Il presidente di Utilitalia, Luca Del Fabbro, prima suona la tromba dell’orgoglio del settore idrico: “Abbiamo speso il 95% dei sei miliardi che ci ha messo a disposizione il PNRR, nessuno ha fatto bene come noi. Questo risultato non viene solo dalle grandi imprese ma anche da quelle medio-piccole che hanno compiuto uno sforzo straordinario”. Poi ricorda gli effetti drammatici proditti sull’acqua dai cambiamenti climatici. Infine la disponibilità ad accollarsi responsabilmente una parte dei sei miliardi annui di investimenti necessari per mitigare l’impatto climatico, ma anche la conspevolezza che lo Stato deve fare la sua parte. “Servono sei miliardi l’anno – dice – per continuare l’azione del PNRR, che ci ha consentito anche di dimostrare la capacità di spesa delle nostre aziende, e per avviare una politica di risposta ai cambiamenti climatici: quattro miliardi arrivano dagli introiti della tariffa, altri due devono essere garantiti dando continuità ai livelli di investimenti”. Come? O con un finanziamento statale diretto oppure attivando leve di risparmio come i basket bond, proprosti da Utilitalia.
E per dare un segnale ulteriore che le aziende del settore idrico di Utilitalia vogliono fare sul serio, è stato firmato un Patto per la resilieinza idrica da 64 aziende del servizio idrico, attive su tutto il territorio nazionale al servizio di quasi 42 milioni di abitanti, pari al 71% della popolazione italiana, che hanno sottoscritto. Il Patto individua sei linee d’azione per rafforzare la resilienza del servizio idrico, dalla gestione industriale alla digitalizzazione, dalle aggregazioni all’integrazione del ciclo dell’acqua, fino alla promozione di una nuova cultura della risorsa e al riconoscimento del ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”.
“La parola d’ordine che vogliamo introdurre e sviluppare – ha detto Dal Fabbro – è la parola resilienza, la resilienza idrica. Dobbiamo essere capaci di raccogliere e stoccare molta più acqua nei periodi di abbondanza per poi distribuirle in modo efficiente e sostenibile nei periodi di siccità che purtroppo sono sempre più frequenti e prolungati. La resilienza richiede monitoraggio, regole di allocazione e infrastrutture multiuso. Pensate che nel 1970 l’Italia raccoglieva circa il 15% dell’acqua piovana. Ricordo che l’Italia è uno dei paesi dove piove di più in Europa. Oggi questa capacità di raccolta dell’acqua è si è ridotta sotto il 10%”. Il Patto per la resilienza – ha continuato il presidente di Utilitalia – “non chiede nulla né al governo, né all’autorità, né alle istituzioni. Ci assumiamo maggiori responsabilità, quindi ci facciamo carico della progettualità per aumentare la resilienza idrica del Paese”.
Dal Fabbro ha tenuto il suo intervento all’inaugurazione del Festival dell’Acqua 2026. “Nel corso del Festival – ha detto – torneremo a sottolineare quanto sia fondamentale un quadro regolatorio stabile, una politica tariffaria equa e la disponibilità di strumenti finanziari innovativi, capaci di sostenere la crescita e lo sviluppo di cui abbiamo bisogno. L’acqua è vita e ambiente, sviluppo economico e coesione sociale. Le imprese di tutta Italia sono pronte a fare la loro parte con responsabilità, visione e competenza”.
