LA GIORNATA
Fs, Donnarumma si dimette. Il cda: avanti con il piano. Acciaio, i dazi Ue
- Calderone: 2025 anno di svolta, in 4 anni ridotti incidenti mortali sul lavoro
- Istat, crescita zero dei prezzi a giugno, inflazione cala al 3%
- Le medie imprese prevedono una crescita del 2,5% a fine anno
IN SINTESI
Dopo l’annuncio nei giorni scorsi, è arrivato il passo ufficiale che segna l’uscita di Stefano Antonio Donnarumma dal gruppo Fs. Il Consiglio di Amministrazione di Ferrovie dello Stato Italiane, che si è riunito ieri riunitosi, ha preso atto, infatti, delle sue dimissioni dalla carica di Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo. Il Presidente Tommaso Tanzilli, a nome di tutto il Consiglio, ha espresso il proprio Donnarumma per il lavoro svolto alla guida del Gruppo FS Italiane, riconoscendone l’impegno, la professionalità e il contributo assicurati nel perseguimento degli obiettivi strategici dell’azienda e nello sviluppo dei principali programmi industriali. Il cda “provvederà ad avviare le procedure previste per assicurare la piena continuità della governance e delle attività del Gruppo, nel rispetto delle disposizioni statutarie e normative vigenti”. Inoltre, il gruppo “conferma il proprio impegno nella realizzazione del Piano Industriale, garantendo continuità operativa, efficienza gestionale e piena attuazione dei programmi di investimento a servizio della mobilità del Paese”. LA formalizzazione delle dimissioni di Donnarumma, annunciate la scorsa settimana dal Mit, arrivano proprio nel giorno in cui si chiude la stagione del Pnrr che ha visto le Fs in campo con investimenti per circa 25 milioni di euro. Ora, si apre la fase due. A guidarla, sempre secondo quanto indicato dal Mit, una figura interna. In pole c’è l’attuale Ad di Trenitalia GianPiero Strisciuglio. Tutta aperta è anche la partita delle nomine delle società controllate, i cui vertici sono scaduti, a partire da Rfi.
Calderone: 2025 anno di svolta, in 4 anni ridotti incidenti mortali sul lavoro
Il Governo rivendica i primi risultati della strategia sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e indica il 2025 come “un punto di svolta” nelle politiche di prevenzione. Davanti all’Aula della Camera, la ministra del Lavoro Marina Calderone ha tracciato il bilancio delle misure adottate negli ultimi anni, sostenendo che cresce il numero dei lavoratori protetti dai sistemi di prevenzione e che diminuisce l’incidenza degli infortuni mortali, mentre vengono rafforzati controlli, organici ispettivi e strumenti di contrasto al caporalato. “Rispetto a dicembre 2022, a distanza di quattro anni abbiamo al lavoro più di un milione di persone sottoposte a un regime di prevenzione dei rischi”, ha affermato la ministra nel corso delle comunicazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. “Sull’incidenza degli infortuni mortali vediamo fortunatamente una regressione per quanto riguarda l’incidenza per 100 mila dipendenti”, ha aggiunto, indicando questo dato come uno dei principali risultati dell’azione del Governo.
Calderone ha definito il 2025 “un punto di svolta” nel percorso avviato dall’Esecutivo. “In piena continuità con l’azione degli anni scorsi, i pilastri della nostra strategia restano quattro: la diffusione della cultura della prevenzione, il rafforzamento della formazione, il potenziamento della vigilanza e la valorizzazione delle imprese che investono nella sicurezza”, ha dichiarato. “Sono stati consolidati gli interventi avviati negli anni precedenti e introdotte importanti innovazioni normative e organizzative”, culminate, ha ricordato, nel decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159, dedicato al rafforzamento delle politiche nazionali in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Secondo la ministra, gli impegni assunti con la precedente Relazione alle Camere hanno trovato concreta attuazione attraverso interventi che hanno interessato tutti gli ambiti della prevenzione: dalla diffusione della cultura della sicurezza nelle scuole al rafforzamento della vigilanza e del coordinamento tra le amministrazioni, fino al potenziamento della formazione di lavoratori e imprese e ai meccanismi premiali destinati ai datori di lavoro che investono stabilmente nella prevenzione.
Sul fronte dei controlli, Calderone ha annunciato un rafforzamento degli organici ispettivi. “Sono in corso le procedure concorsuali per l’assunzione di oltre 1.700 unità aggiuntive di ispettori Inps e Inail”, ha spiegato, sottolineando come il potenziamento della vigilanza rappresenti uno degli strumenti principali per migliorare i livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro. Una parte consistente dell’intervento è stata dedicata anche ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici. “Nel corso del 2025 è stato adottato, con mio decreto, il Protocollo nazionale per il clima, che contiene misure di prevenzione e supporto ai lavoratori e alle lavoratrici contro quelli che possono essere i rischi da fattori climatici”, ha ricordato la ministra. A questo si aggiungono, ha proseguito, “le recenti misure adottate con l’articolo 6 del Decreto Infrastrutture, volte a tutelare i lavoratori e la continuità produttiva in presenza di condizioni climatiche eccezionali, in particolare le ondate di calore”, che rappresentano “la conferma della capacità del Governo di adattare gli strumenti ai rischi emergenti”.
Nel suo intervento Calderone ha affrontato anche il tema del caporalato, tornato al centro del dibattito dopo i fatti di Amendolara. “I fatti che hanno interessato Amendolara a giugno hanno richiamato l’attenzione del Paese sulla necessità di mantenere alta la vigilanza contro il caporalato. Ogni episodio di sfruttamento riduce le tutele e aumenta i rischi per la salute e la sicurezza. I fatti di Amendolara sono un richiamo alla coscienza civile del Paese”, ha affermato. La ministra ha quindi rivendicato le iniziative adottate dall’Esecutivo sul fronte del contrasto allo sfruttamento lavorativo. “Uno dei primi atti di questo Governo è stato il ripristino del reato di intermediazione illecita di manodopera”, ha ricordato, annunciando inoltre un rafforzamento della rete dei controlli. “È stato rafforzato il coordinamento fra il Ministero del Lavoro, l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’Inps, l’Inail, il Comando Carabinieri per la tutela del lavoro e le autorità territoriali, per intensificare i controlli nei comparti più esposti”.
Particolare attenzione sarà riservata al settore agricolo. “È stata avviata una campagna straordinaria di vigilanza nel settore agricolo, che si somma all’attività che già svolgiamo e che proseguirà per tutta l’estate, con attenzione alle aree a maggior rischio di intermediazione illecita”, ha spiegato Calderone. L’azione del Governo, ha concluso la ministra, si inserisce in una strategia più ampia che comprende “l’integrazione delle banche dati, il potenziamento delle ispezioni, la valorizzazione della Rete del lavoro agricolo di qualità, il sostegno alle imprese che rispettano le regole e la comunicazione sulle opportunità del lavoro regolare”. Tra gli obiettivi indicati figurano anche la rapida operatività della banca dati sugli appalti in agricoltura e le nuove misure di protezione per i lavoratori vittime di caporalato che collaborano con le forze dell’ordine, ai quali saranno garantiti un permesso di soggiorno, l’accesso all’Assegno di inclusione e un percorso di accompagnamento al lavoro.
Pnrr, Mit: tutte le risorse integralmente ripartite
Istat, crescita zero dei prezzi a giugno, inflazione cala al 3%
Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel mese di giugno 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e del +3% su base annua (da +3,2% del mese precedente). Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +5,5% a +4,5%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +1,1%); in accelerazione sono invece i prezzi degli Energetici, regolamentati (da +5,6% a +9,3%) e non regolamentati (da +12,5% a +12,9%). Nel mese di giugno – spiega ancora l’Istat – l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si riduce lievemente (da +1,7% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +2,0%). I prezzi dei beni rimangono stabili su base annua (a +3,4%) e quelli dei servizi registrano un rallentamento (da +2,8% a +2,6%). Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si attesta a -0,8 punti percentuali (dai -0,6 p.p.). Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona si riduce (da +1,9% a +1,6%), come quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,4% a +4,1%). La variazione congiunturale dell’indice generale è sintesi, da un lato, della diminuzione dei prezzi di Alimentari non lavorati (-1,4%) e degli Energetici non regolamentati (-0,3%), dall’altro, dell’aumento di quelli dei Servizi ricreativi, culturali, e per la cura della persona (+0,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (+0,5%) e degli Energetici regolamentati (+0,3%). L’inflazione acquisita per il 2026 si mantiene pari a +2,6% per l’indice generale e sale a +1,7% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,1% su base mensile e a +3,1% su base annua (da +3,2% del mese precedente).
L’Istat ha anche comunicato i dati sui prezzi alla produzione dell’industria che a maggio diminuiscono dello 0,2% su base mensile e crescono del 7,3% su base annua (era +6,8% ad aprile). Lo comunica l’Istat. “Sul mercato interno, i prezzi alla produzione dell’industria tornano a diminuire su base mensile, per effetto principalmente dei ribassi dei prezzi dei prodotti energetici (in particolare dei prodotti petroliferi raffinati). Su base annua mostrano una lieve accelerazione della propria crescita, cui contribuiscono soprattutto gli ulteriori rialzi dei prezzi dei prodotti intermedi (in particolare prodotti chimici e metalli e prodotti in metallo). Per le costruzioni, i prezzi segnano un nuovo modesto aumento congiunturale per edifici, mentre registrano un calo contenuto per strade; su base annua, la crescita dei prezzi per edifici accelera, quella più sostenuta per strade è in lieve attenuazione.
Sul mercato interno – spiega Istat – i prezzi diminuiscono dello 0,5% rispetto ad aprile mentre crescono del 9,1% su base annua (da +8,8% del mese precedente). Al netto del comparto energetico, i prezzi registrano un aumento congiunturale dello 0,4% e una crescita tendenziale del 2,4% (da +2% di aprile).
Sul mercato estero i prezzi aumentano dello 0,6% su base mensile (+0,9% area euro, +0,3% area non euro) e del 2,7% su base annua (+3,1% area euro, +2,4% area non euro).
Nel trimestre marzo-maggio 2026, rispetto al precedente, i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 4,8%, con una dinamica più sostenuta sul mercato interno (+6,0%) rispetto al mercato estero (+1,7%).
Sempre a maggio 2026, i prezzi alla produzione delle costruzioni per Edifici residenziali e non residenziali crescono dello 0,3% su base mensile e del 2,5% su base annua (da +2,0% di aprile 2026); quelli di Strade e ferrovie diminuiscono dello 0,6% in termini congiunturali e crescono del 4,0% in termini tendenziali (era +4,4% ad aprile 2026). Nel trimestre marzo-maggio 2026, rispetto al precedente, i prezzi di Edifici residenziali e non residenziali crescono dell’1,7%, quelli di Strade e ferrovie del 4,1%.
A giugno il tasso di inflazione scende al 2,3% in Germania
Le medie imprese prevedono una crescita del 2,5% a fine anno
Nell’arco dei 29 anni osservati, il segmento è cresciuto da 3.377 a 3.491 imprese), il giro d’affari complessivo è salito del 178,3%, le vendite oltreconfine del 290,7% e l’occupazione del 47,2%. Nella sola Toscana, il 9% circa delle medie imprese è concentrato nell’area di Siena, dove realizza ricavi pari a 1,1 miliardi di euro, corrispondenti al 10% del totale realizzato dalle aziende regionali di taglia intermedia.
Credito alle micro e piccole imprese: quasi 70 miliardi in meno in 15 anni nonostante rappresentino il 95% delle aziende italiane
Le micro e piccole imprese costituiscono il 95% del tessuto imprenditoriale italiano, generano quasi un terzo del PIL nazionale e occupano quasi la metà dei lavoratori del Paese. Eppure, negli ultimi quindici anni, il credito loro destinato si è ridotto in modo continuo e strutturale. È questo il dato principale che emerge dal primo Libro Bianco sul credito alle micro e piccole imprese (mPI), ricerca coordinata dalla Prof.ssa Paola Paoloni dell’Università La Sapienza di Roma e presentata ieri a Roma. Lo studio nasce da un’iniziativa congiunta di Federcasse, che rappresenta il sistema delle Banche di Credito Cooperativo, Banca Aidexa, fintech specializzata nel credito alle PMI, Innexta, fintech company del sistema delle Camere di Commercio Italiane, Confidi Systema! e Finpromoter, tra i principali consorzi di garanzia italiani, Gruppo NSA, attivo nella mediazione creditizia e nella consulenza finanziaria alle imprese. Si tratta di realtà diverse che, per la prima volta, hanno unito competenze ed esperienze strategiche, avvalendosi del prezioso contributo di Unioncamere.
Il Libro Bianco evidenzia un vero e proprio paradosso strutturale: a fronte di un numero di mPI rimasto stabile nel tempo (circa 5,5 milioni di imprese), le opportunità di accesso al credito continuano a contrarsi. Il crollo del credito (2010-2024): lo stock di credito destinato alle imprese con meno di 20 addetti è sceso da 171 miliardi di euro nel 2011 a circa 107 miliardi nel 2024, con una riduzione complessiva del 37%, pari a circa 64 miliardi di euro. Il trend negativo non si ferma: nella seconda metà del 2025, mentre il credito generale alle imprese è tornato a crescere dell’1,2%, quello destinato alle micro e piccole imprese ha registrato un’ulteriore contrazione pari a circa 5 miliardi di euro. Secondo la ricerca, il fenomeno non dipende esclusivamente dalla domanda di credito ma riflette criticità strutturali dell’offerta. Le micro e piccole imprese oltre ad essere più fragili e rischiose continuano infatti a essere penalizzate da asimmetrie informative, costi elevati delle istruttorie per i piccoli finanziamenti, inefficacia delle garanzie reali in Italia, a causa dei tempi lunghi di escussione, e progressiva riduzione delle reti bancarie territoriali.
Il Libro Bianco conferma il grande valore strategico del Fondo Centrale di Garanzia, riconosciuto come il principale strumento pubblico di sostegno all’accesso al credito delle PMI, con impatti contenuti sui conti pubblici, benefici diretti e indiretti sul tessuto delle imprese, protagonista durante l’emergenza pandemica, ma che evidenzia anche alcune criticità. Nel primo semestre del 2025 circa il 66% delle garanzie è stato destinato a imprese considerate già bancabili, mentre nel complesso in Italia il credito alle imprese più piccole ha continuato a diminuire. Un dato che, secondo gli autori, suggerisce la necessità di rafforzare la capacità del Fondo di raggiungere le realtà maggiormente esposte ai fenomeni di razionamento del credito.
Sulla base dell’analisi svolta, nel Libro Bianco si evidenziano cinque possibili direttrici evolutive per rafforzare la capacità del Fondo Centrale di Garanzia di raggiungere le imprese più piccole e vulnerabili: Direttrice 1 – Rafforzamento del monitoraggio del credito alle mPI.Si evidenzia la necessità di un sistema di monitoraggio istituzionale più strutturato e tempestivo sul credito complessivo alle micro e piccole imprese, anche per migliorare la lettura dell’effettivo grado di addizionalità del Fondo. Ciò richiede l’integrazione e l’armonizzazione delle fonti informative disponibili e lo sviluppo di indicatori aggiornati per settori e territori, al fine di migliorare la valutazione dell’efficacia del Fondo e intercettare precocemente eventuali tensioni nell’accesso al credito.
Direttrice 2 – Aliquote differenziate in funzione del rischio
La riforma del 2024 aveva reintrodotto aliquote differenziate per le operazioni di liquidità. La Legge di Bilancio 2025 ha però fatto un passo indietro, stabilendo un’unica aliquota al 50% per tutte le imprese, al fine di semplificare i lavori di istruttoria. Lo studio propone di reintrodurre e rendere sistematica la differenziazione: garanzie più elevate per le imprese con un profilo di rischio maggiore, ovvero quelle che il mercato tende a escludere, intensificando l’intervento pubblico dove il fallimento di mercato è più acuto.
Direttrice 3– Coperture calibrate sulla dimensione aziendale
Modulare le tutele per compensare lo svantaggio strutturale delle microimprese. Si suggerisce di prevedere un livello di copertura massimo per le realtà più piccole, che vada progressivamente a ridursi al crescere della struttura aziendale, garantendo così una maggiore equità.
Direttrice 4 – Un comparto dedicato alle garanzie di portafoglio
Le istruttorie individuali sui piccoli prestiti sono spesso antieconomiche per le banche. La soluzione proposta è la creazione di un canale specifico di garanzie di portafoglio per micro e piccole imprese, con soglie d’accesso ridotte e procedure semplificate. Questo meccanismo favorirà l’aggregazione delle operazioni, valorizzando anche il ruolo dei Confidi come intermediari sul territorio.
Direttrice 5 – Differenziazione in base alla durata dei finanziamenti
Si propone di superare la distinzione tra operazioni di liquidità e investimento a favore di una classificazione basata sulla durata del finanziamento. Le garanzie dovrebbero essere calibrate premiando maggiormente il credito a medio-lungo termine, che sostiene la stabilità finanziaria delle imprese, rispetto a quello di breve periodo
Il Libro Bianco nasce dalla ferma convinzione che l’accesso al credito delle micro e piccole imprese rappresenti una questione centrale per la competitività del sistema economico nazionale. L’obiettivo indicato dalla ricerca è rendere il Fondo Centrale di Garanzia più selettivo, inclusivo e coerente con la propria missione originaria: sostenere le imprese sane e produttive che incontrano le maggiori difficoltà nel mercato del credito.
Clima, Manfredi: è tema chiave per le città, aiutare i cittadini ad adattarsi ai mutamenti”
“Il tema dell’emergenza climatica è all’attenzione dell’Anci e dei sindaci delle grandi città, dove si concentra la maggior parte della popolazione. Affrontare il caldo estremo richiede investimenti adeguati e un cambiamento degli stili di vita: più trasporto pubblico, organizzazione del lavoro che riduca la permanenza in strada nelle ore più calde. Le grandi città incontrano le maggiori difficoltà proprio per la concentrazione di persone. L’obiettivo non è costringere le persone a cambiare abitudini, ma aiutarle a renderle più compatibili con le nuove condizioni climatiche”. Lo ha evidenziato Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, intervenendo alla trasmissione 24 Mattino di Radio 24 che si è occupata del tema dell’emergenza caldo.
Il presidente Anci ha invitato ad avere un approccio flessibile sul tema clima. “Ipotizzare di ‘sterrare’ il centro storico di Napoli sarebbe impensabile, ma serve un approccio equilibrato. Il clima è sempre cambiato ciclicamente, oggi però se ne misurano gli effetti nella vita quotidiana, mentre le città sono più popolate che in passato”, ha aggiunto. Per questo “bisogna conciliare le esigenze sociali ed economiche con il miglioramento climatico urbano, puntando su parchi più accessibili e fruibili”, ha aggiunto citando come esempio i nuovi interventi stradali, dove “si scelgono specie arboree diverse, più adatte alle mutate condizioni climatiche, con un approccio scientifico necessario per scelte urbanistiche consapevoli e utili alla qualità della vita”.
Di certo per Manfredi “oggi ogni scelta urbana deve tener conto del fattore climatico con maggiore attenzione. Cito l’esempio di Londra, dove l’aria condizionata è quasi assente e i cittadini soffrono il caldo non essendovi abituati: serve un’idea di città che metta al centro sicurezza e benessere climatico più che in passato”. Altro esempio è quello “dei blackout legati al sovraccarico della rete elettrica per l’uso crescente dei condizionatori, segno di un ‘effetto a catena’ che richiede adattamento progressivo”. Ancora ha ricordato “i danni al patrimonio arboreo causati dalla cocciniglia, fenomeno collegato al cambiamento climatico e ai parassiti. La città – conclude Manfredi – è un corpo vivo in continuo adattamento: il dibattito attuale ha il merito di aver riportato al centro un tema trascurato negli ultimi anni, uno stimolo che tutti dovranno raccogliere”.
Civitavecchia, sindaci contro disimpegno Enel Produzione alla centrale Torrevaldaliga: aprire un tavolo
I sindaci del comprensorio hanno scritto all’amministratore unico di Enel Produzione per contestare le modalità con cui l’azienda intende procedere al disimpegno dal territorio e alla dismissione della centrale di Torrevaldaliga Nord. Nella lettera, sottoscritta dal sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene insieme ai primi cittadini di Santa Marinella, Tarquinia, Allumiere, Tolfa e Monte Romano, viene definito “inaccettabile” l’approccio con cui Enel avrebbe considerato conclusa una presenza industriale durata decenni. Secondo gli amministratori, il rapporto tra Enel e il territorio “non può essere liquidato come una mera partita amministrativa”, considerando l’impatto che la centrale ha avuto negli anni sull’ambiente, sulla salute e sulle prospettive di sviluppo dell’area.
I sindaci evidenziano inoltre le ricadute economiche che il disimpegno dell’azienda potrebbe avere sui Comuni del comprensorio, con particolare riferimento alla perdita di risorse destinate anche all’Osservatorio Ambientale, definito un presidio fondamentale per il monitoraggio e la tutela del territorio.
Nella lettera vengono avanzate tre richieste considerate “inderogabili”. La prima riguarda un’ispezione dell’impianto da parte di tecnici incaricati dalle amministrazioni locali, per verificare lo stato della centrale e le condizioni di sicurezza prima di qualsiasi ulteriore fase della dismissione. La seconda consiste nell’avvio di controlli ambientali sulle aree circostanti, comprese acque di falda e terreni, per accertare eventuali danni derivanti da decenni di attività produttiva. La terza richiesta riguarda la disponibilità delle aree occupate dalla centrale. Per i sindaci, infatti, tali spazi dovranno essere restituiti al territorio per consentire nuove prospettive di sviluppo industriale, scongiurando l’ipotesi che possano essere mantenuti nella disponibilità di Enel per ospitare una “riserva fredda”, definita nel documento uno scenario “devastante” per il futuro del comprensorio. Gli amministratori chiedono infine l’apertura immediata di un tavolo istituzionale con Enel per definire tempi e modalità delle verifiche richieste e affrontare il percorso di dismissione della centrale, ribadendo il proprio impegno nella tutela degli interessi delle comunità locali.
Infrastrutture e territori: la proposta IRIDE per distretti sostenibili
Le grandi infrastrutture non si esauriscono nel tracciato di una strada, in una linea ferroviaria, in uno scalo aeroportuale o nell’organizzazione di un cantiere. Ogni opera modifica flussi, consumi, relazioni, paesaggi e modalità d’uso delle aree coinvolte. Per questo le scelte orientate alla sostenibilità non possono essere affrontate come una somma di interventi separati, ma richiedono una visione più ampia, capace di mettere in relazione soggetti diversi, obiettivi comuni e strumenti di governo condivisi. È da questa esigenza che prende forma il concetto di Distretti Infrastrutturali Sostenibili (DIS): un modello pensato per coordinare grandi reti e nodi infrastrutturali alla scala del territorio, trasformando singole azioni di sostenibilità in una strategia condivisa, misurabile e replicabile.
A proporre questa lettura è Istituto IRIDE, realtà tecnica nata attorno ai temi dell’ingegneria e dell’ecosostenibilità, che con IRIDE Circular Lab ha avviato un percorso di confronto dedicato alla progettazione infrastrutturale sostenibile. Il laboratorio nasce come spazio partecipativo, in cui gestori, progettisti, imprese, istituzioni, università e operatori del settore possono portare esperienze, criticità e proposte, con l’obiettivo di trasformarle in strumenti concreti.
Il punto di partenza non è teorico. Il Circular Lab nasce infatti dal confronto con pratiche già avviate da grandi realtà infrastrutturali, che in ambiti differenti stanno lavorando su digitalizzazione, monitoraggio, decarbonizzazione, gestione delle risorse, qualità dei cantieri e dialogo con le comunità. La proposta di IRIDE parte da qui: raccogliere queste esperienze, leggerle in modo integrato e farne la base per una traccia operativa.
Il DIS diventa così uno strumento per superare la logica del singolo progetto e costruire una cornice comune, nella quale opere diverse possano coordinare le proprie azioni, evitare sovrapposizioni e rendere più efficace l’impiego delle risorse. Il Distretto Infrastrutturale Sostenibile nasce da una premessa concreta: molte azioni acquistano valore solo se superano il perimetro della singola opera. Emissioni, risorse idriche, materiali, biodiversità, energia, accessibilità e digitalizzazione richiedono una regia comune, capace di trasformare interventi puntuali in risultati misurabili alla scala del territorio.
Il DIS si configura quindi come supporto alla governance territoriale, non come un nuovo livello burocratico né come uno spazio sovrapposto a quello delle amministrazioni e degli enti competenti nella pianificazione e nel controllo del territorio. La sua funzione è favorire la convergenza di iniziative, dati e responsabilità lungo l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura: pianificazione, progetto, cantiere, esercizio, manutenzione e possibili evoluzioni future. In questo quadro, obiettivi, indicatori e modalità di verifica possono essere definiti fase per fase, rendendo più leggibile il rapporto tra l’opera, il sistema infrastrutturale di riferimento e il contesto in cui si inserisce.Questa impostazione permette di superare una lettura limitata alla logica della mitigazione degli impatti. Un’infrastruttura può contribuire alla qualità delle aree attraversate, migliorare le connessioni e la sua resilienza, valorizzare spazi circostanti, introdurre sistemi di monitoraggio e rafforzare il rapporto con enti, comunità e portatori di interesse. La sostenibilità, in questo senso, diventa parte del metodo con cui l’opera viene pensata, realizzata e gestita.
Il lavoro del Circular Lab si concentra su tre assi principali: il rapporto tra infrastrutture e aree contermini, l’organizzazione dei cantieri e dei processi realizzativi, l’innovazione come leva per misurare, gestire e migliorare le prestazioni delle opere. Sono ambiti diversi, ma strettamente collegati: inserimento nel contesto, efficienza operativa, uso delle risorse, digitalizzazione e valutazione degli impatti concorrono infatti alla stessa prospettiva di sviluppo.
Le esperienze raccolte mostrano che il settore non parte da zero. In ambiti diversi sono già attive pratiche avanzate su monitoraggio, decarbonizzazione, gestione dell’acqua, recupero dei materiali, piattaforme dati, smart road, intermodalità e impronta carbonica. Il valore dei Distretti Infrastrutturali Sostenibili sta nella possibilità di collegare queste pratiche, evitando che restino episodi isolati o buone esperienze non replicabili.
Il Circular Lab lavora quindi a una sintesi operativa: individuare criteri comuni, strumenti di lettura e indicatori capaci di descrivere le prestazioni ambientali e sociali non solo alla scala dell’opera, ma anche in rapporto al sistema territoriale in cui l’opera si inserisce. Perché questa impostazione funzioni serve una base conoscitiva condivisa. Informazioni affidabili, aggiornate e interoperabili permettono di orientare le scelte progettuali, valutare alternative, controllare gli effetti prodotti e individuare eventuali correttivi. Strumenti come digital twin, BIM, GIS, sensoristica, protocolli di sostenibilità, analisi LCA e carbon footprint assumono quindi un ruolo centrale: non come dotazione tecnologica o analisi fine a sé stessa, ma come supporto alla decisione e alla gestione.
Accanto alla dimensione tecnica resta decisivo il confronto tra gli attori coinvolti. Il laboratorio nasce proprio per raccogliere contributi, ordinare proposte, favorire sinergie e predisporre documenti di lavoro da sottoporre agli interlocutori istituzionali e operativi. Il DIS riguarda, come detto, gestori, progettisti, imprese, amministrazioni, comunità e mondo della ricerca; per questo richiede un metodo partecipativo e orientato a risultati concreti. Recentemente, il tema dei Distretti Infrastrutturali Sostenibili ha trovato spazio anche nel confronto istituzionale, confermando l’interesse verso modelli capaci di collegare infrastrutture, territori e governance della sostenibilità. Il lavoro del Circular Lab si muove in questa direzione: trasformare esperienze tecniche e operative in una proposta ordinata, verificabile e utile anche al dialogo con gli enti pubblici. IRIDE Circular Lab è al lavoro sulla razionalizzazione dei temi raccolti, la definizione dei tavoli tecnici e la predisposizione di documenti di riferimento sui principali ambiti di approfondimento. L’obiettivo è arrivare a una proposta operativa capace di fissare criteri, individuare possibili applicazioni pilota e offrire al settore una traccia concreta per integrare sviluppo infrastrutturale, qualità ambientale e pianificazione territoriale.
Da oggi la stretta Ue sull’acciaio, dimezzate le quote esenti da dazi
Entra in vigore da oggi primo luglio lo scudo dell’Ue per il settore siderurgico. La nuova regolamentazione riduce le importazioni in esenzione doganale di 26 categorie di prodotti siderurgici in media del 47% rispetto al precedente regime di salvaguardia. Con le nuove norme sarà consentito l’ingresso nell’ Ue in esenzione doganale di un totale di 18,3 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Le importazioni eccedenti saranno soggette ad un dazio del 50%. La metà delle 18,3 milioni di tonnellate esenti da dazi – pari a 9,15 milioni – è assegnata esclusivamente ai partner con cui l’Ue ha stipulato accordi di libero scambio.
Plenitude : al via l’impianto fotovoltaico da 220 Mw a Villarino in Spagna
Al via la produzione dell’impianto fotovoltaico da 220 Mw di Plenitude a Villarino de los Aires, Salamanca (Castiglia e Leo’n, Spagna). Lo annuncia l’azienda in una nota, dove specifica che il progetto, costituito da un unico parco solare esteso su circa 286 ettari, e’ composto da oltre 365mila moduli bifacciali ed e’ previsto che raggiunga una produzione annua stimata superiore a 400 GWh. Plenitude raggiunge cosi’ 338 MW di capacita’ rinnovabile in esercizio in Castiglia e Leo’n, includendo gli impianti solari di Grijotas I e II e il parco eolico Numancia. In tutta la Spagna ora puo’ contare su una capacita’ installata da fonti rinnovabili di circa 1.8 GW, oltre a un portafoglio di sviluppo di circa 2 GW che comprende nuovi impianti rinnovabili, progetti di ibridazione con sistemi di accumulo e interventi di repowering.
I lavori a Villarino sono iniziati nell’ottobre 2024 e sono stati completati nei tempi previsti nonostante le caratteristiche naturali dell’area e del terreno roccioso abbiano richiesto soluzioni tecniche specifiche in fase di ingegneria e un coordinamento costante tra team specializzati in fase di costruzione. La societa’ ha implementato, in ottemperanza alle prescrizioni previste, misure quali la conservazione di piccole strutture rurali, la tutela dei corsi d’acqua naturali presenti nell’area di impianto nonche’ il coordinamento con agricoltori e allevatori locali per supportare la compatibilita’ del progetto con l’utilizzo del suolo, anche attraverso il controllo della vegetazione tramite pascoli locali.
‘L’avvio della produzione di Villarino – ha dichiarato l’ad, Stefano Goberti – segna un passaggio importante per la crescita di Plenitude nel settore delle rinnovabili in Spagna, Paese in cui continueremo a investire con una visione di lungo periodo, anche attraverso la realizzazione di grandi batterie a supporto dei nostri impianti solari ed eolici. Siamo inoltre presenti anche nel settore retail e della mobilita’ elettrica perche’ crediamo che una presenza lungo tutta la filiera sia una leva fondamentale e per rafforzare sempre piu’ la competitivita’ e la sostenibilita’ economica del nostro business’.
Plt acquisisce il 60% di Unoenergy, punta a fatturato nel settore energetico di 1,6 mld
Plt holding, family office facente capo alla famiglia Tortora e attivo nei settori dell’energia rinnovabile, della finanza, dell’immobiliare, del dining e dell’intelligenza artificiale ha sottoscritto un accordo per l’acquisizione del 60% del capitale di Unoenergy, tra i principali operatori privati italiani attivi nella vendita di energia elettrica, gas e servizi di efficientamento energetico. Grazie all’integrazione tra le attivita’ di produzione di energia rinnovabile e la piattaforma commerciale retail di Unoenergy, spiega una nota, il Gruppo Plt holding prevede di raggiungere, nel settore energetico, un fatturato superiore a 1,6 miliardi di euro e un ebitda di circa 308 milioni di euro, equamente distribuito tra le attivita’ di produzione e quelle di vendita di energia, consolidando un modello di business fortemente integrato e orientato alla creazione di valore nel lungo periodo. Inoltre la controllata Plt energia ha sottoscritto un accordo con Edp Renewables Italia Holding per l’acquisizione dell’intero capitale sociale di due societa’ proprietarie di un portafoglio di impianti rinnovabili in esercizio in Italia. Il perimetro dell’operazione comprende quattro parchi eolici e un impianto fotovoltaico, per una capacita’ complessiva installata pari a 69,9 MW, di cui 60 MW eolici e 9,9 MW fotovoltaici, localizzati in Puglia, Basilicata e Campania. Gli impianti eolici beneficiano di un regime tariffario ventennale ‘FiT’ (Feed in Tariff) con il GSE e hanno una vita utile media di 11 anni, mentre l’impianto fotovoltaico beneficia di un PPA di durata decennale e ha una vita utile inferiore ad 1 anno.
Il portafoglio ha registrato, nel 2025, un ebitda pari a circa 15 milioni di euro. Il closing dell’operazione e’ previsto entro il mese di luglio 2026 ed e’ soggetto alle condizioni tipiche delle transazioni di questa natura.
Prysmian avvia il progetto di collegamento Hvdc dello Stretto di Cook in Nuova Zelanda
Lo rende noto un comunicato di Prysmian, nel quale si specifica che la NTP “segue il completamento con successo delle attività di preparazione” del progetto. Il collegamento HVDC dello Stretto di Cook è un asset strategico per il sistema di trasmissione della Nuova Zelanda, che consente il trasferimento efficiente di energia tra le Isole del Sud e le isole del Nord, rafforzando l’affidabilità della rete elettrica nazionale, aggiunge Prysmian. Il gruppo Hera tra i primi a ricevere il bollino Cnel per le policy di
Il Gruppo Hera è tra le prime aziende in Italia a ricevere il “Bollino CNEL”, la certificazione di Buone Pratiche di Partecipazione, riconoscimento istituzionale e legislativo che identifica e valorizza le Imprese che hanno scelto la Partecipazione come modello di governance, premiando le esperienze più avanzate di coinvolgimento delle Persone nella gestione, nei risultati e nell’organizzazione aziendale. Questo prestigioso riconoscimento è assegnato dalla Commissione Nazionale Permanente per la partecipazione, istituita presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Per il Gruppo Hera, la certificazione riguarda tre progetti distintivi: il Patto del Buon Lavoro, il nuovo Protocollo Appalti e i Gruppi di Partecipazione, che rafforzano tutti un modello partecipativo evoluto e che sono frutto di un lungo percorso. Hera, infatti, ha una lunga tradizione di Relazioni Industriali costruite attraverso il coinvolgimento delle Persone e delle Rappresentanze Sindacali.
Fincantieri: firma MoU in Albania per la formazione nella cantieristica navale
Fincantieri, KAYO – società specializzata nello sviluppo di infrastrutture industriali strategiche controllata dal Ministero della Difesa albanese – e l’Istituto Professionale “Pavarësia” di Valona, hanno firmato oggi, presso il cantiere navale di Pashaliman, un Memorandum of Understanding (MoU) finalizzato allo sviluppo di attività formative e percorsi educativi dedicati alla cantieristica e alle costruzioni navali. La cerimonia si è svolta alla presenza del Primo Ministro della Repubblica d’Albania, Edi Rama, del Ministro della Difesa della Repubblica d’Albania, Ermal Nufi, dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, dell’Amministratore Delegato di KAYO, Ardi Veliu, e del Direttore Generale della Divisione Navi Militari di Fincantieri, Eugenio Santagata. Nel corso della cerimonia, spiega una nota, è stato inoltre presentato il nome della joint venture costituita da Fincantieri e KAYO annunciata a maggio scorso, Fincantieri Albania, che guiderà il percorso di rilancio e modernizzazione del cantiere di Pashaliman. L’accordo “rappresenta un ulteriore passo nel percorso di collaborazione industriale avviato da Fincantieri nel Paese e mira a sviluppare le competenze professionali necessarie a supportare la crescita della nuova capacità cantieristica locale. Il Memorandum prevede la collaborazione tra le Parti per l’avvio di moduli formativi, attività di tirocinio e iniziative educative dedicate agli studenti dell’Istituto Professionale, con la possibilità di sviluppare, a seguito della fase pilota, un percorso specialistico dedicato alla cantieristica e alle costruzioni navali”. Attraverso questa iniziativa, Fincantieri “metterà a disposizione il proprio know-how industriale e tecnologico contribuendo alla definizione dei contenuti formativi, all’aggiornamento del personale docente e alla diffusione delle competenze necessarie per sostenere lo sviluppo della futura capacità produttiva locale”.
Italgas partecipa all’esercitazione contro le alluvioni del Po
Italgas ha operato dal Centro di comando e controllo impianti e reti digitali (Cird), che consente di monitorare e gestire costantemente da remoto reti e impianti. Il gruppo ha effettuato anche il trasferimento controllato delle attività di supervisione tra due Cird nazionali, verificando la piena continuità operativa dei sistemi di gestione anche in condizioni di emergenza. Exe Po 2026 ha consentito inoltre di collaudare in condizioni estreme le soluzioni di gestione intelligente delle reti come la piattaforma Dana (Digital advanced network automation) per il controllo remoto degli impianti, i sistemi di 3D Asset Mapping per la rappresentazione digitale delle infrastrutture presenti nel sottosuolo e la tecnologia ‘Picarro’, per il monitoraggio preventivo delle reti e il rilevamento di eventuali dispersioni di gas.
Edison, Qatarenergy estende forza maggiore ad altri 4 carichi Gnl
Edison ha reso noto di aver ricevuto una nuova comunicazione da QatarEnergy che conferma il perdurare della causa di forza maggiore, la quale impedisce al venditore di adempiere ai propri obblighi contrattuali. QatarEnergy ha informato Edison che non sarà in grado di effettuare le consegne relative a ulteriori 4 carichi di Gnl, previsti presso il terminale di ricezione Adriatic Lng in Italia fino all’inizio di settembre 2026. Di conseguenza, ad oggi sono complessivamente 21 i carichi di Gnl oggetto di forza maggiore nel periodo di consegna aprile – inizio settembre 2026, per un volume complessivo di circa 2,7 miliardi di metri cubi di gas naturale. Edisoninforma che, al 30 giugno 2026, i volumi sostituiti presso il terminale Adriatic Lng sono pari a 14 carichi di Gnl, corrispondenti a circa 1,3 miliardi di metri cubi di gas naturale. In questo contesto, la società conferma di essere in grado di reperire gas alternativo per tutti i propri clienti e di essere pienamente in grado di onorare gli impegni commerciali assunti. Edison ricorda che il contratto di lungo termine con QatarEnergy, attivo dal 2009, prevede la fornitura di 6,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno all’Italia, per una durata di 25.