IA E AMBIENTE COSTRUITO/1

La transizione dal modello informativo al modello cognitivo. La natura inquietante dell’IA avanzata nel settore dell’ambiente costruito: 2026/2035

24 Dic 2025 di Angelo Ciribini

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La doverosa premessa a questi spunti è che, naturalmente, le nozioni di Intelligenza, di Coscienza, di Senzienza non sono univocamente state consolidate dalle scienze cognitive, cosicché gli acronimi e le locuzioni in questione presentano fisiologiche incertezze nella definizione e nelle metriche corrispondenti.

Sostanzialmente, le nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale, basate sulla conoscenza spaziale e sensoriale dei contesti fisici dipartono da riflessioni assai profonde, ma preoccupanti, sulla evoluzione della specie umana nonché del cervello e della mente dell’essere umano in termini di percezione, di ragionamento e di apprendimento, più che da un ricorso a soluzioni tecnologiche relative al linguaggio, come per i Transformer e, comunque, attingono a video dinamici, esperienze tattili e suoni vocali, nella ottica di emulazione o di superamento della natura umana.

Quello di cui serve oggi avere contezza è, però, che, nel contesto di una corsa geopolitica mondiale alla ricerca di soluzioni avanzate di Intelligenza Artificiale, poco governata al di fuori dell’ambito comunitario ed europeo (ove, anzi, i governi principali e le lobby premono per velocizzare indiscriminatamente la trasformazione digitale), le conseguenze, in tempi imprevedibili, ma non remoti, potrebbero essere letteralmente catastrofiche, non solo in perdita di posti di lavoro (o di scomparsa di intere professionalità), ma pure nell’inutilità di formare nuove generazioni a prestazioni elementari, impedendone la maturazione successiva.

Naturalmente, vi è una corrente di pensiero che critica le ipotesi più allarmiste, fondate sulle riflessioni sulla natura biologica del pensiero umano e sulla natura elettrica di quello alieno, non tanto per la loro credibilità, quanto perché oscurino le criticità che già adesso l’Intelligenza Artificiale sta mostrando e alcuni suoi effettivi insuccessi.

In un certo senso, stante la condizione presente, sarebbe opportuno che le capacità tipiche delle soluzioni attuali non progredissero che lentamente e, per certi versi, come si vedrà, che si fermassero o, meglio, si arrestassero all’universo del linguaggio, in attesa che gli attori istituzionali, sociali ed economici prendessero misure convenienti e idonee per evitare derive inaccettabili.

La tesi che più è vicina a chi redige queste note è che l’interpretazione positiva, ma acritica, dell’Intelligenza Artificiale, per così dire, Classica come di sostegno e di incremento delle capacità e delle prestazioni umane non sia destinata a reggere oltre misura per motivi intrinseci alla natura dei Modelli stessi, come, in parte già evidente dalla ricostruzione delle catene del pensiero di alcuni Modelli Linguistici e alla possibilità che forme più mature riescano ad auto preservarsi, ad autoconservarsi, ad esempio, quanto a disporre di risorse energetiche.

D’altra parte, la successione di estati e di inverno dell’Intelligenza Artificiale, a partire dagli Anni Cinquanta del Novecento potrebbe suggerire nuove ricadute, vanificando obiettivi troppo ambiziosi, oltreché rischiosi.

Basti, comunque, leggere il manifesto intitolato AI 2027, per non parlare delle richieste di moratoria avanzate negli ultimi anni da autorevoli esponenti, su possibili sviluppi futuri, a proposito di cui è necessario tenere un atteggiamento equilibrato.

Il settore della costruzione e dell’immobiliare non è al centro di questi processi epocali, se non forse come ambiente costruito, ma non può non considerarne i tratti con lungimiranza, a partire dall’immaginare nuove professionalità che siano in grado mediare il rapporto che si definisce tradizionalmente tra essere umano e macchina, ma che, in realtà, si delinea come tra differenti forme di intelligenza.

D’altronde, la natura antropomorfa dei dispositivi interagenti con il linguaggio ha già sollecitato relazioni emozionali, ad esempio, tra bambini e adolescenti, ma se riportiamo la cosa al cantiere, le reazioni che solleciterebbe un dispositivo più complesso incorporato in un automa sarebbero più eclatanti.

In Italia, dunque, il settore della costruzione e dell’immobiliare e, più generalmente, dell’ambiente costruito, come sta indagando sull’argomento, oltre che strumentalmente iniziare a utilizzare alcuni dispositivi col prefisso di IA con entusiasmo eccessivo e aspettative elevate?

  • La digitalizzazione nel settore della costruzione e dell’immobiliare

Il settore della costruzione e dell’immobiliare, in Italia del valore di circa 300 miliardi di Eur, secondo le stime di CRESME, da diversi anni (almeno dal 2015) si confronta con la transizione e con la trasformazione digitale con enorme lentezza, mostrando atteggiamenti e andamenti assai altalenanti, ma, soprattutto, esibendo un radicale attaccamento alle prassi consuete, analogiche, fisiologicamente e statutariamente ostili, se non contrapposte, alla cultura del dato e dell’informazione.

Come si ribadirà, questa avversione, questa resistenza, che causa numerose criticità relativamente alle categorie della produttività e del rischio, potrebbe, nel caso si avverassero le previsioni peggiori in termini di evoluzione dell’Intelligenza Artificiale, costituire un baluardo a pratiche degenerate.

Per contro, il crescente disequilibrio tra domanda e offerta di lavoro intellettuale e, ancor più, manuale (si vedano le tendenze individuabili all’interno delle Casse Edili), non farà probabilmente che accentuare l’esigenza, al netto di flussi migratori, di introdurre Orchestre di Agenti Autonomi, anche embodied in automi e in macchinari, oltre che procedimenti costruttivi industrializzati, più facilmente gestibili con logiche di automazione e di robotica.

Sul piano scientifico un Agente, entità in grado di percepire il proprio ambiente attraverso sensori e di compiere azioni al suo interno tramite attuatori, dovrebbe presentare capacità operativa autonoma, di una certa intenzionalità, nel senso di una limitata supervisione e di una attività sollecitata esternamente.

In altre parole, il singolo Agente o una Orchestra di Agenti non avrebbe intenzionalità propria, ma solo finalità nel perseguire il compito assegnato, non agendo secondo dimensioni psicologiche o biologiche, si limiterebbe a essere proattivo.

Occorre, tuttavia, domandarsi sinché autonomia e indipendenza, entro un processo di apprendimento continuo ed evolutivo, non possano configurare, specie se in connessione con l’ambiente esterno, capacità ulteriori di ragionamento o di pianificazione, anche in assenza di rappresentazioni interne del mondo, come dimostrano le tassonomie sui livelli di Agency, per arrivare a condizione di essere l’essere umano un User as an Observer.

La maggior parte delle versioni tende ad addossare al progettista del sistema la decisione sul livello e all’utente il grado di coinvolgimento.

Il tema è cruciale per distinguere l’Agency, supposta rassicurante, dall’Autonomy, assai meno.

L’argomento di queste riflessioni riguarda, comunque, l’evoluzione attuale della trasformazione digitale del settore dell’ambiente costruito, dalla faticosa prima alfabetizzazione digitale odierna, ispirata all’acronimo BIM, al ricorso sistematico ai Modelli Linguistici Massivi, i LLM, sino a un (temibile) avvenire in cui prevarranno o potrebbero prevalere l’AGI, Artificial General Intelligence, e forse la Super Artificial Intelligence, tramite il passaggio attraverso Modelli Linguistici Multi Modali, singoli Agenti di AI e l’Agentic AI, oltre che a soluzioni neuro simboliche, ibridate.

È proprio l’ibridazione la chiave interpretativa, tra approcci statistici e simbolici, tra dimensione collettiva e dimensione generalista dell’Intelligenza Artificiale, ma anche tra dimensione linguistica, visiva e fisica.

Chiaramente, anche per il settore della costruzione e dell’immobiliare, al posto dei sistemi operativi si metteranno progressivamente a disposizione moltitudini di Agenti dedicati a singole funzioni, in una ottica, appunto, di natura agentica, avviando la possibilità, appunto, di agire autonomamente, proattivamente, indipendentemente (dall’essere umano) per conseguire un obiettivo complesso.

La natura dell’Agente è effettivamente cruciale, come già accennato, per comprenderne i confini, tra l’essere, in un primo tempo, al servizio dell’operatore umano e l’emanciparsene in seguito.

Gemini, ad esempio, fornisce questo esempio, nell’ottica di una AI for Construction Industry:

«Assicurati che ci sia abbastanza materiale per martedì». 

L’Agente:

  • Controlla il magazzino
  • Verifica i fornitori nel database
  • Invia l’ordine di acquisto
  • Aggiorna il cronoprogramma dei lavori
  • Notifica al capocantiere che il materiale è in arrivo

Questo esempio, nel prosieguo, dice meglio del significato ultimo:

  • Agente che si occupa dell’approvvigionamento: vede che i prezzi del materiale stanno salendo e blocca un ordine in anticipo
  • Agente che si occupa dell’attività: vede (tramite telecamere) che una squadra è ferma, inviando una notifica al tablet del caposquadra con una nuova priorità

Ciò vale nonostante che alcuni filosofi sostengano che l’Intelligenza Artificiale sia, appunto, limitata a una funzione di Agency, che agisca per conto di e a supporto degli operatori umani come Agenti e Assistenti (Agent & Companion), agendo senza intenzionalità o coscienza e, specialmente, senza autonomia e senza finalità proprie, eventualmente diverse da quelle umane: si tratta di una tesi certamente fondata per l’attualità, ma messa in discussione dalle prospettive da parte di alcuni padri fondatori della disciplina.

La versione per cui la diffusione dei supporti agentici e assistenziali sia complementare e non sostitutiva del lavoro e dell’occupazione umani, al netto di casi specifici, risulta credibile nel breve termine, ma poco attendibile nel medio e nel lungo periodo, proprio per la natura stessa sia dei Modelli Linguistici (tanto più se proseguirà la corsa alla ipotesi della scalabilità) sia, a maggiore ragione, dei Modelli Cognitivi, in quanto i Modelli hanno una natura intrinseca di apprendimento e di auto-apprendimento incessante.

La concezione che nei Modelli Linguistici una proprietà emergente si palesi allorché aumentano dati, potenza di calcolo e dimensione, è tipica delle reti neurali contemporanee, per quanto caratterizzata da vincoli legati all’esaurimento della disponibilità di nuovi dati qualitativi (nonostante la possibilità di generare dati sintetici oppure il trasferimento da domini ricchi di dati), dello straordinario consumo energetico e idrico e dalla limitazione intrinseca della conoscenza e dell’esperienza conseguibili attraverso il linguaggio.

Appare evidente che la proliferazione di Agenti e di Assistenti (di Companion come accompagnatori) potrebbe generare una atrofizzazione delle prestazioni intellettuali da parte degli attori umani, poiché i primi non sarebbero altro che operatori attivi e autonomi.

A titolo di esempio, guardando a temi come la semi-automazione della gestione dei titoli abilitativi nell’edilizia privata e delle attività organizzative e produttive nei cantieri, temi di cui l’autore di queste note si occupa, è ovvio che i risultati raggiungibili arrechino benefici, ma, al contempo, qualora si sviluppassero forme ulteriori di intelligenza, l’esito finale sarebbe la disumanizzazione di questi processi, in assenza di misure adeguate.

Nel primo caso, con ogni probabilità, un sistema avanzato sarebbe in grado di produrre autonomamente modelli informativi che siano conformi ai vincoli e ai requisiti regolamentari, riscrivibili, peraltro, in modo prossimo alle logiche opportune, sottoporli a una piattaforma dotata delle stesse competenze e inviare droni, automi e altro a verificare la conformità dei lavori in corso con i contenuti del progetto.

Nel secondo caso, in seguito si offre una simulazione degli scenari dettagliata.

Le professioni tecniche, specie per le attività routinarie, entrerebbero rapidamente tra le categorie a rischio di estinzione o di ridimensionamento.

Il fatto che nei prossimi anni sempre più Bigh Tech, start up e società di consulenza producano agenti e assistenti che permeino il vissuto quotidiano della professione e dell’imprenditorialità, se non governato, non farebbe altro che predisporre la via per scenari negativi, perché non farebbe che abilitare processi di marginalizzazione degli operatori umani.

Ciò di cui occorre ora prendere consapevolezza è che gli sforzi che da tempo si compiono per liberare il dato dal documento e per far sì che l’informazione incrementi la produttività e mitighi il rischio agendo direttamente sulla decisione, sorti prima della accelerazione dell’Intelligenza Artificiale, richiedono attualmente una grande cautela, poiché il dominio dell’Artificial Intelligence sta transitando dall’area della linguistica a quello delle scienze cognitive e, poiché l’obiettivo (reti neurali o meno) è emulare le dinamiche cerebrali, ci si addentra nel campo, minato, della dimensione mentale, reso ancor più rischioso dal fatto che, accanto ad Agenti di IA embedded nei dispositivi, si svilupperanno modelli cognitivi incorporati nella fisicità di automi e di altri apprestamenti o macchinari.

Paradossalmente, l’incultura digitale rinvenibile nel settore potrebbe favorire una proliferazione inconsapevole di forme non controllate di Intelligenza Artificiale, entro una costante diffusione delle soluzioni classiche, legate ai Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni.

Un simile processo permetterà di introdurre gradualmente una grande quantità di Agenti incorporati nei dispositivi hardware e software senza sollevare particolari apprensioni e generando elevati tassi di incremento di produttività.

Claude così riassume la relazione tra Modelli Linguistici e Modelli Esperienziali.

ChatGPT così riassume il concetto.

  • il BIM è descrizione
  • il LLM è linguaggio
  • il World Model è comprensione
  • l’AGI è intenzionalità operativa

Il punto è che la ricerca e gli investimenti mirano a sistemi che producano conoscenza originale e che fuoriescano dal contesto della conoscenza letteraria e iconografica, verso una consapevolezza fisica o esperienziale delle dinamiche contestuali, tanto più che soluzioni spendibili in futuro per una Intelligenza Generalizzata cominciano a essere utilizzati in domini specifici.

Di fatto, attraverso il gaming, i player del settore stanno avviando un percorso di addestramento nella conoscenza del mondo reale da parte di agenti, insegnando loro a interagire: un orizzonte problematico.

In effetti, la trasposizione delle soluzioni dal personal computer agli occhiali è significativa; anche per il cantiere edile o infrastrutturale.

Certamente, termini come consapevolezza e senzienza sono oggetto di tentativi tassonomici da parte delle scienze cognitive, per evitarne l’uso in termini impropri, a fini commerciali e politici, tanto che più che per proporre definizioni convincenti di queste Intelligenze Artificiali occorre definire metriche in grado di valutarle.

Sicuramente la diffusione di espressione di un certo tipo enfatizzano, tuttavia, due elementi cruciali: il ruolo degli attori umani nella società e, nel caso di specie, nell’economia e la comparsa di soggetti in grado di mediare tra Intelligenze Naturali e Intelligenze Artificiali.

Come si vedrà, è oggi più facile immaginare narrative esplicative per la fase della produzione cantieristiche più convincenti di quanto non lo possano essere quelle della committenza e della progettazione, ma il quadro potrebbe mutare drasticamente nell’arco di qualche lustro.

Alcuni applicativi che sembrano indicare la strada del cambiamento di paradigma possono essere considerati nelle esperienze di ambienti tridimensionali, come Genie o Marble o SIMA.

Il problema è che queste rappresentazioni tridimensionali dell’ambiente intendono simulare le dinamiche causali di natura fisica e le interazioni comportamentali come accesso alla comprensione delle esperienze sensibili e degli apparati mentali, con conseguenze assai preoccupanti.

Le note proposte in questa sede presentano certamente caratteri di finzione o di futurologia e, in quanti tali, possono essere ascritte al genere degli oracoli futili legati alla fine di un anno solare e all’inizio di quello successivo.

Tanto più, lo si dica, che il 2025 sia stato l’anno di introduzione definitiva nel Codice dei Contratti Pubblici della Gestione Informativa Digitale, con il conseguente grande sforzo degli attori di implementarla a fronte di una cultura analogica, cosicché ragionare di Intelligenza Artificiale Generale e di Super Intelligenza Artificiale appare risibile.

Ciò che, tuttavia, è rilevante è che la nuova frontiera delle strategie industriali che si riferiscono all’Intelligenza Artificiale, oggi giunta al massimo della popolarità, sia incentrata sui meccanismi cerebrali e sulle mappe mentali, oltre che sul superamento del linguaggio come accesso alla conoscenza del mondo reale da parte delle macchine.

I racconti qui presentati, all’interno di una riflessione complessiva, parzialmente ottenuti dalla generazione di testi da parte di strumenti linguistici tradizionali, scritti inerenti alla progettazione e alla realizzazione di un’opera, sottolineano certo la potenziale enorme capacità computazionale in termini di simulazione propria al dispositivo di Intelligenza Artificiale, così come la sua disponibilità di immense basi di dati.

Ciò che, però, rileva è che, da un lato, gli applicativi inizieranno a essere embodied (in automi come in macchinari) acquisendo una capacità fisica di percezione, di memoria, di decisione e di azione autonoma.

Non si tratta più di prevedere lo sviluppo di testi, il riconoscimento di immagini, l’interpretazione di suoni, ma di anticipare causalmente nel contesto fisico le proprie e altrui azioni, addestrando i dispositivi a partire da corpus di immagini dinamiche ovvero di video, come nell’apprendimento dei bambini nell’età prescolare.

Per un altro verso, le narrazioni non vertono tanto sull’originalità di una soluzione progettuale o sull’ottimizzazione di un programma dei lavori, quanto sugli aspetti psicologici e sociali che si possano indurre nell’utente di un edificio o di una infrastruttura o nei protagonisti nella gestione di un rapporto contrattuale o di una riserva.

È la stessa IA Generativa, tanto decantata, che sottolinea come la morale dei racconti prodotti consista nel dubbio sollevato dai protagonisti sulla possibilità di essere stati manipolati nella ricerca di una prestazionalità esasperata, oltre al fatto di essersi trovati all’interno di un confronto tra dispositivi eterogenei.

Quello che si può oggi desumere dai tentativi embrionali di sviluppare soluzioni di Advanced Machine Intelligence o di World Modelling come preludio alle cosiddette Intelligenza Generale e Super Intelligenza è il tentativo di non solo controllare predittivamente i fattori in gioco, ma, addirittura, di coglierne la manifestazione molto prima che si possano dare.

Le condizioni di indipendenza e di alienità che qui si ricordano appartengono ancora a un universo narrativo di science fiction, ma, indubitabilmente fanno parte anche di colossali programmi di investimento globali.

In un certo modo, si dovrebbe auspicare che le principali criticità caratteristiche del settore giovino a ostacolare certe tendenze e aiutino a indirizzare più correttamente la trasformazione digitale dello stesso.

Il limite maggiore che, dal punto di vista dell’epistemologia della digitalizzazione nel settore specifico, è rinvenibile nel modo in cui il settore dell’ambiente costruito stia affrontando la cosiddetta trasformazione digitale e il suo desiderio di ottimizzare i processi analogici, senza avvertire la volontà di disegnare processi autenticamente digitali, per ciò stesso inediti.

Il che non avrebbe controindicazioni se ragionassimo su una transizione digitale tradizionale, ma, sfortunatamente, le grandi società globali stanno molto concretamente cercando di proporre un nuovo paradigma, assai preoccupante, invero, relativo alla generazione di nuove forme di intelligenza, di modelli o di sistemi che ragionano.

Si pensi a ciò che comporti il grounding nell’Intelligenza Artificiale, cioè il collegamento tra simboli astratti e i contesti nel mondo reale, per comprendere anche i comportamenti, senza considerare gli studi condotti sulla consciousness dei Modelli Linguistici Massivi.

Il tema in oggetto è formulabile nel quesito relativo a un contesto in cui un sistema cognitivo basato su forme avanzate di Intelligenza Artificiale sia in grado di ragionare in modi che non siano comprensibili dall’essere umano.

Le incognite principali riguardano non solo il risultato di tale sforzo, ma anche i tempi entro cui esso possa essere portato a conclusione, tenendo in conto che le principali motivazioni stiano in una competizione globale di natura macroeconomica e militare, tali per cui il settore sarebbe oggetto secondario delle innovazioni, ma non ne sarebbe esente.

Occorre dire che il settore è connotato da transazioni frammentarie, antagonismi identitari, proceduralizzazioni ostative, e così via: sono, questi, tutti fattori, specie per la componente intellettuale del lavoro, che, paradossalmente, potrebbero rallentare l’inverarsi di ipotesi assai inquietanti, senza cadere in uno sterile millenarismo.

La digitalizzazione nel settore della costruzione e dell’immobiliare, nella sua versione più avanzata, avverte ormai una specifica esigenza: quella di assicurare che vi sia continuità dei flussi informativi lungo la commessa, dalla fase di formazione delle esigenze e di valutazione della fattibilità dell’investimento sino all’avviamento dell’operatività dell’opera, che essa sia un edificio, un’infrastruttura, una rete.

In altre parole, la soluzione di continuità nell’informazione equivale a una falla nel sistema di trasporto idrico, ma, al contempo, tale discontinuità è identitaria.

Un primo indizio in merito proviene dalla necessità di introdurre nell’Ambiente di Condivisione dei Dati soluzioni di Linked Data che permettano di correlare le informazioni contenute in ogni tipologia di contenitore informativo.

In altre parole, i modelli informativi, legati al BIM, per un verso, sono mediamente poveri di dati e di informazioni alfanumerici, dall’altro sono palesemente insufficienti ad assolvere a tutte le funzioni che il mercato ritiene utili.

In definitiva, la gestione abituale dei modelli informativi riflette la difficoltà di molti operatori nell’effettuare la transizione dalla dimensione della rappresentazione al piano della simulazione, in funzione della predizione.

Un simile fallo è riscontrabile in buona parte dei cosiddetti gemelli digitali, non solo nella Modellazione Informativa: non a caso.

Occorre, quindi, fuoriuscire dall’angusta visione del modello informativo in quanto tale, tanto più se del tutto decontestualizzato rispetto all’ecosistema digitale in cui tutte le azioni dovrebbero attuarsi.

Ciò che vale è, infatti, che in tale sistema di piattaforme digitali, un sistema distribuito, siano reperibili e consultabili in modo strutturato tutti i dati disponibili.

D’altra parte, questi modelli informativi saranno sempre più producibili e modificabili da soggetti umani non esperti nelle funzionalità strumentali, ma competenti disciplinarmente, grazie all’agentificazione.

Agenti di Intelligenza Artificiale saranno, in effetti, capaci di ricevere le richieste espresse dal tecnico competente in maniera testuale o verbale e di operare direttamente negli applicativi cosiddetti di BIM Authoring, così come, invero, in qualsiasi altro strumento di produzione e di archiviazione di dati.

Ciò permetterà ai professionisti della committenza, perlopiù sprovvisti delle abilità e delle conoscenze idonee a esprimere computazionalmente richieste contenutistiche e requisiti informativi e di valutare successivamente la conformità dei contenuti informativi ottenuti da parte della controparte contrattuale professionale o imprenditoriale.

(1 – continua)

 

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