LA GIORNATA

Il Governo rilancia sul prestito Safe da 14,9 mld. Tensioni nella maggioranza

  • Consip: in 6 mesi acquisti per 17,4 miliardi (+12%) e 52 gare (+24%)
  • Tunnel del Brennero, scavo austriaco si congiunge a quello italiano
  • Eni investe nel progetto Cronos, dal 2028 gas dall’offshore a Cipro

29 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

I fondi europei per la difesa diventano un nuovo terreno di scontro nella maggioranza. A far salire ieri la tensione è stato l’annuncio del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani: l’Italia ha deciso di manifestare il proprio interesse per l’utilizzo del prestito Safe (Security Action for Europe) dell’Unione europea, chiedendo una dotazione fino a 14,9 miliardi di euro destinata a sostenere investimenti nel settore della difesa, ha riferito il titolare della Farnesina durante l’audizione sul vertice Nato di Ankara davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. La richiesta, ha precisato Tajani, rappresenta al momento una prenotazione delle risorse: la decisione definitiva sull’effettivo utilizzo dei fondi sarà assunta dal governo entro la fine dell’anno, sulla base delle valutazioni economiche e delle priorità di investimento. Il programma Safe è uno strumento europeo da 150 miliardi di euro che mette a disposizione degli Stati membri prestiti a condizioni agevolate per finanziare programmi nel settore della sicurezza e della difesa, favorendo investimenti comuni, il rafforzamento delle capacità industriali europee e lo sviluppo delle filiere strategiche. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che per l’Italia il ricorso al Safe rappresenta innanzitutto una valutazione di carattere finanziario. Il prestito europeo, ha osservato, può essere considerato “un’alternativa ai Bot”, e l’eventuale utilizzo dei 14,9 miliardi sarà deciso sulla base della convenienza economica rispetto ad altre forme di finanziamento. La scelta politica, ha aggiunto Crosetto, riguarderà invece l’eventuale ricorso a uno scostamento di bilancio.

Ma su questo terreno sono emerse subito tensioni all’interno della maggioranza. La Lega ha infatti frenato sull’interpretazione dell’annuncio di Tajani, rivendicando il ruolo del Parlamento nella scelta finale sull’utilizzo delle risorse europee. “Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento”, hanno fatto sapere fonti del partito, ribadendo che la prenotazione dei fondi non equivale a una decisione definitiva. Secondo il senatore leghista Claudio Borghi,  la richiesta italiana rappresenta soltanto una manifestazione di interesse e non un impegno già assunto: la valutazione, ha spiegato, dovrà essere fatta sulla base dei dati relativi a opportunità e convenienza finanziaria. La presa di posizione della Lega evidenzia il delicato equilibrio nella maggioranza sul tema dell’aumento della spesa per la difesa e, più in generale, sul rapporto tra nuovi impegni finanziari e vincoli di bilancio.

Da Bruxelles, intanto, arriva invece un richiamo alla necessità di procedere rapidamente. Un portavoce della Commissione europea ha spiegato che l’obiettivo è mantenere l’assegnazione dei 14,9 miliardi all’Italia e arrivare in tempi brevi alla firma dell’accordo di prestito, passaggio necessario per avviare l’erogazione delle risorse e consentire l’avvio dei programmi finanziati. La Commissione ha inoltre avvertito che eventuali modifiche alle richieste presentate dagli Stati membri potrebbero rendere necessaria una redistribuzione dei fondi disponibili, in un contesto di forte domanda per lo strumento europeo.

Ex Ilva, stop all’area a caldo e nuova gara per la vendita: il Governo prepara un piano straordinario per Taranto

Il futuro dell’ex Ilva riparte da un nuovo scenario industriale: la chiusura dell’area a caldo di Taranto imposta dalla Corte d’Appello di Milano cambia i presupposti della cessione del gruppo e rende necessario un nuovo bando per individuare un investitore privato. Dopo le due procedure avviate nel luglio 2024 e nell’agosto 2025, il Governo prende atto che il precedente schema di vendita, costruito sull’intero ciclo siderurgico con la presenza degli altiforni, non è più attuale. La decisione dei giudici milanesi, che hanno disposto lo stop entro 90 giorni delle attività dell’area a caldo ritenute incompatibili con la tutela della salute e dell’ambiente per le emissioni di polveri sottili e la presenza di amianto, rappresenta infatti un punto di svolta per il polo siderurgico pugliese. Secondo Acciaierie d’Italia, non sarebbe tecnicamente possibile completare entro tre mesi la rimozione dell’amianto ancora presente nello stabilimento, come richiesto dal provvedimento giudiziario.

Il tema, emerso nel vertice convocato a Palazzo Chigi e durato oltre tre ore, non è però quello di una dismissione industriale di Taranto. La linea condivisa dal Governo, dai commissari e dalle organizzazioni sindacali è quella di evitare una progressiva smobilitazione del sito, con conseguenze occupazionali pesanti non solo per lo stabilimento pugliese ma anche per gli altri impianti del gruppo, da Genova a Novi Ligure fino a Racconigi. La soluzione individuata prende il nome di “piano straordinario”, anche se al momento si tratta ancora di un contenitore da riempire di contenuti. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono un nuovo bando per la cessione dell’ex Ilva, nuovi investimenti sull’area di Taranto, strumenti di tutela per i lavoratori attraverso gli ammortizzatori sociali e un percorso di riconversione industriale in grado di assorbire l’impatto occupazionale della chiusura dell’area a caldo. A questo scopo il Governo istituirà già martedì prossimo un tavolo tecnico al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione dei ministeri competenti, dei sindacati, della Regione Puglia e del Comune di Taranto, per definire proposte operative da sottoporre successivamente a Palazzo Chigi. Nel frattempo, il cronoprogramma dei 90 giorni fissato dalla Corte d’Appello sarà utilizzato per individuare alternative industriali e occupazionali. I sindacati hanno chiesto di sfruttare tutto il tempo disponibile per costruire soluzioni concrete, evitando interventi che possano compromettere la continuità produttiva e il futuro dei lavoratori. Il cambio di scenario mette in discussione anche le ipotesi di acquisizione finora considerate più avanzate. Nel vertice non si è parlato né dell’offerta del gruppo indiano Jindal, che sembrava in posizione privilegiata nella corsa all’acquisto, né della proposta del fondo americano Flacks attraverso la nuova società Flacksider. La ragione è legata proprio alla nuova configurazione industriale: la gara precedente prevedeva infatti la vendita di un complesso integrato con area a caldo e area a freddo, mentre ora il futuro dello stabilimento dovrà essere ripensato senza gli altiforni.

Non è stata inoltre assunta alcuna decisione sull’eventuale impugnazione del decreto della Corte d’Appello. Una possibilità che resta sul tavolo e che dovrà essere valutata sotto il profilo tecnico e giuridico, ma sulla quale al momento non sono state prese iniziative.mNel corso dell’incontro il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha sottolineato la necessità di trasformare il piano straordinario da dichiarazione di principio a progetto concreto. Servirà, ha spiegato, una valutazione tecnica delle conseguenze del provvedimento giudiziario, la verifica della possibilità di coinvolgere nuovi investitori – anche italiani – e l’analisi delle risorse disponibili per sostenere gli investimenti e garantire un futuro occupazionale ai lavoratori coinvolti.

Mantovano ha inoltre ribadito che il Governo intende garantire la continuità aziendale, ricordando lo stanziamento di ulteriori 100 milioni di euro approvato dal Consiglio dei ministri per assicurare la prosecuzione dell’attività del gruppo.Il confronto resta però delicato anche sul piano istituzionale. Il Governo ha evitato qualsiasi polemica con la magistratura, ma Mantovano ha criticato i toni di chi ha presentato la decisione della Corte d’Appello come una vittoria definitiva: «Questa non è una partita a scacchi – sarebbe stato il senso del suo intervento – perché in gioco ci sono lavoratori e aziende». I sindacati, pur con posizioni diverse, hanno convergono sulla necessità di un intervento straordinario. La Fim-Cisl ha chiesto di costruire alternative alla chiusura dell’area a caldo, la Fiom-Cgil ha indicato un mese di tempo per ottenere garanzie su siderurgia, occupazione e salari, mentre la Uilm ha sollecitato un provvedimento unico che tuteli lavoratori e territorio. L’Usb ha invece rilanciato la prospettiva della nazionalizzazione, come strumento per governare direttamente le scelte industriali, gli interventi ambientali e gli investimenti.

Tajani e Foti inaugurano l’avvio della Presidenza italiana della Strategia Adriatico-Ionica dell’Ue

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione, Tommaso Foti, hanno aperto presso la sede di Unioncamere l’evento di lancio della Presidenza italiana della Strategia UE per la Regione Adriatico-Ionica (EUSAIR). L’appuntamento segna l’avvio ufficiale dell’anno di Presidenza italiana della Strategia (1° giugno 2026 – 30 maggio 2027), con un mandato incentrato sul rilancio della cooperazione regionale, il rafforzamento della connettività infrastrutturale e delle reti energetiche, lo sviluppo della blue economy e il sostegno all’integrazione europea dei Balcani Occidentali. L’EUSAIR assume oggi un ruolo sempre più centrale alla luce dei cambiamenti del quadro geopolitico e del processo di allargamento dell’Unione europea. È questo il messaggio emerso dall’intervento del ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, che ha indicato, nel percorso di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali, una delle priorità strategiche, evidenziando come gli Stati che negli ultimi anni hanno maggiormente investito nel processo di integrazione europea debbano poter vedere riconosciuto il loro impegno.

Tra i temi affrontati anche il “Diritto a restare”, l’emergenza climatica, la tutela dello Stato di diritto e la sfida demografica. In conclusione, il ministro Foti ha indicato nella rivoluzione digitale, nella transizione energetica e nel potenziamento delle infrastrutture di trasporto i principali fattori strategici per il futuro dell’area adriatico-ionica, ribadendone il ruolo centrale nelle prospettive di sviluppo e cooperazione dell’Unione europea. Tajani ha ribadito la priorità della riunificazione dei Balcani occidentali alla famiglia europea, ricordando l’importante ruolo di EUSAIR in questo contesto, in sinergia con il lavoro dell’Italia in forum quali l’Iniziativa Adriatico-Ionica (IAI) e l’Iniziativa Centro-Europea (InCE). Il titolare della Farnesina ha confermato poi il sostegno a progetti quali IMEC, il Corridoio VIII, il Corridoio X, e la linea ferroviaria Trieste-Lubiana-Zagabria-Belgrado, iniziative fondamentali per la diversificazione delle rotte commerciali e per l’integrazione dei mercati energetici, con il rilancio della cooperazione portuale nell’Alto Adriatico – Trieste, Capodistria e Fiume – che resta al centro dell’agenda della presidenza italiana. La Strategia UE per la Regione Adriatico-Ionica (EUSAIR), lanciata dall’Unione europea nel 2014, è una delle quattro strategie macroregionali dell’UE insieme a quelle per Alpi, Danubio e Mar Baltico. Le strategie favoriscono una gestione concertata di finanziamenti e risorse messi in campo dall’UE e dagli Stati membri per incentivare uno sviluppo sostenibile delle aree interessate.

I lavori  hanno incluso l’intervento del Vicepresidente Esecutivo della Commissione europea e Commissario europeo per la politica regionale e di coesione, lo sviluppo regionale, le città e le riforme, Raffaele Fitto, e del Segretario Generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, oltre ai contributi delle principali Regioni che supportano la Strategia EUSAIR (Friuli Venezia Giulia, Marche) e dei Paesi membri della Strategia (oltre all’Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia del Nord, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Albania, Grecia e San Marino).

Consip: in 6 mesi acquisti per 17,4 miliardi (+12%) e 52 gare (+24%)

Consip chiude il primo semestre 2026 con risultati in crescita. Gli acquisti effettuati attraverso gli strumenti della centrale di acquisto nazionale hanno raggiunto 17,4 miliardi di euro (+12% sul 2025), mentre l’attività di gara ha registrato 52 procedure pubblicate (+24% sul 2025) per un valore di 18,2 miliardi di euro. Al 30 giugno 2026 la spesa intermediata sugli strumenti Consip ha raggiunto 17,4 mld/€, con un incremento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2025, così suddiviso: mercati digitali – con un valore degli acquisti di 11,2 mld/€ (+14% vs stesso periodo 2025); contratti – con un valore degli acquisti di 6,2 mld/€ (+8% vs stesso periodo 2025). Quasi due terzi del valore complessivo (65%) transitano attraverso i mercati digitali MePA, SdaPA e
Gare in ASP, a conferma della crescente diffusione di modelli di acquisto digitali nella Pubblica Amministrazione. Il restante 35% è stato realizzato attraverso i contratti ‘pronti all’uso’ messi a disposizione da Consip. Gli strumenti più utilizzati si confermano Convenzioni e Accordi quadro, con 5,8 miliardi di euro, e il MePA, con 5,6 miliardi di euro. In questa prospettiva, si conferma l’obiettivo di incrementare progressivamente la quota di spesa intermediata, portandola entro il 2030 da un sesto a un terzo dei circa 185 miliardi di euro di spesa pubblica di riferimento.

Al 30 giugno 2026 sono state pubblicate 52 nuove gare, in crescita del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025, per un valore bandito di 18,2 mld/€. Gli indicatori di qualità delle pubblicazioni fanno segnare 18 iniziative innovative, pari a un terzo delle gare pubblicate, con contratti a risultato, nuove merceologie, criteri di premialità, 160 lotti pubblicati, per un valore medio per lotto di 68 mln/€,  919 offerte pervenute. Nello stesso periodo sono state aggiudicate 41 gare – per complessivi 111 lotti, in aumento del 28% rispetto a giugno 2025 – per un valore complessivo di 3,8 mld/€. “I risultati del primo semestre – commenta l’amministratore delegato e direttore generale di Consip, Marco Reggiani – confermano il percorso disegnato con il Piano Industriale 2026-2029 che prevede entro fine anno una spesa intermediata di 34 miliardi di euro e la pubblicazione di 132 gare. Continuiamo a investire nelle Persone e nelle nuove Tecnologie e a sviluppare il dialogo con le pubbliche amministrazioni, le associazioni e gli operatori di mercato”.

Nel secondo semestre dell’anno la società è impegnata nella definizione di soluzioni di acquisto innovative e flessibili per rispondere alle recenti dinamiche dei mercati ICT, caratterizzati da crescente volatilità dei prezzi e criticità nelle catene di approvvigionamento. Per affrontare questo scenario, Consip sta completando la messa a punto di nuovi modelli di gara in grado di avvicinare il confronto competitivo al momento dell’acquisto e di adattarsi rapidamente all’evoluzione delle condizioni di mercato e alla disponibilità dei prodotti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di innovazione e cambiamento avviato da Consip nel settembre 2024 e nasce dal dialogo con amministrazioni e operatori economici, con l’obiettivo di coniugare efficacia degli approvvigionamenti pubblici, sostenibilità della domanda e migliori condizioni di mercato.

Tunnel del Brennero, scavo austriaco si congiunge a quello italiano

Completato lo storico abbattimento di diaframma della galleria di base del Brennero che collega Austria e Italia. Con questo abbattimento, si legge in una nota, lo scavo austriaco del lotto di costruzione H53 Pfons-Brennero si è congiunto alle gallerie principali già completate del lotto italiano H61 Mules 2-3.
A circa 1.400 metri di profondità sotto il Passo del Brennero si sono creati così due nuovi collegamenti transfrontalieri tra Austria e Italia. Il confine di Stato nel cuore del Brennero è stato nuovamente superato: dopo l’abbattimento di diaframma nel cunicolo esplorativo dello scorso 18 settembre, Austria e Italia sono ora unite anche attraverso le due gallerie ferroviarie principali. Per raggiungere questo traguardo sono stati impiegati due diversi metodi di scavo. Sul lato italiano, le frese meccaniche (Tbm) Virginia e Flavia hanno scavato meccanicamente le due gallerie principali fino al confine di Stato. Sul lato austriaco, invece, l’avanzamento è avvenuto in modo tradizionale, tramite scavo con esplosivo. L’odierno diaframma abbattuto non unisce quindi soltanto due Paesi e due cantieri, ma anche due metodi collaudati per lo scavo di gallerie. “Un risultato di grande valore ingegneristico e strategico, che rappresenta una tappa fondamentale verso il completamento dell’opera e il rafforzamento del corridoio ferroviario europeo Scandinavo-Mediterraneo”, sottolinea il Mit in una nota. Per il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini,  “l’abbattimento del diaframma rappresenta una tappa fondamentale verso il completamento di un’infrastruttura strategica, destinata a rendere più efficienti i collegamenti ferroviari e rafforzare la competitività del sistema economico nazionale.L’abbattimento del diaframma segna il ricongiungimento tra il lotto italiano Mules 2–3 e quello austriaco Pfons-Brennero, unendo due cantieri che per anni hanno avanzato dai due lati del confine con tecniche di scavo differenti. Un risultato che testimonia l’eccellenza dell’ingegneria europea, la stretta collaborazione tra Italia e Austria e il lavoro di migliaia di tecnici, ingegneri e maestranze impegnati nella realizzazione dell’opera, cui va il ringraziamento del Ministro”.

Eni investe nel progetto Cronos, dal 2028 gas dall’offshore a Cipro

Eni ha raggiunto la Decisione Finale di Investimento (FID) per lo sviluppo del progetto Cronos, situato in acque profonde offshore di Cipro, con l’obiettivo di portare sul mercato il primo gas cipriota nel 2028. Il progetto, operato da Eni, consentirà la messa in produzione delle risorse del giacimento Cronos, situato nel Blocco 6, che contiene oltre 3 Tcf di gas inizialmente in posto (GIIP). La produzione è prevista raggiungere un plateau di circa 500 milioni di piedi cubi standard al giorno (mmscf/g). Il gas verrà trasportato e trattato presso le infrastrutture esistenti di Zohr, in Egitto, per essere successivamente trasferito e liquefatto nell’impianto di GNL di Damietta ed esportato sotto forma di gas naturale liquefatto (GNL) verso i mercati internazionali, principalmente europei.
“L’iniziativa di Cronos – commenta l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi –  rappresenta una tappa accelerata e concreta nel percorso che porterà Cipro a diventare un produttore ed esportatore europeo di gas naturale e apre la strada per la creazione di un hub regionale del gas nel Mediterraneo Orientale, facendo leva sulle infrastrutture energetiche esistenti in Egitto. Il progetto è inoltre un esempio di cooperazione internazionale e fornisce un contributo concreto alla diversificazione e alla sicurezza degli approvvigionamenti di gas dell’Europa”.

Cronos rappresenta il primo sviluppo di Eni a Cipro e il primo progetto nel settore degli idrocarburi del Paese. Costituisce un esempio di approccio integrato che valorizza le sinergie tra infrastrutture nuove e già esistenti all’interno di un unico sviluppo, consentendo significative efficienze in termini di costi, una riduzione dell’impatto ambientale e un più rapido time to market. Cronos consentirà il riavvio dell’impianto di liquefazione di Damietta, ripristinerà in modo strutturale le esportazioni di GNL dall’Egitto e rappresenta un’importante tappa nell’espansione del portafoglio globale di GNL di Eni. Attraverso la commercializzazione del 50% dei volumi di GNL prodotti, equivalenti a circa 1,4 milioni di tonnellate annue (MTPA), Eni incrementerà il proprio portafoglio di GNL contrattualizzato, in linea con l’obiettivo strategico di superare i 20 milioni di tonnellate annue (MTPA) entro il 2030. Gli accordi contrattuali alla base del progetto definiscono le modalità di utilizzo delle infrastrutture esistenti in Egitto, incluse le strutture di Zohr e l’impianto GNL di Damietta, nonché la commercializzazione del GNL, creando le condizioni per un’esecuzione tempestiva del progetto. Eni è presente a Cipro dal 2013. Il Blocco 6 è operato da Eni con una quota del 50%, in partnership con TotalEnergies. Nel Paese, Eni opera inoltre il Blocco 8 e detiene partecipazioni nei Blocchi 7 e 11, operati da TotalEnergies.

Eni apre la propria capacità di supercalcolo all’ecosistema dell’innovazione

Eni apre le proprie infrastrutture di supercalcolo a imprese, startup e centri di ricerca, rendendo disponibili al mercato capacità computazionali, competenze specialistiche e strumenti avanzati per lo sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale e innovazione digitale. L’iniziativa si inserisce nel contesto della crescente rilevanza strategica delle infrastrutture digitali, sempre più centrali per la competitività industriale e la sovranità dei dati. Dal 2013, con il Green Data Center, Eni ha sviluppato e consolidato competenze distintive nella progettazione, gestione operativa e valorizzazione di infrastrutture digitali dedicate al calcolo ad alte prestazioni. Il Green Data Center ospita oggi i due supercalcolatori HPC6 e HPC7, combinazione che consente a Eni di superare la soglia dell’Exascale, confermando l’azienda come la realtà industriale con la maggiore potenza di supercalcolo disponibile al mondo. L’impegno di Eni nello sviluppo delle infrastrutture digitali si riflette anche nella partnership con Khazna Data Centers per la realizzazione di un AI Data Center Campus di nuova generazione. Accanto allo sviluppo delle infrastrutture, Eni ha progressivamente costruito competenze distintive nel supercalcolo e nell’intelligenza artificiale, applicandole ai propri processi industriali e rendendole progressivamente disponibili all’ecosistema dell’innovazione esterno (es. Call4Innovators).

Per i business di Eni, disporre di una capacità computazionale proprietaria rappresenta una scelta altamente strategica che coniuga efficienza economica, flessibilità operativa, tutela del know-how e sovranità tecnologica: un’infrastruttura sviluppata sulle specifiche esigenze dell’azienda consente infatti di ottimizzare i costi rispetto a soluzioni esterne, di estendere progressivamente l’utilizzo del supercalcolo a nuovi ambiti tecnologici ed energetici e di proteggere algoritmi, dati e competenze distintive che costituiscono un vantaggio competitivo distintivo per Eni. Tra le prime realtà che hanno manifestato interesse verso l’iniziativa figurano le società Domyn, Mercuria, Dompé, Almawave, Reply e la Fondazione Bruno Kessler. Altre imprese o centri di ricerca potranno unirsi nel tempo sulla base di proposte progettuali di comune interesse con Eni. L’iniziativa consentirà l’accesso alle capacità di supercalcolo di Eni attraverso l’erogazione di servizi AI, con l’obiettivo di sviluppare e valorizzare infrastrutture, dati e modelli in modo sicuro, competitivo e coerente con gli interessi industriali e istituzionali italiani ed europei anche a sostegno della sovranità digitale. I partner avranno i vantaggi di un time to market accelerato rispetto alla disponibilità di accesso a questa tipologia di servizi, di sviluppare e valorizzare nuovi modelli di intelligenza artificiale, simulazioni avanzate e progetti caratterizzati da elevati requisiti computazionali.

Saipem accelera sugli ordini. Puliti: già raggiunti in sei mesi i livelli del 2025, fiducia per il 2026

Saipem chiude il primo semestre con un’accelerazione significativa sul fronte delle commesse e guarda con fiducia al 2026. Presentando agli analisti i risultati al 30 giugno scorso, l’amministratore delegato Alessandro Puliti ha sottolineato che la società, considerando anche i 2,3 miliardi di euro di contratti già siglati nel mese di luglio, ha raggiunto ordini cumulativi per circa 8 miliardi di euro, un livello superiore a quello realizzato nei primi nove mesi del 2025. “Abbiamo raggiunto in sei mesi il livello di commesse realizzate in nove mesi nel 2025”, ha spiegato Puliti. “Possiamo dirci fiduciosi di superare nel 2026 gli ordini del 2025, anche alla luce delle diverse negoziazioni commerciali in corso con i nostri clienti in America Latina, Africa, Medio ed Estremo Oriente”. Il portafoglio ordini del secondo trimestre, ha aggiunto il ceo, “è coerente con il profilo di crescita degli ultimi quattro anni e rappresenta il livello più alto per un secondo trimestre dal 2022”, confermando il trend positivo della società nel settore dell’energia e delle infrastrutture offshore.

Sul fronte operativo, Saipem ha realizzato nel semestre 1,2 miliardi di euro di ricavi in Medio Oriente, nonostante le difficoltà legate al conflitto nell’area del Golfo. “L’esecuzione dei progetti è rimasta robusta”, ha spiegato Puliti, precisando tuttavia che la situazione geopolitica ha generato costi aggiuntivi per circa 70 milioni di euro, con un impatto sulla redditività. Il margine operativo lordo del secondo trimestre si è attestato a 370 milioni di euro, con un margine del 10,5% sui ricavi. “Senza i costi straordinari legati al conflitto sarebbe stato pari a circa il 12,2% dei ricavi e sarebbe stato il secondo miglior margine dal 2022”, ha evidenziato l’amministratore delegato. La società è inoltre impegnata in discussioni con i clienti per recuperare una parte significativa dei maggiori oneri sostenuti. Nonostante le interruzioni operative causate dal conflitto, Puliti ha rimarcato che “la conversione di cassa è rimasta molto solida”, confermando la capacità del gruppo di mantenere una buona generazione di liquidità anche in un contesto complesso. Prosegue infine il percorso di integrazione con Subsea 7. Saipem ha ricevuto otto nulla osta su un totale di 16 autorità coinvolte nel processo autorizzativo. “È normale essere in fase due in diversi casi”, ha spiegato Puliti, citando in particolare i procedimenti in corso in Australia e nell’Unione europea. “Vista la dimensione e il tipo di business, questo è perfettamente comprensibile e deve essere considerato normale”.

Enaon (Gruppo Italgas): 1 miliardo di euro di investimenti al 2032 per accelerare la transizione energetica del Paese

È di un miliardo di euro l’investimento che il nuovo Piano Strategico 2026-2032 del Gruppo Italgas destina allo sviluppo e alla digitalizzazione della rete di distribuzione del gas in Grecia. Un Piano che procede in continuità con quanto Enaon, la Società responsabile della distribuzione del gas del Paese, ha realizzato in questi anni di attività. La parte più rilevante del piano greco – oltre 640 milioni di euro – è dedicata all’estensione delle reti, con l’obiettivo di portare il servizio nelle aree non ancora servite e creare le condizioni per favorire lo sviluppo e l’integrazione dei gas rinnovabili, come il biometano. Entro il 2032 è prevista la realizzazione di oltre 2.700 km di nuove reti, che porteranno lo sviluppo complessivo dell’infrastruttura da circa 8.700 a oltre 11.400 km, con un incremento dei clienti, da circa 660.000 punti di riconsegna a oltre 1 milione nel 2032. “Con Enaon stiamo portando nel futuro le reti di distribuzione della Grecia: completamente digitali, monitorate e gestite in tempo reale attraverso il Centro di Comando e Controllo di Atene – ha dichiarato Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas –. L’integrazione della piattaforma DANA e l’installazione degli smart meter «H2 ready» consentiranno di abilitare rapidamente anche l’utilizzo dei gas rinnovabili. Un percorso supportato da un piano di investimenti significativo, che rafforza il nostro impegno nella sicurezza, nella competitività e nella sostenibilità del sistema energetico del Paese”. “Questo piano di investimenti riflette il nostro impegno a lungo termine verso la Grecia e rappresenta una tappa decisiva per lo sviluppo del sistema infrastrutturale del Paese – ha affermato Gianfranco Amoroso, amministratore delegato di Enaon -. La nostra priorità è estendere l’accesso a infrastrutture gas moderne, permettendo a un numero sempre crescente di famiglie e imprese di beneficiare del gas naturale come soluzione energetica sicura, affidabile e sostenibile dal punto di vista economico. Allo stesso tempo, stiamo investendo in tecnologie digitali e promuovendo l’integrazione dei gas rinnovabili, come il biometano, sulle nostre reti. Sfruttando l’expertise del Gruppo Italgas, stiamo costruendo infrastrutture più intelligenti e resilienti per supportare la transizione energetica di lungo termine della Grecia”.

Circa 100 milioni di euro saranno ancora destinati alla digitalizzazione avanzata degli asset, nell’ambito di una profonda revisione di tutti i processi operativi. Entro la fine del 2026, il 100% della rete esistente – già digitalizzata – sarà monitorato e gestito da remoto attraverso la piattaforma DANA, estendendo anche alla rete di Enaon le tecnologie di intelligenza artificiale già adottate dal Gruppo in Italia. Il Piano pone, inoltre, particolare attenzione allo sviluppo dei gas rinnovabili. Per promuovere il biometano, Enaon prevede di poter accogliere entro il 2032 fino a 59 nuovi impianti connessi alla rete. Il programma comprende anche la realizzazione di 19 nuove stazioni di GNL (gas naturale liquefatto), destinate a servire aree remote non ancora raggiunte dalla rete o a sostituire impianti di GNC (gas naturale compresso) meno efficienti, con benefici soprattutto per i territori caratterizzati da un accesso limitato alle infrastrutture esistenti. L’impegno di Enaon sul fronte ambientale è già oggi riconosciuto a livello internazionale: l’approccio data-driven adottato sulla rete è stato premiato con il “Gold Standard Pathway” nell’ambito del framework OGMP del programma UNEP per la riduzione delle emissioni di metano. Il Gruppo è pronto a mettere al servizio del Paese anche il know-how in materia di efficienza energetica, nella convinzione che la migliore energia sia quella che non si consuma a parità di performance. Da questo punto di vista, l’Italia rappresenta un laboratorio di soluzioni mutuabili in Grecia. Il contesto, infatti, presenta sfide significative: circa il 55% del parco edilizio greco è stato costruito prima del 1980 e presenta un importante gap di isolamento termico (classi energetiche F-G), mentre oltre il 60% delle fonti di riscaldamento residenziale sono ad alta impronta inquinante (47% gasolio da riscaldamento, 14% legna e pellet). La transizione verso il gas naturale, in questo senso, ridurrebbe significativamente anche gli ossidi di azoto (NOx): -39% rispetto al gasolio da riscaldamento e -47% rispetto a legna e pellet.

Un passaggio fondamentale nel percorso di digitalizzazione della rete è rappresentato dal piano di diffusione degli smart meter, al quale il Piano destina circa 80 milioni di euro. L’investimento comprende anche la migrazione dalla tecnologia GPRS e l’introduzione di sistemi di misurazione digitale per i clienti industriali. Nimbus, lo smart meter progettato in-house più avanzato a livello internazionale, garantisce una distribuzione del gas più accurata e affidabile, ed è già pronto a misurare anche i gas rinnovabili. Tra i principali vantaggi di Nimbus figurano prestazioni elevate, grazie a una trasmissione dei dati stabile e rapida anche nelle condizioni più critiche, e maggiori livelli di sicurezza, resi possibili dal monitoraggio continuo di pressione e temperatura e dal controllo accurato della rete in tempo reale. Grazie a Nimbus, le reti possono integrare, distribuire e misurare, oltre al gas naturale, anche biometano e miscele di idrogeno fino al 23%. Il Piano prevede l’installazione di smart meter sul 100% delle nuove connessioni e la completa sostituzione dei contatori tradizionali entro il 2030. A oggi sono state installate in Grecia circa 5.000 unità Nimbus. Sul fronte dello sviluppo territoriale, il Piano si basa inoltre su importanti progetti infrastrutturali attualmente in corso in sei regioni della Grecia, che rappresentano investimenti di circa 247 milioni di euro, la maggior parte dei quali sarà completata nel biennio 2026-2027. Ampliando l’infrastruttura moderna del gas a 29 città, questi progetti collegheranno abitazioni, aziende e servizi essenziali della comunità, come scuole e ospedali, creando nuove opportunità di sviluppo commerciale ed economico regionale con un valore duraturo per le comunità di tutta la Grecia.

Leonardo: al via “Digital Horizon” con Microsoft Italia per l’evoluzione digitale del Gruppo

Leonardo amplia la collaborazione strategica con Microsoft Italia e avvia un ambizioso programma che accompagna l’evoluzione digitale del Gruppo attraverso iniziative dedicate all’innovazione degli strumenti e delle modalità di lavoro. Il progetto “Digital Horizon – A New Era of Collaboration”, sviluppato insieme a Microsoft, rappresenta la cornice concettuale di riferimento per l’introduzione della piattaforma di produttività cloud Microsoft 365 e dell’Intelligenza Artificiale generativa all’interno dell’azienda, con l’obiettivo di favorire nuove modalità di collaborazione e supportare l’integrazione progressiva dell’IA nei processi di lavoro, facendo leva sulle potenzialità di Copilot. Digital Horizon segna un passaggio significativo nel percorso di digitalizzazione di Leonardo, mettendo a disposizione di circa 50.000 persone nel Gruppo i moderni strumenti di lavoro che fanno parte della piattaforma Microsoft Teams, per collaborare in tempo reale e lavorare in mobilità in modo sempre piùfluido ed efficace, grazie alla sincronizzazione di documenti e comunicazioni su Microsoft OneDrive e Outlook nel cloud Microsoft. Persone e team potranno, inoltre, avere a disposizione in qualsiasi momento un assistente IA integrato e immerso nel contesto aziendale e far leva su Microsoft 365 Copilot a supporto della creazione, dell’analisi e della sintesi dei contenuti in un perimetro di fiducia e sicurezza.

La collaborazione tra Leonardo e Microsoft non si riflette solo nell’implementazione di tecnologia di frontiera, ma anche nell’attenzione dedicata alla formazione. Il programma accompagna, infatti, le persone di Leonardo ad orientarsi nel nuovo ecosistema digitale, grazie a pillole formative, linee guida, strumenti di supporto come la bussola intelligente “When to Use What”, approfondendo anche le strategie più evolute di prompting e l’introduzione agli agenti IA. Una rete diffusa di colleghi, i “Digital Pioneer”, supporta l’adozione dei nuovi strumenti e lo sviluppo di buone pratiche da condividere in tutta l’azienda. “La scelta di avviare Digital Horizon nasce dall’esigenza di rendere il modo di lavorare in azienda più connesso e integrato. I nuovi strumenti e l’Intelligenza Artificiale favoriscono la collaborazione, la condivisione delle informazioni e l’innovazione, riducendo il tempo dedicato ad attività ripetitive e permettendo alle persone di concentrarsi su quelle a maggior valore aggiunto”, ha commentato Antonio Liotti, Chief People & Organization Officer di Leonardo. “In questo percorso, la formazione ha un ruolo centrale: non solo per trasferire le competenze necessarie, ma anche per accompagnare le persone nel cambio culturale di approccio e favorire l’adozione di modalità di lavoro più collaborative, agili e innovative.” “Microsoft Italia supporta Leonardo nell’accelerare innovazione, produttività e collaborazione nei processi quotidiani, mettendo a disposizione la propria tecnologia cloud e IA, in linea con gli elevati standard di sicurezza e protezione delle informazioni del Gruppo”, ha aggiunto Marco Fischetto, Direttore della Divisione Pubblica Amministrazione di Microsoft Italia. “Ma la tecnologia è solo una parte del percorso di innovazione: perché generi valore reale, deve essere accompagnata dallo sviluppo delle competenze e da una cultura dell’adozione consapevole. Siamo particolarmente fieri di ampliare la nostra collaborazione con Leonardo, accompagnando una realtà chiave per il Pease in un progetto come questo che avrà ricadute positive sui singoli, sull’organizzazione e sul contesto in cui opera e che ci auguriamo
possa ispirare molte altre realtà italiane.”

Webuild si aggiudica contratto da 225 milioni euro in Nuova Zelanda

Webuild rafforza la sua presenza nell’area Asia-Pacifico con l’aggiudicazione del contratto del valore totale di 225 milioni di euro, di cui 157 milioni in quota Webuild, per la riqualificazione e l’ampliamento del Christchurch Men’s Prison in Nuova Zelanda. Il progetto sarà sviluppato nell’ambito di una partnership pubblico-privata promossa dal New Zealand Department of Corrections. L’aggiudicazione si inserisce nella strategia di crescita del gruppo nell’area Asia-Pacifico, dove Webuild opera anche con la controllata australiana Clough. In Australia, primo mercato estero di Webuild per ricavi, il gruppo impiega circa 10.000 persone supportato da una filiera di oltre 3.600 imprese attivate solo nel 2025, per il 90% locali. Webuild e Clough sono attualmente impegnate nella realizzazione di alcuni dei più rilevanti programmi infrastrutturali del Paese, tra cui il North East Link di Melbourne, il New Women and Babies Hospital di Perth, l’impianto idroelettrico Snowy 2.0 e una centrale a gas da 220 Mw a Kiwinana. L’aggiudicazione segna il ritorno di Webuild in Nuova Zelanda, dove il Gruppo ha già contribuito alla realizzazione del Tongariro Hydroelectric Power Scheme, uno dei più importanti progetti per la produzione di energia rinnovabile del Paese. La partnership pubblico-privata riunisce Plenary, Webuild e la neozelandese Leighs Construction, con le attività di progettazione e costruzione eseguite da Webuild e Leighs Construction. Durante la fase di costruzione, i lavori occuperanno circa 600 persone, favorendo il coinvolgimento della filiera locale e generando opportunità di sviluppo economico e professionale nella regione di Canterbury.

Inwit, utile semestre a 160,3 milioni (-13,2%)

Inwit chiude il semestre con ricavi a 531,1 milioni (-0,8%), un ebitda di 480,3 milioni (-2%) e l’utile netto a 160,3 milioni di euro (-13,2%). Secondo gli analisti i risultati sono in linea con il consensus. Nel secondo trimestre in particolare i ricavi sono scesi del 2,1% a 240,7 milioni, l’ebitda after lease del 2,8% a 190,9 milioni e l’utile netto del 15,2% a 79,3 milioni. “Inwit conferma la propria capacità industriale e l’impegno a investire nello sviluppo strategico delle infrastrutture di telecomunicazione a supporto della crescita dell’industria e della digitalizzazione del paese. I risultati del secondo trimestre riflettono il contingente contesto industriale con contrazione degli utili e degli investimenti; i risultati sono in linea con la guidance che prevede il ritorno alla crescita del business nel 2027” commenta il direttore generale Diego Galli. Sulle controversie legali conseguenti alle disdette degli msa, ribadisce che la societa’ ha presentato reclamo avverso le ordinanze del tribunale di Milano, “convinti della fondatezza delle nostre ragioni”.

Italgas, S&P conferma il giudizio sul merito di credito di  a Bbb+

L’agenzia di rating S&P ha confermato il merito di credito a lungo termine di Italgas e della controllata Italgas Reti a ‘Bbb+’ conprospettiva ‘stabile’. Lo si legge in una nota in cui viene indicato che la conferma del rating segue la pubblicazione del Piano Strategico 2026-2032 di Italgas e “riflette le aspettative di S&P di una solida performance operativa del gruppo, sostenuta dalla crescita della Rab, dall’accelerazione delle gare per la distribuzione del gas, dalle sinergie derivanti dall’integrazione di 2i Rete Gas e da un quadro regolatorio favorevole”. L’agenzia ha inoltre ridotto di 100 punti base le soglie di ‘downgrade’ (ribasso) e ‘upgrade’ (rialzo), a seguito delle aspettative di una “crescita accelerata, sostenuta dalle future gare gas e dalla continua espansione delle attività regolate del gruppo nell’ambito dell’attuale quadro regolatorio”. S&P evidenzia anche che “la leadership di Italgas nel settore della distribuzione del gas, il consolidato track record nelle gare d’ambito e la capacità del gruppo di mantenere indicatori di credito e un profilo di liquidità sono coerenti con l’attuale livello di rating”.

Terna prima azienda nel settore elettrico a ottenere l’attestazione Uni11961:2024

Terna, insieme alle principali società del Gruppo (Terna Rete Italia, Terna Energy Solutions e Terna Plus), Ë la prima azienda nel settore elettrico ad avere ottenuto l’attestazione UNI 11961:2024 “Le linee guida per l’integrazione del sistema di gestione per la compliance a supporto dei Modelli Organizzativi di Gestione e Controllo e degli Organismi di Vigilanza in conformità al D.Lgs. 231/2001”, strumento tangibile a supporto delle attività di vigilanza e controllo. L’attestazione, rilasciata da RINA, multinazionale di certificazione attiva in più di 70 Paesi al mondo, riconosce al Gruppo guidato da Pasqualino Monti la capacità di progettare e implementare modelli efficaci, fondati sui principi e sui requisiti delle norme tecniche nazionali e internazionali, sviluppando
un approccio strutturato e integrato alla compliance aziendale e creando un efficace collegamento tra i sistemi di gestione (in particolare UNI ISO 37301) e i Modelli 231. Il risultato si inserisce in un percorso più ampio di rafforzamento della cultura della conformità del Gruppo: l’attestazione si affianca ai sistemi di gestione gi‡ esistenti e agli altri strumenti come ulteriore garanzia di efficacia delle attività.

Espe: si aggiudica gara di Magis Power da 3,9 mln per repowering impianti fotovoltaici

Espe, società attiva nel settore delle energie rinnovabili come Epc contractor nella fornitura di impianti fotovoltaici e proprietaria della tecnologia a marchio ‘Espe’ per la realizzazione di turbine nel minieolico e cogeneratori a biomassa e a capo dell’omonimo gruppo, si e’ aggiudicata la gara indetta da Magis Power per gli interventi di revamping e repowering degli impianti fotovoltaici installati presso il Centro spedizionieri dell’Interporto Quadrante Europa di Verona. L’importo complessivo della commessa e’ pari a circa 3,9 milioni di euro e l’intervento interesseà 7 impianti fotovoltaici, installati sulle coperture di 10 edifici industriali, per una potenza complessiva di circa 7 MWp. Magis Power e’ la societa’ del Gruppo Magis che opera nello sviluppo e nella gestione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Nel dettaglio, Espe curera’ la progettazione esecutiva e la realizzazione degli interventi di revamping e repowering finalizzati all’ammodernamento tecnologico degli impianti esistenti, con l’obiettivo di incrementarne le prestazioni, l’efficienza energetica e l’affidabilità operativa. Il completamento dei lavori e’ previsto entro il 2027.

Prometeia-Intesa Sp: il fatturato dell’industria manifatturiera italiana cresce del 2,3%

Nei primi 4 mesi del 2026, in un contesto di grande incertezza su scala globale alimentata dal conflitto in Medio Oriente e sul fronte russo-ucraino, l’industria manifatturiera italiana ha confermato livelli elevati di fatturato: +2,3% la crescita su base tendenziale, con un buon contributo di entrambe le componenti (+2,4% il fatturato nazionale, +2,1% il fatturato estero). E’ quanto emerge dall’aggiornamento estivo dell’analisi sui settori manifatturieri italiani realizzato da Prometeia e Intesa Sanpaolo. La crescita del giro d’affari, prosegue l’analisi, è stata alimentata anche dall’aumento dei prezzi alla produzione (+1,4% nel complesso dei primi 5 mesi 2026, +1,8% tra marzo e maggio), che riflette nuove spinte inflative derivanti dai maggiori costi sostenuti dalle imprese. I rincari hanno riguardato beni energetici, soprattutto petrolio e derivati, ma anche beni non energetici, sia quelli direttamente impattati dalla chiusura dello stretto di Hormuz sia quelli indirettamente colpiti dagli aumenti dei costi di trasporto e dagli squilibri lungo le catene globali del valore, che hanno influenzato gli approvvigionamenti. Anche nei paesi concorrenti europei i prezzi alla produzione hanno registrato un’accelerazione tra marzo e maggio (+1,9% in Germania, +1,6% in Spagna, +1,1% in Francia), guidata dai produttori di beni intermedi, iniziando dalla metallurgia, che mostra significativi rialzi nei listini di vendita. Il giro d’affari dell’industria manifatturiera italiana resta comunque in crescita, anche al netto dell’effetto prezzi: +1,1% il fatturato deflazionato nei primi 4 mesi del 2026.

Appalti e sanità: Cgil incontra Avs e Azione su proposte di legge

“Sono proseguiti oggi gli incontri tra la Cgil nazionale e le principali forze politiche sulle proposte di legge di iniziativa popolare promosse dal sindacato per rafforzare le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori in appalto e rilanciare la sanità pubblica, quest’ultima presentata insieme a decine di associazioni e comitati. In mattinata la Cgil ha incontrato gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre nel pomeriggio i rappresentanti di Azione”. A riferirlo in una nota è la Cgil nazionale. “Nel corso dell’incontro, AVS ha espresso piena condivisione delle proposte avanzate dalla Cgil, manifestando il proprio sostegno all’iniziativa e ai suoi obiettivi. Azione ha condiviso l’analisi sulla sanità, sottolineando come la sanità pubblica rappresenti un patrimonio da salvaguardare e promuovere nell’interesse dei cittadini. Sul tema degli appalti ha espresso condivisione dello spirito della proposta, riservandosi tuttavia di svolgere ulteriori approfondimenti nel merito”. “Nei prossimi giorni – prosegue la Confederazione – incontreremo altri partiti e movimenti, perché è importante che le principali forze politiche siano informate del fatto che, in autunno, dopo aver raccolto centinaia di migliaia di firme, lavoratrici e lavoratori, studenti e pensionati chiederanno alle Camere di discutere e approvare una serie di proposte. In primo luogo, chiederemo al Parlamento di combattere il lavoro irregolare, gli infortuni sul lavoro e le infiltrazioni criminali, rafforzando così i diritti e le tutele degli oltre 3 milioni di persone che lavorano negli appalti pubblici e privati nel nostro Paese. Allo stesso modo, chiederemo di rilanciare concretamente il diritto alla salute di milioni di cittadini, rafforzando il servizio sanitario pubblico affinché nessuno sia costretto a rinunciare alle cure”.

 Genova, le risorse ex Waterfront finanziano il nuovo progetto Canepari

Una logica di cantiere efficiente e a “zero sprechi”. La Giunta comunale ha approvato una rimodulazione complessiva dei finanziamenti del Piano Triennale che tocca da vicino i quartieri di Certosa e della Valpolcevera. L’atto prevede lo stralcio dell’intervento Waterfront di Levante Area Costiera – Focus Accessibilità e sicurezza, le cui opere sono già state assorbite da altri macro-interventi nell’area del Waterfront. Le risorse precedentemente allocate su quel capitolo di spesa sono state interamente dirottate per finanziare il progetto “Rigenerazione Canepari”. L’intervento è già stato inserito nel Piano Investimenti e verrà affidato tramite variante direttamente ai lavori, attualmente in corso, per il prolungamento della metropolitana Brin-Canepari. «Ottimizzare significa non sovrapporre i cantieri – dichiara l’assessore alle Opere strategiche e infrastrutturali Massimo Ferrante – Poiché l’area costiera del Waterfront è già coperta da altri finanziamenti, abbiamo spostato quelle risorse su via Canepari. Sfrutteremo lo scavo della metropolitana per rigenerare contemporaneamente anche la superficie. Un unico cantiere, meno disagi per Certosa e un quartiere completamente riqualificato».

Isole minori, Tremiti, la sindaca Lisci: “Serve una strategia nazionale per investimenti e servizi essenziali”

Fa tappa in Puglia “Isole, non solo mare”, la rubrica del sito Anci dedicata alle isole minori italiane. Dopo la prima puntata dalla Toscana, con Portoferraio e Capraia, il secondo approfondimento è dedicato alle Isole Tremiti e alle difficoltà strutturali che condizionano la vita delle comunità insulari.”È necessaria una strategia nazionale che garantisca continuità territoriale, investimenti nelle infrastrutture materiali e digitali, sostegno ai servizi essenziali e misure capaci di favorire la permanenza di famiglie e imprese”. È la richiesta della sindaca delle Isole Tremiti, Annalisa Lisci.A partire dal 5 luglio, per tre giorni, l’arcipelago ha registrato disagi nei collegamenti marittimi, con ripercussioni anche sul turismo. “I disservizi non sono più tollerabili – afferma Lisci – e stanno mettendo a dura prova residenti, lavoratori e turisti, causando cancellazioni e ritardi. Per i problemi tecnici servono risposte concrete e tempestive, soprattutto nel momento di maggiore afflusso turistico. Un servizio deve garantire efficienza, sicurezza e regolarità”. L’arcipelago delle Tremiti, perle dell’Adriatico, è composto da cinque isole caratterizzate da bellezze naturalistiche e ambientali, calette, scogliere scoscese e spiagge governate dai gabbiani. “L’arcipelago è un patrimonio strategico per l’Italia – sottolinea la sindaca –, custode di un ecosistema unico e di un rilevante patrimonio storico e culturale, esempio di sviluppo sostenibile e turismo di qualità”. Per chi vive alle Tremiti tutto l’anno, l’insularità limita, rispetto alla terraferma, l’effettiva parità di diritti e opportunità e incide sull’accesso ai servizi essenziali. “I collegamenti marittimi, spesso interrotti dalle avverse condizioni meteomarine – precisa Lisci –, compromettono la continuità territoriale, con ripercussioni sull’accesso ai servizi sanitari, al lavoro fortemente stagionale, all’approvvigionamento di beni e servizi essenziali e all’istruzione, che costringe molte famiglie a separarsi durante l’inverno”. A queste difficoltà si aggiungono l’invecchiamento della popolazione, gli alti costi dei servizi pubblici e lo spopolamento, fenomeno dovuto alla carenza di abitazioni per le giovani famiglie locali. Da qui la necessità di favorire una residenzialità stabile e garantire un futuro alla comunità. “Le isole minori non chiedono privilegi, ma condizioni eque per trasformare i propri limiti in opportunità di sviluppo sostenibile”, conclude Lisci.

Fintech, Credito Lombardo Veneto perfeziona cartolarizzazione per Satispay

Credito Lombardo Veneto ha perfezionato un’operazione di cartolarizzazione a supporto del servizio Buy Now Pay Later (Paga in 3) di SatispayEurope. La cartolarizzazione prevede un programma complessivo da 30 milioni di euro, strutturato con emissione di notes senior e notes junior. Nell’ambito dell’operazione, Credito Lombardo Veneto ha ricoperto insieme a Banca Finint il ruolo di arranger, intervenendo anche come senior noteholder e risk retention holder, confermando il proprio posizionamento di banca specializzata nelle operazioni di specialized lending e capital markets. Il portafoglio sottostante è costituito dai crediti originati dal servizio “Paga in 3”, la soluzione Buy Now Pay Later sviluppata da Satispay, che consente ai consumatori di rateizzare gli acquisti in tre pagamenti senza interessi.   “Il mercato fintech sta raggiungendo una fase di maturità in cui, accanto alla capacità di innovare, diventa fondamentale poter contare su strutture di funding efficienti e scalabili”, afferma Paolo Gesa, amministratore delegato di Credito Lombardo Veneto. “Paga in 3 è stato subito molto apprezzato dalla nostra community perché risponde a un bisogno reale: gestire le spese di tutti i giorni con semplicità e trasparenza, senza interessi né costi nascosti. Vediamo un enorme potenziale nell’online, ma soprattutto nei negozi fisici, dove questa forma di pagamento è ancora poco diffusa e può generare valore sia per gli utenti che per i commercianti. Operazioni come questa ci permettono di continuare a far crescere il servizio in modo solido”, spiega Alberto Dalmasso, co-founder e ceo di Satispay. 

Enac presenta il progetto “Rent Carrozzella”: accessibilità e innovazione per una mobilità inclusiva e autonoma

Nuova iniziativa di Enac a favore di un trasporto aereo più inclusivo e autonomo per le persone con disabilità e a mobilità ridotta: presentato il progetto “Rent Carrozzella”, iniziativa che unisce solidarietà e impegno istituzionale per facilitare un sistema di mobilità sempre più accessibile, attraverso una raccolta fondi destinata a migliorare concretamente la qualità della vita dei passeggeri che necessitano di supporti per la mobilità. Per rendere concreto “Rent Carrozzella” saranno installati, all’interno dell’aeroporto di Roma Fiumicino, appositi totem digitali per la raccolta di donazioni attraverso pagamento elettronico (POS), grazie al sostegno della società di gestione Aeroporti di Roma che ha messo a disposizione gli spazi. Le risorse raccolte saranno interamente destinate all’acquisto delle sedie a ruote, contribuendo così alla crescita del progetto e al progressivo ampliamento del servizio che consentirà ai viaggiatori con disabilità di noleggiare, direttamente negli aeroporti, sedie a ruote di nuova generazione, caratterizzate da elevati standard tecnologici e funzionali.
Sono stati il presidente Enac Pierluigi Di Palma e l’ad di Aeroporti di Roma Marco Troncone a dare il via alla raccolta fondi effettuando le donazioni inaugurali a sostegno del progetto. L’iniziativa ha ricevuto l’apprezzamento del ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha espresso il proprio sostegno attraverso un messaggio istituzionale. “Garantire il diritto alla mobilità significa garantire il diritto alla piena partecipazione alla vita sociale, lavorativa e culturale. L’accessibilità è infatti una condizione essenziale affinché ogni persona possa esercitare la propria libertà di movimento in sicurezza e autonomia.
Progetti come Rent Carrozzella dimostrano come innovazione, collaborazione tra istituzioni, gestori aeroportuali e associazioni possano tradursi in soluzioni concrete capaci di migliorare l’esperienza di viaggio delle persone con disabilità e a ridotta mobilità, contribuendo a rendere gli aeroporti luoghi sempre più accoglienti, inclusivi e accessibili. Rivolgo il mio apprezzamento a tutti coloro che hanno creduto in questa iniziativa e che continuano a promuovere una cultura dell’accessibilità fondata sull’ascolto dei bisogni delle persone e sulla ricerca di risposte efficaci e innovative. Auguro pieno successo all’evento, con l’auspicio che questo progetto possa rappresentareun modello virtuoso da valorizzare e diffondere, affinché il diritto a viaggiare senza ostacoli diventi una realtà sempre più concreta per tutti”.

“Autonomia e inclusività – ha dichiarato Di Palma nel presentare il progetto – sono alla base di questa nuova iniziativa che ha sempre accompagnato il mio impegno nel corso dei cinque anni di Presidenza. L’accessibilità rappresenta uno dei presupposti fondamentali dei cittadini e deve tradursi nella possibilità concreta per ogni persona di vivere un’esperienza di viaggio in piena autonomia, dignità e libertà di movimento. “Rent Carrozzella” è un progetto a cui personalmente tengo molto e che ho avuto l’onore di presentare anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dei 65 anni dell’aeroporto di Roma Fiumicino, evidenziando come l’iniziativa permetterà, naturalmente con tutte le attenzioni del caso, ad alcune categorie di disabili di trovare nello scalo di destinazione il necessario supporto alla propria esigenza di mobilità per viaggiare senza ostacoli di sorta, tal quale a qualsiasi ogni altro passeggero. Con questa iniziativa intendiamo mettere le basi per una risposta concreta a un’esigenza reale, sviluppando un modello di collaborazione che coinvolge istituzioni, gestori aeroportuali e cittadini. È questa la direzione nella quale Enac continuerà a operare, con responsabilità e visione”.

Per Troncone, “questa iniziativa conferma l’aeroporto di Roma Fiumicino come un luogo in cui ogni persona può vivere il viaggio con il massimo livello possibile di autonomia e libertà. Si tratta di un progetto coerente con la nostra visione ed è frutto del valore dell’ascolto e della collaborazione tra istituzioni, gestori aeroportuali e associazioni, che riteniamo essenziali per trasformare l’impegno in soluzioni concrete. Mettere a disposizione i nostri spazi significa proseguire, insieme a Enac, un percorso quotidiano volto a rendere gli scali di Roma sempre più accoglienti e inclusivi”  “Come FISH, accogliamo con grande favore la sinergia tra ENAC e Aeroporti di Roma per il progetto “Rent Carrozzella”. Garantire l’accesso a sedie a ruote all’avanguardia non significa solo abbattere barriere fisiche e culturali, ma investire su autonomia, dignità e pari opportunità di viaggio. Ci auguriamo che questa virtuosa iniziativa avviata a Fiumicino diventi presto uno standard esteso a tutta la rete aeroportuale nazionale”, dichiara Michele Adamo, consigliere della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie). “Rent Carrozzella” si inserisce nel più ampio impegno di Enac volto a promuovere politiche e progetti orientati all’accessibilità, all’innovazione sociale e alla diffusione di una cultura  dell’inclusione, nella consapevolezza che una società realmente moderna si misura anche dalla capacità di garantire pari opportunità e autonomia a tutte le persone.

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