Più che un discorso sullo State of the Union, è stato comizio fiume. Davanti a Camera e Senato riuniti in plenaria, Donald Trump ha rivendicato una “trasformazione senza precedenti” e l’avvio di una “nuova età dell’oro” per gli Stati Uniti, difendendo senza arretramenti la sua linea su dazi, tasse e commercio internazionale. Ignorando i sondaggi che segnalano un calo di popolarità, il presidente non ha annunciato nuove misure, ma ha costruito per quasi due ore un bilancio delle sue politiche economiche. «Non torneremo indietro», ha assicurato, sostenendo che con la sua amministrazione l’America «non è mai stata così rispettata» sul piano globale. Uno dei passaggi più attesi riguardava i dazi, dopo le recenti decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti che hanno ostacolato alcune misure tariffarie. Trump ha evitato uno scontro diretto con i giudici, pur definendo “infelice” la sentenza e promettendo di andare avanti, anche se «sarà più complicato». Il presidente ha avvertito i partner commerciali che eventuali nuovi accordi potrebbero essere «molto peggiori» per chi non accetterà le condizioni di Washington. Il messaggio è chiaro: protezionismo e leva tariffaria restano strumenti centrali della sua strategia industriale. Ampio spazio anche ai tagli fiscali, indicati come motore della crescita e del rilancio produttivo. Trump ha rivendicato di aver alleggerito la pressione su imprese e famiglie, presentando le sue scelte come la base della ripresa economica e del ritorno degli investimenti. In chiave elettorale, ha contrapposto la sua agenda a quella dei democratici, accusati di voler aumentare tasse e regolamentazione e di privilegiare, sul piano della spesa pubblica, politiche migratorie e sociali a scapito dei lavoratori americani. Sul fronte energetico e geopolitico, il presidente ha collegato la sicurezza economica nazionale alla linea dura verso l’Iran. Ha ribadito che Teheran non avrà l’arma nucleare e ha evocato la minaccia dei missili iraniani in grado di colpire Europa e Stati Uniti, lasciando aperta la porta a un possibile intervento. Un’escalation che avrebbe inevitabili ripercussioni sui mercati energetici e sugli equilibri internazionali. La replica democratica, affidata alla governatrice della Virginia Abigail Spanberger, si è concentrata sulle “promesse tradite” in materia economica, accusando il presidente di aver favorito le fasce più ricche senza garantire benefici diffusi.
LA GIORNATA
Trump: per l’America una nuova ‘età dell’oro’, linea dura sui dazi
- Rider, in 20 mila con paghe da povertà. L’inchiesta va avanti
- Cnel-Unioncamere: le aziende non coprono 46 posizioni su 100, le costruzioni toccano il 60%. Allarme occupazione giovanile
- Genova, Rixi: intesa firmata da Psa e porto sblocca 1 mld di dollari di investimenti privati
IN SINTESI
Concorrenza, avviata la consultazione Ue sul nuovo regolamento sulle esenzioni sugli aiuti di Stato
La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica, aperta fino al 23 aprile, sulla bozza di un regolamento generale di esenzione per categoria (Gber) più semplice e snello. Il regolamento definisce specifiche categorie di aiuti di Stato compatibili con le norme dell’Ue, se soddisfano determinate condizioni, ed esenta questi aiuti dalla notifica preventiva e dall’approvazione da parte della Commissione. Ciò consente agli Stati membri di erogare rapidamente gli aiuti se sono soddisfatte le condizioni che limitano la distorsione della concorrenza nel mercato unico. La nuova versione allineerà il regolamento alle attuali condizioni sociali, di mercato e tecnologiche. Dopo 12 anni di applicazione e diverse modifiche, le norme di esenzione per categoria beneficeranno di chiarimenti e semplificazioni. La Commissione proporrà un nuovo regolamento generale di esenzione per categoria prima della scadenza di quello attuale alla fine del 2026, al fine di accelerare la concessione degli aiuti necessari e proporzionati. Le principali modifiche proposte – sintetizza una nota della Commissione – includono nuove condizioni semplici per piccoli importi di aiuti a favore di progetti o attività specifici, quali la ricerca e lo sviluppo o la protezione dell’ambiente, indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa. La bozza ha l’ambizione di rispondere in modo più efficace alle esigenze delle Pmi, ad esempio con strumenti di finanziamento del rischio più flessibili o aiuti sotto forma di trattamento fiscale favorevole delle opzioni su azioni e dei warrant per i dipendenti, e con l’inserimento di aiuti alle Pmi più accessibili per le imprese sociali. La concessione di aiuti al funzionamento per le energie rinnovabili diventerà più semplice e possibile su scala più ampia. Ad esempio, il bilancio complessivo annuale per tali regimi di aiuto non sarà più limitato a 300 milioni di euro, mentre rimarrà applicabile un semplice massimale per beneficiario. Previste anche disposizioni aggiornate per contribuire ad affrontare la crisi abitativa, consentendo intensità di aiuto più elevate per misure di efficienza energetica in progetti di edilizia sociale o a prezzi accessibili e per le imprese sociali che forniscono alloggi. La bozza in consultazione prevede anche regole aggiornate per stimolare la ricerca e lo sviluppo e l’innovazione. Le imprese giovani e innovative con una base patrimoniale debole o che spendono le riserve di liquidità per lo sviluppo di prodotti non saranno più escluse dalla possibilità di beneficiare di aiuti alla R&S e all’innovazione. Sarà più facile concedere aiuti ai cluster di innovazione, alle infrastrutture di ricerca e alle infrastrutture di sperimentazione e collaudo. Previsti inoltre incentivi più forti per migliorare le competenze e riqualificare i lavoratori al fine di aumentare la competitività. Ad esempio, sarà possibile concedere più aiuti per la formazione dei lavoratori nelle competenze digitali e Stem. La produzione agricola, la pesca e l’acquacoltura diventeranno ammissibili alla maggior parte delle categorie di aiuti, offrendo agli Stati membri la possibilità di concedere aiuti a questi settori o delle esenzioni per categoria settoriali. La Commissione propone anche regole più chiare e flessibili applicabili agli aiuti agli aeroporti. Ad esempio, il nuovo regolamento aumenterà la dimensione consentita degli aeroporti ammissibili agli aiuti al funzionamento. Prevista infine chiarezza sulla compatibilità degli aiuti sotto forma di strumenti finanziari gestiti da intermediari finanziari, quali fondi di investimento o banche, e possibilità di applicare le cosiddette opzioni di costo semplificate, quali il finanziamento forfettario, i costi unitari o gli importi forfettari, come semplice alternativa alla documentazione dei costi “reali” in tutte le misure di aiuto in cui è necessario identificare i costi ammissibili. Prevista l’abolizione dell’obbligo di valutare i regimi di aiuto con budget elevati.
Fazzolari riunisce i capi di gabinetto, ancora più sprint sui decreti attuativi
Si è riunita ieri pomeriggio, a Palazzo Chigi, la Conferenza dei Capi di Gabinetto di tutti i ministri, convocata e presieduta dal sottosegretario per l’Attuazione del programma di governo, Giovanbattista Fazzolari, come previsto dall’articolo 7 del Dpcm 1° ottobre 2012. E’ quanto si legge in una nota in cui si sottolinea che nel corso della riunione, il sottosegretario ha espresso apprezzamento per l’impegno dei presenti nel limitare il ricorso alla normativa secondaria, in particolare per le misure che comportano un impegno finanziario.Dall’insediamento del governo Meloni, sono stati stanziati complessivamente 389 miliardi di euro, di cui il 98,63% risulta già disponibile per effetto di norme auto-applicative e decreti adottati. Il grado di auto-applicatività delle misure mostra un progresso significativo: dal 18% del 31 dicembre 2022 al 52% del 31 dicembre 2025. Il miglioramento riflette anche la riduzione dei decreti attuativi in ingresso: nei primi 45 giorni del 2023 erano 135, nello stesso periodo del 2026 ne risultano 121. Nel corso della riunione è stata comunque ribadita l’urgenza di accelerare l’adozione dei provvedimenti attuativi residui, seguendo un chiaro ordine di priorità: precedenza agli atti di maggiore rilievo economico-finanziario, in particolare quelli con stanziamenti pari o superiori a 10 milioni di euro, e a quelli più significativi per l’attuazione del programma di governo. Un criterio, ha sottolineato Fazzolari, volto ad assicurare un utilizzo efficiente delle risorse e una piena coerenza tra programmazione politica e azione amministrativa
Dazi, sindacati Ue: garantire che i nuovi annunci Usa non causino perdita di posti di lavoro
La Commissione europea deve garantire che l’ultimo annuncio degli Stati Uniti sui dazi non si traduca in perdite di posti di lavoro nei settori interessati. Lo afferma con una nota la Confederazione europea dei sindacati (Ces). “I dazi aumentano ulteriormente la pressione sui lavoratori di industrie già alle prese con alti costi energetici, catene di approvvigionamento fragili e incertezza geopolitica. Nuovi dazi statunitensi o un loro inasprimento colpirebbero direttamente settori chiave europei, mettendo a rischio occupazione, investimenti e resilienza industriale in tutta l’Ue”, sottolinea la Confederazione. “L’Europa deve rispondere in modo fermo, proporzionato e unitario. La frammentazione non farebbe che indebolire la nostra posizione ed esporre lavoratori e industrie a una maggiore instabilità. L’Ue dispone degli strumenti per difendersi, inclusi quelli di difesa commerciale, e non dovrebbe esitare a utilizzarli quando necessario. Sure 2.0 e strumenti di gestione delle crisi devono essere introdotti con urgenza per proteggere l’occupazione e la produzione nei settori minacciati. Difendere il commercio aperto non significa accettare misure sleali. Significa difendere i posti di lavoro europei, i settori strategici e un commercio affidabile”, dichiara Esther Lynch, segretaria generale della Ces.
Fincantieri: infortunio mortale a Monfalcone, sciopero in tutti i cantieri del gruppo
Ieri mattina, nel corso di attività manutentive su un tetto di un capannone nel cantiere di Monfalcone di Fincantieri, un giovane lavoratore di una ditta specializzata di lavori in quota è precipitato a terra ed ha perso la vita. Lo hanno annunciato Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm. £Nell’esprimere cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore e attendendo le risultanze delle verifiche e indagini degli organi competenti, siamo, ancora una volta, a denunciare una morte che certamente ha dei responsabili e delle responsabilità”, hanno denunciato. “Oltre a Monfalcone dove, chiaramente, i lavoratori si sono immediatamente fermati in sciopero, sono proclamate 2 ore di sciopero in assemblea anche negli altri cantieri e allargandole anche alle aziende in appalto. Non è più accettabile che nel nostro Paese gli infortuni mortali continuino a verificarsi senza che nulla cambi. Serve volontà politica per affrontare questa piaga. Sono necessari investimenti, in particolare sulla formazione. Serve aver riscontro della formazione sulla sicurezza fatta dalle aziende degli appalti. Serve cambiare la cultura della sicurezza considerata ancora troppo spesso esclusivamente un costo aziendale. Basta, basta, basta morire lavorando”.
Cnel-Unioncamere: le aziende non coprono 46 posizioni su 100, le costruzioni toccano il 60%. Allarme occupazione giovanile
Le imprese italiane, in 46 casi su 100, fanno fatica a coprire le posizioni lavorative ricercate. Parallelamente, si allarga il bacino dei giovani potenzialmente impiegabili. In gran parte si tratta di studenti che non hanno ancora concluso il percorso di studi ma, nell’area degli “inattivi”, in aumento del 4% su base annua, figurano anche molti giovani che per vari motivi non riescono ad accedere alle opportunità occupazionali. È quanto emerge dal secondo Report di CNEL e Unioncamere, in collaborazione con Istat, il cui obiettivo è analizzare in modo sistematico le dinamiche del mercato del lavoro. In particolare, il Report approfondisce il disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni occupazionali delle imprese sulla base dei dati Excelsior del Ministero del Lavoro e di Unioncamere, affiancando all’analisi della domanda di lavoro focus specifici sulle caratteristiche dell’offerta di fonte ISTAT. Il focus di questa edizione riguarda la condizione dei giovani nel mercato del lavoro. L’occupazione giovanile diminuisce del 3,5% su base annua, mostra l’Istat sulla base dei dati al terzo trimestre 2025. La contemporanea riduzione della disoccupazione (-4,7%) non si traduce in un travaso verso l’occupazione: l’inattività cresce del 4%.Le dinamiche interne a questa fascia demografica rivelano diverse fratture. La prima è il titolo di studio e territorio. Il calo dell’occupazione colpisce in modo particolarmente severo i laureati, concentrandosi soprattutto nelle regioni del Centro e del Nord. Al contrario, i diplomati mostrano una maggiore tenuta occupazionale, un dato coerente con la forte richiesta aziendale di figure tecniche e operative nel commercio e nei servizi. C’è il divario di genere: nel terzo trimestre 2025, si assiste a una forbice preoccupante. Mentre il tasso di disoccupazione scende tra i giovani maschi, assestandosi al 9,6%, aumenta sensibilmente tra le giovani donne, raggiungendo l’11,4%. A questo si aggiunge un incremento della disoccupazione di lunga durata, che penalizza in particolar modo la componente femminile. Più formazione o scoraggiamento: l’incremento degli inattivi può riflettere il prolungamento dei percorsi formativi, condizioni di scoraggiamento nella ricerca di lavoro o difficoltà di accesso alle opportunità occupazionali. Questo andamento segnala criticità nei processi di transizione verso il lavoro e una crescente distanza tra una parte della popolazione giovanile e il sistema produttivo. Nonostante le imprese segnalino diffuse difficoltà nel reperire personale e persistano fabbisogni elevati in diversi settori — soprattutto nei servizi, nelle costruzioni e nelle professioni operative — una quota crescente di giovani resta ai margini del mercato del lavoro. Alta criticità è il disallineamento di competenze: tale apparente contraddizione evidenzia la persistenza di un disallineamento tra competenze disponibili e profili richiesti, nonché possibili criticità nei percorsi di orientamento e nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Inoltre, tra i giovani occupati (15–24 anni) circa l’80% si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, sebbene prevalgano giudizi di soddisfazione moderata, coerenti con percorsi lavorativi iniziali spesso caratterizzati da stabilità limitata e prospettive di crescita ancora incerte.
Per il secondo semestre 2025, sulla base dei dati del Sistema Informativo Excelsior del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e di Unioncamere, le imprese italiane hanno programmato 2,589 milioni di entrate. Il dato segnala un lieve rallentamento (-1,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), inserendosi in un contesto macroeconomico improntato alla cautela. Le dinamiche dimensionali confermano le micro e piccole imprese come il bacino trainante della domanda di lavoro, a fronte di strategie di assunzione marcatamente più prudenti adottate dalle imprese di dimensione medio-grande. Le strategie aziendali mostrano una chiara polarizzazione. La crescita della domanda si concentra esclusivamente sulle professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (+5,1%), che diventano il gruppo professionale più richiesto. Parallelamente, si assiste a una drastica razionalizzazione delle figure apicali e altamente specializzate: crollano le richieste per dirigenti (-20%), professioni intellettuali ad alta specializzazione (-12,4%), impiegati (-8,3%) e professioni tecniche (-4,2%). Sul fronte del mismatch, il Report rileva un leggero miglioramento rispetto all’anno precedente (48,4% nello stesso periodo del 2024), ma l’emergenza resta conclamata: le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per il 46,1% dei contratti programmati. Considerando l’intero 2025, la difficoltà di reperimento sale al 51% quando le imprese cercano laureati. Nel corso dell’anno, la quota di laureati under 30 ricercata dalle imprese è stata pari all’11% del totale delle entrate dei giovani. L’attuale disallineamento tra domanda e offerta rischia di rallentare la piena operatività di settori trainanti per l’economia. Le maggiori difficoltà di reperimento dei profili si concentrano in tre comparti: costruzioni (oltre il 60% delle posizioni); industria metalmeccanica ed elettronica (59,2%); servizi informatici e telecomunicazioni (51,4%). In generale, i tempi medi di reperimento si attestano a 4,5 mesi, con punte critiche che superano i 6 mesi per specifici comparti manifatturieri e per l’edilizia, evidenziando la natura strutturale del disallineamento.
“I dati di questo Report indicano chiaramente una sfida cruciale e non più rimandabile: far incontrare i fabbisogni delle imprese, oggi alla ricerca di profili per quasi la metà delle assunzioni previste, con il capitale umano custodito nei serbatoi di potenziale inespresso del Paese, come i nostri giovani, le donne e gli anziani”, dichiara il Presidente del CNEL, Renato Brunetta. “Grazie alla preziosa collaborazione con Unioncamere e Istat mettiamo a disposizione del decisore pubblico e delle parti sociali un solido strumento di orientamento. Attraverso una lettura attenta dei dati e interventi mirati abbiamo l’opportunità di affrontare i divari territoriali, anagrafici e di genere, rilanciando la competitività del nostro tessuto produttivo e costruendo le basi per un ingresso qualificato, inclusivo e di qualità nel mondo del lavoro”. “Individuare le azioni più efficaci per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e trattenere i talenti è essenziale per assicurare competitività alle nostre imprese e crescita economica diffusa”, commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “I giovani sono un patrimonio prezioso che dobbiamo riuscire ad attrarre e valorizzare, offrendo loro una occupazione solida e soddisfacente”.
Anci-Anbi, Aubac: il protocollo passaggio importante per governance integrata del territorio
“Il Protocollo ANCI–ANBI rappresenta un passaggio importante verso una governance più integrata, preventiva e resiliente del territorio e della risorsa idrica. Si tratta di una cornice istituzionale importante e concreta perché riconosce il valore della collaborazione stabile tra soggetti che presidiano quotidianamente il territorio. In un contesto di eventi estremi più frequenti e severità idrica crescente, lavorare in modo coordinato non è più un’opzione, ma una necessità” ha dichiarato Marco Casini, Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC), intervenendo nel corso della conferenza stampa di presentazione del Protocollo ANCI–ANBI. “Nel Distretto idrografico dell’Appennino Centrale, che comprende 901 Comuni e oltre 8,6 milioni di abitanti, con un territorio ampio e fragile e oltre 1,2 milioni di abitanti esposti a rischio idrogeologico e idraulico, la cooperazione tra istituzioni, Comuni e Consorzi non è solo utile, ma fondamentale per rafforzare prevenzione, capacità di risposta e qualità degli interventi”.
Genova, Rixi: intesa firmata da Psa e porto sblocca 1 mld di dollari di investimenti privati
“L’intesa firmata tra Psa e Porto di Genova sblocca un miliardo di dollari di investimenti privati su un’infrastruttura strategica per il Paese. L’accordo porterà il terminal PSA di Pra’ fino a 3 milioni di teu annui e prevede ampliamenti molto più contenuti rispetto a quanto stabilito dal piano regolatore del 2001, razionalizzando spazi e opere a mare. Tra i punti chiave dell’intesa infatti c’è anche una riduzione degli impatti ambientali con una crescita ordinata. Un accordo che rafforza il ruolo del nostro Paese come hub logistico di riferimento nel Mediterraneo. Genova diventa così un modello replicabile per la blue economy di sviluppo sostenibile e industriale”. Lo scrive sui social il viceministro al Mit, Edoardo Rixi.
Fs Logistix, Milano Smistamento: montate le prime tre gru, investimento da 120 mln
Un investimento da 120 milioni di euro per rafforzare il ruolo dell’Italia nei corridoi logistici europei. Il nuovo Terminal intermodale di Milano Smistamento entra nel vivo: TerAlp, società di FS Logistix (Gruppo FS) e partecipata da Hupac, ha completato il montaggio delle prime tre gru elettriche a portale. Si tratta di un passaggio chiave nella realizzazione di uno dei progetti più rilevanti per l’intermodalità ferroviaria del Nord Italia, destinato a potenziare in modo significativo la capacità di scambio ferro-gomma e a intercettare la crescita dei flussi merci lungo l’asse Italia–Svizzera–Nord Europa, anche grazie alle gallerie ferroviarie di base del San Gottardo e del Monte Ceneri. Le gru elettriche a portale, movimentabili su rotaia, saranno centrali nelle operazioni di carico e scarico dei container, assicurando elevati standard di efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale. L’installazione rientra nel contratto da circa 31 milioni di euro, firmato nell’agosto 2024 con la società austriaca Kuenz, che prevede produzione, montaggio e messa in servizio di sei gru complessive. Parallelamente proseguono le attività di realizzazione dei sottoservizi e degli impianti tecnologici funzionali al Modulo 1, così come avanzano le opere di armamento ferroviario che definiranno progressivamente l’assetto operativo del terminal. “Con il nuovo terminal intermodale di Milano Smistamento rafforziamo l’impegno del Gruppo FS nelle grandi direttrici logistiche europee e acceleriamo una scelta strategica, spostare sempre più merci dalla gomma alla rotaia – ha detto l’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo FS, Stefano Antonio Donnarumma – Un investimento industriale che unisce competitività e sostenibilità, potenziando l’asse con la Svizzera e il Nord Europa e contribuendo in modo concreto alla decarbonizzazione dei trasporti. Non realizziamo solo un’infrastruttura, ma un nodo chiave di una rete logistica a basse emissioni, integrata con il territorio e capace di generare valore economico, ambientale e sociale”.
“L’installazione delle prime tre gru elettriche a portale segna un avanzamento fondamentale nella realizzazione del nuovo terminal intermodale di Milano Smistamento e conferma la solidità del percorso che stiamo portando avanti – ha dichiarato Sabrina De Filippis, AD di FS Logistix – i terminal rappresentano il cuore dell’intermodalità, trasformando capacità ferroviaria in valore reale per le imprese e per il sistema logistico. Milano Smistamento è un investimento strategico per l’integrazione dei trasporti e per sostenere la crescita dei flussi internazionali. Si inserisce in una visione europea che stiamo concretizzando attraverso interventi mirati lungo i principali corridoi logistici del continente. Ne è un esempio l’acquisizione del terminal Mainhub di Anversa, che ci consente di presidiare un hub strategico e di ampliare capacità e connessioni a livello internazionale”. Il nuovo terminal sorgerà su un’area di circa 240.000 metri quadrati e sarà dotato di tecnologie di ultima generazione. L’infrastruttura sarà composta da 15 binari lunghi almeno 740 metri – 10 dedicati alle operazioni di trasbordo e 5 di supporto – organizzati in due moduli, ciascuno equipaggiato con tre gru elettriche a portale. “Siamo molto orgogliosi della partnership tra il Gruppo Hupac, socio di TerAlp, e FS Logistix” – ha aggiunto Bernhard Kunz, Presidente TerAlp. “La nuova piattaforma del terminal di Milano Smistamento offrirà un’importante opportunità per collegare in modo ancora più efficiente il mercato italiano e i suoi porti, attraverso l’asse ferroviario di pianura e il corridoio alpino, ai principali mercati del Nord Europa, fino al Benelux, alla Germania e all’Europa orientale. L’incremento di capacità che ne deriverà costituirà inoltre un ulteriore incentivo al trasferimento di volumi di merce dalla strada alla ferrovia”. A pieno regime potrà gestire fino a 44 treni al giorno, con una capacità potenziale di circa 395.000 UTI all’anno, contribuendo in modo concreto allo shift modale dalla strada alla ferrovia e allo sviluppo sostenibile del trasporto merci tra Italia ed Europa. Il progetto si inserisce nel più ampio piano di investimenti di FS Logistix, orientato alla realizzazione di terminal intermodali tecnologicamente avanzati, in grado di rispondere in modo efficiente, competitivo e a ridotto impatto ambientale alla crescente domanda di trasporto merci internazionale.
Corridoio Imec, Confindustria: offre grandi potenzialità per merci, energia e digitale
“Questa iniziativa è oggi al blocco di partenza ed è complessa, presuppone una visione di medio-lungo termine. Il corridoio va oltre la logistica e interessa due dimensioni fondamentali: creare un mercato interconnesso dell’energia e rafforzare la connettività digitale. Ci sono enormi potenzialità da esplorare. I firmatari del Memorandum of Understanding rappresentano poco meno del 50% del Pil mondiale e quindi sono una magnitudo assai rilevante. L’IMEC, garantendo infrastrutture più moderne ed efficienti, favorisce l’aumento degli scambi. L’accordo, infatti, favorisce non solo abbattimento tariffario, ma anche la convergenza regolamentare, l’avvicinamento di norme e standard, l’abbattimento delle barriere tecniche”. Lo ha detto Marco Felisati, direttore Affari internazionali di Confindustria in audizione alla commissione Esteri della Camera sugli aspetti geopolitici del progetto India Middle East Europe Economic Corridor. Per quanto riguarda, in particolare, l’aspetto dell’energia legato all’IMEC, “ricordiamo che l’Italia è un importatore netto di fonti energetiche e quindi la diversificazione dei fornitori, coerente con il principio di neutralità tecnologica, è importante per il paese. L’IMEC si candida a contribuire a risolvere una sorta di trilemma energetico, cioè avere energia decarbonizzata, competitiva nei costi e sicura in termine di approvvigionamenti”. Inoltre, l’Italia è ” ottimamente posizionata, conosciamo la capacità del Paese. A livello portuale ci sono 62 porti organizzati in 16 autorità, e questo è un sistema realmente capace di assorbire e valorizzare l’effetto moltiplicatore dell’IMEC sui flussi commerciali. IMEC – ha sottolineato Felisati – è anche un’opportunità per rafforzare il legame tra i trasporti e la logistica e l’industria. L’Italia può stabilire collaborazioni industriali con i partner del corridoio, aumentando la sicurezza e la prevedibilità delle rotte commerciali e abbatterne il costo”.
Imprese, Istat: nel 2023 aumentano partecipate pubbliche, in calo quelle locali, 8.323 società con quasi 963mila addetti
Nel 2023 le partecipate pubbliche erano in Italia 8.323, contando quasi 963mila addetti. Il numero di partecipate è in lieve crescita (+0,9%) rispetto al 2022 con un aumento più consistente del numero di addetti (+9,5%). Si riducono invece dell’1,4% le società partecipate da almeno un’amministrazione regionale o locale. Lo comunica l’Istat nell’ultimo report sul settore. Il valore aggiunto delle imprese a controllo pubblico nel 2023 è pari a oltre 70 miliardi di euro (il 6,5% di quello complessivamente prodotto nell’Industria e nei Servizi) in aumento, a prezzi correnti, del 7,5% rispetto al 2022 (+7,3% l’incremento del valore aggiunto nel totale dei settori Industria e Servizi). Il Ministero dell’economia e delle finanze si conferma il principale soggetto controllante: 13,9% delle imprese e oltre la metà degli addetti (53,2%) a controllo pubblico.
Leonardo, nel 2025 ebita sopra le attese, ricavi salgono a 19,5 mld
I risultati preliminari dell’esercizio 2025 di Leonardo “evidenziano una performance particolarmente positiva del gruppo, in significativa crescita sotto tutti gli indicatori rispetto all’esercizio precedente”, evidenzia la società indicando che “i ricavi, pari a 19,5 miliardi, crescono del 9,8% rispetto al 2024 (+10,9% rispetto al dato isoperimetro), con un incremento in doppia cifra in tutti i settori di business”. L’Ebita è pari a 1,752 miliardi, +14,9% rispetto al 2024 (+18,2% rispetto al dato isoperimetro), “sopra le attese del gruppo ed in linea con il percorso di crescita sostenibile previsto dal piano industriale”. Gli ordini salgono a 23,8 miliardi, +13,5% rispetto al 2024 (+14,5% rispetto al dato isoperimetro). L’indebitamento netto di gruppo, “pari ad 1 miliardo, risulta in miglioramento (- 44,2%) rispetto al 31 dicembre 2024 (1,8 miliardi) e beneficia del rafforzamento della generazione di cassa del gruppo e dell’incasso di complessivi 446 milioni, rivenienti dalla cessione del business Underwater Armaments & Systems”. “In miglioramento anche il free operating cash flow, +22,4% rispetto al 2024 (+20,5% rispetto al dato isoperimetro), a dimostrazione – indica l’azienda – dell’efficacia delle azioni intraprese”. Gli ordini sono in aumento “a conferma – viene evidenziato – del continuo rafforzamento dei core business ed anche grazie ad un importante ordine nel settore aeronautica, in un contesto di mercato nel quale la domanda di sicurezza resta elevata. I ricavi registrano “un incremento in doppia cifra in tutti i settori di business”, una crescita “accompagnata da un sensibile miglioramento sia della redditività operativa sia della generazione di cassa”. L’Ebita “aumenta per effetto sia dei maggiori volumi sia del miglioramento della profittabilità, con il Ros che passa dal 8,4% (isoperimetro) al 9,0%”. “I risultati preliminari del 2025 evidenziano un sensibile aumento di tutti gli indicatori economico-finanziari oltre ad una significativa riduzione dell’indebitamento netto di gruppo. Grazie ai target raggiunti, abbiamo superato le sfidanti guidance già incrementate nel corso dell’anno”, evidenzia l’ad di Leonardo, Roberto Cingolani. “Si tratta del compimento di un virtuoso percorso iniziato tre anni fa, durante il quale abbiamo coniugato ad una chiara visione strategica una efficiente esecuzione nei processi per la piena realizzazione della Leonardo “one company””. Sul fronte della sostenibilità, aggiunge Cingolani, “i risultati conseguiti confermano la validità della nostra strategia di riduzione degli impatti ambientali a fronte della crescita del gruppo, a supporto della competitività e della resilienza del business. Abbiamo inoltre ampliato gli investimenti in Ricerca e Sviluppo per accelerare su tecnologie e soluzioni avanzate e, con l’ingesso di nuove risorse, abbiamo rafforzato il patrimonio tecnico-scientifico e di competenze del gruppo. Le eccellenti performance del 2025 sono frutto del lavoro coeso e dell’impegno delle persone di Leonardo: un contributo che ci permette di guardare con ottime aspettative ai prossimi anni”.
Saipem, Puliti: il 2026 sarà un anno forte per gli ordini, dal 2022 crescita costante e miglioramento dei margini
“La nostra pipeline commerciale rimane solida. Attualmente vediamo davanti a noi opportunità per un valore di 54 miliardi di euro”. Così il ceo di Saipem, Alessandro Puliti, nel corso della call con gli analisti per illustrare i risultati del 2025. “Queste – ha spiegato- includono 32 miliardi di euro nel settore offshore e 22 miliardi di euro nel settore onshore. I progetti upstream nel settore del gas continuano a essere una componente importante della nostra pipeline. In termini geografici, vediamo diverse opportunità in Medio Oriente, America Latina, Estremo Oriente, Africa orientale e occidentale. Il 2026 sarà probabilmente un anno forte in termini di ordini acquisiti. Come ricorderete, lo scorso anno è iniziato lentamente, ma nel terzo e quarto trimestre abbiamo registrato un’accelerazione degli ordini acquisiti. Questa fase dovrebbe ripetersi anche nel 2026, poiché molti clienti stanno pianificando le loro decisioni finali di investimento nel secondo e terzo trimestre”. Puliti ha sottolineato la traiettoria di crescita seguita dal gruppo in questi anni. “Dal 2022, grazie a un forte flusso di ordini e a una costante esecuzione, abbiamo registrato una crescita costante, margini migliorati e una significativa conversione del flusso di cassa”, ha detto. “Nel quarto trimestre del 2025, Saipem ha registrato ancora una volta il trimestre più forte di sempre in termini di ricavi, Ebitda e flusso di cassa operativo. L’Ebitda è aumentato di 5 volte dall’inizio del 2022, con un margine Ebitda raddoppiato nello stesso periodo. Questa tendenza riflette il passaggio all’offshore E&C e i costanti progressi compiuti nell’esecuzione del portafoglio ordini pregresso. Anche l’espansione del margine Ebitda ha subito un’accelerazione nel 2025 rispetto all’anno precedente. Siamo inoltre molto lieti di comunicare che la crescita dell’Ebitda si è tradotta in flusso di cassa con un tasso di conversione dell’88% nel 2025”. Puliti ha inoltre spiegato che “come previsto, abbiamo assistito a una forte accelerazione degli ordini acquisiti nel quarto trimestre, con un’attività concentrata nel segmento Offshore E&C. Gli ordini acquisiti nel trimestre riflettono anche la resilienza dei piani di investimento delle Noc, in particolare in Medio Oriente”. Procede secondo la tempistica comunicata al mercato il progetto di fusione con Subsea e, quindi, “il closing, come previsto, lo attendiamo nel secondo semestre di quest’anno”, ha confermato il ceo di Saipem. Parlando poi del progetto Courseulles su Mer in Normandia, “restiamo fiduciosi che la campagna di perforazione sarà completata in tempi coerenti con le aspettative del nostro cliente. Ad oggi – aggiunge – abbiamo perforato con successo 18 pozzi, mentre ne restano ancora 46. La perforatrice sta funzionando bene e in linea con le nostre aspettative. Nei prossimi mesi, prevediamo un’accelerazione del ritmo di perforazione, grazie alla combinazione di tre fattori: migliori condizioni meteorologiche che ridurranno i tempi di inattività dovuti alle condizioni atmosferiche; i pozzi di diametro maggiore sono già stati perforati; curva di apprendimento continua sull’esecuzione”. Nella serata di ieri, Saipem ha informato che non sarà possibile perfezionare l’acquisto dell’unità di perforazione Deep Value Driller in conseguenza della decisione, assunta dalla parte venditrice Deep Value Driller AS e dalla medesima comunicata al mercato ieri, di procedere con la vendita della nave ad una terza parte. Saipem ricorda che, in data 17 febbraio 2026, entrambe le società avevano informato il mercato in merito all’accordo raggiunto sui principali termini e condizioni per l’acquisto della Deep Value Driller e che la sottoscrizione dell’accordo definitivo era subordinata, tra l’altro, all’approvazione dei rispettivi Consigli di Amministrazione. Successivamente, il 24 febbraio, Saipem ha informato il mercato in merito all’avvenuta autorizzazione dell’operazione da parte del proprio Consiglio di Amministrazione. Saipem si riserva ogni opportuna azione legale a tutela dei propri interessi e diritti in ogni sede, nessuna esclusa. Con riferimento ai risultati finanziari pubblicati da Saipem in data 24 febbraio 2026, si specifica che gli impatti del mancato accordo di acquisto dell’unità di perforazione Deep Value Driller comportano un miglioramento della posizione finanziaria netta post-IFRS 16 al 31 dicembre 2025 di 226 milioni di euro e una corrispondente riduzione del diritto d’utilizzo di attività in leasing (Right-of-Use Assets).La guidance 2026 resta confermata.
Eni conferma l’investimento per lo sviluppo della bioraffinazione a Sannazzaro de’ Burgondi
Eni annuncia un ulteriore importante investimento strategico nell’ambito bioraffinazione. Oltre al progetto a Priolo, anche il piano di conversione di alcune unità della raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) in bioraffineria ha ottenuto la decisione finale di investimento (FID) di Eni. I due progetti rappresentano un importante step di sviluppo della capacità di produzione di biocarburanti di Enilive. Le due bioraffinerie verranno completate entro il 2028 e avranno la massima flessibilità di produzione sia di HVO diesel (Hydrogenated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato) che di SAF-biojet, carburante sostenibile per l’aviazione. La nuova bioraffineria a Sannazzaro de’ Burgondi non modificherà la capacità produttiva di carburanti tradizionali, ma aggiungerà una nuova produzione di biocarburanti da materie prime rinnovabili, aumentando quindi la diversificazione dei prodotti offerti sul mercato. Il progetto prevede la conversione dell’impianto Hydrocracker (HDC2) mediante la tecnologia Ecofining™ e la costruzione di un impianto per il pretrattamento degli scarti e residui, che sono la carica prevalente con cui Enilive produce i biocarburanti HVO. L’idrogeno necessario verrà fornito dagli impianti esistenti, mentre infrastrutture ancillari, anche del sistema di logistica, compresi i collegamenti con gli aeroporti lombardi, verranno adeguate al nuovo assetto produttivo. La nuova bioraffineria a Sannazzaro de’ Burgondi avrà una capacità produttiva di 550mila tonnellate/anno di carica, e sarà flessibile nella produzione di SAF-biojet e HVO diesel. La bioraffineria di Priolo, per la quale sono state avviate le attività propedeutiche all’assegnazione dei contratti di approvvigionamento e costruzione delle nuove unità, avrà una capacità di 500 mila tonnellate/anno avrà anch’essa un’ampia flessibilità operativa per la produzione HVO-diesel o di SAF-biojet, al fine di seguire le dinamiche e richieste del mercato. La bioraffineria di Priolo rientra nel piano di trasformazione della chimica di base di Versalis e verrà realizzata nel perimetro e in sostituzione dell’impianto di Cracking, fermato lo scorso anno, le cui attività di demolizione sono già state avviate. Eni, tramite Enilive, è il secondo produttore di biocarburanti idrogenati HVO (Hydrogenated Vegetable Oil) sia diesel, che biojet (SAF, Sustainable Aviation Fuel, carburante sostenibile per l’aviazione), in Europa e prevede di aumentare la capacità di bioraffinazione dalle attuali 1,65 milioni di tonnellate/anno a oltre 3 milioni nel 2028 e oltre 5 nel 2030, con la possibilità di produrre fino 2 milioni di SAF entro il 2030.
Tim, Labriola: il consolidamento delle Tlc ci sarà e passerà dal cloud
Il consolidamento delle tlc passerà dal cloud. E’ lo scenario prospettato dell’ad di Tim Pietro Labriola. “Il consolidamento ci sarà, dobbiamo cogliere le opportunità del cloud sovrano e per Tim, che è un campione nazionale, sarà piu’ facile”. Cloud e connettività sono i due driver di crescita di Tim ma con un nuovo modello. “C’è un cambiamento strutturale” se fino ad oggi l’obiettivo era portare all’adozione del Cloud ora il tema è la governance del cloud, spiega il manager: “prima le aziende puntavano alla velocità di elaborazione dei dati, ora il controllo dei dati e la resilienza sono le priorità”, il focus si è spostato sul controllo del rischio. E Tim “non fornisce solo connettività ma gestiamo reti sicure e già serviamo i sistemi più sensibili dell’economia, stiamo costruendo un cloud sovrano convincente”. Altro cambiamento è proprio “il passaggio a una connettività che punta sul valore e non sul volume, prima la connettività rischiava di essere una commodity oggi la connettività chiede qualità” e questo “aumenta la creazione di valore” per il gruppo.Il consolidamento più probabile e più vicino riguarda dunque il settore enterprise, dove la sovranità è centrale: “non si possono fare sinergie transefrontaliere – spiega meglio Labriola – i sistemi di sicurezza non possono essere stranieri”. Nel consumer, e in questo caso si parla di reti mobili, “se ci sarà un consolidamento tutto cambierà ma se non avverrà con fusioni e acquisizioni potrà avvenire con jv” e Labriola non vede niente a breve ma “per il 2029 -2030 il segmento consumer dovrà cambiare”.
Rifiuti, Sogin: assegnazione del progetto Cemex entro i prossimi mesi
“Questa amministrazione non ha fatto sconti né a se stessa né alle precedenti gestioni, caratterizzate purtroppo da alcuni annosi problemi di conflitti interni ed esterni, anche con altre aziende di Stato, e dalla presenza di progetti molto importanti per la riuscita del decomissioning, più volte falliti nel corso degli anni. Il principale di questi è sicuramente il progetto Cemex, un impianto di cementazione di rifiuti liquidi, acidi, radioattivi, avviato e interrotto più volte presso il sito Eurex di Saluggia in provincia di Vercelli”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Sogin Spa, Gian Luca Artizzu, in audizione davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari nell’ambito del filone d’inchiesta relativo alla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia. “Al momento del nostro insediamento – ha spiegato Artizzu – era in corso una gara d’appalto i cui criteri e le cui regole erano caratterizzate da un insieme di errori e omissioni, che avrebbero portato in breve tempo, se la gara fosse stata assegnata, nella migliore delle ipotesi alla richiesta di varianti, eccezioni, rincari e fermo impianto, già nell’arco del primo anno o anno e mezzo di età. Nella peggiore delle ipotesi, la struttura della gara avrebbe favorito truffe milionarie, come quella che è lecito ipotizzare si sia perpetrata con il contratto precedente”. “La verifica del bando e del progetto del Cemex, ereditato all’atto dell’insediamento – ha continuato Artizzu –, ha richiesto 5 mesi e ha consentito anche l’emersione di un certo numero di problemi interni che hanno contribuito alla riorganizzazione della società, oltre che a ripetuti cambi di manager apicali e intermedi. Il bando di gara è stato annullato in autotutela il 31 gennaio 2024, è ripartito attraverso la revisione del progetto con corretto e completo processo di verifica esterna ed è proseguito attraverso l’utilizzo del dialogo competitivo che proprio in questi giorni entra nella sua ultima fase, quella che porterà all’assegnazione prevista entro i prossimi mesi”, ha detto ancora l’Ad di Sogin. Artizzu ha parlato di un’azienda in stato di salute: “i contratti che stiamo portando avanti nel corso del 2026 ammontano a 420 milioni di euro, e dopo i ribassi prevediamo 360/380 milioni di euro, su una media degli ultimi anni di appena 90, quindi stiamo parlando di 4 o 5 volte il passato. Vi assicuro che la presente amministrazione non ha avuto questo vantaggio al proprio insediamento”. “Per quanto riguarda i costi del decommissioning e le correlate valutazioni sull’efficienza di Sogin, i dati di benchmark indicano una situazione ben distante e opposta rispetto ai commenti di tipo qualitativo che troppo spesso vengono dati per scontati e posti alla base di ragionamenti che, dato l’errore nelle premesse, finiscono per essere errati anche nelle conclusioni. I costi di smantellamento delle nostre centrali sono in linea o inferiori a quelli di altri paesi”.
Sinergy Flow chiude un round late seed da 7 mln e accelera la transizione verso la scala industriale delle batterie per accumulo energetico
Sinergy Flow, startup deep tech che sviluppa soluzioni innovative per l’accumulo energetico di lunga durata, annuncia oggi la chiusura di un round di investimento Late Seed da 7 milioni di euro. L’operazione è stata guidata da CDP Venture Capital SGR (attraverso il Fondo Corporate Partners I – EnergyTech e il Fondo Green Transition) con la partecipazione di 360 Capital, società europea di venture capital attiva dal 1997, con 700 milioni di euro di asset under management, Tech4Planet, Polo Nazionale di Trasferimento Tecnologico per la Sostenibilità nato su iniziativa di CDP Venture Capital SGR attraverso il Fondo Technology Transfer, ed Exergon, fondo di venture capital europeo con sede a Parigi focalizzato su soluzioni innovative per la transizione energetica. Fondata nel 2022 Alessandra Accogli (CEO), Gabriele Panzeri (CTO), e Matteo Salerno (COO) con l’obiettivo di abilitare una transizione energetica sostenibile, scalabile e accessibile, Sinergy Flow sviluppa una tecnologia proprietaria basata su batterie a celle di flusso innovativa e a basso costo per applicazioni di accumulo stazionario di lunga durata, superiore alle otto ore continuative. La tecnologia consente un’elevata integrazione delle fonti rinnovabili nei sistemi elettrici, valorizzando al contempo sottoprodotti industriali ricchi di zolfo e promuovendo un modello di economia circolare lungo tutto il ciclo di vita del
dispositivo. All’interno di un concreto percorso di trasferimento tecnologico, dall’ideazione al prodotto, Sinergy Flow ad oggi ha scalato il dispositivo di oltre 10.000 volte rispetto alle prime fasi di sviluppo, lavorando sull’ingegnerizzazione dei materiali, sull’architettura del sistema e sulle logiche di gestione e controllo della batteria. Questo percorso ha già portato alla realizzazione di un Proof of Concept in collaborazione con A2A e all’avvio di una partnership industriale finalizzata alla validazione della tecnologia in un contesto applicativo reale e alla preparazione della fase di industrializzazione. Il round di investimento ha l’obiettivo di accelerare lo sviluppo industriale della tecnologia, completare le attività di validazione su scala commerciale e preparare l’ingresso sul mercato nei segmenti dell’accumulo energetico utility-scale, delle applicazioni standalone a supporto delle reti elettriche e delle energie rinnovabili. “Questo round segna un passaggio chiave” dichiara Alessandra Accogli, CEO e Founder di Sinergy Flow. “La transizione energetica non è solo una sfida tecnologica, si gioca sulla resilienza delle infrastrutture. Senza accumulo di lunga durata, un sistema basato sulle rinnovabili resta strutturalmente instabile; senza filiere solide e accessibili, l’innovazione non scala. La nostra tecnologia nasce per rispondere a entrambe queste sfide, combinando affidabilità, sostenibilità, indipendenza della supply chain e scalabilità industriale, ed il nostro team ha già dimostrato una forte capacità di execution. Il supporto di nuovi investitori, e la rinnovata fiducia degli esistenti, rafforza questa visione e accelera il nostro percorso verso l’industrializzazione e il mercato”. Alessandro Scortecci, Direttore Investimenti Diretti di CDP Venture Capital, commenta: “Sinergy Flow rappresenta un esempio concreto di trasferimento tecnologico di successo. Crediamo molto nel team e nella loro capacità di scalare la tecnologia e avviare partnership industriali. Continuare ad investire in questa realtà, e anzi rilanciare il nostro impegno, significa promuovere una transizione energetica sempre più sostenibile e accessibile, con soluzioni che riducano le emissioni e rendano l’energia pulita disponibile su larga scala. La loro tecnologia non solo favorisce l’integrazione delle fonti rinnovabili, ma valorizza sottoprodotti industriali, promuovendo un modello di economia circolare”. Per Lucrezia Lucotti, Partner di 360 Capital, “Il lavoro svolto da Sinergy Flow in questi anni, reso possibile anche dalla partnership strategica con A2A, dimostra come sia possibile avvicinare una tecnologiacosì disruptive al mondo industriale e i risultati ottenuti finora confermano un vantaggio competitivo concreto nel segmento del Long Duration Energy Storage. Continuiamo a credere nel settore e nella capacità di questa tecnologia di abilitare nuove soluzioni per la transizione energetica”. Anna Teyssot, Partner di Exergon, afferma: “Sinergy Flow offre una soluzione di accumulo energetico di lunga durata robusta e scalabile in un momento in cui le reti elettriche hanno urgente bisogno di tecnologie flessibili, sicure ed economicamente efficienti. Siamo convinti della capacità del team fondatore di trasformare la propria ricerca in un prodotto industriale e siamo lieti di accompagnarli nel passaggio dai sistemi pilota al dispiegamento commerciale. Questa operazione rappresenta inoltre il primo investimento di Exergon in Italia”. Nell’operazione Sinergy Flow è stata assistita dallo studio legale BonelliErede, con il team composto dagli Giulia Frangipane, Enrico Goitre e Elena Cozzupoli.
Recurrent Energy avvia un Ppa per 8,05 Mwp in Piemonte con un gruppo della moda
Recurrent Energy, controllata di Canadian Solar Inc. e leader mondiale nello sviluppo, nella proprietà e gestione di impianti solari e di accumulo di energia, ha annunciato oggi di aver avviato un accordo decennale di Power Purchase Agreement (PPA) con un importante gruppo italiano attivo nella vendita al dettaglio di abbigliamento. L’accordo copre l’80% dell’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico da 8,05 MWp, situato nel Comune di Pozzolo, in Piemonte. L’impianto, installato in un’area industriale ed entrato recentemente in esercizio commerciale, fornirà alla controparte circa 10.864 MWh all’anno di energia pulita e le relative Garanzie di Origine, consentendo un risparmio di circa 2.500 tonnellate di CO₂, pari a un beneficio ambientale equivalente alla capacità di assorbimento annua di circa 115.400 alberi, e sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 4.100 abitazioni. L’impianto di Pozzolo costituisce l’ottavo progetto connesso da Recurrent Energy in Italia, il primo nell’area settentrionale, per un portafoglio operativo nazionale che raggiunge i 132 MW. L’accordo conferma il ruolo chiave di Recurrent Energy nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione nazionali e regionali, nonchè la forte attenzione verso la riduzione delle emissioni e il rafforzamento della sostenibilità, Ismael Guerrero, CEO di Recurrent Energy, ha affermato: “Siamo orgogliosi di aver avviato una collaborazione a lungo termine così solida per il progetto di Pozzolo, uno dei nostri primi impianti solari nel Nord Italia. Questo accordo contribuirà allo sviluppo delle energie rinnovabili nella regione, determinando altresì benefici ambientali a livello locale. Ciò riflette anche il costante impegno di Recurrent Energy nell’espansione e nel consolidamento del proprio portafoglio rinnovabile in Italia e a livello globale”.
Trasporto Aereo: sindacati, oggi sciopero nazionale di 24 ore del personale Ita Airways e Easyjet
Oggi, giovedì 26 febbraio, sciopero nazionale di 24 ore del personale di Ita Airways e Easyjet, con presidi dalle 10 alle 16 negli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Linate e Napoli considerato che le trattative in atto non hanno prodotto i risultati attesi”. A renderlo noto Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo e Anpac che specificano: “Le lavoratrici e i lavoratori di Ita Airways hanno il diritto al rinnovo del contratto collettivo di lavoro, scaduto a dicembre 2024. Un impianto contrattuale inadeguato sia sotto il profilo salariale che di tutele del lavoro. In questi anni in cui l’azienda è cresciuta, il traffico negli aeroporti italiani ha superato i livelli pre covid mentre l’inflazione ha pesantemente eroso i salari, è necessario che al personale di Ita Airways si rinnovi il contratto di lavoro con concreti riconoscimenti in coerenza con le richieste presenti in piattaforma. Un giusto riconoscimento – proseguono le organizzazioni sindacali – è doveroso anche per tutti i piloti e assistenti di volo della compagnia Easyjet, i quali, a causa dello stallo nel rinnovo del contratto collettivo, scaduto a settembre dello scorso anno, e del progressivo peggioramento delle relazioni industriali ormai ai minimi storici, non hanno ancora potuto beneficiare del legittimo diritto a veder rinnovato il loro contratto e continuano a dover subire le numerose fragilità operative e organizzative causate da una programmazione inadeguata. Per entrambe le vertenze è indispensabile un confronto serio, centrato sulla negoziazione e stipula dei diversi livelli dei contratti. Siamo disponibili al confronto – conclude la nota – ma chiediamo ad Ita Airways e a Easyjet atti concreti e tempi certi, affinché si possa arrivare ad accordi equi che garantiscano tutele, diritti e condizioni di lavoro adeguate, in assenza dei quali proseguiremo nella nostra azione di protesta con ulteriori iniziative”.