LA GIORNATA
Draghi: ordine mondiale defunto, ora un federalismo Ue pragmatico
- Niscemi, frana ancora in movimento ma velocità rallenta. Schifani: no alla new town
- Incontro al Mimit con le industrie energivore: Urso alla UE, “servono riforme radicali, subito”
- Prysmian firma un contratto da 2,3 mld per la realizzazione dell’Eastern Green Link 4
IN SINTESI
Da una confederazione a una federazione: la rotta che deve seguire l’Europa è chiara. Non ci sono scorciatoie al passaggio obbligato di un “federalismo pragmatico”. A indicarla è l’ex presidente della Bce Mario Draghi, che ieri in occasione del conferimento della laurea honoris causa all’Università di Lovanio, ha tenuto la sua prolusione incentrata sul futuro dell’Europa, tra quelli che sono i rischi incombenti e le opportunità ancora possibili. Un discorso politico forte e incisivo non solo per i toni ma per ma per la chiarezza della tesi centrale: l’Europa deve decidere se “rimanere semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità degli altri”, oppure se compiere “i passi necessari per diventare una vera potenza”.Draghi parte da una constatazione netta: l’ordine internazionale, come l’abbiamo conosciuto, “è defunto”. Ma il problema, chiarisce subito, non è la fine di quell’ordine in sé. “Un mondo con meno scambi commerciali e regole più deboli sarebbe doloroso, ma l’Europa si adatterebbe”. La vera minaccia è ciò che sta prendendo il suo posto. In un sistema dominato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, l’Unione europea rischia di trovarsi “schiacciata”, fino a diventare “subordinata, divisa e deindustrializzata, tutto in una volta”. E, avverte Draghi, “un’Europa che non è in grado di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori”. Draghi mette in discussione la logica confederale che ancora domina ambiti cruciali come la difesa, la politica estera e le scelte fiscali. “Raggruppare piccoli Paesi non produce automaticamente un blocco potente”, afferma. “Questa è la logica della confederazione”. Una logica che, secondo Draghi, “non produce potere”. Al contrario, “un gruppo di Stati che si coordina rimane un gruppo di Stati, ciascuno con diritto di veto, ciascuno con un proprio calcolo, ciascuno vulnerabile all’essere eliminato uno per uno”. Il confronto con i settori in cui l’Europa ha già scelto una logica federale è esplicito. “Laddove l’Europa si è federata – sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico, sulla politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come tale”. Al contrario, “laddove non lo abbiamo fatto – in materia di difesa, politica industriale, affari esteri – siamo trattati come un insieme informale di Stati di medie dimensioni, da dividere e trattare di conseguenza”.
Un passaggio centrale del discorso riguarda il rapporto tra unità e azione. Draghi respinge apertamente l’idea che l’Europa debba attendere condizioni politiche migliori prima di agire. “Alcuni diranno che non dovremmo agire finché la nostra posizione non sarà più forte, finché non saremo più uniti, finché l’escalation non sarà meno costosa. Ma questo compromesso è illusorio”. Il punto, insiste, è che “l’unità non precede l’azione; si forgia prendendo insieme decisioni importanti”, attraverso “l’esperienza condivisa e la solidarietà che esse creano”. È in questo quadro che Draghi introduce – o meglio ribadisce con maggiore nettezza – il concetto di “federalismo pragmatico”. “Pragmatico”, spiega, “perché dobbiamo compiere i passi che sono attualmente possibili, con i partner che sono attualmente disposti a farlo, nei settori in cui è possibile compiere progressi”. Ma “federalismo”, sottolinea, perché “la destinazione è importante”: l’azione comune deve tradursi “nel fondamento di istituzioni con un reale potere decisionale, istituzioni in grado di agire con determinazione in tutte le circostanze”. Il metodo delineato rompe l’attuale stallo senza imporre integrazioni forzate. “Gli Stati membri aderiscono volontariamente. La porta rimane aperta agli altri”, afferma Draghi, “ma non a coloro che minerebbero lo scopo comune”. E chiarisce il punto politico più delicato: “Non dobbiamo sacrificare i nostri valori per ottenere il potere”. Draghi cita il caso della Groenlandia. “La decisione di resistere anziché accomodare ha richiesto all’Europa di compiere una vera valutazione strategica: mappare le nostre leve, individuare i nostri strumenti e riflettere sulle conseguenze dell’escalation. La volontà di agire ha imposto chiarezza sulla capacità di agire”, rimarca Draghi. “Stando uniti di fronte a una minaccia diretta, gli europei hanno scoperto una solidarietà che prima sembrava irraggiungibile. Questa determinazione condivisa ha trovato riscontro nell’opinione pubblica in un modo che nessun comunicato finale di un vertice avrebbe potuto ottenere”. Il discorso di Lovanio di Draghi suona come un ulteriore monito, un ulteriore campanello d’allarme. Al Meeting di Rimini dell’agosto 2025, l’ex premier aveva parlato del rischio che l’Europa “evapori”, mettendo in discussione l’illusione che basti essere un grande mercato per contare nel mondo. Già allora aveva segnalato che senza strumenti comuni di decisione l’Unione sarebbe rimasta politicamente fragile. Il percorso, conclude Draghi citando Schuman, “non sarà lineare” e “l’Europa non si farà tutta in una volta”. Non tutti parteciperanno a ogni iniziativa fin dall’inizio. Ma ogni passo dovrà restare ancorato all’obiettivo finale: “non una cooperazione più debole, ma una vera e propria federazione”.
Ue, Costa prepara il vertice informale su geoeconomia e mercato unico. Confermati Draghi e Letta
Il vertice informale dei leader Ue sul mercato unico, in programma il 12 febbraio, verterà attorno a due dimensioni: il contesto geoeconomico e le politiche interne dell’Unione. Nella lettera di invito del presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, ai leader Ue, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa spiega che l’obiettivo del vertice è dare impulso alla competitività, così come è stato per la difesa lo scorso anno. “Nell’attuale contesto geopolitico, il rafforzamento del nostro mercato unico è più che mai un imperativo strategico urgente – scrive Costa -. Il mercato unico può essere un potente motore di semplificazione sia per i cittadini che per le imprese. Dobbiamo fare di più per ridurre efficacemente le barriere nazionali e rendere il quadro normativo, a tutti i livelli, compreso quello europeo, più favorevole agli investimenti, all’innovazione e alla crescita delle imprese”. Per Costa “anche l’accelerazione dei lavori sull’Unione del risparmio e degli investimenti, per convogliare meglio i risparmi verso investimenti produttivi in Europa, sarà una componente fondamentale di questo sforzo”. Secondo il presidente del Consiglio europeo, il rafforzamento del mercato unico deve andare di pari passo “con la garanzia dell’accessibilità economica e della sicurezza dei servizi per i nostri cittadini e le nostre industrie”. Sul piano esterno, “l’Europa deve sia accelerare il suo ambizioso programma commerciale sia difendere le sue imprese dalla concorrenza sleale attraverso una protezione mirata in settori strategici. Le regole che consentono la preferenza europea in alcuni settori strategici e un approccio sistematico alla riduzione del rischio economico dovranno far parte di questa equazione”, scrive Costa. Da qui le due dimensioni della discussione e le domande per i leader Ue. Per il contesto geoeconomico: come dovrebbe posizionarsi l’Unione europea in un mondo caratterizzato da una concorrenza economica e da squilibri commerciali sempre più intensi e non sempre equi? Qual è il modo migliore per rispondere alla coercizione economica e ridurre le dipendenze economiche, in particolare in settori quali le materie prime e le tecnologie critiche? Quali opportunità offre questo contesto difficile per rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa? Sulle politiche interne: quali dovrebbero essere le principali priorità per approfondire e completare il mercato unico? Come possono le imprese raggiungere la giusta dimensione nel mercato unico per stimolare gli investimenti e l’innovazione in settori chiave? Come è si può offrire alle imprese un contesto normativo più favorevole e in che modo un 28th regime per la costituzione e il funzionamento delle imprese può contribuire a questo obiettivo? Qual è il modo migliore per aumentare la nostra resilienza alle dipendenze economiche e proteggere le nostre imprese dalla concorrenza sleale? Al vertice è confermata la presenza di Mario Draghi ed Enrico Letta. Con Draghi, i leader Ue parleranno la mattina di geoeconomia; nel pomeriggio la discussione sarà insieme a Letta per parlare di mercato unico.
Sicurezza, Meloni alle opposizioni: ora una risoluzione unitaria
La premier Giorgia Meloni e il governo “ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell’ordine e, in questa delicata fase — anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein — intendono rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale. Per questo, i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro Matteo Piantedosi”. Lo ha riferito una nota di Palazzo Chigi dopo la riunione, ieri mattina, a Palazzo Chigi “per fare il punto sui recenti gravi episodi di violenza contro le forze dell’ordine e sui provvedimenti da adottare a garanzia della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico”. Al vertice hanno preso parte i vicepresidenti del Consiglio Antonio Tajani (in collegamento da Palermo) e Matteo Salvini, i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia), i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, nonché il capo della Polizia Vittorio Pisani, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo e il comandante generale della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro. Intanto, la Lega ha confermato la volontà di approvare tutti i provvedimenti possibili, hanno fatto sapere fonti del partito di Matteo Salvini a Palazzo Chigi, cui ne è seguita un’altra tecnica per capire quali sono i provvedimenti che si possono inserire nel decreto perché rispondenti ai criteri di necessità e urgenza. Tra le norme che stanno “più a cuore” alla Lega vengono indicate la stretta sui coltelli, la riforma delle polizie locali, il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, lo sgombero di tutte le case occupate e non soltanto delle prime abitazioni, il rafforzamento dell’uso del taser anche nelle città che non lo hanno, l’incremento dei militari impiegati nell’operazione Strade sicuri (dagli attuali 6.100 a 10mila). La Lega, rimarcano le stesse fonti, insiste poi sulla cauzione da chiedere a chi organizza manifestazioni, secondo il principio “chi sbaglia paga”.
Niscemi, frana ancora in movimento ma velocità rallenta. Schifani: no alla new town
‘E’ prematuro fare valutazioni, la frana rispetto al distacco del 25 gennaio è ancora in movimento anche se la velocità sta rallentando”. A riferirlo è stato il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. “Stiamo monitorando anche con il supporto dei satelliti dell’agenzia spaziale italiana e dell’agenzia spaziale argentina, che ha dei satelliti molto buoni per questo tipo di fenomeno, il controllo del movimento franoso che ci darà una precisa attenzione per quando poi sarà possibile fare un ragionamento di medio lungo periodo. Però fino a quando ci sarà acqua sul fondo di frana, quella frana è destinata a muoversi”. Ieri il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha incontrato il presidente della Regione Siciliana a Palermo, a Palazzo d’Orleans, come prima tappa di una missione di sistema a sostegno del tessuto produttivo di Sicilia, Calabria e Sardegna, regioni duramente colpite dalle calamità naturali dello scorso gennaio. “La missione di oggi punta a dare un sostegno concreto dopo l’alluvione, cosi’ come avvenuto gia’ in Emilia Romagna”, ha detto .”In questi giorni torneremo a Niscemi” e “nessuno perderà la propria casa: tutti avranno un tetto a Niscemi”, ha assicurato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. “Stiamo vivendo un momento delicato sotto gli occhi di tutti. La Regione ha fatto e farà la propria parte, abbiamo già stanziato quasi 100 milioni di fondi regionali, siamo pronti a stanziarne altri, anche il governo implementerà il proprio stanziamento”, ha sottolineato dicendosi contrario alla new town a Niscemi. “L’ho confermato ai rappresentanti del mondo produttivo che ho incontrato con il ministro degli Esteri Antonio Tajani”. Attacca l’opposizione.”Dal Governo sull’emergenza in Sicilia continuano ad arrivare solo annunci. Oggi Tajani parla di un nuovo decreto ma non dice nulla sui tempi, men che meno sulle misure necessarie e sulle risorse, buio fitto sulla governance”, ha dichiarato Peppe Provenzano, membro delle segreteria nazionale del Pd. “Davvero mi pare che sfugga la dimensione del problema. Niscemi ha bisogno di una trattazione specifica, con un suo decreto, in cui si attivino le elevatissime competenze necessarie. Davvero, dopo aver cercato di scaricare sui sindaci le responsabilità, si pensa di affidare l’emergenza a Schifani che già aveva le competenze commissariali? A una Regione che proprio sul dissesto idrogeologico è stata drammaticamente inadempiente? Non scherziamo. La Protezione civile ha spiegato che si tratta della frana più grande d’Europa, superiore in entità persino a quella del Vajont. Ci sono ancora 1.500 sfollati, un pezzo di paese da ricostruire, famiglie e imprese disperate. Quanto devono aspettare?”.
Mit, nuova finestra per l’accesso al Fondo per la prosecuzione di opere pubbliche
Incontro al Mimit con le industrie energivore: Urso alla Ue, “servono riforme radicali, subito”
I principali dossier europei di rilevanza per le industrie energivore – con particolare riferimento a CBAM, ETS, misure di salvaguardia per acciaio e ferroleghe e ai Piani d’azione europei per acciaio, metalli e chimica – sono stati al centro ieri del tavolo di confronto al Mimit presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. All’incontro hanno partecipato i delegati dei Ministeri interessati e le principali associazioni delle industrie energivore dei settori chimica, meccanica, vetro, carta, acciaio, ceramica, cemento, manifattura, siderurgia e gomma-plastica. Presenti rappresentanti di Confindustria, Federacciai, Confindustria ceramica, Assovetro, Assomet – Associazione nazionale industrie metalli non ferrosi, e Assofond – Associazione italiana fonderie. “Il processo di revisione dei dossier europei che impattano sulle imprese energivore è iniziato grazie all’Italia, che ha saputo costruire un consenso con gli altri Paesi Ue a partire dal non-paper di revisione del CBAM e da quello sulla chimica europea”, ha dichiarato il Ministro. “Il 2026 – ha proseguito Urso – dovrà essere l’anno delle riforme e della svolta. Occorrono ora decisioni coraggiose e pragmatiche dalla Commissione, per difendere e rilanciare la produzione europea dei settori più esposti, come l’automotive e le industrie energivore. Non noi molleremo, non ci accontenteremo di palliativi. Occorrono riforme radicali, immediate”. Nel corso dell’incontro il ministro ha riferito sugli esiti dei colloqui avuti a Bruxelles con cinque Commissari europei, tra cui Stéphane Séjourné e Teresa Ribera, e con la delegazione italiana al Parlamento Ue sulle riforme di politica industriale del Continente. Temi che saranno al centro anche dell’incontro informale dei Leader europei sulla competitività del 12 febbraio e del Consiglio Competitività del 26 febbraio. Sull’estensione del CBAM ai prodotti a valle, Urso ha sottolineato la richiesta italiana di maggiore ambizione e tempi più rapidi, evidenziando che la data del 1° gennaio 2028 è troppo lontana. È inoltre necessario definire con attenzione il perimetro dei prodotti inclusi per tutelare le filiere industriali ed evitare distorsioni, valutando con cautela l’eventuale estensione ai rottami ferrosi pre-consumo. Occorre infine maggiore chiarezza sul funzionamento del fondo temporaneo per la decarbonizzazione e sui meccanismi antielusione del CBAM. Per quanto riguarda la revisione del sistema ETS, è stato ribadito che essa deve tener conto delle prime evidenze del CBAM e correggere le distorsioni di mercato, a partire dall’eccessiva volatilità dei prezzi legata a fenomeni speculativi. Il Ministro ha spiegato che, per alcuni settori energivori, la neutralità climatica resta oggi tecnicamente ed economicamente irraggiungibile, trasformando l’ETS in una forma di tassazione aggiuntiva. Il mantenimento delle quote gratuite oltre il 2034 rappresenterebbe quindi uno strumento equilibrato per riconoscere gli sforzi delle imprese già impegnate nella decarbonizzazione, in attesa che ulteriori vettori energetici siano pienamente maturi ed economicamente accessibili. Urso si è poi soffermato sul Piano d’azione europeo per l’industria chimica e sull’Industrial Accelerator Act, di prossima presentazione da parte della Commissione, che prevede la promozione dei mercati guida e il principio della preferenza europea a sostegno dei prodotti delle industrie energivore, come acciaio, cemento verde e automotive. Infine, sul piano nazionale, il Ministro ha ricordato che il Mimit è al lavoro con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e con gli altri Dicasteri competenti per la definizione del decreto energia. L’incontro, che segue quello sull’automotive di venerdì scorso, rientra nel ciclo di confronti che il Mimit sta portando avanti con i diversi comparti industriali nazionali. “Dobbiamo creare una forza d’urto – ha evidenziato il Ministro – che agisca con coesione e unità di intenti, governo, associazioni, sindacati affinché l’Europa si muova, senza infingimenti, subito”.
Industria, Sejourne: Fondi Ue favoriscano Made in Europe. Più di mille aziende a favore
Un totale di 1.145 aziende ha sottoscritto l’appello del vicepresidente della Commissione europea per la Strategia industriale, Stéphane Séjourné, di preferire i prodotti made in Europe per “i settori più strategici” dell’economia europea. Questa preferenza, si legge nell’editoriale di Séjourné pubblicato su diverse testate europee, “si basa su un principio molto semplice: ogni volta che si utilizzano fondi pubblici europei, questi devono contribuire a una produzione europea di qualità e a posti di lavoro”. L’articolo è stato co-firmato da 260 amministratori delegati e dirigenti di imprese italiane, e raccoglie il sostegno di molte società nel campo della siderurgia, della farmaceutica, della chimica e dell’aerospazio, ma non dell’automotive e della difesa. “Solo lo scorso anno, ad esempio, l’Unione europea ha registrato un deficit commerciale record di 350 miliardi di euro con la Cina e la nostra risposta può essere riassunta in tre parole, che hanno il vantaggio di essere comprese in tutte le lingue del mondo: ‘Made in Europe’”, si legge nell’articolo pubblicato in vista dell’Industrial Accelerator Act che la Commissione europea adotterà a fine mese. “L’anno 2026 si è aperto su un mondo che pensavamo fosse finito per sempre, un mondo governato dall’equilibrio di potere: dazi doganali, sussidi massicci, restrizioni alle esportazioni, violazioni della proprietà intellettuale”, scrive. “La concorrenza internazionale non è mai stata così sleale, perché le regole del commercio vengono ridefinite, e noi non abbiamo altra scelta”, prosegue Séjourné. “Senza una politica industriale ambiziosa, efficace e pragmatica, l’economia europea è destinata a essere nient’altro che un parco giochi per i suoi concorrenti”, aggiunge. “Che si tratti di un appalto pubblico, di un aiuto di Stato o di qualsiasi altra forma di sostegno finanziario, l’azienda beneficiaria dovrà produrre una parte sostanziale della sua produzione sul suolo europeo e naturalmente, dobbiamo applicare questa logica anche agli investimenti diretti esteri”, sottolinea il francese. La Commissione attuerà il piano “’alla maniera europea’, cioè senza burocrazia e valutando attentamente e in anticipo l’impatto economico, coinvolgendo i nostri partner internazionali e rispettando il diritto internazionale”. “Fedeli ai nostri principi fondamentali, ci assicureremo di mantenere il necessario equilibrio tra la salvaguardia della nostra apertura internazionale e la promozione dei nostri interessi strategici, garantendo condizioni di parità con i nostri concorrenti e sostenendo e proteggendo la nostra industria, il nostro capitale intellettuale, la nostra forza lavoro e i nostri valori”, aggiunge Séjourné. Questa è la logica che la Commissione vuole adottare “in ogni iniziativa”. “Questo è un atto di indipendenza economica, l’attuazione diretta del rapporto Draghi e un appello a una preferenza chiara e deliberata per tutti coloro che scelgono l’Europa”, conclude il vicepresidente della Commissione.
Gas russo, RepowerEu in vigore da oggi, al via la tabella di marcia con il primo stop ad aprile
Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale e l’entrata in vigore da oggi del regolamento RepowerEu, parte la realizzazione della tabella di marcia per la fine della dipendenza dal gas russo con obiettivi graduali fino al 2027. Il regolamento vieta dal 25 aprile 2026 i contratti di gas naturale liquefatto (gnl) a breve termine e dal 17 giugno 2026 i contratti di gasdotto a breve termine. Dal 1° gennaio 2027 saranno vietati contratti a lungo termine per le importazioni di gnl. Dal 30 settembre 2027 fine alle importazioni di gasdotto con contratti a lungo termine. In via eccezionale, si legge in una nota gli Stati membri possono prorogare questa scadenza fino al 31 ottobre 2027 nel caso in cui le loro riserve di gas siano al di sotto dei livelli richiesti. “La Commissione intende presentare una proposta legislativa all’inizio del 2026 per vietare le importazioni di petrolio dalla Federazione russa il prima possibile, e comunque non oltre la fine del 2027”, si legge in una dichiarazione pubblicata oggi. L’Esecutivo europeo afferma che “valuterà attentamente il potenziale impatto di una cessazione accelerata delle importazioni di petrolio sulla sicurezza dell’approvvigionamento, sull’economia e sulla competitività degli Stati membri più colpiti”. Da Bruxelles arriva l’impegno a collaborare “in uno spirito di solidarietà, con gli Stati membri direttamente interessati e con gli altri Stati membri interessati, al fine di individuare misure appropriate per ridurre al minimo i possibili rischi individuati nella valutazione, facilitando l’accesso a fonti di approvvigionamento alternative”.
Bce: nel quarto trimestre le imprese hanno riportato aumenti dei tassi sui prestiti bancari
Le imprese dell’area euro hanno riportato un aumento netto dei tassi di interesse sui prestiti bancari (saldo netto pari al 12%, rispetto al 2% del trimestre precedente), con medesimi risultati riportati tanto dalla grandi imprese quanto dalle pmi. E’ quanto emerge dall’ultima tornata dell’Indagine sull’accesso ai finanziamenti delle imprese (Safe) pubblicata oggi dalla Bce e relativa al quarto trimestre del 2025. Secondo l’indagine, allo stesso tempo, un saldo netto del 28% delle imprese (in aumento dal 23% del trimestre precedente) ha rilevato aumenti degli altri costi di finanziamento, ovvero oneri, commissioni e spes), nonche’ un incremento dei requisiti di garanzia (saldo netto pari al 14%, rispetto al 16% del terzo trimestre del 2025). Le imprese hanno inoltre segnalato un modesto aumento del fabbisogno di prestiti bancari (saldo netto pari al 3%, rispetto allo 0% del terzo trimestre del 2025), accompagnato da una lieve diminuzione percepita della disponibilita’ (saldo netto -2%, rispetto a -1% nel terzo trimestre). Cio’ ha determinato un ampliamento del divario di finanziamento bancario – un indice che coglie la differenza tra il fabbisogno e la disponibilita’ di prestiti bancari – portandolo a un saldo netto del 3% (dall’1% del trimestre precedente). Guardando al futuro, le imprese si attendono che la disponibilita’ di finanziamenti esterni rimanga sostanzialmente invariata nei prossimi tre mesi, in linea con quanto emerso nella precedente tornata dell’indagine. Le imprese continuano a indicare le prospettive economiche generali come il principale fattore di vincolo alla disponibilita’ di finanziamenti esterni (saldo netto 20%, rispetto al 19% della precedente indagine) e hanno segnalato un lieve miglioramento della disponibilita’ delle banche a concedere credito (saldo netto 4%, in aumento dal 2%).
Digitale, entra in vigore l’accordo Ue-Singapore su e-commerce e sicurezza dati
“Accordo comune, visione comune: l’accordo Ue-Singapore sul commercio digitale è ora in vigore, e traccia la rotta per il futuro del commercio digitale”. Lo scrive su X il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, pubblicando un articolo sui dettagli dell’accordo sul commercio digitale (Dta) scritto insieme alla ministra per il Commercio di Singapore, Grace Fu. L’accordo migliorerà la tutela dei consumatori, faciliterà flussi di dati transfrontalieri affidabili e garantirà certezza del diritto alle imprese che desiderano intraprendere il commercio digitale transfrontaliero, oltre ad affrontare gli ostacoli ingiustificati al commercio digitale. Ciò include, ad esempio, la protezione della privacy e dei dati personali, i dazi doganali sulle trasmissioni elettroniche, i contratti elettronici, l’autenticazione elettronica e i servizi fiduciari, la fiducia dei consumatori online, le comunicazioni di marketing diretto indesiderate, i dati pubblici aperti e la cooperazione normativa sul commercio digitale.
“The Perfect Pitch”: Confindustria presenta la prima serie TV sulle startup italiane
È stata presentata ieri in Confindustria l’anteprima di “The Perfect Pitch”, la prima serie TV sulle startup italiane. Disponibile su Mediaset Infinity, il format racconta il percorso di crescita ri tre startup del settore della mobilità sostenibile, selezionate da RetImpresa in occasione del concorso ROCK per l’Open Innovation. Obiettivo del progetto è sostenere la crescita internazionale delle startup e avvicinare le nuove generazioni alle opportunità offerte dai principali attori che operano per la promozione economica del sistema Paese. Grazie alla collaborazione con il Consolato d’Italia a Detroit e al supporto della rete diplomatica, le startup Arlix, Limitless e Novac sono volate negli USA per confrontarsi con investitori e operatori economici del territorio. Oltre ad attivare contatti e relazioni utili al proprio business, non sono mancati momenti di intrattenimento e sfide da superare. Per Fabrizio Landi, Presidente di RetImpresa, “La serie The Perfect Pitch, attraverso il racconto televisivo delle startup della mobilità sostenibile protagoniste di ROCK, sperimenta un linguaggio diverso per raccontare l’innovazione. Oggi, se vogliamo parlare davvero a chi innova e ai giovani, dobbiamo avere il coraggio di utilizzare nuovi modelli di comunicazione”. “The Perfect Pitch è una novità assoluta per il nostro sistema ed è un esempio concreto di come si possano raccontare l’impresa e l’innovazione con un linguaggio diverso che parla a startup, PMI e nuove generazioni”, ha dichiarato Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria Confindustria e Vice Presidente Confindustria. “Il percorso raccontato dalla serie mette al centro innovazione, internazionalizzazione e networking, leve decisive per la competitività delle piccole imprese. Non è un caso che il racconto arrivi fino a Detroit, ecosistema simbolo di manifattura e trasformazione. Iniziative come questa mostrano come l’Open Innovation e la collaborazione tra imprese, istituzioni e startup siano strumenti concreti di sviluppo per rafforzare il Made in Italy”. “Le startup imprimono un impulso fondamentale alla crescita economica e sociale: creano occupazione, attraggono nuovi capitali e rispondono alle aspettative di tanti giovani che vogliono mettersi in gioco. Per farlo, hanno bisogno di strumenti, competenze e occasioni concrete”. Così Riccardo Di Stefano, Delegato del Presidente di Confindustria per Education e Open Innovation. “The Perfect Pitch racconta proprio questo percorso che mette al centro il talento imprenditoriale italiano, il confronto con i mercati internazionali e le opportunità offerte dall’Open Innovation. Solo con una maggiore integrazione tra formazione e innovazione possiamo trasformare idee e conoscenze in imprese capaci di crescere e competere a livello internazionale”. All’evento sono intervenuti, inoltre, il Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli, e il Presidente di 4.Manager, Stefano Cuzzilla. Presente per il Ministero degli Esteri anche il Vice Direttore Generale per la crescita e la promozione delle esportazioni, Filippo La Rosa. La serie tv, prodotta da IlNewyorkese, è stata raccontata, mediante la proiezione di alcune clip, direttamente dalla voce dei protagonisti: Allegra Baistrocchi del Ministero degli Esteri e già Console d’Italia a Detroit, che ha curato l’organizzazione e il networking negli USA, e – in veste di giudici del programma – Davide Ippolito, Ceo di IlNewyorkese, Carlo La Rotonda, Direttore di RetImpresa, Monica Marangoni, giornalista e conduttrice tv. Alessio Sansò, Ceo di Limitless Device, ha infine raccontato l’esperienza e le opportunità di “The Perfect Pitch” dalla prospettiva delle startup partecipanti.
Architetti, si insedia il Cts della Fondazione dell’Ordine della provincia di Catania. Nel quadriennio 2025-2029 confronto aperto e architettura più accessibile
Si è insediato il Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Catania: un organo multidisciplinare costituito da architetti, archeologi, artisti, giornalisti, critici d’arte, professori, artigiani e imprenditori che favorirà il dialogo e la collaborazione. Nel primo incontro, tra i temi affrontati, si è discusso delle potenzialità del territorio etneo e delle sue criticità dopo i gravi eventi atmosferici, con attenzione alla ricostruzione. «La comunicazione ha un ruolo sempre più centrale e raccontare l’architettura diventa un passaggio chiave. La multidisciplinarietà del CTS consentirà alla Fondazione di interpretare con maggiore efficacia il territorio, valorizzandone le specificità e le potenzialità, fino a restituire l’identità profonda della città di Catania» ha dichiarato Melania Guarrera, presidente della Fondazione degli Architetti PPC. L’obiettivo è avvicinare l’architettura alla comunità, rendendola più accessibile e creando un confronto aperto con i cittadini. «Ringrazio tutti i componenti del CTS per la loro adesione: l’esperienza, l’autorevolezza e la conoscenza del territorio di ognuno di loro rappresenta una preziosa risorsa» spiega Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC, evidenziando come le sfide che attendono la professione e le scelte da compiere nei prossimi anni richiedano un approccio aperto e condiviso, capace di mettere a sistema competenze e visioni differenti. Il Comitato Tecnico Scientifico del quadriennio 2025-2029 è costituito da: Maria Cristina Busi Ferruzzi presidente Confindustria Catania; Guglielmo Troina giornalista e vicecaporedattore RAI; Aurelia Nicolosi vicepresidente Cooperativa Mare; Andrea Maione vicepresidente Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Catania; Oriana Tabacco fotografa e presidente di Basaltika; Flavia Zisa archeologa e docente dell’Università Kore di Enna; Vito Giuffrida scenografo, scultore e designer; gli architetti Patrizia Condorelli, Francesco Finocchiaro, Salvo Patanè, Paola Pennisi, Francesco Rapisarda.Le diverse personalità della comunità artistica e imprenditoriale catanese alimenteranno il dibattito culturale per offrire un approccio olistico e complementare, aprendo nuove prospettive sulla città e sul suo patrimonio architettonico.
Ue, nel 2024 il 9,2% della popolazione non è riuscito a mantenere la propria casa adeguatamente calda
Nel 2024, il 9,2% della popolazione UE non è riuscito a mantenere la propria casa adeguatamente calda. Rispetto al 2023, ciò rappresenta un miglioramento di 1,4 punti percentuali. Le quote più alte di persone incapaci di mantenere la casa adeguatamente calde sono state osservate in Bulgaria e Grecia (entrambe il 19,0%), seguite dalla Lituania (18,0%) e dalla Spagna (17,5%). Al contrario, Finlandia (2,7%), Polonia e Slovenia (entrambe 3,3%) e Estonia e Lussemburgo (entrambe 3,6%) hanno riportato le quote più basse.
Prysmian firma un contratto da 2,3 mld per la realizzazione dell’Eastern Green Link 4
Prysmian ha firmato il contratto con il business Transmission di Sp Energy Networks e National Grid Electricity Transmission plc, proprietari dei sistemi di trasmissione elettrica in Gran Bretagna, per la realizzazione del progetto di interconnessione energetica Eastern Green Link 4 (Egl4). Prysmian era stata selezionata come preferred bidder per il progetto a Settembre 2025. Il valore del contratto – secondo quanto indicato in un commento – e’ di oltre 2,3 miliardi di euro e il progetto entrera’ ora nel backlog di progetti di Prysmian. L’Eastern Green Link 4 – si spiega nel comunicato – e’ una nuova connessione elettrica ad alta tensione in corrente continua che colleghera’ Fife, in Scozia, con Norfolk, in Inghilterra, trasmettendo fino a 2GW di energia rinnovabile pulita, sufficienti ad alimentare circa 2 milioni di abitazioni. La nuova interconnessione rientra tra i cinque progetti simili in fase di sviluppo, volti ad aumentare in modo significativo la capacita’ della rete elettrica tra Scozia e Inghilterra. “Il Regno Unito ha stabilito lo standard per rendere la propria rete energetica a prova di futuro – spiega Raul Gil, Evp Transmission di Prysmian -. La scelta di utilizzare i cavi Hvdc sottomarini per trasportare energia tra Scozia e Inghilterra e’ stata lungimirante, ed e’ oggi un modello per molti Paesi. A Prysmian e’ stata affidata la realizzazione di importanti progetti di interconnessione Hdvc nel Regno Unito, diventando protagonista nel portare energia pulita nelle case e nelle imprese di tutto il Paese in modo rapido ed economicamente sostenibile”. Questo accordo segue la precedente assegnazione a Prysmian del progetto Eastern Green Link 1.
Intesa Sp: nel nuovo piano grande focus su clima e obiettivi Esg
Nel 2025 è stato confermato un “forte impegno Esg, con un posizionamento ai vertici mondiali per l’impatto sociale e grande focus sul clima”. Lo afferma Intesa Sanpaolo, che ha approvato i risultati d’esercizio e consolidati al 31 dicembre 2025. In particolare, spiega il gruppo, c’è stata un’accelerazione dell’impegno a zero emissioni nette: dal 2022 al 2024 sono stati fissati gli obiettivi al 2030 per i 10 settori con più elevate emissioni nel portafoglio crediti del Gruppo , completando a novembre 2024 la copertura dei settori a maggiori emissioni. Complessivamente, per questi settori, “le emissioni finanziate assolute si sono ridotte del 32,9% nel 2024 rispetto al 2022”, le emissioni proprie del Gruppo “si sono ridotte del 35% a fine 2024 (rispetto alla data di riferimento del 2019), a fronte di un obiettivo del 53% al 2030”. Ill 27 gennaio 2025 è stata ottenuta la convalida da parte di SBTi degli obiettivi sulle proprie emissioni e sulle emissioni finanziate del Gruppo. Al 30 settembre 2025, inoltre, circa il 95% dell’energia acquistata derivava da fonti rinnovabili. Inoltre, spiega ancora Intesa Sp, è stato aumento il supporto alla clientela nella transizione ESG/climate. Ad esempio, sono stati erogati 89,4 miliardi di euro tra il 2021 e il 2025 dei 76 miliardi di nuovo credito disponibile “a supporto di green economy, economia circolare e transizione ecologica”. Circa 6,3 miliardi di euro di Mutui Green nel 2025 (15,2 miliardi tra il 2022 e il 2025), dei 12 miliardi di nuovo credito Green agli individui nell’arco del Piano di Impresa 2022-2025; 8 miliardi di euro di linee di credito per l’economia circolare annunciati nel Piano di Impresa 2022-2025: erogati circa 3,3 miliardi di euro nel 2025 (circa 15,9 miliardi tra il 2022 e il 2025).E’ stato poi esteso “il programma cibo e riparo per le persone in difficoltà per contrastare la povertà, mediante aiuti concreti sul territorio in Italia e sostegno all’estero, abilitando la realizzazione di 68,2 milioni di interventi tra il 2022 e il 2025, con 56,5 milioni di pasti, 4,6 milioni di posti letto, 6,4 milioni di medicinali e 730.000 capi di abbigliamento”. Tra il 2023 e il 2025 è stato investito un miliardo di euro per contrastare la povertà e ridurre le disuguaglianze
Accordo tra Maire, Polimi e GSoM di joint research platform per potenziare ricerca e innovazione
Maire, il Politecnico di Milano e la POLIMI Graduate School of Management (GSoM) hanno firmato oggi un accordo, della durata di quattro anni, di Joint Research Platform (JRP), avviando una collaborazione strutturata che amplia e consolida il rapporto già in corso tra MAIRE e POLIMI. L’iniziativa si focalizza su ricerca congiunta, innovazione e percorsi avanzati di formazione.nL’accordo prevede lo sviluppo di progetti condivisi su tecnologie innovative per la transizione energetica, la chimica e i processi catalitici insieme alla partecipazione a osservatori tematici, studi di settore, attività di orientamento professionale e un articolato programma di borse di studio. La partnership comprende inoltre la progettazione di workshop e master, opportunità di stage nelle società del Gruppo MAIRE e iniziative di innovazione volte a favorire il trasferimento di competenze e la creazione di nuove soluzioni tecnologiche.nLa collaborazione con POLIMI GSoM mira invece a rafforzare le competenze manageriali attraverso programmi executive personalizzati su leadership, sostenibilità, innovazione e gestione data‑driven. L’accordo prevede anche la creazione di una Corporate Joint Academy dedicata, oltre a iniziative di people development e servizi di career management. Grazie al supporto di POLIMI GSoM, le persone del Gruppo MAIRE avranno accesso agevolato agli “Open Programs”, alle piattaforme digitali di formazione del Politecnico e a borse di studio per programmi executive, MBA/EMBA e master specialistici. Un Joint Management Committee garantirà infine la governance della collaborazione, assicurando continuità, allineamento strategico e la definizione di nuove opportunità nel medio periodo.
Fabrizio Di Amato, presidente e fondatore di MAIRE, ha commentato: “Questa partnership rappresenta un passaggio significativo nel nostro impegno per contribuire al futuro dell’innovazione e dello sviluppo dei talenti, generando idee ad alto impatto e sostenendo la trasformazione tecnologica e sostenibile dell’industria. Integrando la visione industriale di MAIRE con l’eccellenza scientifica del Politecnico di Milano e la competenza manageriale di POLIMI GSoM, stiamo costruendo una piattaforma capace di accelerare lo sviluppo della proprietà intellettuale e delle tecnologie e formare la prossima generazione di leader della transizione energetica”. Per Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, “quello con MAIRE è un rapporto di lunga data che conferma un’alleanza in continua evoluzione tra formazione, innovazione e visione industriale. Il JRP consolida questa intesa che, nei prossimi quattro anni, prenderà forma includendo percorsi mirati volti alla leadership dell’innovazione. Il progresso tecnologico e le sfide della sostenibilità vanno affrontati con competenza, guidati con responsabilità e disegnati con visione. Queste le premesse dell’intesa.”
Cingolani (Leonardo): sul Ponte Morandi avevamo dati da anni ma nessuno è andato a vedere. Cose che la tecnologia ti consente di vedere, si chiama sicurezza globale’
“Chi è che mette i satelliti in orbita? Chi è che fa i satelliti e controlla il territorio? Con quei satelliti io posso vedere se ci sono incendi, se ci sono ponti che vibrano con la precisione di un centimetro dall’orbita. Avevamo dati da vent’anni che il Ponte Morandi” a Genova “oscillava, ma nessuno è andato a vedere, perché a nessun è venuto in mente. Sono tutte cose che la tecnologia ti consente di vedere. Questa si chiama sicurezza globale ed è quello che consentirà all’umanità di continuare a vivere in un certo modo”. A sottolinearlo è stato l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani durante l’evento organizzato ieri da Leonardo e Fondazione Leonardo Ets dedicato al ruolo delle discipline scientifiche e tecnologiche nel mondo di difesa e della sicurezza a Roma. “Siamo in un momento in cui nel pianeta ci sono 61 guerre. La pace non è gratuita, la pace va difesa e per difendere la pace bisogna essere in grado di investire e avere un sistema che faccia paura a chi ci aggredisce. Non fatevi fregare da chi dice che buttiamo soldi in armi, non è così”, ha poi detto Cingolani agli studenti presenti.
Leonardo e Fondazione Leonardo ETS, nell’ambito della settimana nazionale delle STEM organizzata dal Ministero dell’Università e della Ricerca, hanno promosso un evento istituzionale dedicato al ruolo delle discipline scientifiche e tecnologiche nel mondo della Difesa e della Sicurezza, con particolare attenzione alle sfide contemporanee e alle opportunità pe le nuove generazioni. All’evento, tenutosi ieri a Roma presso il nuovo spazio espositivo di Leonardo al Pratibus District, hanno partecipato la ministra della Famiglia e delle Pari Opportunità, Eugenia Roccella, Isabella Rauti, sottosegretario di Stato alla Difesa, Marta Schifone, l’amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, Roberto Cingolani, il direttore generale di Fondazione Leonardo ETS e chief Digital Identity & Outreach Officer di Leonardo, Helga Cossu, Antonio Liotti chief People & Organization di Leonardo, il divulgatore scientifico Alberto Angela e Antonello Giannelli, Associazione Nazionale Presidi. Presenti, inoltre, alunni delle classi di quarta e quinto Liceo superiore. L’incontro è stato l’occasione per promuovere un dialogo aperto tra Istituzioni, industria, mondo accademico e mondo scientifico, mostrando dal vivo alle giovani generazioni presenti le sfide e le opportunità derivanti dallo studio delle discipline STEM. “Oggi abbiamo avuto l’opportunità di illustrare come le competenze STEM rappresentino uno
strumento fondamentale per garantire la sicurezza del nostro Paese. La ricerca, l’innovazione tecnologica e la difesa sono elementi centrali per la tutela delle persone, delle infrastrutture critiche e dei valori democratici che costituiscono il fondamento della nostra società. In un mondo in continua evoluzione, dove le minacce e le sfide sono sempre più complesse e interconnesse, è essenziale avere la consapevolezza che il capitale umano del futuro dovrà avere basi di natura tecnico- scientifica. Fondazione Leonardo ETS condivide questa visione e ha l’ambizione di stimolare la curiosità e l’interesse delle giovani generazioni attraverso un’offerta formativa diversificata e innovativa, che comprende seminari, cicli di incontri nelle scuole e altre iniziative di divulgazione
scientifica per contribuire a costruire una società più sicura, più sostenibile ed equa”, ha detto Cossu. Leonardo e Fondazione Leonardo ETS – attraverso interventi, testimonianze ed esperienze divulgative – intendono contribuire alla diffusione di una cultura della Difesa consapevole, evidenziando come ricerca, innovazione tecnologica e sicurezza siano elementi centrali per la tutela delle persone, delle infrastrutture e dei valori democratici. Presso lo spazio espositivo, sono state messe in mostra alcune delle tecnologie sviluppate dai ricercatori e dagli ingegneri di Leonardo.
Ricaricare un bus elettrico in 20 secondi : Hitachi Energy presenta Grid-eMotion Flash, la soluzione per il trasporto pubblico 100% a zero emissioni
In occasione della 6° edizione delle Giornate di Studio Sistema Autobus e Filobus organizzate a Roma da ASSTRA, AIIV e ANAV presso il Ministero delle infrastrutture, Hitachi Energy ha presentato l’innovativo sistema di ricarica ultrarapida Grid-eMotion Flash, che permette agli autobus elettrici di ricaricare le proprie batterie in modo efficace durante le brevi soste alle fermate per la salita e discesa dei passeggeri. In questo modo è possibile prolungare l’autonomia dei mezzi, eliminando la necessità di rimanere fermi in deposito, riducendo emissioni e costi operativi, in favore di una effettiva diffusione della mobilità elettrica per il trasporto pubblico locale. L’Italia è il quarto Paese dove la soluzione di ricarica veloce per bus e filobus sarà implementato. Dopo Ginevra, Nantes e Brisbane, nel corso del 2026 il sistema Grid-eMotion Flash sarà operativo a Genova, cui seguirà Vicenza nel 2027. Con l’uso del sistema Grid-eMotion Flash e le ricariche frequenti, le batterie possono essere più piccole,
riducendo l’ingombro sui mezzi a favore di un maggiore spazio per i passeggeri. Un livello di carica più costante permette inoltre di tutelarne la funzionalità, con una sostituzione ogni 20 anni per una maggiore sostenibilità ambientale. Oggi il sistema Grid-eMotion ha operativi oltre 55 punti di ricarica Flash in Francia, Germania, Australia, India e altri Paesi, oltre a più di 500 punti Fleet, che permettono di ricaricare un autobus elettrico in deposito in sole 2 ore.
Life H2O BUS: soluzioni innovative per la gestione sostenibile dell’acqua nel trasporto pubblico
LIFE H2O Bus, il progetto europeo cofinanziato dal Programma LIFE della Commissione Europea e coordinato da Arriva Italia, si è concluso con successo dopo tre anni di attività dedicate allo sviluppo, alla sperimentazione e alla validazione di soluzioni innovative per la riduzione del consumo idrico nei depositi di autobus del trasporto pubblico. Avviato nel 2022, LIFE H2O Bus contribuisce agli obiettivi del Programma LIFE, lo strumento di finanziamento dell’Unione Europea per l’ambiente, l’azione per il clima e la transizione energetica. Attivo dal 1992, il programma opera attualmente nel periodo 2021–2027, con un budget complessivo di circa 5,4 miliardi di euro. Un progetto pionieristico a livello europeo LIFE H2O Bus è tra i primi progetti europei specificamente focalizzati sulla gestione sostenibile delle risorse idriche nei depositi di autobus del trasporto pubblico. L’obiettivo del progetto è stato quello di ridurre in modo significativo l’utilizzo di acqua potabile nelle attività operative — in particolare nei processi di lavaggio dei veicoli — attraverso sistemi innovativi di raccolta, filtrazione e riutilizzo delle acque di lavaggio e piovane. Il progetto ha inoltre affrontato l’ottimizzazione dei processi di manutenzione mediante sistemi avanzati di monitoraggio digitale e una gestione operativa basata sui dati, favorendo il passaggio da una manutenzione preventiva a una manutenzione predittiva. Sperimentazione internazionale e soluzioni replicabili Nel corso del progetto, soluzioni tecniche innovative sono state testate e confrontate su scala reale in tre depositi pilota di Arriva, selezionati per rappresentare differenti contesti climatici, operativi e territoriali in Europa: Grugliasco (Torino); Budapest, Ungheria; Požega, Croazia. La fase di sperimentazione ha consentito di ottenere riduzioni misurabili dei consumi idrici, migliorando al contempo l’efficienza dei processi di lavaggio della flotta e di manutenzione. I risultati hanno confermato l’elevato potenziale di replicabilità e scalabilità delle soluzioni sviluppate, aprendo la strada a una loro più ampia diffusione tra gli operatori europei del trasporto pubblico. LIFE H2O Bus è stato realizzato da un consorzio internazionale composto da: Arriva Italia – Coordinatore di progetto, Arriva Croatia, Arriva Hungary Pluservice, Università Sapienza di Roma. Pluservice ha sviluppato e personalizzato il sistema digitale Intelligent Garage Management, che consente il monitoraggio continuo dei consumi idrici e dei parametri operativi tramite una dashboard centralizzata dedicata. L’Università Sapienza di Roma ha curato le valutazioni ambientali, economiche e operative dei risultati del progetto, elaborando una matrice comparativa delle soluzioni testate ed evidenziandone costi, benefici e potenziali criticità.I principali risultati di LIFE H2O Bus includono: riduzione media del consumo di acqua potabile: oltre il 70%; numero di depositi pilota: 3; Paesi coinvolti: Italia, Ungheria, Croazia; durata del progetto: 42 mesi. Inoltre, il progetto ha portato all’ottimizzazione dei processi di lavaggio dei veicoli e gestione dei depositi; sviluppo di linee guida tecniche e strumenti operativi per supportare gli operatori del trasporto pubblico locale nell’individuazione delle soluzioni più efficienti in base alle proprie esigenze specifiche; realizzazione di una dashboard digitale dedicata per il monitoraggio continuo, l’analisi dei dati e il benchmarking delle performance. «LIFE H2O Bus dimostra chiaramente come la cooperazione transfrontaliera all’interno del Gruppo Arriva, sostenuta dai finanziamenti europei e finalizzata all’innovazione, possa generare benefici ambientali concreti per le attività del trasporto pubblico», ha dichiarato Angelo Costa, Amministratore Delegato di Arriva Italia. «Lavorando insieme tra Italia, Ungheria e Croazia, siamo riusciti a testare, confrontare e scalare soluzioni innovative in diversi contesti operativi, rafforzando la nostra capacità collettiva di guidare un cambiamento sostenibile a livello europeo. I risultati ottenuti dimostrano che ambizione ambientale e performance operative possono procedere di pari passo, generando valore nel lungo periodo per comunità, autorità pubbliche e operatori del trasporto». «LIFE H2O Bus ha dimostrato che risparmi idrici significativi nei depositi del trasporto pubblico non sono solo tecnicamente fattibili, ma anche sostenibili dal punto di vista economico e operativo. Grazie al lavoro congiunto di tutti i partner di progetto, abbiamo raggiunto una riduzione complessiva superiore al 70% dei consumi di acqua potabile, con un picco dell’85% nel deposito pilota di Arriva Italia», ha aggiunto Lingyun Xia, Operational Excellence & Business Intelligence Senior Manager di Arriva Italia e Project Coordinator di LIFE H2O Bus. «Attraverso lo sviluppo di soluzioni concrete e scalabili, il progetto supporta gli operatori del trasporto pubblico in tutta Europa nella riduzione dell’impatto ambientale, nell’ottimizzazione delle operazioni e nel rafforzamento dei processi decisionali basati sui dati, contribuendo a sistemi di mobilità più efficienti, resilienti e sostenibili».Il Programma LIFE è lo strumento di finanziamento dell’Unione Europea per l’ambiente, l’azione per il clima e la transizione verso l’energia pulita. Sostiene progetti che contribuiscono allo sviluppo, all’attuazione e all’applicazione delle politiche e della legislazione ambientale e climatica dell’UE, promuovendo innovazione, sostenibilità e resilienza negli Stati membri.
Energia, Aero: Taranto è il laboratorio d’Europa per l’eolico offshore. Sbloccare la burocrazia
I porti italiani abbandonano la veste di semplici snodi commerciali per trasformarsi in veri e propri hub del cambiamento e catalizzatori della transizione energetica. È quanto emerso con forza durante il convegno “Porti, Energia e Sviluppo Sostenibile”, organizzato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e dall’Università degli Studi di Bari. L’evento, articolato su due giornate di confronto multidisciplinare, ha acceso i riflettori sull’evoluzione della portualità italiana verso un modello di sviluppo sostenibile che integra produzione di energia pulita e nuove competenze professionali. Il presidente di AERO, Fulvio Mamone Capria, ha moderato la sessione chiave dedicata all’eolico offshore, comparto che vede nella Puglia e nel Porto di Taranto un’eccellenza internazionale. Lo scalo jonico, infatti, ospita l’unico parco eolico near-shore del Mediterraneo, rappresentando un case study unico a livello europeo e un polo industriale capace di attivare sinergie cruciali per l’intera supply chain nazionale. Durante il dibattito è emerso come, nonostante le straordinarie opportunità occupazionali e di sviluppo energetico, il settore debba ancora fare i conti con numerose e complesse sfide burocratiche che rischiano di rallentare i progetti in atto. “Taranto non è solo un porto, ma la dimostrazione vivente che l’industria italiana può guidare la transizione energetica globale. Il successo dell’eolico offshore in Italia dipende dalla capacità di trasformare i nostri scali in hub logistici e produttivi permanenti. Tuttavia, per passare dalla
sperimentazione alla scala industriale, dobbiamo abbattere le barriere burocratiche che ancora frenano gli investimenti: il sistema Puglia è pronto, ora serve che il quadro normativo nazionale corra alla stessa velocità dell’innovazione tecnologica”, ha concluso Mamone Capria. Il convegno ha confermato la necessità di un approccio integrato tra settore pubblico e imprese private per garantire che la produzione di energia green diventi il volano per una nuova economia del territorio, in coerenza con le prospettive di sviluppo europee e mondiali.
Nasce ‘Convivere Emilia Romagna’, la risposta cooperativa all’emergenza casa
È stato costituito il consorzio “Convivere Emilia-Romagna”, la risposta cooperativa all’emergenza casa e alle nuove sfide dell’abitare condiviso. Obiettivo di Convivere, la cui nascita è stata promossa da Legacoop Emilia-Romagna, è di offrire alloggi a canoni sostenibili e rafforzare il mutualismo abitativo attraverso la rigenerazione urbana e i servizi alla persona. Le dieci cooperative fondatrici hanno sede a Bologna, Imola, Rimini, Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Entro giugno 2026 è previsto il completamento della compagine sociale, con l’adesione delle altre sei cooperative di abitanti aderenti a Legacoop Emilia-Romagna. Il presidente di Convivere Emilia-Romagna è Mirco Mongardi, della cooperativa Aurora Seconda di Imola; i vicepresidenti sono Andrea Prampolini, direttore di Abitcoop di Modena (in rappresentanza delle cooperative divise) e Fabio Garagnani, presidente della cooperativa Dozza di Bologna (in rappresentanza delle cooperative indivise). Il consorzio opererà in un contesto regionale segnato da una crescente pressione abitativa, dove oltre 64.000 famiglie sono alla ricerca di alloggi a canoni calmierati e i costi della locazione nelle grandi città hanno subito impennate fino al 200%. L’attività del Consorzio sarà focalizzata sulla realizzazione di interventi nell’ambito dell’abitazione a proprietà divisa e indivisa, con una particolare attenzione alla rigenerazione urbana senza consumo di suolo e al recupero di immobili pubblici o sottoutilizzati. Tra le finalità figurano l’assegnazione di alloggi a canone sociale destinati a fasce deboli e la fornitura di servizi alle cooperative associate. Legacoop Emilia-Romagna ha supportato anche la nascita di Cooliving Coop, una cooperativa con sede a Rimini e che ha ottenuto l’iscrizione al registro delle startup innovative. Il modello di Cooliving rappresenta un’evoluzione del mutualismo abitativo, ponendo la comunità e la persona al centro del progetto per rispondere alla domanda di alloggi temporanei a costi sostenibili. Il modello si basa sulla creazione di spazi residenziali orientati alla generazione di relazioni umane, dove la dimensione privata (60% dell’immobile) si integra con ampie aree collettive (20%), zone di coworking (10%) e servizi dedicati sia ai soci che al territorio (10%). Destinata a un target variegato che include giovani under 40, “city users”, nomadi digitali e senior autosufficienti, la proposta offre un canone “all-inclusive” (alloggio, utenze e servizi) con un obiettivo di costo sociale di circa 600 euro al mese. La gestione è caratterizzata da una forte componente tecnologica – con l’uso di Intelligenza Artificiale e sistemi IoT per l’ottimizzazione energetica – e dalla figura centrale del Community Manager, incaricato di facilitare la partecipazione attiva e il mutualismo interno alla comunità. “La nascita di Convivere Emilia-Romagna risponde alla necessità non più rinviabile di integrare le forze del comparto cooperativo dell’abitare – spiega Barbara Lepri, direttrice di Legacoop Emilia-Romagna e referente regionale di Legacoop Abitanti – La cooperazione può dare una risposta fondamentale al bisogno di casa poiché l’abitazione non è solo un posto fisico ma un elemento essenziale di uno spazio di relazioni e di vita nel quale si realizza il benessere; per questo lavoriamo a formule innovative, come il co-living cooperativo, che combattono la solitudine e creano comunità resilienti offrendo servizi, condivisione di spazi di lavoro e tempo libero. La cooperazione di abitanti, che in Emilia-Romagna rappresenta oltre 80.000 soci, con un patrimonio netto di 1,9 miliardi e 2,4 miliardi di valore immobiliare, attraverso le competenze acquisite in oltre un secolo di storia, si propone con uno strumento integrato finalizzato ad affiancare imprese e Comuni per costruire una visione di abitare attrattiva e sostenibile per famiglie, lavoratori, giovani e senior”.
Ep Produzione sceglie Andrea Ghiselli nuovo ad a partire dal primo marzo
EP Produzione, società italiana di generazione elettrica del Gruppo EPH e quinto produttore di energia elettrica nel Paese, ha scelto Andrea Ghiselli come nuovo amministratore delegato, con efficacia dal 1° marzo. Andrea Ghiselli porta in EP Produzione una consolidata esperienza manageriale e industriale, maturata da ultimo come ceo di EF Solare. Dopo un iniziale percorso nella consulenza strategica, Ghiselli ha focalizzato la sua attività nei settori infrastrutturali dell’energia e dei trasporti, dove ha ricoperto ruoli apicali in ambito Operations, Design to Cost and ICT e, successivamente, incarichi di amministratore delegato e consigliere di amministrazione guidando programmi e iniziative trasversali rivolti allo sviluppo di nuovo business e al miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza operativa dei processi aziendali. La nomina segue l’accordo annunciato da EPH il 17 novembre 2025 per la costituzione di una joint venture (50-50) con TotalEnergies, subordinata alle necessarie autorizzazioni regolatorie. La struttura definita per la joint venture conferma l’operazione già annunciata di razionalizzazione e separazione delle attività legate al carbone. In questo contesto, Luca Alippi si concentrerà sul proprio ruolo di ceo di Fiume Santo, asset centrale e strategico per il sistema elettrico italiano, oltre che su altre attività interamente possedute e gestite da EPH. La centrale di Fiume Santo (600 MW) resterà al 100% di proprietà EPH e al di fuori del perimetro della joint venture. Dal 2015 Alippi ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo delle attività del Gruppo EPH in Italia, contribuendo in modo significativo alla crescita del business e al rafforzamento della posizione di EP Produzione come quinto operatore nazionale nella generazione elettrica. La sua leadership è stata caratterizzata da una visione industriale di lungo periodo, da una solida capacità di execution e da una costante attenzione alla performance economica, consentendo continui investimenti e contribuendo alla transizione energetica del Paese. A seguito del completamento dell’operazione, la joint venture EPH–TotalEnergies includerà le seguenti attività e asset di EP Produzione in Italia: generazione termoelettrica flessibile per circa 4,6 GW di capacità installata, inclusa la nuova unità CCGT classe H da 800 MW di Tavazzano e Montanaso (LO) già in esercizio; una nuova unità CCGT classe H da 880 MW a Ostiglia (MN), attualmente in costruzione; progetti di Battery Energy Storage Systems (BESS) in costruzione per 270 MW (2 ore) a Trapani, Ferrara e Fiume Santo (SS); circa 80 MW di capacità a biomasse attraverso 3 impianti; fornitura di energia a clienti industriali tramite EP Energia Italia; gestione e ottimizzazione del portafoglio sui mercati di medio termine, breve termine e in tempo reale (spot, infragiornaliero, servizi ancillari, bilanciamento e capacità), inclusi servizi di dispacciamento per conto terzi. EP Produzione ringrazia Luca Alippi per il lavoro svolto finora e gli augura buon lavoro per il ruolo che continuerà a ricoprire all’interno del Gruppo EPH, e dà il benvenuto ad Andrea Ghiselli confermando la fiducia nel contributo che potrà dare al rafforzamento e alla crescita della società.
Carlo Colombino eletto presidente di Anpar
Carlo Colombino è il nuovo presidente di ANPAR, l’Associazione Nazionale Produttori di Aggregati Riciclati che aderisce ad Assoambiente. Colombino, socio e amministratore delegato dell’azienda CAVIT SpA, azienda della provincia torinese attiva nel settore del recupero dei rifiuti edili e degli appalti per infrastrutture, è stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dell’Associazione con un incarico triennale e succede a Paolo Barberi, cui è andato il ringraziamento di tutte le aziende associate per l’intensa attività svolta e i significativi obiettivi raggiunti in un momento di forte evoluzione per il settore. Il neo presidente Colombino è tra i soci fondatori dell’associazione che ha recentemente celebrato i primi 25 anni di attività e ha da sempre supportato l’operato associativo all’interno degli organi direttivi. Diverse le priorità individuate per il suo mandato. “Il contesto europeo rappresenta oggi l’ambito su cui concentrare la massima attenzione, in vista dell’emanazione del Regolamento Europeo di End of Waste (previsto per il 2027) e della definizione delle norme tecniche di attuazione del Regolamento Europeo sui prodotti da costruzione (CE 3110/2024)”, ha evidenziato Carlo Colombino – Presidente di ANPAR. Sul piano nazionale, resta fondamentale proseguire il confronto con il Ministero dell’Ambiente non solo nell’ambito del Tavolo di monitoraggio, previsto dal DM 127/2024, al fine di perseguire l’obiettivo comune di massimizzare l’avvio a recupero dei rifiuti inerti senza penalizzare pratiche ambientalmente virtuose già consolidate da tempo, ma anche il confronto sui Criteri Ambientali Minimi (CAM) per diffonderne l’utilizzo e così facilitare il mercato degli aggregati riciclati.
“È fondamentale garantire che le esigenze operative del settore siano pienamente rappresentate e comprese, anche attraverso un attento monitoraggio dei territori, affinché l’applicazione dei CAM sia uniforme e corretta su tutto il territorio nazionale, evitando interpretazioni distorte o disomogenee”, ha aggiunto Colombino. In una visione più ampia, il nuovo Presidente intende inoltre rafforzare la collaborazione con le altre Associazioni della filiera, in particolare sulle attività in ambito europeo, consolidare il ruolo dei gruppi regionali attraverso momenti di confronto tra operatori e investire sulla formazione delle imprese, con l’organizzazione di convegni, seminari e corsi specialistici. Nel corso del suo mandato, Carlo Colombino sarà affiancato da Paolo Barberi, nominato segretario dell’Associazione.