ENERGY SQUARE
Elettrificazione, nuova fiscalità, rinnovabili, reti, riforma di oneri, sussidi e contratti Ppa e Cfd: imprese e istituzioni scuotono la politica sulla crisi energetica
IN SINTESI
Basta guardare il grafico di copertina di questo articolo per leggere l’impatto della crisi del Golfo sull’Italia e il resto dell’Ue. Risultato, paghiamo l’elettricità con prezzi all’ingrosso più alti degli altri grandi Paesi. Ma non solo. A determinare la gravità della nuova crisi energetica, però, sono tanti fattori. A metterli in fila, il rapporto elaborato dal think tank Energy Square e discusso in un primo dialogo multilaterale a Firenze, venerdì. Una fiscalità energetica che penalizza il vettore elettrico rispetto al gas, un mercato elettrico che non trasferisce ai consumatori il basso costo marginale delle rinnovabili con il prezzo finale ancorato al gas, infrastrutture di rete e di accumulo insufficienti, una domanda rigida, poco reattiva ai segnali di prezzo, e un ritardo strutturale nell’elettrificazione degli usi finali (trasporti, edifici, industria). Di qui, una serie di soluzioni che vanno dalla spinta definitiva sulle rinnovabili al rafforzamento delle infrastrutture di rete, passando per forti ritocchi alla fiscalità e ai contratti di approvvigionamento.
I problemi del sistema Italia
Andando a sviscerare queste cinque fratture, il rapporto ricorda anzitutto che l’Italia paga più di tutti il ritardo nell’elettrificazione, soffrendo dei costi più alti della media europea. Questo, proprio perché il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è determinato dal gas naturale per oltre il 70%. Questa dipendenza dalle fonti fossili si ripercuote in bolletta e quindi in Inoltre, a fronte di circa 700 TWh/anno di domanda utile, oltre 1.000 TWh/anno vengono dispersi sotto forma di calore di scarto.
La seconda fragilità italiana riguarda la fiscalità energetica. Il rapporto tra prezzo del kWh elettrico e prezzo del kWh gas è più sfavorevole all’elettrico rispetto a quasi tutti i Paesi europei e ai principali competitor internazionali, deteriorando il vantaggio di passare ad auto elettriche e pompe di calore. Terza stortura è quella che vede le rinnovabili crescere ma non ancora a livelli tali da trasferirne i benefici ai consumatori finali. “Oggi – spiega il paper – il mercato elettrico remunera l’intera energia al prezzo dell’impianto necessario a soddisfare l’ultima quota di domanda, che, per costruzione, è il più costoso tra quelli chiamati a produrre. Questo meccanismo funziona bene per l’operatività di breve periodo, ma non basta più da solo in un sistema in cui cresce il peso delle tecnologie a basso costo marginale”.
La quarta vulnerabilità tipica del sistema energetico italiano è quella delle reti e degli accumuli che ad oggi non garantisce stabilità di trasmissione e distribuzione. Infine, c’è il problema della domanda e quindi dei consumi energetici. Qui, la parola chiave è flessibilità.
Le soluzioni
Le risposte pensate e messe in fila sono in tutto 20, alcune ben note e altre meno. Tutte, però, finora sono rimaste inascoltate. Tra quelle di breve periodo, ad esempio, troviamo la necessità di un riequilibrio graduale di accise e oneri tra elettricità e gas per i medesimi usi finali, di riforma dei sussidi ambientalmente dannosi, una gestione trasparente e inclusiva dei proventi della transizione, il rafforzamento del bonus sociale automatico, la definizione di calendari credibili per le aste rinnovabili e per gli stoccaggi, l’attuazione rapida delle aree di accelerazione e delle connessioni flessibili, nonché un rafforzamento della vigilanza sui mercati e una maggiore diffusione di prezzi dinamici e contratti più aderenti ai costi reali del sistema. Tra le proposte operative sulle reti viene esplicitata la necessità di accelerare il Piano di Sviluppo Terna 2025–2034 tramite procedure semplificate, corsie prioritarie e termini temporali vincolanti per gli enti locali. Nonché di potenziare le interconnessioni elettriche europee come componente della sicurezza energetica.
Nel medio-lungo periodo, invece, serve una riforma graduale dei sussidi ambientalmente dannosi, un quadro integrato tra Ppa e CfD che accompagni la crescita delle rinnovabili senza soffocare il mercato, una pianificazione coordinata di reti, accumuli e interconnessioni, una regolazione più orientata alle performance e un pieno accesso della domanda flessibile ai mercati dei servizi di sistema. Lavorando sulle aste, ad esempio, si stima che si possa raggiungere l’obiettivo di installare 15 GW all’anno bilanciando fotovoltaico ed eolico. Entro il 2030, questo può portare a un risparmio annuo di oltre 2 miliardi di euro, dimezzando le importazioni di gas per il termoelettrico.
La discussione tra imprese, politica, istituzioni
Come si è discusso di tutto questo a Firenze? In maniera molto franca e diretta. Come detto, parliamo di problemi e soluzioni per lo più noti da tempo ma sui quali si continua a non intervenire. Come sull’efficientamento energetico edilizio, per esempio. Che, è stato fatto notare al tavolo, vede l’Italia ferma nel recepimento della direttiva Case green. O come sugli iter autorizzativi degli impianti rinnovabili, per i quali persiste il problema delle operazioni di Via e di qualità dei progetti presentati che ingolfano i lavori della commissione. Oltre a contribuire, insieme all’ostruzionismo dei territori, al ritardo degli obiettivi Fer 2030 esplicitati dal Pniec.
Stallo anche sulle concessioni idroelettriche, sul cui rinnovo il governo continua ad ignorare la clausola Pnrr che vuole la messa a gara nel rispetto delle regole Ue. Governo che, invece, continua a puntare sul cosiddetto nuovo nucleare, ben conscio di non poterlo utilizzare prima di dieci-quindici anni. Infine, c’è il tema della sete energetica delle nuove tecnologie digitali come l’intelligenza artificiale.
Bene, dunque, un dialogo così aperto. Non sarà l’unico, ha annunciato il think tank Energy Square. L’obiettivo vero, però, è tradurre questi paper in qualcosa di concreto. La sfida è tutta nelle mani di chi decide.