LE REAZIONI AL PIANO CASA

Fillea: risorse scarse, per raggiungere l’obiettivo dei 100 mila alloggi servono 30 mld. Rischio che sia solo propaganda

07 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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Per mettere in campo 100 mila alloggi serve un piano di medio-lungo periodo, che preveda un investimento di più di 30 miliardi. Il Governo non si assume la responsabilità di risolvere il problema ma decide di scaricarlo, per certi versi regalarlo, alla gestione dei privati. E’ una bocciatura senza appello quella che arriva dalla Fillea Cgil al piano casa varato dal governo. A pronunciarla è il segretario generale della categoria degli edili, Antonio Di Franco, a valle di una prima analisi delle bozze del provvedimento. Analisi che fissa un’unica certezza: la scarsezza delle risorse. “Anche le uniche che sembravano certe, i 970 milioni di euro previsti nell’ultima legge di bilancio per edilizia residenziale pubblica, risultano spendibili ed esigibili nei prossimi cinque anni. Per mettere in campo davvero 100 mila alloggi serve un piano dimedio-lungo periodo, che preveda un investimento di almeno 30 miliardi”, sottolinea Di Franco. “Altre risorse citate in conferenza stampa, fanno riferimento alle disponibilità finanziarie in particolare dei comuni che in questo momento in molte realtà risultano più coraggiose e determinate dell’esecutivo Meloni come Bologna, Firenze, Napoli”, evidenzia richiamando, peraltro, l’allarme cui hanno dato voce i Comuni, in questi giorni, come la sindaca di Firenze, Sara Funaro. Inoltre, “Sull’edilizia residenziale pubblica – aggiunge il segretario degli edili – sembra quasi che gli enti gestori di questo patrimonio, debbano anticipare la spesa. Se così fosse siamo in presenza dell’ennesima beffa che non darà risposte ad una emergenza nazionale, ma che andrebbe affrontata in chiave sociale e in ottica di politica industriale”. Anche su questo fronte, è da ricordare che anche Federcasa aveva posta la questione, sottolineancdo la necessità di fare chiare.

“La casa è un motore economico e sociale capace di rispondere al disagio abitativo, alla mancanza di alloggi per studenti, alla carenza di manodopera laddove c’è domanda e infine rappresenta una risposta alle tante crisi industriali del sistema manifatturiero del Paese”. Quindi, “senza una visione complessiva ed un approccio economico di questo tipo è difficile che le promesse del Governo possano realizzarsi. Per mettere in campo davvero 100 mila alloggi serve un piano di medio-lungo periodo che preveda un investimento di più di 30 miliardi, tenendo in considerazione impennata dei costi energetici e dei materiali”. Altro vulnus del provvedimento è dato dal fatto non si affronta “il tema centrale che molti hanno provato a risolvere: definire la c.d. matrice trasparente del costruito, ovvero qual è il prezzo al m2 delle nuove costruzioni e delle ristrutturazioni. Tanti titoli in questo decreto, poca sostanza e confusione rispetto alle procedure e ai livelli di governance. Se dovesse essere confermato l’impianto normativo potremmo registrare un’altra certezza. Il Governo non si assume la responsabilità di risolvere il problema casa ma decide di scaricarlo, per certi versi regalarlo, alla gestione dei privati. Questo rischia di generare in questa fase delicata per il mondo dell’edilizia spirali speculative pericolose che pagheranno le imprese e di conseguenza i diritti, la salute e la sicurezza dei lavoratori. In qualche area del Paese è un film purtroppo già visto”. Infine, chiosa ancora il segretario generale “Mancano interventi concreti per sostenere l’acquisto di case da parte di giovani ma non solo. Assente qualsiasi intervento organico in materia di affitti brevi ignorando quanto questo fenomeno stia ulteriormente aggravando la situazione abitativa in molte città. Sull’efficientamento energetico non c’è nulla. Gli adempimenti previsti dalla c.d. direttiva case green continuano a non essere ottemperati, nonostante la messa in mora della Commissione Europea. I cittadini a questo punto oltre a pagarsi la riqualificazione energetica dovranno caricarsi anche i costi della possibile procedura di infrazione. Quindi ad essere ancora una volta esclusi saranno le fasce incapienti e i lavoratori con redditi bassi. Attendiamo di fare una analisi approfondita appena si avranno testi ufficiali ma al momento oltre alla propaganda poco appare all’orizzonte”, denuncia Di Franco.

Funaro (Anci): Comuni e sindaci non hanno bisogno dei commissari

Intanto, dopo le prime critiche espresse nei giorni scorsi,, rincara la dose la sindaca di Firenze e delegata nazionale dell’Anci per le politiche abitative, Sara Funaro. “I Comuni e i sindaci non hanno bisogno di commissari perché le tempistiche e le azioni da fare sulle politiche abitative a livello cittadino le sanno benissimo”, mette in chiaro, parlando a margine della presentazione del Piano città degli immobili pubblici di Firenze. “Quando avremo il documento definitivo diremo quali sono le cose positive e quali sono gli elementi invece sui quali c’è bisogno di confronto sereno” ma nella bozza attuale “ci sono alcuni elementi di criticità rispetto alle fonti di finanziamento, nel senso che non sono fonti nuove, ma fonti che erano già destinate ai Comuni e recuperate, faccio un esempio, dai piani di rigenerazione urbana”. Altro elemento critico “che mi auguro possa essere corretto” è il fatto che si parli di dismissione del patrimonio di edilizia popolare, e che i proventi dovrebbero andare a ripianare le finanze dello Stato per il debito pubblico. Ricordo che gli alloggi popolari sono di proprietà dei Comuni, per cui ad oggi i proventi della vendita degli alloggi rimangono vincolati all’edilizia popolare. Questo è un principio che non può essere superato. assolutamente”. Da Firenze parla di Piano Casa anche il direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandro dal Verme. “Penso che il piano casa, e questo lo stabilirà il commissario straordinario, debba entrare in una pianificazione del territorio per rispondere al meglio a quella che è la vocazione complessiva del territorio”, dice. “Non badiamo alla quantità – ha detto, parlando con i cronisti – ma alla qualità: questa nuova dimensione dell’abitare, con gli interventi che potremmo portare, deve essere inserita in un contesto della città, in una visione organica urbana che vuole rigenerare la città”. Secondo Dal Verme “non dobbiamo costruire all’impazzata, dobbiamo riusare il nostro patrimonio, eventualmente anche costruire: ma gli aspetti fondamentali di cui dobbiamo tenere conto, e sono certa che il commissario straordinario ne terrà conto, sono l’ambiente e l’energia”.

Arriva il badge di cantiere Sisma 2016, ‘cratere laboratorio di legalità’

In una giornata, che ha visto il dibattito sempre accesso sul Piano Casa, c’è da registrare anche una novità per il settore dell’edilizia e delle costruzioni. Diventerà obbligatorio nei prossimi giorni il badge digitale destinato ai lavoratori impegnati nelle migliaia di cantieri della ricostruzione post sisma 2016 del Centro Italia. Una misura, presentata alla Camera dei Deputati,  che verrà estesa a livello nazionale e che sarà prima sperimentata in questi territori, con la vigilanza della Struttura per la prevenzione antimafia del Viminale, guidata dal prefetto Paolo Canaparo. Questo strumento, è stato spiegato, “consente di monitorare in modo trasparente le presenze nei cantieri, rafforza la tutela dei lavoratori e contribuisce a prevenire fenomeni di irregolarità e possibili infiltrazioni criminali, in una fase in cui la dimensione economica della ricostruzione richiede il massimo livello di attenzione”. “L’introduzione del badge di cantiere è una iniziativa che rafforza ulteriormente l’impegno comune su temi che riguardano il futuro delle comunità coinvolte. Una scelta chiara che pone i temi della sicurezza sul lavoro, della tutela dei diritti dei lavoratori e del contrasto ad ogni forma di illegalità al centro della rinascita di questi territori così dolorosamente colpiti. Una misura che tutela anche la qualità e i tempi di realizzazione delle opere, insieme agli ingenti investimenti pubblici”, ha sottolineato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nel corso della presentazione. Per il Commissario straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, “il badge di cantiere rappresenta uno dei tasselli più significativi di una strategia più ampia che punta a coniugare innovazione tecnologica, sicurezza e legalità”. A ribadirlo è stato anche il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, secondo cui la misura “è un un elemento chiaro, un simbolo e anche un traguardo” oltre che “uno strumento essenziale per evitare infiltrazioni che si possono realizzare nei cantieri”. “L’obiettivo – ha aggiunto la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calerone – è costruire un sistema replicabile, che utilizzi la tecnologia per migliorare la trasparenza, i controlli, le tutele”. Per il questore della Camera, Paolo Trancassini, infatti, “la digitalizzazione dei processi non rappresenta soltanto un obiettivo tecnologico, ma una leva fondamentale per migliorare l’efficienza dell’azione pubblica e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. “Il badge di cantiere si inserisce in un percorso virtuoso di collaborazione avviato da tempo con il commissario Castelli e rappresenta un traguardo raggiunto lavorando insieme e con responsabilità come sistema bilaterale e parti sociali. E’ una grande novità perché finalmente monitora tutti i lavoratori che mettono piede in cantiere, non solo quelli dell’edilizia. Sarà importante sperimentarlo efficacemente per valutarne i vantaggi anche in termini di semplificazione delle procedure”, ha commentato la presidente Ance, Federica Brancaccio. Ma, ha sottolineato, “serve tempo prima di pensare di estenderlo. Occorre fare una sperimentazione, altrimenti si rischia che diventi un boomerang”, ha spiegato. Certo, “potrebbe semplificare una serie di cose, ma ci vuole tempo. Usiamolo e facciamo tutti i correttivi necessari”.

Secondo Paola Senesi, segretaria nazionale della Fillea-Cgil, il badge rappresenta un presidio concreto contro il lavoro irregolare e le infiltrazioni criminali, consentendo il monitoraggio dei flussi di manodopera. Integrato con il settimanale di cantiere, previsto dalla normativa antimafia, mira a tutelare lavoratori, imprese sane e territori colpiti dal sisma. Anche Francesco Sannino, segretario nazionale(Feneal-Uil, sottolinea come il cratere sismico si confermi un laboratorio nazionale di buone pratiche, dopo esperienze come il Durc di congruità. Il badge viene definito una “scelta di civiltà”, ma resta centrale il nodo del subappalto, per cui si chiedono filiere più corte e controllabili. Per Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl, , si tratta di uno strumento digitale innovativo destinato a incidere profondamente sulla qualità del lavoro, migliorando il controllo nei cantieri e rafforzando la cooperazione tra istituzioni e sistema bilaterale. Il badge viene visto come un ulteriore tassello, insieme a Durc e patente a crediti, per elevare gli standard di sicurezza e regolarità.

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