IL SEMINARIO DI FORZA ITALIA

Il Dl Infrastrutture riapre la partita codice. Pressing di FI e imprese

Erica Mazzetti chiede di cambiare subito Ppp e subappalto (ma non con il referendum, in Parlamento). Antonio Tajani: dopo l’estate lanciamo una campagna antiburocrazia. Isi (Rfi): quest’anno 10 miliardi di investimenti, a regime saranno 12. Gemme (Anas): nei bandi metteremo regole per premiare le imprese che lavorano bene e penalizzare quelle che lavorano male. Antonio Ciucci (Ance Roma): resta il nodo concorrenza, abbassare la soglia di 5 miliardi per le procedure negoziate, non è giusto che Anas (settori ordinari) e Rfi (settori speciali) abbiano diverse regole di accesso al mercato, i concessionari sono player sempre più importanti e non possono fare tutto in house.

27 Mag 2025 di Giorgio Santilli

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La prima domanda può sembrare banale ma è quella che molti si sono fatti partecipando, in presenza o da remoto, al seminario di Forza Italia di ieri sui lavori pubblici: perché mai Erica Mazzetti, parlamentare navigata in materia di appalti, organizza ora un seminario sul codice dopo che l’approvazione del correttivo ha chiuso tutti i giochi delle modifiche al codice appalti? Non basta la risposta su cui Mazzetti ha continuato a battere dopo il 31 dicembre e anche ieri: servono subito le modifiche al Ppp e bisogna fermare i subappalti a cascata dopo il secondo livello (“ma non mediante referendum”, ha detto la parlamentare azzurra). Queste sono bandiere che Forza Italia sventola finora senza possibilità di successo. La risposta vera sulla ragione del seminario è che il ministro delle Infrastrutture ha deciso lui stesso – non si è capito bene per quale ragione portante – di riaprire la partita del codice degli appalti, tornando a modificarlo con il decreto Infrastrutture appena sbarcato alla Camera dopo che aveva detto in questi quattro mesi di aver chiuso definitivamente la partita con il “correttivo”. E se in Parlamento il ministro delle Infrastrutture porta un decreto che contiene norme di modifica al codice degli appalti, è difficile pensare che possa impedire agli altri partiti di riaprire la partita e proporre modifiche, a prescindere dalle reali possibilità di ottenere successo.

Quindi, Forza Italia punterà a introdurre da subito modifiche alla procedura per il partenariato pubblico-privato, probabilmente per chiedere di tornare a un diritto di prelazione più netto per il promotore. Ma sappiamo che la questione è sbarrata dall’Unione europea e il rischio molto serio è che la commissione decida di intervenire chiedendo all’Italia – in sede di Pnrr – di eliminare qualunque forma di prelazione, anche quella più “concorrenziale” prevista oggi dopo il correttivo.

Per completare la posizione di Forza Italia non si può non citare il leader Antonio Tajani che ha promesso, dopo l’estate,  di lanciare una campagna antiburocrazia e di semplificazioni normative a tutto campo, in materia di appalti e non solo.

A rilanciare temi fondamentali per il settore dei lavori pubblici ci ha pensato anche Massimo Sessa, presidente del Cosniglio superiore dei lavori pubblici, che è tornato sul tema-chiave della “centralità del progetto”, lamentando una certa carenza di attenzione al tema. Un tema – è bene ricordarlo – che è scomparso dal codice degli appalti attuale, neanche inserito fra i principi portanti della normativa. Anche qui ci sono margini (esigui) per qualche miglioramento.

Fra le grandi imprese pubbliche Aldo Isi, amministratore delegato di Rfi, ha spiegato che la società farà quest’anno 10 miliardi di investimenti e che il culmine dovrebbe arrivare nel 2026 con 12 miliardi, quando la macchina del Pnrr andrà a pieno regime, ma anche negli anni succsssivi consdiderando il piano di Fs di 200 miliardi di euro in dieci anni. Più puntuale (e anche più puntuto verso le imprese appaltatrici) l’intervento dell’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, che ha annunciato la volontà della società di inserire nei bandi di gara e nei capitolati di appalti clausole che consentano di premiare le imprese appaltattrici che svolgono bene e con diligenza i loro lavori e di penalizzare quelle che non fanno quanto pattuito nei contratti, magari dopo aver incassato i soldi dell’anticipazione.

Articolato il discorso di Antonio Ciucci, presidente di Ance Roma, che ha anzitutto ricordato come “dopo anni di crisi, il sistema è tornato a crescere e ha trainato la crescita del Paese degli ultimi anni. Le imprese di costruzioni – ha continuato Ciucci – hanno risollevato Pil e occupazione, quando il Paese si era dimenticato del nostro settore, come dimostra il fatto che sia caduto Ponte Morandi”.

Anche dai costruttori è arrivata una spinta a sciogliere i molti nodi ancora presenti nel codice appalti. “Noi chiediamo regole chiare e certe”, ha detto Ciucci che ha poi tirato fuori tutti i cavalli di battaglia di Ance, a partire dalla concorrenza tradita.. “Il codice 36 l’abbiamo salutato con favore – ha detto ancora Ciucci – perché fondato su principi, ma qualcosa deve essere ancora aggiustato, anche dopo il correttivo. Sui settori speciali, per esempio, non possiamo creare modalità di accesso al mercato differenziate: le risorse pubbliche devono essere spese garantendo l’accesso al mercato a tutti gli operatori qualificati in modo omogeneo e non è possibile che Anas (settori ordinari) abbia certe regole e Rfi (settori speciali) ne abbia altre”. Altro cavallo di battaglia: “la soglia della procedura negoziata a 5 milioni sembra eccessivamente elevata, mentre i concessionari che possono fare affidamenti senza gara nei settori speciali, sono un player importante di sviluppo di investimenti, ma non possono agire totalmente in house.”

Ci sono per le imprese altri problemi collegati alle compensazioni del decreto Aiuti. “Questo decreto – ha detto Ciucci – sta tenendo in piedi le opere in cantiere in questo momento in Italia. Alle imprese mancano ancora 2 miliardi di cui 500 milioni riguardano il 2022. Per il 2025 ci sono varie criticità fra cui l’esclusione delle opere Foi. Come copertura inoltre servirà un altro miliardo e mezzo”.

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