ASSEGNATI I BANDI ANNUALI 2026
Fondazione Baroni, investire in disabilità non è assistenzialismo. Centrale il Terzo Settore
Gli stanziamenti destinati alla disabilità non rappresentano un costo ma un investimento strategico. I dati lo confermano: ogni euro impiegato in assistenza e supporto sociale può generare fino a tre euro di Pil nel medio periodo. Ancora più rilevante è l’impatto dei progetti di inclusione lavorativa, dove il ritorno può arrivare fino a 27 euro per ogni euro investito. E’ un cambio di paradigma netto, che invita a ripensare profondamente il ruolo delle politiche sociali: non più spesa, ma leva di sviluppo. È questo il messaggio al centro della cerimonia 2026 per l’assegnazione dei fondi per i Bandi annuali della Fondazione Giovan Battista Baroni, svoltasi a Roma presso il Circolo Canottieri Aniene, momento cardine nella vita dell’istituzione e occasione per rilanciare pubblicamente la propria missione. Fondata nel 1972, con oltre 8 milioni di euro destinati a iniziative sociali e scientifiche, la Fondazione Baroni si conferma un soggetto capace di intercettare e sostenere progettualità innovative, anticipando bisogni e costruendo soluzioni inclusive. Il suo obiettivo resta quello di promuovere autonomia, valorizzare competenze e contribuire a una società in cui l’inclusione sia una pratica concreta e misurabile.
“Anche quest’anno – ha dichiarato il presidente Giuseppe Signoriello – ribadiamo il nostro sostegno a progetti capaci di incidere realmente sulla qualità della vita delle persone con disabilità. In Italia vivono oltre 3 milioni di persone con disabilità grave: dove non arrivano le famiglie, spesso interviene il terzo settore, colmando lacune del sistema pubblico. È fondamentale ricordare ai decisori politici che investire nella disabilità non significa fare assistenzialismo, ma generare valore”.
Al centro della serata, la premiazione dei dodici progetti selezionati su 262 candidature, per un finanziamento complessivo di 400 mila euro. Un processo rigoroso che testimonia la volontà della Fondazione di investire su esperienze ad alto impatto sociale, scientifico e culturale. “In controtendenza rispetto al passato – ha aggiunto Signoriello – i fondi pubblici per la disabilità stanno aumentando. È però essenziale che queste risorse vengano tradotte in interventi concreti, attraverso una burocrazia più rapida ed efficiente, per sostenere davvero le persone e le loro famiglie”.
Il valore dell’investimento emerge anche nella qualità dei progetti premiati. Nell’ambito della ricerca scientifica, tre iniziative segnano avanzamenti significativi nella neuroriabilitazione: il progetto “Amplimov” dell’IRCCS San Raffaele per il recupero motorio post-ictus; un protocollo sperimentale di musicoterapia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per i disturbi della coscienza in età evolutiva; e uno studio dell’Università di Roma Foro Italico sugli adattamenti cardiopolmonari all’esercizio in persone con lesione midollare. Sul fronte dell’assistenza e della solidarietà, quattro progetti propongono modelli concreti di autonomia e partecipazione: “Coltiviamo Futuro” della Fattoria dei Sogni, che utilizza il lavoro agricolo come strumento educativo per giovani autistici; “Atlante delle sensazioni” dell’associazione Fuori Contesto, che valorizza il ruolo dell’artista con disabilità; “Roma è diversa” di Insieme per la Ricerca PCDH19, che promuove una nuova narrazione della neurodivergenza; e “Oltre le mura” di Divertitempo, dedicato all’accompagnamento degli adolescenti verso una piena autonomia quotidiana. Ampio spazio anche allo sport inclusivo, con cinque progetti che confermano questo ambito come leva strategica di integrazione e crescita personale: dallo yoga accessibile di Maratonda al ciclismo educativo di Bike and Hike Italia, fino alle attività promosse da ASD Campus Bio-Medico, FISDIR e ASD Sports Land, tutte orientate alla pratica sportiva condivisa e all’inclusione anche in contesti competitivi.
In questo scenario, il ruolo del terzo settore resta centrale, ma emerge con forza la necessità di un’alleanza strutturale con le istituzioni. La sfida è ormai chiara: superare definitivamente la logica assistenziale e adottare una visione in cui la disabilità sia considerata un ambito su cui investire, capace di generare valore sociale ed economico per l’intera collettività. C’è “un momento di grande cambiamento”, ha detto la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli. È infatti in corso una riforma che sta trasformando l’approccio alla disabilità: “Si passa dal mero assistenzialismo alla valorizzazione della persona”. Locatelli ha evidenziato come in Italia siano circa 13 milioni le persone che vivono condizioni di fragilità legate anche all’interazione con l’ambiente: “Non possiamo più lasciare indietro nessuno”. Il cambiamento riguarda anche il linguaggio e la cultura: termini come “handicappato” o “portatore di handicap” appartengono a una visione superata. Oggi si parla di persone, ciascuna con talenti e capacità differenti. “Dobbiamo cambiare l’approccio del sistema di welfare – ha concluso la ministra – semplificando, sburocratizzando e alleggerendo il peso che grava su persone e famiglie”.