LA GIORNATA
Altro scossone nel Governo, si dimette Santanchè a Meloni: obbedisco
- Meloni in missione in Algeria: rafforziamo la cooperazione e il flusso di gas
- Confindustria taglia le stime del Pil, nel 2026 +0,5% con lo stop alla guerra ora. Spettro recessione con tempi lunghi
- Edilizia: firmato il testo unico del contratto collettivo di settore, presidio di qualiltà e legalità contro il dumping
IN SINTESI
Continua il terremoto post referendario. Dopo l’auspicio manifestato pubblicamente dalla premier Giorgia Meloni, ieri la ministra del Turismo, Daniela Santanchè, ha rassegnato le dimissioni. Lo ha fatto con una lettera, diffusa ieri pomeriggio. “Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione”, scrive Santanchè. “Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio”, sottolinea l’ex ministra. “Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei esssere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento”, chiosa. Prima dell’annuncio di Santanchè, era stato stabilito l’approdo per lunedì prossimo in Aula alla Camera della mozione di sfiducia delle opposizioni, con la previsione di voto per mercoledì. Pd, M5S, Avs parlano di “dimissioni tardive” di “spettacolo indecoroso”. Ma soprattutto incalzano denunciando “una crisi politica profonda nel Governo”, come ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein.
Meloni in missione in Algeria: rafforziamo la cooperazione e il flusso di gas
“Abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima cooperazione, anche lavorando su nuovi fronti come ocean gas e off shore e questo consentirà d rafforzare il flusso di gas”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, nel corso della sua missione ieri in Algeria. “In questi anni insieme al presidente Tebboune – ha sottolineato Meloni – noi abbiamo lavorato per rendere la nostra amicizia ancora più forte. Penso di poter dire oggi che il rapporto tra le nostre nazioni non è mai stato così solido e così proficuo. Sono convinta che la cooperazione tra l’Italia e l’Algeria possa rappresentare sempre di più un modello da seguire”. Tra i “moltissimi ambiti di copperazione sicuramente c’è l’ambito energetico. Con il presidente Tebboune abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima collaborazione che coinvolge anche i nostri due campioni nazionali Eni e Sonatrach, anche lavorando su nuovi fronti come lo Shell Gas, come l’esplorazione offshore. Questo consentirà anche in prospettiva di rafforzare il flusso di fornitura di gas dall’Algeria all’Italia. “L’amicizia tra le nostre nazioni costituisce in un tempo come questo in cui l’instabilità è crescente e le certezze diminuiscono rimane una delle straordinarie certezze su cui contare”, ha detto ancora Meloni. “Italia e Algeria – aggiunge – si sono date una mano tante volte e ognuna c’è stata per l’altra nel momento del bisogno”.
Confindustria taglia le stime del Pil, nel 2026 +0,5% con lo stop alla guerra ora. Spettro recessione con tempi lunghi
Con le previsioni di primavera, il centro studi di Confindustria taglia le stime di crescita valutando l’impatto del conflitto in Iran. Tre scenari: nel peggiore, quello di una guerra che si protragga per tutto l’anno, 10 mesi, il Pil 2026 è visto “in recessione” a – 0,7%; con 4 mesi di guerra, fino a giugno, “è stimato in stagnazione”, crescita zero; con uno stop alla guerra entro marzo “sarà pari a +0,5%”. Ad autunno la stima degli economisti di viale dell’Astronomia era +0,7%. I tre scenari “non contemplano una auspicabile azione sia a livello europeo che italiano per affrontare una situazione grave”: per Confindustria “si impone quindi la preparazione immediata di misure italiane ed europee in grado di sostenere l’economia di imprese e famiglie” .”Lo scenario economico internazionale era caratterizzato da grande incertezza già prima dello scoppio della guerra in Iran” dovuta “soprattutto ai dazi americani”: il conflitto in medio oriente “aggiunge incertezza e avrà altri impatti negativi per le economie”, avvertono gli economisti di viale dell’Astronomia presentando il rapporto di primavera delle previsioni economiche. L’ipotesi di base della previsione del centro studi per il 2026 e 2027 è che il conflitto in Iran (il “principale fattore destabilizzante”) non si protragga oltre il mese di marzo ma, considerando “l’elevato grado di volatilità” sono stati delineati anche due scenari alternativi. Pesano soprattutto il clima di incertezza e l’aumento dei prezzi dell’energia: i tre scenari ipotizzano che lo stretto di Hormuz rimanga sostanzialmente chiuso durante la guerra; che la capacità produttiva di petrolio e gas rimanga adeguata a sostenere l’offerta mondiale; che con la fine della guerra sia garantita la stabilità in Iran e in tutti i Paesi del Golfo Anche per il 2027, nello scenario peggiore, la crescita è vista in recessione con un Pil in calo dello 0,1%; con quattro mesi di guerra il prossimo anno “la crescita rimarrebbe molto modesta, +0,1%”; con uno stop al conflitto in Medio Oriente entro marzo, nel 2027 “l’economia italiana dovrebbe recuperare solo moderatamente, +0,6%”. La crescita dell’Eurozona è vista “in frenata al +1,1% nel 2026” con “una ripresa al +1,3% nel 2027”, Petrolio e gas: il centro studi di Confindustria vede, se la guerra in Iran finisce, il Brent in media a 78 dollari nel 2026 (da 69 nel 2025) per poi scendere a 65 nel 2027; Il gas a 41 euro/mwh in media nel 2026 (da 36 nel 2025) per tornare verso i 30 euro in media nel 2027. (+12% il rincaro di gas e petrolio insieme nello scenario migliore, +60% con 4 mesi di guerra, +133% con 10 mesi di guerra) Le mosse della Bce: ancora nello scenario ‘base’, il CsC ipotizza un rialzo dei tassi di 0,25 entro dicembre, seguito da una fase di stabilità nel 2027; e avverte: “I rischi sono elevati: a seconda della durata del conflitto e l’impatto sui prezzi ma Bce potrebbe alzare ulteriormente i tassi”. (nell’ipotesi di 4 mesi di guerra è atteso un rialzo di un punto nel 2026, di 2 punti con 10 mesi di guerra) L’inflazione, con lo stop alla guerra entro marzo, “è prevista aumentare molto dai minimi di inizio anno, con un picco vicino al 3%. In media si attesterà al +2,5% /dal +1,5% del 2025”; nel 2027 “è attesa rientrare lentamente”, in media è attesa al +2,2%. “Segnali di rallentamento” per la crescita dell’occupazione, per quest’anno il dato statistico delle unità di lavoro equivalenti al tempo pieno è atteso “quasi” stabile con un +0,3% medio annuo “per trascinamento”. Il deficit pubblico è visto in calo sotto il 3% del Pil, al 2,8% nel 2026 e al 2,7% nel 2027.
In questo scenario, “quello che chiediamo è di mettere a terra o di prepararsi a misure che possano essere incisive e forti per poter sostenere le imprese e l’industria italiana, le imprese anche europee”, ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. “Pensiamo a Eurobond, pensiamo a ciò che è stato fatto durante il Coe, ba vid”, “ad un debito pubblico comune, ad avere un mercato unico europeo dell’energia”: bisogna “poter dare una risposta velocemente”. Servono “misure urgenti soprattutto a livello europeo”. “Oggi l’Europa deve fare presto. Abbiamo bisogno che l’Europa definisca le linee ma che non possiamo permetterci di metterci troppo tempo”. E ha detto, ancora, “come non mai oggi serve una responsabilità condivisa di maggioranza e opposizione per risolvere i problemi”: “E’ importante questo atto di responsabilità nei nostri confronti, lo chiediamo davvero con forza”, dice. “Già il fatto di prevedere tre scenari – sottolinea il leader degli industriali riferendosi al rapporto del centro studi, che valuta il possibile impatto sull’economia considerando diverse ipotesi di durata della guerra in Iran – è il segno dell’incertezza, vuol dire che c’è un futuro incerto. Il contesto attuale esterno è di tanto stress”
Bce, Lagarde: pronti ad agire, se lo shock è persistente
La Bce, di fronte alla minaccia inflazionistica causata dalla guerra in Iran, può “guardare oltre” uno shock “di piccole dimensioni e una tantum”, ma “se la deviazione dal nostro target d’inflazione si fa maggiore e più persistente, diventa più convincente la necessità di agire”. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde alla conferenza ‘The Eco and its Watchers’ a Francoforte. La Bce non è più vincolata alla ‘forward guidance’ come nel 2022, quando la sua risposta allo shock energetico richiese tempo: ora, dopo la revisione della strategia di politica monetaria, “siamo pronti, se necessario, ad apportare cambiamenti alla politica monetaria in qualsiasi riunione. Non agiremo prima di avere informazioni sufficienti sull’intensità e durata dello shock e della sua propagazione. Ma non saremo paralizzati dall’esitazione: il nostro impegno al target del 2% d’inflazione nel medio termine è incondizionato”. ha detto Lagarde. “La politica monetaria – ha detto Lagarde nel tradizionale appuntamenti con la comunità finanziaria a Francoforte – non può abbassare i prezzi dell’energia. Tuttavia, dobbiamo individuare quando i costi energetici più elevati rischiano di riversarsi in un’inflazione generalizzata, sia attraverso effetti indiretti sia tramite effetti di secondo ordine, come salari e aspettative di inflazione. In secondo luogo, ciò ci impone di concentrarci sui rischi, non solo sullo scenario di base”. Lagarde ha affermato che l’attacco, in particolare, all’infrastruttura del gas di Ras Laffan, in Qatar, la scorsa settimana “fa diminuire la probabilità di una veloce normalizzazione” dello shock energetico e che si avvicina un ulteriore passaggio rilevante: “si sta attingendo alle riserve petrolifere globali e le ultime navi nasiere che caricavano Gnl nel Golfo prima della guerra stanno arrivando a destinazione, significa che il pieno impatto delle forniture perdute è appena agli inizi”. Se lo shock energetico si dovesse intensificare, inoltre, “la risposta delle imprese e dei lavoratori potrebbe essere più veloce” che nella crisi del 2022 perché “abbiamo una memoria più recente dell’alta inflazione, il che può influire su quanto velocemente i costi vengono trasferiti e si cerca una compensazione”. Lagarde ha spiegato: “In primo luogo, se lo shock energetico viene considerato di entità limitata e di breve durata, dovrebbe applicarsi la classica prescrizione di ignorarne gli effetti. I ritardi di trasmissione implicano che una risposta di politica monetaria arriverebbe troppo tardi, rischiando di essere controproducente”. Se invece lo shock dà luogo a un superamento ampio del nostro obiettivo, sebbene non troppo persistente, potrebbe essere giustificato un moderato aggiustamento della politica. La risposta ottimale a tale scostamento è minore quando la causa risiede in interruzioni esogene dell’offerta piuttosto che in una domanda forte, ma non è necessariamente pari a zero. Infine “se prevediamo che l’inflazione devii in modo significativo e persistente dall’obiettivo, la risposta deve essere adeguatamente vigorosa o duratura. In caso contrario, scatterebbero meccanismi di autoalimentazione e il rischio di un disancoraggio diventerebbe acuto”.
Edilizia: firmato il testo unico del contratto collettivo di settore, presidio di qualiltà e legalità contro il dumping
Chiarire, armonizzare e rendere coerenti tutte le innovazioni dell’ultimo rinnovo contrattuale con gli accordi che si sono susseguiti negli anni precedenti, per facilitare l’applicazione del contratto collettivo dell’edilizia e valorizzare con sempre maggiore efficacia tutele, welfare e sicurezza. Con questo spirito è stata firmata nella sede Ance la stesura del contratto collettivo nazionale di lavoro dell’edilizia, rinnovato lo scorso 21 febbraio 2025, alla presenza della presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili, Federica Brancaccio, e dei tre segretari generali dei sindacati di categoria: Mauro Franzolini di FenealUil, Ottavio De Luca di Filca Cisl e Antonio Di Franco di Fillea Cgil. Si tratta di un documento che in questa formulazione punta a mettere in evidenza e chiarire tutti gli elementi e gli strumenti di tutela, innovazione e welfare che il ccnl dell’edilizia contiene, facilitandone l’applicazione e evidenziando i progressi che il sistema bilaterale ha compiuto negli ultimi anni. In una fase in cui i contratti collettivi sono minacciati dal dumping e da contratti non rappresentativi, questo testo costituisce un presidio di qualità del lavoro e legalità nel settore e un punto di riferimento certo per lavoratori e imprese.
Costi delle costruzioni, confronto MIT-Ance
Si è svolto ieri al MIT l’incontro tra il viceministro Edoardo Rixi e una delegazione dell’Ance guidata dalla presidente Federica Brancaccio. Al centro del confronto l’impennata dei costi che sta colpendo il comparto delle costruzioni, tra aumento dei prezzi delle materie prime, rincari energetici e difficoltà di approvvigionamento, con effetti diretti sulla sostenibilità economica dei cantieri e sul rispetto dei cronoprogrammi. Il MIT ha ribadito l’attenzione del Governo verso il settore e la necessità di garantire continuità agli investimenti e certezza operativa alle imprese, anche attraverso un aggiornamento degli strumenti di adeguamento prezzi e ulteriori semplificazioni. Il Ministero conferma la volontà di proseguire il dialogo con gli operatori del settore per individuare soluzioni rapide ed efficaci a tutela dei cantieri e degli obiettivi di sviluppo infrastrutturale.
Rigenerazione urbana, Anci e Invimit firmano un accordo per la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico
Anci e Invimit SGR hanno sottoscritto ieri a Roma, presso la sede di Anci nazionale, un protocollo d’intesa per avviare una collaborazione strutturata e continuativa a supporto dei Comuni nella valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e nello sviluppo locale. L’accordo nasce con l’obiettivo di promuovere un utilizzo più efficiente, sostenibile e strategico degli asset immobiliari anche attraverso interventi di riqualificazione funzionale ed energetica e di rigenerazione urbana. L’intesa prevede l’avvio di iniziative informative rivolte agli enti locali per diffondere la conoscenza degli strumenti messi a disposizione da Invimit SGR, nonché l’istituzione di un tavolo permanente di confronto dedicato in particolare alle aree interne e alle politiche abitative. Tale spazio consentirà di individuare criticità, opportunità e possibili ambiti di intervento favorendo un dialogo strutturato tra Istituzioni e attori locali. Ulteriore impegno è quello di mettere a disposizione strumenti digitali innovativi per migliorare la conoscenza, il monitoraggio e la gestione del patrimonio immobiliare comunale. “Con la firma di questo protocollo d’intesa tra Anci e Invimit SGR – ha sottolineato il presidente del Consiglio nazionale dell’Anci e sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti – i Comuni italiani guadagnano un alleato strategico per la valorizzazione del patrimonio immobiliare, un asset spesso sottoutilizzato che rappresenta una risorsa fondamentale per lo sviluppo territoriale e la sostenibilità finanziaria degli enti locali. Nel contesto odierno, questa non è solo una necessità amministrativa – ha proseguito – ma un’opportunità per generare valore economico e sociale, ottimizzando la gestione e finanziando progetti a beneficio delle comunità. Strumenti digitali innovativi, iniziative formative e tavoli di confronto – con focus sulle aree interne e le politiche per la casa – offriranno ai Sindaci concrete opportunità di conoscenza approfondita, efficientamento operativo e sviluppo sostenibile, valorizzando risorse vitali per il futuro delle nostre città e dei nostri territori”.
“Oggi è un giorno importante per la SGR – ha dichiarato da parte sua Stefano Scalera, AD di Invimit – che, per la prima volta nella sua storia, sigla un accordo strutturato con l’Associazione che rappresenta i Comuni italiani. È importante perché la Società è una vera e propria ‘costola’ degli Enti, nel senso che la sua missione è essere un ponte tra il pubblico e il privato per rimettere in servizio gli immobili pubblici che avevano esaurito la loro vita e che – una volta rifunzionalizzati per mezzo di progetti di valorizzazione, anche attraverso partenariati pubblico-privato – possono contribuire a soddisfare le esigenze del territorio in cui si trovano, portando valore economico e sociale. Operiamo indistintamente in Città metropolitane e non ma, a differenza degli investitori privati, ricerchiamo rendimenti in modo paziente. Questo ci consente di arrivare lì dove i privati hanno meno interesse ad investire. Ecco perché abbiamo voluto un focus specifico sulle aree interne del Paese: città splendide come Ascoli, L’Aquila, Rieti (solo per citare alcuni esempi di piazze in cui siamo al lavoro) meritano le stesse opportunità dei grandi centri urbani nazionali”.
Fs Logistix e Logtainer, al via i collegamenti ferroviari merci dai porti di Genova e Vado verso Verona e Milano
Al via i collegamenti ferroviari merci tra il porto di Genova e Vado Ligure e i terminal di Verona Quadrante Europa e Milano Segrate, frutto della partnership tra FS Logistix e Logtainer. L’accordo, siglato dagli AD delle due società Sabrina De Filippis e Paolo Montanari, contribuisce a rafforzare concretamente l’intermodalità mare-ferro a supporto dei flussi da e verso i porti liguri: le merci che arrivano via nave nei porti vengono caricate direttamente sui treni di Mercitalia Rail per essere trasferite a Verona o Milano e da lì proseguire verso le destinazioni finali in Italia e in Europa. La collaborazione tra la società logistica del Gruppo FS e l’operatore intermodale controllato dal gruppo GIP 2.0 evolve in una sinergia industriale ancora più concreta, che supera la sola dimensione della trazione per entrare nel vivo della gestione dei flussi logistici. Arrivare negli hub di Segrate e Verona permetterà di avvalersi anche del network intermodale per il centro/nord Europa, collegando di fatto i porti liguri ai principali terminal e porti europei. Una visione condivisa che punta a rendere il trasporto ferroviario la spina dorsale dei flussi marittimi, rafforzando l’integrazione tra porto, terminal inland e mercato, contribuendo a una logistica più efficiente, competitiva e sostenibile. I servizi si aggiungono all’accordo commerciale siglato a maggio 2025 da FS Logistix e Logtainer per lo sviluppo della logistica intermodale marittima. L’intesa prevede l’integrazione di competenze complementari per offrire al mercato soluzioni di trasporto ferro-gomma su un network sempre più esteso, ad alta frequenza e qualità di servizio, con FS Logistix impegnata nella componente ferroviaria e Logtainer come interfaccia commerciale unica verso il mercato.
Al via la Task Force Africa di SACE per rafforzare l’export italiano in linea con il Piano Mattei
Sace lancia la Task Force Africa, una nuova iniziativa strategica, nata nel solco del Piano Mattei, per rafforzare il supporto alle imprese italiane nei mercati africani e favorire la diversificazione geografica dell’export, anche alla luce dell’attuale contesto geopolitico internazionale. In un quadro caratterizzato da tensioni e instabilità in alcune aree chiave, tra cui il Medio Oriente, l’Africa rappresenta una direttrice sempre più rilevante per la crescita internazionale delle imprese italiane. Con la Task Force Africa, SACE potenzia il proprio impegno sul continente attraverso un approccio integrato che combina iniziative commerciali, un team dedicato, presenza sul territorio e accompagnamento alle imprese. La Task Force Africa si articola in un insieme di azioni concrete: rafforzamento degli strumenti operativi, attraverso iniziative concrete come il parere di assicurabilità gratuito per le operazioni di Credito Fornitore in tutti i 18 Paesi del Piano Mattei, un intervento diretto per accelerare lo sviluppo di nuove operazioni nei mercati africani; potenziamento della copertura territoriale, oltre le attuali sedi SACE, con un maggior presidio del network di export advisor in Paesi come Ghana e Kenya, in linea con l’estensione geografica del Piano Mattei oltre che in Nigeria e in Sud Africa; attivazione di canali dedicati alle imprese, tra cui un team di risorse specializzate e una casella di contatto unica – pianomattei@sace.it rafforzamento delle attività di accompagnamento, attraverso business forum (come, ad esempio, il prossimo in Costa d’Avorio), l’organizzazione di iniziative di business matching con controparti africane e programmi di formazione specialistica come l’Africa Champion Program. La Task Force Africa si inserisce nel quadro delle attività di SACE a sostegno del Piano Mattei per l’Africa, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche tra Italia e Paesi africani e favorire nuove opportunità di crescita per le imprese italiane nel continente. «Con la Task Force Africa rafforziamo ulteriormente il nostro impegno a supporto delle imprese italiane in una fase in cui diventa sempre più strategico diversificare i mercati di sbocco dell’export» – ha dichiarato Michele Pignotti, Amministratore Delegato di SACE –. «L’Africa rappresenta un’area ad alto potenziale e il nostro obiettivo è accompagnare le imprese con strumenti concreti, una presenza – attuale e prospettica – sempre più capillare sul territorio e un supporto mirato, facilitando l’accesso alle opportunità di business e contribuendo agli obiettivi del Piano Mattei».
In questo contesto, il Credito Fornitore rappresenta uno degli strumenti più efficaci per sostenere l’export delle imprese italiane nei mercati africani, consentendo di offrire dilazioni di pagamento ai clienti esteri con la copertura del rischio di credito e politico. L’eliminazione del costo del parere di assicurabilità nei Paesi del Piano Mattei rafforza ulteriormente questo strumento, rendendolo più accessibile e favorendo l’avvio di nuove operazioni, in particolare per le filiere della meccanica strumentale. La Task force integra e rafforza iniziative già avviate da SACE per supportare l’ingresso delle imprese italiane nei mercati africani, come l’Africa Champion Program, giunto alla sua seconda edizione e dedicato alla formazione specialistica e al business matching con partner africani. Il programma accompagnerà le imprese nei Paesi prioritari del Piano Mattei, con i prossimi appuntamenti previsti il 26 marzo in Algeria e il 31 marzo in Ghana. SACE conferma il proprio ruolo di partner per la crescita internazionale delle imprese italiane, facilitando l’accesso a strumenti assicurativi e finanziari e accompagnandole nello sviluppo di nuove opportunità nei mercati ad alto potenziale. Nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, SACE ha già perfezionato operazioni per circa 3,6 miliardi di euro, contribuendo al supporto di progetti per un valore complessivo di circa 18,5 miliardi di euro nei Paesi coinvolti e accompagnando oltre 200 imprese italiane nel loro percorso di crescita nei mercati africani. Il Piano Mattei, rappresenta un’iniziativa strategica per rafforzare la cooperazione tra Italia e Paesi africani, promuovendo sviluppo sostenibile e crescita economica condivisa. L’azione di SACE si concentra in particolare sui settori strategici del Piano – energia, infrastrutture fisiche e digitali, agribusiness, acqua, sanità e formazione professionale – favorendo il coinvolgimento delle filiere italiane e la creazione di nuove opportunità di export. In questo quadro, SACE svolge un ruolo chiave nel supporto ai grandi progetti infrastrutturali e corridoi strategici, facilitando la partecipazione di EPC contractor e il coinvolgimento delle imprese italiane lungo tutta la catena del valore, oltre a sostenere l’accesso a materie prime e risorse critiche fondamentali per la competitività del sistema produttivo nazionale.
Maltempo, Simest: dal 31 marzo disponibili 130 mln di ristori per le imprese colpite dall’uragano Harry
Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, comunica che – a partire dal 31 marzo – sarà disponibile la nuova “Misura Ristori” da 130 milioni di euro destinata alle imprese dei territori colpiti (Regione Calabria, Regione Autonoma della Sardegna e Regione Sicilia) dagli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dallo scorso 18 gennaio 2026 – il cosiddetto Uragano Harry – per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza con delibera del Consiglio dei Ministri del 26 gennaio 2026. La misura – prevista nell’ambito del Fondo per la Promozione Integrata istituito presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, articolo 7 del decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25 – è finalizzata a sostenere la ripartenza del tessuto imprenditoriale nelle aree colpite, attraverso contributi a fondo perduto destinati a coprire i danni materiali accertati, subiti dalle imprese quale diretta conseguenza degli eventi meteorologici eccezionali. L’intervento si rivolge non solo alle imprese esportatrici, ma anche a quelle che, pur non operando direttamente sui mercati esteri, fanno parte di filiere produttive a vocazione internazionale, oppure hanno realizzato transazioni dirette con clienti esteri. In particolare, possono accedere agli interventi le imprese che dimostrino di avere nel 2025: attività di export diretto, con un rapporto tra fatturato estero e fatturato totale pari ad almeno il 3%; attività di export indiretto, nei casi in cui l’impresa non esporti direttamente ma realizzi una quota significativa del proprio fatturato all’interno della filiera – attraverso uno o più clienti (anche non esportatori) facenti capo a un’impresa esportatrice – o attraverso comprovate transazioni dirette con clienti esteri. I contributi sono destinati a ristorare i danni materiali diretti e accertati subiti dalle imprese – ad esempio su immobili, macchinari, attrezzature, impianti o scorte – e potranno arrivare fino a 5 milioni di euro per impresa.
Accanto ai ristori, la misura prevede anche strumenti per sostenere la stabilità finanziaria e la capacità di investimento delle imprese colpite. In particolare: possibilità di destinare fino al 90% del Finanziamento Transizione Digitale ed Ecologica a interventi di rafforzamento patrimoniale per sostenere la ripresa e gli investimenti delle imprese esportatrici e di quelle – anche se non esportatrici dirette – che fanno parte della loro filiera. Possibile cofinanziamento a fondo perduto del 10%;
sospensione dei pagamenti della quota capitale sui finanziamenti agevolati, già in essere, fino a un massimo di 12 mesi, al fine di garantire maggiore liquidità nella fase di ripartenza; proroga fino a 6 mesi dei termini di rendicontazione dei finanziamenti, su richiesta dell’impresa. Le domande potranno essere presentate a SIMEST direttamente sul sito della società simest.it a partire dal 31 marzo, fino a esaurimento delle risorse disponibili. L’intervento si inserisce nel quadro delle iniziative a sostegno delle imprese italiane colpite da eventi climatici estremi e punta a favorire una rapida ripartenza delle filiere produttive legate all’export e dell’intero sistema economico dei territori interessati.
Sicurezza stradale, testato a Bari ‘Vista’, il drone intelligente che supporta i soccorsi
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti compie un nuovo passo in avanti sul fronte dell’innovazione applicata alla sicurezza stradale. Si è conclusa con esito positivo la fase di sperimentazione e validazione sul campo di VISTA – Assistenza visiva da drone al soccorso stradale, progetto sviluppato dal MIT in collaborazione con il Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, nell’ambito del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030. Il primo test operativo si è svolto il 18 marzo 2026 a Bari, nel corso di una simulazione di incidente stradale che ha consentito di verificare sul campo l’efficacia di un sistema integrato basato su drone, trasmissione video in tempo reale e algoritmi di intelligenza artificiale a supporto delle attività di soccorso. Durante la prova, il drone ha sorvolato l’area dell’incidente simulato inviando immagini in tempo reale ai centri operativi. I sistemi di intelligenza artificiale hanno analizzato la scena, individuando automaticamente i veicoli coinvolti, rilevando la presenza di persone e segnalando eventuali situazioni di criticità. Un supporto tecnologico che consente di restituire, già nei minuti immediatamente successivi all’impatto, un quadro rapido e dettagliato dell’evento, rafforzando la capacità di intervento nella cosiddetta golden hour, la prima ora dopo l’incidente, decisiva per la sopravvivenza delle vittime e per l’efficacia dei soccorsi. Alla simulazione hanno preso parte i responsabili del progetto per il MIT e per l’Università di Bari, insieme ai rappresentanti del Servizio 118, dell’ASL della Provincia di Bari, del Corpo di Polizia Locale del Comune di Bari e delle associazioni “Uniti per i Risvegli” e “Vivi la Strada”. Il progetto nasce dall’accordo interistituzionale sottoscritto il 28 ottobre 2024 tra il MIT e l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ai sensi dell’articolo 15 della legge n. 241 del 1990. Tra gli aspetti più innovativi emersi nel corso della sperimentazione vi è anche la definizione di un protocollo di interazione drone-persona, pensato per rendere possibile una comunicazione contestualizzata con le vittime e per assicurare una documentazione certificata degli esiti dell’incidente, con potenziali applicazioni anche oltre il soccorso.
Hera chiude il 2025 con ricavi a 12,81 miliardi, utile a 508,3 milioni. Investimenti +19,5% a 1,02 mld
Si è chiuso con ricavi pari a 12,81 miliardi sostanzialmente in linea con i 12,88 registrati l’anno precedente, l’esercizio 2025 del gruppo Hera il cui margine operativo lordo si è attestato a quota 1,53 miliardi contro gli 1,58 del 2024 mentre il risultato netto ha raggiunto i 508,3 milioni in aumento del 4,1% rispetto ai 488,1 milioni del bilancio precedente.Nel 2025 il Gruppo Hera ha proseguito il suo percorso di sviluppo industriale con un incremento degli investimenti a quota 1,02 miliardi di quasi il 20%, in crescita in tutti i business e in particolare su ambiente e ciclo idrico integrato. Il gruppo conferma l’impegno per coniugare crescita aziendale e sviluppo sostenibile in piena coerenza con gli assi di sviluppo definiti nel Piano industriale. I risultati economici e patrimoniali evidenziano, infatti, la capacità di creazione di valore che guida la crescita del Gruppo. Alla luce dei risultati raggiunti, spiegano dalla multiutility emiliano-romagnola, il Consiglio di Amministrazione ha deciso di proporre la distribuzione di un dividendo di 16 centesimi per azione, in aumento del 6,7% rispetto all’ultimo dividendo pagato.
“L’esercizio – osserva l’amministratore delegato del Gruppo Hera, Orazio Iacono – si è chiuso positivamente, con un ulteriore rafforzamento della nostra solidità economico finanziaria, testimoniato da un rapporto debito netto su Mol pari a 2,57x, che ci garantisce una flessibilità finanziaria significativa per indirizzare efficacemente gli obiettivi definiti nel Piano industriale. Ne è un esempio – aggiunge – la recente acquisizione del gruppo Sostelia, un’azienda con oltre 1.200 clienti, che ci posiziona come leader anche nel segmento di mercato del trattamento delle acque di scarto civili e industriali, ampliando ulteriormente la nostra gamma di servizi a supporto del tessuto industriale italiano”.
Utile a 117 milioni per Fincantieri nel 2025, ‘il più alto di sempre’
Fincantieri chiude il 2025 con utile netto pari a 117 milioni, “il più alto di sempre” sottolinea il gruppo e, “4 volte superiore rispetto al 2024 (27 milioni)”. Ricavi ed Ebitda in aumento rispettivamente del 13,1% (9.194 milioni contro 8.128 milioni del 2024) e del 33,9% (681 milioni contro 509 milioni del 2024), Ebitda margin in crescita al 7,4% (6,3% nel 2024). E ancora “nuovo record di ordini acquisiti, pari a 20,3 miliardi, +32,4% rispetto al record del 2024 (15,4 miliardi)”. Carico di lavoro complessivo più alto di sempre pari a 63,2 miliardi nel 2025, con nuovi contratti firmati a inizio 2026 che estendono la visibilità del backlog al 2037. Il cda di Fincantieri spa ha approvato il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2025 e il bilancio consolidato. Il risultato della Capogruppo è pari a 123 milioni (33 milioni nel 2024). L’andamento positivo del business, con ricavi superiori alle stime degli analisti, “è stato accompagnato – spiega Fincantieri – da una rigorosa disciplina finanziaria” e “da una riduzione dei costi relativi ai contenziosi per danni da amianto”. Il segmento Shipbuilding segna una crescita dei ricavi (+15,1%) e dell’Ebitda (+29,3%), con un Ebitda margin al 6,8% (6,1% nel 2024), “sostenuto dall’evoluzione del settore navi da crociera in un business caratterizzato da generazione di cassa, oltre che da iniziative di efficientamento operativo intraprese dal Gruppo e dall’incremento delle attività nel business della Difesa”. Nell’Underwater i ricavi aumentano dell’88,2%, principalmente per il consolidamento di Wass Submarine Systems (199 milioni), la performance di Remazel Engineering (+25% di ricavi) e il maggiore avanzamento sulle commesse del programma U212 NFS relativo ai sottomarini per la Marina Militare italiana; l’Ebitda margin è pari a 17,6%. Il segmento Sistemi, Componenti e Infrastrutture contribuisce con un Ebitda in aumento del 33,0% e un Ebitda margin all’8,2% (6,1% nel 2024). Nell’Offshore e Navi speciali i ricavi sono sostanzialmente stabili sul 2024, mentre l’Ebitda margin è in crescita al 5,3%. I record dei nuovi ordini è spinto dal segmento Shipbuilding (+42% sul 2024). Al 31 dicembre il backlog si attesta a 41,1 miliardi: +32,7% sul 31 dicembre 2024, con 97 navi in portafoglio. Il soft backlog si attesta a 22,1 miliardi, per un carico di lavoro complessivo record di 63,2 miliardi. La posizione finanziaria netta adjusted è a debito per 1.311 milioni, rispetto a 1.668 milioni di fine 2024. Il rapporto di indebitamento è pari a 2,7x, in miglioramento rispetto alla guidance fornita al Capital Markets Day, pari a 2,8x. A fine 2030 il gruppo stima di raggiungere circa 12,5 miliardi di ricavi, con una crescita media annua dell’8%, un Ebitda margin del 10% e un utile netto di circa 500 milioni, riducendo al contempo il rapporto di indebitamento a 1,0x.”Ci stiamo preparando a cogliere ulteriore crescita della domanda nel settore della Difesa attraverso il raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani, rafforzando il ruolo di Fincantieri nella sicurezza marittima e nella sovranità industriale”, afferma l’ad e dg, Pierroberto Folgiero, commentando i risultati “record” di Fincantieri. “Le 97 unità oggi in portafoglio e una visibilità sulle consegne fino al 2037 assicurano prospettive operative profonde nel tempo per i nostri cantieri, rafforzando in modo strutturale il nostro posizionamento e quello dell’indotto in misura molto evidente nel settore del Cruise”
Ita chiude il 2025 con il primo utile della sua storia a 209 mln
Ita Airways chiude il 2025 con il primo risultato in utile della sua storia, pari a 209 milioni di euro con un miglioramento di 436 milioni rispetto al 2024 e per il secondo anno consecutivo con un ebit positivo di 25 milioni (+ 22 milioni rispetto al 2024). I ricavi sono pari a 3,2 miliardi, di cui 2,8 ricavi passeggeri, in linea con il 2024, e l’ebitda pari 404 milioni. Questi risultati, comunica l’aviolinea, sono stati raggiunti grazie al consolidamento del lavoro fatto da tutta la compagnia nonché all’apporto della prima parte delle sinergie realizzate con il Gruppo Lufthansa, in un anno complesso a causa di vari fattori quali: contesto geopolitico sfidante, impatto dei remedies derivanti dalla decisione con cui la Commissione Europea ha approvato, l’operazione di ingresso di Lufthansa nel capitale; delle criticità legate alla disponibilità degli aeromobili di breve-medio raggio, oggetto di progressivi fermi per effettuare i necessari interventi di manutenzione sui motori Pratt & Whitney; assenza dell’apporto commerciale di un vettore partner sulle rotte tra Italia e Stati Uniti, primo mercato internazionale per la compagnia. Allo stesso tempo, al contrario di quanto avvenuto per il 2024, i risultati sono stati influenzati dagli effetti positivi dell’adeguamento contabile dei debiti e dei crediti denominati in valuta estera (prevalentemente dollaro statunitense) ai tassi di cambio di fine anno. Resta tuttavia ancora alta l’incidenza degli oneri finanziari associati ai contratti di leasing relativi al piano di ammodernamento e incremento della flotta, che rendono il risultato operativo non ancora pienamente sostenibile e su cui la compagnia continuerà a lavorare per raggiungere una reale profittabilità. ITA Airways ha operato nell’anno oltre 123 mila voli di linea (- 11% rispetto al 2024) e trasportato 16,2 milioni di passeggeri (-8 % a confronto con il 2024), con un load factor dell’83,4%, in aumento di 2,1 punti percentuali su base annua. Nel 2025 è proseguita la crescita della flotta di ITA Airways. Sono entrati in flotta 10 nuovi aeromobili per arrivare, con la contemporanea uscita di 3 aeromobili di vecchia generazione, a 106 aerei complessivi a fine anno (24 wide body e 82 narrow body), di cui il 70% di nuova generazione, con un’età media complessiva di 6,5 anni. «Il 2025 ha segnato un punto di svolta per ITA Airways: chiudiamo per la prima volta in utile, a conferma che abbiamo intrapreso la rotta giusta – ha dichiarato Joerg Eberhart, amministratore delegato e direttore generale di ITA Airways – È il risultato dell’impegno di tutta la Compagnia e dei primi tangibili effetti della collaborazione industriale con il Gruppo Lufthansa. Sappiamo però che per raggiungere una profittabilità pienamente sostenibile dobbiamo ridurre il peso degli oneri legati ai leasing della flotta; su questo stiamo già lavorando con decisione». «Oggi celebriamo un altro risultato storico per la Compagnia. I risultati approvati confermano la solidità del percorso di ITA Airways e il valore della collaborazione tra i suoi azionisti – commenta Sandro Pappalardo, presidente ITA Airways – La Compagnia continua a svolgere un ruolo centrale per la connettività del Paese, con una strategia fondata su qualità, sostenibilità e innovazione. Questa cooperazione è decisivaper costruire un vettore moderno e competitivo, a beneficio del Sistema Paese».
Inwit riceve da Fastweb la disdetta dell’Msa: iniziativa illegittima e priva di logica industriale
Inwit ha ricevuto ieri da parte di Fastweb, la società controllata da Swisscom che ha incorporato Vodafone Italia, comunicazione di mancato rinnovo del Master Service Agreement (MSA). A riguardo la società precisa che tale atto è privo di fondamento giuridico e come tale sarà impugnato in ogni sede competente; la società provvederà a richiedere con effetto immediato al Tribunale di Milano un provvedimento cautelare per inibire gli effetti della disdetta. A tal proposito, Inwit ribadisce che: gli MSA sono contratti a lungo termine, i cui termini e condizioni sono parte integrante di un’operazione unica e inscindibile effettuata nel 2020 che ha previsto l’acquisto da parte di Inwit dell’infrastruttura detenuta all’epoca da Vodafone Italia, per un valore complessivo di circa 5,7 miliardi di euro, garantendo un immediato e significativo beneficio economico e finanziario alla società venditrice; la struttura dell’MSA stipulato con Vodafone Italia, oggi Fastweb è coerente con il modello di business infrastrutturale, che si fonda su flussi di ricavi contrattualizzati e a lungo termine. Tale modello di business, standard per il settore a livello globale, garantisce condizioni economiche competitive ai clienti e generazione di valore economico e industriale per tutte le parti coinvolte e la filiera industriale delle telecomunicazioni.
In base alla clausola di protezione “MSA Change of Control”, a seguito del cambio di controllo congiunto su INWIT da parte di TIM e Vodafone pacificamente avvenuto nell’agosto del 2022, INWIT ha esercitato l’opzione contrattualmente prevista, che ha esteso la durata dell’accordo per un periodo di 16 anni, fino all’agosto 2038, arco di tempo durante il quale non è consentita alcuna facoltà di disdetta da parte di Fastweb S.p.A.. Le operazioni del Gruppo Vodafone risalenti al 2020 a cui fa riferimento Fastweb hanno natura di mera riorganizzazione interna, non hanno inciso sul controllo congiunto di INWIT e pertanto non hanno determinato la fattispecie giuridica rilevante ai sensi dell’MSA. Pertanto, prosegue Inwit, qualsiasi tentativo di risolvere anticipatamente il contratto deve ritenersi pretestuoso e finalizzato esercitare indebite pressioni su INWIT volte a una rinegoziazione dei termini del MSA. A fronte di tali iniziative, INWIT ha dato mandato ai propri legali di agire in ogni sede competente, anche cautelare, per la piena tutela degli interessi propri e di tutti gli stakeholders. La società ha invitato Fastweb a risolvere in via bonaria, in modo rapido e tempestivo, le divergenze interpretative insorte in merito all’MSA in più sedi, tra cui quella arbitrale e di negoziazione assistita; Fastweb, significativamente, ha declinato ogni invito. La Società conferma il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti a supporto della digitalizzazione del Paese. INWIT possiede e gestisce un’infrastruttura digitale capillare e non replicabile, di interesse critico nazionale, con siti in posizioni strategiche su tutto il territorio italiano e standard qualitativi d’eccellenza, in grado di garantire prestazioni elevate, massima affidabilità ed efficienza operativa per tutti gli operatori.
Space4Good e RINA insieme nella verifica satellitare di infrastrutture e ambiente
Space4Good, società olandese specializzata in analisi geospaziale, e RINA, gruppo multinazionale di consulenza ingegneristica, ispezione e certificazione, avviano una partnership volta a sviluppare applicazioni in cui i dati satellitari possano supportare la verifica indipendente delle prestazioni infrastrutturali e delle condizioni ambientali. La collaborazione integra le capacità di osservazione della Terra via satellite e le analisi basate su intelligenza artificiale di Space4Good con l’expertise di RINA. Questa partnership risponde alla crescente esigenza di strumenti di monitoraggio affidabili, capaci di andare oltre l’autodichiarazione e le ispezioni periodiche. In diversi settori, tra cui quelli delle infrastrutture, dei trasporti e dell’energia, cresce la richiesta di evidenze oggettive in grado di attestare nel tempo la validità dell’uso del suolo, delle condizioni ambientali e delle ipotesi progettuali. Alexander Gunkel, fondatore di Space4Good, ha affermato: “Ci siamo conosciuti al Geospatial World Forum e abbiamo subito riscontrato una forte complementarità tra le nostre attività. RINA ha una grande esperienza in ingegneria e certificazione, mentre Space4Good ha grande competenza in soluzioni di monitoraggio satellitare in grado di rilevare i cambiamenti nell’uso del suolo, monitorare la vegetazione e supportare la verifica ambientale su larga scala. L’integrazione di queste competenze consentirà valutazioni più solide e trasparenti”. Per Ivani Rodrigues, GIS Engineering Project Manager di RINA per il Brasile, “la collaborazione con Space4Good rafforza il posizionamento di RINA nell’ambito dell’osservazione della Terra, un tema strategico nel sistema informativo geografico (GIS) e sempre più richiesto nei progetti infrastrutturali e di sostenibilità. Questa partnership amplia il nostro portafoglio di attività e consolida le relazioni con gli stakeholder in Brasile, aprendo al contempo nuove opportunità di collaborazione nel mercato europeo, dove Space4Good è già ben consolidata”.
Le principali aree di collaborazione includono: monitoraggio di progetti infrastrutturali su larga scala, a supporto della valutazione dei rischi e della supervisione nel lungo periodo, verifica ambientale, inclusi il monitoraggio della deforestazione e dei cambiamenti nell’uso del suolo, anche in relazione alle normative emergenti, servizi di validazione legati all’utilizzo di dataset derivati da dati satellitari, comprese applicazioni nei settori dei biocarburanti e dei crediti di carbonio. Entrambe le organizzazioni operano in regioni quali America Latina e Sud-est asiatico, dove gli investimenti infrastrutturali e la tutela ambientale sono strettamente interconnessi.
Sparkle firma un accordo di rivendita con Anthropic per offrire Claude tramite Amazon Bedrock
Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, ha siglato un accordo di rivendita con Anthropic, leader mondiale nell’intelligenza artificiale sicura e affidabile, per offrire i modelli Claude tramite Amazon Web Services (AWS) Bedrock, piattaforma gestita per lo sviluppo di applicazioni di IA generativa. Claude è la famiglia di modelli linguistici avanzati di Anthropic, progettati per applicazioni aziendali e caratterizzati da capacità evolute di ragionamento, analisi visiva, codifica ed elaborazione multilingue. Noti per le elevate prestazioni, gli alti standard di sicurezza e un approccio responsabile all’IA, i modelli Claude supportano un’ampia gamma di casi d’uso e permettono alle organizzazioni di sviluppare nuovi servizi e ottimizzare i processi interni. Grazie a questo accordo, Sparkle offrirà i modelli Claude tramite Amazon Bedrock a istituzioni e imprese in tutta Europa. Collaborando con Sparkle, le organizzazioni potranno integrare facilmente una delle piattaforme di IA più avanzate ed etiche oggi disponibili nei propri ambienti IT per sviluppare assistenti intelligenti, automatizzare l’analisi dei documenti, migliorare le interazioni con i clienti, supportare lo sviluppo di software e ottimizzare i flussi di lavoro operativi. In qualità di partner ufficiale AWS, Sparkle supporta gli istituti di ricerca e istruzione e le imprese nello sviluppo e nell’espansione dei loro ambienti cloud. Con l’aggiunta di Claude al proprio portafoglio, l’azienda rafforza ulteriormente il proprio ruolo nell’accompagnare i clienti nell’adozione delle tecnologie di IA generativa di nuova generazione in ambienti cloud sicuri e scalabili. L’offerta si integra perfettamente con le soluzioni Multicloud e di connettività di Sparkle, tra cui Cloud Connect, che garantisce collegamenti privati verso gli ambienti cloud pubblici, e SD-WAN per reti ottimizzate e sicure. Completa l’offerta Quantum Safe Interconnect (QSI), già disponibile su AWS Marketplace, che contribuisce alla realizzazione di infrastrutture digitali sicure e a prova di futuro. “L’intelligenza artificiale sta diventando un fattore strategico abilitante per le organizzazioni in ogni settore”, ha dichiarato Annalisa Bonatti, Vice President Enterprise di Sparkle. “Integrando i modelli Claude di Anthropic nel nostro portafoglio tramite Amazon Bedrock, Sparkle amplia ulteriormente la propria capacità di supportare i clienti con infrastrutture digitali end-to-end – dalla connettività globale al cloud e ai servizi avanzati di IA – aiutandoli a implementare soluzioni di IA generativa sicure e scalabili e accelerando l’innovazione.”
Maire: Tecnimont si aggiudica contratto da 50 mln di dollari per lo studio di revamping della raffineria di Guaracara a Trinidad e Tobago
Maire annuncia che Tecnimont (Business Unit Integrated E&C Solutions), attraverso la controllata Tecnimont Services, si è aggiudicata un contratto del valore di USD 50 milioni per lo studio di riqualificazione della raffineria di Guaracara, situato a Point-à-Pierre, Trinidad e Tobago. Lo scopo del lavoro comprende una valutazione tecnica e di funzionamento degli impianti e delle apparecchiature del complesso di Guaracara, oltre allo studio di riammodernamento della raffineria (Fase 1 e 2 del progetto), con una capacità di circa 150.000 barili al giorno. L’analisi identificherà le aree che richiedono interventi di adeguamento e upgrade e valuterà la conformità delle tecnologie esistenti rispetto agli obiettivi operativi e di performance di lungo periodo dell’impianto. Le attività includono anche la valutazione dell’efficienza energetica e delle performance ambientali, oltre alla progettazione di sistemi avanzati per la raccolta dell’acqua e il raffreddamento, tutti realizzati in conformità ai più rigorosi standard internazionali. Sulla base di tale analisi, Tecnimont Services elaborerà le stime preliminari di CAPEX e OPEX a supporto delle attività di riqualificazione e riavvio della raffineria. Le Fasi 1 e 2 sono attese concludersi entro l’inizio del 2027; successivamente l’attività potrà estendersi alle fasi di Front-End Engineering Design (FEED) e Ingegneria, Procurement e Costruzione (EPC), fino alle operazioni di Operations & Maintenance (O&M) per la riqualificazione dell’intero complesso.mTecnimont è stata selezionata grazie alla sua comprovata esperienza in progetti complessi di upgrading, facendo leva sulle competenze distintive di Tecnimont Services nelle attività di O&M, valorizzazione di impianti esistenti, oltre che nei servizi green power, digital ed energy per progetti complessi di grande scala.Alessandro Bernini, CEO di MAIRE, ha commentato: “Questo progetto rafforza ulteriormente la nostra diversificazione geografica, ampliando la nostra presenza in America Centrale, e conferma la rilevanza strategica delle iniziative di upgrading degli impianti. Grazie alla nostra esperienza ingegneristica e al nostro know-how tecnologico, supportiamo la trasformazione di asset esistenti in impianti più efficienti e avanzati dal punto di vista ambientale. La riqualificazione del complesso di raffinazione di Guaracara genererà benefici concreti per l’economia locale, contribuendo alla creazione di valore, allo sviluppo industriale e alla crescita delle competenze”.
La tedesca Entrix supera in Europa i 3 GW e 8,5 GWH di capacità di accumulo gestita e chiude un round da 43 milioni. Si rafforza in Italia
Entrix, la più importante società europea di ottimizzazione di sistemi di accumulo a batterie, continua la sua crescita raggiungendo i 3 GW (capacità energetica che le batterie possono erogare in un dato momento) e 8,5 GWh di capacità di stoccaggio elettrochimico, con contratti in tutta Europa – un traguardo decisivo nell’evoluzione dell’azienda verso la leadership europea nel trading di energia flessibile e nell’ottimizzazione su larga scala. Del portafoglio contrattualizzato, 2 GW saranno operativi entro il 2026. Entrix gestisce un portafoglio ampio e in crescita di sistemi di accumulo a batterie in tutta Europa, con oltre 70 sistemi in gestione che spaziano da progetti stand-alone (non collegati direttamente a un impianto rinnovabile) a modelli di co-location solare più batteria. La società possiede uffici e team locali in Germania, Italia, Spagna e Polonia, garantendo una forte prossimità al mercato e competenze normative nei suoi mercati europei di riferimento. Un consorzio di investitori composto da BNP Paribas tramite il suo Solar Impulse Venture Fund, dalla compagnia assicurativa Allianz, da investitori belgi specializzati in energia come Junction Growth Investors e Korys, da AENU, Enpal, Abacon e Arvantis Group, ha investito 43 milioni di euro di capitale nell’azienda. Quella che nel 2021 era iniziata come un’avventura pionieristica – con la gestione di uno dei primi grandi progetti di accumulo a batterie in Germania – si è trasformata negli anni successivi nel principale attore europeo nell’ottimizzazione delle batterie. Con 3 GW di capacità flessibile contrattualizzata, Entrix opera su una scala equivalente a circa tre centrali nucleari o alla domanda di picco di elettricità di circa tre milioni di famiglie. Questo traguardo riflette anche una trasformazione strutturale del sistema energetico europeo: la flessibilità non è più un concetto, è diventata un fattore di successo determinante per la stabilità del sistema, la convenienza economica e l’integrazione delle fonti rinnovabili. Con l’accelerazione della penetrazione delle energie rinnovabili e la crescente volatilità dei mercati energetici, diventa sempre più importante e urgente gestire in modo intelligente la flessibilità del sistema elettrico attraverso i mercati. La continua esposizione dell’Europa ai mercati instabili dei combustibili fossili, che determinano ancora i prezzi dell’energia nella maggior parte del continente, rende l’accelerazione della transizione energetica non solo un imperativo climatico ma anche strategico. La necessità di flessibilità è ulteriormente amplificata dalla rapida crescita dei datacenter (strutture che gestiscono server per cloud, streaming, AI ecc) che richiedono una fornitura di energia stabile e ininterrotta su larga scala. Più in generale, l’accumulo a batterie sta diventando la spina dorsale di un sistema energetico privo di combustibili fossili, colmando il divario tra la generazione intermittente da fonti rinnovabili e una fornitura di energia affidabile 24 ore su 24.
Entrix è un attore di primo piano nell’ottimizzazione dei sistemi di accumulo a batterie in tutti i mercati elettrici rilevanti. Il trading e l’ottimizzazione basati sull’intelligenza artificiale consentono alle batterie di rispondere in tempo reale ai segnali di prezzo, alle esigenze della rete e alle strategie di portafoglio, trasformando la flessibilità tecnica in valore economico misurabile e contribuendo a rendere la transizione energetica più conveniente, più verde e più efficiente per tutti. Oltre al trading a breve termine, Entrix struttura modelli di ricavi stabili e sicuri, sufficientemente solidi da attrarre banche e investitori, svolgendo un ruolo centrale nel rendere la flessibilità scalabile e rilevante per il sistema in tutta Europa. La stretta collaborazione con istituzioni finanziarie a lungo termine come Deutsche Bahn Energie trasforma la flessibilità delle batterie in flussi di ricavi stabili e finanziabili che sbloccano gli investimenti necessari per accelerare la transizione energetica. Un consorzio di investitori ha ora investito 43 milioni di euro di capitale in Entrix, segnando il passo successivo nel percorso di crescita europeo dell’azienda e consentendo ulteriori progressi tecnologici. Il consorzio comprende BNP Paribas via its Solar Impulse Venture Fund, la compagnia assicurativa Allianz, gli investitori belgi focalizzati sull’energia Junction Growth Investors e Korys (Colruyt Family Office), AENU, Enpal, Abacon (Büll Family Office) e Arvantis Group. L’investimento riflette la fiducia istituzionale nel modello di business scalabile di Entrix e supporta la continua espansione delle sue capacità operative, della portata di mercato e della leadership tecnologica. “La portata dei progetti che ci vengono affidati riflette un cambiamento strutturale nel sistema energetico: la flessibilità è diventata un’infrastruttura essenziale. Il nostro ruolo è tradurre le prestazioni tecniche in ricavi stabili e sicuri per gli investitori, rafforzando al contempo la resilienza della rete e consentendo l’integrazione delle rinnovabili su larga scala. Questo traguardo sottolinea le partnership a lungo termine e la profondità operativa che abbiamo costruito in tutta Europa” – Steffen Schülzchen, fondatore e CEO di Entrix.
Confcooperative incontra Metsola, Fitto, Foti e 40 europarlamentari
Il consiglio di presidenza di Confcooperative, guidato da Maurizio Gardini, incontra a Bruxelles Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo; Raffaele Fitto, vice presidente della Commissione Europea, Tommaso Foti ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il PNRR e un’ampia delegazione di europarlamentari italiani. All’incontro in parlamento sono intervenuti 40 eurodeputati in rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari, tra gli europarlamentari le vicepresidenti Antonella Sberna e Pina Picierno. Confcooperative ha messo in evidenza le sfide e le opportunità legate all’economia sociale, agli appalti, all’agroalimentare, al credito di prossimità, al welfare e alle politiche dell’abitare. Al meeting hanno partecipato anche una decina tra capi di gabinetto e staff di altrettanti europarlamentari. Sono stati incontrati anche Mario Nava, Dg Employment e l’ambasciatore Vincenzo Celeste. «L’economia sociale – sottolinea Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – rappresenta una componente fondamentale dell’economia europea con 4,3 milioni di imprese e oltre 11,5 milioni di occupati. Le cooperative ne sono parte integrante con 4,5 milioni di occupati. Di questi 1,3 milioni sono occupati dalla cooperazione italiana e circa la metà di loro, 550.000, lavora nelle 16.000 imprese associate a Confcooperative che rappresentano il 4% del PIL». «Confcooperative sottolinea l’importanza di una gestione sostenibile delle risorse pubbliche. «Sull’imminente riforma delle direttive sugli appalti della Pubblica Amministrazione, che riguarda oltre 2.400 miliardi di euro pari al 14% del PIL dell’UE, – continua il presidente di Confcooperative – chiediamo di superare il massimo ribasso come criterio dominante, introdurre meccanismi di revisione dei prezzi e consolidare gli appalti riservati per le cooperative sociali di inserimento lavorativo». «Sul fronte agroalimentare, l’allarme principale – segnala Gardini – riguarda la rinazionalizzazione della PAC: inserirla in un Fondo Unico rischia di snaturarne le caratteristiche e scatenare una guerra tra filiere per i budget residui. Per la pesca, si chiede un cambio di paradigma che superi i tagli lineari».
«Per il credito, la richiesta centrale è il riconoscimento formale delle Banche di Credito Cooperativo come enti dell’economia sociale nel framework prudenziale europeo, con piena parità di trattamento rispetto ai modelli equivalenti di Germania e Austria. Sul welfare, con oltre 2.800 cooperative sociali che gestiscono servizi per persone con disabilità e circa 20.000 lavoratori con disabilità occupati nelle cooperative di inserimento, Confcooperative chiede di salvaguardare nel QFP le risorse per le politiche sociali e di istituire un Programma Nazionale ponte post-PNRR per l’assistenza domiciliare, anche con il rinnovo UE del regime di decontribuzione nelle Regioni di convergenza per il periodo 2026–2029″. Inoltre, «sull’housing sociale, le cooperative di abitanti devono essere riconosciute come soggetti pienamente eleggibili agli strumenti finanziari europei per la casa accessibile, con particolare attenzione alla «fascia grigia» di lavoratori e famiglie esclusi sia dall’edilizia pubblica sia dal mercato libero». Sull’energia “La guerra in corso è uno shock economico che colpisce famiglie e imprese. Un conto salato per l’Europa. Una perdita si stima finora di 3000 miliardi tra borsa e caro benzina. I rincari energetici costano a una famiglia di 4 persone oltre 1000 euro in più ogni anno. Per le nostre cooperative significano margini bruciati senza possibilità di recupero”.
Arriva dall’Italia il nuovo sistema per la sicurezza anti-incendio che resiste al fuoco fino a 5 ore a 2500 gradi
Debutta a Milano ALP Fire System AR1200, il sistema italiano anti-incendio brevettato e unico al mondo che inaugura una nuova era nella protezione di edifici e persone, all’insegna di sicurezza, efficienza e sostenibilità. A presentarlo Alpactive International, spin-off dell’Università Niccolò Cusano. ALP Fire System AR1200 rappresenta una tecnologia all’avanguardia per la protezione e la tutela della vita. A differenza delle condotte tradizionali, sfrutta soluzioni innovative progettate per il trasporto di aria calda ad alte temperature. Il sistema è stato testato in condizioni critiche, resistendo fino a 2500°C per quattro-cinque ore di fiamma diretta e mantenendo l’integrità strutturale dove altri materiali collasserebbero.
Oltre alla straordinaria resistenza al calore, il sistema garantisce massima sicurezza e affidabilità: non gocciola, non produce fumo e assicura prestazioni costanti in ogni installazione. La leggerezza dei materiali lo rende fino a otto volte più leggero rispetto alle condotte in lamiera o ai tradizionali canali in silicato di calcio, riducendo i tempi di montaggio di circa il 50%. Le superfici interne sono trattate con la tecnologia Alp Micro Virus Technology, che tutela l’igiene dell’aria in modo avanzato, mentre la produzione è ecosostenibile, senza l’uso di gas espandenti nocivi come CFC, HCFC, HFC o idrocarburi. Il sistema rispetta tutte le normative nazionali e internazionali in materia di resistenza al fuoco, trasformando ogni installazione in un vero e proprio standard di sicurezza globale. L’innovazione, che segna una svolta storica nel settore dell’impiantistica e della sicurezza antincendio, è stata presentata ufficialmente all’evento MCE 2026 alla Fiera Milano, palcoscenico mondiale per l’impiantistica e l’efficienza energetica. Sotto la guida dell’inventore Giuseppe Librizzi, la società ALP EMIRATES PANEL MANUFACTURING L.L.C., altro spin-off dell’ateneo, ha ottenuto il brevetto ministeriale n. 102024000002605, che tutela non solo il prodotto, ma l’intero know-how tecnologico della linea produttiva.
Il brevetto copre l’intero ciclo produttivo: un impianto ad alta tecnologia che trasforma il know-how scientifico in una soluzione industriale scalabile. “Con ALP Fire System AR1200 non offriamo solo un componente, ma una garanzia di sicurezza attiva e passiva,” dichiara il team di ALP EMIRATES. “È il risultato di anni di test nei laboratori di Ingegneria Meccanica, oggi pronti a proteggere le grandi infrastrutture mondiali.”