LA GIORNATA
Pnrr, Meloni: sfida vinta. Foti: margini risicati per uso dei fondi per l’energia
- Fmi: Italia frena, Pil 2026 +0,5%. Bce: attenzione a misure su energia
- Energia, Cattaneo (Enel), ‘non è vero che l’Italia ha le bollette più care d’Europa’
- Brennero, Cna Fita: Il blocco dell’A22 mette in ginocchio l’economia europea. Intervenga la Ue
IN SINTESI
Sono “risicati” i margini per utilizzare fondi del Pnrr non utilizzati per finanziare misure contro il caro energia. In attesa che la Ue si pronunci sulla richiesta avanzata dal governo italiano di una deroga al patto di stabilità per affrontare l’emergenza, il ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, non sembra ritenere percorribile questa strada.”Noi dobbiamo presentare, secondo quanto ha chiesto la Commissione Europea, una eventuale riprogrammazione entro il 31 maggio – ha aggiunto -. Quindi sotto questo profilo penso necessariamente che occorrerà comunque un coordinamento. Attualmente posso dire che noi abbiamo impegnato i fondi del Pnrr in misura quasi totalizzante e quindi a un mese dalla chiusura e a tre mesi dalla rendicontazione dello stesso, i margini sono risicati”. Foti ha parlato a margine dell’evento ‘L’Italia del Pnrr. Creare il modello, fare sistema, orientare il futuro’, in corso a Milano. Il Pnrr “va avanti, perché dobbiamo concluderlo, ha detto Foti. “La decima rata ha 159 obiettivi, se li raggiungeremo avremo la liquidazione di 28,4 miliardi di euro che è appunto l’emolumento rispetto al raggiungimento di questi obiettivi”, ha spiegato. “Dobbiamo rendicontare il triplo degli obiettivi in un terzo del tempo. Ma sono ottimista l’Italia quando è chiamata a dare risposte di qualità risponde sempre presente”. Quella del Pnrr per alcuni sembrava “una sfida impossibile da vincere” ma l’Italia “è stata all’altezza del compito”. Adesso, in attesa della decima rata, “non ci resta che fare l’ultimo miglio e dobbiamo spingere più possibile sull’acceleratore”, ha detto presidente del Consiglio Giorgia Meloni rivendicando il modo in cui l’Italia sta gestendo, nel videomessaggio inviato al convegno.
I dati parlano di 166 miliardi di euro ricevuti dall’Europa, 416 traguardi raggiunti, 660mila progetti finanziati di cui 550mila conclusi e circa 100mila in fase avanzata di realizzazione, e raccontano “il primato dell’Italia” sul Pnrr. “Abbiamo speso ogni giorno per costruire le condizioni affinché ogni investimento, ogni progetto, ogni cantiere potesse essere avviato”, ha detto ancora la premier. Il Pnrr “è il più grande intervento che l’Italia abbia avuto negli ultimi 50 anni”, ha spiegato Foti secondo cui “non si può parlarne male”. Il ministro ha poi rivendicato la revisione del piano portata avanti dall’Italia “tra i fischi dell’opposizione”, perché “i fatti dimostrano che se non fossimo intervenuti probabilmente oggi non avremmo da poter dire che il nostro obiettivo futuro è la decima rata”.
Tornando poi all”esame Ue della richiesta italiana, “riteniamo che, senza fare stravolgimenti, l’attuale regola e gli attuali limiti quantitativi già previsti per le spese per la difesa – proprio perché riteniamo che il fattore energetico sia di sicurezza nazionale – possano essere estesi anche ai contraccolpi che derivano sulla finanza pubblica dalla crisi in corso”, ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel corso dell’evento economico annuale della Lega. “Questo non pregiudica i numeri, perché era 1,5 punti sul Pil per la difesa e rimane 1,5 per la difesa più l’energia, poi ogni paese doserà gli interventi in base alla propria posizione specifica”. “La discussione è in corso, non è facile. Spero che a breve una controproposta, una risposta da parte della Commissione Ue arriverà su questo aspetto, perché ci sono tutti gli elementi per dare una risposta ai problemi dell’economia reale”, ha aggiunto. Tranchant Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. “La domanda che mi fanno: ‘e se Bruxelles mi dicesse di no, cosa fate? Se Bruxelles mi dice: ‘stai morendo e ti lascio morire’, non muoio”. E “Il governo italiano procederà da solo, perché non, non possiamo bloccare una macchina che con tanta fatica abbiamo rimesso in sesto”.
Ft, ‘il tentativo della Ue di rilanciare l’economia italiana fallisce. Primo beneficiario del Pnrr, ma la crescita resta lenta’
L’Italia è stata la principale beneficiaria del fondo di ripresa post-pandemia della Ue, ma l’economia del Paese rimane stagnante. Lo evidenzia il Financial Times parlando di un “fallimento” del Pnrr, il “piano dell’Ue per dare una spinta decisiva all’economia italiana”. Tra gli economisti intervistati dal quotidiano, figura anche l’ex presidente dell’Inps Tito Boeri, secondo il quale l’Italia non è riuscita a usare le somme ricevute per migliorare il suo potenziale di crescita e che questo, dato un debito già elevato, “rappresenta un grave problema”. I risultati macroeconomici rimangono, nel migliore dei casi, deludenti, evidenzia il quotidiano finanziario: il Pil italiano è cresciuto dello 0,5% nel 2025, uno dei tassi più bassi d’Europa, e si prevede che rimanga invariato quest’anno e il prossimo. Il rapporto debito/Pil è salito da poco meno del 134% nel 2023 a oltre il 137% alla fine del 2025, e si prevede che salirà al 138,5% quest’anno. Sinora l’Italia si è assicurata nove delle dieci tranche previste, per un totale di 166 miliardi di euro, che Tommaso Foti, ministro degli Affari europei, ha presentato come prova del fatto che Roma abbia “superato le debolezze strutturali che hanno frenato l’Italia per decenni”. Tuttavia, secondo Eurostat, alla fine del 2025 l’Italia aveva speso solo il 57% dei fondi assegnati. Boeri sostiene che il Pnrr fosse “eccessivamente ottimistico” e “del tutto irrealistico” fin dall’inizio, vista la scarsa capacità dell’Italia di utilizzare i fondi Ue. Sebbene le riforme fossero “assolutamente necessarie”, erano “mal progettate”, non tenendo conto dell’inevitabile resistenza e delle scadenze serrate. Il Financial Times evidenzia tuttavia che, secondo molti economisti, senza il sostegno del Pnrr l’Italia sarebbe probabilmente entrata in recessione già lo scorso anno. Bruxelles, dal canto suo, respinge le accuse di un ridimensionamento del piano sostenendo che le revisioni abbiano modificato la strategia degli investimenti senza ridurne l’ambizione.
Pnrr, Mazzetti (FI): Verso sblocco cantieri con lavorazioni marginali
“Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fornito una conferma importante per tutto il settore: in merito alle opere PNRR il certificato di ultimazione dei lavori è valido ai fini della rendicontazione, anche se restano lavorazioni marginali, purché queste non incidano sulla funzionalità dell’opera”. Lo dichiara, in una nota, la deputata di Forza Italia Erica Mazzetti, responsabile nazionale dipartimento lavori pubblici di FI, che aveva presentato un question time in merito al Mit. Nella risposta, il Ministero richiama il quadro normativo vigente e le Linee guida PNRR di aprile 2026: “Il direttore dei lavori può emettere il certificato di ultimazione anche qualora residuino lavorazioni di piccola entità, non incidenti sull’uso e sulla funzionalità dell’opera. Ai fini della dimostrazione del raggiungimento del target PNRR assume rilievo esclusivamente – si precisa – la data di emissione del certificato, restando irrilevante il termine concesso all’operatore economico per il completamento delle lavorazioni residuali, entro il limite massimo di 60 giorni”. Per Mazzetti si tratta di “un chiarimento operativo fondamentale per gli ultimi passaggi del PNRR, che potrebbe essere chiarito ulteriormente, inserendolo nell’ultima revisione che lo Stato italiano può fare entro il 31 maggio”.
Con il caro materiali legato alla guerra e le scadenze inderogabili del 30 giugno per la fone lavori e 31 agosto 2026 per la rendicontazione, che non possiamo sicuramente superare, è opportuno valutare di definire a 120 giorni i termini per il rilascio del collaudo tecnico-amministrativo e di regola esecuzione; era necessario evitare che lavori di dettaglio bloccassero il collaudo e mettessero a rischio i 159 target della decima rata Pnrr, che porta ben 28,4 miliardi. Ora le stazioni appaltanti e le imprese hanno certezza in più: si può chiudere formalmente il cantiere, completare le opere residuali entro 60 giorni e centrare l’obiettivo europeo manca questo ultimo passaggio al fine di non bloccare l’ultimo miglio”, spiega Mazzetti. Invariato il termine per collaudo e certificato di regolare esecuzione: rispettivamente 6 e 3 mesi dall’ultimazione. Il Ministero, sempre nella risposta a Mazzetti, assicura comunque “il monitoraggio costante e il supporto alle amministrazioni per garantire il conseguimento dei target nel rispetto dei tempi, della qualità e delle regole europee”. “Ringrazio il Ministero, questa chiarificazione permetterà di lavorare bene e con serenità. Il PNRR è un’occasione irripetibile e va strutturata fino in fondo”, conclude Mazzetti.
Fmi: Italia frena, Pil 2026 +0,5%. Bce: attenzione a misura su energia
Un’economia in frenata, appesantita da fattori esterni contrari e sfide strutturali. Dopo la crescita dello 0,5% nel 2025, con l’impatto della guerra, il Pil italiano manterrà lo stesso ritmo moderato sia quest’anno che il prossimo. A prevederlo è l’Article IV sull’Italia, pubblicato al termine della missione che si è conclusa martedì. Il consolidamento fiscale – sottolinea – ha continuato a progredire, con il deficit sceso al 3,1% rispetto al Pil ma il debito pubblico rimane troppo elevato, aumentato a circa il 137% del Pil alla fine del 2025. “La dinamica del debito resta vulnerabile a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia”, avverte il Fondo monetario che, nel medio termine, prevede che il rapido invecchiamento della popolazione e la persistente debolezza della crescita della produttività continueranno a limitare la crescita potenziale intorno allo 0,6%, anche a causa del tasso di partecipazione alla forza lavoro inferiore rispetto ai paesi comparabili, in particolare tra donne e giovani. “L’incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata e i rischi al ribasso per la crescita si stanno accumulando”, scrive il Fmi. Dalle ultime proiezioni, l’aumento dei prezzi globali dell’energia ha contribuito a indebolire la fiducia dei consumatori, aumentando la probabilità di una crescita inferiore alle previsioni. Un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe esercitare un’ulteriore pressione al rialzo sui prezzi, inasprire le condizioni finanziarie e indebolire ulteriormente la fiducia e l’attività economica. Un’intensificazione delle tensioni commerciali o una brusca correzione del mercato legata all’intelligenza artificiale potrebbero ulteriormente inasprire le condizioni finanziarie e pesare sulla crescita. A livello nazionale, un consolidamento fiscale più lento del previsto o ulteriori ritardi negli investimenti pubblici e nell’attuazione delle riforme peserebbero sul sentiment di mercato, creando il rischio di un circolo vizioso negativo per l’attività economica. “D’altro canto, – rilevano ancora gli economisti di Washington – i più rapidi aumenti di produttività derivanti da riforme, digitalizzazione e adozione dell’intelligenza artificiale potrebbero fornire un gradito impulso alla crescita”. Un faro, il Fmi, lo punta sulla recente riduzione generalizzata delle accise su diesel e benzina, attuata per attutire l’impatto dello shock, che “dovrebbe essere sostituita da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili”. Misure che “dovrebbero essere neutrali rispetto al bilancio, temporanee, ben mirate e non smorzare l’incentivo a ridurre i consumi energetici”, sottolinea l’Fmi. Quanto al capitolo difesa, “qualsiasi nuova spesa, compresa quella per la difesa, dovrebbe essere interamente compensata per salvaguardare la sostenibilità fiscale”, evidenzia il Fondo.
Gli economisti del Fondo affermano che “l’elevato livello di debito dell’Italia e le pressioni legate alla spesa per l’invecchiamento limitano le opzioni per spese che stimolino la crescita. La riduzione dei regimi di pensionamento anticipato è positiva e aumenterà gradualmente l’offerta di lavoro, sosterrà la crescita e ridurrà le pressioni sul sistema pensionistico. Inoltre, rafforzare l’efficienza della spesa, anche attraverso la digitalizzazione e una revisione completa della spesa per migliorare il targeting, contribuirebbe alla riduzione del debito senza compromettere la crescita”. “Un ritmo più rapido di riduzione del debito rafforzerebbe notevolmente la resilienza” dell’Italia, sollecita il Fmi. “La riduzione graduale del deficit prevista dalle autorità – si legge nel report – diminuirebbe leggermente il rapporto debito/Pil nel medio termine. Tuttavia, dato l’elevato livello del debito e l’alta esposizione agli shock esterni, accelerare il consolidamento fiscale rafforzerebbe ulteriormente la fiducia del mercato”. Secondo il Fmi, “Sulla base delle ultime proiezioni, ulteriori sforzi fiscali pari a circa l’1% del Pil nel periodo 2026-2027, oltre a quanto già previsto, aiuterebbero a consolidare la riduzione del debito”.
E, a sua volta, “un debito più basso contribuirebbe a generare un circolo virtuoso di rendimenti più bassi che attraggono investimenti privati, stimolano la crescita e rafforzano la traiettoria discendente del debito”. Secondo il Fmi, tuttavia, “qualora la crescita deludesse le aspettative, si potrebbe valutare di distribuire i raccomandati ulteriori sforzi fiscali su tre anni. Ma anche in uno scenario negativo grave, sarà importante continuare la riduzione pianificata del deficit complessivo per mantenere la fiducia dei mercati”.
Anche dalla Bce l’attenzione rimane puntata sulle misure contro il caro energia. Il monito è chiaro: le misure di bilancio contro lo shock energetico devono restare “temporanee e mirate” per evitare di alimentare inflazione e “mettere a dura prova le finanze pubbliche”: c’è il rischio che i mercati inneschino “una rivalutazione del rischio sovrano”. La Banca centrale europea nota la presenza crescente di hedge fund fra i sottoscrittori del debito, in grado di “amplificare rialzi improvvisi del rischio sovrano”; il rischio di “effetti di trasmissione” dai treasuries statunitensi; i nuovi target Nato di spesa per la difesa; “deficit e debito persistentemente alti in alcuni Paesi dell’area euro, che limitano i margini di bilancio”. In una conferenza stampa il vicepresidente della Bce Luis de Guindos si è soffermato sul rischio posto in Europa da maggioranze parlamentari deboli e populismo. “La situazione nel mercato obbligazionario attuale, in particolare nel mercato dei titoli di Stato, è piuttosto calma e ordinata, un segnale positivo”, ha detto. “Ad esempi i ‘soliti noti’ – se confrontati con la situazione di 10 o 15 anni fa – i paesi dell’Europa meridionale, versano in condizioni molto migliori rispetto al passato. E questo è un aspetto che i mercati hanno compreso perfettamente”, questi Paesi “stanno chiaramente performando meglio dei ‘soliti noti’ del Nord Europa, oltre al fatto che il sistema bancario, in Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Irlanda è molto più solido. Tuttavia, riferendosi alla Francia e alla Spagna, de Guindos ha aggiunto che “una cosa rilevante è il rischio politico, la frammentazione e instabilità politica: in Spagna, per esempio, il governo non è stato in grado di approvare un bilancio dal 2023”, una cosa che “non è la situazione ideale perché può dare l’impressione che non si sia in grado di reagire alle diverse situazioni”. Inoltre “una parte della frammentazione politica viene da gruppo che danno molta più importanza alle politiche interne che a soluzioni europee. Dal mio punto di vista, credo sia qualcosa che va a detrimento del futuro dell’Europa”.
Oxford Economics – EY: guerra in Medio Oriente e shock energetico frenano la crescita; PIL italiano al +0,4% nel 2026
La guerra in Medio Oriente e i conseguenti shock energetici hanno innescato un forte rallentamento della crescita a livello globale, pur senza configurare al momento una recessione mondiale. In questo quadro, il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,4% nel 2026, in un contesto di elevata incertezza e domanda interna poco dinamica. Un dato inferiore alla crescita dello 0,7% nel 2026, con un’inflazione media intorno al 3%, quasi il doppio rispetto alle previsioni precedenti, con un picco intorno al 3,5% nel secondo e terzo trimestre. È quanto emerge dalla presentazione dell’Outlooknmacroeconomico, durante l’evento “Scenari macroeconomici e intelligenza artificiale: implicazioni, sfide e opportunità”, organizzato da Oxford Economics in collaborazione con EY-
Parthenon, presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma. L’escalation militare nel Golfo Persico ha deteriorato in modo significativo le prospettive economiche globali. L’aumento dei prezzi e la minore disponibilità di energia sono i principali responsabili: anche ipotizzando una riapertura dello Stretto di Hormuz nei prossimi mesi, i flussi commerciali ed energetici tornerebbero alla normalità solo gradualmente, con effetti economici destinati a protrarsi oltre il termine del conflitto armato. Nicola Nobile, Associate Director di Oxford Economics osserva che “La guerra con l’Iran rappresenta uno shock stagflazionistico per l’economia globale: frena la crescita e, al tempo stesso, alimenta l’inflazione. Lo scenario centrale resta quello di un rallentamento, non di una
recessione globale. Tuttavia, data l’incertezza, sarebbe riduttivo limitare l’analisi a un solo scenario. In caso di conflitto prolungato – ad esempio con lo Stretto di Hormuz chiuso fino all’autunno – lo shock energetico potrebbe intensificarsi e trasformare il rallentamento in una recessione globale”.
In uno scenario più negativo, con lo Stretto di Hormuz chiuso fino all’autunno, rotte alternative sotto attacco e danni più duraturi alle infrastrutture energetiche, le conseguenze economiche della crisi si aggraverebbero. Il prezzo del petrolio Brent potrebbe salire fino a circa 190 dollari al barile e restare sopra i 150 dollari per circa quattro mesi, mentre la crescita mondiale rallenterebbe attorno all’1,5% nel 2026, con una contrazione a metà anno. La priorità per la politica monetaria sarà evitare che un aumento temporaneo dell’inflazione si radichi nelle aspettative – soprattutto dopo il picco del 2022 – tanto da giustificare un orientamento più prudente e restrittivo, in particolare da parte della BCE. Nel 2026, sia Oxford Economics sia EY-Parthenon prevedono una crescita moderata ma fragile in Italia, in base alle stime effettuate sugli ultimi dati disponibili. In particolare, i consumi delle famiglie sono rimasti stagnanti nell’ultimo trimestre 2025 (dopo una crescita dello 0,3% nel trimestre precedente), nonostante i livelli occupazionali. Gli investimenti hanno invece mantenuto un andamento positivo, sostenuti maggiormente dalle abitazioni. Secondo EY-Parthenon, nel 2027 si osserverà una lieve accelerazione della crescita del PIL (+0,6%), riconducibile a un andamento dei consumi privati e della domanda estera positivo, a fronte di una leggera contrazione degli investimenti, quest’ultima dovuta alla fine di importanti incentivi fiscali, all’esaurimento del PNRR e a un contesto di maggiore incertezza. L’analisi di EY-Parthenon si è poi concentrata su quattro settori produttivi particolarmente rilevanti per l’economia italiana: alimentare, tessile, automotive e il comparto dei macchinari. Nel complesso, si prevede una crescita moderata della produzione (+1,4%) tra il 2025 e il 2027, caratterizzata da forte eterogeneità: i settori legati ai servizi e all’alimentare mostrano maggiore dinamismo. Mario Rocco, Partner, Valuation, Modelling and Economics Leader, EY-Parthenon Italia, sottolinea che “Le prospettive dei settori dell’economia italiana nei prossimi anni saranno eterogenee: accanto a comparti più dinamici, come alimentare e servizi legati al turismo, altri, come l’automotive, mostrano segnali di debolezza. L’analisi dei principali driver di crescita nei settori considerati conferma il ruolo centrale della domanda estera, soprattutto in un contesto di crescente integrazione dell’Italia nelle catene globali del valore. In uno scenario di forte incertezza geopolitica, valutare in modo integrato i fattori di domanda e le dinamiche competitive sarà essenziale per individuare tempestivamente opportunità di crescita e presidiare i rischi aziendali”.
Energia, Cattaneo (Enel), ‘non è vero che l’Italia ha le bollette più care d’Europa’
“Non è vero che l’Italia ha le bolletta più care di Europa”, “occorre fare chiarezza”, c’è “una disinformazione di massa, si fa molta confusione”, “una distorsione totale su queste cose”. A dirlo è l’ad di Enel, Flavio Cattaneo, riferendosi al dibattito in Italia sui costi dell’energia, e su come viene riportato da giornali e tv.
“La questione iraniana sicuramente ha prodotto uno shock, essenzialmente sull’oil & gas, ma dobbiamo differenziare quello che viene sempre detto sia sulla stampa anche e specialmente nei dibattiti televisivi, perché si parla sempre del prezzo unico nazionale, quello è il prezzo all’ingrosso. Nessun cittadino paga quei prezzi. Solo gli energivori che sono attaccati alla rete nazionale pagano quel prezzo, tutti gli altri pagano una bolletta che è la sommatoria di varie voci. Alcune voci sono più care delle altre a livello europeo, altre sono molto meno care”, ha affermato intervenendo al convegno annuale del dipartimento economico della Lega. “Gli shock ci sono stati, ma se c’è stato un settore che si è difeso bene, e non ha dato questa incidenza sui cittadini, è quello dell’energia”. Un cenno anche alla Spagna, spesso citata anche da Confindustria come esempio di competitività per il basso costo dell’energia: “Vi dico che il prezzo finale non è che si differenzi molto. Molto viene raccontato”. “La verità – indica l’ad di Enel – è che secondo Eurostat nel 2025 la spesa mensile per cliente con consumi di 2MWh/anno, quelli di una famiglia tipo, in Italia si attesta a 59 euro al mese contro i 57 euro della media dell’area Euro e i 54 della tanto citata Spagna. La Germania ha una media di 73 euro al mWh, l’Irlanda 66, il Belgio 65”. “Le bollette contengono altre voci, tra cui i costi per le reti elettriche, che in Italia grazie all’efficienza delle infrastrutture sono molto bassi e quindi pesano meno. In Italia la tariffa di rete dal 2024 al 2025 è scesa dell’8%, mentre nel resto d’Europa è salita praticamente ovunque. Si consideri poi che l’80% dei clienti Enel ha prezzo fisso, per questi clienti la variazione in bolletta dovuta alle tensioni internazionali è stata pari a zero, non ci sono stati aumenti”. “Inoltre – aggiunge Cattaneo – aderendo alla possibilità introdotta con il DL Bollette, Enel ha erogato la componente energia gratuitamente per due mesi a famiglie con Isee sotto 25 mila euro”.
Brennero, Cna Fita: Il diritto di manifestare è sacro ma bloccare l’A22 mette in ginocchio l’economia europea. Intervenga la Ue
“Il diritto di manifestare è sacrosanto e legittimo, ma non può e non deve trasformarsi nel blocco unilaterale dell’economia di un intero territorio e dei corridoi logistici europei”. Con queste parole il presidente nazionale di CNA Fita, Michele Santoni, interviene contro la chiusura totale dell’autostrada A22, della SS12 e delle vie secondarie prevista per il prossimo 30 maggio a Matrei am Brenner. L’iniziativa, volta a denunciare l’impatto del traffico transfrontaliero, comporterà una paralisi di ben 8 ore in un quadrante temporale critico, a ridosso di importanti festività nazionali e internazionali. Le ripercussioni economiche per le imprese di autotrasporto, per la produzione e per l’export italiano saranno devastanti, con il rischio concreto di generare code e disagi che si trascineranno per giorni, speculari a quanto già tragicamente vissuto sulla A13 in Tirolo. CNA Fita esprime inoltre forte apprensione per le pesanti misure operative che il Commissario del Governo ha dovuto adottare per limitare i danni, come l’obbligo di uscita a Vipiteno e il divieto di circolazione dei mezzi pesanti dalle 7:00 alle 20:00. Tali provvedimenti testimoniano la gravità della situazione sul fronte della viabilità e della sicurezza stradale. “Siamo di fronte a un paradosso incomprensibile e a una totale mancanza di coordinamento strutturale tra le autorità tirolesi e quelle altoatesine. Non è tollerabile che l’amministrazione di un piccolo comune montano possa decidere, da sola, di interrompere la libera circolazione delle merci, un diritto fondamentale dell’Unione Europea, penalizzando migliaia di vettori e aziende italiane ed europee. Esistono modalità di protesta alternative, che permettono di sensibilizzare l’opinione pubblica senza per questo paralizzare i transiti nazionali”. CNA Fita rinnova il proprio appello formale al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Governo italiano affinché facciano valere con forza la voce delle nostre imprese a Bruxelles, chiedendo l’adozione di tutele normative comunitarie che impediscano il ripetersi di simili azioni unilaterali ai valichi di frontiera.
L’Ue verso norme su alloggi accessibili il 7 luglio, focus su affitti brevi
La Commissione europea dovrebbe presentare il 7 luglio la proposta di legge sull’edilizia a prezzi accessibili, perno centrale del piano per la casa presentato lo scorso dicembre. Lo si apprende dall’ultimo ordine del giorno del collegio dei commissari Ue, pubblicato ieri e ancora suscettibile di modifiche. Il nuovo quadro giuridico dovrebbe sostenere le città e comunità nel rispondere alla pressione abitativa, affrontando anche il tema degli affitti brevi.
Energia: Enea per un parco edilizio a zero emissioni
Accelerare la transizione verso edifici a zero emissioni, supportando l’attuazione della direttiva europea EPBD sulla prestazione energetica degli edifici, nota come “Case green”. È quanto si propone il progetto europeo BREEZ, che coinvolge otto partner da sette paesi europei, tra cui ENEA[2].
“Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione il tasso di ristrutturazione è ancora insufficiente e, affinché l’EPBD sia applicata in modo omogeneo a livello europeo, sono necessari strumenti operativi, metodologie condivise e dati attendibili”, spiega Francesca Caffari, ricercatrice del Laboratorio ENEA Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano. Da qui l’obiettivo di BREEZE e il ruolo di ENEA: raccogliere e armonizzare le informazioni sul patrimonio edilizio in tre paesi pilota (Italia, Francia e Polonia), sviluppare strumenti open source per pianificare scenari di ristrutturazione ed estendere poi i risultati ad altri Paesi europei. Nel progetto ENEA svilupperà una metodologia replicabile per definire scenari di riqualificazione per il patrimonio edilizio residenziale, supportando gli Stati membri nella redazione dei Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici richiesti dalla EPBD. “Fondamentale per garantire un impatto significativo del progetto sarà la capacità di coinvolgere gli stakeholder, così da favorire l’adozione degli strumenti e delle metodologie sviluppate”, aggiunge Caffari.
Tra le attività del progetto BREEZE rientrano anche la realizzazione di linee guida per l’integrazione degli impianti fotovoltaici nelle ristrutturazioni edilizie e la valutazione della qualità dell’ambiente interno, mediante indicatori e protocolli che tengano conto del comfort e della salute degli occupanti, oltre che dell’efficienza energetica. Il progetto, in linea con le politiche europee e con il Green Deal, il pacchetto Fit for 55 e il piano REPowerEU, crea sinergie con altri programmi comunitari per contribuire agli obiettivi energetici e ambientali e facilitare la transizione energetica.
Italia-Giappone, al via a Tokyo tavolo tra governi per sicurezza economica
Sostenere la competitività del sistema economico attraverso il rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti e delle catene del valore strategiche, rafforzando la cooperazione industriale tra Italia e Giappone. E’ questo l’obiettivo del Tavolo Italia-Giappone sulla sicurezza economica che ha preso il via ufficialmente oggi a Tokyo. L’iniziativa si inserisce nel processo di rafforzamento del partenariato strategico bilaterale e raccoglie le intese seguite alla visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel gennaio scorso. La delegazione italiana a Tokyo è guidata dal vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, e dal vice segretario generale della Farnesina, Carlo Lo Cascio, affiancati dall’ambasciatore d’Italia a Tokyo, Mario Vattani. I lavori del tavolo bilaterale sono stati co-presieduti, per la parte giapponese, dal vice ministro degli Affari esteri, Takeshi Akahori, e dal vice ministro per gli Affari internazionali del ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria (Meti), Takehiko Matsuo. Il meccanismo, articolato in sessioni plenarie e tavoli tecnici a livello di direttori, mira a favorire un approccio integrato tra dimensione politica, industriale e tecnologica, con la progressiva integrazione del settore privato nei lavori futuri. Tra i principali ambiti di possibile collaborazione figurano i minerali critici, i semiconduttori, le tecnologie quantistiche, l’intelligenza artificiale, la resilienza delle supply chains e la cooperazione tecnologica avanzata. Particolare rilevanza assume l’interesse condiviso per il rafforzamento delle filiere industriali strategiche, anche alla luce di recenti iniziative di cooperazione industriale tra operatori italiani e giapponesi nel settore dei materiali critici destinati alla produzione di semiconduttori. Tra le ipotesi, anche una possibile attività congiunta di mappatura delle catene del valore in settori strategici per identificare complementarità industriali, vulnerabilità nelle supply chains e opportunità di cooperazione tra imprese dei due Paesi. “In un contesto globale in continuo e rapido cambiamento – sottolinea Valentini – è fondamentale rafforzare le partnership tra Paesi che, come Italia e Giappone, condividono obiettivi e valori, in particolare in settori strategici come le materie prime critiche. Analoga visione e fiducia reciproca sono le basi su cui i nostri Paesi lavoreranno sempre più insieme per costruire insieme un’economia più sicura, sovrana e competitiva”.
Istat, a marzo cresce il fatturato dell’industria e dei servizi ma spingono i prezzi, volumi stagnanti
A marzo il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenta in termini congiunturali del 2,0% in valore e dello 0,7% in volume, registrando incrementi sul mercato interno (+2,3% in valore e +1,0% in volume) e su quello estero (+1,5% in valore e +0,2% in volume). Per il settore dei servizi si stima un aumento in termini congiunturali dell’1,3% in valore e dello 0,1% in volume: il commercio all’ingrosso cresce in valore del 2,1% ed è stazionario in volume, negli altri servizi si registranonvariazioni positive contenute (+0,3% in valore e +0,1% in volume). E’ quanto emerge dalle rilevazioni diffuse dall’Istat. Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano a marzo una diminuzione congiunturale per i soli beni di consumo (-0,5%), mentre si rilevano un marcato aumento per l’energia (+23,0%) ed incrementi più contenuti per i beni intermedi (+1,7%) e per quelli strumentali (+0,7%). Nel primo trimestre 2026, in termini congiunturali, il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenta in valore (+1,3%) e diminuisce in volume (-0,5%). Nello stesso arco temporale, per i servizi, si rilevano incrementi dell’1,7% in valore e dello 0,1% in volume. Su base tendenziale, a marzo 2026, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento in valore (+4,4%) ed in volume (+2,0%), sintesi di una crescita su entrambi i mercati (+4,5% in valore e +2,5% in volume sul mercato interno e +4,1% in valore e +1,2% in volume su quello estero). Per il settore dei servizi, al netto degli effetti di calendario, si rilevano incrementi tendenziali del 4,6% in valore e dell’1,6% in volume. Variazioni positive si registrano sia nel commercio all’ingrosso (+5,8% in valore e +3,2% in volume) sia negli altri servizi (+3,2% in valore e +1,4% in volume). I giorni lavorativi di calendario nel mese di marzo 2026 sono stati 22 contro i 21 di marzo 2025. Gli indici corretti per gli effetti di calendario del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano, su base annua, una flessione per i soli beni di consumo (-1,4%), mentre si rilevano un marcato aumento per l’energia (+25,3%) ed incrementi più moderati per i beni strumentali (+5,8%) e per quelli intermedi (+4,9%).
Gualtieri al Forum Compraverde: ‘Appalti pubblici leva strategica per la transizione ecologica. Lavoriamo a riforma per rafforzare criteri ambientali’
Il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri è intervenuto ieri al Forum Compraverde, promosso dalla Fondazione Ecosistemi e in corso nella Capitale, sottolineando il ruolo cruciale degli appalti pubblici nella strategia ambientale locale ed europea. “Il tema degli appalti pubblici è decisivo, perché incide su una quota pari al 14% del PIL europeo”, ha ricordato Gualtieri. “La qualità delle gare orienta il mercato e l’introduzione dei Criteri Ambientali Minimi rappresenta una leva fondamentale della transizione ecologica”. Il Sindaco ha illustrato i risultati ottenuti da Roma Capitale grazie all’applicazione dei CAM nelle mense scolastiche: l’84% dei prodotti acquistati è biologico e le emissioni di CO₂ si sono ridotte di 22 mila tonnellate, pari al 27% del totale del sistema. “I CAM hanno consentito di abbattere del 25% le emissioni dell’intera filiera che ogni giorno fornisce pasti a migliaia di studenti”, ha spiegato. Gualtieri ha definito i criteri ambientali “una caratteristica positiva del modello italiano”, evidenziando come stiano producendo risultati significativi sia nel settore pubblico sia in quello privato. “Stiamo lavorando alla revisione dei criteri di appalto di Roma Capitale per rafforzare ulteriormente questa impostazione”. Gualtieri ha poi richiamato l’attenzione sulla riforma del Codice degli appalti in discussione a livello europeo, che dovrebbe essere presentata nei prossimi mesi dal Commissario Ue all’Industria Stéphane Séjourné. “La sfida è europeizzare e rafforzare questa dimensione, orientando la riforma affinché gli appalti pubblici siano riconosciuti come leva strategica per il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione. L’obiettivo non può essere solo garantire parità di condizioni tra gli operatori, ma assicurare risultati di qualità per le amministrazioni”. “Mi auguro che il Commissario possa ‘italianizzare’ il nuovo Codice europeo degli appalti”, ha aggiunto Gualtieri, sottolineando però che gli obblighi normativi non bastano: “Occorre sostenere le filiere produttive e integrare i principi del Green Public Procurement in ogni fased dei processi”. “È in gioco – ha concluso – non solo l’orientamento della nostra azione amministrativa, ma la qualità dell’ambiente e della vita dei cittadini”.
I prestiti green raggiungo gli 887 mln di euro: i dati Crif
Dall’efficientamento energetico alle energie rinnovabili, il sistema bancario agevola la transizione ambientale finanziando gli acquisti di consumatori sempre più consapevoli dei temi green.
Il credito finalizzato green consolida la propria crescita in Italia e si afferma come uno dei segmenti più dinamici: secondo i dati elaborati da CRIF, il totale finanziato nel 2025 ha infatti raggiunto 887 milioni di euro, con un importo medio pari a circa 5.000 euro. Confrontando il secondo semestre 2025 con il primo, si registra un incremento del 49%, un risultato che riflette sia dinamiche stagionali sia l’effetto degli incentivi pubblici. Si tratta di un mercato che cresce in modo strutturato, guidato anche da una domanda sempre più attenta alle tematiche ambientali e da un’offerta creditizia in espansione.
Tra i diversi segmenti di clientela, le persone fisiche rappresentano la componente principale con una quota dell’88% sul totale finanziato, seguite dalle ditte individuali (6,2%) e dalle società (5,8%).
Approfondendo il profilo demografico e l’età dei prestatari, tra le persone fisiche sono gli over 50 la categoria che accede maggiormente al credito finalizzato green: un dato che mostra come la transizione ambientale non sia prerogativa solo delle generazioni più giovani e racconta di un’ampia fascia di clientela con maggiore capacità di spesa e con un patrimonio immobiliare e abitativo da valorizzare.
Dal punto di vista delle classi di importo dei finanziamenti, la fascia fino a 5.000 euro è la prevalente (33,7%), seguita da quelle tra 5.000–9.999 euro (20,7%) e tra 10.000–14.999 euro (18,6%). Un profilo coerente con interventi di efficientamento energetico di medie dimensioni, accessibili a una platea ampia di consumatori.
L’analisi per singolo comparto evidenzia come guidino il mercato i prestiti finalizzati della categoria “Energia”, con un peso del 39% sul totale finanziato nel 2025 e una crescita del +45% nel secondo semestre 2025 rispetto al semestre precedente. Il segmento “Infissi” si conferma al secondo posto con il 34% dei volumi erogati e registra il dato di crescita più significativo: +80% nel confronto tra i due semestri del 2025. A seguire, il comparto “Stufe” con il 16% dei volumi, in crescita del +42%, e i prestiti finalizzati relativi a “Bici” con il 6% (in calo del -11%).
Nel nostro Paese sono attivi complessivamente tra i 10.000 e 10.500 dealer green convenzionati, con il segmento “Energia” che esprime il numero più elevato di operatori (4.000–4.500) seguiti dagli “Infissi”, con 3.000–3.500 dealer, un numero in crescita del 6,3% rispetto al 2024.
Un elemento che contraddistingue il comparto è inoltre la buona qualità del credito: secondo gli score CRIF, il 57,9% dei prestiti green si colloca infatti nella classe di rischio basso, il 36,3% in quella media e solo l’1,9% in quella alta. Dati che confermano le opportunità di crescita sostenibile che offre il mercato anche per gli operatori finanziari.
“I nostri dati confermano che il credito green è una componente strutturale del mercato del credito al consumo, in cui clienti sempre più consapevoli utilizzano il finanziamento come leva per accelerare la propria transizione sostenibile. In questo scenario, il sistema bancario e finanziario ha un ruolo abilitante che va oltre la semplice erogazione di credito: accompagnare famiglie e imprese verso scelte sostenibili significa contribuire concretamente alla transizione energetica e ambientale del Paese. È una responsabilità che gli operatori più lungimiranti hanno già fatto propria, e i dati confermano che la sostenibilità può diventare una leva concreta di valore e ulteriore crescita. Gli istituti finanziari possono accelerare e contribuire attivamente al settore green investendo su due direttrici: da un lato l’evoluzione dei prodotti, con nuove offerte sempre più mirate e basate su strategie di pricing/redditività, dall’altro lo sviluppo della rete dealer e delle partnership commerciali, focalizzando l’attenzione su sotto-settori in crescita e ad alto potenziale di finanziamento e cogliendo pienamente l’interesse dei dealer per i prodotti e servizi offerti.” – commenta Antonio Deledda, Executive Director di CRIF.
Fs, Donnarumma: Il Pnrr ha aperto una fase decisiva per le infrastrutture, allo studio modelli alternativi per i finanziamenti
Le progettualità avviate con il PNRR non si esauriscono con la scadenza del Piano e devono essere accompagnate fino al completamento. È questo il messaggio principale lanciato da Stefano Antonio Donnarumma oggi a Roma, agli Stati Generali della Previdenza dei Liberi Professionisti promossi da Adepp al Cinema Barberini. Nel suo intervento, l’AD del Gruppo FS ha definito «strategico, ma direttamente industriale» l’obiettivo di portare fino in fondo i grandi progetti infrastrutturali che hanno conosciuto una forte accelerazione, ricordando che FS è soggetto attuatore del PNRR per circa 25 miliardi. Donnarumma ha ricordato che il percorso, pur complesso, è vicino ai traguardi fissati, ma ha avvertito che «le progettualità del PNRR non sono conclusive». Per questo, ha spiegato, occorre porsi fin d’ora il problema di come garantire continuità agli interventi già avviati, assicurando capacità di finanziamento e pianificazione per opere che richiederanno ancora anni di lavoro. Tra le opere citate figurano la Napoli-Bari, che consentirà in pochi anni di collegare Roma e Bari in tre ore, la chiusura della Tav sul collegamento Torino-Venezia, il Terzo Valico, strategico per ampliare l’accesso ai valichi transalpini a partire dal porto di Genova, e la Salerno-Reggio Calabria, destinata a ridurre di oltre un’ora i tempi di percorrenza. Si tratta, ha sottolineato, di interventi che «valgono miliardi di investimenti», tra risorse già impiegate e risorse ancora da mobilitare, e che richiedono capacità di finanziamento e pianificazione non solo aziendale, ma condivisa con tutti gli enti coinvolti e con la finanza pubblica. Dentro questa cornice, Donnarumma ha ribadito che le infrastrutture restano una leva di crescita per il Paese: «una colonna portante dell’economia italiana», ha detto, richiamando il loro impatto su sviluppo industriale, occupazione e qualità della vita. Le infrastrutture, ha aggiunto, sono «un ecosistema» che comprende porti, aeroporti, autostrade, strade, ferrovie, reti energetiche, acquedotti e telecomunicazioni.
Per Donnarumma, il primo obiettivo è dunque garantire la tenuta di questo programma e del ritmo degli investimenti, che ha già prodotto un forte incremento della filiera. Il riferimento è diretto all’impatto occupazionale: senza nuove gare nei prossimi anni, ha avvertito, «molte decine di migliaia di lavoratori non avrebbero più lavoro». A questo si affianca un secondo fronte, quello della sostenibilità del trasporto ferroviario, da rendere sempre più compatibile con l’ambiente attraverso il proseguimento dell’elettrificazione. Su questo terreno il Gruppo FS, ha ricordato l’AD, è il maggiore consumatore di elettricità sulla rete nazionale, con circa il 2% dell’intero fabbisogno, e per questo non può limitarsi a subire il mercato dell’energia, ma deve viverlo da protagonista, contribuendo anche allo sviluppo delle rinnovabili e a una maggiore indipendenza energetica del Paese. A conferma di questa visione, il vertice del Gruppo FS ha ricordato che nel 2025 gli investimenti complessivi hanno raggiunto oltre 18 miliardi di euro: circa 12,5 miliardi per l’infrastruttura ferroviaria e almeno 4 miliardi per le strade con ANAS. Il Gruppo FS ha aggiunto, impiega quasi centomila persone e sostiene una filiera vasta, composta da imprese di costruzione, aziende impiantistiche, attività di ingegneria e consulenza industriale, strategica e progettuale. Investire in infrastrutture significa quindi sostenere un sistema produttivo articolato, con ricadute diffuse su competenze, lavoro e innovazione.
Donnarumma ha quindi affrontato il tema del finanziamento delle infrastrutture, indicandolo come una delle questioni decisive per il futuro. Richiamando la specificità di FS, Gruppo interamente controllato dallo Stato attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha sottolineato la necessità di sostenere investimenti sempre più consistenti in un contesto in cui occorre realizzare nuove opere e mantenere efficienti e sicure infrastrutture costruite decenni fa. Su questo fronte, l’AD del Gruppo FS ha spiegato che da oltre un anno sono allo studio, nel confronto con le istituzioni competenti, modelli di finanziamento alternativi. Tra le ipotesi richiamate figura un’impostazione vicina a quella delle grandi reti infrastrutturali regolamentate, fino alla possibilità di una struttura di tipo asset company capace di valorizzare una parte degli asset ferroviari e attrarre capitali facendo leva su flussi di lungo periodo e su un profilo di garanzia elevato. Un modello che, ha osservato Donnarumma, potrebbe offrire «rendimenti abbastanza bassi, ma sicuri e di lunga durata» e sostenere investimenti a orizzonte ventennale o trentennale.
Vertice Mit sulla Liguria, stop ai cantieri estivi e avanti su tunnel Valfontanabuona
Riunione operativa ieri al Mit per fare il punto sui principali dossier infrastrutturali della Liguria, a partire dalla progressiva rimozione dei cantieri estivi lungo la rete autostradale ligure, con l’obiettivo di ridurre al minimo i disagi per cittadini, turisti e operatori economici durante il periodo di maggiore traffico. Nel corso dell’incontro è stato anche affrontato il tema del tunnel della Valfontanabuona, opera strategica per il territorio ligure, rispetto alla quale è stato confermato l’avanzamento del percorso tecnico e amministrativo previsto. Al centro del confronto anche il progetto del tunnel subportuale di Genova, infrastruttura ritenuta fondamentale per migliorare la viabilità cittadina e il collegamento con il sistema portuale, oltre alla questione dei ristori per il comparto dell’autotrasporto ligure, impattato negli ultimi anni dai cantieri sulla rete viaria regionale ordinaria e autostradale, interessata quest’ultima da un importante piano di ammodernamento. Alla riunione hanno partecipato il viceministro Edoardo Rixi, l’ad di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana, l’assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone, il sub commissario Carlo De Simone e, in collegamento, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci. L’incontro ha consentito di coordinare le prossime azioni operative tra Governo, Regione e concessionari, confermando la “volontà condivisa di accelerare gli interventi e garantire una gestione più efficiente della mobilità ligure”.
Vertenza Natuzzi: Urso, ora un vero piano industriale per tutelare i lavoratori”. Sindacati: serve una forte regia istituzionale
Alta tensione nella vertenza Natuzzi. Il ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, chiede un vero piano industriale per tutelare i lavoratori, I sindacati chiedono una regia istituzionale forte. Sono le posizioni emerse ieri al tavolo, convocato al Mimit, con l’azienda, le organizzazioni sindacali e le Regioni Puglia e Basilicata, sedi degli stabilimenti del gruppo dell’arredamento di alta gamma. “Vent’anni di ricorso agli ammortizzatori sociali a carico dello Stato rappresentano un’anomalia. La crisi Natuzzi andava affrontata prima, con responsabilità e una reale prospettiva industriale. Ora è necessario voltare pagina. Il tavolo permanente insediato oggi al Mimit dovrà servire a condividere un vero piano industriale, sostenibile e orientato allo sviluppo dell’azienda e alla tutela dei lavoratori”, ha dichiarato Urso che ha evidenziato la necessità di un impegno corale da parte di tutti i soggetti coinvolti, al fine di condividere un percorso credibile di rilancio industriale e occupazionale del Gruppo. “Sul tavolo Natuzzi il Governo continuerà a fare la propria parte, come ha fatto sino ad oggi, per arrivare a una soluzione concreta e condivisa. Dobbiamo voltare pagina rispetto ai decenni passati: vent’anni di cassa integrazione non possono più rappresentare una prospettiva. La cassa integrazione, come ha ricordato il ministro Urso, deve essere uno strumento temporaneo e non la soluzione. Per questo il tavolo deve portarci a un percorso industriale e occupazionale solido. Sulla linea dei risultati ottenuti finora, mai registrati prima, il Governo va avanti con determinazione per salvaguardare sia i lavoratori sia il tessuto imprenditoriale del Paese”, ha dichiarato il sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto, annunciando che “il tavolo permanente è stato aggiornato all’11 giugno al Mimit, giorno nel quale l’azienda illustrerà le linee guida del piano industriale destinato al rilancio del Gruppo”. Sul fronte degli strumenti per il rilancio industriale, infine, Urso ha annunciato che Invitalia sta svolgendo la due diligence sull’azienda, invitando le Regioni Puglia e Basilicata a proseguire sia nel percorso per il riconoscimento del distretto industriale sia nella definizione dell’area di crisi complessa, come concordato nei recenti incontri con i rappresentanti regionali.
“La crisi di Natuzzi non va scaricata sulle lavoratrici e sui lavoratori del Gruppo. Ci vuole una regia istituzionale forte in grado davvero di tutelare il Made in Italy e di fermare le delocalizzazioni”, hanno ribadito le segreterie nazionali dei sindacati di categoria FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs, al termine dell’incontro al Mimit, “Condividiamo l’invito del ministero a tutte le parti – dichiarano i sindacati – sulla necessità di costruire una soluzione condivisa, capace di superare l’attuale situazione di anomalia nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali e di restituire alla vertenza una vera prospettiva industriale. Prendiamo atto dell’interlocuzione in corso tra l’azienda e Invitalia, che abbiamo auspicato da tempo nel confronto con le istituzioni e con l’impresa”.
L’azienda, riferiscono i sindacati, “ha illustrato una serie di iniziative articolate per fasi che, tuttavia, presentano elementi fortemente critici e peggiorativi rispetto alle ipotesi già precedentemente prospettate, tra cui la chiusura di tre stabilimenti. In particolare, destano forte preoccupazione le proposte relative alla sospensione dell’orario di lavoro, all’utilizzo degli impianti e alla fermata temporanea, oggi indicata in 12 mesi, degli stabilimenti di Santeramo PS e Graviscella, con il conseguente spostamento di volumi produttivi all’estero. È una impostazione che respingiamo con forza, perché non si può affrontare la crisi scaricando le conseguenze sulle lavoratrici e sui lavoratori e sul perimetro industriale italiano. Per questo motivo continuiamo a chiedere una regia istituzionale forte, direttamente gestita dal Ministero e dalle Regioni coinvolte, affinché vengano sospese le iniziative aziendali annunciate fino allo svolgimento di un confronto vero con le rappresentanze sindacali dei lavoratori. Noi – aggiungono le 6 sigle sindacali – continueremo a rivendicare scelte fondate sulla tutela dell’occupazione, sulla salvaguardia degli stabilimenti italiani e sulla difesa del futuro industriale del gruppo Natuzzi e dell’intero distretto del mobile imbottito. Quello odierno è stato il primo incontro dopo l’accordo del 19 maggio scorso. Giovedì 4 giugno, presso la sede della Regione Puglia, saranno affrontati i temi relativi al calendario delle sospensioni e agli eventuali incentivi all’esodo. Tale incontro dovrà collocarsi in continuità con l’intesa sottoscritta presso il Ministero del Lavoro e non potrà rappresentare un arretramento rispetto agli impegni assunti. Il prossimo incontro convocato dal Mimit, invece, è stato fissato per giovedì 11 giugno. In quella sede – concludono i sindacati – l’azienda dovrà presentare in modo compiuto il nuovo piano industriale, oggi soltanto accennato”.
Accordo Mase-Cnr per ricerca e formazione su clima, energia e ambiente
Sviluppare un portafoglio di programmi di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e altre iniziative comuni su clima, energia e ambiente: è l’obiettivo di un accordo quadro tra Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e il Cnr, Consiglio Nazionale delle Ricerche, firmato presso la sede del Mase dal ministro Gilberto Pichetto e dal Presidente del Cnr, Andrea Lenzi. L’atto definisce un nucleo di regole e procedure comuni per semplificare la cooperazione tra Mase e Cnr, promuovendo processi di “capacity building” e trasferimento di competenze. Tra le possibili attività comuni menzionate nell’intesa c’è la promozione e il coordinamento di progetti di ricerca su base nazionale e internazionale, la valorizzazione e divulgazione di conoscenze tecnico-scientifiche, la collaborazione sui temi di comune interesse. “Questo importante accordo – spiega il ministro Gilberto Pichetto – ci consente di intensificare il nostro interscambio con l’ente di riferimento della ricerca italiana: sarà un vero valore aggiunto nelle sfide ambientali ed energetiche, che vanno affrontate seguendo le evidenze scientifiche e lo sviluppo di nuove tecnologie”. “Clima, energia e ambiente sono temi al centro dell’impegno dell’intera rete di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’accordo che sigliamo oggi con il Mase, per cui ringrazio il Ministro Pichetto Fratin, sancisce il rafforzamento del ruolo della ricerca scientifica a supporto delle politiche pubbliche, insieme alla volontà di mettere a disposizione del Paese competenze, infrastrutture, dati e risorse per accompagnare la transizione climatica, sostenere la competitività e promuovere lo sviluppo sostenibile”, ha dichiarato il Presidente del Cnr Andrea Lenzi.
Per un’efficace governance dei processi di collaborazione, viene inoltre istituito un Comitato di Coordinamento tecnico tra le parti
A2A inaugura nuovo depuratore nel Bresciano, investiti oltre 50 milioni
A2A ha inaugurato il nuovo depuratore intercomunale di Visano, in provincia di Brescia, destinato a servire i comuni bresciani di Visano, Acquafredda, Isorella e Remedello. Il nuovo impianto, per il quale sono stati investiti oltre 50 milioni di euro considerando anche la realizzazione di oltre 22 chilometri di rete fognaria, sostituisce sistemi non più adeguati agli standard europei e consentirà di eliminare numerosi scarichi non depurati, migliorando in modo significativo la qualità ambientale del reticolo idrico locale. L’opera, si legge in una nota, rappresenta uno degli interventi più attesi nel ciclo idrico provinciale: un’infrastruttura dimensionata per 20mila abitanti equivalenti, progettata per rispondere alle esigenze ambientali del territorio e contribuire al superamento delle procedure di infrazione europee dei Comuni di Remedello, Visano e Isorella. “Il nuovo depuratore di Visano rappresenta un’infrastruttura strategica per tutto il territorio della Bassa bresciana e un passo concreto verso il superamento di criticità ambientali che si trascinavano da molti anni – spiega l’ad di A2A Ciclo Idrico Tullio Montagnoli -. Con questo intervento e il completamento delle opere di collettamento già programmate, i quattro Comuni potranno disporre di un’infrastruttura moderna, efficiente e conforme agli standard europei”. I lavori per il nuovo depuratore sono stati avviati il 19 marzo 2024 e si sono conclusi il 24 marzo, con un investimento complessivo di 18,1 milioni, di cui 11,6 milioni finanziati con il Pnrr. Prosegue intanto il piano di realizzazione dei collettori fognari a servizio dei quattro comuni: l’intervento da oltre 33 milioni di euro prevede la realizzazione di più di 22 chilometri di rete fognaria e 22 stazioni di sollevamento. Il progetto si articola in più lotti operativi, l’ultimo dei quali dovrebbe essere completato entro il 2031. I lavori per il nuovo depuratore sono stati avviati il 19 marzo 2024 e si sono conclusi il 24 marzo 2026. L’investimento complessivo ammonta a circa 18,1 milioni di euro, di cui 11,6 milioni finanziati attraverso il PNRR – Misura M2.C4, Investimento 4.4. “Grazie alle risorse del PNRR messe a disposizione dell’Ufficio d’Ambito, quasi 40 milioni di euro sono stati utilizzati per la realizzazione di nuovi depuratori o per l’adeguamento di impianti esistenti che necessitavano di migliorare il trattamento delle acque – evidenzia il presidente Paolo Bonardi – risolvendo in questo modo le criticità alla base delle infrazioni comunitarie del territorio bresciano e con grande soddisfazione per tutti coloro che hanno preso parte a questa iniziativa”. Il depuratore è stato progettato secondo criteri di massima sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. I processi più odorigeni sono stati confinati all’interno di un capannone chiuso dotato di sistema di deodorizzazione dell’aria tramite biofiltro. Le acque reflue trattate vengono sottoposte a disinfezione con raggi UV, così da consentirne il riutilizzo in agricoltura attraverso lo scarico in un corpo idrico consorziale destinato all’irrigazione. Particolare attenzione è stata riservata anche al tema energetico: l’impianto è infatti dotato di un sistema fotovoltaico dimensionato per coprire integralmente il fabbisogno energetico della struttura, in linea con le più recenti direttive europee in materia di sostenibilità. Contestualmente all’entrata in funzione del depuratore, prosegue anche il piano di realizzazione dei collettori fognari a servizio dei quattro Comuni coinvolti. L’intervento complessivo vale oltre 33 milioni di euro e prevede la realizzazione di più di 22 chilometri di rete fognaria e 22 stazioni di sollevamento. Il progetto si articola in più lotti operativi. Il Lotto 1, relativo a Visano e Acquafredda, è già in corso nei suoi primi stralci e prevede la realizzazione di oltre 7 km di nuova rete fognaria, il cui completamento è previsto nel 2028. Nel biennio 2026-2027 saranno avviati anche gli interventi previsti a Isorella (Lotto 3), con ulteriori 5,7 km di condotte.
Enilive pubblica il nuovo Report di Sostenibilità e il Bilancio 2025
Enilive pubblica il suo nuovo Report di Sostenibilità, Enilive For 2025, insieme al Bilancio al 31 dicembre 2025. Enilive For 2025 illustra l’impegno della società per la transizione energetica ed evidenzia le azioni messe in atto nel corso dell’anno per contribuire ad una progressiva maggiore sostenibilità, sotto il profilo ambientale, sociale ed economico delle attività di produzione, distribuzione e commercializzazione dei vettori energetici, nonché all’offerta dei servizi per la mobilità. Nel 2025 Enilive ha confermato i propri obiettivi di bioraffinazione: raggiungere una capacità di lavorazione di 5 milioni di tonnellate di materie prime biogeniche entro il 2030, con la possibilità di produrre oltre 2 milioni di tonnellate di SAF-biojet (carburante sostenibile per l’aviazione) attraverso asset industriali che includono le bioraffinerie di Venezia e di Gela e la bioraffineria St. Bernard Renewables LLC (joint venture partecipata al 50%) in Louisiana (Stati Uniti d’America) cui si aggiungeranno altri impianti in Italia e all’estero. Il biocarburante diesel HVO prodotto a Venezia e a Gela è disponibile in quasi 1.700 stazioni di servizio Enilive in Europa e, per il trasporto marittimo, nei porti di Ravenna, Genova e Venezia. Una recente sperimentazione con MSC Cruises ha confermato che l’HVO in purezza è utilizzabile per alimentare anche i motori delle navi da crociera, generando una significativa diminuzione delle emissioni di GHG, legata all’origine rinnovabile del prodotto, pari a circa -80% rispetto all’uso del carburante tradizionale.
“Nel 2025 è stato avviato l’impianto di produzione di SAF a Gela, la cui capacità è pari a quasi un terzo della domanda prevista in Europa nel 2025 in conseguenza dell’entrata in vigore del regolamento ReFuelEU Aviation e sono stati avviati i lavori per la costruzione di due nuove bioraffinerie in Asia, mantenendo un’attenzione costante alle tre dimensioni ESG. È stata ampliata la rete delle stazioni di servizio in cui è disponibile il biocarburante diesel HVO, che costituisce una risposta immediata verso la transizione energetica, in quanto soluzione in grado di contribuire da subito alla riduzione, lungo la catena del valore, di emissioni di gas a effetto serra nel settore dei trasporti. Abbiamo lavorato anche per mantenere il nostro forte legame con la quotidianità delle tante persone che ogni giorno si fermano nelle nostre stazioni di servizio. Tutto ciò non sarebbe possibile senza l’enorme capitale di fiducia che ci riconoscono coloro che lavorano per noi e con noi, le clienti e i clienti che ci scelgono, le comunità che ci ospitano nei loro territori e le imprese con cui condividiamo rischi e obiettivi”, scrivono Stefano Ballista e Marco Petracchini, Amministratore delegato e Presidente di Enilive, nella lettera agli stakeholder in apertura del Report di Sostenibilità.
È disponibile online anche il Bilancio al 31 dicembre 2025 di Enilive, che comprende sia il bilancio consolidato, sia il bilancio di esercizio di Enilive S.p.A. Per la società, esempio del modello satellitare di Eni orientato alla creazione di valore attraverso lo sviluppo di business dedicati alla transizione energetica, il 2025 rappresenta un anno di consolidamento e crescita, in cui è stato conseguito l’obiettivo annuale di redditività, con circa 1 mld di euro di EBITDA adjusted a livello consolidato, supportato da una solida performance operativa e dalla continua ottimizzazione dei costi. Gli eccellenti risultati operativi e finanziari dimostrano l’importanza, nel percorso di transizione energetica, sia della capacità di innovazione che della disciplina finanziaria grazie alle quali è stato possibile portare avanti lo sviluppo dell’offerta di soluzioni energetiche competitive, rafforzando al contempo la leadership di Enilive nel business della bioraffinazione e accelerando la diffusione di carburanti a ridotte emissioni per i trasporti. Inoltre, nel corso del 2025, l’investitore KKR ha incrementato la propria partecipazione in Enilive al 30%: una conferma del valore della società e un acceleratore per la diversificazione energetica, la proiezione internazionale e lo sviluppo di partnership strategiche a supporto del percorso di crescita della società.
Sitael, Pertosa: puntiamo alla scena globale, avanti con missioni e alleanze
“L’Europa sta crescendo”. Da Amsterdam, sul palco di SmallSat Europe, la ceo di Sitael, Chiara Pertosa, fotografa il momento di accelerazione dell’industria spaziale continentale e il ruolo sempre più centrale dell’azienda italiana tra nuove missioni Esa, investimenti sulla propulsione elettrica e alleanze internazionali. Con un messaggio a Bruxelles: “La direzione è giusta, ma bisogna andare più veloci”.
“Siamo molto contenti di essere qui”, ha spiegato Pertosa definendo la seconda edizione della conferenza “una testimonianza importante” della crescita del settore spaziale europeo. L’azienda italiana, parte di Angel Holding, arriva all’appuntamento olandese forte anche dei risultati ottenuti sulla propulsione elettrica, tecnologia destinata a diventare sempre più decisiva nella nuova economia orbitale. Solo pochi giorni fa l’azienda ha portato a Bari la Space Propulsion Conference, riunendo nel capoluogo pugliese circa 850 esperti internazionali del settore. “La propulsione elettrica è una tecnologia abilitante per tutte le missioni”, ha sottolineato la manager nota come la signora dello spazio, rivendicando un piano industriale costruito “su basi solide” grazie agli investimenti realizzati negli ultimi anni, anche attraverso il Pnrr e le nuove Space Factory di Pisa e Mola di Bari, dedicate rispettivamente alla propulsione e ai satelliti. “Adesso stiamo capitalizzando quegli investimenti – ha spiegato Pertosa -. Abbiamo una roadmap di progetti da realizzare nel prossimo futuro grazie al fatto che abbiamo investito prima”.
Sul fronte europeo, la ceo ha promosso la strategia avviata dalla Commissione europea per rafforzare l’autonomia tecnologica continentale nello spazio e nella difesa, citando i nuovi investimenti annunciati da Bruxelles. “La direzione è giusta, ma adesso è il momento di implementare la strategia e andare più veloci”, ha osservato, auspicando soluzioni rapide anche per tagliare il vero ostacolo, “la troppa burocrazia”.
Itabus compie 5 anni, 8 mln di passeggeri trasportati
Sono passati esattamente 5 anni dal primo viaggio su strada di Itabus. Un percorso in continua espansione, che anno su anno ha registrato risultati positivi.
I soci fondatori e tutti gli investitori hanno sempre creduto fermamente nel progetto Itabus. Un nuovo concetto di viaggio su gomma per la lunga percorrenza, che ha offerto un modello capace di integrarsi anche con le altre forme di trasporto, servendo aeroporti, porti e stazioni Alta Velocità. Proprio con i treni AV, dal 2023, entrando a far parte del Gruppo Italo, nuovi servizi intermodali per garantire connessioni tra grandi città come Milano, Torino, Bologna e Roma a mete turistiche gettonate che richiamo turisti da tutto il mondo quali Pompei, Sorrento o il Lago di Garda. Dal 2021 ad oggi Itabus ha trasportato 8 milioni di passeggeri (ogni bus ha massimo 73 posti), ha percorso oltre 100 milioni di bus chilometri, registrando di anno in anno una crescita della produzione pari al 20%. Oggi Itabus offre oltre 4mila tratte servite con più di 120 destinazioni (quasi raddoppiate dall’avvio del servizio), garantendo una copertura capillare del territorio e offrendo una frequenza costante sulle principali tratte: 52 viaggi al giorno tra Roma e Napoli, 30 tra Roma e Firenze, 22 tra la Puglia e Napoli/Roma, 20 sulla Roma – Milano. Un network che si estende dalla Sicilia al Piemonte, toccando grandi città e piccoli centri urbani con grande domanda di trasporto, che a partire dal 2024 ha varcato i confini nazionali. Oggi Itabus connette dall’Italia numerose località estere tra cui Parigi, Lione, Grenoble, Montpellier, Perpignan, Barcellona, Zurigo e Lubiana. Grazie ad una flotta di proprietà, con 100 mezzi MAN – tutti alimentati con il diesel HVOlution di Enilive, un biocarburante al 100% da materie prime rinnovabili – Itabus negli anni ha costruito un ventaglio di servizi ancillari per i viaggiatori, fino a lanciare di recente il proprio programma fedeltà. Per il futuro l’obiettivo è continuare a crescere, a partire già dalla prossima stagione estiva: nuovicollegamenti in direzione delle principali destinazioni balneari italiane ed integrazione delle mete turistiche stagionali con le direttrici nazionali ad alta domanda. Sicilia, Puglia, Calabria e Campania saranno interessate dal potenziamento di collegamenti e dall’introduzione di nuove fermate stagionali (Taormina, Cefalù, Gallipoli e molte altre) per guidare gli spostamenti interni degli italiani ed accompagnare in vacanza i tanti turisti stranieri. “Siamo solo agli inizi di questa avventura. Dopo soli 5 anni di viaggio abbiamo raggiunto già risultati soddisfacenti. Ad oggi viaggiamo in tutte le fasce della giornata, notte compresa, e raggiungiamo centri strategici in Italia e all’estero. Abbiamo introdotto nel corso del tempo sinergie con treni e navi. Negli anni abbiamo costruito un network in grado di rispondere alle esigenze di viaggio dei passeggeri, offrendo un ventaglio di offerte accessorie. Per il futuro gli obiettivi principali sono: continuare ad espandere il network e la frequenza in Italia, dove ormai abbiamo un’ottima capillarità, ed incrementare le rotte internazionali, servendo sempre più nazioni, accrescendo il numero di servizi, destinazioni e viaggiatori” dichiara Francesco Fiore, amministratore delegato Itabus.
Mobilità elettrica, a Padova nasce l’Hub del futuro: Atlante e Dolomiti Energia inaugurano una stazione di ricarica alimentata da energia solare
Atlante, player di riferimento nel settore della ricarica rapida e ultra-rapida per veicoli elettrici, inaugura il primo “Atlante Green Charging Hub” d’Italia. Non solo una stazione dedicata ai cittadini, ma un ecosistema tecnologico che integra fotovoltaico, batterie di accumulo, gestione intelligente dell’energia e — in collaborazione con Dolomiti Energia — accesso ai mercati dell’energia e ai servizi di bilanciamento. Situato al capolinea Nord della linea tramviaria di Padova, l’hub opera come un vero e proprio nodo energetico, capace di produrre, immagazzinare e distribuire in modo intelligente energia rinnovabile, dialogando con la rete nazionale e offrendo ricarica rapida e ultra-rapida agli e-driver della città. Questa sinergia è al centro della partnership con Dolomiti Energia, che supporta Atlante nell’accesso ai mercati grazie alle proprie competenze nel trading energetico e al focus sulle rinnovabili. Progettato come modello per le stazioni di ricarica del futuro, questo Atlante Green Charging Hub offre 44 punti di ricarica rapida e ultra-rapida (da 44kW a 150kW), un sistema di accumulo a batteria (BESS) da 558kWh / 250kW e una pensilina fotovoltaica da 250kWp che genera energia sostenibile direttamente in loco. La strategia di Atlante si fonda sul principio della generazione distribuita: in contesti urbani, dove lo spazio è limitato e risulta complesso installare sistemi di accumulo di grandi dimensioni, batterie compatte e gestite in modo intelligente diventano fondamentali. Questa ottimizzazione fornisce flessibilità e capacità di bilanciamento necessarie per supportare la crescente penetrazione delle rinnovabili e la domanda crescente proveniente dalla mobilità elettrica nelle città. A coordinare queste componenti il sistema di gestione dell’energia, che bilancia dinamicamente produzione solare, accumulo e prelievo dalla rete per garantire efficienza, sostenibilità e flessibilità. Grazie a questa infrastruttura, la stazione può ricaricare i veicoli con energia solare quando disponibile, ridurre la dipendenza dalla rete durante le ore di picco, fornire elettricità pulita anche di notte o in condizioni metereologiche avverse, oltre a generare risparmi sui costi energetici che si traducono in tariffe più competitive per gli e-driver. Grazie alla collaborazione con Dolomiti Energia, la batteria presente all’interno dell’Atlante Green Charging Hub diventa asset chiave per i mercati energetici italiani. Integrato nel portafoglio di trading di Dolomiti Energia, il sistema di accumulo verrà utilizzato per testare strategie innovative di flessibilità e arbitraggio, sui mercati dell’energia e di bilanciamento, sia a livello nazionale (gestiti da Terna) sia locale (gestiti dai distributori di rete). L’iniziativa rappresenta una delle prime applicazioni reali in Italia di energy trading tramite storage behind-the-meter all’interno di una stazione di ricarica. Questo progetto mira a esplorare nuovi modelli economici, tecnici e operativi per lo storage distribuito, dimostrando come le infrastrutture di ricarica di nuova generazione possano contribuire alla stabilità della rete e favorire l’integrazione delle rinnovabili e creare nuove opportunità di ricavo per gli operatori di ricarica. Riunendo servizi di fastcharging, produzione solare, accumulo energetico e partecipazione ai mercati in un unico hub integrato, l’Atlante Green Charging Hub di Padova stabilisce un nuovo riferimento in Italia. Mostra come le stazioni di ricarica del futuro possano diventare piattaforme multiservizio a beneficio non solo dei conducenti, ma dell’intero ecosistema energetico. Atlante intende replicare questo modello, sviluppando progressivamente una rete capillare di siti di ricarica che uniscono sostenibilità, innovazione tecnologica e funzionalità di supporto alla rete.“Per Atlante, innovazione e sostenibilità vanno di pari passo,” ha dichiarato Stefano Terranova, ceo di Atlante. “L’Atlante Green Charging Hub di Padova racchiude la nostra visione della mobilità elettrica: una stazione che produce, immagazzina e persino valorizza l’energia rinnovabile, contribuendo attivamente alla resilienza del sistema elettrico – offrendo al contempo una ricarica conveniente e competitiva per gli automobilisti elettrici. La nostra collaborazione con Dolomiti Energia rappresenta un passo importante verso il futuro della mobilità integrata e delle soluzioni di accumulo energetico nel Sud Europa.” “Vogliamo essere un partner strategico e affidabile, ha dichiarato Maurizio Lancerin, Direttore Energy Management di Dolomiti Energia, per coloro che ci scelgono per affrontare le sfide della transizione energetica. Mettiamo a disposizione le nostre competenze e il nostro portafoglio di servizi per abilitare la transizione energetica per i nostri partner/clienti per contribuire tutti insieme a rendere più forte il Paese, favorendo la competitività e la sicurezza energetica, accompagnando i nostri partner in ogni fase del percorso di trasformazione”.
Riforma porti, Consalvo (Porto Trieste): la partita è tutta aperta
La riforma dei porti “è talmente ampia che ci sarà poi nelle varie sedi, soprattutto parlamentari, la possibilità di andare nel dettaglio e anche noi come presidenti portuali dare dei suggerimenti. Poi sono scelte politiche. E’ chiaro che fare delle analisi, avere la possibilità di dare un contributo su questa riforma è importante. E’ una partita tutta aperta il cui l’orientamento è stato dato, ma mi sembra che anche il promotore, cioè il viceministro Rixi, ha detto che è tutto ancora da scrivere”. Lo ha affermato il presidente del Porto di Trieste, Marco Consalvo, a margine della presentazione della 58/a edizione della Barcolana, oggi a Trieste. Rispondendo poi a chi gli chiedeva quali fossero le principali preoccupazioni per lo sviluppo del Porto a fronte delle tensioni geopolitiche e delle guerre in corso, Consalvo ha osservato che “ormai dobbiamo ragionare su un mondo instabile”. “Il ruolo che deve avere il Porto – ha spiegato – è realizzare infrastrutture, connessioni logistiche ed essere competitivo. Poi certo non influenziamo le crisi internazionali, le possiamo interpretare. Però il vero obiettivo è accelerare sulle infrastrutture e sulla logistica”.
Riforma porti, Federlogistica: migliorarla nell’iter parlamentare
“Se l’obiettivo di arrivare a una regia nazionale della programmazione appare una priorità assolutamente condivisibile per coordinare gli investimenti, appare tuttavia opportuno approfondire ulteriormente il tema dello strumento attraverso il quale tale funzione dovrebbe essere esercitata, valutando se ciò possa avvenire attraverso una società per azioni oppure mediante un rafforzamento della struttura ministeriale o di una specifica agenzia”. Lo afferma Davide Falteri, presidente di Federlogistica. “Di contro, una società potrebbe rappresentare una soluzione particolarmente efficace qualora fosse dedicata esclusivamente alle grandi opere infrastrutturali, ai dragaggi e ai programmi di sviluppo e riconversione dei waterfront”. “Riteniamo inoltre importante – prosegue – una più chiara definizione delle modalità di integrazione tra portualità e logistica, alla luce del ruolo sempre più centrale assunto dalla filiera logistica e dei profondi cambiamenti che il settore ha conosciuto negli ultimi dieci anni. Programmazione e pianificazione devono rappresentare l’obiettivo prioritario da perseguire in una visione moderna e integrata del sistema portuale nazionale. Anche il rapporto tra la nuova entità e le AdSP, attraverso i contratti di programma, merita ulteriori valutazioni affinché non si determinino appesantimenti procedurali o rallentamenti nella realizzazione delle opere, mentre sarebbe auspicabile poter consolidare modelli operativi ispirati all’efficacia dimostrata dalle strutture commissariali nelle opere strategiche. Ciò che auspichiamo è che il nuovo assetto possa garantire alle AdSP adeguate risorse finanziarie e strumenti operativi efficaci, evitando che le difficoltà derivanti dall’aumento dei costi delle materie prime possano tradursi in ulteriori oneri per concessionari e operatori portuali, con possibili ripercussioni su tasse portuali e canoni demaniali”.
“Pensiamo inoltre – conclude Falteri – che il testo possa essere ulteriormente arricchito con norme orientate alla semplificazione delle attività delle AdSP e al rafforzamento della loro autonomia gestionale e operativa.Da parte nostra, con il massimo spirito collaborativo, in sede di audizione presso le competenti Commissioni parlamentari illustreremo le nostre proposte, con l’auspicio che possano contribuire a un percorso condiviso e a una approvazione della riforma con il più ampio consenso possibile”.
Propensione al risparmio: cresce più al Nord meno al Sud in cinque anni. Effetto smartworking
Cresce la propensione al risparmio degli italiani, in cinque anni la quota di reddito disponibile messa da parte dalle famiglie è passata dal 7,55% nel 2019 all’8,28% nel 2024. Ma al Sud l’incidenza si è fermata al 6,08% nel 2024 a fronte del 5,67% nel 2019, mentre al Nord è arrivata al 9,73% (contro l’8,5% nel 2019) con punte del 10,46% al Nord ovest (9,72% nel 2019). Biella si conferma nel 2024 la “capitale” più vocata al risparmio (14,37%), seguita sul podio da Asti (12,79%) e Vercelli (12,53%). Mentre maggiori difficoltà si riscontrano a Crotone che chiude la classifica (4,30%), tallonata da Siracusa (4,37%) e Ragusa (4,51%). Nel complesso, la maggiore diffusione dello smartworking aumenta la capacità di risparmio: i lavoratori hanno accantonato il 9,45% delle proprie entrate nel 2024 nei territori dove la quota del lavoro da “remoto” è stata maggiore rispetto alla media nazionale, contro il 7,67% messo da parte dai lavoratori dove il ricorso a questo strumento è stato più basso. È quanto emerge da un’analisi realizzata da Unioncamere e dal suo Centro Studi Guglielmo Tagliacarne che quantifica il risparmio delle famiglie consumatrici 1 e la relativa loro propensione al risparmio 2 a livello provinciale nel 2024.
“Il risparmio si presenta territorialmente più concentrato rispetto al reddito delle famiglie. Le prime quindici province per ammontare complessivo del risparmio assorbono, infatti, circa il 50% di tutto questo aggregato, ovvero 4,4 punti percentuali in più rispetto a quanto si riscontra per il reddito disponibile”, ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne secondo cui “ancora oggi il risparmio è un fenomeno che caratterizza la provincia minore: la dimensione demografica media delle prime dieci province con maggiore propensione al risparmio è del 20% inferiore a quelle delle ultime dieci. Nel corso dell’ultimo quinquennio – ha aggiunto Esposito- è aumentato il differenziale della propensione al risparmio tra Mezzogiorno e resto del Paese, nonostante un recente miglioramento della capacità di risparmio del Sud. A pesare non è solo il minor livello di reddito pro-capite meridionale, ma anche l’incremento più sostenuto dei prezzi nell’area che, a parità di altre condizioni, ha determinato un aumento del valore della spesa e, conseguentemente, una riduzione della possibilità di accantonare risorse”.
Il Piemonte si attesta in cima alla graduatoria della propensione al risparmio (10,70%), piazzando tutte le sue province nelle prime dieci posizioni. Seguono nel “medagliere” la Lombardia 10,46% e l’Emilia-Romagna 10,14% che scalza dal podio la Liguria terza nel 2019. Le famiglie fanno, invece, più fatica ad accantonare risorse in Sicilia 5,05%, Sardegna 5,29% e Calabria 5,91%.
Sono del Nord le prime 21 province della classifica della propensione al risparmio delle famiglie italiane nel 2024. Bisogna scorrere fino alla 22esima posizione per trovare la prima provincia del Sud, rappresentata da Avellino (9,65%), e, addirittura, fino al 36esimo posto per trovare la prima provincia dell’Italia Centrale, costituita da Ancona (8,52%). Mentre, al contrario, sono tutte meridionali le province che occupano le ultime sedici posizioni della graduatoria chiusa da Crotone. Segno di una evidente difficoltà delle famiglie del Mezzogiorno a mettere da parte un “tesoretto” da utilizzare in prospettiva di esigenze future. I milanesi hanno risparmiato a testa in media 3.920 euro nel 2024, oltre il doppio della media nazionale (1.918 euro) e quasi il quadruplo di quella meridionale (1.081 euro), e circa sei volte il valore pro-capite messo da parte dai crotonesi (686 euro) fanalino di coda. Non a caso in Lombardia si concentra più di un quarto del risparmio complessivo maturato dagli italiani nel 2024, capitanata da Milano (11,25%). Seguono a distanza sul podio Roma (7,27%) e Torino (5,29%). Ad incedere positivamente sulla capacità di risparmio della popolazione è anche lo smart working. Dove è maggio re la quota di occupati che lavorano da casa rispetto alla media nazionale 3 , i lavoratori hanno messo da parte 2.697 euro a testa nel 2024 (erano 2.066 nel 2019) contro i 1.615 euro accantonati mediamente dai lavoratori laddove l’incidenza è più bassa (1.219 nel 2019).
Nuova operazione residenziale per Yeldo a Roma
Yeldo, gruppo europeo attivo nella strutturazione di operazioni di finanziamento immobiliare di livello istituzionale, annuncia una nuova operazione nel mercato residenziale romano, rafforzando la propria presenza nel Centro Italia con un investimento nel quartiere di Fonte Laurentina, nella zona sud di Roma. Yeldo ha strutturato un finanziamento tramite senior bond garantito per un importo complessivo fino a 13 milioni di euro suddiviso in 3 tranche, di cui la prima e più consistente già erogata, con durata 30 mesi. Il deal è finalizzato all’acquisizione di due lotti contigui e al successivo sviluppo di un complesso residenziale composto da 87 unità abitative, oltre a 44 box e posti auto e 27 cantine, per una superficie commerciale complessiva di circa 6.600 mq. Il progetto, con un valore complessivo di circa 24 milioni di euro, ha già ottenuto i necessari permessi edilizi e prevede la realizzazione di un intervento residenziale moderno, rivolto a una domanda abitativa stabile e con elevate prospettive di assorbimento. L’avvio dei lavori è previsto nel corso del 2026, con completamento nel 2028 e dismissione dell’investimento tramite vendita frazionata delle unità residenziali. L’asset è situato a Roma in un contesto urbano in forte sviluppo, nel Municipio IX, ben collegato al centro città grazie alla vicinanza al Grande Raccordo Anulare e alla linea metropolitana Laurentina, oltre che ai principali nodi infrastrutturali della Capitale, inclusi gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino. Inoltre, il contesto beneficia della prossimità a rilevanti poli attrattivi quali l’Università Campus Bio-Medico di Roma e il relativo ospedale, nonché al Centro Commerciale Maximo e a molteplici aree verdi, che ne rafforzano ulteriormente l’attrattività e la vivibilità. L’area è caratterizzata da una popolazione prevalentemente giovane e dinamica e da valori di mercato in crescita, a supporto della sostenibilità commerciale del progetto. Gli sponsor dell’operazione sono Impredo, sviluppatore e general contractor con oltre 10 anni di esperienza nel mercato immobiliare residenziale italiano e un ampio track record di progetti attivi, e Cobblestone, realtà specializzata in operazioni di finanza immobiliare con focus sul mercato romano. Antonio Borgonovo, ceo e Founder di YELDO Group, ha dichiarato: «Questa operazione conferma il nostro approccio selettivo e prudente al mercato immobiliare, che privilegia progetti con fondamentali solidi, sponsor con track record consolidati e strutture finanziarie in grado di offrire un’elevata protezione del capitale. Roma rappresenta un mercato con dinamiche residenziali molto interessanti, soprattutto in aree in forte espansione come Fonte Laurentina».
Nhood a Mapic Italy 2026: progetti, innovazione e nuovi servizi per il commercial real estate
Nhood, società internazionale di servizi immobiliari specializzata nel commercial real estate, in occasione di MAPIC Italy 2026, l’appuntamento di riferimento per il retail real estate, presenta i risultati raggiunti a livello globale e sul mercato italiano nell’ultimo anno, insieme ai nuovi progetti di sviluppo in atto con l’ambizione di ridefinire la centralità del retail in Europa. Nel 2025 Nhood ha consolidato il proprio posizionamento europeo nella gestione e valorizzazione di asset retail e mixed-use, accompagnando l’evoluzione dei centri commerciali in destinazioni multifunzionali sempre più integrate con servizi, food, leisure, salute e funzioni urbane. A conferma di questa strategia, in Europa Nhood ha registrato oltre 608 milioni di visitatori annui nei 464 asset retail gestiti, con 1.215 nuovi contratti di locazione firmati (+15%) e un occupancy rate del 95%. Risultati positivi anche in Italia, dove sono state 362 le operazioni leasing gestite tra rinnovi, rilocalizzazioni e ottimizzazioni contrattuali, e 1.097 quelle di specialty leasing. I centri in gestione a Nhood hanno registrato complessivamente 130 milioni di visitatori. L’acquisizione, da parte della divisione francese, di SCC France, storico operatore del settore, ha rafforzato la presenza di Nhood nel mercato dei servizi conto terzi e ampliato la capacità operativa del Gruppo a livello europeo. Per Nhood il valore di un asset non si misura più esclusivamente in metri quadrati, ma nella sua capacità di generare valore per le persone e i territori. In questa direzione si inserisce l’ampliamento dell’offerta verso nuove verticalità, tra cui uffici, logistica e Food & Beverage, anche attraverso l’acquisizione di Tomorrow Food e Stereograph. Tomorrow Food si occupa della progettazione e dello sviluppo di concept ristorativi, supportando ristoratori indipendenti e gruppi alberghieri. Dal 2020 affianca inoltre operatori del real estate commerciale, promotori immobiliari ed enti locali nella definizione e valorizzazione dell’offerta Food & Beverage all’interno di diversi asset. Stereograph è invece una società francese specializzata nello sviluppo di soluzioni software e servizi ad alto valore aggiunto nel campo del digital twin, applicato alla gestione e ottimizzazione di edifici e infrastrutture. “Il nostro lavoro non consiste più semplicemente nel gestire immobili, ma nell’orchestrare la performance complessiva dei luoghi. In cinque anni abbiamo trasformato il property management da una logica patrimoniale a una logica d’uso: è questa evoluzione che oggi genera valore sostenibile e duraturo per clienti, brand e territori”, conclude Manuel Teba, Managing Director Property Management di Nhood.
Nel primo semestre dell’anno Nhood ha lanciato in Italia eLeaseLoop, la prima piattaforma internazionale digitale che accelera la commercializzazione degli spazi temporanei nelle gallerie. La soluzione consente a proprietari e operatori di gestire in un unico ambiente digitale tutte le fasi del processo – ricerca degli spazi disponibili, invio delle richieste, firma dei contratti, pagamenti e fatturazione – con il supporto strategico dei team Nhood. Nello stesso periodo, inoltre, è nata la Retail Agency, la nuova divisione dedicata all’intermediazione immobiliare retail che segna l’ingresso strutturato di Nhood nel segmento High Street e Retail in Town, ampliandone ulteriormente l’offerta di servizi. Infine, la società presenta a MAPIC Italy gli avanzamenti di tre progetti rappresentativi della strategia integrata di Property e Leasing Management. “Il mercato italiano sta dimostrando grande resilienza e capacità evolutiva, soprattutto nei contesti in cui gestione attiva degli asset e qualità del tenant mix operano in maniera integrata. In questo scenario vogliamo rafforzare ulteriormente il nostro posizionamento come partner strategico per lo sviluppo commerciale, mettendo a sistema competenze locali e visione europea. Le innovazioni introdotte nel 2026 vanno esattamente in questa direzione: semplificare i processi, ampliare le opportunità per i brand e accompagnare il mercato verso nuovi standard di efficienza, trasparenza e scalabilità”, dichiara Anand Remtolla, Chief Commercial Officer di Nhood Italia.
Stadio Roma, depositato un nuovo ricorso al Tar su pubblico interesse e Vas
E’ stato depositato un ulteriore ricorso presso il Tar del Lazio finalizzato a richiedere l’annullamento di diversi provvedimenti amministrativi chiave legati all’opera. L’obiettivo è l’annullamento della procedura di verifica assoggettabilitá a Vas; della delibera dell’Assemblea Capitolina dello scorso marzo sul pubblico interesse; di tutti gli altri atti e provvedimenti connessi.
Sardegna, piano energetico regionale: la Giunta approva il documento preliminare
La Giunta regionale ha approvato nella seduta odierna, su proposta dell’assessore dell’Industria Emanuele Cani, il Documento preliminare di aggiornamento del Piano Energetico Ambientale della Regione Sardegna (PEARS), il Documento di scoping e la Valutazione d’incidenza ambientale.
“Si tratta di una tappa molto importante, abbiamo mantenuto gli impegni presi e ora abbiamo a disposizione tutti gli elementi per trarre delle valutazioni, sulla base degli scenari che il Piano ci mette a disposizione, individuando quello più in linea con gli obiettivi strategici che la Regione intende perseguire in materia energetica e ambientale”, sottolinea l’assessore Cani. “Inoltre – spiega – prenderà ora il via la fase di consultazione preliminare, durante la quale tutti i soggetti competenti potranno presentare i propri contributi”. La definizione delle ipotesi di scenari del sistema energetico rappresenta uno dei momenti fondamentali nell’attività di pianificazione, poiché consente di delineare quale sia l’impatto delle azioni programmate, grazie all’uso di specifici indicatori.
La redazione del Documento preliminare di aggiornamento del PEARS ha inoltre consentito la definizione del rapporto preliminare sui possibili impatti ambientali significativi riconducibili all’attuazione del Piano, il cosiddetto Documento di scoping, da sottoporre all’attenzione dei soggetti competenti in materia ambientale, nonché di redigere il documento di Valutazione d’incidenza ambientale. L’iter prevede ora l’invio del Documento di scoping all’Assessorato dell’Ambiente, che provvederà successivamente a trasmetterlo agli altri soggetti competenti.