LA CITTÀ DEI GIOVANI/1
Simone (Urbis): “Noi ci ribelliamo. Ci ribelliamo al degrado”. La rigenerazione del parchetto di via Gela a Roma con l’impegno (organizzato) delle nuove generazioni
Il consiglio ai più giovani che sentono la necessità di avere spazi è occuparsene direttamente, “non vi è alternativa” questo è il motivo che ha spinto Urbis, e dovrebbe invogliare gli altri a seguirli. “Se non ci si interessa degli spazi rimarranno abbandonati e non lo voglio io e penso che nessuno lo voglia” dice Simone.
Il Parchetto di Via Gela è oggi uno spazio vivo, ricco di arte, uno spazio che appartiene ai giovani. È questo il merito di un gruppo di giovani under 22 che hanno deciso, a fronte dello stallo burocratico di questo PUP del Comune di Roma, di prendere in mano le redini di questa che era divenuta una zona grigia, abbandonata, priva di una funzione.
Diac ha intervistato Simone, uno dei membri fondatori di Urbis Next Gen, associazione giovanile costituitasi proprio con la volontà di riqualificare il Parchetto situato a metà tra Via Gela e Via Adria. I ragazzi frequentavano il liceo adiacente, ci passavano vicino quotidianamente interrogandosi e aspettando che i progetti previsti venissero realizzati: all’inizio era pianificata una piscina, poi uno spazio polivalente a disposizione del quartiere. Tutto ciò non si è mai realizzato, e i ragazzi hanno iniziato ad attivarsi nel 2023 con l’idea di prenderselo e di gestirlo, perché compresero che nessuno, se non loro, se ne sarebbe occupato. L’idea iniziale era quella di pulirlo e ricavarci delle aule studio, ma non si rendevano conto della complessità burocratica. Avviano poi un dialogo con le istituzioni e comprendono quanto in realtà fosse articolata la storia dello spazio, finito in un lungo iter burocratico e ormai in un’impasse perpetua. Si mettono in comunicazione con l’amministratore del condominio adiacente, che in teoria lo avrebbe dovuto gestire. A seguito di numerosi incontri, al gruppo viene proposto un contratto per la gestione, che però dopo mesi e mesi non è mai stato stipulato. A quel punto comprendono che per avere maggiore legittimità sarebbe dovuta nascere l’associazione, quindi si riuniscono a fine 2024 e danno vita a Urbis Next Gen, a oggi una delle più significative esperienze di rigenerazione urbana compiuta da e per i giovani. Nel 2024 partecipano a un primo bando per la gestione che per poco non riescono a vincere, ma da lì a poco un fortunato incontro con la Fondazione Charlemagne che inizia a finanziarli e a fornire loro figure professionali che li aiutano nell’organizzazione dei primi eventi.
La riattivazione dello spazio ha suscitato diverse reazioni, la maggior parte positive, e anche i residenti adulti del quartiere, che non frequentano lo spazio, hanno dimostrato euforia. Simone ci racconta come molti si sono recati lì anche solo per esprimere pareri positivi, alcuni, ci racconta, hanno trovato lo spazio “il più pop che abbiano mai visto”. Chiaramente con le feste, le serate di freestyle, si crea rumore, elemento che potrebbe dare fastidio al resto del quartiere, per cui l’associazione è sempre in contatto con il Municipio e la Questura per trovare un compromesso tra le esigenze dei più giovani e quelle del resto del quartiere. Simone stesso ha lasciato il suo numero di telefono a varie persone per eventuali problematiche e lamentele, anche se nessuno ha mai chiamato. Tra le reazioni più memorabili, due sono impresse nella sua mente: l’istruttore di break dance del gruppo che ogni tanto si esibisce nel Parchetto e il fotografo mandato dalla Fondazione Charlemagne con il compito di fare alcune foto per una mostra. Il primo solitamente scettico verso questo tipo di iniziative si reca al parchetto “volevo venirlo a vedere ‘sto posto, e vi dico che questo è il posto più figo che abbia mai visto”, così le sue parole, vivide tra i ricordi di Simone. Il secondo, affermato fotografo, scatta fotografie da mezzogiorno a mezzanotte per 12 ore consecutive e nonostante lavorasse in zone di guerra, intervistasse premi nobel, parla con i giovani dell’associazione e gli confida che “è la cosa più figa che abbia mai visto, e ne ho viste tante, ma questa è la più bella”.
Elemento distintivo, forse il più memorabile del Parchetto, sono i graffiti che ovunque ricoprono muri che prima erano solo parti grige di una distesa di cemento spoglia e desolata. Oggi il colore sembra essere lì da sempre, parte integrante di un progetto di rigenerazione urbana. Per Urbis i graffiti sono la versione moderna della necessità naturale dell’uomo di lasciare un segno, una sua impronta, come i primitivi lasciavano pitture rupestri sulle pareti rocciose delle grotte, così un giovane ragazzo negli anni 2000 munito di bomboletta spray lascia il suo segno. Chiaramente, come riconosce anche Simone, vi sono anche persone che fanno solo degli sfregi, ma le critiche sono state poche, del resto i graffiti realizzati al Parchetto sono fatti da writer con esperienza, e da figure famose nel panorama internazionale. Vi è inoltre un muro adibito alla sperimentazione, lasciato a chi ha poca esperienza e vuole esercitarsi. Questo ha duplice funzione: far esercitare, e fare in modo che i graffiti meno elaborati siano fatti in uno spazio dove è accettato.
L’associazione non è nata solo per questo spazio, ma con l’obiettivo di avere una visione d’insieme sul quartier. Attualmente segue varie situazioni complesse nella zona ognuna con una storia lunga e articolata, come il Cinema Maestoso chiuso da molto tempo e l’ex-STA, deposito degli autobus non più in funzione. Secondo un sondaggio compiuto dai ragazzi nel quartiere questi sono i due luoghi che i cittadini vorrebbero rivedere riaperti e riqualificati. È quindi vivo l’interesse per altre strutture che potrebbero essere restituite al quartiere, e il gruppo si sta attivando per fornire un nuovo destino, che come per il Parchetto, ha conferito un valore aggiunto al vicinato.
Urbis Next Gen è quindi un esempio di giovani che si dedica alla rigenerazione urbana e ritiene che, in particolare oggi, in cui l’attenzione alle esigenze giovanili nella riqualificazione degli spazi è maggiormente sentita, i “grandi” debbano coinvolgere attivamente i giovani e dare loro fiducia. Se spesso i luoghi fatti ad hoc per i ragazzi non vengono frequentati è perché, secondo Simone, questi vengono calati dall’alto senza un reale coinvolgimento del tessuto sociale per cui sono realizzati. È fondamentale quindi che sia la stessa comunità dal basso a creare e gestire, solo così si ottiene la vera partecipazione. La necessità è “creare degli spazi che siano per i giovani, ma per davvero”, luoghi in cui ci si possa sentire liberi anche solo di giocare alla Play Station insieme anziché isolati nelle proprie stanze. Il consiglio che Urbis da ai più giovani che sentono la necessità di avere spazi è occuparsene direttamente, “non vi è alternativa” questo è il motivo che ha spinto Urbis, e dovrebbe invogliare gli altri a seguirli, se non ci si interessa degli spazi rimarranno abbandonati e “non lo voglio io e penso che nessuno lo voglia” ci dice Simone.
La rigenerazione urbana è per Urbis una vera e propria “ribellione delle persone al degrado” che si attivano in prima persona per curare gli spazi, sistemarli e soprattutto viverli. Significa interrogarsi, non aspettare che sia qualcun altro a farlo, ma impegnarsi in prima persona, mettersi in gioco, proprio come loro che ormai dal 2023 dedicano tutto il loro tempo libero, le loro conoscenze e competenze per far rivivere il Parchetto che è diventato simbolo di rigenerazione urbana e di riappropriazione dello spazio operata da giovani per la comunità giovanile.