LA GIORNATA
Vertice di Governo: sprint sul nucleare. Legge elettorale, avanti la riforma
- Cdp, finanza europea per lo sviluppo, a Roma l’High Level Meeting di Jefic. Nuovi impegni per 22 mld in 160 Paesi
- Gruppo Hera e Saipem: al via partnership strategica per supportare la transizione energetica e l’economia circolare dell’industria italiana
- Eni: ok dell’assemblea l bilancio 2025 e dividendo di 1,1 euro. Di Foggia presidente e confermato Descalzi
IN SINTESI
Emergenza energetica e dipendenza dell’Italia dalle fonti estere: stato questo uno dei principali temi affrontati ieri durante il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, convocato dalla premier Giorgia Meloni cui hanno partecipato i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. E la comune valutazione espressa è stata quella di accelerare il percorso verso l’energia nucleare. L’obiettivo è concludere l’iter del disegno di legge delega entro la fine dell’anno, per poi avviare i relativi decreti attuativi a partire da gennaio. Sulle possibili misure da varare nei prossimi mesi per fronteggiare l’emergenza energia, Salvini, secondo qunato è filtrato dal vertice, è stato netto; “se l’Europa ci darà una mano, bene, altrimenti lo faremo lo stesso”, sono le sue parole riportate. Nella riunione dura un’ora e mezza di riunione è anche analizzata la crisi nello Stretto di Hormuz. Forti sono le preoccupazioni legate alla crisi in Medio Oriente, alla vigilia degli incontri di Meloni e Tajani con Marco Rubio. Salvini auspica che la visita a Roma del segretario di Stato americano serva a un chiarimento. Nell’immediato si guarda all’evoluzione del negoziato Usa-Iran. La linea italiana non cambia, si lavora in prima battuta con gli alleati europei mantenendo il dialogo con Washington, con la disponibilità a partecipare a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz. Due navi cacciamine si sono mosse nei giorni scorsi per addestramenti e ora sono in porto, pronte a essere chiamate in causa. Ma prima, è stato ribadito in questi giorni dal governo, servirà un passaggio parlamentare. Non c’è ancora la sintesi, invece, sulle presidenze di Consob e Antitrust. Martedì scorso la premier si era detta “abbastanza ottimista” di chiudere queste nomine entro la settimana. Salvini sarebbe tornato alla carica per Federico Freni alla Consob, ma sul leghista sottosegretario all’Economia resisterebbero le remore ai piani alti del governo. “Ne parliamo un’altra volta ora non c’è tempo”, avrebbe tagliato corto Meloni chiudendo (prima di volare in Friuli Venezia Giulia per la cerimonia a 50 anni dal sisma) il pranzo di lavoro.Salvini avrebbe rilanciato la candidatura di Federico Freni per la Consob, ma persistono delle resistenze. Il centrodestra tira dritto, invece, sulla riforma della legge elettorale, aprendo al dialogo con le opposizioni su qualche modifica. In generale è stato comunque ammesso che alcuni correttivi vanno fatti alla proposta di legge sulla quale in commissione Affari costituzionali della Camera sono in corso le audizioni. In primis la soluzione del ballottaggio. FdI e Nm poi preparano emendamenti per introdurre le preferenze. Su altri aspetti, come l’abbassamento del premio di maggioranza, si potrebbe intervenire, è la linea che filtra dal centrodestra, se le opposizioni accetteranno di condividere l’impostazione della riforma.
I mercati credono nella pace. Borse in rally, crollano il petrolio e il gas
Gli spiragli di pace fra Stati Uniti e Iran spingono le Borse in rally e fanno crollare le quotazioni del petrolio. A 67 giorni dall’attacco voluto dal presidente americano Donald Trump la prospettiva di un accordo per porre fine alla guerra e riaprire la stretto di Hormuz ha galvanizzato i listini. Prima quelli asiatici, poi gli europei, infine Wall Street dove l’indice S&P 500 ha ritoccato i record. Anche Piazza Affari ha fatto un suo exploit e ha rivisto i massimi da marzo 2000 (Ftse Mib + 2,35% a 49.696 punti). Il maggior rialzo è stato tuttavia segnato da Parigi che ha guadagnato quasi il 3% (+2,94%) mentre Londra e Francoforte sono cresciute rispettivamente del 2,15 e del 2,12 per cento. Il ritorno della propensione al rischio sui mercati azionari è stato favorito dal venir meno delle aspettative di inflazione se si arriverà davvero alla fine delle ostilità ponendo fine alla corsa dei prezzi dell’energia. Proprio questa attesa è stata inglobata nei prezzi del greggio con il Wti statunitense sceso ben sotto la soglia dei 100 dollari. In serata segna un calo del 7,2% a 94,9 dollari al barile. Stesso ribasso per il Brent del Mare del Nord che viaggia appena sopra i 101 dollari.
In decisa flessione anche il gas: ad Amsterdam il Ttf ha perso il 5,9% appena sopra i 44 euro al megawattora. Sono in parallelo calati i rendimenti dei titoli di Stato a partire dai Treasuries americani. Si è tornato a scommettere che con il venir meno dello spettro dell’inflazione la Fed quest’anno potrebbe tagliarli davvero.
Se i mercati guardano avanti la Bce non ha invece ancora accantonato la possibilità di una stretta monetaria. “Nel complesso la situazione attuale sembra discostarsi dalle nostre proiezioni di base di marzo, con l’accrescersi della probabilità che si renda necessario un aggiustamento dei nostri tassi di interesse”, ha dichiarato Piero Cipollone, componente del board della Banca centrale europea.
Cdp, finanza europea per lo sviluppo, a Roma l’High Level Meeting di JEFIC. Nuovi impegni per 22 mld in 160 Paesi
Si è svolto ieri a Roma, presso la sede di Cassa Depositi e Prestiti, l’High Level Meeting di JEFIC (Joint European Financiers for International Cooperation), il network che riunisce cinque Istituzioni finanziarie bilaterali europee per lo sviluppo – AECID (Spagna), AFD (Francia), BGK (Polonia), CDP (Italia) e KfW (Germania) – attive nel sostegno al settore pubblico nei Paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti. Nel corso dell’evento è stato presentato l’Annual Report 2025 di JEFIC, che registra 22 miliardi di euro di nuovi impegni in 160 Paesi, con una crescita del 22% rispetto al 2024. Di questi, 19 miliardi di euro sono stati destinati alle priorità del Global Gateway dell’Unione europea, con un incremento annuo superiore al 14%. Le attività del network si sono concentrate su settori strategici quali energia pulita, infrastrutture, istruzione e servizi pubblici, confermando il contributo di JEFIC nel tradurre le priorità europee in iniziative concrete ad alto impatto. Durante l’High Level Meeting sono stati inoltre siglati due Memorandum of Understanding tra JEFIC, la Banca europea per gli investimenti (BEI) e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), rafforzando il quadro di cooperazione tra Istituzioni finanziarie europee impegnate nello sviluppo sostenibile. Le intese mirano a rendere più strutturata la collaborazione lungo l’intero ciclo dei progetti, favorendo sinergie operative, cofinanziamenti e co‑investimenti, nonché un dialogo più sistematico sulle priorità geografiche e settoriali, attraverso un rafforzamento dello scambio di conoscenze, del coordinamento strategico e delle iniziative comuni di advocacy. BEI e BERS rientrano entrambe nel perimetro dell’approccio del Team Europe, al quale i membri JEFIC già contribuiscono, con l’obiettivo di rendere l’azione esterna dell’UE più coordinata, visibile ed efficace, anche attraverso una maggiore integrazione tra Istituzioni multilaterali e bilaterali. Infine, Bank Gospodarstwa Krajowego (BGK) ha firmato l’Accordo Quadro di Cofinanziamento di JEFIC, rafforzando il proprio ruolo operativo e aprendo la strada alla preparazione e al finanziamento congiunto di nuovi progetti di sviluppo. All’incontro – organizzato da CDP che detiene la presidenza di JEFIC per il semestre in corso – hanno partecipato rappresentanti dei componenti del network, delle Istituzioni europee e di partner internazionali. I lavori della giornata sono stati aperti dall’intervento di Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti, seguito dal keynote speech di Lorenzo Ortona, Coordinatore vicario della Struttura di Missione per il Piano Mattei per l’Africa presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. È intervenuto inoltre, con un video messaggio, Jozef Síkela, Commissario europeo per i Partenariati internazionali. Nel corso della giornata si sono svolti panel dedicati al ruolo del Team Europe[1] nel raggiungimento di risultati strategici per lo sviluppo; all’evoluzione degli strumenti di cofinanziamento in vista del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale e della strategia del Global Gateway e alle sfide legate a sistemi alimentari, clima e resilienza. I lavori si sono conclusi con l’intervento di Carlo Rossotto, Direttore Cooperazione allo Sviluppo e Relazioni Istituzionali Internazionali di CDP.“L’High Level Meeting di Roma e i risultati presentati oggi confermano il ruolo centrale di JEFIC come piattaforma di coordinamento delle maggiori banche di sviluppo europee. I 22 miliardi di euro di nuovi impegni raggiunti nel 2025 in 160 Paesi dimostrano la capacità del network di operare in modo concreto e coordinato a sostegno delle priorità dell’Unione europea, a partire dalla strategia Global Gateway. In questo contesto, anche le intese siglate con BEI e BERS rappresentano un ulteriore passo avanti verso una cooperazione sempre più strutturata ed efficace tra le istituzioni finanziarie europee” ha dichiarato Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti, a nome di JEFIC, che CDP presiede per il semestre in corso.
Brennero: Vienna ai manifestanti, riconsiderare la data del blocco
Il ministro della Mobilità austriaco, Peter Hanke, è intervenuto in merito al blocco del Brennero annunciato per una manifestazione ambientalista il prossimo 30 maggio. Secondo le previsioni del traffico della società autostradale austriaca Asfinag, la giornata in questione sarà una delle più trafficate dell’anno, coincidendo con le vacanze in tre dei länder tedeschi più popolosi: Baviera, Baden-Württemberg e Sassonia-Anhalt. Inoltre, a causa di diversi cantieri, le rotte alternative per il traffico di transito saranno disponibili solo in misura limitata. Hanke ha espresso grande preoccupazione per la manifestazione programmata, appellandosi agli organizzatori affinché la riconsiderino: “Data la sensibilità del corridoio del Brennero, è necessario procedere con estrema cautela in azioni di questo tipo”. Sebbene il ministero non abbia la competenza per vietare la manifestazione — la cui autorizzazione in Tirolo “va rispettata” — è stata avviata una specifica ordinanza per coordinare le limitazioni alla circolazione sulla rete stradale principale, al fine di garantire uno svolgimento sicuro dell’evento. Nonostante la collaborazione tra il land Tirolo, le organizzazioni di soccorso e Asfinag per l’attuazione in sicurezza del presidio, il ministero ribadisce che “uno spostamento geografico e temporale della dimostrazione sarebbe l’opzione più ragionevole”. Hanke ha riconosciuto come inaccettabili gli impatti del traffico di transito sulla salute, sull’ambiente e sulle infrastrutture, confermando la priorità del sostegno alla popolazione tirolese nella lotta contro il transito transalpino. Tuttavia, il ministro ha ribadito la necessità di non mettere a rischio le buone relazioni internazionali. In quanto Paese situato nel cuore dell’Europa, l’Austria ha una responsabilità verso le catene di approvvigionamento del mercato interno: “L’Austria è un partner internazionale affidabile. Proprio per questo, è mia responsabilità sottolineare che in gioco ci sono i rapporti con i vicini, come Germania e Italia, che non dovrebbero essere gravati da simili azioni. Mi appello quindi al buon senso degli organizzatori”, ha concluso Hanke.
Ue, nominati relatori principali anche in Imco e Inta, pronta la squadra
Completata la squadra dei relatori principali sull’Industrial accelerator act, nelle commissioni congiunte Industria (Itre), Mercato interno (Imco) e Commercio internazionale (Intainternazionale (Inta) del Parlamento Ue.Per la commissione Itre era stato già scelto l’eurodeputato francese di Renew Christophe Grudler. In commissione Imco il relatore sarà un altro francese, l’eurodeputato S&d Pierre Jouvet. In commissione Inta la relatrice principale sarà l’eurodeputata tedesca dei Verdi, Anna Cavazzini, che è anche presidente della Imco.
Caro energia, Conftrasporto: imprese sempre più in difficoltà, urgente incontro con il Governo
“Il perdurare delle tensioni internazionali e il conseguente effetto sui prezzi dei prodotti energetici continua a generare forti tensioni sugli operatori dell’autotrasporto merci, oramai arrivati a una situazione non più sostenibile. Il settore si trova, infatti, con costi operativi aumentati del 40% e senza misure in grado di garantire la sostenibilità economica dei servizi. Il fermo dei servizi di autotrasporto è stato deciso come unica possibile conseguenza alla situazione attuale, ma l’auspicio è che si evitino blocchi per migliaia di imprese e si lavori congiuntamente per superare l’emergenza attuale. Per questo, auspichiamo che il Governo apra nel più breve tempo possibile un confronto per individuare soluzioni operative concrete e rapide”. A dichiararlo è il vicepresidente di
Confcommercio e presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo.
Gruppo Hera e Saipem: al via partnership strategica per supportare la transizione energetica e l’economia circolare dell’industria italiana
Saipem, leader globale nell’ingegneria e nella costruzione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture, e il Gruppo Hera, una delle principali multiutility italiane, hanno siglato un accordo di collaborazione strategica, della durata iniziale di tre anni, con l’obiettivo di supportare le imprese italiane nei percorsi di efficienza energetica, decarbonizzazione ed economia circolare. La collaborazione fa leva sulle competenze ingegneristiche e tecnologiche di Saipem e sull’esperienza pluriennale maturata dal Gruppo Hera nei servizi ambientali, idrici ed energetici, entrambe accomunate da un costante impegno verso la sostenibilità e la riduzione delle emissioni. L’intesa tra le due realtà nasce con l’obiettivo di accompagnare aziende e territori nel percorso verso la transizione energetica, offrendo soluzioni concrete e integrate per la riduzione delle emissioni, l’efficientamento dei consumi e la valorizzazione delle risorse. Particolare attenzione è rivolta alle esigenze dei settori industriali più energivori, come ad esempio quelli della ceramica, del vetro, della carta, della chimica, del cemento, dell’acciaio e di altri comparti caratterizzati da processi difficilmente elettrificabili, impegnati in un percorso verso il Net Zero sempre più complesso e sfidante. Con questa collaborazione, Saipem e Gruppo Hera mettono a disposizione le proprie competenze multidisciplinari, con un portafoglio completo di tecnologie e soluzioni integrate per l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili, l’idrogeno e i sistemi di carbon capture. L’obiettivo è individuare, caso per caso, il percorso di transizione energetica più efficace sotto il profilo tecnico, energetico ed economico. Le aziende interessate potranno beneficiare di un audit preliminare gratuito, finalizzato a valutare il miglior percorso di decarbonizzazione possibile dal punto di vista energetico ed economico, nonché il supporto nella valutazione degli strumenti di incentivazione disponibili a livello nazionale ed europeo, a sostegno della realizzabilità dei progetti. Un contributo concreto, quindi, lungo l’intera filiera della transizione energetica, un settore in rapidissima evoluzione e sempre più strategico per la competitività del sistema produttivo. Per Saipem, l’accordo con il Gruppo Hera rientra nella propria strategia di supporto alla transizione energetica dei settori industriali più complessi. La collaborazione valorizza le competenze ingegneristiche e tecnologiche del Gruppo e la capacità di integrare soluzioni innovative, rafforzando il ruolo di Saipem come partner tecnologico per l’industria italiana, ampliando l’accesso a soluzioni per l’efficienza energetica, le rinnovabili, l’idrogeno e la cattura della Co2, in linea con il proprio percorso di evoluzione verso modelli di business sempre più sostenibili. Questa intesa si inserisce pienamente nel percorso delineato dal Gruppo Hera nel proprio Piano industriale al 2029, che prevede investimenti per 3 miliardi dedicati alla transizione energetica ed economia circolare dei territori e delle imprese. Va in questa direzione anche il progetto all’avanguardia per la cattura delle emissioni di CO2 presso il termovalorizzatore di Ferrara – proposto dal Gruppo Hera, soggetto capofila, in collaborazione con Saipem – selezionato nell’ottobre 2024 per ricevere i finanziamenti previsti dal quarto bando per progetti mid-scale dell’EU Innovation Fund, a conferma dell’impegno della multiutility nel promuovere tecnologie avanzate e partnership strategiche per contribuire concretamente agli obiettivi climatici nazionali ed europei.
Eni: ok dell’assemblea l bilancio 2025 e dividendo di 1,1 euro. Di Foggia presidente e confermato Descalzi
Via libera dell’Assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti di ENI al bilancio 2025 e al dividendo di 1,1 euro per azione. L’Assemblea ha deliberato la determinazione in nove del numero degli amministratori e ha nominato il nuovo Cda nel quale figura GIuseppine Di Foggia come presidente e dove viene confermato Claudio Descalzi. Nel board figurano anche Stefano Cappiello,Carolyn Adele Dittmeier, Benedetta Fiorini, Emma Marcegaglia, Matteo Petrella, Cristina Sgubin e Raphael Louis L. Vermeir. L’Assemblea ha deliberato la determinazione del compenso annuo spettante al Presidente del Consiglio di Amministrazione e agli altri Consiglieri nella misura, rispettivamente, di 90.000 euro lordi e di 80.000 euro lordi, oltre al rimborso delle spese per l’assolvimento dell’incarico. L’Assemblea ha deliberato la nomina del Collegio Sindacale e del Presidente del Collegio Sindacale per la durata di tre esercizi e, con scadenza alla data dell’Assemblea che sarà convocata per l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028, nelle persone di Francesco Fallacara, Presidente, Marcella Caradonna, Sindaco effettivo, Andrea Parolini, Sindaco effettivo, Maria Francesca Talamonti, Mauro Zanin, Giulia De Martino (sindaco supplente), Nadia Fontana (sindaco supplente). L’Assemblea ha deliberato la determinazione del compenso annuo spettante al Presidente del Collegio Sindacale e a ciascun Sindaco effettivo nella misura, rispettivamente, di 85.000 euro lordi e di 75.000 euro lordi, oltre al rimborso delle spese per l’assolvimento dell’incarico. L’Assemblea ha deliberato l’autorizzazione al Cda a procedere all’acquisto di azioni della Società, in più volte, per un periodo fino alla fine di aprile 2027, fino a un massimo di n. 303.000.000 azioni ordinarie per un esborso complessivo fino a 4 miliardi di euro, di cui fino a massimo n. 297.900.000 azioni per finalità di remunerazione degli Azionisti; fino a massimo n. 5.100.000 azioni per costituire la provvista azionaria a servizio del Piano Ilt. Gli acquisti dovranno essere effettuati nel rispetto di tutte le norme di legge e regolamentari e delle prassi di mercato, ad un prezzo che in ogni caso non dovrà discostarsi in diminuzione o in aumento di oltre il 10% rispetto al prezzo ufficiale registrato dal titolo ENI S.p.A. nella seduta del mercato Euronext Milan del giorno precedente ogni singola operazione di acquisto. L’Assemblea ha conferito al Consiglio di Amministrazione – con facoltà di delega all’Amministratore Delegato e di subdelega da parte dello stesso – i poteri occorrenti per dare esecuzione alle relative deliberazioni.
Leonardo, nel trimestre l’utile a 184 milioni, conferma la guidance
Leonardo chiude i risultati del primo trimestre 2026 con un risultato netto adjusted di 184 milioni (+60% rispetto allo stesso periodo del 2025). L’utile netto, di 184 milioni, è in calo del 53,3%. I ricavi salgono a 4,4 miliardi (+10% al netto dell’effetto cambio negativo). In crescita l’Ebita pari a 281 milioni (+33%). Il portafoglio ordini sale a 57 miliardi (+23%) anche per effetto del consolidamento di Iveco Defense Vehicle. La società conferma la guidance 2026. “Nel primo trimestre 2026 abbiamo conseguito ottimi risultati. Tutti i principali indicatori economicofinanziari registrano significativi progressi, a conferma dell’efficacia delle azioni commerciali e operative poste in essere dal gruppo e della strategia tecnologica integrata alla base del piano industriale”, commenta l’ad Roberto Cingolani: “La revisione al rialzo sul rating, da parte di Moody’s, e sull’outlook, da parte di Standard & Poor’s, rappresentano un ulteriore segnale sulla solidità finanziaria del Gruppo. La finalizzazione dell’acquisizione del business Difesa di Iveco Group costituisce un passaggio strategico rilevante che rafforza il nostro posizionamento nella difesa terrestre, completa il portafoglio e consolida il ruolo di Leonardo come Original Equipment Manufacturer capace di integrare software, hardware e servizi digitali per la sicurezza e la difesa”. I risultati del primo trimestre 2026 di Leonardo “evidenziano – rileva l’azienda – un’ulteriore significativa crescita del gruppo, confermando l’efficacia delle azioni commerciali poste in essere ed evidenziando risultati economico-finanziari in deciso progresso rispetto al corrispondente periodo del 2025”. Gli ordini si attestano a 9,0 miliardi, “evidenziando un incremento del 31% rispetto ai primi tre mesi del 2025 in tutti i business, a conferma del consolidato posizionamento del gruppo nei mercati in cui opera”, con un book-to-bill nel periodo pari a circa 2,0. Il portafoglio ordini supera la soglia dei 56 miliardi “anche per effetto del consolidamento del business Idv, che determina un impatto pari a circa 5,6 miliardi”, assicurando una copertura in termini di produzione superiore a 2,5 anni. I ricavi, in incremento a 4,4 miliardi “evidenziano un diffuso e generale miglioramento rispetto ai primi tre mesi del 2025, pari al 10% al netto dell’effetto cambio negativo derivante dalla traduzione delle componenti statunitensi, principalmente Leonardo Drs nel settore dell’elettronica per la difesa (+7% ai cambi effettivi)”. Sull’Ebita, pari a 281 milioni (+33%), “che si conferma in sensibile aumento in tutti i settori di business, incidono in particolare le performance dell’elettronica per la difesa, nonostante l’impatto negativo dell’effetto cambio, gli elicotteri e l’aeronautica, grazie alla conferma del positivo andamento dei velivoli e dei parziali recuperi dell’aerostrutture e della partecipata Gie-Atr”. Il free operating cash flow, negativo per 411 milioni, “evidenzia un miglioramento del 29% circa rispetto alla performance del periodo comparativo, negativo per 580 milioni, confermando i risultati positivi raggiunti grazie alle iniziative di rafforzamento della performance operativa e della gestione del capitale circolante. Il dato evidenzia, tuttavia, l’usuale andamento infrannuale, caratterizzato da assorbimenti di cassa nella prima parte dell’anno”. Sull’indebitamento netto di gruppo, pari ad 3,049 miliardi e in incremento rispetto al 31 marzo 2025 (+43,5%), “incide l’esborso sostenuto per le acquisizioni del business Idv, pari a circa 1,6 miliardi, del restante 35% della società Gem Elettronica e del 100% di Enterprise Electronics Corporation – effettuata per il tramite della controllata Leonardo US Corporation – in parte mitigato dall’andamento del Focf”. E’ “in considerazione dei risultati ottenuti nel primo trimestre del 2026 e delle aspettative per i successivi” che l’azienda ha confermato le guidance per l’intero anno, comunicate al mercato lo scorso marzo. I risultati economici e finanziari del gruppo includeranno il contributo del business Idv a partire dal primo aprile 2026: Leonardostima preliminarmente che il contributo di Idv per i 9 mesi aprile-dicembre del 2026 ai kpi del gruppo, non incluso nella guidance, sia pari a ordini per 1,2 miliardi, ricavi per 1,1 miliardi, un Ebita di 0,12 miliardi, un flusso di cassa operativo (Focf) di 0,22 miliardi.
Veolia: nel primo trimestre fatturato +1% a 11,4 mld, ebitda +5,1% a 1,766 mld
Il gruppo francese Veolia, attivo ne settore dei servizi ambientali, ha annunciato un lieve aumento dell’1% del fatturato nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sottolineando di non aver risentito in modo significativo degli effetti della guerra in Medio Oriente. Escludendo l’impatto dei prezzi dell’energia, il fatturato e’ cresciuto del 2,1% a 11,427 miliardi a tassi di cambio e perimetro costanti, ha dichiarato Veolia in un comunicato stampa. Veolia, che non pubblica l’utile netto trimestrale, ha inoltre registrato un aumento del 5,1% dell’ebitda a 1,766 miliardi. “Il nostro modello, incentrato sulla sicurezza ecologica non risente particolarmente del ciclo economico o dell’inflazione”, ha dichiarato Estelle Brachlianoff, Ceo del gruppo in una nota.
Tim, nel primo trimestre ebitda-al scende a 800 milioni (-2,7%)
Tim chiude il primo trimestre 2026 con ricavi in aumento dell’1,4% a 3,3 miliardi, un ebitda after lease (ebitda-al) di 0,8 miliardi in calo del 2,7% e una perdita di 292 milioni di euro (-124 milioni di euro nel primo trimestre 2025). “I primi tre mesi del 2026 sono in linea con le previsioni del gruppo e con la guidance fornita al mercato per l’intero esercizio” commenta l’ad Pietro Labriola confermando le previsioni per l’anno .Il primo trimestre dell’anno “si caratterizza per un parziale rallentamento dell’attività sul perimetro domestico, dovuto a una flessione temporanea dei ricavi dagli operatori Mvno (Mobile Virtual Network Operators), legata al graduale avvicendamento di grandi clienti wholesale tra il 2025 e il 2026”, nel complesso “risultati in linea con le stime del gruppo, che prevedono una decisa accelerazione nella seconda parte dell’anno”. “Il riposizionamento delle diverse attività, avviato negli scorsi anni, continua a dare buoni risultati – spiega Labriola – con Tim Consumer che mostra una top line resiliente, Tim Enterprise che prosegue nel proprio percorso di crescita e Tim Brasil che si conferma fra i migliori operatori mondiali di tlc. Nel corso dell’esercizio continueremo a posizionarci come i protagonisti del panorama italiano sul fronte della sovranità digitale e dell’intelligenza artificiale, e a semplificare la struttura societaria del gruppo, con la conversione delle azioni di risparmio, che si chiuderà entro fine maggio, e il successivo raggruppamento azionario. La generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria di gruppo”. I ricavi di Tim Consumer sono scesi del 3% a 1,4 miliardi, quelli di Tim Enterprise invece sono cresciuti del 3,2% a 0,8 miliardi. L’indebitamento After Lease è sceso sotto i 7,3 miliardi, con una leva inferiore a 2 volte l’ebitda.
Lufthansa riduce le perdite nel primo trimestre ma prevede costi aggiuntivi per 1,7 mld con il caro carburanti
Il gruppo Lufthansa chiude il primo trimestre dell’anno con una perdita di 665 milioni di euro, in netto miglioramento rispetto a 885 milioni di euro dello stesso periodo dell’anno scorso. Il fatturato raggiunge gli 8,7 miliardi di euro, in aumento dell’8% rispetto al primo trimestre del 2025. La società ha registrato una perdita operativa (Ebit rettificato) di 612 milioni di euro, un netto miglioramento rispetto all’anno precedente (anno precedente: -722 milioni di euro). Il flusso di cassa libero rettificato è aumentato del 65% raggiungendo 1,4 miliardi di euro (anno precedente: 835 milioni di euro). A causa di alcuni fattori di incertezza, il profilo di “rischio-opportunità si è spostato verso i rischi”, spiega la compagnia aerea. Ciononostante, il gruppo Lufthansa mantiene le sue previsioni per l’intero anno, puntando a un risultato operativo (Ebit rettificato) significativamente superiore a quello dell’anno precedente (1.960 milioni di euro). “Nel primo trimestre abbiamo migliorato in modo significativo i risultati finanziari dell’anno precedente, con un EBIT rettificato in crescita di 110 milioni di euro e un utile netto in aumento di 220 milioni di euro. Il fatturato del Gruppo è salito dell’8% a 8,7 miliardi di euro: un nuovo record per un primo trimestre”. Così Carsten Spohr, presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato di Deutsche Lufthansa. “Stiamo realizzando – aggiunge – gli obiettivi che ci eravamo prefissati e mantenendo le promesse fatte. Dal punto di vista dei nostri clienti, ciò vale in particolare per il rinnovamento dei nostri prodotti e della nostra flotta. Con la consegna di sette nuovi aeromobili, di cui cinque a lungo raggio, siamo pienamente in linea con i piani nel primo trimestre dell’anno. Tuttavia, la crisi in corso in Medio Oriente, unita all’aumento dei costi del carburante e ai vincoli operativi, pone sfide enormi per il mondo nel suo complesso, per il trasporto aereo globale e anche per la nostra azienda. Siamo comunque resilienti nella nostra capacità di assorbire questi impatti. Ciò vale sia per la nostra copertura superiore alla media contro le fluttuazioni dei prezzi del carburante, sia per la nostra strategia multi-hub e multi-compagnia aerea, che ci offre una maggiore flessibilità nella nostra rete di rotte e nello sviluppo della flotta. Con il contributo delle nostre società Lufthansa Cargo e Lufthansa Technik, insieme al nostro team di 110.000 dipendenti, usciremo quindi da questa crisi ancora più forti, come è spesso accaduto nei 100 anni della nostra storia”. Ma per il 2026, a causa dell’aumento dei prezzi del cherosene, il gruppo prevede costi aggiuntivi pari a 1,7 miliardi di euro. Lo rende noto la compagnia aerea nelle previsioni per l’anno in corso in occasione dei risultati del primo trimestre. L’attuale chiusura dello Stretto di Hormuz sta causando una “carenza nell’approvvigionamento di cherosene e quindi un aumento significativo dei prezzi del carburante. Ciò grava in modo sostanziale sulla base di costo delle compagnie aeree del Gruppo Lufthansa”, spiega il gruppo. Sebbene il fabbisogno di cherosene per l’anno in corso sia già “coperto per circa l’80% tramite operazioni di copertura del prezzo del carburante con derivati su vari prodotti petroliferi, l’aumento dei prezzi del cherosene comporta attualmente costi aggiuntivi pari a 1,7 miliardi di euro nel 2026. Il Gruppo intende compensare questo onere finanziario aggiuntivo nei prossimi trimestri attraverso un aumento dei ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti, una pianificazione ottimizzata della rete e ulteriori misure di risparmio sui costi”, prosegue la compagnia aerea. Sebbene al momento “non siano previste restrizioni nell’approvvigionamento di cherosene in nessuno degli hub del Gruppo Lufthansa, la potenziale riduzione della disponibilità di carburante nel corso dell’anno rappresenta un ulteriore fattore di rischio”, conclude la nota.
Made in Italy: fino a 900mila posti di lavoro entro il 2029. Imprese a caccia di competenze per innovare
Le imprese del Made in Italy sono un pilastro dell’occupazione. Tra il 2026 e 2029 potrebbero arrivare ad assumere oltre 900mila lavoratori, circa un terzo del totale. La sfida principale riguarda la qualità delle competenze: per molti profili professionali la difficoltà di reperimento raggiunge il 55% delle assunzioni. I dati, provenienti dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, riguardano il fabbisogno occupazionale delle eccellenze produttive per le quali il nostro Paese è famoso nel mondo: meccatronica, agroalimentare, legno e arredo, moda, cui si aggiunge la filiera del commercio e turismo, asset strategico per l’attrattività italiana. L’analisi è stata presentata a “Competenze, Innovazione, Made in Italy”, l’evento organizzato da Unioncamere nell’ambito della Giornata nazionale del Made in Italy. “I settori cardine del Made in Italy non sono una eredità culturale ma un sistema in evoluzione”, ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Per sostenere questa trasformazione e farla crescere, la prima risorsa, la più importante, sono le persone e le competenze professionali. Puntare sull’istruzione tecnica, investendo sugli Its Academy, e sulla formazione continua è un passaggio essenziale per rispondere alla domanda delle imprese sempre più orientata alla tecnologia avanzata e alla sostenibilità. Per questo oggi rinnoviamo, per il secondo triennio, gli accordi con la Rete ITS Academy e con la Rete Nazionale degli Istituti Agrari (Re.N.Is.A.). Confermiamo così l’impegno comune per lo sviluppo delle competenze richieste dal sistema produttivo. Una collaborazione strategica per sostenere i giovani, ridurre il mismatch e accompagnare la crescita dei settori più rappresentativi dell’eccellenza italiana”. Ma quali competenze cercano soprattutto le filiere del Made in Italy?Meccatronica e robotica: le imprese esprimono una forte richiesta di competenze meccanico digitali per sostenere l’adozione dei sistemi di Industria 4.0. Come mostrano i dati annuali 2025, la difficoltà di reperimento per questi settori ha riguardato il 55,2% dei profili ricercati. Agroalimentare: a essere fortemente richiesti sono gli esperti in tracciabilità, sostenibilità e digitalizzazione. L’industria alimentare segnala difficoltà di reperimento nel 38,6% dei casi. Legno, arredo e design: le imprese cercano soprattutto competenze green e digitali legate all’utilizzo dei nuovi materiali. Ma la difficoltà di reperimento del settore è 55,8%. Moda e Tessile: il settore manifesta una forte propensione ad assumere personale con competenze artigianali e di conoscenza delle produzioni e delle tecnologie sostenibili e digitali. La difficoltà di reperimento in media è del 55%. Commercio e turismo: soft skils, conoscenza delle lingue, competenze digitali concentrano gran parte della domanda di lavoro. La difficoltà di reperimento nel complesso si attesta in media al 45%.
Commissario edilizia penitenziaria, ‘completate quasi tutte le procedure di gara’
“Il programma è ora in fase di piena attuazione operativa. In questo primo periodo di attività sono state completate la quasi totalità delle procedure di gara, a fronte di 550 offerte pervenute, riconducibili a 1.600 operatori economici. Il programma prevede la realizzazione e messa in funzione nel 2025-2027 di oltre 6 mila posti detentivi. I posti derivanti dall’attuazione del programma unitamente a quelli relativi all’attuazione del piano del Governo per l’edilizia penitenziaria 2025-2027 dovrebbero attestarsi in circa 10.600 posti detentivi nuovi fornendo una considerevole risposta al problema del sovraffollamento carcerario”. Lo ha detto Marco Doglio, commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, in audizione in commissione Giustizia della Camera sul sul “programma dettagliato” sull’edilizia penitenziaria.
Per la manutenzione “il valore complessivo è di 32 milioni di euro, con il recupero di 1.900 posti. Stiamo lavorando su una prima tranche di intervento di 14 istituti per 313 posti e un valore al momento di 6 milioni. A questi si aggiungono ulteriori 31 interventi per 776 posti detentivi, per un totale complessivo ad oggi di 1.089 posti. Sono in corso attività di definizione di ulteriori interventi di manutenzione”. “Come si riesce a impostare ed effettuare un programma di investimento che, come vedremo, è di oltre 450 milioni di euro con un numero limitato di risorse umane? Qui c’è una prima novità. L’elemento peculiare del programma è stato di aver coinvolto tre soggetti istituzionali: Invitalia, Anac, Cassa depositi e prestiti. Tutto questo con la collaborazione continua e costante con il ministero della Giustizia, in particolare con il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e il dipartimento della Giustizia minorile e di Comunità”.
Confindustria-Anla: siglato Protocollo d’intesa per valorizzare l’esperienza dei lavoratori anziani e rafforzare il legame tra imprese, persone e territorio
È stato siglato ieri, presso la sede di Confindustria a Roma, il Protocollo d’intesa tra Confindustria e Anla – Associazione Nazionale Lavoratori Anziani, finalizzato a promuovere iniziative comuni per valorizzare il contributo dei lavoratori anziani, favorire il dialogo intergenerazionale e rafforzare il legame tra imprese, persone e territori. A firmare l’accordo sono stati Maurizio Marchesini, Vice Presidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni Industriali, e Edoardo Patriarca, Presidente nazionale di Anla. Lavoro e impresa rappresentano due pilastri fondamentali dello sviluppo economico e sociale del Paese. In questo quadro, l’esperienza maturata dai lavoratori anziani costituisce un patrimonio prezioso: un capitale di competenze, memoria, valori e senso di appartenenza che può contribuire al benessere delle persone, alla crescita delle imprese e alla coesione dei territori. L’obiettivo dell’iniziativa è la creazione di valore sociale attraverso il rafforzamento del legame tra impresa, persone e comunità territoriali. La pluralità di progetti che saranno promossi potrà contribuire al miglioramento del clima aziendale attraverso il dialogo tra generazioni, la promozione del networking e la condivisione di esperienze, anche attraverso lo sviluppo di iniziative di welfare aziendale, favorendo percorsi di mentoring e formazione tra senior e giovani lavoratori, inclusi programmi di Age Management. L’intesa prevede l’avvio di un progetto articolato in più fasi, con una prima sperimentazione in territori pilota: Piemonte, Liguria, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. In queste regioni, ANLA metterà a disposizione la propria esperienza associativa e il contributo dei propri volontari per favorire nascita e rafforzamento di gruppi di anziani d’azienda nelle imprese. Attraverso il Protocollo, Confindustria si impegna a promuovere il progetto presso il proprio Sistema associativo e a favorirne la conoscenza tra le Associazioni territoriali e le imprese, monitorandone lo sviluppo sul territorio. ANLA, a sua volta, accompagnerà le realtà aderenti nello sviluppo delle iniziative, valorizzando il ruolo dei lavoratori anziani come punto di riferimento per le persone ancora in servizio e come ponte tra impresa, territorio e comunità. In prospettiva, dopo una prima fase di avvio e consolidamento del progetto, il Protocollo prevede anche la possibilità, nei prossimi anni, di istituire un premio nazionale annuale ANLA-Confindustria destinato alle aziende che si saranno distinte nella realizzazione di buone pratiche in tema di age management, mentoring intergenerazionale e networking con il territorio. Per Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni Industriali, “Il Protocollo rappresenta per Confindustria un’iniziativa di rilevante valore sociale, che mira a rafforzare il legame tra impresa, lavoro e comunità attraverso la valorizzazione dell’esperienza dei lavoratori anziani, veicolata da ANLA, nel solco di efficaci politiche di Age Management. Siamo convinti che il dialogo e lo scambio costruttivo tra le diverse generazioni di lavoratori favoriscano il trasferimento di competenze, riducano la dispersione di conoscenze e sostengano la crescita professionale dei giovani, con effetti positivi sulla produttività. Allo stesso tempo, l’iniziativa può ulteriormente migliorare il clima aziendale e rafforzare il legame tra impresa e territorio, generando benefici concreti per le comunità locali. Confindustria conferma, così, il proprio impegno per uno sviluppo socialmente sostenibile capace di coniugare competitività delle imprese e coesione sociale”. “Questo protocollo rappresenta un unicum di cui come Associazione Nazionale Lavoratori Anziani siamo particolarmente soddisfatti. In primo luogo, perché in esso si incontrano il profit e il non profit ed è un segnale importante rispetto ad una narrazione che rappresenta questi mondi contrapposti mentre vi sono convergenze essenziali per il bene del Paese. Inoltre, questo protocollo rimette al centro il valore del lavoro, che da sempre per la nostra Associazione, nata oltre 70 anni fa sotto l’egida dei maggiori gruppi industriali italiani, è il cuore dell’impegno e dell’attenzione. Questo protocollo sottolinea il nuovo ruolo dell’impresa come luogo di amicizia sociale e di costruzione di futuro. Attraverso questo accordo ANLA, con la costituzione di gruppi di anziani d’azienda ad essa afferenti, potrà consentire all’impresa al suo interno una maggiore armonia fra le generazioni, e all’esterno un migliore radicamento nel tessuto sociale di riferimento creando comunità sempre più solidali”, ha dichiarato il presidente di ANLA, Edoardo Patriarca.
Centri storici, Confcommercio: la proposta di legge va nella giusta direzione, le categorie siano parte attiva
“I centri storici italiani stanno perdendo negozi e servizi e con essi una parte della propria identità. Questa proposta di legge va nella direzione giusta: restituisce ai Comuni strumenti reali per governare la qualità dell’offerta commerciale e può diventare il veicolo attraverso cui le esperienze più avanzate si diffondono su tutto il territorio nazionale. È opportuno, però, che le rappresentanze delle imprese siano parte attiva di questo processo, perché è proprio dove le nostre associazioni hanno
avuto un ruolo di costruzione, insieme alle Amministrazioni, che si sono ottenuti i risultati migliori”: lo afferma Alessandro Cavo, Consigliere nazionale incaricato alle Politiche per i centri storici e presidente di Confcommercio Genova, nel corso dell’audizione di oggi alla Commissione Attività produttive della Camera dei deputati, nell’ambito dell’esame della proposta di legge C. 362 recante disposizioni per la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali nei centri storici.
I numeri fotografano un’emergenza reale. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, negli ultimi 13 anni l’Italia ha perso circa 129 mila attività del commercio in sede fissa. Nei soli centri storici, si è verificata una contrazione superiore al 25 per cento, con alcune categorie particolarmente colpite: le edicole hanno perso il 50 per cento della propria presenza, i negozi di abbigliamento e calzature il 37 per cento. Un fenomeno che non è solo quantitativo ma anche qualitativo: un centro storico può avere le serrande alzate ma apparire comunque impoverito, se le attività che vi si svolgono non dialogano con la comunità che ci vive. Confcommercio esprime una valutazione complessivamente positiva sul nuovo testo base, in quanto si muove in un ottica di rafforzamento dell’autonomia regolamentare dei comuni in materia di urbanistica e commercio. Nel corso dell’audizione sono stati evidenziati alcuni aspetti su cui è auspicabile intervenire per rendere il provvedimento più efficace: l’intesa con le associazioni di categoria comparativamente più rappresentative; il coordinamento con la normativa già esistente; la necessità di garantire le stesse regole per categoriedi operatori che svolgono attività sostanzialmente analoghe evitando disparità di trattamento.
Trasporti aerei in Sardegna, Mit: incontro strategico per soluzioni concrete
– Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è svolta ieri una riunione strategica per affrontare le sfide dei trasporti aerei in Sardegna, alla presenza del viceministro Edoardo Rixi. L’incontro, secondo appuntamento istituzionale dopo il primo svoltosi in Regione, ha rappresentato un momento concreto di coordinamento e confronto tra istituzioni e compagnie aeree, volto a garantire trasporti efficienti e accessibili. Tra i temi trattati, particolare attenzione è stata dedicata all’ottimizzazione degli oneri di servizio pubblico, alla valorizzazione della rete aeroportuale regionale e alla gestione degli extra costi derivanti dalla crisi in Medio Oriente, che hanno fatto impennare i prezzi del jet fuel. L’obiettivo è assicurare collegamenti sicuri, continui e sostenibili, tutelando la competitività dei collegamenti aerei della Sardegna. Tutti i partecipanti hanno confermato l’impegno a proseguire il dialogo e la collaborazione, con l’obiettivo comune di garantire servizi di trasporto aereo efficienti e vicini ai cittadini, rafforzando la centralità della Sardegna nel sistema nazionale dei trasporti. Il viceministro Edoardo Rixi ha sottolineato l’importanza di lavorare in sinergia con tutti gli attori coinvolti, ponendo al centro le esigenze della comunità sarda e assicurando soluzioni concrete e sostenibili per i prossimi anni. All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale ai Trasporti Barbara Manca, rappresentanti di Mit, Enac, Regione Sardegna, AeroItalia e ITA.
Trenitalia, Busitalia, due nuovi collegamenti notturni dalla Calabria verso Umbria e Toscana
Busitalia, società di Trenitalia (Gruppo FS), arricchisce la propria offerta con due nuovi collegamenti notturni dalla Calabria all’Umbria e alla Toscana, entrambi attivi a partire dal 1° giugno. Nel dettaglio, sono previsti ogni giorno autobus fra Crotone e Perugia con fermate a Torre Melissa, Cirò Marina, Torretta di Crucoli, Cariati, Mandatoriccio, Marina di Pietrapaola, Marina di Calopezzati, Mirto, Rossano, Corigliano Calabro, Cantinella, Sibari, Spezzano Albanese e Roma. Saranno inoltre attivi collegamenti quotidiani fra Catanzaro e Siena con fermate a Cosenza, Rende, Castrovillari, Lauria, Lagonegro, Sala Consilina, Eboli e Roma. I nuovi servizi, inoltre, si integrano con l’offerta ferroviaria di Trenitalia, ampliando le possibilità di viaggio da Roma verso il Centro e il Nord Italia. I due collegamenti si inseriscono così in un più ampio progetto volto a rafforzare l’integrazione tra autobus e treno e a valorizzare i principali nodi di interscambio, a beneficio dei territori e dei viaggiatori. Il servizio verrà svolto con autobus di ultima generazione, con la livrea rossa di Busitalia, progettati per garantire elevati standard di comfort, accessibilità e sicurezza anche nei viaggi di media e lunga percorrenza. I mezzi sono dotati di sedili reclinabili, monitor informativi, impianti di climatizzazione, Wi-Fi, prese USB, toilette e sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS).
Giornata europea della sicurezza stradale, il Mit apre le porte ai giovani di ‘On the road’
Non solo teoria, ma esperienza concreta. In occasione della Giornata europea della sicurezza stradale, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, hanno incontrato al MIT i ragazzi coinvolti nel progetto “On the Road”.
Si tratta di un percorso di educazione stradale e alla legalità fortemente voluto dai due ministri, che lo scorso ottobre hanno firmato un protocollo nazionale con l’associazione Ragazzi On the Road APS per sperimentare il modello in almeno dieci città nell’arco di due anni. Il progetto punta a rendere i giovani protagonisti di un’esperienza diretta sul campo, attraverso turni reali al fianco delle Forze dell’ordine, per comprendere da vicino il valore delle regole, della responsabilità e della prevenzione. L’obiettivo è rafforzare una mobilità più sicura, consapevole e responsabile, attraverso educazione, collaborazione istituzionale e partecipazione attiva dei territori. Nel corso della mattinata, i ragazzi hanno avuto l’occasione di confrontarsi direttamente con i ministri, alla presenza delle autorità e delle Forze dell’ordine coinvolte nel progetto. Un dialogo aperto, senza filtri, su temi concreti: distrazioni alla guida, comportamenti pericolosi, rispetto delle regole e importanza di scelte consapevoli nella vita quotidiana. L’iniziativa conferma il valore dell’educazione come leva essenziale per ridurre gli incidenti, salvare vite e costruire una nuova cultura della strada, fondata su attenzione, responsabilità condivisa e prevenzione. Aprire le porte del MIT significa avvicinare le istituzioni ai giovani, ascoltarli e renderli parte attiva del cambiamento. Perché sono proprio loro i protagonisti della mobilità di oggi e di domani. La mattinata si è conclusa con l’incontro tra i ministri, i partecipanti e le diverse componenti operative coinvolte, insieme ai mezzi e ai veicoli utilizzati quotidianamente nelle attività di controllo, prevenzione e sicurezza sulla strada.
Intesa Anci-Guardia Costiera a tutela dell’ambiente marino e costiero e per il turismo sostenibile
Rafforzare la collaborazione tra Comuni e Guardia Costiera per garantire la sicurezza della navigazione e della balneazione, la tutela dell’ambiente marino e costiero e modelli di turismo sostenibile. È questo il cuore del protocollo d’intesa siglato oggi a Roma tra l’Anci e il Comando generale delle Capitanerie di porto – Guardia costiera, con gli interventi del vicepresidente vicario dell’Anci e sindaco di Ancona Daniele Silvetti e del Comandante generale delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, ammiraglio ispettore capo Sergio Liardo, con il contributo in collegamento di Alessandro Terrile, vicesindaco di Genova, presidente della commissione Politiche del mare, demanio marittimo e porti di Anci.
“La collaborazione tra Comuni e Guardia Costiera è decisiva per garantire sicurezza, tutela ambientale e una gestione sostenibile del territorio. La priorità resta la salvaguardia della vita umana: vogliamo migliorare il coordinamento tra attività balneari e sicurezza della navigazione”, ha sottolineato Silvetti. “Questo accordo – ha aggiunto – punta anche a promuovere modelli di turismo sostenibile e resiliente in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Attraverso la condivisione di dati, buone pratiche e formazione intendiamo inoltre supportare concretamente i Comuni costieri e lacustri. Tra le iniziative più significative – ha concluso il vicepresidente dell’Anci – realizzeremo insieme alla Guardia Costiera il Calendario istituzionale 2027 dedicato alle eccellenze dei territori.”
“Il protocollo tra Guardia Costiera ed Anci, testimonia ancora una volta lo stretto legame tra il territorio, in particolare i Comuni e le autorità marittime, entrambi attori fondamentali a presidio della fascia costiera ed a tutela degli interessi della collettività – ha dichiarato l’ammiraglio Liardo – legame che intendiamo documentare questa volta anche con un calendario che ne valorizzi le bellezze e le potenzialità turistiche sostenibili del territorio”.
“Con questo protocollo poniamo le basi per iniziative condivise capaci di generare benefici duraturi per i territori e le comunità”, ha rimarcato Terrile. “La nascita della Commissione porti dell’Anci segna una nuova fase: vogliamo che le città di mare diventino protagoniste della Blue economy e non più semplici punti di transito. L’obiettivo è costruire una rete di Comuni capace di incidere nei processi decisionali valorizzando le coste e trasformando le sfide in opportunità di sviluppo sostenibile. Per questo – ha concluso il vicesindaco di Genova – abbiamo chiesto un confronto al Governo: serve un dialogo strutturato per arrivare a una vera Agenda urbana portuale condivisa”.
Presentato il Key Energy Builder, impianto di produzione, stoccaggio ed erogazione di idrogeno verde di H2C S.p.A. per il Progetto “Padova Sandbox”
Prende concretezza il progetto sperimentale “Padova Sandbox” avviato a marzo 2025 all’aeroporto di Padova, che prevede l’utilizzo di droni a idrogeno per il trasferimento di merci sanitarie, in un processo sostenibile che comprende produzione, stoccaggio ed erogazione del vettore energetico. L’attività, che è espressione dell’accordo di collaborazione per lo sviluppo della Mobilità Aerea Avanzata (Advanced Air Mobility) siglato da ENAC, Regione Veneto e Gruppo SAVE a maggio 2024, fa capo per la parte tecnologica ed operativa a H2G, divisione del Gruppo H2C specializzata nello studio, progettazione e sviluppo di soluzioni nel settore dell’idrogeno verde. La giornata di ieri segna di fatto il completamento di un percorso preliminare del progetto Sandbox che ha portato alla sperimentazione a terra del KEB (Key Energy Builder), un sistema compatto di produzione, stoccaggio ed erogazione di idrogeno verde alimentato da energia rinnovabile, che servirà per alimentare i droni e i mezzi cargo a terra nel Sandbox sperimentale all’aeroporto di Padova. Un test propedeutico quindi, realizzato a Osnago, in provincia di Lecco, presso la sede dell’azienda Milani S.p.A., produttrice dell’impianto con il contributo di DBA Group. Il Key Energy Builder, che produce, stocca ed eroga idrogeno verde a 350 bar, è alloggiato in un container che presenta un ingombro superficiale di 22 mq. Attraverso un processo di elettrolisi e quindi mediante l’utilizzo di acqua ed energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, il KEB produce dai 5 ai 30 kg/giorno di idrogeno verde. Lo stoccaggio è sicuro ed efficiente grazie all’utilizzo di idruri metallici. In questa sperimentazione preliminare, il KEB è stato utilizzato per l’alimentazione con idrogeno verde di un carrello elevatore di Toyota Material Handling Italia. Successivamente, a Padova, dove l’elettrolisi sarà generata da pannelli solari, il KEB alimenterà i droni finalizzati al trasporto di materiale sanitario, medicinali e sostanze biologiche urgenti. Si consideri infatti che questa tipologia di velivoli, oltre ai vantaggi ambientali, impiega solo cinque minuti per il rifornimento, è in grado di percorrere fino a 100 km, trasportando complessivamente 4 kg di materiali e consumando per il volo a pieno carico solo 340 grammi di idrogeno verde ad una velocità massima di 55km/h. La tempistica del progetto prevede che alla verifica dell’interfaccia del KEB con il drone e con i mezzi di movimentazione cargo a terra in aeroporto, facciano seguito le attività di sperimentazione del drone a idrogeno in volo all’interno dell’area aeroportuale e, nell’ultima fase, di sperimentazione al di fuori dell’area aeroportuale Beyond Visual Line Of Sight (BVLOS), in una modalità di volo in cui il pilota non ha contatto visivo con il mezzo ma utilizza strumenti che consentono di mantenerne il controllo.
Rifiuti, Unirima: con Arera avviato il confronto su concorrezza e assetto regolatorio
Si è svolto l’incontro tra Unirima e Arera nell’ambito del ciclo di consultazioni avviato dall’Autorità su energia e ambiente. Al centro del confronto i nodi strutturali della filiera del riciclo e le ricadute sul sistema regolato, in termini di sostenibilità tariffaria ed equilibrio concorrenziale. Unirima – associazione di categoria datoriale rappresentativa delle imprese attive nel settore della raccolta e del recupero, riciclo e commercializzazione della carta da macero e di altri materiali recuperabili – ha posto l’accento sulla necessità di garantire il pieno rispetto del principio di libera concorrenza nelle attività di trattamento e recupero dei rifiuti, evitando estensioni improprie dei regimi di privativa che rischiano di comprimere il mercato e generare inefficienze lungo la filiera. Nel corso dell’incontro è stata inoltre evidenziata la centralità di una corretta applicazione dell’istituto degli “impianti minimi” al fine di prevenire distorsioni concorrenziali e favorire un’allocazione efficiente dei flussi di rifiuti e degli investimenti infrastrutturali. Tra le priorità segnalate dall’associazione anche la semplificazione delle procedure di rinnovo delle autorizzazioni per gli impianti di recupero, ritenuta fondamentale per sostenere la competitività del comparto e accelerare gli interventi di ammodernamento tecnologico, nonché il rafforzamento della dotazione impiantistica per la gestione degli scarti non riciclabili, oggi caratterizzata da rilevanti squilibri territoriali anche dal punto di vista dei costi di trattamento. Nel quadro più ampio delle dinamiche di mercato, Unirima ha infine richiamato l’esigenza di preservare condizioni di equilibrio tra domanda e offerta anche attraverso l’accesso ai mercati internazionali, quale elemento funzionale alla stabilità del sistema. L’associazione ha espresso apprezzamento per l’avvio del confronto da parte di Arera, auspicando che il percorso di consultazione contribuisca alla definizione di un assetto regolatorio orientato a efficienza, concorrenza e sostenibilità.
Brt al Netcomm Forum 2026: la logistica nell’era dell’agentic commerce e della value chain rigenerata dall’AI
BRT, principale gruppo operativo in Italia nel trasporto espresso, capace di gestire ogni anno circa 220 milioni di colli, dalla busta al bancale, partecipa al Netcomm Forum 2026, appuntamento di riferimento per l’ecosistema del commercio digitale. L’edizione di quest’anno pone al centro la profonda trasformazione dei modelli di business, dei processi e delle relazioni tra brand e consumatori, sempre più orientati verso logiche di valore, continuità e personalizzazione. In un contesto in cui l’e-commerce evolve da semplice transazione a sistema di relazioni continuative, BRT rafforza il proprio posizionamento come partner strategico nella costruzione del Value Commerce, mettendo la logistica al servizio di esperienze d’acquisto affidabili, fluide e coerenti con le nuove aspettative dei consumatori. «Oggi l’e-commerce è una relazione continua, non un semplice atto d’acquisto. Il Value Commerce richiede servizi personalizzati e affidabili, capaci di adattarsi in modo dinamico alle esigenze delle persone», commenta Emanuele Rollè, Chief Marketing & Communication Officer di BRT. «Il Netcomm Forum rappresenta un’occasione centrale per condividere il ruolo della logistica come fattore abilitante di competitività per le aziende, in un mercato globale sempre più complesso e interconnesso». Il dibattito del Netcomm Forum 2026 evidenzia come innovazione, efficienza e responsabilità stiano ridisegnando i modelli organizzativi e le strategie di relazione tra brand e consumatori. Un’evoluzione che trova riscontro anche nei dati del Rapporto Ecommerce Italia 2026 di Casaleggio Associati, secondo cui il 7% delle aziende ha già adottato sistemi avanzati di automazione nella gestione delle scorte, mentre il 17% segnala un utilizzo crescente di modelli predittivi per offrire esperienze di shopping sempre più personalizzate e tempestive. In questo scenario, BRT interpreta il cambiamento puntando su un’esperienza d’acquisto profilata, capace di andare oltre la logica della sola convenienza per offrire servizi costruiti sulle reali esigenze dell’utente. La capacità di adattare l’offerta alle diverse necessità rappresenta un elemento chiave per migliorare l’esperienza complessiva e interpretare le traiettorie di innovazione del settore. All’interno del programma, giovedì 7 maggio, Alberto Luisi, CEO di Fermopoint – Out Of Home Division di BRT, parteciperà alla tavola rotonda “Contenuti, servizi e logistica per il nuovo cliente omnicanale”, portando il punto di vista di BRT sull’evoluzione dei modelli di prossimità e sull’importanza di soluzioni flessibili e integrate per rispondere alle nuove abitudini di consumo. Il futuro del retail potrebbe presto spostarsi dal B2C al B2A2C (Business to Agent to Consumer). A livello globale, si stima che il commercio agenziale possa intermediare tra i 3.000 e i 5.000 miliardi di dollari di spesa. E in questa cruciale transizione, la sfida del 2026 è la machine-readability, perché solo i dati logistici strutturati permettono ai prodotti di restare visibili nei nuovi motori di ricerca generativi. In questo contesto, l’impegno di BRT è supportare le aziende nell’adattare la logistica ai nuovi modelli di relazione e di acquisto.
Fondazione Inarcassa, Sindacati e Associazioni di categoria: forte preoccupazione per introduzione norme che marginalizzano professionisti
Fondazione Inarcassa, le organizzazioni sindacali e le associazioni di rappresentanza delle professioni tecniche, esprimono forte preoccupazione per l’evoluzione di un quadro normativo che, attraverso recenti provvedimenti, indebolisce il ruolo delle professioni tecniche regolamentate e, di conseguenza, un sistema di competenze e garanzie costruito dalla legge a tutela dell’interesse pubblico. Le criticità già emerse con le regole applicative del Conto Termico 3.0, trovano ulteriore conferma nella recente istituzione del ruolo degli esperti assicurativi catastrofali presso CONSAP, introdotta mediante la conversione del D.L. n. 25/2026 con la Legge n. 59/2026. Provvedimenti diversi, ma accomunati da una stessa impostazione di fondo, che impone una riflessione urgente e sistemica. Nel caso del Conto Termico 3.0, per alcune categorie di intervento, l’accesso agli incentivi è condizionato alla redazione di diagnosi energetiche da parte di figure certificate secondo norme tecniche «volontarie» — ossia Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) ed Energy Service Company (ESCo) — escludendo di fatto ingegneri, architetti e tutti i professionisti abilitati per legge, nonostante questi ultimi siano pienamente competenti in materia. In concreto, i tecnici iscritti agli albi possono continuare a redigere diagnosi energetiche, ma queste non vengono riconosciute ai fini dell’incentivo: sul mercato, l’effetto è quello di un’esclusione vera e propria. Un’impostazione che distorce la concorrenza, svilisce il valore del titolo di studio e dell’abilitazione professionale, e avvantaggia unicamente certificazioni private di terze parti. Del tutto distinta per materia, ma analoga per impostazione, è la criticità legata al ruolo degli esperti assicurativi catastrofali A questi soggetti viene affidata in via esclusiva la valutazione dei danni agli immobili colpiti da calamità naturali, con sanzioni penali per chi operi senza iscrizione al relativo elenco presso CONSAP. Si tratta di attività da sempre svolte dai professionisti tecnici abilitati, che ora rischiano di essere esclusi — o addirittura obbligati a iscriversi a questo nuovo registro per continuare a fare ciò che già fanno per legge. In entrambi i casi si delinea una tendenza alla creazione di percorsi paralleli agli ordini professionali, che alterano il mercato e riducono le garanzie per chi commissiona i lavori: la formazione continua obbligatoria, la copertura assicurativa, il rispetto di un codice deontologico. Tutele che esistono per proteggere i cittadini, non i professionisti. In gioco non vi è solo il futuro delle professioni tecniche, ma la tenuta di un sistema che da anni assicura competenza e responsabilità in settori cruciali: la transizione energetica, la sicurezza degli edifici, la gestione delle emergenze, la ricostruzione dopo terremoti e alluvioni. Fondazione Inarcassa, Confprofessioni, Confedertecnica, Aidia, Ala Assoarchitetti & Ingegneri, Federarchitetti, Federazione Nazionale Asso Ingegneri Architetti, Fidaf, Inarsind, ANTEC e Singeop chiedono quindi l’avvio di un confronto con le forze politiche, per correggere le criticità evidenziate e restituire centralità alle professioni tecniche regolamentate, nel rispetto della normativa primaria e dell’interesse generale. Una posizione a tutela della sicurezza dei cittadini e della qualità delle prestazioni.
Lavoro, disimpegno in azienda: fino a 12 persone su 100 non esprimono piena produttività
Un’azienda italiana con 100 dipendenti paga ogni anno oltre 12 persone che non rendono quanto potrebbero. Non perché manchino di competenze, ma perché non si sentono parte di ciò che stanno facendo. È il costo nascosto del disimpegno, e fino a oggi quasi nessuno lo metteva a bilancio. A quantificarlo è il white paper “Il capitale umano: gestire l’impatto e prevenire il rischio”, realizzato da Up2You in collaborazione con Great Place To Work (GPTW). L’analisi — condotta su un campione di 415 aziende, il 47% con sede in Italia, per un totale di oltre 210.000 lavoratori coinvolti – trasforma le evidenze su fiducia e impegno dei lavoratori in segnali predittivi per il management e utili come scudo per proteggere valore e reputazione aziendale. Il white paper introduce 9 indicatori sociali — distinti tra cause (sicurezza psicologica, fiducia, management etico) ed effetti (impegno spontaneo, intenzione di restare, disimpegno attivo) — come strumenti per oggettivare il pilastro “S” della sostenibilità aziendale: non indici di gradimento, ma segnali predittivi della tenuta organizzativa. I dati GPTW 2025 mostrano un paese spaccato in due. Nelle aziende italiane analizzate, solo il 17% dei lavoratori dichiara di avere fiducia nella direzione. Nelle organizzazioni riconosciute come “Best Workplaces” dallo stesso istituto, la stessa quota sale al 61%. Non è una questione di clima interno: è un indicatore di rischio operativo, con effetti diretti su produttività, retention e capacità competitiva.
Il divario si ripete su ogni dimensione misurata: Fiducia nella direzione: 17% nel campione di aziende italiane, 61% nelle Best. Management percepito come etico: 47% nella media italiana, 92% nelle Best. Sicurezza psicologica: 38% nella media italiana, 80% nelle Best. Intenzione di restare in azienda: 54% nella media italiana, 86% nelle Best. Il dato più critico riguarda la composizione della forza lavoro. Nelle aziende italiane, il 42% dei dipendenti rientra in quella che il white paper chiama la categoria dei “turisti aziendali”: persone che considerano la propria azienda un posto ragionevole dove lavorare, ma che non percepiscono il proprio ruolo come determinante. Nelle Best questa quota crolla al 10%. All’opposto, i collaboratori con alto impegno spontaneo — chi unisce fiducia nell’organizzazione e disponibilità a dare il massimo — rappresentano il 33% nella media italiana contro il 78% delle Best. “Se volessimo calare questi KPI in termini molto operativi: un’azienda con 100 dipendenti e il 42% di Company Tourist — ciascuno produttivo al 70% rispetto a un profilo HTE — perde ogni anno l’equivalente della produttività di oltre 12 persone a tempo pieno, pur sostenendone integralmente i costi salariali.≫ dichiara Alessandro Zollo, ceo di Great Place to Work.
La bassa sicurezza psicologica — ferma al 38% nella media italiana — produce un effetto che il white paper definisce “silenzio organizzativo”: le persone conoscono i problemi, le inefficienze, i rischi, ma non li segnalano. Molti incidenti, non conformità e crisi con i clienti nascono qui, da questo spazio vuoto tra ciò che si vede e ciò che si dice. Il white paper introduce 9 indicatori sociali — distinti tra cause (sicurezza psicologica, fiducia, management etico) ed effetti (impegno spontaneo, intenzione di restare, disimpegno attivo) — come strumenti per oggettivare il pilastro “S” della sostenibilità aziendale: non indici di gradimento, ma segnali predittivi della tenuta organizzativa. Up2You e Great Place To Work propongono un percorso in quattro fasi: formalizzazione dei risultati in priorità strategiche; consolidamento di politiche attraverso certificazioni riconosciute (UNI/PdR 125:2022 per la parità di genere, SA8000, Direttiva UE 2023/970 sul pay equity); coinvolgimento attivo delle persone nei processi di miglioramento; monitoraggio continuativo degli indicatori nel tempo. L’obiettivo non è l’eccellenza come traguardo autoreferenziale, ma la riduzione dell’esposizione ai rischi che un ambiente di lavoro disfunzionale genera: turnover, bassa produttività, conflittualità interna, lentezza nell’esecuzione strategica.
“Il pilastro Social non è una collezione di iniziative HR. È la capacità dell’organizzazione di mitigare i rischi legati al capitale umano — e di trasformarli in vantaggio competitivo. Quando fiducia e sicurezza mancano, ogni strategia diventa più lenta e più costosa. Come per gli altri pilastri ESG, la sfida per le aziende è trasformare questo rischio in un vantaggio competitivo tangibile.≫ afferma Andrea Zuanetti, ceo di Up2You
Onu, il mondo si deve preparare a possibili catastrofi digitali
Il rischio di una catastrofe digitale non è una questione di se, ma di quando. E’ quanto avverte un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi, realizzato insieme all’Unione internazionale delle telecomunicazioni. Pagamenti bloccati, ospedali privati dei dati, allarmi di emergenza silenziati, reti elettriche al collasso: il rapporto descrive uno scenario di “pandemia digitale” più plausibile di quanto pensiamo, per il quale il mondo non è preparato. I guasti alle infrastrutture digitali potrebbero innescare interruzioni a cascata in diversi settori e oltre i confini nazionali, riferisce il rapporto, così come i danni ai cavi sottomarini, che trasportano oltre il 99% del traffico internet globale, potrebbero isolare intere regioni per settimane, causando disagi economici e logistici. Alla base di questi rischi si trova una fitta rete di interdipendenze tra i sistemi, ma anche un’interdipendenza geografica. Il rapporto individua quattro aree infrastrutturali chiave: reti elettriche, cavi sottomarini, satelliti e centri dati; le cui interconnessioni costituiscono il fondamento dei sistemi digitali globali. Oggi, riferisce l’Onu, circa 5,5 miliardi di persone, quasi il 70% della popolazione mondiale, utilizzano Internet, un mezzo fondamentale per le loro vite: sistemi sanitari, mercati finanziari, servizi pubblici e persino le elezioni si basano su una complessa rete di infrastrutture digitali che ormai si estende in tutto il mondo. Questa intensa interconnessione globale, rileva il rapporto, presenta grandi vantaggi, ma comporta anche grandi rischi. Il documento raccomanda pertanto di rafforzare gli standard internazionali, di mantenere le capacità di backup analogiche e di migliorare il coordinamento in merito ai sistemi spaziali, ai cavi sottomarini e ai centri dati. “Sarebbe quindi meglio iniziare a prepararci fin da ora”, ha dichiarato il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri, Kamal Kishore.