitare lo Steering Board dell’A6 conferma il ruolo di ENAV nel processo di evoluzione della gestione del traffico aereo europeo e valorizza un modello operativo capace di coniugare sicurezza, efficienza e puntualità con volumi di traffico in crescita.
L’incontro ha consentito ai presenti di confrontarsi sulle priorità per la trasformazione dello spazio aereo europeo: cooperazione, condivisione delle competenze, innovazione tecnologica e adeguati finanziamenti dell’Unione europea. L’obiettivo comune è accelerare la modernizzazione del settore e sviluppare soluzioni operative capaci di rendere la rete europea sempre più sicura, resiliente ed efficiente. Particolare attenzione è stata dedicata alle performance operative. Secondo i dati di EUROCONTROL, in Europa, nell’estate 2026, i ritardi causati dai service provider sono diminuiti del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante una crescita del traffico del 2,4%.
In questo scenario, ENAV si conferma tra i service provider più efficienti. Nell’estate 2026, a fronte di un aumento di circa il 7% del traffico nei cieli italiani rispetto al 2025, la Società ha mantenuto livelli di puntualità d’eccellenza con minuti di ritardo medi per volo assistito pari allo zero.
Igor De Biasio, Amministratore Delegato e Direttore Generale di ENAV, ha dichiarato: “Sono orgoglioso che sia stata scelta l’Italia per ospitare questo importante incontro istituzionale, a dimostrazione di quanto il gruppo Enav sia considerato uno tra i migliori service provider a livello globale. Il confronto con gli altri CEO dell’A6 Alliance conferma che la modernizzazione del traffico aereo europeo richiede cooperazione, competenze condivise e una visione strategica comune. Continueremo a contribuire allo sviluppo di una rete europea sempre più moderna, efficiente e resiliente, trasformando l’innovazione in soluzioni concrete a beneficio di passeggeri e compagnie aeree”.
Regole Ue su appalti, Confapi Aniem: rischio destabilizzazione
Il Presidente di Confapi Aniem (Unione nazionale delle imprese edili manifatturiere e settori affini), Giorgio Delpiano, ha anticipato alcune prime valutazioni sul nuovo regolamento per gli appalti sopra soglia (5,4 milioni per i lavori) presentato in Commissione Europea lo scorso 9 settembre.
“Dobbiamo naturalmente ancora valutare con attenzione tutti i contenuti del Public Procurement Act – spiega – ma siamo anzitutto preoccupati per il suo impatto rigido, privo del necessario adattamento alle realtà nazionali. Pur consapevoli dell’opportunità di armonizzazione e semplificazione delle norme europee attraverso l’adozione del regolamento, il rischio che ci appare evidente è quello di non tener conto della configurazione dei sistemi produttivi nazionali: l’impresa edile italiana è profondamente diversa da quella degli altri Paesi europei. Abbiamo sempre recepito le direttive europee adeguandole alla realtà delle Pmi, connotazione tradizionalmente predominante nella nostra industria delle costruzioni. Ora il nuovo regolamento verrebbe calato dall’alto e, peraltro, con un impianto normativo profondamente diverso dal Codice dei Contratti”.
“Andando sui contenuti e, in particolare, sui sistemi di gara – continua Delpiano – ci preoccupa l’utilizzo generalizzato ed esasperato della negoziazione applicato anche nella procedura aperta. Apprezziamo il principio della proporzionalità dei requisiti e la scelta del miglior rapporto qualità prezzo come criterio di aggiudicazione, ma vorremmo fosse chiaro che i parametri valutativi e i criteri selettivi devono fondarsi su elementi oggettivi senza lasciar spazio a eccessivi ambiti discrezionali. Così come riteniamo assolutamente fondamentale, soprattutto in uno scenario geopolitico così fragile e mutevole, rendere obbligatoria la revisione prezzi per fronteggiare i possibili aumenti dei materiali e garantire l’equilibrio economico dei contratti. Infine, non condividiamo la previsione di indicazione dei subappaltatori già in sede di offerta, tenuto conto del tempo ampio che spesso intercorre tra esperimento della gara e effettivo inizio dei lavori. In sostanza – conclude il Presidente di Confapi Aniem – vorremmo evitare effetti destabilizzanti e avere garanzie che la disciplina sia assimilabile dal nostro sistema economico”.
Federacciai, sospendere l’ets per il termoelettrico
L’Ufficio di Presidenza e il Consiglio Generale di Federacciai, riuniti oggi a Milano, hanno esaminato la gravissima situazione legata ai prezzi dell’energia elettrica e del gas, che sta colpendo duramente le industrie energivore italiane e, in particolare, il settore siderurgico.
Nei prossimi mesi si profilano rischi di un ulteriore aggravamento della situazione, con possibili ripercussioni sulla continuità produttiva e il rischio di fermate degli impianti a causa dell’insostenibilità economica dei costi energetici.
In questo contesto, segnato da un’emergenza energetica aggravata dalla situazione geopolitica internazionale, appare sempre più difficile comprendere l’applicazione del sistema ETS alle emissioni delle centrali termoelettriche alimentate a gas.
Il decreto Bollette, che mirava ad affrontare anche questa criticità, è ormai bloccato da mesi a livello europeo.
Federacciai ritiene quindi necessario che l’Italia si impegni in tutte le sedi per ottenere la sospensione temporanea dell’ETS per il comparto termoelettrico durante il periodo emergenziale e lavori, insieme agli altri Paesi europei, al superamento di un sistema che, in assenza di un vero mercato unico europeo dell’energia, rischia di alimentare ulteriori asimmetrie tra le diverse economie dell’Unione.
È inoltre fondamentale che il Governo italiano confermi tutti gli strumenti, tra cui interrompibilità, interconnector ed energy release, che remunerano i servizi resi al sistema elettrico nazionale e che, negli ultimi anni, hanno contribuito a mitigare l’impatto del caro energia sulle industrie energivore.Nonostante questi strumenti, tuttavia, le imprese energivore italiane continuano a sostenere costi per l’energia elettrica significativamente più elevati rispetto ai concorrenti europei.