LA GIORNATA
Dl Ucraina, scontro tra vannacciani e Lega. E il Governo pone la fiducia
- Pmi, Consob-Cetif: Tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono 62 le Pmi approdate in borsa ma uscite 86, persi 44 mld di capitalizzazione
- Fondi strutturali, studio Uil: a dicembre certificata una spesa del 12,2%, 8,9 mld su un totale di 72,9
- L’Ue lancia la più grande linea pilota per lo sviluppo dei chip, investimento da 2,5 mld euro
IN SINTESI
A pochi giorni dalla rottura con la Lega, i deputati vicini a Roberto Vannacci alzano lo scontro nella maggioranza sul decreto Ucraina presentando un emendamento e tre ordini del giorno contro l’invio di armi a Kiev e sfidando direttamente Matteo Salvini: «Vediamo quanti patrioti nel centrodestra voteranno a favore degli italiani». Per evitare possibili fratture e convergenze trasversali, il governo si prepara a porre la fiducia sul provvedimento, scelta motivata con l’esigenza di «evitare strumentalizzazioni» su un tema delicato. Fratelli d’Italia ribadisce il sostegno «convinto» alla resistenza ucraina, mentre la Lega parla di «capitolo chiuso» con il generale e auspica che in futuro non siano più necessari aiuti militari. Nel centrosinistra il Pd annuncia voto contrario alla fiducia ma favorevole al decreto, mentre M5s e Avs restano contrari all’invio di armi, pur prendendo le distanze dall’iniziativa dei cosiddetti “vannacciani”. Continua, intanto, a rimanere centrale, in entrambi gli schieramenti, il tema della sicurezza. E mentre il decreto in materia è ancora in attesa di bollinatura finale da parte della Ragioneria, non si placano le scintille tra centrodestra e centrosinistra preludio di un percorso parlamentare che avrà le sue complessità. A smuovere le acque è stata la proposa della sindaca di Genova, Silvia Salis. che ha denunciato l’inazione del Governo sulla sicurezza che “naviga a vista” ma “non fa nulla” e dà “la colpa ai sindaci” visto che “le città più importanti sono quasi tutte guidate da giunte di centrosinistra”, ha scritto la prima cittadina in un intervento sul Foglio. “Allora, io da sindaca non mi nascondo: la nostra parte a Genova la facciamo, ci assumiamo la responsabilità delle nostre scelte, anche le critiche per gli eventuali errori. Ma rifiuto una truffa politica: quella per cui lo stato scarica sui sindaci il conto della sicurezza e poi pretende pure di fare propaganda sulle nostre fatiche. E mentre lo stato discute di decreti e pacchetti sicurezza, noi siamo testimoni di una realtà complessa”. Salis lancia la sua proposta: “serve un grande patto nazionale per la sicurezza urbana che smetta di usare i sindaci come bersaglio e inizi a considerarli alleati. Servono risorse e coordinamento, non propaganda. Perché la sicurezza non è né di destra né di sinistra: è una responsabilità pubblica. E basta scaricabarile Sicurezza sociale e sicurezza pubblica non sono rivali. Sono alleate. E se le separi, perdi entrambe. La sicurezza sociale è la prima diga contro l’illegalità. La destra ama dire: ‘Non facciamo sociologia, facciamo ordine’. Io dico: facciamo entrambe le cose, perché è così che si fa sicurezza”.
Fondi strutturali, studio Uil: a dicembre certificata una spesa del 12,2%, 8,9 mld su un totale di 72,9
A più di tre anni dall’avvio della programmazione 2021-2027, si registra un andamento lento nell’impiego effettivo di importanti risorse europee per lo sviluppo del Paese e per la riduzione dei divari sociali, territoriali e occupazionali. È quanto emerge da un monitoraggio del servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil, sui dati del Dipartimento Politiche di Coesione dell’utilizzo dei fondi strutturali europei, ed in particolare, del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), che finanzia misure per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, intervenendo sugli squilibri tra le Regioni; del Fondo Sociale Plus (FSE+), che finanzia interventi per il lavoro, la formazione e l’inclusione, e del Fondo per la Giusta Transizione (JTF), che sostiene gli interventi per le aree della Provincia di Taranto e del Sulcis Iglesiente. A dicembre 2025, prima scadenza per la certificazione alla Commissione Europea della spesa dei fondi strutturali per gli anni 2021- 2027, il nostro Paese ha rendicontato una spesa effettiva del 12,2% cioè 8,9 miliardi, su una dotazione totale di 72,9 miliardi. Osservando poi l’avanzamento dei Programmi Nazionali, affidati alle Amministrazioni Centrali dello Stato, emerge che su una dotazione finanziaria di 24,9 miliardi di euro, la spesa effettiva ammonta al 13,1% (3,3 miliardi di euro). Più nel dettaglio, il PN Ricerca e competitività ha certificato spese pari al 16,7% della dotazione finanziaria totale; il PN Giovani donne e lavoro il 15,6% della dotazione; il PN Metro Plus e Città Medie Sud il 15,2%; il PN per la Giusta Transizione soltanto l’1,8% e il PN Scuola e competenze il 4,8%. Stesso andamento si registra nella programmazione regionale: su una dotazione finanziaria di 47,9 miliardi di euro, la spesa certificata ammonta infatti a 5,6 miliardi di euro, l’11,7%. Per quanto riguarda la spesa dei singoli Programmi Regionali (PR), segnaliamo che il Friuli-Venezia Giulia ha certificato il 22,4%; la Liguria il 21,9%; il Piemonte il 20,7% e l’Emilia-Romagna e il Veneto il 17%. Molto più indietro la Sicilia che ha certificato una spesa pari al 7,3%; la Campania all’8,5%; la Puglia e l’Abruzzo all’8,7% e la Calabria al 9%. “Alla luce di questi dati è indispensabile mettere in moto tutti i processi funzionali ad assicurare velocità, qualità della spesa e “addizionalità” delle risorse, data anche la recente revisione dei Programmi. Aver centrato il target europeo di certificazione della spesa non basta: si tratta di un obiettivo minimo e di breve periodo. Ciò che merita attenzione, invece, è l’andamento complessivo dell’impiego delle risorse nonché le prospettive a lungo termine che ne derivano. Ciò a maggior ragione, se si considera l’attuale contesto economico e finanziario, contrassegnato da una situazione nazionale e internazionale alquanto difficile. A questo ritmo, rischiamo di dover impiegare gran parte dei fondi a ridosso delle prossime scadenze, con gravi ricadute sull’efficienza e la buona riuscita della messa a terra dei progetti. L’obiettivo non è solo spendere, ma farlo con criterio, ottenendo risultati concreti in linea con la missione dei vari fondi. Pertanto, occorrono delle scelte politiche – ha commentato Veronese – che non deprimano l’economia. Da questo punto di vista, una buona programmazione dei Fondi Strutturali Europei, integrata con la programmazione delle risorse
ordinarie, contribuirebbe in modo significativo non solo a ridurre le disuguaglianze, ma anche a creare sviluppo economico, sociale e occupazionale. È più che mai urgente – ha concluso Veronese – che il Governo, insieme alle parti sociali, apra un tavolo di confronto per mettere a punto provvedimenti di accelerazione della spesa, concentrando le risorse su pochi, ma strategici obiettivi”.
Foti, con fondi coesione nuovo passo in avanti del Sud dopo il Pnrr
Dopo il Pnrr vi sono i fondi di coesione, “se ben utilizzate e se orientate positivamente, secondo quelle che sono situazioni d’emergenza, sia per quanto riguarda la vicenda idrica, sia per quanto riguarda, ad esempio, la necessità dell’innovazione, sono risorse che possono contribuire nel Sud a un nuovo passo in avanti, un nuovo salto in avanti, sia sotto il profilo del Pil sia sotto il profilo della modernizzazione”. Lo afferma il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti.
Pnrr, con il programma Gol oltre 1,7 mln di persone entrare sul mercato del lavoro
Si iniziano a raccogliere i primi frutti del programma Gol, la misura del Pnrr che punta sulla formazione e sulle politiche attive per rilanciare l’occupazione e che ha permesso a oltre 1,7 milioni di persone di entrare o rientrare nel mercato del lavoro. L’obiettivo di raggiungere i 3 milioni di beneficiari entro il 2025 è stato superato, con l’iniziativa che in Italia ha supportato, anche tramite percorsi formativi, più di 3,2 milioni di disoccupati. Ma all’inizio il programma era partito a rilento, come ha sottolineato la ministra del Lavoro Marina Calderone, arrivata al Palazzo Lombardia di Milano per analizzare i risultati raggiunti in Regione. “Quando abbiamo ereditato il programma Gol eravamo praticamente ai cancelletti di partenza – ha spiegato – con una performance del 2% sul più grande programma di politiche attive d’Europa che era un problema”. Da qui, ha aggiunto la ministra, la necessità di un “cambio di passo” per trasformare il programma “in uno strumento integrato con le esigenze espresse dal mondo del lavoro”, anche “accelerando la formazione delle competenze digitali”, su cui l’Italia era molto sotto la media europea. Perché garantire l’occupabilità, ha osservato ancora Calderone, non vuol dire soltanto prendere in carico e individuare un percorso formativo, ma “essere certi che quel percorso abbia un’effettiva spendibilità nel mondo del lavoro”. Secondo la ministra, i correttivi introdotti, a partire dal “costante e reale” coordinamento con le Regioni, hanno reso più forte “il legame tra politiche attive e politiche passive del lavoro”, superando la logica dell’assistenza e puntando “sull’attivazione, sulla formazione e sull’inclusione lavorativa”. Così facendo, ha rivendicato Calderone, si è riusciti a far entrare nel mondo del lavoro 1,7 milioni di persone, “contribuendo a portare il tasso di disoccupazione ai minimi storici per il nostro Paese (ossia al 5,6% dello scorso dicembre secondo gli ultimi dati Istat, ndr). Oggi possiamo dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro e che i numeri sono positivi”. E anche se ci sono Regioni meno virtuose che non sono ancora in linea con gli obiettivi prefissati, da parte di tutte “c’è la volontà comune di cogliere l’opportunità data dal Pnrr e da Gol”. Un quadro in cui la Lombardia ha fatto la sua parte superando con sei mesi di anticipo i target prefissati. Sono oltre 290mila le persone che qui hanno avviato un percorso dal 2022 e più di 150mila hanno trovato un’occupazione. Numeri che per il governatore Attilio Fontana confermano “il modello virtuoso” che c’è in Lombardia nell’attuare le politiche del lavoro, con risultati “sotto gli occhi di tutti”.
Pmi, Consob-Cetif: Tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono 62 le Pmi approdate in borsa ma uscite 86, persi 44 mld di capitalizzazione
Le Pmi italiane vedono l’accesso al mercato dei capitali come un’opportunità per crescere, innovare e quindi essere più competitive ma allo stesso tempo hanno difficoltà a fare il salto, spesso per problemi culturali e dimensionali. È questo il messaggio che esce dal Primo Rapporto dell’Osservatorio “Pmi e Mercato dei Capitali”, istituito da Consob e CeTIF – Università Cattolica, per analizzare, per la prima volta in modo sistematico, le condizioni di accesso e permanenza delle Piccole e Medie Imprese italiane nei mercati dei capitali. Il lavoro è frutto di un anno di ricerca, con il contributo del Comitato Scientifico e di uno Stakeholder Group che riunisce associazioni, istituzioni, operatori di mercato e università. Dalla mappatura, costituita da un campione rappresentativo di circa 120.000 Pmi italiane, emerge un quadro chiaro, caratterizzato da una prevalenza di aziende piccole o piccolissime: l’88% delle Pmi non quotate ha meno di 50 addetti; la Lombardia da sola ospita il 22% del totale delle Pmi; il manifatturiero si conferma il settore più rappresentato (33,6% tra le non quotate, 31,8% tra le quotate). Le imprese quotate del campione (pari allo 0,14% del totale osservato) si caratterizzano per avere una maggiore dimensione, una presenza nei settori tecnologici e scientifici e di conseguenza un più forte orientamento all’innovazione, alla competitività e alla crescita. L’attività dell’Osservatorio è focalizzata sul rapporto delle Pmi con il mercato dei capitali, che evidenzia un quadro complesso e con marcate criticità. In generale, le Mid-Small Cap italiane risultano valutate dal mercato con multipli inferiori rispetto ai benchmark europei. Questa sottovalutazione produce effetti reali quali una ridotta capacità delle Pmi di raccogliere capitali, una difficoltà a utilizzare il titolo come leva per
operazioni strategiche, un incentivo al delisting. Tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono 62 le Pmi approdate sul mercato azionario; nello stesso periodo sono 86 quelle uscite dalla Borsa, con una perdita complessiva di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione. Le cause principali del delisting sono tre: scarsa liquidità, valutazioni non allineate ai fondamentali e crescente attrattività del private equity, capace di offrire premi significativi e maggiore flessibilità gestionale. Il Rapporto individua anche alcuni elementi che potrebbero riportare capitali verso le Pmi, quali ad esempio il ritorno dei flussi positivi nei Pir (Piani Individuali di Risparmio), l’avvio del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (oltre 1 miliardo dal 2026), la riduzione dei tassi e un miglioramento atteso degli utili durante il 2026.
Il Rapporto entra nel merito della propensione all’innovazione del settore: vengono evidenziati sia gli elementi di ritardo, quali la spesa privata in Ricerca e Sviluppo che resta più bassa della media europea, sia di ripresa, quale la crescita del venture capital italiano, il cui volume rimane comunque ancora sottodimensionato rispetto ai numeri di Francia e Germania. In sostanza, le Pmi innovative hanno migliori performance, ma incontrano difficoltà ad accedere al capitale di rischio. I ricercatori di Consob e CeTIF hanno raccolto le testimonianze dirette di molti imprenditori coinvolti in quotazioni, translisting e delisting. Il filo conduttore delle interviste non sorprende: la Borsa è percepita come un potente acceleratore di crescita, ma anche come un ambiente che non sempre riesce a valorizzare il potenziale delle Pmi. Se da un lato gli imprenditori evidenziano benefici in termini di governance, accesso al credito e credibilità internazionale, dall’altro denunciano una forte frustrazione per la sottovalutazione del titolo. Esiste inoltre un tema culturale ancora radicato, che rende difficile per molte Pmi accettare l’apertura del capitale e l’imposizione di regole di trasparenza più stringenti. Il Rapporto propone alcune direzioni di intervento quali: aumentare la presenza di investitori istituzionali, inclusi fondi pensione e assicurazioni; sostenere e stabilizzare strumenti come Pir ed Eltif (European Long Term Investment Fund), che hanno già dimostrato efficacia nel canalizzare risparmio verso le Pmi; favorire la crescita dimensionale delle imprese per aumentarne l’attrattività sui mercati; rafforzare gli standard di qualità all’ingresso, per incrementare la reputazione del mercato; upportare la formazione degli imprenditori, soprattutto nei primi anni successivi alla quotazione.
“Il primo Rapporto dell’Osservatorio conferma il ruolo strategico delle Pmi per la crescita del Paese e, al tempo stesso, le difficoltà strutturali che ancora ne limitano l’accesso ai mercati dei capitali. La collaborazione tra Consob e il mondo accademico – dichiara Luca Filippa, Direttore Generale della Consob – ha dato vita a un osservatorio aperto e inclusivo, capace di alimentare un confronto qualificato tra istituzioni, operatori di mercato, imprese e università. Nel rispetto del nostro mandato di vigilanza, lavoriamo per mercati trasparenti, liquidi ed accessibili, in grado di coniugare la tutela degli investitori con un migliore finanziamento dell’economia reale. Il rafforzamento della qualità all’ingresso, l’ampliamento della base investitori e percorsi di accompagnamento manageriale sono condizioni decisive per trasformare il potenziale delle Pmi in valore per il Paese”. “Le Pmi si confermano un asset fondamentale della nostra economia ma hanno bisogno di fare un salto di qualità – ha dichiarato Federico Rajola, Direttore Cetif e Professore Ordinario Università Cattolica del Sacro Cuore. – Questa prima parte dell’Osservatorio ha fotografato la situazione evidenziando il punto di vista degli imprenditori, nella seconda parte ci confronteremo anche con gli accademici europei per comprendere come il tema è stato affrontato e in alcuni casi superato in altri paesi”. I primi risultati dell’Osservatorio e del rapporto tra Pmi e mercato dei capitali saranno oggetto di un evento organizzato il 19 febbraio a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore dal titolo “Pmi, competizione e cercato dei capitali” dove verranno anche descritti i casi spagnolo, svedese e statunitense.
L’Ue lancia la più grande linea pilota per lo sviluppo dei chip, investimento da 2,5 mld euro
L’Unione europea ha lanciato la sua più grande linea pilota per la legge sui chip NanoIc presso l’Imec di Lovanio, una pietra miliare per lo sviluppo e la produzione di semiconduttori europei. Con un investimento totale di 2,5 miliardi di euro, lo strumento ha ricevuto 700 milioni di euro di finanziamenti dell’Ue, 700 milioni di euro da governi nazionali e regionali e il resto da Asml e altri partner industriali. Lo comunica la Commissione europea in una nota. NanoIc accelererà lo sviluppo della tecnologia dei semiconduttori di prossima generazione, essenziale per lo sviluppo dell’IA, dei veicoli autonomi, dell’assistenza sanitaria e della tecnologia mobile 6G. NanoIC è la prima struttura europea a implementare la più avanzata macchina per litografia ultravioletta estrema, concentrandosi sulla progettazione e produzione di chip utilizzando la tecnologia oltre i due nanometri. Questo segna un progresso significativo nella tecnologia europea di produzione di semiconduttori.
La vicepresidente esecutivo Henna Virkkunen, il primo ministro belga Bart De Wever e il ministro-presidente delle Fiandre Matthias Diependaele hanno aperto la struttura, che consentirà a ricercatori e imprese di testare nuovi progetti, attrezzature e processi di chip su scala quasi industriale prima della produzione di massa. Ospitato da Imec (Belgio), i suoi partner includono CEA-Leti (Francia), Fraunhofer (Germania), VTT (Finlandia), CSSNT (Romania) e Tyndall National Institute (Irlanda).
L’Ue prepara la nuova politica climatica post-2030, al via la consultazione aperta fino al 4 maggio
Bruxelles apre ufficialmente il cantiere per la futura politica climatica post 2030, per chiarire in particolare il ruolo che avranno i crediti internazionali di carbonio nel percorso verso la neutralità climatica. Dopo l’intesa sul target per il 2040, la Commissione europea dovrà presentare entro la fine dell’anno un aggiornamento del quadro politico in materia di clima ed energia dedicato al decennio successivo al 2030 e ha aperto fino al 4 maggio due consultazioni pubbliche: la prima dedicata a chiarire i criteri per l’uso limitato di crediti di carbonio internazionali di alta qualità – potenzialmente applicabili dal 2036 -; la seconda dedicata ad aggiornare la normativa relativa agli obiettivi climatici nazionali, che oggi sono disciplinati dal regolamento di condivisione degli sforzi (Effort Sharing regulation) e dal regolamento in materia di uso del suolo e di silvicoltura (Lulucf). Entrambe le proposte non vedranno la luce prima dell’ultimo trimestre dell’anno.
Oice: a gennaio crollo del valore dei bandi, -91% su mese e -69.5% su anno
L’aggiornamento dell’Osservatorio OICE/Informatel sul mercato dei servizi tecnici torna a mostrare a inizio anno un calo del valore delle gare: a gennaio il valore dei bandi, ottenuto sommando l’importo delle gare per servizi di ingegneria (53,0 mln) al valore della progettazione esecutiva compresa negli appalti integrati (11,7 mln), raggiunge l’importo complessivo di 64,7 mln, evidenziando non solo un crollo nel confronto con dicembre (-91,0%), ma anche un forte calo su gennaio 2025 (-69,5%).
Osservando il mercato da una prospettiva più ampia, anche sulla base dei dati raccolti nel periodo 2018-2024, si evidenzia un quadro che pare anticipare una tendenza nuovamente negativa. Infatti, confrontando il valore dei bandi in tutti i mesi di gennaio (dal 2018 al 2026), il primo mese del 2026 risulta quello che riporta il valore di bandi tra i più bassi, così come, confrontando il valore dei bandi di ogni mese del 2025 con quello di gennaio 2026, quest’ultimo emerge come il mese che rileva il valore di bandi minore. “Il dato di questo primo mese dell’anno non ci sorprende più di tanto anche se occorrerà monitorare con attenzione cosa accadrà da qui all’estate. Eravamo rimasti piacevolmente sorpresi dal boom di dicembre, ben oltre le nostre aspettative: le amministrazioni hanno, come si suol dire, svuotato i cassetti con gare anche molto importanti; la pausa quindi è un po’ nell’ordine delle cose”, commenta il presidente dell’Oice, Giorgio Lupoi. In prospettiva siamo invece preoccupati dagli effetti che potrà produrre la recentissima sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato il diritto di prelazione contenuto nel codice appalti italiano. Si trattava di una misura in vigore dal 1998 a garanzia del promotore che ha cercato di fare decollare un mercato, rimasto comunque asfittico e relegato ad operazioni spesso di limitato valore e rilievo, sul quale anche i nostri associati operano a supporto degli investitori. Non vogliamo immaginare cosa accadrà adesso se non si riuscirà a trovare una soluzione giuridica adeguata. Rimangono poi sullo sfondo, sia nel PPP, sia in generale, i problemi legati alla certezza del diritto: il cambio continuo di regole, le clausole vessatorie dei contratti a corpo, gli squilibri contrattuali e le interpretazioni difformi e “creative” dei parametri ministeriali per la stima dei corrispettivi professionali non aiutano a migliorare il quadro generale”. A gennaio, in un contesto generale di flessione nel numero delle gare UE (-39,7% in confronto a dicembre; -17,0% su gennaio 2025), l’Italia, con 40 bandi, registra un crollo dell’80,8% sul mese precedente, scendendo dal quinto all’undicesimo posto per gare pubblicate. Il confronto con gennaio 2025 mostra tuttavia un dato timidamente positivo (+5,3%). Le gare per soli servizi di ingegneria e architettura (esclusi gli appalti integrati) rilevate a gennaio sono state 115 e hanno raggiunto un importo di 53,0 mln, evidenziando un andamento nel complesso negativo. Infatti, sia su gennaio che su dicembre 2025 si registra un calo in valore con, rispettivamente, un -2,5% e un -60,8%. Anche per quanto riguarda le gare di sola progettazione, nel mese di gennaio il mercato evidenzia un andamento nel complesso negativo, più nel breve che nel lungo periodo, con un crollo del 91,9% sul mese precedente e un +0,5% su gennaio 2025. I bandi per accordo quadro rilevati a gennaio sono stati 6, pari al 5,2% del totale dei bandi per servizi di ingegneria e architettura pubblicati, di cui hanno costituito il 19,5% in termini di valore, con 10,3 mln. Rispetto a dicembre 2025, si rileva un crollo sia nel numero (-94,7%), che in valore, con un -98,2%. Decisamente negativo anche il confronto su gennaio 2025, con un calo di gran lunga più moderato nel numero (-14,3%), ma un crollo nel valore, con un -94,3%. A gennaio 2026, le gare rilevate per appalto integrato sono state 37, con un importo della progettazione esecutiva compresa stimato in 11,7 mln. Rispetto al mese di dicembre, si evidenzia una flessione del 9,8% del valore dei servizi, a fronte di un importante calo del 53,2% nel numero delle gare. Il confronto con il mese di gennaio 2025, tuttavia, vede, a fronte di un moderato calo del numero delle gare (-14,0%), un’impennata sia nel valore dei lavori (+704,5%), che nel valore dei servizi di progettazione compresi stimato (+460,3%). Per quanto riguarda gli interventi in PPP (sia avvisi per sollecitare proposte da parte di promotori, sia avvisi di gara su PFTE di concessioni), che nel 2025 hanno raggiunto un valore complessivo di 8,9 mld., a gennaio valgono 476,3 mln.
CDP: collocato ottavo Social Bond da 750milioni di euro
Cassa Depositi e Prestiti torna sul mercato delle emissioni ESG lanciando con successo una nuova emissione Social, per un ammontare nominale pari a 750 milioni di euro e scadenza a otto anni, riservata a investitori istituzionali. L’operazione ha registrato richieste sul mercato per oltre 4,6 miliardi di euro (più di sei volte l’offerta) provenienti daoltre 110 investitori. L’emissione ha visto un’ampia partecipazione di investitori internazionali che ammontano a più dell’85% dell’allocazione finale, in particolare da Francia (26%), Regno Unito (21%), Belgio/Olanda/Lussemburgo (13%), Germania/Austria (6%) e Medio Oriente (5%). Inoltre, si è registrato un forte interesse da parte di Istituzioni europee e una marcata presenza di investitori orientati ai criteri ESG. CDP conferma così il proprio ruolo di riferimento nella finanza sostenibile, portando a dodici il numero di emissioni ESG collocate sul mercato a partire dal 2017, per un valore complessivo di 8 miliardi di euro. Manuela Carra, Responsabile Finance di CDP, ha commentato: “In un contesto geopolitico volatile, il forte interesse registrato da questa emissione conferma la capacità di Cassa Depositi e Prestiti di accedere con continuità e successo al mercato dei capitali. L’ampia partecipazione e la qualità della base investitori confermano, infatti, la piena fiducia nella solidità del profilo finanziario di CDP e la credibilità della sua strategia di lungo periodo. In un quadro in costante evoluzione sul fronte della sostenibilità, con l’odierna emissione Social, CDP prosegue con determinazione il proprio percorso ESG, consolidando il proprio ruolo di punto di riferimento nella finanza sostenibile e l’impegno prioritario verso la crescita delle PMI”.
I proventi dell’emissione saranno utilizzati per sostenere finanziamenti riconducibili alle Eligible Social Categoriespreviste dal “Green, Social and Sustainability Bond Framework” di CDP. In particolare, i fondi saranno destinati, atitolo esemplificativo, a progetti che includono il finanziamento delle piccole e medie imprese italiane, con l’obiettivo di favorirne la crescita socioeconomica e rafforzarne la competitività. Particolare rilievo sarà dato alle PMI situate in aree economicamente svantaggiate del Paese o che necessitano di supporto nello sviluppo e nel rafforzamento delle proprie iniziative ESG. L’emissione è in linea con gli impegni di CDP per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite. Il nuovo bond – emesso ai sensi del Debt Issuance Programme (DIP), il programma da 15 miliardi di euro dedicato a emissioni a medio-lungo termine per investitori istituzionali – ha un valore nominale di 750 milioni di euro, con una cedola annuale lorda pari a 3,375% e scadenza febbraio 2034. Il rating a medio-lungo termine dei titoli è atteso pari a BBB+ per S&P, BBB+ per Fitch e BBB+ per Scope. BBVA, BofA Securities, Crédit Agricole CIB, Intesa Sanpaolo (Divisione IMI CIB), Morgan Stanley, Natixis e UniCredit hanno agito in qualità di Joint Lead Managers e Joint Bookrunners dell’operazione.
Corte dei Conti, ritardi nel programma ‘mangiaplastica’, rafforzare le informazioni
Sono 1.620 le istanze ammesse, tra il 2021 e il 2024, al Programma sperimentale Mangiaplastica, finanziato dal decreto legge 111/2019 con un fondo di 41 milioni di euro, istituito presso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, volto all’acquisto e all’installazione, da parte dei Comuni, di eco-compattatori per la raccolta selettiva delle bottiglie in Pet. Lo rende noto la Corte dei Conti sottolineando che la misura evidenzia “criticità procedurali nell’attuazione, soprattutto legate ai tempi di erogazione degli acconti e alla rendicontazione da parte degli enti locali”.
Dall’analisi sul fondo, risulta concluso il solo primo sportello, riferito al 2021, con un tasso di realizzazione del 77,5%. Le numerose revoche e rinunce – sottolinea la Corte – hanno liberato risorse per circa 2,8 milioni di euro (pari al 7% del Programma), non riallocate nonostante la presenza di istanze ammissibili rimaste escluse per esaurimento dei finanziamenti. In prospettiva, sulla base dei dati disponibili, il tasso di attuazione dei restanti sportelli (2022-2024) si attesterebbe a oltre l’80%.
Secondo i magistrati contabili, la raccolta selettiva del Pet costituisce “uno strumento complementare, il cui apporto risulta, allo stato, non determinante ai fini della raccolta differenziata. Difficilmente stimabile è anche il contributo del Programma alla costruzione di una filiera diffusa del riciclo del Pet, che richiede il coinvolgimento degli utilizzatori finali, poiché i quantitativi raccolti dipendono dall’effettivo utilizzo dei macchinari e dal livello di sensibilizzazione degli utenti; per i Comuni, invece, i benefici economici, influenzati da fattori di mercato, possono non compensare i costi di gestione e manutenzione, solo in parte prevedibili”. La Corte ha quindi suggerito di affiancare all’installazione degli eco-compattatori campagne informative e sistemi di incentivazione.
Sul piano finanziario, infine, il Programma “risente di un ritardo originario, legato all’avvio nel terzo esercizio successivo alla costituzione del fondo con un’ulteriore dilatazione dei tempi di attuazione dovuta sia alle disponibilità di cassa dell’amministrazione che alla tardiva rendicontazione dei soggetti attuatori”.
Fs, nasce la società di consulenza Fs Advisory. Donnarumma: nel prossimo decennio investimenti senza precedenti
Nasce FS Advisory, società del Gruppo FS Italiane specializzata nella consulenza nei trasporti e nelle infrastrutture. Con sede a Londra, fornirà servizi di advisory a governi, investitori istituzionali, operatori, sviluppatori di infrastrutture e imprese di costruzione e ingegneria coinvolti in progetti complessi di mobilità a livello globale. FS Advisory risponde a un’esigenza chiara del mercato: la crescente domanda di competenze integrate nel settore dei trasporti, capaci di coprire in modo coerente ambiti che tradizionalmente sono stati frammentati tra diversi operatori di consulenza, come i quadri regolatori, lo sviluppo infrastrutturale e la gestione operativa. La nuova società di consulenza si colloca in una posizione distintiva per supportare clienti pubblici e privati nell’ottimizzazione dei loro asset di trasporto a livello internazionale, grazie al consolidato track record del Gruppo FS Italiane che gestisce circa 17mila chilometri di linee ferroviarie con oltre 2.100 gallerie, 23.000 ponti e viadotti, 2.200 stazioni e 32.000 km di strade. L’obiettivo è, infatti, quello di affrontare le nuove sfide della digitalizzazione, della sostenibilità e della connettività multimodale nel settore dei trasporti tramite consulenti in grado di comprendere sia le specificità degli obblighi di servizio pubblico che le dinamiche operative e commerciali. FS Advisory, quindi, affiancherà i clienti, pubblici e privati, nei processi di riorganizzazione del settore dei trasporti, fornendo soluzioni di mobilità digitale, tra cui piattaforme di bigliettazione e sistemi di monitoraggio delle performance già adottati su larga scala in Europa, oltre a competenze specialistiche su trasporti e infrastrutture lungo l’intera catena del valore. Completano l’offerta i servizi di Shadow e Interim Management, pensati per supportare le transizioni di governance, i processi di nazionalizzazione e i cambiamenti operativi. FS Advisory sarà guidata da Ernesto Sicilia, già amministratore delegato di Trenitalia UK, dove per quasi un decennio ha avuto la responsabilità delle attività ferroviarie del Gruppo FS nel Regno Unito. “La nostra espansione internazionale è ambiziosa per scelta. Lanciamo oggi FS Advisory perché il prossimo decennio sarà caratterizzato da investimenti senza precedenti nelle infrastrutture di trasporto a livello globale, ma affinché questi capitali possano essere impiegati con successo sono necessari i giusti quadri regolatori e modelli operativi”, ha dichiarato Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS “FS Advisory rappresenta il naturale passo successivo: mettere questa conoscenza operativa a disposizione di clienti in tutto il mondo che hanno bisogno di partner in grado di affrontare e risolvere queste sfide su larga scala”.
Il lancio di FS Advisory rientra nella strategia di crescita internazionale presentata dal Gruppo FS al mercato nel 2025 e completa l’espansione strutturata del Gruppo attraverso FS International, la business unit comprende attività di trasporto in Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Grecia per un valore di circa 3 miliardi di fatturato con circa 12mila dipendenti. FS Advisory opererà come società di consulenza indipendente con accesso alle capacità operative del Gruppo FS, combinando obiettività strategica e comprovata esperienza di implementazione per supportare a livello globale le riforme delle politiche pubbliche e gli investimenti infrastrutturali.
Eni e CDP Venture Capital investono oltre mezzo milione di euro nella startup EXE Engineering
Eni investe insieme a CDP Venture Capital 550 mila euro e annuncia una collaborazione con la startup EXE Engineering nel campo delle iniziative di carbon offsetting in Africa. Queste nuove risorse permetteranno alla startup di velocizzare la propria roadmap e supportare l’estensione dei progetti in nuovi contesti operativi, con un percorso che include l’espansione internazionale in Europa e in Africa. Il round è stato guidato da Zero e da Eni Next, la società di Corporate Venture Capital di Eni creata per investire in startup innovative e ad alto potenziale tecnologico. Zero è il programma della Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital – realizzato in collaborazione con Zest e Elis, che ha come main corporate partner Eni attraverso Joule, la sua scuola per l’Impresa e coinvolge ulteriori aziende del settore. EXE Engineering ha partecipato al programma di accelerazione Zero tra il 2024 e il 2025 e ha sviluppato un progetto pilota con Eni (Proof of Concept) con cui successivamente ha sottoscritto un accordo di cooperazione in Africa per la valutazione dello sviluppo e l’implementazione di soluzioni innovative finalizzate alla riduzione delle emissioni e alla valorizzazione ambientale dei rifiuti. “L’operazione di EXE Engineering rappresenta un esempio concreto di come il modello della
Rete Nazionale Acceleratori di CDP Venture Capital riesca a trasformare l’innovazione in opportunità reali di sviluppo industriale. Attraverso Zero abbiamo accompagnato la startup in un percorso che ha unito crescita imprenditoriale, validazione tecnologica e collaborazione con un grande partner come Eni”, commenta Stefano Molino, Responsabile del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital. “L’ingresso di Eni Next nell’investimento rafforza ulteriormente il valore industriale e strategico dell’operazione”. “Il percorso di accelerazione attraverso Zero – sottolinea Clara Andreoletti, AD di Eni Next – ha rappresentato un elemento chiave nel creare le condizioni per l’investimento di Eni Next in EXE Engineering. Non solo ha supportato la crescita industriale e manageriale del team, ma ha anche favorito, attraverso un percorso di sperimentazione, un allineamento strategico e una maggiore visibilità sul potenziale di sviluppo nel medio lungo periodo. L’operazione rappresenta una concreta validazione del nostro modello integrato di open innovation, che lega in modo strutturato accelerazione e attività di corporate venture capital”. Nel corso del 2025 per EXE Engineering sono arrivati altri importanti riconoscimenti. La startup è entrata nella “TOP 100 Startup Italiane” selezionate da Forbes e Ventive e ha ricevuto la menzione speciale “Eni Joule for Entrepreneurship”, nell’ambito del premio Eni Award, che mira a valorizzare le migliori idee imprenditoriali innovative e sostenibili. Il riconoscimento è stato consegnato alla startup dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presso il Palazzo del Quirinale. “La partnership attivata con Eni – spiega Gianni Cordaro, Ceo e Founder di EXE Engineering – rappresenta un momento importante per la crescita della nostra startup, focalizzata a sviluppare e a mettere a terra tecnologie all’avanguardia per una chiusura del ciclo dei rifiuti, specialmente nella captazione e sfruttamento dei biogas nelle discariche. Tale ottimizzazione consente, oltre a un evidente miglioramento dell’impatto ambientale, anche un importante ritorno economico. È quindi un grande orgoglio – conclude – poter collaborare con i nostri partner e far crescere la società”. Elena Martelli, Portfolio Manager di Zest, esprime molta soddisfazione “per la prima milestone che segna l’inizio di un percorso di collaborazione di lungo periodo e di impatto per il pianeta. Durante il programma di accelerazione Zero, abbiamo visto – prosegue – il team strutturarsi rapidamente e iniziare a pensare in grande, portando innovazione e capacità di execution in un settore ancora poco presidiato, quello delle discariche, ma decisivo per la transizione ecologica. EXE Engineering – sottolinea ancora Martelli – dimostra che anche dalle discariche, dove tutto sembra a “fine corsa”, può nascere innovazione, energia ed efficienza. Siamo orgogliosi di aver lanciato un primo seme e vederne crescere i frutti”. Eni e CDP Venture Capital sono parti correlate. Entrambe le società hanno applicato la propria procedura interna in materia.
Accordo tra Iren Mercato e Statkraft per fornitura di energia eolica
Dopo il primo accordo decennale siglato tra le due società nel gennaio 2025, Iren Mercato Spa e Statkraft, il più grande produttore di energie rinnovabili d’Europa, hanno sottoscritto un nuovo contratto Power Purchase Agreement in acquisto per la fornitura di energia elettrica da fonte eolica. In continuità con l’intesa precedente, relativa alla fonte solare, il nuovo contratto amplia il perimetro della collaborazione alla produzione eolica, per un volume complessivo di 400 Gwh di energia rinnovabile. L’energia fornita da Statkraft integrerà la produzione interna degli impianti idroelettrici, fotovoltaici ed eolici gestiti dal Gruppo Iren, consentendo a Iren Luce Gas e Servizi di garantire alla clientela retail forniture 100% green e sostenibili. “L’accordo siglato – dice l’amministratore delegato di Iren, Gianluca Bufo – segna l’evoluzione di un percorso strategico che vede Iren e Statkraft collaborare per una transizione energetica concreta e diversificata. L’estensione di questa sinergia alla fonte eolica ci permette di strutturare un portafoglio energetico ancora più resiliente e complementare alla nostra produzione interna e si inserisce perfettamente nella cornice degli obiettivi del piano industriale, consolidando il nostro ruolo di operatore leader nella sostenibilità applicata ai territori”. “L’integrazione della fonte eolica – aggiunge Bernardo Ricci Armani, country manager Italy di Statkraft – segna un importante traguardo per i nostri Corporate Ppa, a conferma della nostra leadership nella transizione energetica italiana e nel mercato delle soluzioni a lungo termine, garantendo affidabilità e flessibilità a imprese e territori”.
A2a sigla un contratto d’acquisto da 12 anni con Ramacca Energia
A2a e Ramacca Energia hanno sottoscritto un contratto d’acquisto (Ppa, Power purchase agreement) per la fornitura di energia solare. Lo si legge in una nota in cui viene indicato che l’accordo tra la ex-municipalizzata e la società siciliana che fa capo al fondo Sosteneo Sgr (Generali Investments), ha una durata di 12 anni per circa 130 Gwh annui, equivalenti al consumo di circa 48mila famiglie e a quasi 60mila tonnellate di Co2 evitate. Con l’operazione A2a acquisterà la produzione di un impianto fotovoltaico da realizzare a Ramacca (Catania), con una capacità installata di 68 Mw ed entrata in esercizio prevista nella seconda metà del 2027. “In linea con l’aggiornamento del piano strategico al 2035 – commenta il direttore della divisione Generazione e Trading di A2a Lorenzo Spadoni – il gruppo continua a favorire lo sviluppo delle rinnovabili”. L’obiettivo di A2a è duplice: “sostenere il processo di elettrificazione dei consumi” e “contribuire alla stabilizzazione del costo delle commodity” e “aumentare la quota di energia decarbonizzata a disposizione dei clienti”. “Le fonti rinnovabili – conclude il manager – rappresentano inoltre una leva fondamentale per il raggiungimento del ‘net zero’ di gruppo al 2050 e l’accordo con Sosteneo rappresenta un passo avanti verso questo importante traguardo”.
Energia, Confcommercio: sì al confronto sul nucleare di nuova generazione ma ora tagliare costi in bolletta per le imprese
“Lo sviluppo del nucleare sostenibile rappresenta una scelta strategica per conseguire l’autonomia energetica del Paese nonché una leva per contenere i costi dell’energia e perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione. Ma, per sostenere la competitività del sistema produttivo, servono anche misure immediate che favoriscano l’autoproduzione rinnovabile e il contenimento delle bollette”: ad affermarlo è stato Giovanni Acampora, membro di Giunta di Confcommercio con incarico alla transizione ecologica, nel corso dell’audizione presso le Commissioni riunite Ambiente ed Attività produttive della Camera dei deputati sui progetti di legge in materia di energia nucleare sostenibile. Per Confcommercio, il nucleare avanzato – basato su tecnologie moderne e a ridotto impatto emissivo – costituisce una soluzione pulita e sicura, complementare alle fonti rinnovabili, in grado di rafforzare la stabilità del sistema energetico e ridurre la dipendenza dall’estero. In questa prospettiva, Acampora ha sottolineato l’importanza che i decreti attuativi previsti dal disegno di legge delega definiscano con chiarezza tempi, costi e responsabilità degli interventi, assicurando trasparenza e sostenibilità economica ed evitando ricadute sulle bollette delle imprese. Fondamentale, inoltre, che i processi decisionali siano trasparenti e partecipati, con il pieno coinvolgimento delle associazioni di rappresentanza delle imprese, delle amministrazioni locali e dei territori, in particolare nelle scelte relative alla localizzazione delle nuove infrastrutture. Nel breve periodo, però, resta urgente intervenire per ridurre il peso dei costi energetici sulle imprese del terziario. Acampora, infatti, ha ribadito la necessità di contenere le tariffe e di rivedere gli oneri generali di sistema, che incidono mediamente per il 20% sul totale della bolletta elettrica delle imprese. Parallelamente, occorre sostenere investimenti in efficienza energetica, autoproduzione e diffusione delle rinnovabili su piccola scala, anche attraverso sistemi di accumulo e strumenti di mercato come i contratti di lungo periodo, in grado di garantire maggiore stabilità e prevedibilità dei costi. Percorribile, dunque, l’ipotesi del nucleare sostenibile, ma la priorità deve rimanere il contenimento dei costi. Dai recenti dati dell’Osservatorio Confcommercio Energia (OCEN), infatti, è emerso che nel 2025, la bolletta elettrica per le imprese del terziario di mercato è aumentata del 28,8% rispetto al 2019, e quella del gas addirittura del 70,4%. Prezzi ancora troppo cari, soprattutto se si pensa che i Paesi che adottano la fonte nucleare, come Francia e Spagna, nel 2025 hanno pagato l’energia elettrica quasi l’80% in meno rispetto all’Italia.
Anev, in Ue le rinnovabili superano le fossili mentre in Italia si fatica su obiettivi minimi
Il 2025 è stato il primo anno in cui la produzione elettrica da Fonti Rinnovabili di Energia (FER) ha superato quella da fonti fossili. L’analisi dell’European Electricity Review tuttavia evidenzia come l’Italia invece sia ancora sbilanciata sul GAS, motivo per il quale abbiamo le bollette più care (!!), e in ritardo sulle FER. Solo Eolico e Fotovoltaico hanno generato nel 2025 il 30% dell’energia contro il 29% delle fossili, mentre le FER tutte hanno raggiunto il 48%, ma l’Italia e la Germania restano in balia degli alti costi del GAS che ne influenzano negativamente il costo delle bollette. Infatti oramai eolico e fotovoltaico consentono di avere costi significativamente inferiori rispetto alla produzione da Fossili, oltre a garantire stabilità di approvvigionamento, risposta ai mutamenti climatici che anche in questi giorni stiamo vivendo sulla nostra pelle, e ovviamente alla necessaria riduzione dell’inquinamento atmosferico che vede l’Italia tra le prime colpite in Europa. Quindi il precorso verso la decarbonizzazione del sistema elettrico procede velocemente ed efficacemente in Europa garantendo sempre più indipendenza energetica al Vecchio continente, costi bassi e stabili dell’energia elettrica e benefici ambientali e climatici. E l’Italia? Purtroppo l’Italia nel 2025 ha rallentato, incredibilmente, la crescita di energia prodotta dalle FER e questo è doppiamente grave poiché la tendenza doveva essere di ulteriore crescita quindi il divario diventa doppio e difficile da recuperare. I motivi? I ritardi nell’attuazione delle direttive europee, manca ancora il Decreto FER X che deve definire le procedure di Asta per le FER dal 2026 al 2030 (!) e il FER2 per le aste delle rinnovabili non ancora tecnologicamente mature. I passi indietro sulle semplificazioni amministrative con il nuovo Decreto Aree Idonee che compromette alcuni procedimenti in corso e soprattutto castra quelli nuovi. I rischi del DL Bollette dove si paventano azioni retroattive e una riorganizzazione delle connessioni che rischia di bloccare tutto per alcuni anni a venire…il tutto in un contesto nel quale un procedimento autorizzativo che dovrebbe durare meno di 2 anni nella realtà ne dura 3 per il fotovoltaico e addirittura oltre 5 per l’eolico!!! Se in questo contesto già di per sé non ideale, mettiamo una dose di disinformazione il quadro si complica ulteriormente. Basti guardare il servizio andato in onda ieri sera al TG5 per capire di che si parla, infatti parlando di tre progetti eolici in tre regioni diverse, viene detto che gli stessi avrebbero distrutto una montagna, una comunità e tutto l’ambiente circostante, che si sarebbe perso il paesaggio e la possibilità di fare la transumanza oltre ad avanzare dubbi sugli ancoraggi di quello off-shore.
Premettendo che sarebbe bastato chiedere ad un qualsiasi esperto di fornire elementi oggettivi sulle catastrofiche rappresentazioni date, l’ANEV chiarisce come tutti i progetti eolici, compresi quelli richiamati, debbano procedere attraverso processi amministrativi che ne certifichino la compatibilità con il territorio, il paesaggio, l’ambiente, i beni culturali ecc. affrontando lunghe e complesse procedure di Valutazione di Impatto Ambientale che impongono, in casi di impatti del progetto rispetto a elementi da tutelare, modifiche allo stesso onde scongiurare ogni tipo di impatto. Nello specifico poi è vero il contrario e cioè che le norme internazionali, comunitarie e nazionali spingono il nostro Paese verso la decarbonizzazione del sistema elettrico tramite la crescita delle rinnovabili e dell’eolico proprio perché solo l’aumento della produzione di energia rinnovabile può invertire i mutamenti climatici in corso e quindi combattere la perdita di paesaggio, ambiente e territorio, oltre che della biodiversità. Il paesaggio non è immutabile e le minacce più rilevanti oggi non derivano dall’eolico, ma dagli effetti concreti del cambiamento climatico e dall’abbandono delle aree interne. Ignorare questo contesto rende il dibattito sulla tutela paesaggistica incompleto. Affrontare la questione energetica significa anche assumersi la responsabilità di proteggere il territorio e la biodiversità nel medio e lungo periodo. L’ANEV sottolinea come sia indispensabile una azione di coordinamento delle politiche di supporto alla transizione energetica che vedano anche una campagna per la corretta informazione sui temi energetici e un maggiore diritto di tribuna per gli esperti del settore che possano contribuire ad una informazione più responsabile e un dibattito fondato sui dati, valutazioni tecniche e sulla complessità delle decisioni in gioco. Stiamo decidendo il futuro del nostro Paese e dobbiamo farlo sulla base di elementi concreti per garantire all’Italia un futuro di indipendenza energetica, disponibilità di energia a basso costo e risposte ambientali e ai mutamenti climatici in corso.
Ex Ilva, la Commissione Ue approva il prestito ponte da 390 mln
La Commissione europea ha approvato, conformemente alle norme dell’UE sugli aiuti di Stato, un prestito di salvataggio per un totale massimo di 390 milioni di euro a favore di Acciaierie d’Italia (“AdI”, ex Ilva). “La misura mira a garantire che AdI sia in grado di coprire i costi operativi fino al trasferimento dell’attività a un nuovo operatore che sarà selezionato nell’ambito di una procedura di gara attualmente in corso”, afferma l’Esecutivo UE con una nota. AdI è il principale produttore integrato di acciaio in Italia, con otto diversi siti di produzione e manutenzione, il più grande dei quali è l’acciaieria integrata di Taranto. AdI si trova attualmente in difficoltà finanziarie e dal febbraio 2024 è sottoposta a una procedura di insolvenza. L’attività è oggetto di una procedura di gara in corso. L’Italia – si legge – prevede di completare presto il processo di vendita e di trasferire la gestione all’offerente selezionato. “Fino ad allora AdI si trova ad affrontare un elevato fabbisogno di liquidità per coprire i costi operativi, come il pagamento dei fornitori e dei salari. Il prestito di salvataggio autorizzato dalla Commissione mira a coprire tali costi operativi per i prossimi mesi”, conclude Bruxelles.
Niscemi: Ciucci, la Stretto di Messina pronta a collaborare con i suoi ingegneri
“La società Stretto di Messina, proseguendo nell’impegno per realizzare il Ponte sullo Stretto, è pronta a mettere a disposizione la propria struttura tecnica e il proprio know how per collaborare nel far fronte ai danni generati dal ciclone Harry, sulle coste joniche, siciliana e calabrese. Negli anni, grazie agli studi che abbiamo fatto su tutte le componenti dell’ambiente, abbiamo acquisito una profonda conoscenza del territorio dello Stretto, sia in Calabria che in Sicilia. Le attività potrebbero consistere nella puntuale definizione dei danni stessi, nella progettazione degli interventi e nella rapida esecuzione”. Ad affermarlo è stato l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.
Porti, Serracchiani (Pd): con la riforma Salvini destruttura portualità italiana, timore da tutti i presidenti di Regione
“Salvini dica perché stanno portando avanti una riforma che destruttura la portualità italiana. Noi siamo sempre stati d’accordo sul fatto che ci debba essere un coordinamento nazionale della portualità italiana, sulle grandi strategie, mercati da individuare, accordi fra Stati. Ma Porti d’Italia Spa non fa questo”. Lo ha detto ieri a Trieste la deputata dem Debora Serracchiani, nel corso di una conferenza stampa con il gruppo regionale del Pd Fvg. Segnalando che Porti d’Italia Spa “assorbirà risorse e personale dai porti italiani e potrà andare a investire in porti fuori dal nostro Paese”, Serracchiani ha parlato di “un grande timore che è stato sollevato da tutti i presidenti delle Regioni, non soltanto di centrosinistra” e ha invitato il presidente Massimiliano Fedriga a farsi carico “per avere risposte oggi non solo nel suo ruolo di presidente della Regione Friuli Venezia Giulia ma anche di Presidente della Conferenza delle Regioni, perché – ha indicato la deputata “la proposta di Porti d’Italia Spa sarà valutata anche alla Conferenza unificata Stato Regioni”. Serracchiani ha infine denunciato un “braccio di ferro tra le forze politiche cui stiamo assistendo un po’ in tutti i porti”, per cui “se il presidente di un’autorità portuale ha un colore politico, la nomina del segretario generale deve avere un colore diverso”.
Infrastrutture: Bucci, ‘Gronda e Albenga-Predosa fondamentali per la Liguria’
“In tema di infrastrutture la Liguria deve fare un nuovo salto, dobbiamo prevedere almeno due linee di comunicazione su tutta la riviera, per andare da un punto a un altro dev’esserci l’autostrada, l’Aurelia Bis o un altro pezzo di autostrada, non possiamo più avere soltanto una linea di comunicazione, è necessaria una ridondanza, ossia avere sempre due linee di comunicazione disponibili, vale per le strade come per le ferrovie”. Ad affermarlo è stato il presidente della Regione Liguria Marco Bucci alla decima edizione del think tank ‘Liguria 2030′ organizzato da The European House-Ambrosetti a Genova a Palazzo del Principe interviene sul blocco dell’Aurelia a Genova Arenzano a causa di una frana che lascia l’autostrada A10 come unica alternativa. “L’Aurelia non deve essere paesaggistica ma trasportistica, un’Aurelia dove si va a trenta-quaranta chilometri all’ora è giusta in un posto bello come la Liguria, ma non può essere considerata una via di comunicazione efficace, – dichiara Bucci – l’opzione è o realizzare un’altra autostrada o un’altra superstrada come l’Aurelia Bis, la ridondanza delle infrastrutture è fondamentale in un Paese civile. Ci sono dei percorsi che sono allo studio altri sono già sui tavoli tecnici come la bretella autostradale Albenga-Predosa, certamente la Gronda autostradale di Ponente è importante, sono assolutamente confidente che Aspi e il Mit daranno l’ok, un po’ di lavori sono già stati fatti ma bisogna che continuino”. “Il raddoppio ferroviario tra Finale Ligure e Andora è in conferenza dei servizi, – aggiunge Bucci – c’è qualche dibattitto da parte di alcuni sindaci, li esorto tutti a pensare al futuro perché il raddoppio ferroviario è assolutamente importante, lo stesso vale per il tunnel della Val Fontanabuona in conferenza dei servizi adesso, sono opere fondamentali per la rete infrastrutturale ligure”.
Stadi, la S.S. Lazio presenta la documentazione per la riqualificazione del Flaminio
Questa mattina il dipartimento Sport di Roma Capitale ha ricevuto, tramite pec dalla S.S.Lazio, la documentazione necessaria per la procedura di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio (ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo numero 38 del 2021). Nei prossimi giorni gli uffici comunali competenti analizzeranno e valuteranno il fascicolo per avviare ufficialmente l’iter del progetto attivando la conferenza dei servizi preliminare. “É importante che chi ha la capacità, oltre che le possibilità di rinnovare uno stadio e di realizzare uno stadio e soprattutto anche di recuperarlo dal degrado e dall’abbandono assoluto, come succede per il Flaminio, lo faccia. Quindi per me ogni possibilità di questo genere, ovunque avvenga e rientra nel rispetto dei luoghi e nel rispetto che dobbiamo soprattutto alle persone che devono poter entrare in uno stadio in modo sicuro, in modo funzionale, in modo adeguato rispetto ai tempi. Dobbiamo capire che è arrivato il momento di cambiare. Per euro 2032? Certamente sì, ma non solo”, ha commentato il ministro dello Sport Andrea Abodi.
Ostia, prende forma il parco del mare
Oltre 7,4 km di lungomare riqualificato, 9,5 km di nuovi percorsi pedonali, 15 nuove piazze attrezzate e un nuovo sistema dunale: il Parco del Mare di Ostia prende forma. Il progetto è stato illustrato questa mattina durante un incontro pubblico nella sede di Ingegneria del Mare dell’Università Roma Tre a Ostia, in presenza dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, della Vicepresidente Assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Roberta Angelilli, del Presidente del Municipio X, Mario Falconi, insieme a Giovanni Paris, responsabile dell’ufficio di Scopo Coordinamento Interventi dell’Amministrazione Centrale sul Territorio del Municipio X.
A partire dal primo pomeriggio, si sono poi tenuti i tavoli tematici di approfondimento e confronto tra istituzioni, tecnici, associazioni e operatori economici. In particolare i 3 tavoli, voluti dall’Amministrazione capitolina come momento di confronto con il territorio e gli operatori, hanno avuto come focus l’ambiente (sistemazione aree verdi, tutela degli ecosistemi naturali, assetto e organizzazione degli spazi pubblici, uso dei materiali e della vegetazione, microclima urbano), la mobilità (il nuovo assetto della viabilità e il sistema della sosta, la rete ciclabile, percorsi pedonali protetti, integrazione con il trasporto pubblico) e lo sviluppo locale (attività economiche, turismo, servizi per lo sport e la cultura, integrazione con le altre iniziative di trasformazione del territorio programmate).
Il progetto per la creazione del Parco del Mare di Ostia elaborato dallo studio ABACUS Srl, capogruppo mandatario del raggruppamento temporaneo di impresa che si è aggiudicato la gara di progettazione indetta da Risorse per Roma, ha come obiettivo rigenerare il litorale di Ostia, trasformandolo in un’infrastruttura paesaggistica integrata, ecologica, fruibile e moderna. Prevede la riqualificazione del Lungomare Duca degli Abruzzi, Toscanelli e Piazza dei Ravennati, la realizzazione di un nuovo Parco delle Dune, a carattere naturalistico e ricreativo, la realizzazione di un nuovo ponte carrabile sul Canale dei Pescatori, che sta progettando Risorse per Roma, interventi per il riassetto della viabilità e riqualificazione delle connessioni con le stazioni, oltre alla realizzazione di nuovi parcheggi.
In particolare, è prevista la riqualificazione di un lungo tratto stradale del lungomare, circa 7,4 km, mentre,il nuovo Parco delle Dune (che andrà da Piazzale Magellano a Piazza Cristoforo Colombo), sarà ottenuto grazie alla ricostruzione della duna marina, estesa anche alle aree verdi esistenti, che consentirà di riconquistare nuovi spazi aperti naturali di uso pubblico, totalmente pedonali e ciclabili e a diretto contatto con la spiaggia. Grazie a questo intervento l’asfalto sarà ridotto del 55% con oltre 150.000 mq di aree depavimentate, aumenteranno del 150% le aree verdi e le dune. Inoltre, si potenzierà l’ecosistema litoraneo con oltre 2000 nuove piantagioni.L’intervento prevede anche la riqualificazione funzionale del lungomare con interventi volti al miglioramento delle condizioni del manto stradale, dell’illuminazione, dell’arredo urbano e del verde, finalizzati ad una migliore fruizione. Il Parco delle Dune avrà come concept la nuova Dolia, che costituirà un elemento flessibile in grado di ospitare aree sosta, giochi d’acqua, attività sportive, chioschi e zone ludiche.
Il progetto “Parco del mare” rappresenta il primo passo della strategia territoriale “Ostia Lido”, promossa da Roma Capitale e finanziata tramite il Programma Regionale FESR 2021-2027 con un importo di € 23 milioni e 833mila erogato dalla Regione Lazio. Per il completamento del progetto Roma Capitale ha garantito inoltre ulteriori € 30 milioni di finanziamento a carico del proprio bilancio. Il 70% dell’investimento dovrà essere appaltato entro giugno 2026 mentre tutta la riqualificazione sarà completata entro il 2028.
L’Italia presente alla fiera dell’architettura Sencon in Senegal, il settore delle costruzioni è in fase di forte espansione nel Paese
Ampia partecipazione dell’Italia alla fiera Sencon, Salone internazionale dell’Architettura e delle Costruzioni, organizzata a Dakar. Arrivato alla sua 11esima edizione, l’evento ha infatti ospitato un padiglione tutto dedicato a realtà italiane. All’inaugurazione della fiera, avvenuta giovedì scorso, hanno preso parte l’ambasciatrice italiana in Senegal, Caterina Bertolini, e il direttore dell’Italian Trade Agency (Ice) Dakar, Alessandro Gerbino. Entrambi, si legge in una nota, hanno visitato il padiglione italiano, che ha dato spazio a 12 aziende attive nell’ambito dei prodotti, tecnologie e servizi rivolte al settore. Gli incontri con le imprese italiane espositrici, aggiunge il comunicato, “hanno evidenziato le potenzialità del mercato e diverse iniziative di radicamento di imprese in Senegal a scopo sia commerciale sia produttivo”.
La fiera Sencon è la principale manifestazione fieristica in Senegal dedicata al settore delle costruzioni, dai macchinari ai materiali e attrezzature, un ambito che “sta vivendo un’espansione importante, sostenuta da ingenti investimenti da parte dello Stato e dei partner internazionali”. Rappresentando circa il 30% degli investimenti pubblici, è al centro della strategia di sviluppo del Paese, con diversi importanti progetti realizzati ed in corso che stanno cambiando il panorama urbano ed economico del Paese. Tra i progetti principali figurano la costruzione del treno espresso regionale (Ter), destinato a semplificare il traffico tra Dakar e la sua periferia, e il porto in acque profonde di Ndayane, che mira a diventare uno degli hub marittimi strategici dell’Africa occidentale.
La rapida urbanizzazione del Senegal sta determinando una forte domanda di alloggi, in particolare in grandi città come Dakar, Thiès e Saint-Louis. La necessità di edilizia sociale e di infrastrutture pubbliche “apre interessanti prospettive per gli sviluppatori immobiliari e le imprese di costruzione”, rileva l’ambasciata italiana.
Cna-Bcc Iccrea, rinnovato l’accordo per favorire il credito a 620mila imprese
Rinnovato l’accordo quadro tra la Cna e il Gruppo BCC Iccrea per continuare a sostenere le 620mila imprese associate alla Confederazione degli artigiani e delle pmi nell’accesso al credito e ai servizi offerti dalle 112 BCC aderenti al gruppo bancario. Il nuovo accordo – riporta una nota – amplia la collaborazione alle iniziative per rafforzare la relazione anche in materia di fondi europei, nazionali e regionali, per definire un osservatorio sul credito erogato dalle banche del Gruppo agli artigiani e alle micro e piccole imprese, per favorire il ricambio generazionale e il trasferimento d’impresa e per aumentare l’attenzione alle aree interne del Paese. L’intesa intende inoltre consolidare le sinergie nel supporto all’innovazione, alla digitalizzazione e alla transizione Esg cosi’ come all’utilizzo dei Fondi strutturali e alla creazione di impresa con specifici prodotti finanziari Sara’ inoltre istituito un tavolo di confronto per analizzare i principali driver di sviluppo, per monitorare i temi oggetto dell’accordo e per individuare nuove tematiche da integrare nel perimetro della collaborazione, in particolare la garanzia.
Patto europeo per il clima: il Gemello digitale di Bologna punta a rendere democratica la tecnologia
Il percorso civico avviato da PianetaLab per esplorare le potenzialità del Gemello Digitale della città di Bologna entra nella sua fase di restituzione pubblica. Dopo gli incontri effettuati tra settembre e dicembre dedicati alla presentazione del progetto e alla raccolta di idee dai cittadini, venerdì 13 febbraio lo Spazio Filla ospiterà un evento di restituzione aperto alla cittadinanza: un momento di confronto sui risultati raggiunti e sulle possibili direzioni future dello strumento digitale. Il Gemello Digitale è una rappresentazione virtuale del territorio urbano di Bologna, costruita integrando dati su mobilità, ambiente, servizi, scuole e qualità della vita. Sviluppato dai ricercatori del Centro Nazionale di Supercalcolo in collaborazione con il Comune di Bologna, consente di simulare scenari futuri — dalla viabilità alla qualità dell’aria, fino all’impatto di interventi urbanistici — offrendo supporto alle decisioni di amministratori e cittadini. “Il 13 febbraio presenteremo i primi esiti di un percorso che abbiamo fatto ascoltando tanti cittadini che all’inizio non conoscevano il gemello digitale, ma che oggi sono interessati a prendere parte. Sappiamo che i dati ci possono aiutare ma anche che l’intelligenza artificiale non è un prodotto neutro – spiegano gli ambasciatori del Patto europeo per il clima Stefano Rimini e Sabina Leonelli -. Per questo, per rispondere davvero alle esigenze e ai desideri chi vive la città di Bologna – alle aspettative e ai bisogni di persone non autosufficienti o migranti, di anziani e di bambini – è necessario coinvolgere, attivare, condividere la conoscenza, rendere democratica, comprensibile e sostenibile la tecnologia. Quella del Gemello Digitale può essere una grande opportunità per Bologna che però, per andare al vantaggio dei cittadini, va realizzata nell’ottica della condivisione, della partecipazione e della sostenibilità ambientale”. PianetaLab presenterà i risultati del percorso partecipativo e discuterà delle domande emerse dalla cittadinanza. L’incontro culminerà in una tavola rotonda sul futuro del Gemello Digitale, con la partecipazione di ricercatori, esperti e rappresentanti della società civile. All’incontro, promosso insieme alla Fondazione IU Chigi Rusconi e Filla, parteciperanno gli Ambasciatori del Patto Europeo per il Clima Stefano Rimini e Sabina Leonelli (PianetaLab) Davide Salomone (ICSC – Centro Nazionale di Supercomputazione), Giulia Sudano (Period Think Tank), Fulvio De Nigris (Amici di Luca – Casa dei Risvegli Luca De Nigris), Davide Ferraresi (Presidente di Legambiente Emilia-Romagna) e all’Associazione Cinnica e un rappresentante della Consulta Cinnica. Porterà i saluti introduttivi, per il Comune di Bologna, l’assessore Raffaele Laudani e per la Regione Emilia-Romagna, Irene Priolo, Assessora all’ambiente.