Donne e mobilità urbana: la necessità di superare l’approccio neutrale nelle politiche per la città

28 Gen 2026 di Francesca Gioia

Condividi:

Il convegno Donne e Mobilità, tenutosi a Bologna, ha riunito Agenzie della Mobilità, amministrazioni locali, rappresentanti politici, INAIL e associazioni di categoria attorno a un punto condiviso: urbanistica e mobilità non sono neutre. I dati disponibili mostrano come l’impostazione tradizionale delle politiche urbane e dei servizi di trasporto risponda solo parzialmente ai bisogni reali della popolazione, penalizzando in particolare le donne.

Da questo confronto nasce la “Carta della Mobilità delle Donne”, documento promosso da Roma Servizi per la Mobilità, TRT, FederMobilità e ISFORT, con il contributo di numerose altre realtà. Il presupposto è chiaro: pianificare spazi urbani e sistemi di mobilità a partire dal punto di vista delle donne non significa creare soluzioni settoriali, ma migliorare la qualità complessiva delle città, rendendole più accessibili, sicure e funzionali.

Sul piano urbanistico, la Carta mette in discussione modelli di progettazione orientati prevalentemente al traffico veicolare e agli spostamenti lineari casa-lavoro. Le donne utilizzano lo spazio urbano in modo più intenso e continuo, con spostamenti frammentati e concentrati negli ambiti di prossimità, prevalentemente a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico. In questo quadro, marciapiedi, attraversamenti, fermate, percorsi ciclabili e spazi di sosta assumono un ruolo infrastrutturale centrale e non accessorio.

La Carta richiama l’introduzione del bilancio di genere come strumento operativo anche in ambito urbanistico e infrastrutturale. Valutare l’impatto delle scelte progettuali su uomini e donne consente di orientare gli investimenti pubblici e di verificare l’efficacia reale degli interventi, collegando pianificazione e risultati sociali.

Accessibilità e comfort rappresentano un ulteriore asse di intervento. La progettazione dello spazio pubblico deve tenere conto delle esigenze legate alla mobilità quotidiana e al lavoro di cura: continuità dei percorsi, abbattimento delle barriere architettoniche, qualità delle superfici, presenza di sedute, servizi igienici, spazi di appoggio e infrastrutture adeguate per passeggini e carichi. Elementi che incidono direttamente sull’autonomia negli spostamenti, soprattutto nelle aree più dense e periferiche.

Il tema della sicurezza emerge con forza anche dai dati INAIL: il 55% delle morti in itinere riguarda donne, un dato che evidenzia non solo criticità infrastrutturali, ma anche disuguaglianze sociali, come il minore accesso a veicoli più sicuri e a benefit aziendali legati alla mobilità.

Un capitolo centrale della Carta riguarda il cambio di paradigma nei servizi di trasporto pubblico, sharing e MaaS, con ricadute dirette sulla pianificazione delle infrastrutture. La mobilità femminile è caratterizzata da spostamenti non standardizzati, spesso fuori dalle ore di punta e articolati in sequenze brevi (casa–scuola–lavoro–cura–spesa), che entrano in conflitto con servizi pensati per il pendolarismo tradizionale. Ne deriva la necessità di servizi più flessibili, capillari e territorializzati.

Dal punto di vista infrastrutturale, ciò comporta una revisione della localizzazione delle fermate e dei nodi di interscambio. Le fermate del TPL devono essere considerate spazi urbani da progettare, sicuri, illuminati, accessibili e integrati nel contesto. La possibilità di introdurre fermate a richiesta nelle ore serali e notturne rappresenta una misura con effetti concreti sulla sicurezza e sull’uso dello spazio pubblico.

La Carta propone inoltre una maggiore integrazione tra TPL, taxi, NCC, servizi a chiamata e sharing mobility, supportata da infrastrutture fisiche e digitali adeguate e da una distribuzione più equa dei servizi sul territorio. Anche le strutture tariffarie vengono richiamate come leva di pianificazione, da rendere coerenti con l’uso reale dei servizi e con i tempi della mobilità quotidiana.
Infine, la sicurezza viene indicata come tema trasversale che riguarda mezzi, infrastrutture e organizzazione dei servizi. Stazioni e fermate ferroviarie, in particolare quelle della rete locale, sono individuate come ambiti prioritari di intervento per contrastare degrado e insicurezza legati alla progressiva riduzione dei servizi presenziati.

Argomenti

Argomenti

Accedi