LA GIORNATA
Dazi, Usa-Ue: intesa congelata e confronto al G7. Bruxelles: certezze
- Ferrovie, il Mit avvia la consultazione pubblica per i servizi Intercity
- Inflazione, Istat: a gennaio confermata all’1%, in frenata il ‘carrello della spesa’
- Csc: Export e consumi zavorrano l’industria. Positivi, potenzialmente, gli impatti del decreto energia
IN SINTESI
Il primo faccia a faccia tra Unione europea e Stati Uniti dopo le nuove tensioni sui dazi si è svolto in videoconferenza a margine del G7. Sul tavolo, il rispetto dell’accordo siglato a luglio e il timore che possano riaccendersi nuove misure tariffarie, anche alla luce delle recenti dichiarazioni di Donald Trump. L’Europa si è presentata compatta, ribadendo la necessità di garantire “stabilità e certezza giuridica” alle imprese, provate da mesi di annunci e contro-annunci. Il capo negoziatore europeo, Maros Sefcovic, ha sottolineato come il “pieno rispetto” dell’intesa Ue-Usa sia un punto imprescindibile, chiedendo chiarimenti al rappresentante per il Commercio statunitense, Jamieson Greer, considerato tra i più inclini al dialogo nell’amministrazione americana. Da Washington è arrivata un’apertura: “Vogliamo agire rapidamente per evitare nuove incertezze”, ha assicurato Greer, lasciando intendere la possibilità di un diverso inquadramento giuridico per scongiurare ulteriori aggravi tariffari. Parole che il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha letto come l’avvio di “una fase di dialogo costruttivo”, utile a evitare guerre commerciali “che non convengono a nessuno”. Nonostante i segnali distensivi, il Parlamento europeo ha scelto la prudenza. L’intesa di luglio, che fissa al 15% l’aliquota sui dazi, resta congelata almeno fino all’11 marzo, in attesa di chiarimenti definitivi sulla base legale delle misure americane. Il nodo, ha spiegato Sefcovic agli eurodeputati e agli ambasciatori dei Ventisette, non è tanto se l’accordo sarà rispettato, quanto in che modo verrà attuato in un contesto profondamente mutato. L’obiettivo di Bruxelles è evitare che al 15% si aggiunga un ulteriore 5% di dazi, sommato alla clausola della nazione più favorita (4,7%), con un impatto pesante per le imprese europee. Tajani ha ribadito che l’Italia lavorerà affinché gli Stati Uniti mantengano gli impegni presi, invitando le aziende a continuare a investire sul mercato americano con il sostegno del governo. Anche il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha richiamato l’Ue a “cautela e responsabilità”. Diversa la postura della Francia, che spinge per un approccio più assertivo: “Tra alleati vogliamo essere trattati da pari”, ha ricordato il segretario di Stato al Commercio estero Nicolas Forissier. Per ora, tuttavia, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen esclude ritorsioni: restano congelati i controdazi per 93 miliardi di euro e non si parla di attivare strumenti più incisivi. Segnale della linea prudente anche il rinvio della proposta sull’Industrial Act europeo, che include il capitolo “Buy European”, inizialmente prevista per il 26 febbraio e posticipata al 4 marzo, per evitare di alimentare ulteriormente lo scontro. A frenare è soprattutto l’Eurocamera: quando la ratifica dell’accordo sui dazi sembrava imminente, il Parlamento ha deciso di sospendere l’iter, bloccando per ora anche l’azzeramento dei dazi europei sui prodotti americani. Una scelta sostenuta dal Partito popolare europeo e dai Liberali, in convergenza con la linea più rigorosa dei Socialisti.
Ferrovie, il Mit avvia la consultazione pubblica per i servizi Intercity
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato un’istruttoria per accertare le condizioni necessarie ad assicurare la coesione territoriale e l’accessibilità del territorio nazionale attraverso il servizio di trasporto ferroviario passeggeri a media e lunga percorrenza, Intercity, e per definire le eventuali misure da intraprendere, in conformità con quanto disposto dal Regolamento (CE) n. 1370/2007 e dalle delibere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti nelle parti applicabili.A tal fine, è avviata una consultazione sul servizio di trasporto ferroviario passeggeri a media e lunga percorrenza per la definizione delle esigenze di servizio pubblico. In particolare, la consultazione si rivolge agli operatori economici potenzialmente interessati allo svolgimento dei servizi; ai soggetti, chiamati a partecipare mediante l’invio di contributi, alla luce del “Documento per la consultazione”: operatori economici produttori di materiale rotabile, società di noleggio o leasing di materiale rotabile e, comunque, tutte le società produttrici/titolari di beni mobili, secondo la definizione contenuta alla Delibera ART n. 154/2019; associazioni di cui alla lett. b) del comma 8 della Misura 4 della Delibera 154/2019 dell’ART; operatori che svolgono servizi di trasporto collettivo di linea via bus.
La consultazione, in conformità agli orientamenti interpretativi della Commissione europea concernenti il Regolamento (CE) n. 1370/2007 nonché al quadro regolatorio dell’ART, nell’ambito dell’analisi dell’offerta (market test), è finalizzata almeno all’identificazione della più efficiente suddivisione in lotti appropriati e contendibili, secondo i criteri definiti dall’ART; l’identificazione dei beni essenziali/indispensabili messi a disposizione dal gestore uscente o da altri proprietari, anche aventi caratteristiche analoghe, nei limiti di quanto strettamente necessario allo svolgimento dei servizi oggetto di gara; la ricognizione delle caratteristiche tecnico-funzionali dei predetti beni, delle condizioni economiche e contrattuali di subentro o di qualsivoglia altro aspetto relativo alla disciplina dei beni strumentali;
la definizione delle condizioni di qualità del servizio; la specificazione di (eventuali) requisiti di partecipazione degli operatori; l’individuazione del personale preposto all’erogazione del servizio; la definizione del “Piano di accesso al dato”.
Inflazione, Istat: a gennaio confermata all’1%, in frenata il ‘carrello della spesa’
Il 2026 si apre con un raffreddamento del carovita e anche il cosiddetto carrello della spesa si conferma meno oneroso rispetto alla fine dello scorso anno. Tuttavia anche con l’inflazione ridiscesa ai livelli di oltre un anno fa, quello che continua a pesare sul costo della vita sono soprattutto i prezzi degli alimentari. Con rincari che suscitano preoccupazione e allarme tra i consumatori. Confermando di fatto le stime preliminari, l’Istat ha sancito oggi che i prezzi al consumo di gennaio sono aumentati dell’1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, posizionandosi al livello più basso da novembre 2024 (+1,3%). “Abbiamo aperto l’anno col dato sull’inflazione ad appena l’1%”, plaude il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che osserva: “Quando giungemmo al governo nell’ottobre del 2022 l’inflazione era al 12,6% la più alta in Europa. Oggi è appena l’1% in continuo calo la più bassa d’Europa nettamente sotto la media europea”.
Sulla crescita dei prezzi al consumo, spiegano all’ufficio di statistica, pesa principalmente l’andamento dei listini degli alimentari, non lavorati (+2,5%) e lavorati (+1,9%), dei servizi relativi all’abitazione (+4,4%), dei tabacchi (+3,3%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%). Anche il tasso di crescita su base annua del cosiddetto “carrello della spesa”, quel paniere particolarmente significativo dal momento che comprende i prodotti alimentari e per la cura della persona, ha registrato un lieve raffreddamento, passando dal +2,2% di dicembre a +1,9%.
Csc: Export e consumi zavorrano l’industria. Positivi, potenzialmente, gli impatti del decreto energia
Peggiora lo scenario a inizio 2026. In Italia, dopo il buon 4° trimestre 2025 (+0,3% il PIL) trainato dagli investimenti del PNRR, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi. La dinamica dell’industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili. Il costo dell’energia alto e in salita può scendere grazie alle norme approvate dal Governo. Continua il rincaro del prezzo del petrolio: 71 dollari al barile a febbraio (63 a dicembre). Dopo la fiammata a gennaio, il prezzo del gas resta a 33 euro/MWh (da 28 a fine 2025). Il dollaro più svalutato sull’euro (1,18 a febbraio), sull’attesa di una FED più incline ai tagli, attenua solo in parte i rincari (e frena l’export). Il decreto varato dal Governo può ridurre il prezzo dell’energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea. A febbraio il tasso sui BTP italiani cala di poco (3,36%), mentre si è fermato l’aumento del Bund in Germania (2,97%): lo spread si restringe ancora (+39 punti base, appena +15 in Spagna). La BCE, intanto, è ferma da metà 2025 a un tasso di riferimento del 2,00%, anche se l’inflazione nell’Eurozona è scesa su valori moderati (+1,7% a gennaio). In tale contesto, il tasso pagato dalle imprese italiane ha esaurito il calo e inverte la rotta (3,58% a dicembre, da 3,38% a settembre). Gli indicatori congiunturali evidenziano una tendenza favorevole per gli investimenti in impianti e macchinari: a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali. Peggiora invece per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, sebbene siano favorevoli le attese sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi. Sul versante dei consumi, l’inizio d’anno si mostra ancora lento. A dicembre le vendite al dettaglio sono calate (-0,9% in volume), quasi azzerando la crescita nel 4° trimestre (+0,1%); a gennaio, però, aumentano gli acquisti di autovetture. La fiducia delle famiglie migliora un po’ a inizio 2026, mentre il numero di occupati, pur contraendosi lievemente a fine 2025, cresce comunque di +0,3% nel 4°. Cala molto, invece, la fiducia delle imprese nel commercio, sebbene i giudizi sulle vendite restino positivi. A dicembre la spesa dei turisti stranieri cresce poco (+2,5% tendenziale). Nel primo mese del 2026 l’HCOB-PMI, già in zona espansiva, indica un rafforzamento del settore (52,9 da 51,5). Anche la fiducia delle imprese nei servizi segna un aumento robusto a gennaio (103,4 da 100,2). A dicembre la produzione industriale è tornata a calare (-0,4%, dopo +1,5%), ma il 4° trimestre è rimasto positivo (+0,9%): c’è una risalita ma fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole. A gennaio il PMI migliora lievemente, restando in area recessiva (48,1 da 47,9), in lento aumento anche la fiducia delle imprese (89,2 da 88,5). L’export italiano di beni, seppur in crescita a dicembre (+0,6%, a prezzi costanti), cala nel 4° trimestre (-1,9%). In modesta espansione l’import (+0,1% mensile e +0,4% trimestrale). Dinamiche molto eterogenee tra paesi e settori nel 2025 evidenziano una rapida riconfigurazione degli scambi dopo gli shock: l’export è stato trainato dai farmaci verso gli USA, dai metalli in Svizzera; la filiera farmaceutica ha anche generato gran parte del balzo dell’import da Cina e USA. Le prospettive a gennaio 2026 restano deboli secondo gli ordini esteri manifatturieri, seppure in lieve miglioramento. Nell’eurozona si registrano segnali di timida ripartenza. Nel 4° trimestre il PIL dell’Area è cresciuto dello 0,3% e l’occupazione dello 0,2%, con risultati positivi nelle principali economie. A dicembre la produzione industriale è diminuita molto (-1,4%), ma restando in lieve aumento nel 4° trimestre (+0,3%). A gennaio gli indici PMI segnalano un’espansione solo dei servizi in Germania e dell’industria in Francia; migliorano anche la fiducia e le aspettative sull’occupazione in tutta l’Area. Negli Usa, la produzione industriale a dicembre continua a crescere (+0,4%), proseguendo la dinamica positiva da inizio 2025: il 4° trimestre si chiude a +0,2% e gli indici PMI e ISM manifatturieri confermano un profilo espansivo a gennaio 2026. Anche la creazione di posti di lavoro è migliorata, ma rimane debole (+130 mila unità), dopo un 4° trimestre 2025 in calo (-51 mila).
Confcommercio: tendenziali in recupero pil +1,3% a febbraio, consumi +0,5% a gennaio
Il 2026 inizia in continuità con quanto era emerso nella parte finale del 2025. I segnali di miglioramento registrati, a partire dall’inizio dell’autunno, dai principali indicatori in alta frequenza si sono tradotti, nell’ultimo quarto dello scorso anno, in una crescita del PIL dello 0,3% congiunturale. “Considerando le due revisioni al rialzo apportate ai conti del secondo e terzo trimestre, il risultato in termini di crescita conferma le nostre previsioni del mese scorso: il 2025 si è chiuso meglio di quanto atteso dai previsori istituzionali, lasciando, inoltre, una favorevole eredità statistica al 2026”: lo rileva Congiuntura Confcommercio. Le prime indicazioni riguardanti l’inizio di quest’anno appaiono incoraggianti, a cominciare da qualche spunto favorevole sulla fiducia di imprese e famiglie con riflessi positivi anche sulla produzione industriale e sulla propensione al consumo. Pertanto, secondo le stime di Confcommercio, dopo una crescita congiunturale a gennaio (+0,3%), anche a febbraio si dovrebbe registrare una variazione positiva del PIL (0,2%) coerente con una variazione tendenziale finalmente al di sopra dell’1% (+1,3% su febbraio 2025).
Nella metrica dell’ICC, anche a gennaio 2026 i consumi consolidano la tendenza al moderato recupero con un aumento dello 0,5% su base annua e dello 0,3% su dicembre. I segnali di miglioramento – che sembrano interessare non più solo i servizi ma anche i beni – non devono nascondere gli elementi di criticità ancora presenti che impongono una decisa cautela nel valutare le prospettive a breve della domanda. Seppure le variazioni negative appaiono più circoscritte rispetto a quanto rilevato in precedenza, con una riduzione della variabilità negli andamenti, va sottolineato come per alcuni segmenti di consumo si sia passati da una fase di riduzione ad una di stagnazione (per esempio, per molti durevoli per la casa). Un contributo al recupero più deciso dei consumi potrebbe derivare dagli effetti positivi sulla fiducia e sul reddito conseguenti al permanere dell’inflazione su valori storicamente contenuti. Secondo la nostra stima a febbraio è attesa una variazione dei prezzi al consumo dello 0,3% su gennaio e dell’1,1% su base annua. Le tensioni che ancora si rilevano tra gli alimentari e la modesta volatilità degli energetici dovrebbero rientrare nei prossimi mesi, in considerazione di un’inflazione di fondo che si mantiene al di sotto del 2%.
Antitrust: concluso procedimento relativo al MSA tra FiberCop e TIM
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha accettato gli impegni proposti da FiberCop e TIM e ha dunque concluso il procedimento relativo al cd. Master Service Agreement (MSA), sottoscritto dalle due società a seguito dello scorporo della rete avvenuto a luglio 2024. Gli impegni sono stati accolti dopo un ampio processo di consultazione che ha coinvolto a più riprese tutti gli stakeholder del settore – anche nell’ambito di un market test – e anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AgCom), per individuare la soluzione migliore che garantisse il dispiegarsi della concorrenza nei mercati al dettaglio e all’ingrosso e che al contempo preservasse i necessari incentivi agli investimenti futuri da parte delle imprese presenti nei mercati. L’istruttoria, avviata il 17 dicembre 2024, aveva ad oggetto alcune clausole dell’accordo relative a vincoli di esclusiva tra TIM e FiberCop per i servizi di accesso alla rete; alla scontistica prevista da FiberCop sui prezzi di accesso alla sua rete e alle condizioni di cessione dei cosiddetti indefeasable right of use (IRU) relativi ai rilegamenti in fibra ottica dedicati ai clienti aziendali. Le preoccupazioni dell’Autorità, in sede di avvio dell’istruttoria, erano legate al rischio di possibili effetti restrittivi della concorrenza sia nel mercato all’ingrosso sia in quello al dettaglio, a un disincentivo ad investimenti futuri degli operatori di rete nelle infrastrutture in fibra ottica (FTTH) e al passaggio della clientela di TIM dalla rete in rame a quella in fibra. In tale contesto, caratterizzato da scenari diversi di sviluppo della rete nelle varie aree del Paese, in termini di tecnologie presenti e dunque del livello di concorrenza infrastrutturale, l’Autorità ha voluto incentivare la concorrenza statica e dinamica, sia nelle aree in cui già si riscontra una presenza significativa di reti per l’offerta di servizi FTTH alternativi a quelli dell’incumbent, sia nella aree dove la concorrenza infrastrutturale è meno dinamica ed è necessario incentivare nuovi investimenti, senza limitare la mobilità della domanda tra i diversi operatori. In quest’ottica, gli impegni presentati riducono significativamente la durata delle esclusive e, nelle aree in cui la rete FTTH è ancora poco sviluppata, legano l’esclusiva alla realizzazione di nuovi investimenti. Inoltre, le parti si sono impegnate ad apportare modifiche sostanziali ad un meccanismo – inizialmente presente nel MSA – di intermediazione di FiberCop nelle scelte di migrazione della clientela di TIM, garantendo a quest’ultima la necessaria autonomia ed eliminando il dubbio che tale meccanismo possa disincentivare le scelte di migrazione. L’Autorità ha considerato risolutivi anche gli impegni relativi alle modalità di applicazione degli sconti.
L’Antitrust ribadisce, modalità competitive per le concessioni balneari. Evitando ulteriori proroghe e rinnovi automatici
L’Autorità antitrust “ribadisce l’importanza del ricorso a modalità di assegnazione competitive delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l’esercizio delle attività turisticoricreative e sportive, evitando ulteriori proroghe e rinnovi automatici, e a tal fine auspica che i rilievi svolti siano tenuti in debita considerazione”. Lo scrive l’Antitrust nell’ultimo bollettino. Nella segnalazione trasmessa il 12 agosto 2024, – ricorda il bollettino – l’Autorità, dopo aver richiamato i propri numerosi interventi in materia, rilevava l’illegittimità dei provvedimenti di proroga al 31 dicembre 2024 dell’efficacia dei rapporti insistenti sui beni demaniali marittimi, lacuali e fluviali e l’importanza del ricorso a procedure di affidamento tali da garantire un reale confronto competitivo in un contesto caratterizzato dalla presenza di risorse scarse e nel quale le dinamiche concorrenziali sono affievolite a causa della lunga durata delle concessioni in essere. A tal fine, l’Autorità forniva alcune indicazioni volte a improntare l’assegnazione delle concessioni in esame a procedure rispettose della normativa a tutela della concorrenza, da concludersi entro e non oltre il 31 dicembre 2024. Successivamente il legislatore è intervenuto: in particolare il legislatore: ha esteso l’efficacia delle concessioni in essere fino al 30 settembre 2027 ovvero, in presenza di ragioni oggettive, al 31 marzo 2028, “al fine di consentire l’ordinata programmazione delle procedure di affidamento […] e il loro svolgimento nel rispetto del diritto dell’Unione europea”. Alla luce delle novità intervenute – ricorda l’Autorità – molte amministrazioni hanno deciso di differire la validità delle concessioni demaniali in essere al 30 settembre 2027, rinviando ulteriormente l’adozione dei bandi di gara e senza prevedere uno specifico cronoprogramma o un termine finale entro cui concludere la procedura. Nei propri pareri motivati, l’Autorità ha ritenuto che le amministrazioni avrebbero dovuto disapplicare la normativa nazionale posta a fondamento dei provvedimenti di proroga, per contrasto della stessa con i principi e con la disciplina euro-unitaria e procedere all’espletamento delle procedure di gara rispettose dei principi di equità, trasparenza e non discriminazione. Come noto, infatti, gli Stati membri sono tenuti a conformarsi ai principi e alle disposizioni euro-unitari e, ove la normativa interna confligga con il diritto dell’Unione europea, se ne impone la relativa disapplicazione. In generale, l’Autorità rileva come il novellato testo della legge n. 118/2022 contempli modalità di selezione non idonee a stimolare il confronto competitivo, nonché preveda un evidente favore nei confronti dei soggetti titolari di concessione, in relazione tanto ai criteri di valutazione delle offerte, quanto alla previsione di un indennizzo per il concessionario uscente, ponendosi anche sotto tale aspetto in contrasto con i princìpi della libera concorrenza, con conseguente obbligo di disapplicazione dalla normativa nazionale e di indizione di procedure rispettose dei principi concorrenziali.
Funzioni locali, firmato in via definitiva il contratto di lavoro 22-24
Sono stati firmati oggi in via definitiva i contratti collettivi nazionali di lavoro per il triennio 2022-2024 relativi al comparto e all’Area della dirigenza delle Funzioni Locali.I rinnovi contrattuali riguardano oltre 400mila lavoratori del comparto e circa 13mila dirigenti, così ripartiti: circa 5.500 dirigenti degli enti territoriali, 5.200 dirigenti professionali, tecnici e amministrativi (PTA) e 2.300 segretari comunali e provinciali. “Con la doppia firma definitiva di oggi all’Aran- commenta Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione- si compie l’ultimo passaggio del CCNL Funzioni locali 2022/24 per gli oltre 400mila dipendenti del comparto e della dirigenza di Comuni ed enti territoriali. Questo rinnovo aveva un obiettivo primario chiaro, ovvero ridurre progressivamente il divario con le retribuzioni delle funzioni centrali, quindi agenzie e ministeri, portare innovazione e riconoscere, nei fatti, il ruolo strategico di chi opera ogni giorno sul territorio a contatto con i cittadini. Gli aumenti medi previsti rappresentano un segnale tangibile di attenzione verso il personale, tanto della dirigenza quanto del comparto, perché la qualità della Pubblica amministrazione passa dal riconoscimento di competenze e professionalità delle persone. Allo stesso tempo, c’è la volontà di imprimere subito un’accelerazione per quanto riguarda gli sviluppi futuri. Il prossimo step sarà infatti l’atto di indirizzo per il triennio 2025/27, per dare continuità e prospettiva a un processo di modernizzazione che considero prioritario”.
Enel accelera sugli investimenti: 53 miliardi di al 2028, 20 miliardi per le rinnovabili
Enel accelera il passo sul fronte degli investimenti. Il piano strategico 2026-2028 del gruppo, che ha già messo in conto gli impatti del decreto bollette che peserà per 1,8 miliardi di euro sull’indebitamento, registra un incremento di 10 miliardi di investimenti che toccano così quota 53 miliardi “con l’obiettivo di accelerare ulteriormente la crescita del gruppo con focus sulle geografie più dinamiche”, puntando a Europa e Americhe, contesti stabili e dove la domanda di energia è vista salire trainata dallo sviluppo dei data center, dell’intelligenza artificiale, della robotica e dell’automazione, oltre che dall’elettrificazione dei trasporti e dalla ripresa industriale. E’ questo uno dei pilastri del piano presentato ieri in occasione del Capital markets day a Milano. Rinnovabili e reti avranno la maggior parte delle risorse, oltre 26 miliardi saranno destinati al Business Integrato, di cui 20 miliardi nelle energie pulite di cui oltre 23 miliardi in Europa (Italia e Iberia) e Nord America (Stati Uniti e Canada) e circa 3 miliardi di euro in America Latina (Brasile, Cile e Colombia). Più di 26 miliardi andranno alle Reti, di cui circa il 55% in Italia e la restante parte distribuita tra Iberia e America Latina. Il gruppo conferma di raggiungere zero emissioni nette in tutti gli Scope entro il 2040. Intanto, nel triennio 2023-2025 Enel ha raggiunto gli obiettivi annunciati, garantendo crescita e rendimenti agli azionisti con circa 15 miliardi distribuiti tra dividendi e programma di share buy-back. I risultati finanziari del 2025 consentono di proporre all’assemblea degli azionisti il 12 maggio prossimo la distribuzione di una cedola pari a 0,49 euro per azione rispetto a 0,47 precedente. Fra le priorità strategiche del piano ci sono anche “massimizzare la produttività del capitale” e “garantire un profilo rischio/rendimento bilanciato al fine di perseguire un miglioramento dell’utile netto ordinario per azione che è stimato in crescita al 2028 fino a un valore compreso tra 0,80 e 0,82 euro rispetto a circa 0,69 euro attesi nel 2025. Entro il 2028, il gruppo prevede che l’utile netto ordinario per azione (EPS) raggiungerà un valore compreso tra 0,80 e 0,82 euro, in crescita rispetto ai circa 0,69 euro attesi nel 2025, con un CAGR (Compound Average Growth Rate) di circa il 6%.Il Gruppo ha realizzato, con un anno di anticipo, le efficienze previste dal Piano Strategico 2023-2025, pari a circa 1 miliardo di euro rispetto alla base di costi del 2022. Con il nuovo Piano si prevede ora di realizzare ulteriori efficienze per circa 700 milioni di euro entro il 2028. Per massimizzare la produttività dei propri processi, il Gruppo intende inoltre accelerare l’adozione di strumenti di Intelligenza Artificiale, digitalizzare le attività core dell’azienda e portare il 100% delle applicazioni su Cloud. Un altro driver di creazione di valore sarà costituito dal business dei Data Center. In tale settore, il Gruppo gode di un significativo vantaggio competitivo: in qualità di player integrato di primaria rilevanza in diversi Paesi, può infatti offrire agli operatori di Data Center siti industriali già disponibili (otto sono già stati identificati), connessione alla rete elettrica e fornitura di energia a lungo termine (tramite PPA).
“Enel presenta oggi un Piano strategico ambizioso e credibile, con una forte accelerazione della crescita grazie all’aumento degli investimenti che porteranno all’ulteriore miglioramento del profilo rischio/rendimento del Gruppo” ha sottolineato l’ad, Flavio Cattaneo. Come si è detto, Enel ha calcolato in 1,8 miliardi l’impatto in tre anni del decreto Bollette. Si tratta di 800 milioni per l’Ets cumulativa in due anni, 400 milioni per l’Irap in due anni a partire dal gennaio 2027, 800 milioni dall’anticipazione degli oneri di sistema che vengono poi recuperati. Duecento milioni vengono recuperati da azioni manageriali nei tre anni. “L’impatto sull’utile netto è fra 300 e 400 milioni mediamente nell’anno peggiore il 2028 dove non abbiamo l’effetto dell’Irap che scadrà nel 2027”. Questo piano, ha rilevato Cattaneo, “è ipersolido, il prezzo dell’energia è molto ridotto, a 85 euro a megawattora rispetto all’attuale Pun” il prezzo di riferimento all’ingrosso dell’elettricità che viene acquistata sul mercato della Borsa elettrica italiana
Coima: doppio oro per il Villaggio Olimpico di Milano, dopo la consegna in tempi record il riconoscimento degli atleti
Il Villaggio Olimpico di Milano sviluppato da Coima, leader nell’investimento, sviluppo e gestione di patrimoni immobiliari per conto di investitori istituzionali, ha raggiunto il suo secondo traguardo: dopo il completamento nei tempi previsti di un’infrastruttura strategica per i Giochi, il Villaggio ha raccolto il caloroso apprezzamento degli atleti olimpici, che dopo aver fatto conoscere la struttura a tutto il mondo con migliaia di post social lasciano il posto alle delegazioni paralimpiche, affermandosi come modello internazionale di ospitalità, qualità progettuale e sostenibilità. A sottolinearlo è il gruppo in una nota.
Mentre l’Italia ottiene dai suoi atleti i migliori risultati di sempre al termine dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, anche sul fronte dell’accoglienza il Paese registra un risultato d’eccellenza, confermando la capacità di competere ai massimi livelli oltre che nello sport, anche nell’organizzazione e nell’infrastrutturazione dell’evento. Nel corso delle settimane olimpiche, gli spazi del Villaggio si sono configurati come un punto di incontro multiculturale, accogliendo oltre 1.000 atleti di 42 delegazioni internazionali, vincitori di 99 medaglie olimpiche. Attraverso i social media, molti hanno condiviso feedback positivi sulla qualità della permanenza: dal comfort delle camere e dei letti alla funzionalità dei servizi, dall’organizzazione degli spazi comuni dedicati alla socialità e al riposo, fino alla cura degli arredi e dei dettagli progettuali. L’armonia di questi elementi, che ha contribuito a creare un ambiente funzionale a una preparazione sportiva di alto livello, ha consolidato l’immagine di una Milano moderna, efficiente e capace di offrire standard in linea con le aspettative della comunità olimpica internazionale.
Questo risultato si affianca simbolicamente alla prima medaglia conseguita dal progetto: il pieno rispetto del cronoprogramma definito con la Fondazione Milano Cortina 2026, che ha consentito alla città di accogliere la comunità internazionale. Per la realizzazione del Villaggio, avvenuta in soli 30 mesi, COIMA ha coinvolto una filiera produttiva interamente italiana, selezionando le imprese tramite un rigoroso processo di valutazione delle performance di sostenibilità. Dalla costruzione affidata al raggruppamento composto da Impresa CEV S.p.A., Grassi e Crespi S.r.l. e Milani S.p.A., alla rete dei fornitori di componenti e materiali, l’innovazione introdotta nei processi e le tecniche avanzate di prefabbricazione e serializzazione di scale e bagni hanno permesso di ottimizzare tempi e modalità realizzative. Al termine dei Giochi, il Villaggio entrerà in una nuova fase: in un tempo record di soli quattro mesi gli spazi saranno trasformati per diventare residenze universitarie, pronte ad accogliere i nuovi arrivati già dall’anno accademico 2026/2027. A fronte di una domanda abitativa per studenti che a Milano è in costante crescita e risulta coperta solo per un terzo, la nuova struttura supporterà in modo concreto la sostenibilità del sistema universitario della città, coprendo il 6% del fabbisogno complessivo grazie a 1.700 posti letto e a tariffe convenzionate, comprensive di tutti i servizi, inferiori del 25% rispetto al mercato. Realizzato grazie a un solido partenariato pubblico-privato e alla sinergia tra partner tutti italiani, l’intervento si configura come un modello di sviluppo territoriale d’eccellenza. La collaborazione positiva lungo l’intera filiera, dalla progettazione allo sviluppo fino alla costruzione, ha dimostrato come la visione d’eccellenza, le competenze industriali e la capacità finanziaria del Paese possano convergere nella realizzazione di un’infrastruttura capace di generare valore stabile nel tempo e di rispondere ad esigenze strutturali di natura e nazionale.
La realizzazione del Villaggio Olimpico è stata resa possibile da un’estesa collaborazione tra investitori e istituzioni: Intesa Sanpaolo, in qualità di investitore e finanziatore insieme a Crédit Agricole e all’Istituto per il Credito Sportivo attraverso un Green Loan di circa 110 milioni di euro, e CDP, che tramite CDP Real Asset SGR e il Fondo Nazionale Abitare Sociale ha consentito l’ampliamento dei posti a tariffa agevolata da 150 a 450 unità. A questi si aggiunge il Fondo Impact, il più grande fondo discrezionale italiano dedicato alla rigenerazione urbana, sostenuto dai principali enti di previdenza del Paese, tra cui Cassa Forense, ENPAM, Inarcassa, Cassa dei Dottori Commercialisti, Intesa Sanpaolo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Padova e Rovigo, Fondo Pensione Monte dei Paschi di Siena e Fideuram Vita. L’intervento è stato inoltre sostenuto da un ampio fronte istituzionale che comprende Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondazione Milano Cortina 2026, CONI, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sport, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Università e della Ricerca e Gruppo FS Italiane. Completano la partnership Covivio e Prada Holding, che insieme a COIMA coinvestono nella riqualificazione dell’ex Scalo di Porta Romana, di cui il Villaggio è il primo tassello. Luca Mangia, Direttore Generale di COIMA REM, ha dichiarato: “Il successo del Villaggio Olimpico rappresenta un risultato di un grande lavoro di squadra per tutto il Paese. Aver consegnato l’opera nei tempi previsti e ricevere l’apprezzamento unanime degli atleti e delle istituzioni è per noi una duplice conferma, della qualità del progetto e della capacità del sistema italiano di competere ai massimi livelli internazionali. Ora ci prepariamo con la stessa determinazione ad accogliere le delegazioni paralimpiche e a completare la trasformazione del Villaggio in residenza universitaria, contribuendo in modo concreto a rispondere a un’esigenza strutturale della città di Milano”.
Saipem si aggiudica un nuovo contratto offshore in Arabia Saudita del valore di circa 500 milioni Usd
Saipem si è aggiudicata un ulteriore contratto offshore (Contract Release Purchase Order o CRPO) in Arabia Saudita, nell’ambito del Long Term Agreement (LTA) attualmente in essere con Aramco.Saipem si occuperà dell’ingegneria, dell’approvvigionamento, della costruzione e dell’installazione (EPCI) di una condotta da 48”, per una lunghezza di circa 65 km offshore e 12 km onshore, oltre alle relative infrastrutture sottomarine nel giacimento di Safaniya, uno dei più grandi giacimenti offshore al mondo. Le attività offshore saranno eseguite dalle navi da costruzione di Saipem attualmente operative nella regione, mentre le attività di fabbricazione saranno realizzate presso il cantiere saudita della società, Saipem Taqa Al-Rushaid Fabricators Co. Ltd., a Dammam, rafforzando ulteriormente la presenza industriale dell’azienda nel Regno. L’esecuzione del progetto farà leva sulla comprovata esperienza di Saipem nella realizzazione di condotte e infrastrutture strategiche offshore nella regione, unita alle sue avanzate capacità ingegneristiche. Le attività saranno eseguite nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza, qualità e tutela ambientale, che caratterizzano tutte le operazioni dell’azienda, assicurando efficienza esecutiva e affidabilità in ogni fase. La combinazione tra la valorizzazione delle competenze e delle risorse locali e le capacità tecniche d’avanguardia supporterà la realizzazione efficiente di infrastrutture energetiche strategiche per l’Arabia Saudita. Questo nuovo contratto rafforza la presenza di lunga data di Saipem in Arabia Saudita e consolida ulteriormente la relazione di lungo periodo con Aramco, confermando la capacità di Saipem di fornire soluzioni integrate e di alta qualità per progetti offshore complessi. Saipem è un leader globale nell’ingegneria e nella costruzione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture, sia offshore che onshore. Saipem è una “One Company” organizzata in business line: Asset Based Services, Drilling, Energy Carriers, Offshore Wind, Sustainable Infrastructures. La società dispone di 5 cantieri di fabbricazione e una flotta offshore di 17 navi da costruzione di proprietà e 12 impianti di perforazione, di cui 9 di proprietà. Da sempre orientata all’innovazione tecnologica, la visione che ispira l’azienda è “Ingegneria per un futuro sostenibile”. Per questo Saipem ogni giorno è impegnata a supportare i propri clienti nel percorso di transizione energetica verso il Net Zero, con mezzi, tecnologie e processi sempre più digitali orientati alla sostenibilità ambientale. Quotata alla Borsa di Milano, è presente in più di 50 paesi nel mondo e impiega circa 30.000 persone di oltre 130 nazionalità.
Saipem introduce un sistema di manutenzione predittiva basato sull’intelligenza artificiale a bordo della Saipem 12000
Saipem ha implementato un avanzato sistema di manutenzione predittiva sulla Saipem 12000, la sua nave da perforazione in acque ultra-profonde, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza operativa e la sicurezza offshore. La manutenzione predittiva utilizza dati in tempo reale e algoritmi di intelligenza artificiale per monitorare lo stato delle attrezzature, prevedere eventuali guasti e programmare gli interventi prima che si verifichino problemi, riducendo così tempi di fermo e costi di gestione. La Saipem 12000, una delle drillship più avanzate al mondo, è la prima unità della flotta drilling dell’azienda ad adottare questo sistema, sviluppato insieme ad ADC Energy, società specializzata nelle ispezioni di piattaforme e navi. L’analisi continua dei dati consente di individuare tempestivamente eventuali anomalie e pianificare interventi mirati, aumentando affidabilità e sicurezza. Questo progetto pilota, frutto dell’integrazione tra le competenze tecniche di Saipem e il know-how di ADC nel campo delle attrezzature di perforazione e in data science, si inserisce in un più ampio percorso di innovazione che mira a estendere l’uso dell’intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati a tutta la flotta. In questa stessa direzione si colloca anche un secondo progetto di manutenzione predittiva a bordo della Saipem 7000, nave gru semisommergibile tra le più grandi al mondo. Focalizzato sui generatori diesel, elementi critici per la produzione di energia elettrica a bordo, il progetto utilizza sensori IoT e modelli di machine learning per identificare segnali precoci di guasto. Ciò consente di pianificare in modo più efficiente la manutenzione e garantire la continuità operativa. Sviluppato in collaborazione con BIP – società di consulenza internazionale specializzata in innovazione tecnologica e data science – il sistema sarà testato nei prossimi mesi. Con questi progetti, Saipem conferma la propria volontà di integrare intelligenza artificiale, analisi predittiva e strumenti digitali avanzati per rendere sempre più sicure, efficienti e sostenibili le proprie operazioni nel settore energetico offshore.
Grastim: il fondo White Summit acquisisce il controllo
Il fondo White Summit Capital entra per la prima volta nel mercato italiano acquisendo il controllo dell’azienda di generazione distribuita Grastim e affiancando la famiglia Grassi nella compagine sociale. E’ quanto si legge in una nota congiunta di Graded Holding, la societa’ che fa capo a Vito Grassi (gia’ vicepresidente di Confindustria e presidente dell’Unione Industriali di Napoli), e del gestore di fondi infrastrutturali con sede in Svizzera. Grastim, che ha 50 dipendenti ed e’ guidata dall’a.d. Gianfranco Milani e dal presidente Grassi, offre soluzioni energetiche integrate a grandi gruppi industriali multinazionali a cui fornisce servizi di progettazione, finanziamento diretto, costruzione e gestione completa di impianti su misura. La famiglia Grassi, attuale azionista, era alla ricerca di un partner di lungo periodo che contribuisse a sostenere la societa’ nell’ulteriore percorso di crescita verso nuove tecnologie per decarbonizzare i processi industriali e investimenti in soluzioni rinnovabili complementari grid-scale: l’accordo di investimento raggiunto con Wsc e’ funzionale al supporto finanziario del fondo per accelerare i progetti previsti per circa 300 milioni di euro di investimenti nei prossimi cinque anni.
Innovo Renewables: finanziamento da 80,5 mln per rinnovabili in Italia
Innovo Renewables, societa’ italiana che sviluppa, costruisce e gestisce progetti di energia rinnovabile in Europa, ha perfezionato un finanziamento strutturato in modalita’ project financing per un importo complessivo di 80,5 milioni di euro, tramite la societa’ interamente controllata Innovo Power Generation 1. Il finanziamento, spiega una nota, supportera’ lo sviluppo e la realizzazione di un portafoglio di impianti fotovoltaici utility-scale, distribuiti in diverse regioni italiane, per una capacita’ installata complessiva pari a 70 MWp. Il portafoglio oggetto del finanziamento e’ costituito da progetti risultati ammessi in graduatoria, alla fine dello scorso anno, nell’ambito dei meccanismi incentivanti Fer X e Bando Agrivoltaico, nonche’ Fer 1. L’entrata in esercizio commerciale degli impianti e’ prevista tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Il finanziamento e’ stato erogato da Bayerische Landesbank, che ha ricoperto i ruoli di agent, original lender, structuring mandated lead arranger, issuing bank, global coordinator e bookrunner.
Nucleare, oggi il testo base alla Camera
Le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera voteranno oggi, martedì 24 febbraio, il testo base da adottare in materia di energia nucleare. Le commissioni, si ricorda, avevano infatti deciso di abbinare al disegno di legge di delega al Governo “in materia di energia nucleare sostenibile” la proposta di legge sullo stesso tema depositata da Noi moderati (a prima firma del deputato e presidente del gruppo Maurizio Lupi) nel 2024. VIII e X hanno concluso la scorsa settimana il ciclo di audizioni sui testi e l’adozione del testo base si rende adesso necessaria per proseguire l’esame del provvedimento.
Salp: Frata riacquista quote Invitalia-Friulia, “completato percorso rilancio”
Completato il ciclo di investimento di Invitalia e Friulia, la finanziaria regionale del Friuli-Venezia Giulia, nel capitale di Salp, azienda udinese che realizza metanodotti, oleodotti, ossigenodotti e acquedotti: la holding della famiglia Frata ha riacquistato le partecipazione di Invitalia, realizzata attraverso il Fondo Salvaguardia Imprese(30%), e di Friulia(30%) L’operazione – si legge in una nota – segna il completamento di un articolato percorso di rafforzamento industriale e finanziario avviato in una fase di discontinuita’ aziendale e rappresenta un intervento di riferimento nel panorama delle politiche pubbliche di sostegno alla continuita’ operativa e all’occupazione: a conclusione dell’intervento, Salp si presenta oggi “come una realta’ significativamente rafforzata sotto il profilo patrimoniale e industriale rispetto al momento dell’ingresso di Invitalia nel capitale, avvenuto nel 2022, al termine di un percorso di continuita’ aziendale avviato nel lontano 2016”.
Johnson Controls acquisisce Alloy Enterprises e amplia il portafoglio di soluzioni di gestione termica
Johnson Controls, leader globale nelle tecnologie per l’efficienza energetica, la decarbonizzazione, la gestione termica e applicazioni mission-critical, ha siglato un accordo per acquisire Alloy Enterprises, società con sede a Boston specializzata in piattaforme di gestione termica di nuova generazione per data center ad alte prestazioni e altre applicazioni industriali mission-critical. Questa acquisizione rafforzerà la leadership di Johnson Controls in un segmento in forte crescita come quello del raffreddamento dei data center. Fondata nel 2020, Alloy Enterprises è un’azienda all’avanguardia nel campo delle tecnologie termiche, meccaniche e dei materiali, focalizzata su una piattaforma proprietaria con sistemi avanzati di raffreddamento diretto a liquido che possono contribuire a ottenere fino al 35% di miglioramento nell’efficienza della gestione termica, consentendo una dissipazione del calore più rapida ed efficace e riducendo la perdita di pressione fino al 75%, in modo che il fluido possa circolare più facilmente. Il risultato è un consumo energetico complessivo del sistema di raffreddamento notevolmente inferiore. “Questa acquisizione consentirà di soddisfare le esigenze informatiche in rapida evoluzione dei nostri clienti, aggiungendo un’altra tecnologia chiave che ci permette di ottimizzare l’architettura complessiva della gestione termica di un data center. Rafforzerà inoltre le nostre competenze tecnologiche, scalabili su tutto il portfolio Johnson Controls, e consoliderà il nostro impegno a lungo termine per guidare in modo più ampio le soluzioni avanzate di gestione termica per applicazioni mission-critical”, afferma Lei Schlitz, vice president e president, Global Products & Solutions, Johnson Controls. “Grazie all’acquisizione di Alloy Enterprises siamo pronti a stabilire nuovi standard in termini di efficienza e capacità di raffreddamento e ad aiutare i clienti ad accelerare il time-to-market con le giuste tecnologie integrate. Siamo lieti di dare il benvenuto ai talentuosi colleghi di Alloy nel team Johnson Controls”. L’acquisizione amplia ulteriormente l’ampio portfolio di soluzioni di gestione termica di Johnson Controls ed è in linea con l’ambizione di fornire soluzioni di raffreddamento altamente differenziate per i data center. L’aggiunta delle competenze di Alloy, tra cui un processo di produzione proprietario che migliora l’efficienza del raffreddamento a liquido di GPU/CPU, memoria, interfacce di rete e altro ancora, completa la gamma esistente di tecnologie di raffreddamento end-to-end di Johnson Controls, che comprendono: il recente chiller a cuscinetti magnetici YDAM, che offre 3,5 MW di raffreddamento, con un aumento della densità di capacità del 20% rispetto alle soluzioni concorrenti; il chiller a centrifuga economizzato a due stadi YK-HT, circa il 30% più compatto rispetto alle alternative, che richiede fino al 60% in meno di raffreddatori a secco e offre il più ampio intervallo di funzionamento del settore da una singola trasmissione; la piattaforma Silent-Aire Coolant Distribution Unit (CDU), una soluzione di raffreddamento a liquido scalabile che offre capacità di raffreddamento da 500 kW a oltre 10 MW; e i chiller ad assorbimento YHAU, progettati per recuperare il calore residuo e fornire un raffreddamento aggiuntivo con un’efficienza superiore del 90% rispetto a quello elettrico. “Siamo entusiasti di entrare a far parte di Johnson Controls e aumentare l’impatto della nostra tecnologia unica”, dichiara Alison Forsyth, co-founder e CEO, Alloy Enterprises. “Continueremo a lavorare fianco a fianco per risolvere le sfide più urgenti del settore nei data center e in altri ambienti mission-critical. Non vediamo l’ora di iniziare questo nuovo capitolo e proseguire la nostra crescita insieme a uno dei leader più stimati ed esperti al mondo nell’innovazione della gestione termica”. L’operazione dovrebbe essere completata nel terzo trimestre fiscale, subordinatamente alle condizioni di chiusura e all’ottenimento delle approvazioni normative. I termini finanziari non sono stati resi noti.
Flotte aziendali, ricerca T&E: fino a 2 mln di vendite in più con obiettivi elettrificazione più ambiziosi
Dl Bollette: Fiper, “Non penalizzare filiera bosco-legno-energia. Cogenerazione e biomasse pilastri transizione”
Sicilia, Maletto più green, prossimo obiettivo raggiunge il 90% per la raccolta differenziata
Migliora la qualità della raccolta differenziata del territorio di Maletto, uno dei comuni siciliani più virtuosi per il rispetto ambientale. È stato inaugurato oggi il nuovo centro di raccolta gestito da Ecocar in Contrada Roccaro: «Da ora sarà possibile smaltire correttamente anche i rifiuti che non vengono normalmente intercettati dalla raccolta domiciliare, dai toner agli inerti agli ingombranti – afferma Benedetto Diana, referente di Ecocar – Riusciremo così a evitare gli abbandoni e la formazione di microdiscariche che, seppur sporadicamente, abbiamo riscontrato in questo territorio». Un passo avanti in armonia con un trend green che inciderà ulteriormente sulle imposte a carico della cittadinanza: «Maletto in Sicilia è uno tra i comuni più virtuosi – evidenzia il sindaco Giuseppe Capizzi – grazie al lavoro e alla collaborazione di tutti abbiamo ottenuto dalla Regione un premio di quasi 60mila euro. Il nuovo centro di raccolta permetterà alla cittadinanza di incrementare la differenziata e ottenere maggiori risparmi». «Abbiamo realizzato un’opera importante e molto utile alla cittadinanza per differenziare meglio, considerato che la raccolta dei rifiuti in questo Comune supera già l’80%» aggiunge Francesco Petrina, direttore per l’esecuzione del contratto. «Ringraziamo gli operatori che ci hanno supportato per raggiungere questi obiettivi e i cittadini che hanno collaborato. Abbiamo già potuto ridurre la Tari del 10% – continua Vincenzo Russo, l’assessore al ramo del Comune di Maletto – Il nostro obiettivo è quello di arrivare al 90% di raccolta differenziata al fine di diminuire ancor di più gli importi della Tari per la nostra comunità». Il Centro Comunale di raccolta di Maletto è già operativo, come spiega Angelo Lupica, responsabile unico del procedimento, «La struttura è completa ed è raggiungibile con facilità, sarà accessibile alla cittadinanza tre giorni alla settimana, cioè ogni lunedì, giovedì e sabato dalle 8:30 alle 11:30». La lista dei rifiuti di cui ogni utente potrà liberarsi nell’isola ecologica gestita da Ecocar a Maletto è ampia: imballaggi in carta, in plastica, in metallo, in vetro e in legno, così come vernici, toner e cartucce, pile e batterie, rifiuti elettronici, pneumatici, oli commestibili e minerali, sfalci e potature, farmaci, indumenti, inerti, ingombranti e altro ancora.