I 70 ANNI DELLA CASSA GEOMETRI
Buono: “Cassa solida, sostegno all’economia reale”. Biscaro: “Urgente chiudere i vecchi condoni, mole da 21 miliardi. I nuovi? Svolta nel Tue”

Diego Buono e Paolo Biscaro
Oltre 73 mila iscritti e un patrimonio cresciuto a 2,9 miliardi di euro. E’ con questi due principali numeri che la Cassa Geometri celebra i 70 anni dalla sua fondazione e 30 dalla sua privatizzazione.“La nostra storia è la prova di un percorso virtuoso in cui abbiamo saputo coniugare solidità patrimoniale e responsabilità gestionale, garantendo agli iscritti un futuro previdenziale più solido e accompagnandoli lungo tutta la vita professionale. Adeguatezza e sostenibilità sono le due bussole che hanno guidato le nostre scelte e che continueranno a orientare il nostro impegno, affinché il potere d’acquisto dei futuri pensionati sia protetto e il sistema continui a poggiare su basi forti e trasparenti”, ha dichiarato il presidente della Cassa Diego Buono, nel corso dell’evento che si è svolto ieri a Roma. Negli ultimi cinque anni il patrimonio è aumentato del 22%, mentre la gestione finanziaria ha registrato performance in miglioramento costante, raggiungendo oltre 41 milioni di euro nel 2024. Quella messa in campo dalla Cassa è una strategia di investimento sempre più orientata alla sostenibilità e alla creazione di valore nell’economia reale, con particolare attenzione alle infrastrutture, alla transizione energetica e agli investimenti ESG. Nel 2025 è stato inoltre avviato un nuovo programma di private equity del valore complessivo di 150 milioni di euro. “La Cassa diversifica in tanti tipi di investimenti, logicamente nell’economia reale è molto attiva e su questo siamo molto proiettati”, ha sottolineato Buono.
All’Auditorium Antonianum, dove si è svolta la celebrazione di questo importante compleanno, arrivano anche i temi caldi rilanciati dalla manovra di bilancio con la presentazione tra gli emendamenti segnalati di quattro proposte di condono da parte di Fratelli d’Italia – in termini di riapertura dei vecchi termini o di nuove finestre per la regolarizzazione degli abusi – sul quale si attendono le decisioni del Governo. Ne ha parlato con Diac Diario, a margine dell’evento, il presidente del Consiglio nazionale Geometri e Geometri laureati, Paolo Biscaro. Si tratta di “proposte diverse – osserva – che oscillano tra un ritorno alle logiche del condono del 2003 e addirittura a quelle del 1985, con conseguenze che rischiano di essere molto rilevanti”. Il richiamo è soprattutto ai limiti stringenti del condono del 2003: circa 600 mila pratiche in tutto e l’obbligo – allora come oggi – di rispettare i vincoli di tutela paesaggistica e ambientale. “Una semplice riapertura di quel modello – spiega – avrebbe effetti minimi: i vincoli lo rendono di fatto non riproponibile”. Ma la vera emergenza, secondo Biscaro, non è l’ipotesi di nuove sanatorie, ma l’enorme mole di procedure ancora aperte: su circa 10 milioni di domande di condono presentate con le tre leggi del 1985, 1994 e 2003, oltre 4 milioni non sono state ancora evase. Una potenziale miniera anche sul piano economico: “La definizione di questo arretrato potrebbe generare 21 miliardi di entrate per lo Stato e per gli enti locali”. Per questo, afferma, la priorità dovrebbe essere “puntare su strumenti di semplificazione che consentano ai Comuni di chiudere ciò che è aperto, senza imporre ulteriori carichi amministrativi a uffici già in forte difficoltà”.
Ma è soprattutto alla riforma più ampia in arrivo che Biscaro volge lo sguardo: il nuovo Testo unico delle costruzioni, atteso in Consiglio dei ministri con la legge delega. “E’ in quella sede che si potrà ragionare su meccanismi di sanatoria moderni, coerenti con le esigenze di rigenerazione urbana e con le trasformazioni del settore edilizio”. C’è un nodo giuridico che va sciolto che riguarda gli immobili condonati ma non legittimati. ” La giurisprudenza più recente ha introdotto un elemento ulteriore di complessità: l’articolo 9-bis del Testo unico dell’edilizia, modificato dal decreto Salva Casa, non riconosce il condono come titolo legittimante.
Questo significa che l’immobile condonato può essere mantenuto, ma la sua volumetria non è utilizzabile in interventi di demolizione e ricostruzione o in operazioni di rigenerazione urbana”. Secondo i geometri, la soluzione dovrebbe arrivare proprio con il nuovo Testo unico: “Serve una norma che chiarisca una volta per tutte che i 10 milioni di immobili condonati sono legittimati a tutti gli effetti. Solo così si può sbloccare un patrimonio edilizio enorme e permetterne l’utilizzo nelle trasformazioni future”. Resta irrisolto anche il nodo delle regioni che non hanno recepito integralmente il Testo unico edilizio. Il caso più rilevante è la Campania, dove migliaia di cittadini non possono accedere a strumenti di regolarizzazione previsti altrove. Da qui la pressione politica per una riapertura dei termini che “uniformi” la situazione nazionale.
Altro tema delicato che sta a cuore alla categoria è quello del nuovo Documento unico di regolarità fiscale, necessario, insieme al Documento unico di regolarità contributiva per ricevere pagamenti non solo dalle amministrazioni pubbliche – come oggi – ma anche da privati. Questo è un intervento da ripensare: “meglio puntare sul documento unico di regolarità contributiva, già operativo e controllabile. La verifica fiscale è complessa e rischia di scaricare sui privati responsabilità improprie e difficilmente gestibili”, afferma Biscaro. Intanto , si guarda al post Pnrr: con la scadenza di giugno 2026 che si avvicina, con le risorse del piano in fase calante e con difficoltà crescenti per le imprese, “il tema ora è intercettare i finanziamenti disponibili, anche diversi dal Pnrr”. Per questo, “l’Italia deve dotarsi di una programmazione con una visione di lungo periodo. Non solo rigenerazione urbana, ma anche una strategia capace di attivare un circolo virtuoso che coinvolga privati, imprese e pubbliche amministrazioni nella riqualificazione energetica e strutturale del patrimonio edilizio esistente.
Il settantesimo anniversario della Cassa Geometri è stato l’occasione per tracciare un bilancio e guardare anche alle future prospettive della professione. Gli iscritti alla Cassa sono 73.280, con un’età media di 49 anni. Dal 2019 al 2023 il reddito medio dei geometri liberi professionisti è aumentato del 78%, spinto dalla forte ripresa del settore delle costruzioni e dal consolidamento del comparto. Incrementi significativi si registrano su tutto il territorio nazionale, con una crescita particolarmente marcata nel Sud e nelle Isole. Per rafforzare la sostenibilità del sistema nel lungo periodo, la Cassa ha introdotto una serie di riforme che valorizzano i montanti contributivi e rendono più flessibile la pianificazione previdenziale. Tra le principali misure, l’incremento progressivo del contributo soggettivo – che salirà al 20% nel 2025 e al 22% nel 2027 – e l’aumento della retrocessione del contributo integrativo al montante individuale, passata dal 40% nel 2019 al 60% nel 2024. È stata inoltre eliminata la soglia massima per la contribuzione volontaria, ampliando le possibilità di costruzione della propria posizione previdenziale. Restano centrali le misure di equità e inclusione: riduzioni contributive per i giovani nei primi anni di attività e il 50% di sconto sul contributo soggettivo per le professioniste madri nell’anno di nascita o adozione del figlio e in quello successivo. Dal 2022 è attiva anche la pensione di vecchiaia anticipata, che consente il pensionamento a 60 anni con 40 anni di contributi.
Accanto alla funzione previdenziale, la Cassa continua a investire in un welfare integrato che comprende assistenza, formazione continua, sostegno all’accesso al credito e percorsi dedicati al ricambio generazionale. Un approccio che punta a rafforzare l’identità della professione e a favorire una crescita equilibrata della categoria nel lungo periodo. Tra le principali misure di welfare assistenziale figurano l’indennità di maternità e paternità e le agevolazioni contributive dedicate ai nuovi iscritti under 30. A supporto dell’attività professionale, la Cassa ha inoltre ampliato gli strumenti finanziari disponibili, garantendo ai geometri l’accesso agevolato al credito attraverso accordi con istituti bancari. Nel welfare attivo rientrano i programmi di formazione e aggiornamento, insieme a iniziative mirate a favorire il dialogo tra generazioni e lo sviluppo delle competenze: dai bandi per lo scambio intergenerazionale e il tutoraggio ai percorsi dedicati all’aggregazione professionale di geometri senior e junior.
Nel corso della sua storia, Cassa Geometri ha attraversato fasi di profonda trasformazione senza mai perdere la propria identità. Dal sistema a prestazione definita degli anni Cinquanta al modello reddituale degli anni Ottanta, dalla privatizzazione del 1995 all’introduzione del contributivo nel 2010, ogni passaggio ha contribuito a costruire un impianto previdenziale più moderno, equo e sostenibile. Le riforme introdotte nell’ultimo decennio hanno rafforzato significativamente la stabilità patrimoniale dell’Ente, garantendo oggi una proiezione di sostenibilità a 50 anni con un tasso di sostituzione medio stimato superiore al 60%. “Proiettandoci verso le sfide future, in un contesto caratterizzato dall’evoluzione demografica, la trasformazione del lavoro, i cambiamenti climatici e la digitalizzazione dei processi, la Cassa deve continuare ad essere una bussola per i geometri, per guidarli in un sistema previdenziale equo, solido e inclusivo capace di accompagnare la professione in un mondo che cambia. È proprio su questa fiducia che si basa la nostra missione: il mio ringraziamento va oggi a tutti gli iscritti che hanno percorso insieme a noi questi 70 anni di storia, condividendo senso di responsabilità, impegno e visione per interpretare il futuro” ha concluso il presidente, Diego Buono.