L'AUDIZIONE SUL DFP
Altolà della Ue: nessuna uscita unilaterale dal Patto. Giorgetti: serve flessibilità e tempestività. Avanti con i controlli sul Superbonus

GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO ECONOMIA
Il messaggio arrivato ieri da Bruxelles non poteva essere più chiaro: le regole fiscali comuni non sono negoziabili e non esistono scorciatoie unilaterali per uscirne. A Roma, il governo non esclude nulla e, intanto, prende tempo e guarda agli sviluppi del confronto europeo. “Molto di quello che faremo noi dipende da come evolve il dibattito europeo”, chiarisce la premier Giorgia Meloni, indicando, nel corso della conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, una linea prudente ma aperta all’utilizzo dei margini già disponibili. Tra questi, la flessibilità autorizzata dal Parlamento per le spese di difesa – pari allo 0,15% del Pil, circa 3,7 miliardi – che potrebbe essere attivata in questa fase. E’ una dialettica a distanza, dai toni misurati, quella che segna una giornata con i riflettori sempre puntati sul nuovo Documento di Finanza pubblica.
È in questo contesto che arriva il richiamo della Commissione europea: Il Patto di stabilità e crescita resta un pilastro vincolante del diritto europeo e non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscirne unilateralmente. Bruxelles ribadisce inoltre che i Paesi in procedura per disavanzo eccessivo devono attenersi ai percorsi di rientro definiti. Davanti alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, parla in serata il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il suo non suona come un messaggio in contrapposizione ma di apertura al dialogo e, al contempo, di sollecitazione a trovare soluzioni che tengano conto della fase straordinaria.
«In questa fase, dove la tempestività dell’azione non può prescindere dalla prudenza, appare opportuno che il dialogo con gli altri Paesi e con le istituzioni europee porti al raggiungimento di un ampio consenso nel valutare il ricorso a strumenti più adeguati a fronteggiare gli effetti della guerra in Medio Oriente. Abbiamo formulato, e intendiamo continuare a farlo, proposte pragmatiche che tengano conto delle caratteristiche e degli interessi dei diversi Stati membri e che dovrebbero portare anche le istituzioni europee a valutare un ampliamento degli stessi strumenti da essi predisposti, anche in continuità con le comunicazioni del Consiglio del 19 marzo 2025 in materia di iniziative coordinate di attivazione delle clausole nazionali e spese per la difesa», dice Giorgetti. “Resta da valutare se le nuove regole mostreranno un livello sufficiente di flessibilità anche nelle fasi non ordinarie”, perché “la disciplina di bilancio non può (e non deve) essere disgiunta da una lettura complessiva del contesto economico”. L’obiettivo indicato è “un equilibrio – tra rigore, crescita e capacità di adattamento – che l’Italia considera decisivo”.
L’intervento del ministro sul Documento di finanza pubblica si colloca in un passaggio particolarmente delicato per l’economia italiana ed europea, segnato dal passaggio da una fase di ripresa a un contesto dominato da shock esogeni e forte incertezza. A consuntivo, osserva il ministro, “l’economia italiana risultava in ripresa, con una variazione congiunturale del Pil positiva e in accelerazione nel quarto trimestre”, un quadro che “avrebbe indotto a rivedere lievemente verso l’alto le proiezioni di crescita”. Tuttavia, “lo scenario complessivo è decisamente mutato” con l’acuirsi della crisi in Medio Oriente, che ha alterato profondamente le condizioni di base delle previsioni.
Il punto centrale dell’analisi è proprio l’incertezza: “si assiste a un rinnovato incremento” che “incide sulle aspettative degli operatori economici”, influenzando in particolare “decisioni di investimento e dinamica dei tassi di interesse”. In questo contesto, avverte Giorgetti, “formulare previsioni è un esercizio particolarmente complesso”, anche per la difficoltà di stimare “i tempi di risoluzione della crisi” e quindi “il profilo dei prezzi energetici” e la disponibilità di materie prime. Non si escludono, aggiunge, effetti più ampi, come “fenomeni di razionamento” e conseguenze sulla produzione agricola globale legate alla carenza di fertilizzanti.
Da qui la lettura di fondo proposta dal ministro: “non siamo di fronte a dinamiche determinate dalle scelte dei singoli governi europei, ma a shock esterni che investono in misura trasversale tutte le economie avanzate”. Per un Paese come l’Italia, questo implica “rafforzare la tenuta del sistema produttivo, consolidare la credibilità della finanza pubblica e mantenere la capacità di proteggere famiglie e imprese”. Sul piano dei risultati, il ministro rivendica che “questo governo ha ridotto in modo significativo il deficit senza ricorrere a manovre restrittive”, grazie a “una gestione prudente e responsabile della finanza pubblica” e a “un costante monitoraggio della spesa” insieme ai “buoni risultati sul fronte delle entrate”. Una sottolineatura che mira a escludere politiche procicliche in una fase già fragile.
Coerente con questa impostazione è anche il chiarimento sugli obiettivi: “il governo non ha mai indicato obiettivi del deficit inferiore al 3 per cento tali da prefigurare autonomamente e meccanicamente l’uscita dalla procedura”. Un passaggio che segnala la volontà di mantenere margini di flessibilità nel percorso di rientro. Resta aperto il capitolo del Superbonus. Gli esiti degli approfondimenti, spiega Giorgetti, “sono stati parzialmente incorporati nelle stime diffuse dall’Istat”, mentre “il proseguimento delle attività di controllo” – anche grazie a un gruppo di lavoro dedicato – dovrebbe fornire “un quadro informativo ancora più completo”, auspicabilmente già entro l’aggiornamento di settembre.
Infime, il ministro sintetizza le priorità dell’azione di governo in questa fase: “abbiamo protetto tre cose: l’ordine dei conti, il risparmio degli italiani e le prossime generazioni”. Perché, conclude, “la stabilità finanziaria è la precondizione per la crescita in Italia e in Europa”.