LA GIORNATA
Scoppia il caso Sigonella. Il 9 aprile Meloni in Parlamento
- Pnrr, Foti: Bce conferma l’Italia prima in Europa nell’attuazione
- Dl Bollette, via libera alla fiducia, 203 voti favorevoli, ecco le misure
- Lagarde contesta Bessent al G7, ‘l’impatto della guerra si farà sentire a lungo’
IN SINTESI
La premier Giorgia Meloni riferirà in Parlamento il 9 aprile per “chiarire una volta per tutte che il Governo continua a lavorare anche dopo il referendum” e illustrare i “provvedimenti sui quali è quotidianamente impegnato”. Allontanando così, nelle intenzioni, quelle ipotesi di rimpasto e di voto anticipato circolate dopo la sconfitta referendaria. E’ questa la linea indicata ieri da Palazzo Chigi sulle prossime mosse che la presidente del Consiglio intende compiere per reimpostare l’agenda di governo nell’ultimo miglio della legislatura. Già da giorni, le opposizioni chiedevano a Meloni di riferire alle Camere ma saranno comunicazioni e non è previsto un voto di Senato e Camera. Ma ad agitare le acque della politica è stata ieri una notizia riservata che con ogni probabilità, tale doveva rimanere per Giorgia Meloni: nei giorni più difficili e complessi da quando è a Palazzo Chigi, ha dovuto anche gestire il caso dello stop ai bombardieri americani nella base di Sigonella. Una decisione presa nella notte da venerdì e sabato dalla premier e concordata con il ministro della Difesa Guido Crosetto, precisano da Palazzo Chigi, in una giornata in cui si accavallano voci e ricostruzioni non sempre allineate.
La tempistica con cui è uscita la notizia, rimasta riservata tre giorni, avrebbe creato qualche sorpresa a Palazzo Chigi. Lo stop ai bombardieri Usa è stato inizialmente presentato come una decisione di Crosetto. E ciò ha alimentato le voci di un rapporto non più allineato fra Meloni e il ministro. Ma tra i due, viene assicurato, non c’è alcun problema. La nota di Palazzo Chigi non fornisce dettagli sull’episodio, accaduto alle 3 del mattino di sabato. Per alcune ricostruzioni sarebbe stato un semplice errore nel piano di volo fornito dagli americani. Secondo quelle ufficiose, una richiesta di atterraggio a Sigonella che andava oltre quanto previsto dai trattati bilaterali, a cui il governo ha risposto ‘No’. Non c’era tempo, si sottolinea, per coinvolgere il Parlamento come aveva assicurato di fare la premier in questi casi nelle sue ultime comunicazioni a Camera e Senato. Nel giro di poche ore è stato avvertito il Quirinale, a cui è stato spiegato che l’Italia ha fatto rispettare le regole di ingaggio previste dagli accordi. Su queste decisioni, comunque, non è richiesto l’assenso del presidente della Repubblica. La nota di Palazzo Chigi non contiene una posizione definitiva rispetto alle richieste di Washington (da valutare “caso per caso”) che vanno oltre i trattati bilaterali, rimarca i “solidi” rapporti con gli Usa e non entra nel merito delle missioni per cui i bombardieri vengono impiegati. Ossia la guerra all’Iran.
È proprio l’impatto che l’escalation in Medio Oriente ha sull’economia a preoccupare Palazzo Chigi. Il taglio delle accise scadrà il 7 aprile, e in lavorazione ci sono un nuovo intervento sui carburanti e misure per le imprese. Si parla di una nuova riunione del Consiglio dei ministri venerdì prossimo. La coperta è corta, come, peraltro, dimostra il nuovo fronte che si è aperto con le imprese con i tagli agli incentivi Transizione 5.0. Si attendono i dati Istat della prossima settimana, cruciali per capire se l’Italia potrà uscire dalla procedura Ue d’infrazione. È la chiave per poter immaginare una manovra, l’ultima prima delle elezioni, meno rigida delle precedenti.
Pnrr, Foti: Bce conferma l’Italia prima in Europa nell’attuazione
‘L’impegno del Governo Meloni per una rapida e positiva attuazione del PNRR, e in particolare per il rafforzamento della qualita’ istituzionale dell’Italia, con miglioramenti robusti ed economicamente significativi, viene certificato dalla Banca Centrale Europea. La Bce evidenzia come il nostro sia l’unico Stato in cui si rileva un contributo positivo del Piano, confermando come il modello virtuoso italiano produca risultati concreti e statisticamente solidi’. Cosi’ il Ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di Coesione, Tommaso Foti, commenta i dati diffusi questa mattina dalla Bce, che confermano l’Italia come Stato guida in Europa nell’attuazione del Piano, avendo completato una quota particolarmente rilevante di riforme legate alla governance, incluse misure strategiche che hanno rafforzato in modo significativo la qualita’ istituzionale. ‘Un ruolo chiave – prosegue il Ministro Foti – e’ attribuito alle riforme strutturali realizzate dal Governo, in particolare quelle relative al sistema giudiziario e alla Pubblica Amministrazione, che hanno affrontato e superato criticita’ storiche della nostra Nazione, migliorando le prospettive di crescita soprattutto nel lungo periodo. Si tratta di un riconoscimento importante e autorevole, che rafforza la fiducia nel lavoro svolto e ci motiva a proseguire con determinazione nel raggiungimento degli obiettivi, compresa l’ultima rata del Piano. Un risultato che, come Governo Meloni, accogliamo con grande soddisfazione e orgoglio, considerando l’impatto positivo del PNRR sul Paese reale, con la distanza notevolmente ridotta dai benchmark europei in termini di qualita’ istituzionale’.
Secondo quanto si apprende da fonte qualificata, la spesa complessiva del Pnrr è salita dai 104,6 miliardi del 31 dicembre 2025 ai 109 miliardi del 31 gennaio di quest’anno. Mancherebbero ancora da spendere 85 miliardi. Il Piano sarà ultimato a giugno 2026.
Pnrr, Studio Uil: a 6 mesi dalla conclusione ancora da spendere il 46% delle risorse
Con i dati aggiornati al 26 febbraio 2026 la spesa del PNRR si attesta a 104,6 miliardi di euro (il 53,8% del totale), su un totale di risorse provenienti dall’Europa pari a 194,4 miliardi di euro. effettiva del Piano. Ciò significa che in soli 6 mesi dovremmo spendere il 46,2% delle risorse. Sono alcuni dati che emergono da un’analisi dello stato di attuazione del PNRR (dati aggiornati al 26 febbraio 2026), elaborata dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL.
Analizzando i dati dei progetti finanziati, che fotografa una lenta messa a terra del Piano- ha commentato la Segretaria Confederale UIL, Ivana Veronese , la Missione 1 (Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo), ha effettuato una spesa effettiva del 67,2%; la Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), il 44,5%; la Missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile) il 65%; la Missione 4 (Istruzione e ricerca), il 56,9%; la Missione 5 (Inclusione e coesione), il 42,9%; la Missione 6 (Salute), il 51,3%; la Missione 7 (RepowerEU), solo il 25,6%. Guardando i dati della spesa delle Amministrazioni Centrali – ha proseguito Veronese- il Consiglio di Stato e il Tar presentano un livello di spesa pari 75%; il ministero della Giustizia il 72,9%; il ministero dell’Economia e delle Finanze il 72,8%; il ministero Imprese e del Made in Italy il 70,9%; il ministero dell’Università e della Ricerca il 65,9%. Più indietro, il ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare fermo al 17,4%; il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali al 28,1%; il Ministero della Cultura al 29%; la Presidenza del Consiglio al 39,7%; il ministero del Turismo al 39,8%. I dati rilevano, purtroppo- ha precisato Ivana Veronese – un andamento ad effetto “moviola” sia della messa a terra dei progetti sia della spesa effettiva. Siamo molto preoccupati dalla performance del piano e anche l’ultimo Decreto (il settimo riferito all’accelerazione della spesa), non risolve i temi di fondo per l’attuazione del PNRR. Anzi abbiamo la netta sensazione che queste misure rischiano di aumentare la burocrazia operativa per enti e imprese, anziché semplificarla concretamente. Non vorremmo, infine – ha concluso Veronese- che queste norme fossero arrivate in ritardo, dal momento che siamo ai titoli di coda del PNRR.
Pnrr, facilities: il Gse pubblica le nuove regole per biometano, cacer e agrivoltaico
Pubblicate le nuove Regole Operative di Sviluppo Agrivoltaico, Sviluppo di Biometano e Comunità Energetiche Rinnovabili e Gruppi di autoconsumatori, che disciplinano i nuovi programmi di sovvenzione per contributi in conto capitale, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 27 del Decreto Legge 19 febbraio 2026, n. 19, c.d. DL PNRR. Le nuove regole disciplinano i rapporti con i soggetti che hanno diritto ai contributi, fatti salvi i provvedimenti di concessione già adottati e/o delle graduatorie già approvate. Gli Accordi di concessione con i soggetti beneficiari dovranno essere stipulati entro il 30 giugno 2026. I soggetti beneficiari avranno poi a disposizione 24 mesi dalla data di comunicazione degli accordi per l’entrata in esercizio degli impianti. Per le Comunità Energetiche e i gruppi di autoconsumatori, invece, il termine ultimo di entrata in esercizio è il 31 dicembre 2027.
Tali termini valgono sia per l’accesso ai contributi in conto capitale, sia per l’accesso agli incentivi in conto esercizio, previsti nei decreti ministeriali attuativi dell’articolo 14, comma 1, lettere b), c) ed e), del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, che restano vigenti per tutti gli aspetti compatibili con il nuovo quadro normativo. Si rimanda ai contenuti delle nuove Regole Operative e alle successive comunicazioni del GSE per tutti i passaggi procedurali propedeutici alla definizione degli accordi di concessione.
Lagarde contesta Bessent al G7, ‘l’impatto della guerra si farà sentire a lungo’
Christine Lagarde ha contestato il segretario al Tesoro Scott Bessent in merito ai danni causati all’Iran. Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, nel corso dei colloqui in videoconferenza del G7 la presidente della Bce ha messo in discussione l’ottimismo di Bessent, convinto che le ricadute economiche della guerra in Iran sarebbero state di breve durata. Lagarde ha fatto notare a Bessent e agli altri funzionari del G7 che gli effetti del conflitto si sarebbero fatti sentire per lungo tempo, data l’enorme entità delle distruzioni già avvenute.
Dl Bollette, via libera alla fiducia, 203 voti favorevoli, ecco le misure
Via libera, dall’aula della Camera, alla fiducia sul dl Bollette (“Misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese, per la competitività delle imprese e per la decarbonizzazione delle industrie, nonché disposizioni urgenti in materia di risoluzione della saturazione virtuale delle reti elettriche e di integrazione dei centri di elaborazione dati nel sistema elettrico”) .I voti favorevoli sono stati 203, i contrari 117, gli astenuti 3. Ora – dopo una breve pausa – si passerà all’esame degli ordini del giorno presentati al provvedimento. Proroga al 2038 del phase-out dal carbone, stop al telemarketing per contratti di energia elettrica e gas, bonus sociale anche per il teleriscaldamento, proventi delle aste delle quote di CO2 per incentivare il trasporto ferroviario e marittimo delle merci. Queste alcune delle modifiche, apportate nel corso della fase emendativa in commissione Attività produttive alla Camera, al decreto Bollette, su cui il Governo ha incassato la fiducia dell’aula di Montecitorio. Niente da fare, invece, per gli emendamenti presentati sia dalla maggioranza che dall’opposizione sulle concessioni idroelettriche. Ma da Forza Italia è arrivato un ordine del giorno che ricalca quanto già chiesto in fase emendativa: rinnovo delle concessioni in cambio di investimenti e di una quota di energia a prezzo calmierato, da destinare alla riduzione dei costi energetici sostenuti dalle imprese italiane. Dopo il via libera di Montecitorio, il testo passerà al Senato per la seconda lettura. Ecco le principali novità introdotte nel passaggio alla Camera:
Tra le principali novità introdotte in X figura primis la proroga al “31 dicembre 2038” del phase-out dal carbone, contenuta nella riformulazione di un emendamento della Lega e di uno Azione. Nel dettaglio, la riformulazione prevede che “entro il 31 dicembre 2038 cessa l’operatività delle centrali a carbone in esercizio per la produzione di energia elettrica”. “Ai sensi dell’articolo 14, paragrafo 7, del regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 dicembre 2018 – si legge –, la misura di cui al primo periodo è oggetto della relazione intermedia nazionale integrata sull’energia e il clima di cui all’articolo 17 del medesimo regolamento”.
Via libera anche a due emendamenti dei relatori Luca Toccalini (Lega) e Riccardo Zucconi (Fratelli d’Italia). Nel primo, si chiede di includere tra le misure cui destinare i proventi delle aste delle quote di CO2 l’”incentivazione” del passaggio a modalità di trasporto pubblico a basse emissioni e del “riequilibrio modale dal trasporto stradale di merci a quello marittimo e ferroviario” comprese le misure Sea Modal Shift e Ferrobonus, “nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato”.
La seconda proposta emendativa a firma dei relatori prevede che “al fine di rafforzare la tutela dei clienti finali domestici e il loro diritto di scelta delle condizioni economiche, decorsi 60 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione” sia “fatto divieto di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas”. “Il professionista – secondo quanto stabilito dalla proposta di modifica – potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest’ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. È onere del professionista dimostrare la validità del contatto”. L’emendamento introduce una modifica al Codice del consumo, e in particolare all’articolo relativo ai requisiti formali per i contratti a distanza. I contatti telefonici, si legge, “dovranno essere effettuati dal professionista da un numero che lo identifichi univocamente” e quelli effettuati in violazione alla disposizione “sono nulli”. “Gli utenti possono segnalare al Garante privacy e all’Agcom i casi di chiamata effettuata in violazione delle disposizioni, indicando il numero dal quale proviene la chiamata”. A seguito della segnalazione, “l’Agcom, ove accerti che la chiamata provenga da numeri diversi da quelli assegnati al professionista, ordina al gestore telefonico l’immediata sospensione delle linee assegnate”. Si prevede inoltre che, in presenza di un elevato numero di segnalazioni di chiamate senza previo consenso, il Garante privacy possa chiedere all’Agcom la sospensione del numero. La misura, si legge nella relazione tecnica, introduce “il divieto assoluto di contatto telefonico outbound non richiesto”.
Via libera della X anche alla proposta, contenuta in più emendamenti presentati da maggioranza e opposizione, di estendere, a decorrere dal 1° gennaio 2026, il bonus sociale per le famiglie vulnerabili anche alle forniture di teleriscaldamento.
Ok inoltre all’emendamento – riformulato – del Pd nel quale si chiede che il riconoscimento del contributo straordinario a copertura di acquisto dell’energia elettrica che i venditori possono riconoscere ai propri clienti domestici residenti, che non siano titolari del bonus sociale e con Isee annuale non superiore a 25mila euro, non possa “essere subordinato all’adesione a servizi o prodotti accessori, né comportare modifiche peggiorative delle condizioni contrattuali”.
Spostare in avanti di un anno, dal 31 dicembre 2025 al 31 dicembre 2026, il termine massimo entro il quale “le cooperative esistenti, operanti nelle province autonome di Trento e di Bolzano, che connettono clienti non soci, sono considerate, ai fini del testo integrato delle disposizioni per la regolamentazione delle cooperative elettriche (TICOOP), come cooperative storiche concessionarie di cui alla parte II del medesimo testo integrato”. La richiesta arriva da un emendamento approvato del Misto – Minoranza linguistiche. Nel dettaglio, la proposta emendativa approvata prevede che le cooperative siano considerate tali fino alla data di rilascio di tutte le concessioni di distribuzione con le modalità previste dalla vigente normativa e comunque “non oltre il 31 dicembre 2026”.
Via libera poi a un insieme di emendamenti (alcuni dei quali riformulati) di maggioranza e opposizione che apportano alcune modifiche alla revisione del meccanismo dei prezzi minimi garantiti previsto all’articolo 5 del decreto. Nel dettaglio, le proposte emendative, in relazione ai bioliquidi, chiariscono l’ordine con cui si applica l’eventuale riduzione del numero di ore a valle del monitoraggio del Gse. La riduzione si applica in primis per gli impianti di produzione non asserviti a un processo produttivo; in subordine, si applica agli impianti asserviti ad un processo produttivo e, in ultima istanza, agli impianti da bioliquidi sostenibili da filiera. Per gli impianti a biogas e biomasse, si sposta il termine ultimo per l’eventuale rinuncia al sistema incentivante (e per la conseguente adesione ai Pmg) dal 31 dicembre 2027 al 31 dicembre 2029. In relazione al biogas, viene espunto l’impegno alla riconversione come requisito di accesso. Per gli impianti a biogas e biomasse viene chiarito l’ordine con cui si applica l’eventuale riduzione del numero di ore a valle del monitoraggio del Gse. La riduzione si applica in primis per gli impianti di produzione non asserviti a un processo produttivo; in subordine, si applica agli impianti asserviti ad un processo produttivo e, in ultima istanza, agli impianti da bioliquidi sostenibili da filiera. È prevista inoltre una revisione dei tendenziali relativi a biogas e biomasse, sulla base degli ultimi dati a consuntivo dei Pmg al 2025.
Un emendamento (riformulato) del Pd chiede invece di prorogare al primo gennaio 2027 il termine entro cui i punti di ricarica per auto elettriche, di potenza standard, nuovi e sostituiti, non accessibili al pubblico, installati sul territorio nazionale, sono tenuti a garantire funzionalità di ricarica intelligente e di comunicazione diretta con sistemi di misurazione intelligenti. Nel dettaglio, la proposta emendativa proroga al primo gennaio 2027 (dal 30 giugno 2026) il termine entro cui tali dispositivi, “al fine di garantire funzionalità di ricarica intelligente e di comunicazione diretta con i sistemi di misurazione intelligenti”, devono essere “certificati ai sensi dell’allegato X alla norma tecnica CEI 021”.
Via libera anche al differimento dell’entrata in vigore delle disposizioni previste dal dl in materia di autoconsumo di biometano. La proposta, che arriva da alcuni emendamenti di maggioranza e opposizione, prevede il differimento a 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Nel dettaglio, si chiede che le misure si applichino ai contratti sottoscritti a decorrere “dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto” e non, come era previsto dal provvedimento, “a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto”.
Con tre identici emendamenti di opposizione si prevede poi che, “per richiedere il rilascio dell’autorizzazione unica per la realizzazione e l’ampliamento dei centri dati”, il proponente debba presentare all’autorità competente anche “la verifica di conformità urbanistica ai piani comunali”. Il decreto, si ricorda, prevedeva che il proponente dovesse allegare all’istanza di autorizzazione unica “la documentazione e gli elaborati progettuali previsti dalle normative di settore per il rilascio delle autorizzazioni, intese, licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi, comunque denominati, inclusi quelli per l’autorizzazione integrata ambientale, la valutazione di impatto ambientale, l’autorizzazione paesaggistica o culturale, per l’utilizzo delle acque ovvero per le emissioni atmosferiche”.
“Il Gse individua”, nell’ambito delle regole operative e nel rispetto del limite di spesa, “forme di minimizzazione e trasferimento del rischio dei contraenti nell’ambito delle tipologie di contratto definite, anche avvalendosi del supporto di Sace spa, che, per la parte eccedente e solo una volta esaurite le risorse destinate alla garanzia di ultima istanza”, è autorizzata “a rilasciare, a favore dello stesso Gse, garanzie, a condizioni di mercato, per una percentuale massima di copertura non eccedente il 70%”. “Gli impegni sono assunti dalla Sace nella misura del 20% e dallo Stato nella misura dell’80% di ciascun impegno, senza vincolo di solidarietà”. È quanto previsto da un emendamento riformulato della Lega all’articolo 4 del dl. L’importo massimo degli impegni assumibili dalla Sace è fissato a 250 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. L’emendamento prevede poi che “entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della disposizione, con decreto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, sono approvate, su proposta del Gse le regole operative” per l’attuazione delle disposizioni, in riferimento in particolare ai “requisiti da soddisfare da parte delle imprese per l’accesso alla garanzia di ultima istanza”. “Con apposita convenzione da stipularsi tra Gse e Sace spa sono stabilite le procedure e le modalità operative per il rilascio delle garanzie e delle coperture assicurative da parte di Sace”, si legge.
Con un altro emendamento della Lega si inseriscono le persone fisiche, “anche nell’ambito del loro condominio”, tra i soggetti che possono prendere parte quali soci o membri alle Comunità energetiche rinnovabili.
Infine, con un emendamento di Fratelli d’Italia si prevede che “gli operatori dei settori dell’energia elettrica, del gas naturale e delle telecomunicazioni che offrono o promuovono contratti a clienti finali” siano “responsabili della correttezza, trasparenza e adeguatezza delle attività di consulenza e proposta contrattuale svolte direttamente o tramite reti di vendita”. “Prima della conclusione del contratto – si legge nella proposta emendativa –, l’operatore acquisisce le informazioni necessarie sulle esigenze del cliente e valuta l’adeguatezza della proposta contrattuale”. Le Autorità di regolazione competenti “dettano le prescrizioni necessarie a assicurare il rispetto dei principi” stabiliti dalla disposizione “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Proroga centrali a carbone, Ecco: non è una risposta credibile
L’estensione del phase out del carbone dal 2025 al 2038 approvata ieri in Parlamento è una mossa simbolicamente dannosa ma di scarso impatto pratico, almeno per ora. Il Governo lo giustifica come un modo per mantenere disponibile la limitata capacità a carbone in caso di interruzioni delle forniture di gas o di prezzi insostenibili, come accaduto durante la crisi energetica del 2022, e non come un tentativo di reintrodurre il carbone nel mix energetico italiano. Tuttavia, secondo la nostra interpretazione, questa mossa rappresenta una reazione o una provocazione politica nei confronti di Bruxelles, legata al tentativo dell’Italia di sospendere il sistema europeo di scambio delle emissioni (EU ETS), che finora non ha trovato accoglimento da parte della Commissione e della maggioranza degli Stati membri. La posizione dell’Italia non rappresenta una risposta credibile alle attuali sfide legate ai prezzi dell’energia o alla sicurezza degli approvvigionamenti. Diverse ragioni strutturali rendono improbabile un ritorno significativo al carbone. Gli attuali impianti italiani sono vecchi e in gran parte non operativi. Non ci sono stati investimenti recenti. Le centrali sono inattive da anni. Riattivarle richiederebbe nuovi permessi ambientali, costosi interventi di ammodernamento tecnico e lunghi processi autorizzativi — tutti elementi politicamente controversi. Gli operatori non hanno alcun incentivo economico per tornare al carbone: non esistono sistemi di supporto come i capacity market per questi impianti, né meccanismi di compensazione, e con gli attuali prezzi della CO₂ nel sistema ETS la produzione da carbone è semplicemente non competitiva rispetto al gas naturale. Anche qualora gli impianti venissero riattivati, non contribuirebbero a ridurre i prezzi dell’elettricità: la capacità è marginale, gli impianti sono inefficienti e devono sostenere interamente il costo delle quote ETS.
Il governo mantiene deliberatamente un’ambiguità tra il “non smantellamento” e l’“utilizzo effettivo” delle centrali a carbone per ottenere vantaggi politici. Questa tattica potrebbe ritorcersi contro anche sul piano elettorale — segnala infatti un’incapacità di individuare soluzioni realmente efficaci per famiglie e imprese. Ciò che ci preoccupa molto di più – spiega il co-fondatore del think tank e direttore esecutivo Luca Bergamaschi – è quanto sta avvenendo in parallelo: il taglio dei crediti d’imposta e degli incentivi per la decarbonizzazione industriale, in particolare Transizione 4.0 e 5.0. Questi strumenti sostengono l’elettrificazione, l’efficienza energetica e gli investimenti industriali puliti — gli unici fattori in grado di ridurre realmente l’esposizione strutturale dell’Italia agli shock dei prezzi dei combustibili fossili. Indebolirli ha conseguenze economiche e strategiche ben più rilevanti di questa mossa simbolica sul carbone. Le associazioni industriali si stanno mobilitando e incontreranno il Governo italiano questa settimana.
L’Italia dispone attualmente di quattro centrali a carbone, con una capacità complessiva di circa 1.200 megawatt (MW), rispetto agli oltre 13.000 MW di due decenni fa — una riduzione di oltre il 90% della capacità dal 2000. Due si trovano in Sardegna (Sulcis/Portovesme, gestita da Enel, e Fiume Santo/Porto Torres, gestita da EP Produzione); due sulla terraferma (Brindisi Sud e Torrevaldaliga Nord/Civitavecchia, entrambe di Enel). Le centrali sulla terraferma sono già di fatto inattive. Brindisi è ferma dal 2024. Civitavecchia ha prodotto un trascurabile 0,3 TWh nel dicembre 2024 e nulla nel 2025. Entrambe hanno perso l’autorizzazione ambientale a utilizzare carbone il 1° gennaio 2026. Riattivarle richiederebbe nuove autorizzazioni integrate ambientali (AIA) — un processo che richiede anni ed è soggetto a significative opposizioni legali e territoriali. Le uniche centrali attualmente operative sono quelle in Sardegna, che funzionano in base a un regime regolatorio speciale di “servizio essenziale” definito da ARERA — non perché siano economicamente competitive, ma perché la Sardegna è ancora elettricamente isolata dalla terraferma in attesa del completamento del cavo sottomarino Tyrrhenian Link (previsto tra il 2028 e il 2029). Quanto carbone è stato effettivamente utilizzato nel 2026? Secondo i dati ENTSO-E analizzati da ECCO, la produzione da carbone in Italia nei mesi di gennaio e febbraio 2026 è stata pari a soli 346 GWh — in calo del 32% rispetto allo stesso periodo del 2025 (519 GWh) e pari a circa lo 0,6% della domanda elettrica nazionale. Nel gennaio 2026 si sono registrate 58 ore consecutive — dal 3 al 5 gennaio — durante le quali l’Italia non ha prodotto elettricità da carbone, il periodo più lungo mai registrato senza carbone. Questi dati confermano il ruolo sempre più marginale e in declino del carbone, concentrato interamente in Sardegna e determinato da vincoli della rete isolana, non da scelte economiche o strategiche. La produzione complessiva da carbone in Italia nel 2025 è stata pari a circa 2.975 GWh — un ulteriore calo del 13,5% su base annua e meno dell’1% della produzione elettrica nazionale, secondo i dati mensili ufficiali di Terna.
Premio Anci Innovazione e Sviluppo 2026: dieci anni di idee che cambiano l’Italia, al via il bando del decennale
C’è un’Italia che innova ogni giorno, spesso lontano dai riflettori e spesso tra grandi difficoltà. È l’Italia dei Comuni, delle scuole, delle aziende sanitarie e degli enti pubblici che sperimentano soluzioni concrete per migliorare la vita dei cittadini. È da questa energia diffusa che nasce e si rinnova il Premio ANCI Innovazione e Sviluppo, giunto nel 2026 a un traguardo simbolico e storico: il decennale. Promosso da ANCI con il supporto organizzativo di ANFoV, il Premio rappresenta oggi uno dei più autorevoli osservatori nazionali sull’innovazione nella Pubblica Amministrazione. In dieci anni ha raccolto oltre 1.000 progetti, coinvolto centinaia di enti pubblici e raggiunto più di 30 milioni di cittadini attraverso servizi e soluzioni innovative. L’edizione 2026, presentata a ieri Roma, non è solo celebrativa. È, soprattutto, un salto in avanti. Per la prima volta, infatti, il Premio introduce riconoscimenti dedicati all’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione, sia a livello nazionale sia regionale (Piemonte), con l’obiettivo di valorizzare progetti capaci di trasformare davvero i servizi pubblici grazie alle nuove tecnologie. Accanto a questa novità, spicca il Premio “10 anni di innovazione”, che selezionerà il progetto più significativo tra tutti quelli premiati nel corso della storia dell’iniziativa: un riconoscimento che guarda al passato per indicare la direzione del futuro. Uno degli elementi più distintivi del Premio è la sua capacità di raccontare un’innovazione “dal basso”. Oltre il 35% dei progetti candidati negli anni proviene da Comuni con meno di 5.000 abitanti. Segno che l’innovazione non è una prerogativa delle grandi città, ma una possibilità concreta per tutti i territori. Dai laboratori digitali aperti ai cittadini alle biblioteche multisensoriali, fino alle piattaforme sanitarie avanzate basate su app e geolocalizzazione, il Premio ha portato alla luce esperienze replicabili e ad alto impatto sociale e, soprattutto, mentre sta per calare il sipario sul Pnrr, punta anche a rappresentare una leva per dare continuità ai progetti sul fronte del’innovazione e digitalizzazione, soprattutto in un momento storico in cui la Pubblica Amministrazione è chiamata a essere sempre più efficiente, digitale e vicina ai cittadini.
L’edizione 2026 mette in palio oltre 60.000 euro tra premi in denaro e servizi, destinati a sostenere la realizzazione dei progetti vincitori. Tra questi: premi economici fino a 10.000 euro, premi speciali in servizi (tra cui Premio Eolo e Premio BBBell), il Premio “La Lucerna”, dedicato alle scuole, con la realizzazione di un’aula multimediale innovativa. I progetti possono riguardare ambiti strategici per il futuro del Paese: digitalizzazione dei servizi, sanità digitale, transizione ecologica, mobilità sostenibile, inclusione sociale, sviluppo delle competenze e infrastrutture tecnologiche. Il bando sarà aperto dal 2 aprile al 15 settembre 2026. Possono partecipare tutti i 7.894 Comuni italiani, unioni di Comuni, enti pubblici e amministrazioni, aziende sanitarie, istituti scolastici pubblici La candidatura è semplice: è sufficiente leggere il bando, predisporre una descrizione del progetto e compilare il questionario online (form), tutto il materiale è disponibile sul sito ufficiale: www.premioancinnovazione.it
La premiazione finale degli 11 progetti vincitori si terrà durante l’Assemblea Nazionale ANCI, in programma a Verona dal 25 al 27 novembre 2026. Il Premio ANCI Innovazione e Sviluppo non è solo una competizione. È una piattaforma di visibilità, un luogo di confronto, un acceleratore di idee. È, soprattutto, un’occasione per dare valore a progetti che spesso nascono in silenzio ma producono cambiamenti reali. In un momento storico in cui la Pubblica Amministrazione è chiamata a essere sempre più efficiente, digitale e vicina ai cittadini, partecipare significa contribuire a costruire un modello di Paese più moderno,
inclusivo e competitivo. Per il presidente del consiglio nazionale di ANCI, Marco Fioravanti, “il decennale del Premio conferma il ruolo centrale dei Comuni come veri architetti del progresso territoriale. Rafforzare la capacità innovativa delle amministrazioni locali significa costruire comunità più moderne, competitive e vicine alle persone, trasformando le sfide in opportunità per l’Italia di domani”. Il vicepresidente di Anci Piemonte Michele Pianetta ha affermato che “i numeri dimostrano che avevamo intercettato una necessità reale: oltre 1.000 progetti analizzati, più di 350 mila euro distribuiti e 30 milioni di cittadini coinvolti. È il segno di un’iniziativa unica”. Il presidente di ANFoV, Umberto De Julio, ha evidenziato il ruolo strategico dell’innovazione: “Le competenze avanzate e la capacità di interpretare le tecnologie sono oggi il vero motore del progresso. Con ANFoV supportiamo concretamente questo percorso, contribuendo a diffondere una cultura dell’innovazione a beneficio di cittadini e imprese”.
Mundys si rafforza in Getlink, acquisisce fino al 9,5% del capitale e aumenta fino al 29,9% i diritti di voto
Mundys rafforza propria posizione strategica in Getlink attraverso l’acquisizione di una partecipazione fino al 9,5% del capitale sociale di Getlink. Una prima tranche, pari al 3,5% del capitale sociale di Getlink, sarà acquisita immediatamente; Mundys disporrà inoltre della facoltà di acquisire fino a un ulteriore 6,0%, subordinatamente all’ottenimento della autorizzazione regolamentare richiesta, attesa entro aprile 2026. A seguito dell’acquisizione del 3,5% del capitale di Getlink, Mundys deterrà il 19,0% del capitale della società e fino a 24,9% dei diritti di voto, confermando così la propria posizione tra i principali azionisti del Gruppo. Subordinatamente all’ottenimento della autorizzazione regolamentare richiesta, Mundys avrà la facoltà di incrementare la propria partecipazione in Getlink fino al 25,0% del capitale sociale e fino ad un massimo del 29,9% dei diritti di voto. L’operazione conferma l’impegno di lungo periodo di Mundys, avviato nel 2018, a sostegno di Getlink, del suo management, dei suoi collaboratori e della sua strategia di sviluppo nel lungo termine. Essa si inserisce inoltre nella strategia di Mundys volta a rafforzare i propri investimenti in Francia, Paese europeo di primaria importanza al quale il Gruppo attribuisce un valore strategico e nel quale è presente nel settore delle infrastrutture da oltre dieci anni, adottando un approccio di stretta cooperazione con gli stakeholder e le istituzioni locali. Mundys potrà, in funzione delle condizioni di mercato, aumentare ulteriormente la propria partecipazione, senza alcuna intenzione di assumere il controllo né di richiedere la nomina di ulteriori membri nel consiglio di amministrazione.
Webuild si consolida in Australia, a Clough contratto di 116 milioni. Progettazione e costruzione di una centrale a gas a sud di Perth
Il gruppo Webuild consolida la sua presenza in Australia, La controllata Clough si è aggiudicata il contratto da 116 milioni di euro per la progettazione e la costruzione della ‘Kwinana Gas Power Generation 2 (K2)’, una centrale a gas a ciclo aperto da 220 MW a Kwinana, 40 chilometri a sud di Perth, da realizzare per conto di AGL Energy.
L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di supporto alla transizione energetica dell’Australia, per cui Webuild e Clough sono già impegnati in opere idroelettriche complesse come ‘Snowy 2.0’, il più grande progetto per la produzione di energie rinnovali in costruzione nel Paese.
Il progetto K2 sarà realizzato accanto alla già esistente Kwinana Swift Power Station, alla cui realizzazione ha contributo anche Clough, in un’area industriale che già ospita infrastrutture energetiche di rilievo. Questa soluzione consentirà di minimizzare le opere di connessione e di sfruttare sinergie impiantistiche e logistiche. Guardando alla situazione in Medio Oriente, il ceo di Webuild, Pietro Salini, ha assicurato che per il gruppo non c’è alcun impatto sui progetti in corso in quell’area. “Bisognerà vedere quanto durerà questa situazione e che conseguenze avrà sullo scenario internazionale. Ci auguriamo tutti che finisca il prima possibile, prima di tutto per la pace, ma anche per le conseguenze sulla vita di tutti quanti”, ha continuato Salini parlando a margine dell’Aspenia Talk a Milano. “Chiaramente tocca in particolare il mondo dell’energia e delle fonti energetiche di buona parte dell’occidente e del mondo. È un tema di grande significato e bisogna trovare una soluzione subito”.
Ccnl Multiservizi, Legacoop Produzione e Servizi: bene le tabelle del costo del lavoro, ma più tempestività per non penalizzare le imprese
A quasi un anno dalla firma del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) per i dipendenti delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi, sottoscritto il 13 giugno 2025 dalle principali associazioni datoriali, tra cui Legacoop Produzione e Servizi, e dalle organizzazioni sindacali del settore, è stato pubblicato ieri, 30 marzo 2026, il decreto del Ministero del Lavoro che aggiorna le tabelle del costo del lavoro per il quadriennio, sulla base dei valori contrattati dalle Parti. “Le nuove tabelle – afferma Olmo Gazzarri, Responsabile del Settore Pulizie e Multiservizi di Legacoop Produzione e Servizi – andranno a dare un sostegno concreto alle imprese italiane del settore e ai loro oltre 600 mila dipendenti e soci, impegnati ogni giorno in attività essenziali e mai abbastanza considerate. Il lavoro tecnico necessario a costruire le tabelle ha avuto un avvio troppo ritardato rispetto alla firma – continua Gazzarri – tuttavia, quando si è trattato di lavorare tecnicamente alla loro redazione, tutto si è svolto con la collaborazione fattiva di tutte le parti sottoscrittrici del contratto e con una positiva disponibilità all’ascolto e alla ricerca di soluzioni equilibrate da parte del competente ufficio del Ministero”. “L’emanazione delle tabelle – commenta il Direttore di Legacoop Produzione e Servizi, Andrea Laguardia – rappresenta sicuramente una buona notizia, ma allo stesso tempo l’esempio di come il sistema non funzioni. Le tabelle arrivano dopo quasi un anno dalla firma di un rinnovo che ha richiesto mesi di trattativa non semplice. Legacoop Produzione e Servizi, con senso di responsabilità, ha favorito in quella fase il rinnovo del contratto nei tempi giusti per garantire un equilibrio gestionale alle imprese e un adeguato aumento del salario alle lavoratrici e ai lavoratori; un aumento che però in questi mesi è ricaduto sulle spalle delle sole imprese, poiché senza le nuove tabelle non vi era il riconoscimento del costo reale da parte delle stazioni appaltanti”. Il settore delle pulizie e multiservizi lavora, infatti, prevalentemente con la pubblica amministrazione e quindi le tabelle del costo del lavoro sono determinanti per definire le basi d’asta e attivare percorsi di revisione dei prezzi dei contratti in essere con la P.A., in assenza di norme certe da parte del Governo, e invano ancora attese. “L’aggiornamento delle tabelle – conclude Laguardia – dovrebbe avvenire in modo contestuale alla firma dei rinnovi dei Ccnl, per garantire alle imprese dei contratti con la P.A. che tengano conto del nuovo costo del lavoro. Il Governo deve agire rapidamente per risolvere il problema dell’assenza della revisione dei prezzi nel settore dei servizi, altrimenti il rischio è il blocco dei servizi essenziali o l’abbandono del settore da parte delle imprese oneste e di qualità.”
Al via la Zls nel Lazio, credito d’imposta e meno burocrazia per le imprese
Un credito d’imposta per le imprese, con una dotazione complessiva di 100 milioni di euro per il 2026. E una semplificazione amministrativa, con processi burocratici più snelli e agevolazioni fiscali. Sono questi i due punti di svolta della Zona logistica semplificata (Zls) del Lazio, iniziativa presentata oggi nella sede della Giunta regionale e che è pronta a entrare ufficialmente in funzione da domani, con la possibilità di chiedere il credito di imposta. Si tratta di “una leva fondamentale per l’economia del Lazio – ha spiegato il presidente della Regione, Francesco Rocca -. Abbiamo fatto delle scelte per individuare i territori su cui applicare i vantaggi della Zls, non ci sono stati ricorsi e questo rappresenta il risultato del dialogo con i territori”. Per Rocca, inoltre, “è fondamentale la semplificazione burocratica, snellire le pratiche delle imprese e fare in modo che vi sia una risposta il meno possibile complicata da parte degli uffici”. Anche la vicepresidente e assessora allo Sviluppo economico, Roberta Angelilli, ha posto l’accento sulla semplificazione burocratica: “Il primo aspetto è quello economico, i 100 milioni di credito d’imposta. La finestra per quest’anno parte da domani e si chiude il 30 maggio, quindi ci sono due mesi di tempo per le imprese per fare richiesta direttamente all’agenzia delle entrate. Ma soprattutto c’è l’avvio dello sportello unico: un’impresa che deve fare un investimento potrà accedere a un unico canale per avere un’autorizzazione amministrativa unica. È perciò un atto importantissimo di semplificazione e accelerazione”, ha detto. La Zls del Lazio interesserà 64 Comuni: 16 in provincia di Roma, 22 a Frosinone, 7 a Rieti, 15 a Latina e 4 a Viterbo. Si va dai capoluoghi di provincia fino ad Amatrice ed Accumoli, i centri colpiti dal sisma nel Reatino; da Tarquinia e Civita Castellana nel Viterbese a Civitavecchia, Cassino e Gaeta, solo per citarne alcuni. L’assessore alla Programmazione economica Giancarlo Righini ha spiegato i criteri con cui sono stati definiti i territori beneficiari dell’iniziativa: “Ci siamo attenuti alle norme nazionali, secondo cui la superficie su cui si può applicare la Zls non può superare i 5mila e 700 ettari. Gli studi che avevamo ereditato dalla precedente amministrazione prevedevano una superficie di oltre 15mila ettari, quindi è toccato a noi l’ingrato compito di ridimensionare la Zls e di fare delle esclusioni che ci è dispiaciuto fare. Alla fine di un percorso lungo e faticoso, in cui sono stati scongiurati contenziosi amministrativi, abbiamo quindi individuato 64 comuni beneficiari della Zls. Siamo in dirittura d’arrivo, abbiamo istituito il comitato di indirizzo. Dal primo aprile prenderà il via la Zls nel Lazio”, ha annunciato. Ora il calendario prevede per il 13 aprile un tavolo di lavoro tecnico con le associazioni e le camere di commercio. Poi il 21 aprile ci sarà la prima riunione presieduta dal presidente Rocca. All’evento erano presenti anche i rappresentanti di FederLazio, Confapi, Camera di Commercio di Roma e il direttore generale di Unindustria, Massimiliano Ricci, che ha tracciato le prossime tappe: “Noi abbiamo lavorato tantissimo con la Regione, abbiamo perimetrato tutte le aree industriali del Lazio. Ora partiamo dal credito d’imposta e poi passeremo alle semplificazioni. La Zls semplifica la vita delle imprese, è un altro tassello importante sia per le aziende che già sono nel Lazio sia per chi vuole venire qui a investire”.
Saipem, Mongini: ‘ha ruolo chiave per l’energia nel Mediterraneo’
“Saipem è uno dei principali attori nello sviluppo delle risorse offshore (su acque profonde, ndr) nel Mediterraneo, un bacino che può assumere un ruolo strategico globale come hub di bilanciamento del gas, a supporto della sicurezza energetica e della diversificazione delle forniture”. Lo afferma il responsabile ‘Drilling and Sonsub’ di Saipem Adriano Mongini nel corso di Egypes 2026. “Il contributo di Saipem – sottolinea – si fonda su un solido track record (esperienza, ndr) nel bacino mediterraneo, dalla scoperta e dallo sviluppo in tempi record del giacimento Zohr in Egitto alla realizzazione di grandi progetti come il gasdotto GreenStream in Libia e il Trans‑Mediterranean Pipeline in Tunisia, oltre alle attuali attività offshore in Egitto, Libia ed East Med”. “In questo contesto – conclude il manager – Saipem continua a mettere a disposizione le proprie capacità di engineering ed execution e tecnologie avanzate per ridurre i rischi, accelerare le tempistiche dei progetti e valorizzare le infrastrutture esistenti, in particolare in Egitto, contribuendo a rafforzare il ruolo del Mediterraneo come area energetica integrata e affidabile”
Plenitude espande la propria infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici in Spagna
Plenitude, attraverso la sua controllata Plenitude On The Road, contribuirà alla realizzazione del primo corridoio di colonnine per la ricarica ultrarapida lungo l’AP-9 in Spagna, nella Regione della Galizia. La Società, grazie all’accordo firmato con Autopistas del Atlántico, prevede di installare e gestire 42 punti di ricarica ultrafast con una potenza fino a 300 kW situati in 5 delle 7 aree di servizio dell’autostrada: O Salnés, Compostela, Ameixeira nord e sud e Miño. I punti di ricarica installati presso le stazioni di Ameixeira nord e sud saranno tra i primi a entrare in funzione. Il progetto per l’installazione di infrastrutture di ricarica ultrarapida ha l’obiettivo di promuovere la diffusione della mobilità elettrica in Galizia. Paolo Martini, head of e-Mobility Recharge Solutions di Plenitude e amministratore delegato di Plenitude On The Road, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di aver siglato questo accordo, attraverso il quale vogliamo contribuire alla diffusione della mobilità elettrica lungo una delle arterie principali della Galizia, offrendo agli e-driver soluzioni di ricarica all’avanguardia e un servizio di alta qualità. La partnership è in linea con la strategia di Plenitude di ampliare la propria rete di ricarica ultrarapida sulle direttrici autostradali più importanti, anche in altri Paesi europei.” I 220 chilometri dell’Autostrada Atlantica, gestiti da Autopistas del Atlántico in virtù della concessione conferita da parte del Ministero dei Trasporti, fanno parte della rete europea di strade ad alta percorrenza (E1). L’installazione di tutte le stazioni di ricarica è prevista entro la fine del 2026 e la loro entrata in funzione sarà programmata per ciascuna area di servizio in base ai tempi di approvazione dei permessi e delle licenze richiesti alle diverse amministrazioni pubbliche e alle autorità competenti. Plenitude On The Road è un operatore integrato nel settore della ricarica di veicoli elettrici in Spagna e in altri Paesi europei, con 23.000 punti di ricarica installati. Inoltre, l’app Plenitude On The Road permette di accedere a circa 600mila punti di ricarica in tutta Europa. In Spagna, Plenitude ha raggiunto circa 1.700 MW di capacità installata e sta crescendo anche nel mercato retail del Paese, con 500.000 clienti.
Porti, Malorgio (Filt Cgil): “il modello del lavoro portuale passa dalla centralità delle Compagnie”
“Il modello del lavoro portuale passa dalla centralità delle Compagnie”: è il messaggio che arrivato ieri dal convegno nazionale organizzato dalla Filt Cgil a Genova dal titolo “Lavoro portuale, bene comune. L’importanza dell’articolo 17”. Per il segretario generale della Filt Cgil Stefano Malorgio occorre “riaffermare la centralità del lavoro portuale e del pool di manodopera articolo 17 anche di fronte all’avanzare dei cambiamenti che stanno interessando il settore. Di lavoro portuale se ne parla poco e i progetti di riforma dei porti, di cui aspettiamo di conoscere i tempi di avanzamento, parlano poco di lavoro e invece noi abbiamo bisogno che nel Paese se ne parli e in particolare nel settore dei porti”. Per la Filt Cgil è necessario affrontare temi urgenti come quello del ricambio generazionale, della formazione e della sicurezza, dell’impatto che le nuove tecnologie avranno sul lavoro e sul complesso dei sistemi portuali e del delicato equilibrio tra flessibilità e diritti. Dopo i saluti è seguita l’introduzione del Segretario Nazionale Filt Eugenio Stanziale e l’analisi tecnica del settore di Andrea Appettecchia responsabile Osservatorio Logistica e Trasporto Merci di Isfort. Al centro dell’iniziativa la tavola rotonda dal titolo “L’articolo 17 della Legge 84/94: lavoro, diritti, competitività. Il pool di manodopera come bene comune del sistema portuale italiano”, moderata da Alberto Ghiara giornalista del Secolo XIX, a cui hanno partecipano Stefano Malorgio Segretario Generale Filt Cgil, Antonio Benvenuti Console Culmv ‘Paride Batini’, Luca Grilli Presidente ANCIP, Alessandro Ferrari Assiterminal Uniport e Agostino Gallozzi Assologistica. All’iniziativa hanno portato i saluti l’ammiraglio Antonio Ranieri, l’Assessore regionale Alessio Piana, la Sindaca di Genova Silvia Salis, il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Matteo Paroli, il Presidente di Assoporti Roberto Petri, il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi.
Vendita di San Siro, nove indagati per turbativa d’asta
‘ L’inchiesta sulla vendita di San Siro ipotizza la turbativa d’asta e la rivelazione del segreto d’ufficio. Reati contestati, oltre agli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e a ex manager e consulenti di Inter e Milan, anche a Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune ed allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, e a Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan. L’ipotesi da verificare è che la vendita del Meazza a Inter e Milan possa aver favorito gli interessi privati a scapito dell’interesse pubblico-privato.
Ddl stadi, Lega Basket e Pallavolo: allargare il provvedimento ai palazzetti
Allargare il ddl stadi anche agli impianti indoor. E’ la richiesta corale portata avanti dai rappresentanti delle leghe di Serie A di basket e pallavolo italiane all’audizione di ieri sul disegno di legge 1312 in Senato. Anche i palazzetti, ha ricordato il referente della divisione volley, hanno un’età media di cinquant’anni e gli ultimi sono stati realizzati soltanto per le olimpiadi invernali di Torino e Milano-Cortina. A dicembre scorso è stata firmata un’intesa Fipav-Invimit Sgr per la valorizzazione dello sport come stimolo alla riqualificazione urbana per ridare vita alle aree pubbliche abbandonate trasformandole in luoghi dedicati allo sport, alla socialità e alla crescita dei territori. Con un primo impegno da 20 milioni. Bisogna estendere anche gli investimenti pubblico-privati agli altri sport diversi dal calcio, ha aggiunto il delegato. Dalla divisione pallacanestro è arrivato anche un altro invito: quello di inserire all’articolo 10 la valutazione architettonica su questi interventi. Qualcosa si muove, ha concluso, ricordando che negli ultimi anni tante realtà hanno investito nell’impiantistica. Da Tortona a Bologna Fiere, passando per Cantù e Venezia.
Sul Ddl Stadi ieri sono stati auditi il presidente e l’amministratore delegato di Sport e Salute, Marco Mezzaroma e Diego Nepi Molineris. “Lo Stadio Olimpico, che da anni valorizziamo come asset multidisciplinare, è la prova di come un impianto polifunzionale possa generare un significativo indotto economico e turistico”, hanno dichiarato. “Per questo è fondamentale trasformare gli stadi da semplici infrastrutture sportive in impianti multifunzionali, vivi tutto l’anno e capaci di generare valore per la collettività”. “Accogliamo positivamente quanto previsto dal Dl Stadi in termini di semplificazione normativa, procedure accelerate per interventi strategici, accesso agli strumenti finanziari e incentivi fiscali, strumenti che possono stimolare investimenti privati e favorire la sostenibilità dei progetti”, hanno aggiunto i vertici di Sport e Salute, che oltre ad essere proprietaria dello Stadio Olimpico è anche organizzatrice di grandi eventi e soggetto istituzionale impegnato nello sviluppo dell’impiantistica sportiva nazionale. “È necessario promuovere una sempre migliore collaborazione strategica tra istituzioni, operatori pubblici e privati, estendendo gli interventi anche alle strutture medio-piccole e adottando modelli di gestione sostenibili che prevedano efficientamento energetico, integrazione di attività commerciali e servizi, e la possibile istituzione di un fondo pubblico per sostenere i costi di gestione. L’obiettivo – hanno concluso Mezzaroma e Nepi Molineris – è quello di creare impianti moderni, multifunzionali e sostenibili, capaci di attrarre investimenti e generare ritorni economici e sociali duraturi”.
Caso Antitrust-Assofond, Confindustria interviene nel giudizio a sostegno del ricorso al Tar
Confindustria si è costituita ad adiuvandum nel giudizio promosso da Assofond (Associazione Italiana Fonderie) davanti al TAR del Lazio, contro il provvedimento adottato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato il 22 dicembre 2025, con il quale è stata comminata alla stessa Assofond una sanzione di 2 milioni di euro per una presunta intesa anticoncorrenziale nel mercato dei getti di ghisa. Il caso pone almeno tre questioni giuridiche ed economiche che trascendono la singola vicenda e investono il ruolo e la stessa sopravvivenza delle associazioni di categoria nel sistema industriale italiano, come evidenziato nell’atto di intervento di Confindustria, predisposto dal professore Fabio Cintioli e dall’avvocato Sacha D’Ecclesiis: 1. Il requisito della “consistenza” dell’intesa. La giurisprudenza amministrativa consolidata stabilisce con chiarezza che, quando una presunta intesa rappresenta una quota di mercato non superiore al 30%, essa non può produrre un apprezzabile effetto anticoncorrenziale, essendo il restante 70% del mercato strutturalmente in grado di soddisfare la domanda in piena autonomia e concorrenza. Le fonderie coinvolte rappresentano appunto circa il 30% di un mercato nazionale che però è, a sua volta, una frazione di quello europeo e mondiale. In questo quadro, configurare un cartello anticoncorrenziale dotato di effettiva capacità lesiva appare difficilmente sostenibile. 2. La proporzionalità delle sanzioni alle associazioni. Il caso è il primo in Italia in cui vengono applicate a un’associazione di categoria le nuove e più severe regole sanzionatorie introdotte dal recepimento della Direttiva ECN+ (Direttiva UE 2019/1), che hanno radicalmente cambiato il quadro normativo. I nuovi criteri consentono all’Autorità di ancorare la multa non al fatturato dell’associazione stessa, ma a quello aggregato delle imprese associate, con un effetto potenzialmente devastante per qualsiasi ente che, per sua natura, non genera ricavi commerciali propri. L’applicazione dei criteri sanzionatori vigenti senza adeguata ponderazione della capacità economico-finanziaria delle associazioni rischia di minare la loro stessa sopravvivenza e, con essa, il principio costituzionale di libertà associativa delle imprese. 3. Il contesto economico e la concorrenza internazionale. Le decisioni dell’Autorità penalizzano ulteriormente un settore che opera in un contesto economico di grande complessità: le fonderie sono imprese energivore che, al pari di tutta l’industria italiana, scontano un costo dell’energia superiore di circa il 30% rispetto alla media europea e che fronteggiano la concorrenza di produttori extra UE soggetti a molti meno vincoli di quelli italiani e spesso beneficiari di sussidi pubblici. Uno scenario che già di per sé esercita forti pressioni sulla competitività di comparti vitali per il nostro sistema industriale, come quello delle fonderie.
ITA Airways entra a far parte di Star Alliance
Star Alliance ha ufficialmente accolto ITA Airways come nuovo membro, completando così l’integrazione del vettore italiano nella più grande alleanza di compagnie aeree al mondo. ITA Airways ha celebrato il suo ingresso nell’Alleanza durante una cerimonia tenutasi oggi presso la Lounge Piazza di Spagna, al Terminal 3 dell’Aeroporto di Roma Fiumicino. La cerimonia è stata presieduta dall’amministratore delegato e direttore generale di ITA Airways Joerg Eberhart, dall’amministratore delegato di Star Alliance Theo Panagiotoulias e dal Chief Commercial Officer del Gruppo Lufthansa Dieter Vranckx.
A partire dal 1° aprile, ITA Airways sarà pienamente integrata nel network globale dell’Alleanza — collegando il proprio hub di Roma Fiumicino e l’aeroporto di Milano Linate, serviti complessivamente da 17 compagnie partner di Star Alliance – con oltre 1.150 destinazioni in tutto il mondo. Grazie al network dell’alleanza i clienti potranno usufruire di check-in unico, del riconoscimento reciproco dei programmi fedeltà e dell’accesso alle lounge Star Alliance, per un’esperienza di viaggio ancora più connessa, dentro e fuori l’Italia. Celebrando questo traguardo, l’Amministratore Delegato di Star Alliance Theo Panagiotoulias ha dichiarato: “sono lieto, a nome dei nostri membri, di accogliere ITA Airways come 26° compagnia aerea di Star Alliance. Questo risultato è frutto di un impegno mirato e collaborativo verso l‘integrazione. Con l’ingresso di ITA Airways, non solo ampliamo il nostro network globale, ma miglioriamo l’esperienza di viaggio dei nostri clienti su più compagnie, grazie all’accesso alla più ampia rete di lounge aeroportuali al mondo, a maggiori benefici nei programmi loyalty, e altri servizi come il tracciamento bagagli – tutti pensati per arricchire ogni fase del viaggio”.
Joerg Eberhart, amministratore delegato e direttore generale di ITA Airways, ha dichiarato : “L’ingresso in Star Alliance rappresenta per ITA Airways un traguardo storico e un passo decisivo nella nostra crescita. Entrando a far parte della più grande e consolidata rete globale di compagnie aeree, ampliamo significativamente la nostra presenza internazionale, offrendo ai passeggeri un’esperienza di viaggio più fluida, coerente e di alta qualità, con accesso a oltre 1.150 destinazioni, connessioni più efficienti, servizi integrati e un’offerta premium rafforzata. Allo stesso tempo, portiamo in Star Alliance la nostra distintiva identità italiana, arricchendo l’Alleanza e rafforzando il ruolo di ITA Airways nel connettere l’Italia al mondo, combinando standard globali di eccellenza con il calore e l’eleganza che definiscono il modo italiano di volare”. L’entrata di ITA Airways nell’Alleanza è stata supportata dal Gruppo Lufthansa, e team di esperti delle compagnie del Gruppo hanno guidato un intenso programma di integrazione negli ultimi mesi.
Casa: in Ue mancano 9,6 mln abitazioni, in Italia oltre 1,3 mln A REbuild focus su Piano europeo
La crisi abitativa entra per la prima volta al centro dell’agenda europea con un deficit stimato di 9,6 milioni di abitazioni nell’Ue e oltre 1,3 milioni in Italia, pari a circa 126 mila nuove unità l’anno per il prossimo decennio. Il quadro è aggravato dall’aumento dei prezzi: tra il 2015 e il 2025 il costo delle case è cresciuto di oltre il 50% e gli affitti fino al 30%, mentre il 10% degli europei destina oltre il 40% del reddito all’abitare. In Italia oltre 1,5 milioni di famiglie risultano in difficoltà abitativa, in un contesto segnato da offerta insufficiente, crescita dei canoni e cambiamenti demografici, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la riduzione della dimensione dei nuclei familiari e il ritardo nell’autonomia dei giovani. Secondo le stime europee, serviranno più di 2 milioni di nuove abitazioni all’anno fino al 2035. Una sfida che richiede, secondo gli operatori, una trasformazione del settore basata su innovazione tecnologica, nuovi modelli finanziari e industrializzazione dei processi edilizi, con riduzioni dei costi di riqualificazione fino al 50-70%. La questione abitativa, sottolineano gli esperti, non è più solo un tema immobiliare ma una leva economica e sociale, con impatti su produttività, inclusione e competitività dei territori. Su questi temi si concentrerà REbuild, evento dedicato all’innovazione sostenibile dell’ambiente costruito, in programma il 12 e 13 maggio a Riva del Garda, che riunirà istituzioni, finanza e filiera delle costruzioni per definire una nuova agenda dell’abitare, anche in raccordo con le iniziative europee. A presentarlo ieri a Milano, insieme agli organizzatori, è stato il professor Ezio Micelli, unico esperto italiano selezionato tra i 15 membri dell’Advisory Board della Commissione Europea per la redazione del Piano europeo per l’abitazione accessibile- e presidente del comitato scientifico di Rebuild. Cinque i pilastri individuati per far fronte a un’emergenza che può diventare opportunità strategica di inclusione sociale, produttività e innovazione delle filiere, rafforzamento dell’economia e della base industriale italiana ed europea.
Come cambiano le scelte finanziarie degli italiani, CDP incontra gli studenti al Collegio Carlo Alberto di Torino
Il ruolo svolto dal risparmio per lo sviluppo del Paese negli ultimi decenni e le sue prospettive di fronte alle trasformazioni economiche e sociali in atto sono stati i temi al centro dell’evento promosso da Cassa Depositi e Prestiti insieme alla Fondazione Collegio Carlo Alberto e che ha visto la partecipazione di studenti e ricercatori universitari. Il confronto, ospitato nella sede del Collegio Carlo Alberto, è stato caratterizzato dalla presentazione del libro “Famiglie e risparmio – Come cambiano le scelte finanziarie degli italiani”, pubblicato proprio in occasione dei 175 anni dalla fondazione di Cassa Depositi e Prestiti e che, dopo un primo appuntamento territoriale a Bologna, arriva nel capoluogo piemontese dove CDP è nata. Il volume analizza la distribuzione e la gestione della ricchezza prendendo come riferimento la dimensione più concreta, ovvero quella che contraddistingue la vita quotidiana. I lavori della mattinata sono stati aperti dagli interventi di Giorgio Barba Navaretti, Presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto, di Giovanni Gorno Tempini, Presidente di CDP, e di Ezio Raviola, Consigliere della Fondazione Compagnia di San Paolo. L’incontro è proseguito con un panel dedicato ai contenuti del volume, a cui ha preso parte Luigi Guiso, Professore presso Einaudi Institute for Economics and Finance, Giovanna Nicodano, Professoressa di Economia Finanziaria presso l’Università di Torino, e Mariacristina Rossi, Commissaria COVIP e Professoressa di Economia Politica presso l’Università di Torino.
“In quasi due secoli di storia, Cassa Depositi e Prestiti ha sostenuto la crescita dell’Italia anche attraverso la leva fondamentale del risparmio degli italiani. In qualità di Banca di sviluppo, infatti, il nostro ruolo è quello di convertire questo patrimonio in risorse attive e iniziative concrete per finanziare lo sviluppo e l’innovazione. Un tema sempre più centrale considerando anche che esiste una leva non sufficientemente utilizzata che è quella del risparmio non produttivo. Rivolgo infine un ringraziamento speciale al Collegio Carlo Alberto che oggi ci ha ospitato e ai giovani studenti che ci hanno ascoltato, i protagonisti del futuro del Paese”, ha evidenziato Giovanni Gorno Tempini, Presidente di CDP. “Capire e approfondire le caratteristiche del risparmio degli italiani è estremamente importante, soprattutto in momenti di grande incertezza come quelli che stiamo vivendo. La Fondazione Collegio Carlo Alberto è alla frontiera nella ricerca su questi temi e anche sulla difficile questione dell’educazione finanziaria. Siamo onorati di ospitare la presentazione del libro ‘Famiglie e risparmio’ curato dal Prof. Luigi Guiso e di celebrare a Torino il 175° anniversario della fondazione della Cassa Depositi e Prestiti, che nei suoi quasi due secoli di vita ha preservato e accresciuto il risparmio postale e lo ha bene utilizzato per la crescita del paese”, ha commentato Giorgio Barba Navaretti, Presidente della Fondazione Collegio Carlo Alberto. Il Piemonte si conferma anche oggi una Regione di rilievo nel panorama italiano del risparmio. Stando agli ultimi numeri aggiornati al 2024, il totale dei depositi bancari nella Regione è pari al 6,6% del dato nazionale. Nel dettaglio, guardando al risparmio postale, i Buoni Fruttiferi e i Libretti emessi da CDP e distribuiti da Poste italiane, contano nel territorio piemontese circa 1,7 milioni di clienti sottoscrittori di circa 4,4 milioni di titoli tra Buoni e Libretti, per un ammontare che ha raggiunto i 22 miliardi di euro. Solo nel 2024, nella Regione sono stati venduti oltre 3 miliardi di euro di Buoni Fruttiferi Postali, corrispondenti all’8% di quanto collocato complessivamente nell’anno.