Ex Lenzi, a Trento via libera alla riqualificazione

25 Giu 2026 di Giusy Iorlano

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Ex Lenzi, a Trento via libera alla riqualificazione

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Dopo anni di rinvii, ipotesi e progetti rimasti incompiuti, l’area ex Lenzi di via Fermi si prepara finalmente a cambiare volto. La Giunta comunale di Trento ha approvato il piano attuativo del comparto C5-B, dando il via libera all’accordo urbanistico con Cosmo Spa, proprietaria dell’area. Un passaggio che sblocca uno degli interventi più attesi della città e che consentirà di completare la trasformazione di uno dei principali vuoti urbani rimasti aperti negli ultimi decenni.

Tre nuovi edifici e centinaia di residenti

 

Il progetto riguarda il lotto B dell’area di via Fermi, una superficie di circa 3.600 metri quadrati situata sul lato nord-ovest del comparto. Qui sorgerà un nuovo complesso residenziale composto da tre edifici con altezze differenziate: il più alto raggiungerà i 22 metri, il secondo si fermerà a 16 metri e il terzo a 9 metri.

Gli immobili saranno destinati prevalentemente ad abitazioni, ma ospiteranno anche spazi commerciali, direzionali e di servizio. Una parte degli spazi sarà occupata da Tecnomed. Una volta completato, il nuovo insediamento accoglierà alcune centinaia di residenti, contribuendo a ridefinire l’intero quadrante urbano.

Verde pubblico e nuovi collegamenti ciclopedonali

L’intesa tra Comune e Cosmo Spa non si limita alla realizzazione degli edifici. Una parte rilevante dell’intervento riguarda infatti le opere pubbliche che accompagneranno la nuova edificazione.

La società realizzerà a proprie spese le urbanizzazioni primarie, che saranno successivamente cedute gratuitamente al Comune. Tra queste figurano il completamento del Giardino Michele De Finis, nuovi percorsi ciclopedonali di collegamento tra via Degasperi e via Fermi, oltre alle reti tecnologiche e alle sistemazioni esterne dell’area.

I costi sostenuti dal privato saranno in parte compensati attraverso lo scomputo degli oneri di urbanizzazione.

Lo scambio di aree con il Comune

L’operazione prevede anche una serie di trasferimenti patrimoniali tra pubblico e privato. L’amministrazione comunale metterà temporaneamente a disposizione alcune porzioni di terreno necessarie alla realizzazione delle opere previste dal progetto.

Al termine dell’intervento, il Comune acquisirà gratuitamente oltre 1.200 metri quadrati destinati a verde pubblico e viabilità, ampliando così il patrimonio collettivo della città.

Dal boom metalmeccanico degli anni ’50 al cemento della rigenerazione urbana

I cancelli arrugginiti di via Fermi raccontano la storia di una Trento che non c’è più, quella della corsa all’industrializzazione del secondo Dopoguerra. Per oltre vent’anni, l’area delle ex Officine Meccaniche Lenzi ha rappresentato un motore economico cruciale per il capoluogo trentino, prima di scivolare in un quarantennio di abbandono, interrotto solo di recente dalle ruspe della riqualificazione edilizia.

La storia trentina delle Officine Lenzi inizia a ridosso degli anni ’50. La casa madre di Lucca, colosso della carpenteria pesante nato nel 1922, decise di espandersi lungo la penisola inaugurando due succursali strategiche: una a Catania e l’altra, appunto, a Trento.

Lo stabilimento trentino divenne rapidamente un punto di riferimento per la produzione di grandi manufatti in ferro, tralicci e carpenteria metallica complessa, assorbendo decine di tute blu e partecipando indirettamente alla modernizzazione infrastrutturale della regione. Fu un’epoca d’oro industriale che però si scontrò, a metà degli anni ’70, con i primi morsi della crisi economica e l’inasprimento della concorrenza di mercato, portando alla chiusura definitiva dei reparti nel 1975.

Il lungo sonno e il dibattito sul mattone

Cessata la produzione, il sito di via Fermi si è trasformato in un buco nero urbano: un’area dismessa esposta al degrado, a pochi passi dal tessuto vivo del quartiere Clarina. Per decenni i vari piani di recupero sono rimasti congelati burocraticamente, fino alla recente svolta urbanistica impressa dall’accordo tra il Comune e la società Cosmo Spa.
Il progetto di rigenerazione approvato cancella l’archeologia industriale per fare spazio a tre palazzine residenziali di altezze variabili (fino a 22 metri d’altezza per l’edificio più alto) e a nuove aree di verde pubblico. Una trasformazione che non ha mancato di sollevare polemiche politiche nel consiglio comunale e tra i residenti, divisi tra chi saluta con favore l’addio al degrado e chi critica l’ennesima operazione di edilizia privata, lamentando la carenza di alloggi a canone moderato e il peso futuro dei costi di manutenzione del verde a carico della collettività.

Baggia: «Siamo davvero soddisfatti»

La proposta ha concluso il proprio iter amministrativo senza particolari criticità. Durante il periodo di deposito non sono state presentate osservazioni e il piano ha ottenuto il via libera dagli uffici comunali, dalla Commissione per la pianificazione territoriale e dai gestori delle reti tecnologiche.

«Siamo davvero soddisfatti per il progetto», ha commentato l’assessora all’Urbanistica Monica Baggia, sottolineando il valore dell’intervento sia dal punto di vista urbanistico sia per la dotazione di servizi e spazi pubblici che accompagneranno la nuova edificazione.

Si chiude una lunga vicenda urbanistica

Con l’approvazione del piano attuativo si apre ora la fase della convenzione urbanistica e, successivamente, quella del rilascio dei titoli edilizi necessari all’avvio dei lavori.

Si avvia così a conclusione una vicenda che si trascina da anni e che aveva trasformato l’ex Lenzi in uno dei simboli delle difficoltà incontrate dalla città nel dare attuazione ai grandi comparti di trasformazione urbana. Dopo una lunga attesa, il progetto esce definitivamente dalla fase delle ipotesi e si avvia verso la realizzazione concreta.

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