PROGETTO SHIFT
I depuratori come miniere energetiche per alimentare il teleriscaldamento nelle città. Ma l’Italia è lenta su norme, risorse e governance
Non se ne parla mai troppo, anzi. Ma una delle strade per mettere in pratica la transizione energetica passa dall’acqua. In particolare, da un suo utilizzo intelligente tanto in ambito industriale quanto urbano e agricolo. L’Europa, troppo spesso bisfrattata, su questo può vantare già tanti progetti esemplari. E’ proprio a questi che si ispira Shift, la nuova piattaforma inaugurata ieri a Roma dal gruppo Cap con l’obiettivo di promuovere modelli di partenariato pubblico-privato per sviluppare soluzioni integrate nel campo idrico, energetico e bioeconomico. Lo sfondo fa già da riferimento: fino al 20% del pil nazionale è, infatti, riconducibile alla disponibilità della risorsa idrica. La filiera estesa dell’acqua genera un valore economico significativo lungo tutta la catena, con un moltiplicatore pari a 2,8, a dimostrazione dell’effetto leva sugli altri settori produttivi.
Nel policy brief presentato insieme alla piattaforma, poi, si analizza il potenziale di recupero dell’energia termica presente nelle acque reflue. Secondo quanto dettagliato nel documento, i depuratori possono diventare vere e proprie “miniere energetiche”. Le reti del ciclo idrico mantengono infatti una temperatura stabile di 10-20°C tutto l’anno: una risorsa oggi poco valorizzata che, attraverso pompe di calore industriali, può alimentare le reti di teleriscaldamento urbano (tlr). L’integrazione tra Servizio Idrico Integrato e Teleriscaldamento rappresenta, allora, l’esempio più concreto di come le infrastrutture ambientali possano evolvere da sistemi di servizio settoriali a piattaforme energetiche urbane. Tuttavia, spiega il brief, per rendere scalabili questi modelli, serve un aggiornamento del quadro normativo nazionale che superi le attuali barriere economiche. Di qui la richiesta al governo di equiparare le norme su calore recuperato ed elettricità per allinearsi ai target Ue 2045. Inoltre, si chiede di defiscalizzare l’energia elettrica utilizzata per il recupero di calore. Ancora, viene chiesto il riconoscimento della strategicità delle opere di integrazione tra infrastrutture, insieme a una drastica semplificazione degli iter autorizzativi: un passaggio indispensabile per ammortizzare gli alti costi di posa delle reti e garantire la messa a terra dei finanziamenti entro le scadenze del Pnrr. A proposito, ricorda l’analisi di Shift: “il contributo derivante dai fondi del Piano di ripresa e resilienza ha permesso di coprire circa il 57% dei costi di investimento complessivi. (…) Inoltre, si deve considerare che negli ultimi anni il valore degli investimenti dei gestori del servizio idrico, sostenuti dalla tariffa (considerando investimenti medi complessivi annui pianificati dai gestori nel periodo 2021-2023, coperti da tariffa e da fondi pubblici), è aumentato fino a circa 4 miliardi di euro l’anno. Si tratta di un valore che risulta però inferiore al fabbisogno di settore stimato almeno 6 miliardi di euro l’anno e destinato a rinnovare le infrastrutture, ridurre le perdite di rete e adeguare gli impianti alle normative europee sull’inquinamento”.
Tra i casi europei a cui guardare, ad esempio, ci sono la Germania e la Danimarca. Dove “gli operatori sono incentivati a raggiungere la neutralità energetica sfruttando innanzitutto il contenuto di energia termica delle acque reflue (ad esempio mediante cogenerazione e/o pompe di calore) e, successivamente, implementando misure quali impianti fotovoltaici o parchi eolici. In questo modo qualora il biogas venga trasformato in biometano, il suo intero contenuto energetico può essere contabilizzato, poiché sarà utilizzato come combustibile”. Allo stesso modo per le pompe di calore, “che possono essere impiegate non solo per la produzione di calore, ma anche per il raffrescamento (teleriscaldamento e teleraffrescamento)”, spiega il policy brief. Tra i casi studio italiani, invece, vengono menzionati il depuratore di Peschiera Borromeo e l’interconnessione depuratore-teleriscaldamento a Rozzano.
Sul fronte normativo, invece, la distanza Ue-Italia può essere colmata definendo regole chiare e precise per la neutralità energetica, incentivi e altre misure condivise con gli operatori del settore. “È pertanto evidente che, per rispondere efficacemente alle indicazioni delle Direttive Europee in materia di neutralità energetica del settore idrico e di uso efficiente dell’energia, risulta necessario introdurre strumenti di policy capaci di favorire la diffusione delle soluzioni di recupero termico nel contesto industriale italiano. Affinché gli obiettivi di decarbonizzazione delle infrastrutture a servizio del territorio si traducano in investimenti effettivamente realizzabili, è necessario introdurre misure volte a garantire la redditività degli interventi che i soggetti gestori sono chiamati ad attuare”.
Altre criticità nostrane riguardano le difficoltà degli enti in termini sia di gap di competenze che di gestione degli iter amministrativi. In questo contesto, ricorda il paper, il progetto europeo Skills4DHC (programma Life, 2024–2027) rappresenta un riferimento operativo, con 13 programmi formativi specializzati rivolti all’intera filiera del District Heating & Cooling, includendo esplicitamente la formazione di funzionari pubblici su pianificazione energetica (heat planning), sviluppo delle reti e gestione dei procedimenti autorizzativi. Il modello è in fase di sperimentazione in sei Paesi e c’è anche l’Italia.