LA GIORNATA

Edilizia, bilateralità sotto attacco. Muro di Ance e sindacati: è un modello

  • Dl Commissari, dalla Camera l’ok definitivo
  • Poste: nel primo trimestre utile sale a 617 mln. ricavi record a 3,5 mld
  • Eni: risultati eccezionali dei test di produzione a Geliga-1 nell’offshore indonesiano

08 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Ance e sindacati degli edili fanno fronte comune a difesa della bilateralità del settore delle costruzioni. A scatenare la reazione sono state le dichiarazioni rese da Conflavoro sul sistema delle Casse Edili e della bilateralità nel corso dell’audizione parlamentare di ieri alla Camera. Dichiarazioni che “ripropongono una lettura profondamente distante dalla realtà del settore delle costruzioni e dal ruolo che gli enti bilaterali svolgono ogni giorno a tutela di lavoratori e imprese regolari”, affermano i segretari generali Mauro Franzolini FenealUil, Ottavio De Luca Filca Cisl e Antonio Di Franco Fillea Cgil. “Il sistema bilaterale edile rappresenta da oltre 100 anni uno dei principali strumenti di regolazione, qualificazione e trasparenza del comparto, costruito attraverso la contrattazione collettiva nazionale e territoriale sottoscritta dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative che sono le firmatarie dei tre contratti collettivi applicati al 97% degli addetti del settore secondo le ultime rilevazioni del Cnel. Non certo un ostacolo alla libertà di impresa o alla concorrenza, ma un presidio indispensabile contro lavoro nero, dumping contrattuale, evasione contributiva e infiltrazioni irregolari in un settore storicamente esposto a elevati rischi di frammentazione e illegalità. Ne sono una dimostrazione tutte le innovazioni introdotte su proposta delle parti sociali del settore, come il Durc e la Congruità, che negli anni sono diventate norme, non ultimo il badge di cantiere presentato ieri a Montecitorio e che sarà applicato nei cantieri del sisma 2016 a partire dai prossimi giorni.”

Ed ancora proseguono i segretari: “Il sistema bilaterale garantisce prestazioni concrete a centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che continuano a scegliere di iscriversi al sindacato. Il tema non è smantellare la bilateralità, ma continuare a rafforzarla e innovarla, rendendola sempre più efficiente, trasparente, digitalizzata e capace di rispondere ai cambiamenti del settore in una fase segnata da profonde sfide. Un patrimonio fondamentale del settore delle costruzioni e un modello avanzato di relazioni industriali partecipate, capace di tenere insieme sviluppo, diritti, sicurezza e legalità. “Infine vogliamo ribadire – aggiungono – che il contratto dell’edilizia rappresenta un modello che ha avuto anche da parte delle Istituzioni pieno riconoscimento. Si tratta di un contratto costruito nel tempo proprio per rispondere alla complessità del lavoro nei cantieri, che garantisce non solo tutele salariali e normative, ma anche un sistema strutturato di formazione, sicurezza, welfare e diritti specifici che nessun altro contratto può garantire.”

Ferma la posizione dell’Ance. “Ci uniamo ai sindacati, FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil, nel difendere il sistema bilaterale delle costruzioni da attacchi ingiustificati che puntano a smontare un sistema la cui terzietà garantisce sicurezza, qualità e rispetto delle regole. Valori che non si possono svendere in nome di non ben precisati risparmi che andrebbero solo a intaccare garanzie e tutele dei lavoratori”,  avverte la presidente Ance Federica Brancaccio. “Chi ignora il valore del nostro sistema bilaterale e delle casse edili si basa su una visione distorta del loro ruolo di presidio contro concorrenza sleale, lavoro nero, evasione contributiva, dumping contrattuale oltre che centro di erogazione di servizi, formazione e premialità per tutte le imprese di costruzione in particolare per quelle virtuose” continua la presidente dei costruttori. “Siamo di fronte  – attacca ancora- a una narrazione inaccettabile che si contrappone anche a quanto le istituzioni hanno recentemente riconosciuto e riaffermato. Ricordo, infatti, che solo dieci giorni fa con il decreto lavoro il Governo ha fatto esplicito riferimento ai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative per la determinazione del salario giusto e per l’utilizzo degli incentivi pubblici, e che il nuovo Archivio Cnel certifica in maniera chiara e univoca che i tre contratti collettivi siglati dalle principali organizzazioni datoriali e sindacali di filiera si applicano al 98% dei lavoratori del settore” afferma Brancaccio che conclude: “qualità e tutele si misurano sull’impegno di chi in questi anni ha innovato e costruito solide basi per il benessere di lavoratori e imprese”.

Dl Commissari, dalla Camera l’ok definitivo

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il Dl Infrastrutture con 160 voti favorevoli, 110 contrari e sette astensioni, confermando senza modifiche il testo già licenziato dal Senato. Il provvedimento, composto ora da 15 articoli rispetto agli 11 originari, introduce una serie di misure urgenti in materia di commissari straordinari, concessioni e grandi opere strategiche. Tra i punti centrali del decreto figura il nuovo passaggio normativo relativo al Ponte sullo Stretto di Messina. Il testo disciplina infatti la procedura che il ministero delle Infrastrutture dovrà seguire per conformarsi ai rilievi della Corte dei Conti, che aveva ricusato la delibera Cipess di approvazione del progetto definitivo. Contestualmente viene nominato l’amministratore delegato di Rfi come commissario straordinario per la realizzazione delle opere ferroviarie complementari al Ponte. Sul piano finanziario il decreto rimodula inoltre le risorse destinate all’opera, spostando 2,787 miliardi di euro dal periodo 2026-2029 al quinquennio 2030-2034, e autorizza nuove spese per ridurre l’esposizione debitoria di Rfi. Il provvedimento interviene anche sulla sicurezza del traforo del Gran Sasso e delle autostrade A24 e A25, ridefinendo le competenze tra il commissario straordinario per il sistema idrico del Gran Sasso e quello per le tratte autostradali. Entrambi gli incarichi vengono prorogati fino al 31 dicembre 2028. Una delle modifiche introdotte durante l’esame al Senato riguarda la concessione dell’autostrada A22 Brennero-Modena: il testo stabilisce che l’invito a presentare l’offerta finale dovrà essere accompagnato sia dal progetto di fattibilità tecnico-economica posto a base di gara sia dallo schema di convenzione predisposto dall’ente concedente.

Il decreto amplia inoltre il ruolo dell’amministratore delegato di Anas, che subentra con gli stessi poteri ai commissari straordinari “Sblocca cantieri”, ai commissari ad acta nominati in caso di inerzia nell’attuazione degli interventi Pnrr e al commissario per la Variante di Tirano. Il subentro riguarda anche le attività di progettazione, affidamento, coordinamento ed esecuzione degli interventi sulla rete stradale nazionale gestita da Anas e indicati nel decreto. Sul fronte delle opere infrastrutturali vengono finanziati interventi come il collegamento autostradale Cisterna-Valmontone e la circumvallazione di San Vito dei Normanni. Contestualmente vengono incrementate le autorizzazioni di spesa per Anas e Rfi. In particolare, il programma Anas “Ponti, Viadotti e Gallerie” riceverà 250 milioni di euro annui dal 2026 al 2028 e ulteriori 54 milioni nel 2029. Aumentano anche le risorse per la manutenzione straordinaria Anas, con 150 milioni nel 2027 e 222 milioni nel 2028. Per Rfi è invece previsto un incremento di 30 milioni annui dal 2035 al 2040 destinato agli investimenti sulla rete ferroviaria tradizionale. Il decreto introduce poi misure di semplificazione e maggiore flessibilità operativa per i commissari incaricati delle opere legate agli Europei di calcio Uefa Euro 2032 e per la realizzazione della Metro C di Roma. Sono previste inoltre modifiche statutarie e finanziarie per la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 e per la Fondazione Milano-Cortina 2026. Tra le novità approvate in prima lettura compare anche una norma sulle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico-ricreative e sportive: entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto il ministero delle Infrastrutture dovrà trasmettere alla Conferenza Unificata uno schema di bando-tipo per uniformare le procedure di affidamento. Infine il Dl introduce misure di semplificazione per le infrastrutture energetiche di interesse nazionale, con particolare riferimento alle autorizzazioni necessarie per il potenziamento dei gasdotti che collegano l’Italia con l’estero.

Italia-Grecia,  incontro Urso-Papastergiou per consolidare ponte digitale del Mediterraneo e potenziare infrastrutture sottomarine

Rafforzare la cooperazione bilaterale in materia di innovazione digitale, cybersicurezza, infrastrutture di cavi sottomarini, connettività satellitare e resilienza tecnologica dell’Europa. Con questi obiettivi si è svolto al Mimit l’incontro tra Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il Ministro della Governance Digitale e dell’Intelligenza Artificiale della Repubblica Ellenica, Dimitris Papastergiou, nell’ambito dell’iniziativa di alto livello ‘Greece–Italy Bilateral Dialogue’ organizzata da Ambasciata di Grecia a Roma, a cui hanno preso parte alti rappresentanti delle istituzioni, dell’industria e della ricerca, per promuovere la cooperazione tra Roma e Atene in settori sempre più centrali per l’autonomia strategica industriale dell’Europa. L’iniziativa arriva in un momento geopolitico particolarmente rilevante, evidenziando la crescente importanza di un coordinamento più stretto tra Grecia e Italia, due Paesi europei del Mediterraneo che affrontano sfide strategiche, tecnologiche e di sicurezza comuni. I ministri hanno sottolineato il ruolo cruciale delle infrastrutture di telecomunicazione sottomarine nel sostenere la connettività europea, la sicurezza economica e la sovranità digitale, osservando che i cavi sottomarini trasportano circa il 97% del traffico internet globale. Hanno inoltre evidenziato che il bacino del Mediterraneo costituisce un crocevia fondamentale per la connettività marittima e digitale internazionale. Alla luce delle crescenti minacce ibride e della necessità di rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche, i Ministri hanno ribadito l’impegno a intensificare la cooperazione per la protezione, il monitoraggio e lo sviluppo delle infrastrutture sottomarine e digitali. Hanno inoltre concordato di rafforzare e garantire una maggiore interoperabilità dei sistemi tecnologici.

In questo contesto, Grecia e Italia hanno espresso l’intenzione di promuovere un quadro coordinato per la sorveglianza e la mitigazione dei rischi delle infrastrutture sottomarine. Tale iniziativa mira a sostenere la protezione, lo sviluppo industriale e la resilienza operativa delle infrastrutture sottomarine nel Mediterraneo, all’interno di un quadro di cooperazione europea. I ministri hanno inoltre evidenziato l’importanza di rafforzare la collaborazione nei sistemi di osservazione della Terra via satellite, nelle infrastrutture di connettività satellitare e nello sviluppo delle tecnologie spaziali, inclusa la futura costellazione sovrana europea IRIS², al fine di migliorare la continuità, la sicurezza e l’autonomia strategica dei servizi digitali e delle applicazioni basate sui dati. Entrambe le parti hanno sottolineato l’importanza di una collaborazione più stretta tra le autorità nazionali, gli istituti di ricerca e le agenzie spaziali, nonché dell’allineamento con le prossime iniziative europee come l’EU Space Act, con l’obiettivo di sviluppare capacità digitali e spaziali europee sicure, resilienti e autonome. Infine, Italia e Grecia hanno concordato di esplorare e valorizzare le opportunità di cooperazione bilaterale nell’ambito della futura iniziativa europea delle AI Gigafactories, con l’obiettivo di consolidare le capacità sovrane europee nel settore, con particolare focus sulle infrastrutture di calcolo, gli ecosistemi dei dati e le applicazioni avanzate di IA.

Energia, Schlein: intaccare extraprofitti per ridurre i costi. No a transizione con pannelli su suolo coltivabile

“Bisogna fare una battaglia vera anche italiana per ridurre i costi dell’energia”, anche intaccando gli “extra-profitti” delle aziende del settore. Così la segretaria del Pd Elly Schlein intervenendo all’assemblea di Cia-Agricoltori italiani. . “Altri paesi sono riusciti a scollegare meglio il prezzo dell’energia da quello del gas. Questo ha voluto dire aumentare la competitività delle imprese e soprattutto sostenere le famiglie italiane”. ha aggiunto spiegando che “non è possibile che ci sia un sistema in cui, pur avendo noi le bollette più care d’Europa, questo va ad aumentare gli extra-profitti maturati da grandi società energetiche, tra cui partecipate dello Stato, mentre tutte le altre imprese e le altre famiglie non riescono a pagare le bollette”. Per Schlein, “dobbiamo cercare insieme di cambiare questo meccanismo per riuscire a recuperare anche lì e a dare respiro alle aziende”. Inoltre, è necessario “investire di più sulla filiera dell’energia pulita e rinnovabile perché questo in altri paesi ha ridotto il peso del gas nella formazione del prezzo. In Spagna il gas fissa il prezzo solo per il 15% del tempo, in Italia siamo sopra l’80% e allora investire vuol dire mettere degli incentivi seri che accompagnino gli agricoltori verso le comunità energetiche verso l’autoproduzione e l’autoconsumo”. “Voglio essere molto chiara su un punto perché è un punto di dibattito forte con i nostri territori. C’è un modo in cui non si deve fare la transizione energetica: quel modo è lasciare gli agricoltori esposti al ricatto di grandi multinazionali che offrono un mucchio di soldi per fare una bella distesa di panelli su suolo coltivabile”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein parlando all’assemblea della Cia. “Non è così che si deve fare la transizione”. Bisogna “invece lavorare con le imprese, con le comunità, capire insieme dove localizzare gli impianti e come quell’impianto possa aiutarti subito a dimezzare i costi della tua bolletta”.

Gas, l’allarme dell’AIE: il conflitto in Medio Oriente cancella 120 miliardi di metri cubi di GNL

La crisi bellica riduce l’offerta globale del 15% e minaccia l’approvvigionamento energetico di Europa e Asia. Per raggiungere i target di stoccaggio l’Unione Europea dovrà reperire 10 miliardi di metri cubi extra.
Il panorama energetico mondiale si appresta a vivere una fase di estrema rigidità che condizionerà i mercati ben oltre le previsioni iniziali. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, la guerra con l’Iran ha già provocato una contrazione massiccia nelle forniture globali di gas naturale liquefatto (GNL), quantificabile in circa 120 miliardi di metri cubi per il quinquennio 2026-2030. È quanto rivelato da Gergely Molnar, analista dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), durante il suo intervento al Budapest LNG Summit. Il conflitto, tuttora in corso, non sta solo alterando i flussi immediati, ma sta rimodellando strutturalmente le prospettive del settore a medio termine, imponendo condizioni di mercato più restrittive che, con ogni probabilità, persisteranno per un periodo prolungato.
L’analisi di Molnar evidenzia come l’attuale instabilità geopolitica abbia già inferto un colpo durissimo alla catena di approvvigionamento, riducendo l’offerta complessiva di GNL di circa il 15%. Questo deficit rappresenta una sfida senza precedenti per la stabilità dei prezzi e della logistica.
Tuttavia, l’esperto dell’AIE ha precisato che esiste una parziale contromisura: si prevede infatti che un robusto incremento della nuova capacità di liquefazione a livello mondiale possa, nel tempo, compensare i volumi persi a causa delle criticità che stanno interessando il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Nonostante questa proiezione di recupero tecnologico e infrastrutturale, l’incertezza rimane il fattore dominante per gli operatori del settore, costretti a operare in un contesto di scarsità programmata.
Un capitolo particolarmente critico riguarda i danni diretti subiti dalle infrastrutture strategiche nel Golfo Persico. Gli attacchi iraniani hanno infatti compromesso gravemente il sistema produttivo del Qatar, mettendo fuori uso il 17% della sua capacità di esportazione di GNL. Questa perdita di operatività non è un dato meramente tecnico, ma una minaccia concreta per le forniture destinate ai mercati europei e asiatici.
Il tempismo del conflitto aggrava ulteriormente la situazione: il blocco avviene proprio alla vigilia della stagione estiva, il periodo dell’anno che le nazioni utilizzano tradizionalmente per riempire i depositi e prepararsi alla domanda invernale. Senza il pieno contributo dei terminali qatarioti, la sicurezza dei flussi per i prossimi mesi invernali appare oggi decisamente più fragile.
Per l’Unione Europea, la situazione assume contorni di vera emergenza gestionale. Molnar ha sottolineato che i livelli attuali degli stoccaggi comunitari sono inferiori di circa il 30% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Questa carenza strutturale impone una corsa contro il tempo per garantire la tenuta del sistema energetico del continente.
In base alle stime dell’AIE, per riuscire a colmare il divario e raggiungere l’obiettivo di riempimento del 90% entro l’autunno, i Paesi membri dovranno essere in grado di reperire e iniettare nei depositi ulteriori 10 miliardi di metri cubi di gas. Si tratta di un volume supplementare notevole, che dovrà essere acquistato in un mercato globale dove la competizione con i compratori asiatici si preannuncia feroce e dove l’offerta è già pesantemente decurtata dalle conseguenze della guerra.

Oice: Più concorrenza, trasparenza e certezza del diritto con il bando-tipo 2 Anac che sana un vulnus del codice appalti

L’Associazione che rappresenta in Confindustria le società di ingegneria e architettura saluta con particolare soddisfazione l’avvenuta approvazione da parte dell’Anac, con delibera del 15 aprile 2026 n. 153, del bando tipo n. 2 che disciplina gli affidamenti di servizi di ingegneria e architettura di valore superiore a 126.000, cioè oltre la soglia UE. Il provvedimento entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. Per il Presidente OICE Giorgio Lupoi “va dato merito all’Autorità, al Presidente Giuseppe Busia, di avere svolto un accurato e approfondito lavoro che ci ha visto peraltro coinvolti assieme ad altri rappresentanti delle stazioni appaltanti e del mondo professionale e imprenditoriale. Si colma un vuoto normativo durato tre anni, da quando cioè il nuovo codice appalti aveva “dimenticato” di recepire le linee guida 1/2016 che disciplinavano questi affidamenti. Da allora chiedevamo di recepirle e adesso sono di nuovo in vigore, opportunamente aggiornate. Adesso auspichiamo che si riduca la disomogeneità dei bandi e dei disciplinari di gara perché le segnalazioni di bandi anomali risultano in drastico aumento.” Molti gli aspetti positivi per l’OICE: “Molte sono le tesi OICE accolte nel corso dei lavori di questi mesi, a partire dalla possibilità di utilizzare i progetti svolti in tutta la vita professionale e non negli ultimi 10 anni, in sede di valutazione del “merito tecnico”, l’applicazione dell’incremento del 10% per progetti BIM anche quando non è obbligatorio per legge, le modalità di calcolo della cauzione definitiva, i ribassi differenziati per prestazioni professionali e per attività accessorie come le indagini, il divieto di subordinare il pagamento dei compensi all’ottenimento del finanziamento da parte della stazione appaltante. Ci sono inoltre molti chiarimenti frutto del monitoraggio che svolgiamo quotidianamente sui bandi che certamente assicureranno una maggiore concorrenza e trasparenza degli atti di gara, principi fondanti l’ordinamento dei contratti pubblici. Adesso auspichiamo che si passi ad un altro tassello fondamentale: il contratto-tipo per garantire l’applicazione del principio dell’equilibrio contrattuale”..

Poste:  nel primo trimestre utile sale a 617 mln. ricavi record a 3,5 mld

Il gruppo Poste Italiane chiude il primo trimestre dell’anno con un utile netto in crescita del 3% a 617 milioni di euro. I ricavi, spiega una nota, sono saliti “a livelli record” dell’8% a 3,5 miliardi di euro. Il gruppo evidenzia anche la crescita della redditività con un Ebitda ‘adjusted’ a 905 milioni (+14%).Nel dettaglio i ricavi da terzi di corrispondenza, pacchi e distribuzione sono pari a 1 miliardo, in crescita del 5,7% anno su anno mentre i ricavi da terzi dei servizi finanziari ammontano a 1,6 miliardi nel primo trimestre del 2026 (+10,5%) e ricavi da terzi dei servizi assicurativi si attestano a 469 milioni nel primo trimestre del 2026, in crescita del 6,1%. I costi totali sono saliti a 2,8 miliardi e i costi ordinari del personale sono saliti dell’1,4% “riflettendo una maggiore retribuzione variabile e gli aumenti salariali previsti dal contratto di lavoro”. La raccolta netta nei prodotti di investimento “è robusta” e pari a 1,7 miliardi di euro, associata “a trend commerciali positivi nel risparmio postale e a depositi retail stabili solida struttura patrimoniale con solvency ii ratio pari al 294%. “Abbiamo iniziato l’anno con risultati particolarmente solidi” e “questa performance conferma la solidità della nostra piattaforma e la coerenza della nostra strategia di lungo termine”, commenta l’ad di Poste Italiane Matteo Del Fante. “Si tratta del nostro quarto primo trimestre consecutivo concluso con risultati a livelli record”. “Alla luce della performance positiva nella prima parte dell’anno e di un contesto di tassi di interesse più favorevole”, aggiunge – abbiamo rivisto al rialzo la guidance a livello di risultato operativo (Ebit) Adjusted per il 2026, fissandola a 3,4 miliardi”. Poste  conferma le tempistiche dell’opas totalitaria su Tim lanciata a marzo. Nella nota sui conti trimestrali il gruppo rileva come la chiusura dell’operazione “è attesa entro il terzo trimestre del 2026”. L’operazione con Tim mira a creare “la più grande piattaforma di infrastruttura connessa con posizioni di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica e nei servizi di connettività digitale”. La costituzione di tale gruppo comporterebbe una significativa creazione di valore per gli azionisti con sinergie di ricavi e costi stimate in 700 milioni di euro annui a regime. La combinazione delle attività di Poste Italiane in ambito telecomunicazioni con il segmento consumer di Tim creerà l’operatore mobile numero uno in Italia, dando avvio alla prossima fase del consolidamento domestico nel settore delle telecomunicazioni” E’ quanto afferma l’ad di Poste Italiane Matteo del Fante nella toa sui risultati trimestrali secondo cui “grazie alla solidità del nostro bilancio e alla robusta generazione di cassa, siamo in una posizione unica per supportare gli investimenti digitali e accelerare le iniziative strategiche volte a sostenere la crescita”.
“Abbiamo ulteriormente rafforzato la nostra convinzione nella validità strategica dell’operazione di acquisizione del controllo di Tim e nella sua naturale coerenza con il nostro modello di business”.Del Fante si sofferma poi sul profilo finanziario dell’operazione che avrà “un effetto accrescitivo sull’utile per azione (Eps) a partire dal 2027, che diventa a doppia cifra dal 2028”.Tra i principali risultati del trimestre, Poste segnala  la realizzazione del Progetto Polis, che consolida il ruolo del gruppo nel supporto alla coesione sociale e nel superamento del digital divide nei piccoli centri e aree interne del Paese. A fine marzo, 5.251 uffici postali risultano trasformati in hub di servizi digitali, semplificando la vita dei cittadini, e sono stati realizzati 160 spazi di co-working. In tutti gli uffici postali sono stati erogati oltre 250 mila servizi della Pubblica Amministrazione, tra cui più di 190 mila passaporti. Anche grazie al contributo del Progetto Polis, avanzano gli interventi per migliorare l’efficienza energetica degli immobili del Gruppo e incrementare la produzione di energia rinnovabile. Il numero degli edifici dotati di sistemi di smart building è salito a 5.273 unità e risultano installati circa 1.000 impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva installata pari a 31 MWp. Prosegue il progetto ‘Green Delivery’, volto a sviluppare un modello di consegna sempre più sostenibile, in grado di rispondere alle esigenze dei clienti e contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale. Poste Italiane ha ulteriormente rafforzato la propria rete PUDO (Pick-Up-Drop-Off) che, a fine marzo, ha raggiunto un totale di 31.917 punti fisici, includendo gli uffici postali presenti su tutto il territorio, nonché oltre 18 mila collect point (negozi) e circa 1.800 locker della rete Punto Poste.

Enel, utile ordinario trimestre sale a 1,94 miliardi, balzo degli investimenti

Enel chiude il primo trimestre dell’anno con un risultato netto ordinario di gruppo pari a 1.941 milioni di euro, in crescita del 3,9% rispetto ai 1.868 milioni del primo trimestre 2025. L’Ebitda ordinario è pari a 6.003 milioni di euro, in rialzo del 3,6% rispetto ai 5.797 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Lo comunica Enel, spiegando che “la positiva performance registrata principalmente in Spagna e in America Latina ha più che compensato la riduzione dei margini in Italia”. I ricavi del trimestre sono ammontati a 20.588 milioni di euro, in calo del 6,7% rispetto ai 22.074 milioni di euro nel primo trimestre 2025.  La variazione, spiega il gruppo, è dovuta prevalentemente alla riduzione dei ricavi in Italia per le minori quantità di energia elettrica vendute e per i minori prezzi medi applicati ai clienti finali, nonché per i minori volumi scambiati sul mercato wholesale. L’indebitamento finanziario netto si è attestato a 57.830 milioni di euro, poco variato rispettao ai 57.182 milioni di euro di fine 2025 (+1,1%). I flussi di cassa generati dall’attività operativa e gli effetti derivanti dalle nuove emissioni di prestiti obbligazionari non convertibili subordinati ibridi perpetui hanno soddisfatto il fabbisogno finanziario connesso agli investimenti del periodo, al pagamento di dividendi, all’acquisto da parte di Enel Spaa ed Endesa Sa di azioni proprie nell’ambito delle operazioni di share buyback e alle operazioni straordinarie. L’incremento del debito, sottolinea quindi Enel, è da ricondurre all’andamento dei tassi di cambio. Gli investimenti di Enel nel primo trimestre dell’anno ammontano a 2.301 milioni di euro, in aumento di 227 milioni rispetto al primo trimestre del 2025 (+10,9%). Gli investimenti del periodo sono focalizzati principalmente nelle reti e nelle energie rinnovabili.  In particolare, in Enel Grids (1.582 milioni di euro, 69% del totale) i maggiori investimenti rispetto all’analogo periodo del 2025 hanno riguardato principalmente Italia, Brasile e Spagna, con lo scopo di migliorare ulteriormente l’affidabilità, la qualità del servizio e la resilienza degli impianti ad eventi climatici estremi. In Enel Green Power (427 milioni di euro, 19% del totale) l’aumento degli investimenti rispetto all’analogo periodo del 2025 è sostanzialmente riconducibile alle attività in Italia e Cile. Inoltre, se si include negli investimenti di Enel Commercial l’acquisizione di un pacchetto clienti in Spagna per un corrispettivo di 91 milioni di euro, l’ammontare complessivo degli investimenti nei primi tre mesi del 2026 ammonta a 2.392 milioni di euro.

Eni: risultati eccezionali dei test di produzione a Geliga-1 nell’offshore indonesiano

Eni annuncia il successo dei test di produzione eseguiti sulla scoperta Geliga‑1, nel Bacino del Kutei, in Indonesia. I test hanno infatti confermato le eccellenti caratteristiche del giacimento e la sua capacità di sostenere elevati livelli produttivi. Questi risultati rafforzano ulteriormente il potenziale strategico del Bacino e aprono la strada a opzioni di sviluppo accelerato, facendo leva sia su infrastrutture esistenti che in fase di realizzazione. Nel corso del test di produzione, il giacimento ha erogato portate fino a 1.7 milioni di metri cubi standard al giorno, limitate dalla capacità dell’impianto di perforazione, e con una marginale variazione di pressione, confermando un’eccellente capacità produttiva. Sulla base dei risultati del test, si stima che il pozzo Geliga‑1 possa produrre in modo sostenibile circa 5.7 milioni di metri cubi di gas e circa 10.000 barili al giorno (bpd) di condensati. Geliga‑1 è situato nel Blocco Ganal, all’interno del Bacino del Kutei, nell’offshore indonesiano, a circa 70 km dalla costa del Kalimantan orientale. Il pozzo è stato perforato fino a una profondità totale di circa 5.100 metri, in un fondale di circa 2.000 metri, e ha incontrato una significativa colonna a gas nell’intervallo miocenico, caratterizzato da eccellenti proprietà petrofisiche. I risultati del test confermano ulteriormente le stime preliminari di circa 140 miliardi di metri cubi standard di gas e 300 milioni di barili di condensati in posto nell’intervallo incontrato. La nuova scoperta è adiacente alla scoperta a gas di Gula, non ancora sviluppata, stimata in circa 56 miliardi di metri cubi di gas in posto e 75 milioni di barili di condensati. Le valutazioni iniziali indicano che le due scoperte, considerate congiuntamente, hanno il potenziale per sostenere una produzione incrementale di circa 28 milioni di metri cubi di gas e 80.000 bpd di condensati. È attualmente in corso la definizione di un Piano di Sviluppo (POD), che si prevede di sottoporre al governo indonesiano nelle prossime settimane. Il POD mira a consentire lo sviluppo in modalità fast‑track di un terzo hub produttivo nel prolifico Bacino del Kutei, accanto al progetto a gas Gendalo e Gandang (South Hub) e ai giacimenti Geng North e Gehem (North Hub), attraverso l’adozione del modello di sviluppo attualmente in fase di realizzazione per il progetto North Hub. In parallelo, sono in corso studi per valutare un’ulteriore estensione della capacità di liquefazione dell’impianto di Bontang rispetto a quanto già previsto nel POD del North Hub, con la possibilità di riattivare fino a due ulteriori treni di liquefazione attualmente inattivi. La scoperta Geliga‑1 è situata nel PSC Ganal, operato da Eni con una quota dell’82%, mentre Sinopec detiene il restante 18%. Il PSC Ganal fa parte del portafoglio di 19 blocchi (14 in Indonesia e 5 in Malesia) che saranno conferiti a Searah, la società a partecipazione paritetica tra Eni e PETRONAS annunciata nel novembre 2025. La nuova società integrerà asset, competenze tecniche e risorse finanziarie per sostenere la crescita e rafforzare il proprio posizionamento nel Sud‑Est asiatico. I piani industriali di Searah includono lo sviluppo di circa 3 miliardi di barili di olio equivalente (boe) di risorse scoperte e la valorizzazione di un significativo potenziale esplorativo. Le attività di transizione e di strutturazione operativa stanno procedendo regolarmente, senza criticità attualmente attese. Il closing dell’operazione è confermato per il secondo trimestre del 2026. È attualmente in corso la cessione a una terza parte di una quota del 10% degli asset conferiti da Eni Indonesia in Searah, quota che rimarrà esclusa dalla nuova società, e se ne prevede il completamento nel 2026. La scoperta di Geliga accresce il valore di questa cessione. Eni è presente in Indonesia dal 2001 e detiene attualmente un portafoglio upstream diversificato nelle attività di esplorazione, sviluppo e produzione. La produzione netta è di circa 90.000 barili di olio equivalente al giorno, principalmente dai giacimenti di Jangkrik e Merakes nell’offshore del Kalimantan Orientale.

Plenitude: nel 2025 +40% di capacità installata da fonti rinnovabili, ebitda pro forma a 1,1 mld

Plenitude ha pubblicato oggi il Bilancio di esercizio 2025, insieme al “Report di Sostenibilità e Relazione di Impatto”, disponibile online sul sito aziendale. Durante lo scorso anno, Plenitude ha confermato il proprio percorso di crescita consolidando un modello di business integrato, capace di coniugare sviluppo economico e transizione energetica. Rispetto al 2024, la società ha aumentato del 40% la capacità installata da fonti rinnovabili, rafforzando il suo posizionamento anche nei settori della vendita di energia e della mobilità elettrica. Un’evoluzione che testimonia la solidità del modello distintivo di Plenitude e la capacità di generare valore nel lungo periodo, ottenendo solidi risultati economici, con un EBITDA proforma pari a circa 1,1 miliardi. Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude, ha dichiarato: “I risultati del 2025 confermano la distintività di Plenitude: una crescita robusta, capace di integrare performance economica e attenzione alla sostenibilità, grazie al nostro modello, fondato sulle persone, sull’innovazione e su una visione di lungo periodo. Continuiamo a contribuire alla transizione energetica, facendo leva sull’integrazione tra rinnovabili, retail e mobilità elettrica”. Plenitude, Società Benefit controllata da Eni, è presente in oltre 15 Paesi del mondo con un modello di business che integra la produzione di energia elettrica da circa 6 GW di fonti rinnovabili, la vendita di energia e di soluzioni energetiche in Europa a oltre 11 milioni di clienti, ed una rete di 23.000 punti di ricarica per veicoli elettrici. Entro il 2030, la Società ha l’obiettivo di raggiungere 15 GW di capacitàrinnovabile a livello globale e 15 milioni di clienti.

Edison: nel primo trimestre utile cala a 41 mln, investimenti salgono a 163 mln (+40%)

Edison chiude il primo trimestre 2026 con un utile netto che cala a 41 milioni di euro, rispetto ai 139 milioni di euro del primo trimestre 2025; un margine operativo lordo (Ebitda) sostanzialmente stabile a 350 milioni di euro, rispetto ai 360 milioni di euro del primo trimestre 2025, grazie alla resilienza del suo portafoglio industriale; e un risultato operativo (Ebit) pari a 101 milioni di euro, rispetto ai 203 milioni di euro nel 2025, per effetto in particolare della variazione netta di fair value, impattata anche dall’adeguamento del piano di coperture a seguito della notifica di forza maggiore da parte di QatarEnergy. E’ quanto emerge dal resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2026 esaminato ieri dal Consiglio di amministrazione di Edison. Un resoconto che, evidenzia la società, registra un contesto di mercato caratterizzato da grande instabilità geopolitica e volatilità crescente. La marginalità, fa sapere il gruppo, è stata sostenuta, in particolare, dalle attività di ottimizzazione del portafoglio gas -anche grazie al nuovo canale di approvvigionamento di Gnl a lungo termine dagli Stati Uniti- e dal contributo crescente delle fonti fotovoltaiche ed eoliche (+200 MW installate rispetto al primo trimestre 2025). La performance delle attività termoelettriche è stata impattata dall’indisponibilità della centrale di Presenzano e il segmento clienti e servizi ha registrato una contrazione della marginalità in conseguenza dello sconto volontario offerto ad alcuni segmenti di clienti per limitare l’impatto caro prezzo, seppur in un contesto di incremento delle vendite di energia elettrica (+9,4%) e dei contratti di EDISON Energia (+4,1%); stabile la performance di EDISON Next. Nel primo trimestre 2026, le attività rinnovabili e le attività clienti e servizi hanno complessivamente contribuito per il 45% dell’Ebitda di EDISON. Nel primo trimestre dell’anno gli investimenti sono cresciuti del 40% a 163 milioni di euro, destinati principalmente alla generazione da fonti rinnovabili e al settore clienti e servizi. L’indebitamento finanziario al 31 marzo 2026 registra un saldo a credito di 283 milioni di euro, rispetto al saldo a credito di 219 milioni di euro al 31 dicembre 2025, in conseguenza dei solidi flussi di cassa operativi.

Engie: -8,6% risultato operativo I trim a 3,4 miliardi, conferma guidance

Il gruppo dell’energia Engie ha chiuso il primo trimestre con un risultato operativo, al netto del nucleare, di 3,4 miliardi, in calo dell’8,4% rispetto a un anno fa(-6,6% organico) e ricavi per 20,6 miliardi di euro, in flessione dell’11,6% (-9,5% organico). Il gruppo ha confermato la guidance, “a dispetto del contesto economico incerto”, stimando l’utile netto ricorrente tra 4,6 e 5,2 miliardi e un risultato operativo al netto del nucleare nel range di 8,7-9,7 miliardi. “Engie ha registrato un solido avvio d’anno, caratterizzato da una buona performance finanziaria e da una solida esecuzione operativa” ha detto la ceo Catherine MacGregor che ha annunciato il completamento dell’acquisizione di UK Power Networks e ha aggiunto che il il gruppo “ha avviato discussioni con il governo belga in vista del trasferimento di tutte le sue attivita’ nucleari allo Stato”.

Ascopiave: ricavi I trim 2026 a 70,8 mln (+29%), utile netto a 7,5 mln (-20%)

Ascopiave chiude il primo trimestre del 2026 con ricavi consolidati per 70,8 mln di euro in crescita del 29% rispetto ai 54,8 mln dello stesso periodo a seguito della variazione del perimetro di consolidamento (Al Reti gas e Ap Reti Gas Next Grids hanno realizzato nel periodo 20,7 mln). Il margine operativo lordo del periodo cresce del 20% circa a quota 35,6 mln (erano 29,6 mln nel I trimestre 2025). Cala invece (-20%) il risultato netto consolidato che si attesta a 7,5 mln contro i 9,3 mln del I trimestre 2025. La posizione finanziaria netta del gruppo al 31 marzo 2026 è pari a 594,9 mln in miglioramento di 19,3 mln rispetto alla fine di dicembre dell’anno scorso. Per quanto riguarda l’evoluzione prevedibile della gestione la società dichiara in una nota che “i risultati economici, a parità di perimetro e senza contare l’effetto dei conguagli tariffari ai sensi della deliberazione Arera (7/2025/R/gas) si prevedono sostanzialmente stabili. Considerando tuttavia che nel 2026 i risultati delle attività di Ap Reti Gas North saranno consolidati per l’intero esercizio, anziché per soli 6 mesi, come avvenuto nel 2025, e che verranno consolidate le attività della neoacquisita Ap Reti Gas Next Grids, nonché quelle che sono state acquistate dal Gruppo Italgas nel primo trimestre dell’anno (con efficacia 1 aprile 2026) i risultati complessivi del comparto dovrebbero registrare una crescita”. La società ricorda che i risultati del 2026, rispetto al 2025, potranno registrare delle variazioni causate anche dalla plusvalenza contabile della cessione delle quote di EstEnergy realizzata l’anno scorso.

Terna, in crescita i ricavi del primo trimestre, utile netto a 276,5 milioni. Investimenti per 511,4 milioni, in calo del 9%

Il consiglio di amministrazione diTerna, riunitosi sotto la presidenza di Igor De Biasio, ha approvato i risultati al 31 marzo 2026 del gruppo con ricavi in crescita a 988,7 milioni di euro, in aumento del 9,6% rispetto al primo trimestre 2025. L’Ebitda (margine operativo lordo) a 697,6 milioni di euro (+7%) e l’utile netto di gruppo del periodo a 276,5 milioni di euro (+0,4%) L’indebitamento finanziario netto si attesta a 12.170,2 milioni di euro, in diminuzione di 830,0 milioni di euro rispetto a fine 2025. Gli investimenti complessivi effettuati dal Gruppo Terna nel periodo sono pari a 511,4 milioni di euro, in calo del -9% rispetto al corrispondente periodo del 2025, che beneficiava della chiusura di milestone rilevanti sui grandi progetti di sviluppo della rete. “Lo scenario dei primi tre mesi dell’anno, segnato da forti tensioni geopolitiche e da crescenti pressioni sui mercati dell’energia e delle materie prime, rende ancora più evidente la necessità di rafforzare la sicurezza del Sistema Elettrico Nazionale, ridurre la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili e accelerare con la transizione energetica, in piena coerenza con i traguardi di decarbonizzazione delineati dall’Unione Europea. In tale contesto complesso e molto volatile, Terna ha registrato un miglioramento dei propri indicatori economico-finanziari”, si legge nel testo.     Tra i principali eventi del primo trimestre 2026, la società segnala che a gennaio 2026, ha completato la posa del primo cavo sottomarino del Ramo Ovest (Sicilia-Sardegna) del Tyrrhenian Link, che ha toccato la profondità record di 2.150 metri: “un primato mondiale per un elettrodotto sottomarino in corrente continua ad alta tensione”. Ad aprile 2026, inoltre, è stata completata la posa del secondo polo del cavo marino del Ramo Est, con la conclusione delle opere marine tra Campania e Sicilia.    Nel trimestre sono stati inoltre avviati gli iter autorizzativi per alcuni importanti interventi sulla rete di trasmissione nazionale, tra cui: il nuovo elettrodotto tra Montecorvino (SA), Avellino e Benevento; gli interventi sulla rete elettrica nell’area di Trieste e quelli finalizzati a garantire l’alimentazione dei futuri data center nella zona nord ovest della Città Metropolitana di Milano; la realizzazione di un nuovo elettrodotto in cavo interrato nella città di Matera. Inoltre, a marzo 2026 la Provincia Autonoma di Bolzano ha autorizzato il progetto di Terna per la realizzazione del nuovo collegamento in cavo interrato Dobbiaco-Sesto. er il 2026 è previsto che il gruppo Terna possa conseguire ricavi per 4,41 miliardi di euro, un Ebitda pari a 2,93 miliardi di euro e un utile netto di Gruppo pari a 1,12 miliardi di euro. Con specifico riferimento agli investimenti, il Gruppo ha un target 2026 pari a circa 4,2 miliardi di euro. E’ quanto si legge nella nota sui risultati al 31 marzo 2026.

“L’attuale quadro geopolitico continua a mostrare segnali di deterioramento, con rivalità crescenti tra grandi potenze, tensioni regionali e una sempre maggiore competizione per l’accesso a risorse strategiche. In tale quadro, il recente conflitto in Medio Oriente sta generando tensioni nei mercati dell’energia e delle materie prime e potrebbe contribuire ad accrescere l’instabilità”, si legge nel testo, con “una crescita economica moderata, in rallentamento rispetto al 2025 e ancora inferiore ai livelli pre‑pandemici” nel 2026. “Il Gruppo Terna – continua la nota – sarà focalizzato sull’attuazione del proprio piano industriale, confermando il ruolo di abilitatore della transizione energetica e digitale e contribuendo al raggiungimento dei target di decarbonizzazione e a una maggiore indipendenza energetica del Paese”.  Il consiglio di amministrazione diTerna ha poi “preso atto, facendo seguito a quanto comunicato al mercato in data 25 aprile 2026, della cessazione, in data 5 maggio 2026, dell’incarico di Giuseppina Di Foggia quale amministratore delegato e direttore generale”. “In linea con il piano di successione adottato dalla società, i poteri gestori sono stati conferiti ad interim al presidente Igor De Biasio, con le stesse prerogative e gli stessi limiti in precedenza previsti per l’amministratore delegato, fino all’assemblea degli azionisti convocata in data 12 maggio 2026“.

Verdian completa l’acquisizione di un portafoglio agrivoltaico da 117Mwp in Sicilia

Verdian, Independent Power Producer (IPP) focalizzato sullo sviluppo e la gestione di asset energetici di lungo periodo, ha completato l’acquisizione di un portafoglio agrivoltaico da 117 MWp in Sicilia da Genertec International Holding. L’operazione si inserisce nel perimetro della Clean Energy Strategy di Nuveen Infrastructure e rafforza l’impegno nella creazione di nuova capacità e nello sviluppo di infrastrutture energetiche di lungo termine in Europa. Con questa acquisizione, Verdian rafforza la propria piattaforma italiana nel quadro di una strategia focalizzata sullo sviluppo di asset rinnovabili di scala industriale, sostenuti da ricavi contrattualizzati di lungo periodo. Il portafoglio è composto da tre progetti autorizzati e ready-to-build, con una capacità complessiva rispettivamente di 58 MWp, 33 MWp e 26 MWp, situati nei comuni di Ramacca e Paternò, in Sicilia, una delle aree più attrattive d’Europa per la produzione di energia solare. I progetti prevedono l’installazione di moduli bifacciali e single-axis trackers e sono stati sviluppati in conformità ai quadri regolatori italiani ed europei.Tutti e tre gli impianti si sono aggiudicati le aste FER X, beneficiando di una struttura di Contract for Difference (CfD) con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), a supporto di un’elevata visibilità dei ricavi e della loro integrazione nella piattaforma Verdian. Per Nuveen Infrastructure, il quadro di supporto pubblico basato su CfD rafforza le caratteristiche di protezione dall’inflazione e di prevedibilità dei

flussi di cassa, elementi centrali della strategia di investimento. L’avvio della costruzione è previsto verso la fine del 2026, mentre l’entrata in esercizio è attesa tra la metà e la fine del 2027. L’operazione si concentra sulla creazione di nuova capacità produttiva, piuttosto che sull’acquisizione di asset già operativi. A regime, la produzione annua attesa è pari a circa 224 GWh di energia rinnovabile, equivalente a circa l’1,3% del consumo elettrico complessivo della Sicilia, con un contributo diretto alla sicurezza energetica del Sud Europa e agli obiettivi di decarbonizzazione dell’Italia. I progetti saranno pienamente integrati nel modello operativo di Verdian, consentendo di valorizzare le sinergie industriali lungo le fasi di costruzione, gestione e operatività degli asset. Alfonso Ortal, ceo  di Verdian, ha commentato: “L’acquisizione di questo cluster rappresenta un passo importante nell’espansione del nostro portafoglio italiano. I progetti consentono di aumentare la scala della nostra pipeline, rafforzano labase di ricavi contrattualizzati di lungo periodo grazie al meccanismo FER X e sono pienamente allineati alla nostra strategia di sviluppo di asset di qualità, capaci di coniugare produzione di energia rinnovabile e uso responsabile del territorio.”

Jordi Francesch, Board Member di Verdian e Head of Global Asset Management, Clean Energy,Nuveen Infrastructure, ha dichiarato: “Questa acquisizione riflette l’approccio rigoroso di Verdian nella crescita della propria piattaforma nei principali mercati europei.L’Italia resta un mercato chiave per lo sviluppo di lungo periodo di energia pulita, sostenuto da un quadro regolatorio solido e da fondamentali di mercato favorevoli”.

A2A con IG group realizzera’ 2 impianti fotovoltaici a Fiumicino

A2A, con la collaborazione (Ati) di IG Group, si e’ aggiudicata le due gare pubbliche europee indette da Aeroporti di Roma per la progettazione, realizzazione e gestione di due nuovi impianti fotovoltaici rispettivamente da 7,3 MW e 6,0 MW all’interno dell’aeroporto di Roma Fiumicino. L’operazione rappresenta un ulteriore passo avanti promosso da ADR, societa’ del Gruppo Mundys, nel percorso di decarbonizzazione del “Leonardo da Vinci”, da nove anni consecutivi miglior aeroporto d’Europa. I due impianti produrranno piu’ di 24.000 MWh/anno, che si aggiungeranno agli oltre 30.000 MWh/anno prodotti dall’impianto fotovoltaico da 22 MW gia’ inaugurato nel gennaio 2025 nell’unico hub aeroportuale italiano, in adiacenza alla pista di volo 3. Tali impianti incrementeranno la quota di energia autoprodotta da fonte fotovoltaica, arrivando a coprire con gli altri impianti fotovoltaici oltre il 34% del fabbisogno elettrico di Adr stimato al 2028. Con l’aggiudicazione di queste gare, A2A conferma il proprio ruolo di player nazionale a supporto della decarbonizzazione del Paese e come partner industriale delle citta’. L’iniziativa si inserisce nella visione tracciata dal Piano industriale del gruppo al 2035, che prevede investimenti mirati per accelerare la transizione energetica e promuovere l’uso di fonti rinnovabili. In coerenza con l’indirizzo progettuale definito da Adr nei bandi di gara, che ha orientato la scelta verso soluzioni fotovoltaiche con inseguimento solare, A2A – attraverso la controllata A2A Calore e Servizi e con il contributo di IG Group – realizzera’ impianti in aree attualmente inutilizzate, parallele alla Pista 1 e alla Pista 2, utilizzando tecnologie di ultima generazione per la massimizzazione della resa energetica. Due progetti scalabili e replicabili, che eviteranno l’emissione in atmosfera di oltre 11.000 tonnellate di CO2 all’anno, in grado di integrarsi con efficacia in un contesto strategico come quello aeroportuale, per contribuire in modo concreto alla transizione energetica e alla valorizzazione sostenibile di infrastrutture cruciali per il Paese e dei territori.

L’Agenzia del Demanio inaugura il suo hub narrativo a Palazzo Buontalenti a Firenze

Nel cuore della città di Firenze prende forma la rinascita di Palazzo Buontalenti, storico edificio dello Stato in uso all’Università Europea EUI e sede della ‘School of European and Transnational Governance’. Ieri  presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino si sono svolte le celebrazioni per il 50° anniversario dell’EUI a cui ha preso parte il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. L’evento è stata l’occasione per presentare il progetto di recupero del palazzo, all’interno del quale è nato un hub narrativo riservato all’Agenzia nella Sala delle Grottesche. Lo spazio istituzionale permanente, dedicato ad attività culturali e formative, è stato inaugurato questo pomeriggio alla presenza dal Direttore dal Verme, con l’allestimento del progetto fotografico Memoria e Visione di Gina Soden, inserito nella più ampia mostra OPEN, curata da Stefania Rispoli e Sergio Risaliti.  Attraverso le sue immagini, la fotografa britannica esplora il fascino delle architetture in trasformazione, invitando il pubblico a osservare lo spazio da diverse prospettive. Gli scatti della Soden svelano il valore del patrimonio comune e invitano a riscoprire una parte di memoria e di intelligenza collettiva, soffermandosi sui dettagli di tre luoghi storici e identitari per la città di Firenze e la sua cultura: la memoria storica di Palazzo Buontalenti, la memoria sacra della Basilica di San Miniato al Monte e la memoria trasformata dell’ex Caserma Redi. La mostra propone una visione capace di cogliere l’essenza dei luoghi e la stratificazione delle storie che li hanno attraversati al fine di comprendere la responsabilità di conservare intatta l’opera dell’ingegno umano. L’eredità genera futuro. E così come l’Europa dei padri fondatori esprime responsabilità etica nel cambiamento, l’Agenzia del Demanio riqualifica il patrimonio pubblico nel rispetto della memoria e dell’identità del bene, restituendo alla collettività luoghi di relazione e cultura, per questa e per le generazioni che verranno. Le origini di Palazzo Buontalenti risalgono al Cinquecento, quando Francesco I de’ Medici lo volle come laboratorio dedicato alle arti e alle manifatture. Nel corso dei secoli l’edificio ha svolto funzioni diverse – da magazzino militare a sede giudiziaria – fino all’attuale destinazione accademica. Il recente intervento di restauro, promosso dall’Agenzia del Demanio, ha restituito valore e leggibilità alle strutture originarie e agli affreschi, riconoscendo e valorizzando la complessità storica degli spazi e adattandoli a nuovi usi. Il progetto ha previsto il recupero complessivo dell’edificio e la rifunzionalizzazione degli ambienti, destinati ad aule, biblioteca, spazi di coworking, alloggi, mensa e corti aperte, concepite come luoghi di vita e di incontro, fruibili dagli studenti e dalla città. L’intervento su Palazzo Buontalenti, uno dei beni inseriti nel Piano Città degli Immobili Pubblici di Firenze sottoscritto con il Comune e l’Università, assume così un importante valore rigenerativo e contribuisce alla creazione, nel cuore del centro storico, di un campus internazionale inclusivo e orientato a studi di alta qualità, profondamente radicato nel Mediterraneo e capace di rafforzare la vocazione culturale della città nel solco della tradizione europea, in un dialogo continuo tra memoria e innovazione.

L’automazione sostiene la domanda di spazi logistici moderni in Europa, con un trend positivo anche in Italia

L’automazione dei magazzini sta contribuendo alla crescita della domanda di spazi logistici moderni in tutta Europa. È quanto emerge da una nuova ricerca realizzata da Prologis, secondo cui gli utilizzatori stanno investendo in tecnologie capaci di migliorare le performance operative in mercati caratterizzati da scarsità di manodopera e limitata disponibilità di aree edificabili. Secondo l’analisi condotta da Prologis, nel 2025 circa il 30% degli spazi logistici moderni integrava una qualche forma di automazione, in aumento rispetto al 20%-25% di cinque anni fa. Gran parte di questa crescita è trainata da tecnologie flessibili, come robot mobili autonomi, veicoli a guida automatica e altri sistemi modulari, più semplici da integrare nelle operations esistenti e più adatti agli immobili in locazione rispetto a soluzioni fisse e ad alta intensità di capitale. Al contrario, i sistemi di stoccaggio e prelievo completamente automatizzati restano relativamente poco diffusi, con una presenza stimata nel 3%-5% dei magazzini. Questi sistemi, pur potendo generare significativi incrementi di efficienza, continuano a scontare costi iniziali elevati, una minore flessibilità e requisiti tecnici specifici degli edifici, fattori che ne limitano un’adozione più ampia. Per il real estate logistico, i risultati indicano una crescente valorizzazione degli edifici in grado di supportare l’automazione. Secondo i dati Prologis, le strutture utilizzate da clienti che adottano soluzioni automatizzate registrano una maggiore probabilità di rinnovo dei contratti, con un incremento a doppia cifra, durate di locazione mediamente più lunghe di circa un anno e canoni superiori del 10% rispetto agli immobili non automatizzati, a parità di mercato e dimensioni. Le evidenze suggeriscono inoltre che l’automazione stia rafforzando il valore delle strutture logistiche moderne, generando al contempo un rischio di obsolescenza limitato se considerato esclusivamente in relazione al livello di adozione dell’automazione. In Italia, l’evoluzione delle esigenze delle supply chain sta ridisegnando le operations logistiche in diversi settori. Di fronte a una crescente complessità, a standard di servizio sempre più elevati e alla necessità di una maggiore efficienza, l’automazione si afferma come una delle leve a supporto delle performance operative. Sebbene i modelli di adozione varino a seconda dei settori, le soluzioni di automazione flessibile risultano particolarmente rilevanti negli ambienti logistici, poiché consentono agli utilizzatori di migliorare produttività e capacità di movimentazione mantenendo, al tempo stesso, la flessibilità operativa delle strutture esistenti. Guardando al futuro, l’analisi di Prologis indica che entro il 2035 fino al 50% dei magazzini moderni potrebbe integrare una qualche forma di automazione. A trainare questa evoluzione saranno soprattutto i sistemi flessibili, che si confermano le soluzioni più adatte a una diffusione su larga scala. “In Italia, l’evoluzione della supply chain e la crescente complessità operativa stanno rafforzando il ruolo dell’automazione all’interno dei magazzini e delle piattaforme di distribuzione. Le soluzioni flessibili risultano particolarmente rilevanti perché consentono agli utilizzatori di migliorare le performance, mantenendo al tempo stesso la capacità di rispondere ad una sempre più ampia e variabile richiesta” commenta Marco Colombo, Vice President, Southern Europe Leasing & Customer Experience Lead di Prologis Italia.

Clima, studio ENEA-Bankitalia: Fino a -75% emissioni con lavoro da remoto

Lo smart working può tagliare le emissioni di CO2 fino al 75%, grazie alla riduzione degli spostamenti casa-lavoro. È quanto emerge da uno studio di ricercatori dell’ENEA e della Banca d’Italia sul lavoro da remoto, basato su 4.255 risposte a un questionario somministrato al personale della Banca d’Italia. Nel dettaglio, è stato rilevato che in una giornata di lavoro da remoto le emissioni medie pro-capite sono pari a 1,1 kg di CO2e, circa quattro volte inferiori di quelle prodotte dal pendolarismo casa-lavoro (4,1 kg di CO₂e). Le emissioni connesse ai consumi energetici aggiuntivi in casa sono dovute per il 63% al riscaldamento e per il 29% al raffrescamento, mentre computer e illuminazione incidono per l’8%.

Maire: a Nextchem contratto licensing er pdp per un nuovo impianto urea-to-def in Usa

Maire  annuncia che Nextchem, tramite il proprio licensor di tecnologie azotate Stamicarbon, si è aggiudicata da AdvanSix (NYSE: ASIX), società statunitense di chimica integrata, un contratto per il Licensing e il Process Design Package (PDP) relativo a un nuovo impianto urea-to-Diesel Exhaust Fluid (DEF) a Hopewell, in Virginia (USA), basato sulle tecnologie proprietarie di Nextchem. Lo scopo del progetto include un impianto di fusione di urea con capacità nominale di 700 short tons per day (STPD) basato sulla tecnologia NX STAMI™ Urea, completamente integrato con una sezione di produzione DEF progettata per convertire il 100% della fusione di urea in DEF. Tale configurazione rappresenta un’applicazione innovativa per Stamicarbon, trattandosi del primo progetto in cui l’intera produzione di urea melt può essere dedicata esclusivamente al DEF. Il contratto è subordinato alla Final Investment Decision e al Notice to Proceed, attesi nella prima metà del 2027. L’aggiudicazione riflette la crescente domanda di DEF, trainata da standard emissivi sempre più stringenti e dalla continua adozione di sistemi avanzati di post‑trattamento nel settore dei trasporti. Il progetto dimostra come le tecnologie azotate di Nextchem abilitino anche soluzioni a supporto di una mobilità più pulita ed efficiente. Fabio Fritelli, Managing Director di Nextchem, ha commentato: “Questa aggiudicazione conferma la solidità e la versatilità del nostro portafoglio di tecnologie per l’azoto, che sta trovando applicazioni sempre più ampie oltre gli utilizzi tradizionali nei fertilizzanti. Grazie alla nostra tecnologia proprietaria NX STAMI™ Urea, siamo orgogliosi di supportare lo sviluppo di soluzioni per la riduzione delle emissioni nel settore della mobilità come il DEF, rafforzando al contempo la presenza di Nextchem in Nord America.” Erin Kane, President e ceo di AdvanSix, ha commentato: “In qualità di produttore statunitense, AdvanSix è in una posizione unica per garantire una fornitura affidabile e domestica in risposta a una domanda in crescita, in un mercato oggi servito da produzione di altre aree geografiche e da importazioni. La nostra piattaforma integrata dell’ammoniaca ci fornisce la capacità di base per realizzare una nuova offerta differenziata ad alto valore, in grado di rispondere alle esigenze del mercato lungo la catena del valore del DEF.”

Porti, l’Italia ai tavoli europei: a Danzica il confronto sulle nuove politiche UE

È in corso a Danzica, l’Assemblea generale dell’European Sea Ports Organisation (ESPO), presieduta da Ansis Zeltiņš. Si tratta di una voce unificata e forte dei porti marittimi europei nei confronti delle istituzioni dell’Unione Europea a Bruxelles. La segretaria generale di ESPO, Isabelle Ryckbost, ha illustrato la relazione sullo stato di avanzamento delle politiche UE, sulle attività svolte dall’organizzazione e sulle priorità strategiche per i prossimi anni. Inoltre, sono stati approvati importanti documenti di lavoro destinati a essere trasferiti nelle sedi UE per contribuire alla definizione delle future politiche del settore portuale. La portualità italiana è rappresentata da Assoporti con a capo della delegazione Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale presente su incarico del presidente di Assoporti, Roberto Petri, trattenuto in Italia. “Partecipare a tutte le sfide connesse all’Unione europea richiede presenza costante, competenza e capacità di interlocuzione”, ha dichiarato Petri. Assoporti ha ripreso un dialogo continuo con ESPO e con le principali istituzioni europee per contribuire ai processi decisionali che incidono direttamente sulla portualità nazionale. Grazie a questo lavoro, registriamo una crescente attenzione della Commissione europea rispetto alle nostre richieste nella redazione della strategia portuale europea, che costituisce la base delle future normative di settore. Abbiamo anche affidato un compito chiaro a un presidente che, da ex parlamentare europea, conosce bene le istituzioni UE”. Tardino ha sottolineato l’importanza della presenza italiana ai tavoli decisionali europei: “Fin dal mio insediamento ho ritenuto fondamentale essere in prima linea nei luoghi dove si definiscono le politiche europee e portare le istanze della nostra portualità, strategica per il Paese. L’Italia è stabilmente tra i primi tre Paesi europei per volumi di merci movimentate e mantiene la leadership continentale nel traffico crocieristico e passeggeri. Ringrazio il presidente Petri per la fiducia dimostrata nei miei confronti”.
Petri ha poi richiamato l’attenzione sul tema dell’ETS, una delle principali criticità per il sistema portuale europeo: “Il rischio concreto è quello di una perdita di traffici verso porti extra UE, meno soggetti a vincoli ambientali. Una situazione che avrebbe effetti diretti sui porti di transhipment, come Gioia Tauro, sullo short sea shipping, sulle catene logistiche e sulla competitività complessiva del sistema europeo. Per questo stiamo lavorando con grande intensità a livello nazionale, europeo e, soprattutto, attraverso ESPO”.
“Questa Assemblea – ha aggiunto Tardino – ha confermato la complessità delle sfide che il sistema portuale si trova oggi ad affrontare: tensioni geopolitiche, interruzioni delle catene del valore, crisi energetiche, minacce ibride, oltre ai processi di transizione verde e digitale. In questo scenario i porti assumono un ruolo sempre più centrale”. Secondo Tardino, sicurezza portuale, transizione energetica, digitalizzazione e semplificazione amministrativa rappresentano oggi gli assi strategici su cui costruire il futuro del comparto: “I porti devono essere pronti a operare in un contesto internazionale sempre più instabile. Le politiche europee possono, e devono, rappresentare un’opportunità per rafforzare infrastrutture, standard operativi e capacità di risposta dell’intero sistema portuale europeo”.

Assarmatori a Bruxelles, Messina: “Serve una coraggiosa revisione dell’ETS”

“Gli effetti della tassa sulle emissioni voluta dall’Unione europea stanno producendo conseguenze negative sui segmenti più esposti e strategici del trasporto marittimo paragonabili a quelle delle grandi crisi internazionali, come l’aumento dei prezzi dell’energia legato al blocco dello Stretto di Hormuz. La differenza è che Hormuz è uno shock congiunturale, mentre l’ETS è una tassazione strutturale, destinata a incidere in modo permanente sulla competitività e sostenibilità dei collegamenti con le isole, delle Autostrade del Mare e del transhipment di contenitori”. Il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, non si nasconde dietro alla diplomazia al termine della missione annuale del Consiglio Direttivo dell’Associazione a Bruxelles, che ha visto un’agenda fitta di incontri di alto livello fra martedì e mercoledì. “Nei mesi scorsi abbiamo accolto con favore l’inclusione di alcune priorità dell’armamento nazionale nelle strategie europee dedicate al settore marittimo – prosegue Messina – Tuttavia, il nodo decisivo era e resta la loro traduzione in misure concrete. Nel caso dell’ETS, tassazione ingiusta perché non selettiva in quanto applicata in maniera orizzontale, senza considerare le specificità dei singoli settori, è ormai conclamata la consapevolezza delle criticità dell’attuale assetto normativo, ma resta insufficiente la chiarezza sugli strumenti correttivi che saranno adottati. In questo quadro guardiamo con particolare attenzione alla futura ‘Strategia europea per le isole’, in corso di elaborazione sotto la guida del Vicepresidente Esecutivo Raffaele Fitto, al quale abbiamo rappresentato le nostre priorità sui collegamenti marittimi con le isole. L’imposizione su questi servizi di una tassazione climatica sproporzionata e che, per di più, non torna al comparto marittimo sotto forma di investimenti nell’ottica di una reale sostenibilità ambientale ne mette a rischio il fragile equilibrio”. “La sensazione è che la tecnocrazia europea rimanga inflessibile rispetto all’esigenza di un miglioramento significativo di queste politiche. Invece noi chiediamo che la revisione di luglio sia coraggiosa, per permettere al nostro comparto industriale di rimanere competitivo in uno scenario globale particolarmente difficile”, conclude Messina. Fra gli appuntamenti della due giorni di Assarmatori a Bruxelles, l’incontro con il Vicepresidente Esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, presso Palazzo Berlaymont; un ricevimento dedicato ai rappresentanti delle Istituzioni europee e alla comunità internazionale di Bruxelles alla Residenza dell’Ambasciatore d’Italia presso il Regno del Belgio, con interventi dell’Ambasciatore Federica Favi, dell’Ambasciatore Marco Canaparo, Rappresentante Permanente Aggiunto d’Italia presso la UE, dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare della NATO e del Ministro plenipotenziario Catherine Flumiani, Inviato speciale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per la Dimensione internazionale del Mare. L’agenda ha visto anche un vertice con Giovanni Cremonini, Vice Capo Divisione per la Sicurezza Marittima del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE/EEAS), con in collegamento i referenti delle missioni Aspides e Atalanta, e un incontro con una rappresentanza degli Europarlamentari italiani. Nell’occasione c’è stata anche una lunga e approfondita riunione con i funzionari della DG MOVE e della DG CLIMA, durante i quali sono stati trattati i vari temi legati all’applicazione del regime ETS.

Gas: Rosetti Marino, il maxi modulo salpato da Ravenna in direzione Libia

È partito ieri mattina dal cantiere Piomboni di Marina di Ravenna il modulo offshore del progetto Bouri Gas Recovery, diretto verso la Libia. Il colosso da 5.200 tonnellate, costruito da Rosetti Marino per Saipem, servirà a recuperare gas oggi disperso durante le attività estrattive offshore.

Incendio sul Monte Faeta: impatti sugli ecosistemi boschivi. Primi dati 2026 sugli incendi in Italia

In provincia di Pisa, nel comune di San Giuliano Terme, e in provincia di Lucca, nei comuni di Lucca e Capannori, nel periodo compreso tra il 28 aprile e il 2 maggio sono stati percorsi da incendio circa 500 ettari di territorio, di cui 370 riferibili a coperture forestali. Le statistiche sono elaborate da ISPRA, sulla base di mappature satellitari ad alta risoluzione e con l’impiego di applicazioni di intelligenza artificiale per l’individuazione degli ecosistemi forestali interessati dagli incendi.
L’area è caratterizzata da un paesaggio di interfaccia tra ecosistemi naturali e aree a vocazione agricola, con una significativa presenza di superfici forestali. La superficie percorsa da incendio ricade all’interno della Zona Speciale di Conservazione “Monte Pisano”, sito della Rete Natura 2000.
Secondo le stime ISPRA, la superficie maggiormente colpita dall’incendio riguarda l’ecosistema forestale delle conifere, con circa 200 ettari percorsi da incendio. Sono state inoltre colpite leccete per circa 100 ettari e boschi di querce e castagni, per una superficie intorno a 70 ettari.
Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA: “I nostri boschi costituiscono un capitale naturale di valore inestimabile, perché proteggono la biodiversità, contribuiscono alla regolazione del clima e garantiscono servizi ecosistemici indispensabili per la collettività. La loro salvaguardia richiede un impegno continuo, fondato su conoscenza, innovazione e collaborazione tra istituzioni. L’incendio che ha interessato il Monte Faeta richiama con forza l’attenzione sull’importanza strategica della sorveglianza ambientale e della tutela del nostro patrimonio boschivo. La prevenzione e la gestione degli incendi non possono prescindere da una solida base tecnico-scientifica; il lavoro svolto dall’ISPRA consente di monitorare in modo continuo lo stato degli ecosistemi, fornendo dati affidabili e tempestivi a supporto delle decisioni delle istituzioni. In questo contesto, la sorveglianza ambientale rappresenta non solo un presidio di controllo, ma una leva essenziale per una gestione sostenibile delle aree forestali che contribuisca a costruire una cultura della prevenzione e una maggiore resilienza del territorio. È una responsabilità che ci riguarda tutti e che ISPRA continuerà a sostenere con il massimo rigore scientifico e istituzionale”.
Roberto Inghilesi, Responsabile del Centro di Sorveglianza Ambientale dell’ISPRA: “Le attività dell’Istituto in tema di monitoraggio da satellite e analisi degli impatti degli incendi sugli ecosistemi naturali garantiscono il livello scientifico necessario per valutare i trend e le possibili conseguenze dei cambiamenti climatici. Un aspetto fondamentale delle valutazioni effettuate sulle aree bruciate è la valutazione della capacità resiliente degli ecosistemi boschivi rispetto ai fenomeni di incendio”.
Dal 1° gennaio 2026 fino all’ultimo aggiornamento disponibile dell’European Forest Fire Information System, al 4 maggio su scala nazionale sono stati rilevati 340 grandi incendi, che hanno interessato una superficie complessiva coperta da vegetazione (forestale, ma anche agricola, erbacea, arbustiva) pari a circa 3900 ettari. Le stime elaborate da ISPRA indicano che nei primi quattro mesi del 2026, le superfici di ecosistemi forestali già percorse dal fuoco ammontano a circa 1900 ettari, corrispondenti al 49% della superficie complessiva colpita da incendi. L’area forestale colpita riguarda 1300 ettari di boschi di querce e boschi misti, circa 300 ettari di boschi di leccio, sughera e macchia alta; circa 300 ettari di boschi di conifere. Confrontando i dati 2026 con le statistiche relative al periodo 2019-2025, la superficie totale percorsa da incendi si è mantenuta sui livelli minimi fino a fine marzo. Dall’inizio di aprile si è registrato un incremento progressivo, con un picco corrispondente all’evento del Monte Faeta che ha riportato i valori delle superfici percorse da incendio a superare di poco la media del periodo di riferimento. Le superfici forestali interessate da incendio seguono un andamento simile.

M&A Energy, Utilities & Resources: AI, sicurezza energetica e nuovi investimenti ridisegnano settore. Report PWC

A livello globale, i settori Energy, Utilities & Resources (EU&R) hanno confermato nel 2025 e nei primi mesi del 2026 un cambiamento strutturale, trainato dall’aumento della domanda di energia elettrica, risorse idriche e materie prime essenziali. Questo è dovuto all’espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center, che ridefiniscono le priorità d’investimento nella filiera.
In questo scenario, l’M&A si afferma come leva strategica per posizionamenti competitivi, nuova capacità produttiva e accelerazione della trasformazione. È quanto emerge dall’analisi PwC Global & Italian M&A Trends in Energy, Utilities & Resources e Outlook 2026.
In un contesto caratterizzato da persistente instabilità geopolitica, crescente domanda di energia e rinnovata attenzione alla sicurezza energetica, l’analisi condotta da PwC evidenzia come nel 2025 le operazioni M&A nei settori EU&R a livello globale abbiano raggiunto un valore complessivo pari a 564 miliardi di dollari registrando un incremento del +27% rispetto al 2024. La crescita è stata sostenuta da 20 megadeal (ovvero transazioni superiori ai 5 miliardi di dollari), in deciso aumento rispetto ai 6 registrati nel 2024.
Il Private Equity ha registrato +35% nel valore (204 miliardi di dollari), grazie a migliori condizioni di finanziamento e al private debt come strumento flessibile per asset complessi ad alta intensità di capitale.
In particolare, si sono rafforzate le partnership tra fondi di private equity, fondi di private debt, investitori sovrani e operatori privati del settore. Tali collaborazioni mirano a garantire la sostenibilità finanziaria e l’efficacia industriale di progetti caratterizzati da orizzonti di lungo termine e dimensioni significative come le infrastrutture avanzate a supporto dell’intelligenza artificiale.
Anche in Italia, nel 2025 i settori EU&R mostrano solidità dei volumi di transazione con 132 operazioni (vs 129 nel 2024): la componente Corporate si conferma prevalente con 85 deal (65% del totale) il Private Equity registra una significativa accelerazione, con 47 operazioni concluse. Il Power & Utilities domina con 72 deal (60% del totale), trainati da consolidamenti, secondary trading su rinnovabili, interesse per biometano (decarbonizzazione e diversificazione) e GNL.
L’elevato numero di operazioni M&A è giustificato dalla forte frammentazione del mercato, sia nel comparto delle Utilities (in primis il retail Gas & Power) sia in quello delle Renewable Energies, che continua a favorire processi di consolidamento orientati all’ottimizzazione dell’efficienza operativa, alla riduzione dei costi e allo sfruttamento di economie di scala.
Nell’Oil & Gas l’attività M&A, stabile in Italia come numero di transazioni, è stata trainata da obiettivi di consolidamento nel downstream e nelle infrastrutture energetiche, con prevalenza di acquisizioni e rafforzamenti di partecipazioni in reti carburanti, fuel distribution, bunkeraggio e asset petroliferi strategici.
Nel settore Metals le 18 operazioni registrate nel 2025 evidenziano un chiaro orientamento verso asset “downstream” di trasformazione e processing, dove la disponibilità di capacità produttiva e competenze specialistiche rappresenta un fattore critico di competitività. Nel complesso, tali operazioni confermano che l’interesse degli acquirenti si concentra meno sul mining upstream e più su asset in grado di abilitare integrazione operativa, continuità delle forniture e rafforzamento del mix di prodotto nei comparti manifatturieri a maggior valore aggiunto.
Nel settore Chemicals, le 31 transazioni del 2025, in crescita rispetto al 2024, vedono il Private Equity protagonista con 18 operazioni. In un mercato complesso – con pressioni sui margini, volatilità di costi energetici e materie prime, e domanda selettiva – i corporate adottano strategie prudenti e mirate, mentre i fondi PE puntano su asset ad alto potenziale di valorizzazione, specializzazione e consolidamento.
Gianpaolo Chimenti, Partner PwC Italia e EU&R Strategy Leader, spiega: «Stiamo assistendo nei settori dell’Energy, Utilities & Resources ad un cambiamento strutturale, non semplicemente ciclico. Alla transizione energetica, principale vettore di trasformazione del settore, oggi si è affiancato l’emergente fabbisogno energetico generato dall’intelligenza artificiale e dalla progressiva espansione delle infrastrutture di data center. L’Italia ha le condizioni per affermarsi come un hub europeo ad alto potenziale per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e digitali dedicate all’erogazione dei servizi di AI con l’M&A come leva fondamentale di implementazione. In Italia, l’outlook 2026 indica una maggiore vivacità dell’attività M&A, con focus su asset infrastrutturali e industriali a elevata rilevanza strategica e un crescente coinvolgimento di operatori industriali e investitori finanziari in operazioni di consolidamento, partnership e riequilibrio di portafoglio”. “La traiettoria resta fortemente esposta all’evoluzione del contesto geopolitico: l’escalation del conflitto in Medio Oriente potrebbe indurre gli investitori, indipendentemente dalle Industries, a rivedere priorità allocative e timing di esecuzione. In questo quadro, i settori EU&R potrebbero tuttavia mostrare una maggiore resilienza, sostenuti dalla crescente strategicità delle infrastrutture critiche per la sicurezza degli approvvigionamenti» conclude Luca Colombo Energy Industry Leader di PwC Italia.

Bracchi a Transpotec: flotta ampliata con 14 nuovi mezzi e svolta green con l’Hvo

Dal 13 al 16 maggio, Bracchi sarà tra i protagonisti di Transpotec Logitec, la fiera milanese leader in Italia per autotrasporto e logistica. Il Gruppo presenterà le proprie eccellenze operative, focalizzandosi su innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Presso lo stand aziendale, i visitatori potranno scoprire le soluzioni integrate di Bracchi, dalla logistica tecnica ai trasporti eccezionali della business unit “Special & Heavy”. L’azienda presenterà la propria recente svolta green, è stata infatti accelerata l’adozione dei biocarburanti HVO (Hydrotreated Vegetable Oil). Questo biocarburante idrogenato, derivato da materie prime rinnovabili e scarti vegetali, rappresenta la soluzione chiave per la decarbonizzazione del trasporto pesante nel breve e medio termine. L’azienda ha strutturato un piano ambizioso che ha già raggiunto in Italia l’utilizzo di carburante HVO che copre tre quarti del fabbisogno, percentuali leggermente inferiori se si analizzano i dati a livello europeo. Questa scelta permette una riduzione drastica delle emissioni di anidride carbonica (fino al 90% rispetto al diesel tradizionale). Tra novembre 2025 e marzo 2026, inoltre, il Gruppo ha avviato un importante piano di rinnovo della flotta investendo su 14 nuovi automezzi tecnologicamente avanzati. Le acquisizioni sono state distribuite strategicamente tra le diverse sedi presenti in tutto il Nord Italia. La scelta si è focalizzata su modelli ad alte prestazioni per ottimizzare l’efficienza operativa e la sostenibilità del trasporto. Il valore complessivo dell’investimento ammonta a circa 1,8 milioni di euro. “La nostra presenza a Transpotec Logitec segna una tappa fondamentale nel percorso di evoluzione del Gruppo”, commenta l’amministratore delegato Umberto Ferretti. “L’investimento per l’ampliamento della flotta non è solo un potenziamento numerico, ma una dichiarazione d’intenti: vogliamo guidare la trasformazione del trasporto pesante verso un modello realmente sostenibile. L’adozione del biocarburante HVO, che oggi copre già il 75% del nostro fabbisogno nazionale, ci permette di abbattere drasticamente le emissioni senza compromettere l’efficienza operativa. Bracchi continua a distinguersi per la capacità di gestire la complessità, dalla logistica tecnica ai trasporti ‘Special & Heavy’. La nostra forza risiede nell’integrazione tra mezzi d’avanguardia e competenze umane di eccellenza, e nella capacità di costituirsi come punto di riferimento per i nostri clienti. Siamo orgogliosi di presentarci come partner strategico per le aziende che cercano soluzioni logistiche sicure, innovative e rispettose dell’ambiente, confermando la nostra vocazione di pionieri nel settore della movimentazione eccezionale e globale”.

Ue, ok all’unanimità su Erasmus+. Pella (Anci) : “40 miliardi per una maggiore integrazione dei territori”

Il Comitato europeo delle Regioni ha adottato all’unanimità, nel corso della sessione plenaria di Bruxelles, il parere sul nuovo Programma Erasmus+ 2028-2034, di cui relatore per tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea è stato Roberto Pella, vicepresidente di Anci e delegato Sport, Salute, Politiche giovanili e Aree interne alla presenza del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi e del Commissario per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport, Glenn Micallef.
Il futuro settennato europeo prevede per Erasmus+ una dotazione di 40 miliardi di euro con un incremento del 30% rispetto alla precedente programmazione. “Erasmus+ si conferma la più grande storia di successo europea”, ha dichiarato Pella al termine della plenaria. “Ogni parere che il Comitato delle Regioni porta avanti è un passo concreto verso una maggiore integrazione dei territori e dei livelli istituzionali. Erasmus+ non è soltanto un programma di mobilità, istruzione e sport ma rappresenta un pilastro della nostra identità comune che dobbiamo continuare a rafforzare”. “Erasmus+ è un’occasione straordinaria per i giovani: attraverso scambi e progetti legati a istruzione e sport si favoriscono mobilità, partecipazione e aggregazione sociale competenze sempre più preziose anche sul piano occupazionale”, ha aggiunto Pella. Il vicepresidente Anci, in questa direzione, ha sottolineato anche la necessità di “partenariati forti e percorsi di accompagnamento e capacitazione tecnica sui territori più vulnerabili che consentano a tutte le comunità, comprese quelle periferiche e delle aree interne, di beneficiare pienamente del Programma. Va inoltre potenziata la dimensione sportiva, riconoscendone il valore educativo e sociale che svolge ogni giorno sui territori a tutti i livelli.” “Non solo più budget – ha chiarito Pella – occorrono anche regole flessibili, procedure semplificate e percorsi di accompagnamento dedicati alle aree più svantaggiate, perché nessun municipio e nessuna comunità restino esclusi. Con questo parere consolidiamo il legame tra formazione e impresa per un dialogo rafforzato in grado di rispondere ai fabbisogni del mondo produttivo e migliorare l’occupabilità dei giovani. Università e istituti superiori saranno in grado di innovare i percorsi didattici anticipando le competenze che il mercato richiederà.Un ringraziamento particolare – ha poi concluso Pella – al Ministro Andrea Abodi: il lavoro fianco a fianco per le politiche giovanili e sportive che persiste da molto tempo continuerà a offrire ai giovani strumenti concreti di valorizzazione e inclusione”.

Emilia-Romagna, nasce la prima alleanza pubblica della logistica

Nasce la prima alleanza pubblica della logistica lungo la via Emilia che guarda sopratutto all’export con l’obiettivo di togliere le merci (e i camion) dalla strada e trasferirle sul ferro per ridurre le ricadute negative di un settore ad alto impatto ambientale.
Si tratta di un’alleanza a quattro tra l’Interporto di Bologna, Sapir — che gestisce il principale terminal operator del porto di Ravenna — lo scalo ferroviario Dinazzano Po e l’autostrada A22 del Brennero che entrerà nella partita con Str, la società nata proprio per favorire l’intermodalità gomma-ferro.
In questo modo – si legge sul Corriere di Bologna – sarà possibile avere una regia unica per caricare un treno al porto di Ravenna, passare dall’Interporto bolognese, sfruttare il polo modenese dedicato in particolare al distretto della ceramica e, infine, puntare fino al Brennero senza nemmeno mettere un camion per strada. Per un settore come quello del trasporto merci estremamente parcellizzato si tratta di una piccola rivoluzione.
Un’alleanza benedetta anche dalla Regione che nella legge approvata di recente sugli aeroporti aveva dedicato un corposo capitolo alla logistica proprio con l’obiettivo di favorire l’aggregazione tra diverse realtà con una forte impronta pubblica. Come nel caso degli aeroporti, dunque, anche nella logistica la Regione punta a giocare un ruolo attivo.
Le quattro realtà stavano lavorando all’intesa da tempo e hanno individuato uno strumento innovativo che nel giro dei prossimi anni consentirà alle società di condividere piani industriali e investimenti per raddoppiare il materiale trasportato su ferro e ridurre il loro impatto ambientale.
Non si tratta di una fusione, anzi. Il contratto di rete è un modello di collaborazione tra imprese, introdotto nell’ordinamento italiano nel 2009, che consente alle aziende aggregate di realizzare progetti ed obiettivi condivisi nell’ottica di incrementare la propria capacità innovativa e la competitività sul mercato, pur mantenendo ciascuna di esse indipendenza, autonomia e specialità. Oggi è fissato l’appuntamento dal notaio per siglare l’intesa e iniziare con il nuovo progetto. Come detto, l’accordo parte con quattro realtà ma l’obbiettivo è estendere l’intesa ad altre società per aumentare massa critica e capacità di collegamento.
La piattaforma logistica unica, dicono i promotori, è inevitabile anche alla luce delle nuove norme che a partire dal 2032 ridurranno la possibilità di spostare le merci su camion. In questo senso, l’Inteporto bolognese si sta già muovendo da tempo. Un sito che vale circa 1,5 miliardi all’anno sta ultimando i lavori per il nuovo terminal che a partire dall’anno prossimo potrà ospitare treni da 750 metri in grado di spostare merci equivalenti a quelli spostati da circa 50 camion.
L’allennza con Ravenna, Modena e l’autostrada consentirà di avere uno strumento ulteriore per guadagnare quote di mercato. In più un sistema unico e integrato dovrebbe garantire d aumentare la redditività di un settore che ha sempre avuto margini molto ridotti con ricadute anche sulla qualità del lavoro, uno degli aspetti da sempre più sensibili per il settore della logistica.

Rigenerazione urbana, al via la riqualificazione dell’ex Detroit al municipio III di Roma

“Con la consegna del cantiere per la riqualificazione dell’area sportiva dell’ex impianto Detroit nel quartiere Tufello, il Municipio Roma III compie un passo concreto e atteso nel percorso di rigenerazione urbana del territorio. Si tratta di un intervento che arriva al termine di un lungo lavoro istituzionale, fatto di pianificazione, confronto e collaborazione tra i diversi livelli amministrativi, e che oggi si traduce in un investimento strategico per la qualità dello spazio pubblico”. Ad affermarlo è Paolo Marchionne Presidente III Municipio in una nota social.  “Il progetto – spiega- restituirà alla comunità un’area riqualificata, con nuovi campi polifunzionali per la pratica sportiva all’aria aperta e gratuiti, spazi verdi e luoghi dedicati all’aggregazione, rafforzando la funzione sociale dello sport e promuovendo inclusione e coesione sociale.
Dopo la realizzazione della strada scolastica in via Monte Ruggero, l’apertura del Portierato Sociale, gli interventi sul mercato di piazza Euganei e quelli in corso per l’efficientamento energetico della biblioteca comunale Ennio Flaiano, la riqualificazione dell’area dell’ex Detroit, impianto chiuso e abbandonato da oltre un decennio, rappresenta un altro tassello significativo nella costruzione di quartieri più vivibili, sicuri e accessibili, in linea con gli obiettivi della città dei 15 minuti e con una visione di sviluppo urbano sostenibile e policentrico. Un risultato reso possibile grazie alla sinergia istituzionale con il Dipartimento Urbanistica e al lavoro dell’Assessorato all’Urbanistica guidato da Maurizio Veloccia, che ha consentito di sbloccare e portare a compimento un intervento atteso da anni dal territorio”.

Messina, al via bando per la messa in sicurezza della fascia costiera di Casabianca

Parte l’iter per la messa in sicurezza della fascia costiera di Casabianca, a Messina, una tra le più colpite dal fenomeno erosivo. La Struttura per il contrasto del dissesto idrogeologico guidata dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani e diretta da Sergio Tumminello, ha pubblicato il bando con un importo a base di gara di 10,8 milioni di euro. La scadenza per la presentazione delle offerte è fissata per il prossimo diciotto giugno. L’intervento servirà a proteggere gli immobili che costeggiano il litorale dal pericolo delle mareggiate che, negli ultimi anni, hanno messo a rischio infrastrutture, nuclei abitativi e siti di particolare pregio ambientale e naturalistico.
Gli obiettivi dei lavori sono il recupero e la riqualificazione dell’ambito costiero per un tratto complessivo di 1,7 chilometri. Il litorale di Casabianca si contraddistingue per la sua elevata esposizione alle mareggiate e alle correnti di deriva litorale. Un fenomeno che ha prodotto un sensibile arretramento delle linee di costa e un progressivo assottigliamento della spiaggia. L’assenza di scogliere naturali ed artificiali rende peraltro la costa, che negli anni passati è stata oggetto di consistenti interventi di urbanizzazione, particolarmente esposta all’azione del moto ondoso. La causa del fenomeno erosivo risiede nella diminuzione degli apporti solidi e all’imbrigliamento dei torrenti. Tra le soluzioni tecniche contemplate dal progetto esecutivo, la realizzazione di quattro barriere soffolte e di dieci pennelli semisoffolti, oltre ripascimento in sabbia naturale che consentirà un avanzamento dell’attuale linea di battigia di circa dieci metri.

Aviazione, analisi T&E: Europa al terzo posto tra le regioni più inquinanti con record di emissioni nel 2025

In Italia la crescita delle emissioni di CO2 dai voli è seconda solo alla Spagna. ETS: Due terzi di queste emissioni sfuggono al mercato del carbonio.  Le compagnie low cost guidano la crescita della CO2 in UE e in Italia. Ryanair compagnia più inquinante: +50% rispetto al 2019.
Nel 2025 le emissioni di gas serra dei voli in partenza dagli aeroporti europei hanno superato per la prima volta i livelli pre-pandemia. Il settore ha emesso 195 Mt di CO₂ per i voli in partenza dall’Europa, con un aumento del 2% rispetto ai livelli pre-COVID, registrando così il valore di emissioni più elevato di sempre. Aumenti anche in Italia, dove i 900 mila voli in partenza dagli aeroporti nazionali hanno causato l’emissione di circa 16 Mt CO2, in crescita di circa il 5% rispetto al 2024 e di circa il 10% rispetto al 2019. È quanto emerge da una nuova analisidi Transport & Environment (T&E), il principale gruppo europeo per la decarbonizzazione dei trasporti.
A guidare questa crescita sono state le compagnie aeree low cost. Le emissioni globali di Ryanair sono ora del 50% superiori rispetto al 2019, il maggiore aumento registrato tra le prime 20 compagnie aeree più inquinanti a livello mondiale. A livello europeo, Ryanair rimane la compagnia aerea più inquinante, con 16,6 Mt di CO₂ emesse dai voli in partenza dall’Europa: un impatto – in termini emissivi – assimilabile alle emissioni annuali totali di CO₂ di un paese come la Croazia. Al contrario, i vettori tradizionali che operano i voli a lungo raggio hanno registrato un recupero più lento: le loro emissioni complessive rimangono al di sotto dei livelli pre-pandemia, frenate dalla ripresa più lenta del traffico intercontinentale.
La crescita delle emissioni del comparto aereo registrata in Italia è stata seconda solo alla Spagna e anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, è sostenuta dalla piena ripresa delle attività delle compagnie low cost. Ryanair è la compagnia più inquinante, avendo emesso 3,5 Mt CO2, una crescita superiore al 60% rispetto al 2019. A seguire, ITA Airways con 1,8 Mt CO2 e – ex aequo con 0,9 Mt CO2 – troviamo easyJet e WizzAir.
Così, mentre in tutta l’UE, interi settori dell’economia — come agricoltura, industria manifatturiera e la maggior parte dei trasporti — hanno ridotto le proprie emissioni di gas serra, il settore dell’aviazione vola nella direzione opposta: dal 2005, le emissioni dell’aviazione europea sono aumentate di oltre il 30%. I voli in partenza dall’Europa rappresentano il 23% delle emissioni globali dell’aviazione, collocando l’Europa al terzo posto tra le regioni più inquinanti, dopo l’Asia (31%) e il Nord America (25%). Nonostante una quota inferiore rispetto ai primi due mercati, l’Europa è l’unica regione tra le prime tre ad aver già superato i propri livelli di emissioni pre-pandemia.
Le emissioni dell’aviazione europea sono tornate ai livelli pre-pandemia. Eppure questa crescita non è mitigata dal sistema europeo di scambio di quote di emissioni (EU ETS). L’ETS impone alle compagnie aeree di pagare per la CO2 emessa; tuttavia, il meccanismo copre solo le rotte a corto raggio all’interno dello Spazio Economico Europeo e non include, nell’ambito di applicazione, i voli a lungo raggio delle compagnie tradizionali, ossia i voli più inquinanti in assoluto. Ne consegue che una compagnia come Ryanair, la cui rete è concentrata all’interno dell’Europa, paga in media 50 euro per tonnellata di carbonio, mentre compagnie come Lufthansa – più orientate verso i voli extra UE – ne pagano solo 20. Per quanto riguarda le compagnie che operano quasi esclusivamente su rotte extra-europee, come Emirates, pagano invece quasi zero nell’ambito dei mercati del carbonio europei.
In Italia, dove i voli in partenza sono maggiormente concentrati verso destinazioni nazionali o intra UE, la quota di emissioni che sfugge al meccanismo dell’ETS è di poco superiore al 50%. Compagnie come Emirates, Delta Air Lines, United Airlines o American Airlines, che operano esclusivamente voli extra-europei, non hanno pagato un euro per le emissioni generate dai voli in partenza dallo Stivale.
Inoltre, le 10 rotte intercontinentali più inquinanti in partenza da aeroporti europei — tra cui Londra-New York e Francoforte-Shanghai — sfuggono completamente alla tariffazione del carbonio. La sola rotta Londra-New York, la più inquinante in assoluto, ha generato quasi 1,4 Mt di CO₂ nel 2025, quanto le emissioni aggregate delle prime 10 rotte intra-UE. Non appena un aereo lascia lo Spazio Economico Europeo, l’UE perde di fatto la capacità di applicare la tariffazione del carbonio a quel volo. Tali emissioni vengono invece compensate tramite CORSIA, uno schema di offsetting ambientale molto più debole rispetto al mercato del carbonio europeo.
Estendere il mercato del carbonio a tutti i voli in partenza non solo risolverebbe questa distorsione di mercato, ma consentirebbe anche di generare significative entrate pubbliche da destinare alla transizione verde dell’aviazione. Nel 2025, il mercato del carbonio ha generato 4,1 miliardi di euro per gli Stati Membri. Con un’estensione a tutti i voli in partenza, l’UE potrebbe raccogliere quasi 17 miliardi di euro all’anno entro il 2030. T&E raccomanda di destinare una quota di questi proventi allo sviluppo della produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) e al finanziamento della riduzione delle scie di condensazione (contrail avoidance): misure in grado di produrre benefici climatici immediati, costruendo al contempo le capacità industriali di cui l’Europa ha bisogno per un’aviazione a zero emissioni.
“Il fatto che le emissioni dell’aviazione raggiungano un nuovo massimo storico è un segnale estremamente preoccupante. La crescita incontrollata del settore comporta enormi costi climatici e ambientali, eppure nel solo 2025 le compagnie aeree, grazie a scappatoie normative, hanno evitato oltre 8,5 miliardi di euro di costi legati alle loro emissioni” ha dichiarato Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia. “Estendere l’EU ETS anche ai più inquinanti voli extra-UE potrebbe generare miliardi di euro di entrate annuali da destinare alla transizione verso i carburanti verdi. È giunto il momento di smettere di sovvenzionare la dipendenza dai combustibili fossili e iniziare a investire nel futuro di un’aviazione sostenibile”.
Le pressioni del settore per indebolire o abolire il mercato del carbonio si stanno intensificando, soprattutto alla luce della recente crisi in Iran. Eppure l’analisi di T&E dimostra che il mercato del carbonio non è responsabile dei drastici aumenti dei prezzi dei biglietti: la causa è invece la dipendenza dai combustibili fossili. Lo studio, infatti, mostra che, per i voli a lungo raggio, lo shock attuale sul prezzo del petrolio aggiunge circa 90 euro per passeggero ai costi del carburante, il mandato SAF aggiunge circa 3 euro, mentre i costi dell’ETS non si applicano ai voli a lungo raggio. Per i voli a corto raggio, la volatilità dei combustibili fossili aggiunge circa 30 euro ai costi del carburante, mentre le politiche climatiche aggiungono meno di 10 euro. I prezzi dei biglietti aumentano a causa della dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili, non a causa delle misure climatiche pensate per affrancare il settore da questa dipendenza, conclude T&E.

Presentazione progetti Closer e Even-Closer: la Calabria protagonista in Europa per le nuove sfide ambientali

Il progetto Closer è a metà percorso. E’ di questa settimana, infatti, l’incontro moderato da Caterina Loddo, dirigente del Settore Innovazione della Regione Calabria, che ha visto un confronto tecnico e istituzionale di alto profilo in Europa.

Ad aprire l’appuntamento, il direttore generale del Dipartimento Lavoro, Imprese e Aree produttive della Regione Calabria, Fortunato Varone che, nel porgere i saluti dell’assessore al ramo Giovanni Calabrese, ha evidenziato come il territorio calabrese stia diventando un laboratorio d’avanguardia per l’estrazione mineraria urbana: “Con i progetti Closer e Even-Closer, la Calabria diventa protagonista della rivoluzione industriale verde in Europa. Recuperare materiali critici dai rifiuti elettronici significa trasformare uno scarto in una risorsa strategica, garantendo alle nostre imprese un posto in prima fila nei mercati del futuro, dall’automotive al fotovoltaico. Il nostro obiettivo è chiaro: fare della Calabria un hub europeo dell’economia circolare. Un traguardo così ambizioso non sarebbe possibile senza un grande sforzo collettivo. Per questo, voglio ringraziare sentitamente tutto il team del Dipartimento, i partner accademici e le aziende che hanno lavorato e continuano a lavorare con dedizione a questi progetti. È grazie a questa sinergia tra istituzioni, ricerca e industria che stiamo costruendo una Calabria più innovativa, sostenibile e competitiva.”

Il progetto Closer, giunto a metà del suo percorso di 18 mesi, ha già segnato traguardi straordinari che posizionano la Calabria al centro di una rete paneuropea composta da 32 partner. Ad oggi, il consorzio ha implementato con successo un network aziendale per la logistica inversa, permettendo il reinserimento di prodotti a fine vita nel ciclo produttivo tramite il disassemblaggio selettivo di display Lcd e pannelli fotovoltaici. La tecnologia ha fatto passi da gigante con lo sviluppo di sistemi di diagnostica avanzata per la caratterizzazione delle materie prime critiche e la creazione della prima fase del Digital Product Passport, uno strumento essenziale per la tracciabilità delle componenti recuperate.

Parallelamente, il progetto Even-Closer proietta questa visione verso settori ancora più ampi, coinvolgendo la difesa e l’industria pesante nella sfida della riparabilità e del riciclo del silicio. Gli interventi scientifici di Sofia Ubaldi per l’Università Tor Vergata e di Stefano Curcio dell’Università della Calabria, coordinatore del progetto Even Closer hanno illustrato come la ricerca accademica si stia traducendo in applicazioni industriali concrete, supportate da realtà locali d’eccellenza come Ecosistem e Hts.

Nella parte finale Carlo Polidori di Veltha ha evidenziato come il coinvolgimento delle imprese locali dovrà essere sempre più stimolato dall’Amministrazione regionale per coinvolgere il territorio nelle nuove catene di valore. La giornata di martedì si è conclusa con una prospettiva entusiasmante per la seconda fase del progetto, che vedrà la realizzazione pratica di wafer di silicio derivanti da materia prima seconda e il test funzionale di schede elettroniche ricostituite. Questo percorso non solo riduce la dipendenza dell’Europa dai mercati extra-UE, ma definisce un nuovo modello di sviluppo economico per la Calabria, capace di coniugare tutela ambientale e competitività industriale globale.

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