LA POLITICA DI COESIONE AL BIVIO

Irpet: con il bilancio Ue 2028-34 in gioco non solo quante risorse, ma il ruolo strategico delle Regioni

L’analisi dell’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana: la vera posta in gioco della negoziazione in corso sul prossimo ciclo finanziario è “il ruolo della Regione come attore strategico e come livello esecutivo”. In Italia in particolare, dove l’assetto istituzionale è peculiare, con un sistema formalmente molto decentrato e ampi poteri alle Regioni in materia di sviluppo e cosesione, senza che a questo corrisponda una capacità di investimento autonomo adeguata. In presenza delle trasformazioni in atto (“crisi narrativa” della politica di coesione, svolta industriale dell’Unione secondo il modello Draghi e tensione fra centralizzazione e governance multilivello, il futuro della coesione come leva di sviluppo e non di mera redistribuzione dipenderà dalla sua capacità di dimostrare – come dice Rodriguez-Pose – che la competititivà europea è territorialmente radicata.

30 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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La politica di coesione europea è al bivio, stretta fra la riprogrammazione di mid-term del ciclo 2021-2027 che assegna nuove priorità di spesa, le riforme annunciate dal vicepresidente della commissione Fitto (che vorrebbe portare in Europa il “modello italiano”) e le direttrici già tracciate dalla proposta di bilancio 2028-2034 presetntata dalla commissione Ue. Ed è proprio lo schema di bilancio a provocare forti reazioni fra gli enti territoriali, Regioni in prima battura. La conferma arriva da una nota dedicata ai due temi – politica di coesione e bilancio 2028-2034 – dell’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana (IRPET), una realtà che può vantare una storia importante e un prestigio riconosciuto.

La politica di coesione – ricorda la nota curata da Marco Mariani e dal direttore Nicola Sciclone – rappresenta il principale strumento di investimento strutturale dell’Unione europea e un terzo del suo bilancio, che per il ciclo 2021-2027 equivale a 392 miliardi. In Italia, le risorse complessive per le politiche di coesione ammontano a 135 miliardi, pari allo 0,9% del Pil, di cui 43 miliardi di provenienza europea e 92 miliardi di cofinanziamento nazionale. Per la Toscana, i due principali fondi strutturali – il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo plus (FSE+) – ammontano complessivamente a 2,3 miliardi di euro per l’intero ciclo, il 5,6% del totale nazionale, pari allo 0,3% del PIL regionale su base annua.

La nota dell’IRPET sviluppa una serie di considerazioni generali di ordine europeo e nazionale che ci consentono – dopo l’anticipazione di Diario DIAC sull’analisi svolta dall’IFEL sulla proposta di bilancio 2028-2034 (che si può leggere qui) e il dibattito che ne è seguito (che si può scaricare qui) – di tornare sul dibattito di livello nazionale. L’analisi dell’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana sostiene che la posta in gioco della negoziazione in corso sul prossimo ciclo finanziario “non sia meramente quantitativa, ma istituzionale: ciò che è in discussione non è solo l’ammontare delle risorse, quanto il controllo strategico sul loro utilizzo – e con esso il ruolo della Regione come attore strategico e come livello esecutivo”.

In Italia in particolare, dove l’assetto istituzionale è peculiare, con un sistema formalmente molto decentrato e ampi poteri alle Regioni in materia di sviluppo e cosesione, senza che a questo corrisponda una capacità di investimento autonomo adeguata. LA politica di coesione diventa quindi una fondamentale leva di finanziamento delle politiche attribuite. Ma, in presenza delle trasformazioni in atto (“crisi narrativa” della politica di coesione, svolta industriale dell’Unione secondo il modello Draghi e tensione fra centralizzazione e governance multilivello), il futuro della coesione come leva di sviluppo e non di mera redistribuzione “dipenderà dalla sua capacità di dimostrare – come dice Andrés Rodríguez-Pose – che la competititivà europea è territorialmente radicata”.

La nota dell’IRPET prende le mosse proprio dalle analisi svolte dall’autorevole accademico spagnolo, professore di Geografia economica alla London School of Economics, che ha duramente criticato la virata verso il nazionalismo imposta dalla proposta di budget europeo alla politica di coesione. Marco Mariani e Nicola Sciclone ricordano accuratamente la tesi di Rodríguez-Pose sulla “crisi narrativa” della politica di coesione. “Nata come investimento strutturale per accompagnare il mercato unico e garantire convergenza territoriale – scrivono Mariani e Sciclone riassumendo alcuni recenti articoli di Rodríguez-Pose – essa è stata progressivamente rappresentata come strumento di solidarietà e infine come compensazione per i “perdenti”  dell’integrazione. Questo slittamento non è meramente semantico: quando una politica viene percepita come trasferimento redistributivo anziché come investimento produttivo, diventa più vulnerabile nel momento in cui nuove priorità – difesa, industria, sicurezza – competono per le risorse del bilancio europeo. Non si tratta di una crisi di efficacia empirica della politica, ma di una crisi di legittimazione derivante dalla rappresentazione della politica di coesione come trasferimento compensativo anziché come investimento strategico”.

Come si può e si deve giocare, quindi, la partita in corso sul budget Ue e sulla nuova politica di coesione? “La Politica di coesione post-2028 – conclude la nota IRPET – si colloca all’incrocio fra tre trasformazioni: la crisi narrativa descritta da Rodríguez-Pose (2026), la svolta industriale dell’Unione e la tensione tra centralizzazione e governance multilivello. Per l’Italia e per la Toscana, la questione decisiva non riguarda soltanto il volume delle risorse, ma il modello istituzionale che emergerà.
Se la Coesione saprà essere reinterpretata non come contrappeso redistributivo alla politica industriale, ma come investimento territoriale per la competitività europea, integrando paradigma place-based e strategia industriale, potrà rafforzare simultaneamente convergenza e resilienza sistemica. Se, al contrario, verrà progressivamente assorbita in logiche centralizzate o reinterpretata come meccanismo compensativo, potrebbe indebolire il ruolo dei territori in un’Unione che ambisce a ridefinire il proprio modello di sviluppo nel contesto della competizione globale”. Senza un’infrastruttura place-based capace di tradurre le priorità industriali in traiettorie locali di sviluppo, “la svolta strategica rischia di accentuare le polarizzazioni spaziali anziché ridurle, compromettendo la sostenibilità politica stessa dell’integrazione”.

Riferimento inevitabile anche alla situazione specifica della Toscana. “In questa prospettiva – scrive ancora IRPET – la posizione ‘semi-periferica avanzata’ della Toscana, descritta nella sezione 6 come condizione di ‘regione ponte’ tra logica place-based e politica industriale, smette di essere una vulnerabilità e diventa una leva strategica, a condizione che la Regione sappia usarla attivamente nel negoziato. Per la regione, la questione non riguarda soltanto il livello delle risorse disponibili, ma il posizionamento istituzionale e strategico nel nuovo equilibrio tra centralizzazione e territorialità”. È in
questa prospettiva che possono essere individuate per la Regione Toscana tre priorità strategiche per il ciclo post-2028: difendere e rilanciare la governance multilivello come vantaggio competitivo; usare i fondi di coesione come leva di connessione alle filiere strategiche europee; spostare la narrativa da “accesso ai fondi” a “co-investimento europeo”.

Scaricare qui la nota integrale dell’IRPET 

Qui si può scaricare l’articolo di Andrés Rodríguez-Pose “Cohesion needs reform, not nationalisaion” su The Progressive Post

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