EPBD fuori dalla delega: un’incertezza che pesa sulla programmazione del settore edilizio

03 Feb 2026 di Virginio Trivella

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L’iter di approvazione della legge di delegazione europea 2025 mette in luce un elemento di forte criticità per il sistema industriale delle costruzioni: l’assenza, a oggi, di un percorso definito per il recepimento della direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD IV). Una lacuna che non ha solo rilievo normativo, ma incide direttamente sulla capacità di programmazione degli investimenti e sull’allineamento delle filiere produttive ai nuovi fabbisogni di riqualificazione del patrimonio edilizio.

Nel corso dell’esame alla Camera del disegno di legge (AC 2574) sono stati presentati tre emendamenti volti a includere la EPBD IV tra le direttive da recepire in via delegata. Due emendamenti a firma Movimento 5 Stelle e uno a firma Partito Democratico proponevano criteri di delega articolati, finalizzati a orientare il recepimento della direttiva in modo strutturato e coerente con la complessità della tematica. Tali proposte non sono state accolte: la Commissione Ambiente ha espresso parere contrario e il provvedimento è stato approvato dalla Camera senza la delega sulla direttiva edifici.

Il testo è stato trasmesso al Senato il 10 dicembre ed è attualmente all’esame della 4ª Commissione, con una tempistica che prevede il passaggio in Assemblea tra il 17 e il 19 febbraio. Nell’ambito delle audizioni svolte in Commissione, ANCE ha richiamato con chiarezza le implicazioni industriali della mancata delega, sottolineando come un recepimento tempestivo della EPBD IV consentirebbe di programmare gli interventi di riqualificazione energetica su un orizzonte di medio-lungo periodo, permettendo alle imprese di adeguare in modo efficiente capacità produttive, organizzazione e investimenti.

L’assenza di un quadro normativo chiaro rende invece più difficile pianificare l’evoluzione del mercato delle ristrutturazioni, proprio in una fase in cui la normativa europea assegna al patrimonio edilizio un ruolo centrale nella riduzione dei consumi energetici e delle emissioni. Anche al Senato, PD e M5S hanno ripresentato gli emendamenti già respinti alla Camera, segnalando che il confronto politico resta aperto, ma senza che emerga, al momento, un indirizzo condiviso.

Le incertezze non si limitano al percorso legislativo. L’esame delle Relazioni sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea rafforza l’impressione di un approccio rinviante. Nella Relazione consuntiva 2024 non risultano attività riconducibili alla preparazione del recepimento della EPBD IV né alla definizione di una strategia nazionale di ristrutturazione degli edifici. Il Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (PNRE), che dovrebbe costituire l’architrave della pianificazione europea sugli edifici, non emerge come asse di lavoro, così come non risulta una valutazione specifica del contributo del settore edilizio agli obiettivi del PNIEC.

La Relazione programmatica 2025 conferma la medesima impostazione. Il recepimento della direttiva edifici non è indicato tra le priorità e il PNIEC è richiamato solo come cornice generale, senza una declinazione operativa sul comparto delle costruzioni. Anche nei dossier dedicati alle politiche abitative e alla rigenerazione urbana, l’efficientamento energetico resta un elemento accessorio, non integrato in una visione industriale di lungo periodo.

Nel loro insieme, questi elementi delineano un quadro di incertezza che rischia di penalizzare la capacità del settore edilizio di prepararsi per tempo alla transizione energetica. Senza una delega chiara e una strategia programmata, il recepimento della EPBD IV rischia di concentrarsi in una fase tardiva, comprimendo i tempi di adeguamento e riducendo la possibilità di una transizione ordinata, con effetti negativi sulla stabilità del mercato, sugli investimenti e sulla competitività delle imprese.

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