LA GIORNATA

Dl Primo maggio ok, Meloni: quasi 1 mld per rinnovo incentivi al lavoro

  • Safe day, sindacati: nelle costruzioni nel 2025 oltre 38 mila infortuni e 148 morti. Servono più ispettori e controlli veri
  • Bankitalia, la guerra frena la domanda di prestiti e mutui alle banche
  • Global Outlook Pwc, per le infrastrutture globali fase di investimenti senza precedenti

29 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Via libera del Consiglio dei ministri al nuovo decreto Lavoro, varato in vista del Primo maggio, che contiene le misure sul salario giusto, gli incentivi all’occupazione e il contrasto al caporalato digitale. “Pensiamo sia questo il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro per fare grande la nostra nazione”, ha detto la premier Giorgia Meloni, che si è presentata in conferenza stampa dopo la riunione del Cdm. “Il decreto legge stanzia quasi un miliardo di euro per il rinnovo di alcuni importanti ed efficaci incentivi occupazionali”. E, ha sottolineato, “c’è una novità molto importante: a quegli incentivi si può accedere solo se si riconosce e si applica ai lavoratori il salario giusto: si intende il trattamento economico complessivo percepito dal lavoratore, non composto solo dal salario orario ma da tutti gli elementi economici che concorrono a formare il contratto in favore del lavoratore”. Di contro, “chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici”:  “sì al salario giusto e sì a una contrattazione di qualità”, ha sintetizzato la premier specificando che “questo è un provvedimento che interessa più o meno 4 milioni di lavoratori e quindi interviene su una massa critica molto importante del lavoro in Italia. Parliamo ovviamente dei lavoratori del settore privato”. “Quando ci siamo insediati era attivo un taglio del cuneo contributivo provvisorio che sarebbe scaduto al 31 dicembre di quell’anno. Noi abbiamo deciso di prorogarlo e ampliarlo e poi di renderlo strutturale, portandolo a 7 punti con il decreto che anticipava il Primo maggio. Per un lavoratore che guadagna circa 32mila euro all’anno, il taglio del cuneo vale oggi circa mille euro in più in busta paga”, ha sottolineato Meloni. “La riforma dell’Irpef fin qui attuata per un lavoratore che guadagna 35mila euro lordi all’anno comporta un aumento di circa 400 euro”. Meloni ha annunciato che “entro la fine di questa settimana” sarà varato “il famoso Piano casa, misura dedicata anche ovviamente al mondo del lavoro”.

Il decreto sul lavoro punta a rafforzare la qualità dell’occupazione intervenendo sia sul lato degli incentivi sia su quello delle tutele. Come ha spiegato la ministra Marina Calderone, una delle scelte cardine consiste nel legare i benefici alle imprese che applicano contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Un criterio che, nelle intenzioni del governo, punta a valorizzare la contrattazione e a garantire livelli retributivi adeguati, evitando fenomeni di dumping contrattuale. Sul piano operativo, il provvedimento proroga fino al 31 dicembre 2026 gli incentivi per l’assunzione di donne, giovani e lavoratori nelle Zone economiche speciali (Zes), confermando l’attenzione verso alcune delle categorie più fragili del mercato del lavoro. Le misure si rivolgono in particolare a disoccupati di lungo periodo, a chi non ha mai avuto un impiego e ai cosiddetti Neet, individuati come una platea prioritaria su cui concentrare gli interventi pubblici. Accanto agli incentivi all’ingresso nel mondo del lavoro, il decreto introduce anche strumenti per favorire la stabilizzazione dei rapporti già in essere, sostenendo la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il lavoro stabile, considerato un elemento centrale per migliorare la qualità complessiva dell’occupazione. Un ulteriore capitolo riguarda il contrasto alle nuove forme di sfruttamento, in particolare nel lavoro su piattaforma. Il testo prevede misure contro il cosiddetto caporalato digitale e introduce norme per limitare pratiche come l’utilizzo di account condivisi, fenomeno diffuso nel settore dei rider e spesso associato a condizioni di lavoro irregolari.

 

 

Mit, regole chiare per la revisione dei prezzi nei lavori pubblici. Le variazioni nei cantieri vengono ancorate a parametri ufficiali e omogenei

Il Mit ha emanato il provvedimento che adotta i nuovi indici Istat correlati alle Tipologie Omogenee delle Lavorazioni (Tol), previsti dal Codice dei contratti pubblici. Un passaggio rilevante, frutto del lavoro del Tavolo tecnico sulla revisione prezzi, con la partecipazione dell’Istat. Lo si apprende da una nota del Mit. Per la prima volta, le variazioni dei prezzi nei cantieri vengono ancorate a parametri ufficiali e omogenei, superando incertezze e contenziosi che negli ultimi anni hanno rallentato opere strategiche. Gli indici consentono di applicare in modo più chiaro e oggettivo le clausole di revisione prezzi, grazie a criteri puntuali per il calcolo delle variazioni di ciascuna lavorazione. Una misura che rafforza la stabilità dei cantieri, tutela la sostenibilità economica dei contratti e offre alle stazioni appaltanti strumenti certi. Il Mit proseguirà il lavoro del Tavolo tecnico per garantire aggiornamento e monitoraggio costante dell’andamento dei costi.

Porti, Rixi: con riforma snelliamo procedure

“Con la riforma dei porti ridefiniamo il sistema cercando di snellire le procedure, sviluppiamo una visione complessiva della portualità italiana nel Mediterraneo con la possibilità di siglare nuovi accordi con altri Paesi e generiamo servizi per consentire agli operatori di aumentare i traffici, per consentire al nostro Paese di essere più resiliente e flessibile contro le crisi geopolitiche”. Così su X il viceministro al Mit, Edoardo Rixi.

Safe day, sindacati: nelle costruzioni nel 2025 oltre 38 mila infortuni e 148 morti. Servono più ispettori e controlli veri

Nel 2025 gli infortuni nel settore delle costruzioni sono stati 38.387 e i morti 148. “Siamo qui oggi, ancora una volta, in questa giornata simbolica per non dimenticare che dietro ogni numero c’è un lavoratore, una famiglia, un diritto negato”. A dirlo i segretari nazionali Stefano Costa (FenealUil), Cristina Raghitta (Filca Cisl), Giulia Bartoli (Fillea Cgil) a margine della cerimonia che si è tenuta ieri mattina a Roma presso la sede Inail in piazza Giulio Pastore in occasione della Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Oltre ai sindacati hanno preso parte alla cerimonia una delegazione Inail guidata dal Direttore generale Marcello Fiori e il Direttore centrale Vigilanza INL Giuseppe Patania. I numeri. “Ogni anno, in Italia, le costruzioni guidano le classifiche Inail per frequenza e gravità degli infortuni. Nel 2025 gli infortuni nel settore delle costruzioni, avvenuti nello svolgimento dell’attività lavorativa, sono stati 38.387, e i morti sono stati 148 (fonte Inail): dietro ogni numero c’è un lavoratore, una famiglia, un diritto negato”, affermano i segretari nazionali. E ancora “il comparto delle costruzioni registra da solo circa l’11% degli infortuni mortali sul lavoro. Stanno inoltre crescendo i danni provocati dai cambiamenti climatici e dalle esposizioni al caldo, infortuni, spesso mortali, e malattie professionali come il tumore alla pelle.   “Servono più ispettori e controlli veri – si legge nella nota congiunta – In Italia c’è un ispettore ogni 20.000 imprese. Nonostante dal rapporto sull’attività di vigilanza 2025 dell’INL emerga un aumento delle ispezioni del 7,2 % rispetto all’anno precedente, il 71,8% dei cantieri è risultato irregolare e le maggiori violazioni riscontrate sono su salute e sicurezza sul lavoro, lavoro nero, interposizione illecita di manodopera e violazioni sull’orario di lavoro”.  “Le denunce di malattie professionali nelle costruzioni stanno aumentando e dal 2022 al 2025 sono quasi raddoppiate, raggiungendo le 16.807 denunce di cui 12.600 risultano non tabellate e di queste molte respinte (fonte Inail). Gli Rlst rappresentano un presidio fondamentale di prevenzione nei cantieri diffusi e nelle piccole imprese dove e’ più alto il rischio e più debole la rappresentanza. La sicurezza dal basso si realizza attraverso la loro piena valorizzazione. Nell’incontro – concludono i sindacalisti – abbiamo rilanciato le proposte unitarie per la difesa e il rispetto dei contratti collettivi, la valorizzazione della bilateralità, la regolazione del subappalto, maggiore prevenzione e formazione, rafforzamento dei controlli, e ancora le azioni da intraprendere per contrastare il rischio calore e prevenire i tanti incidenti nei cantieri stradali. L’INAIL ha manifestato la propria disponibilità a convocare un tavolo di confronto finalizzato ad affrontare congiuntamente il tema della prevenzione, con particolare riguardo alle nuove tecnologie e ai dispositivi di protezione individuale (DPI) intelligenti, già pronti per la fase di sperimentazione, rilanciando al contempo l’attenzione sul rischio da calore e sull’aggiornamento dei tabellari delle malattie professionali. Mentre l’INL, su richiesta delle organizzazioni sindacali, ha espresso la disponibilità a calendarizzare specifici incontri tematici in materia di sorveglianza sanitaria e di collaborazione tra Formedil e Divisione tecnica dell’Ispettorato.

“Anche quest’anno ci troviamo a fare i conti con una condizione di lavoro che non migliora. Bisogna intervenire sulla catena degli appalti e dei subappalti e sulla precarietà del lavoro”, dichiara la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David.  “L’Inail ha molte risorse, ma non le investe come dovrebbe sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Le risparmia. Non si tabellano le malattie professionali. Dovrebbero essere potenziate le Asl e, quindi, la medicina di prevenzione sul territorio. È necessario riconoscere il ruolo a chi, dentro l’azienda, si occupa di sicurezza sul lavoro, che siano i rappresentanti dell’azienda o quelli dei lavoratori. Deve cambiare il modello di fare impresa: la vera cartina di tornasole per capire se un’impresa funziona o no è la salute delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Sicurezza sul lavoro, studio Uil: Solo lo 0,4% delle risorse delle Asl sono destinate ai servizi di prevenzione

Solo lo 0,4% delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) gestite dalle aziende sanitarie, viene destinato agli uffici dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPSAL). Inoltre, gli SPSAL ricevono solo il 10.4 % della spesa destinata dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) alla Prevenzione Collettiva e Sanità pubblica, di cui sono parte integrante. È quanto emerge da un’analisi a campione del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil, svolta su 98 dei 110 Rendiconti di spesa, dell’anno 2024, delle Aziende Sanitarie, in occasione della Giornata internazionale per la salute e la sicurezzasul lavoro 2026, che prova l’inaccettabile sottofinanziamento degli SPASL. Un problema che emerge anche dai dati regionali: in Molise per gli uffici SPSAL si stanzia lo 0,83% del FSN gestito dalle aziende sanitarie; in Calabria lo 0,82%; in Toscana lo 0,6%; in Basilicata lo 0,57%; in Lombardia lo 0,56%. Nella Provincia autonoma di Bolzano le risorse del FSN gestite dalle aziende sanitarie e destinate al funzionamento degli SPSAL sono lo 0,09%; in Veneto e Abruzzo lo 0,19%; in Puglia lo 0,22%; nella Provincia autonoma di Trento lo 0,27%. A livello di singole aziende sanitarie l’Asp di Caltanissetta destina agli uffici SPASL l’1,64% delle risorse del fondo sanitario; l’Asl di Reggio Calabria l’1,27%; l’Asl di Benevento lo 0,78%; l’Asl di Vibo Valentia lo 0,76%. Fanalini di coda l’Asp di Enna conlo 0,03%; l’Asl Roma 1 con lo 0,1% e, infine, la Ulss Berica, l’Asl Città di Torino e l’Asl 3 Pescara lo 0,13%. Gli uffici SPASL sono stati istituiti nel lontano 1978 con la riforma sanitaria (Legge 833/78), che creò il Servizio Sanitario Nazionale e sono stati normati con il Dlgs 502 del 1992 che ha definito i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), come l’insieme delle prestazioni che vengono garantite dal SSN, a titolo gratuito o con partecipazione alla spesa. A seguito di questa riforma, il sistema dei LEA prevede: il 5% del Fondo Sanitario Nazionale destinato alla “prevenzione collettiva e sanità pubblica”; il 51% destinato all’assistenza distrettuale; il 44% all’assistenza ospedaliera. Questi uffici rappresentano l’autorità pubblica che garantisce l’applicazione reale delle tutele previste dal Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.lgs 81/08), attraverso tre livelli critici: il potere ispettivo e di deterrenza; monitoraggio delle malattie professionali; funzione di indirizzo e assistenza alle imprese. In particolare, verificano che le aziende rispettino le norme di sicurezza nei luoghi di lavoro; forniscono assistenza e linee guida per la gestione dei rischi lavorativi e svolgono indagini su infortuni gravi o mortali e su sospette malattie causate dal lavoro. Sono, in sintesi, il punto di riferimento per l’emersione delle patologie legate al lavoro. I dati della spesa per i SPASL, dunque – ha commentato la segretaria confederale, Ivana Veronese – sono del tutto insoddisfacenti e riflettono “il sottofinanziamento” del Fondo sanitario nazionale. È fondamentale fare più prevenzione perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo, prevenire costa meno che curare! Serve con urgenza un aumento del Fondo Sanitario Nazionale, adeguandolo al rapporto spesa sanitaria/PIL dei Paesi Europei più industrializzati, vincolando una parte dell’aumento alle misure in materia di salute ensicurezza sul lavoro”.

Sicurezza sul lavoro, attiva la nuova piattaforma per la libera consultazione delle norme Uni

È online la nuova piattaforma che consente la libera consultazione delle norme tecniche UNI sulla salute e sicurezza sul lavoro, uno degli interventi previsti dalla convenzione triennale sottoscritta da Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Inail e UNI in attuazione del decreto Sicurezza sul lavoro (D.L. n. 159/2025, convertito con modificazioni dalla legge 198/2025), che riconosce le norme tecniche come strumenti indispensabili per la riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. L’attivazione della piattaforma, in concomitanza con la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento degli strumenti a supporto della prevenzione, mettendo a disposizione di lavoratori, imprese e professionisti un patrimonio tecnico aggiornato e facilmente consultabile. Il nuovo strumento, infatti, rende disponibili le norme richiamate dal Testo unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008), insieme a una selezione di recepimenti di standard europei (CEN) e adozioni di internazionali (ISO) di particolare rilevanza per la prevenzione, come riportati nell’allegato A alla convenzione. Per visualizzare le norme pubblicate sulla piattaforma, raggiungibile all’indirizzo www.uni.com/norme-sicurezza-lavoro, durante il primo accesso è necessario registrarsi e installare il plugin FileOpen disponibile sul sito UNI. Il sistema rispetta le regole internazionali definite da ISO per la libera fruibilità degli standard e le disposizioni del GDPR sulla protezione dei dati, questi ultimi saranno utilizzati esclusivamente per finalità statistiche e per monitorare l’efficacia della convenzione. In attuazione della convenzione, è prevista inoltre la pubblicazione del Bollettino Ufficiale delle norme tecniche UNI (BUNT), che raccoglierà trimestralmente informazioni sugli aggiornamenti, le revisioni e novità sulle norme tecniche rilevanti per la salute e sicurezza sul lavoro. Il bollettino offrirà un quadro periodico e affidabile dell’evoluzione normativa, a supporto di aziende e professionisti.

Istat, tornano a crescere i prezzi della fornitura all’industria di elettricità e gas

A marzo, i prezzi alla produzione dell’industria registrano un forte incremento congiunturale e tornano a crescere su base annua. Tali dinamiche sono spiegate soprattutto dai rialzi dei prezzi della componente energetica sul mercato interno, particolarmente marcati per i prodotti petroliferi raffinati; al netto della componente energetica, la crescita dei prezzi è in larga misura inferiore su base sia congiunturale sia tendenziale. Secondo le rilevazioni dell’Istat, i prezzi alla produzione dell’industria aumentano del 4,4% su base mensile e del 4,2% su base annua (era -2,7% a febbraio). Sul mercato interno i prezzi crescono del 5,9% rispetto a febbraio e del 5,4% su base annua (da -3,7% del mese precedente). Al netto del comparto energetico, la crescita dei prezzi è molto più contenuta su base sia congiunturale (+0,4%) sia tendenziale (+1,5%; da +1,2% di febbraio). Sul mercato estero i prezzi aumentano dello 0,9% su base mensile (+0,2% area euro, +1,4% area non euro) e dell’1,1% su base annua (+1,3% area euro, +1,1% area non euro). Nel primo trimestre 2026, rispetto al precedente, i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 2,5%, con una dinamica più sostenuta sul mercato interno (+3,2%) rispetto al mercato estero (+0,6%). A marzo 2026, fra le attività manifatturiere, l’incremento tendenziale maggiore sul mercato interno riguarda coke e prodotti petroliferi raffinati (+45,1%); segue metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+4,9%); sul mercato estero, gli aumenti su base annua più marcati si registrano per coke e prodotti petroliferi raffinati (+17,2% area non euro), altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine e apparecchiature (+5,9% area euro, +11,2% area non euro) e mezzi di trasporto (+5,7% area euro). Sul mercato interno, i prezzi della fornitura di energia elettrica e gas tornano a crescere su base annua (+6,6%, da -12,4% di febbraio).  A marzo 2026, i prezzi alla produzione delle costruzioni per Edifici residenziali e non residenziali crescono dello 0,8% su base mensile e dell’1,6% su base annua (da +1,2% di febbraio); quelli di Strade e ferrovie aumentano del 2,9% in termini sia congiunturali sia tendenziali (era -0,2% la variazione tendenziale registrata a febbraio).  Nel primo trimestre 2026, rispetto al precedente, i prezzi di edifici residenziali e non residenziali crescono dello 0,7%, quelli di strade e ferrovie dell’1,2%.

Bce, balza al 4% l’inflazione attesa a 12 mesi dalle famiglie europee

A marzo, il primo mese di guerra all’Iran, il tasso mediano di inflazione percepita dalle famiglie europee nei precedenti 12 mesi è salito al 3,5%, rispetto al 3,0% di febbraio. Le aspettative mediane sull’inflazione per i prossimi 12 mesi e le aspettative per l’inflazione a tre anni, che a febbraio si attestavano entrambe al 2,5%, sono aumentate a marzo rispettivamente al 4,0% e al 3,0%. Lo comunica la Bce nell’indagine sulle aspettative dei consumatori. Anche le aspettative di inflazione a cinque anni sono cresciute a marzo, raggiungendo il 2,4% rispetto al 2,3% di febbraio. L’incertezza sulle aspettative di inflazione per i prossimi 12 mesi è aumentata a marzo. Intanto,  le banche euro hanno segnalato in aprile un ulteriore inasprimento netto, superiore alle attese, degli standard creditizi (le linee guida interne o i criteri di approvazione dei prestiti) per i finanziamenti o le linee di credito alle imprese nel primo trimestre 2026. La stretta è la più pronunciata dal terzo trimestre 2023 e risente dei rischi delle prospettive economiche e delle tensioni geopolitiche, con alcune banche che “hanno segnalato un ulteriore inasprimento legato all’esposizione verso imprese ad alta intensità energetica e verso il Medio Oriente”. Lo scrive la Bce nell’indagine sul credito bancario di aprile 2026.

Bankitalia, la guerra frena la domanda di prestiti e mutui alle banche

Le banche italiane si attendono, nel trimestre in corso, un calo della domanda di prestiti e mutui da parte di famiglie e imprese a causa degli eventi bellici e dell’andamento dei prezzi dell’energia. E’ quanto emerge dall’indagine sul credito condotta dalla Banca d’Italia nell’ambito di quella della Bce. Gli eventi “avrebbero favorito un atteggiamento attendista delle imprese” si legge. Gli istituti di credito segnalano come, per le stesse cause, ci sarà un “irrigidimento sui finanziamenti” con un impatto più marcato per i settori maggiormente esposti. Nel primo trimestre del 2026 i criteri di offerta sui prestiti alle imprese erano rimasti invariati e ache i termini e le condizioni sono risultati nel complesso stabili. I criteri di concessione dei prestiti alle famiglie non hanno registrato variazioni nel comparto dei mutui, mentre sono stati lievemente irrigiditi per il credito finalizzato al consumo. Per il trimestre in corso, le banche si attendono un inasprimento dei criteri di offerta, marcato per i prestiti alle imprese e di lieve entità per il credito al consumo. Gli intermediari hanno segnalato che le attese di irrigidimento sui finanziamenti alle società non finanziarie sarebbero in larga parte riconducibili agli effetti dei recenti sviluppi geopolitici e sui mercati energetici, con un impatto più marcato per i settori maggiormente esposti. La domanda di prestiti da parte delle imprese ha registrato una flessione, riconducibile soprattutto alle minori esigenze di finanziamento per investimenti fissi. La domanda di mutui da parte delle famiglie è rimasta nel complesso stabile, mentre quella di credito finalizzato al consumo è leggermente aumentata, sostenuta da una maggiore spesa in beni durevoli e da un miglioramento della fiducia dei consumatori. Le banche hanno segnalato un peggioramento delle condizioni di accesso sul mercato monetario, a fronte di un lieve miglioramento per i titoli di debito a breve termine e per i depositi. Nel trimestre in corso, le condizioni di accesso peggiorerebbero per quasi tutte le fonti di finanziamento principali e soprattutto per i titoli di debito a medio-lungo termine. Nel primo trimestre del 2026 la quota di crediti deteriorati (NPL) e gli altri indicatori della qualità del credito hanno esercitato un lieve effetto restrittivo sulle politiche di offerta per il credito al consumo; per il trimestre in corso non si attendono ulteriori inasprimenti.

Global Outlook Pwc, per le infrastrutture globali fase di investimenti senza precedenti

Il sistema infrastrutturale globale sta entrando in una fase di trasformazione profonda, caratterizzata non solo da un’espansione senza precedenti degli investimenti, ma anche da un cambiamento strutturale nella natura stessa delle infrastrutture. Secondo il più recente Global Infrastructure Outlook di PwC, la spesa annua mondiale è destinata a crescere dai 4.400 miliardi di dollari del 2024 fino a 6.900 miliardi entro il 2050, per un totale cumulato di oltre 151.000 miliardi. Si tratta di un vero e proprio “super-ciclo” infrastrutturale: nei prossimi venticinque anni si investirà il doppio rispetto agli ultimi venti. Tuttavia, ciò che rende questa fase storica particolarmente significativa non è soltanto la dimensione degli investimenti, ma la loro qualità. Le infrastrutture del futuro non saranno più sistemi isolati, bensì reti integrate, intelligenti e adattive. Energia, trasporti e digitale tenderanno a convergere, dando origine a ecosistemi interconnessi in cui i flussi fisici e quelli informativi si fondono. Le reti energetiche saranno sempre più elettrificate e decarbonizzate, le infrastrutture di trasporto integrate con sistemi di mobilità autonoma e i sistemi digitali — alimentati dall’intelligenza artificiale — diventeranno il vero tessuto connettivo dell’intero sistema. In questo contesto, le infrastrutture non si limiteranno più a supportare la crescita economica, ma diventeranno esse stesse motori attivi di produttività, in grado di anticipare la domanda, ottimizzare l’allocazione delle risorse e migliorare l’efficienza complessiva dei sistemi economici.nA livello settoriale, trasporti ed energia continueranno a rappresentare il fulcro degli investimenti globali, arrivando a coprire circa la metà della spesa complessiva fino al 2050. La modernizzazione delle reti di mobilità, insieme alla crescita delle aree urbane, spingerà la spesa nei trasporti fino a 2.400 miliardi di dollari annui, mentre il settore energetico sarà trainato dalla transizione verso fonti rinnovabili e dall’elettrificazione dei consumi. Parallelamente, si assisterà a una crescita particolarmente rapida delle infrastrutture legate alla difesa, in risposta all’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, e degli investimenti nei data center, alimentati dall’espansione dell’intelligenza artificiale e dalla crescente domanda di capacità computazionale.

Dal punto di vista geografico, l’Asia-Pacifico continuerà a dominare la scena globale, concentrando oltre la metà degli investimenti infrastrutturali, grazie alla combinazione di urbanizzazione, crescita industriale e sviluppo tecnologico. L’Africa, pur partendo da livelli più bassi, registrerà i tassi di crescita più elevati, sostenuta da dinamiche demografiche e da un significativo fabbisogno infrastrutturale ancora insoddisfatto. Europa e Nord America, invece, si trovano in una fase diversa del ciclo: qui la priorità sarà il rinnovamento e l’ammodernamento di infrastrutture ormai mature, con l’obiettivo di mantenerne la resilienza e la competitività.nIn questo scenario globale, l’Italia appare in una posizione più complessa. Nel 2024 il mercato infrastrutturale nazionale ha raggiunto i 50 miliardi di dollari, collocandosi al quarto posto in Europa e al sedicesimo a livello mondiale. Tuttavia, le prospettive di crescita risultano più contenute rispetto alla media internazionale: entro il 2050 la spesa è prevista salire a 61 miliardi, con un incremento del 20%, ma la quota relativa del Paese è destinata a ridursi, sia a livello europeo sia globale. L’Italia scivolerà così al sesto posto in Europa e al diciannovesimo nel mondo, segno di una crescita inferiore rispetto ai principali competitor.

Le ragioni di questa dinamica sono in larga parte strutturali. Il primo fattore è rappresentato dal vincolo fiscale: con un debito pubblico pari al 149% del PIL, tra i più elevati in Europa, la capacità di espansione della spesa pubblica è inevitabilmente limitata. A ciò si aggiunge una crescita economica modesta — appena lo 0,3% medio annuo fino al 2050 — e una dinamica demografica negativa, con una popolazione in calo e un rapido invecchiamento. Questo comporta uno spostamento delle risorse verso sanità e welfare, riducendo ulteriormente lo spazio per gli investimenti infrastrutturali. Nonostante questi limiti, le priorità di investimento italiane risultano coerenti con i principali indirizzi europei e internazionali. Trasporti, energia e difesa assorbiranno circa il 70% della spesa complessiva nei prossimi decenni. In particolare, il settore dei trasporti sarà dominato dagli investimenti ferroviari, mentre nel comparto energetico le rinnovabili rappresenteranno la componente principale, sostenute dagli obiettivi di decarbonizzazione e dalla crescente domanda di energia. Parallelamente, la spesa nelle infrastrutture sociali — soprattutto sanità e assistenza agli anziani — sarà alimentata dall’invecchiamento della popolazione, contribuendo allo sviluppo della cosiddetta “silver economy”.

Un elemento di criticità riguarda invece il digitale, che in Italia mostra una dinamica meno espansiva rispetto ad altri settori e, soprattutto, rispetto ad altri Paesi. Questo rappresenta un potenziale fattore di rischio, considerando che proprio il digitale è destinato a diventare il principale elemento abilitante dell’integrazione tra infrastrutture. Senza un rafforzamento in questo ambito, il Paese potrebbe trovarsi in difficoltà nel cogliere appieno i benefici della trasformazione in atto. Il tema centrale resta quello del gap di investimento. Attualmente, la spesa infrastrutturale italiana si attesta intorno al 2,2% del PIL, ben al di sotto del benchmark del 4,9% osservato nei Paesi più performanti. Colmare questo divario richiederebbe uno sforzo significativo: entro il 2050 sarebbero necessari fino a 66 miliardi di euro aggiuntivi all’anno rispetto ai livelli attuali. È evidente che un tale obiettivo non può essere raggiunto esclusivamente attraverso risorse pubbliche, rendendo indispensabile il ricorso a capitali privati e a modelli innovativi di finanziamento. In questo senso, il report sottolinea alcune priorità strategiche fondamentali: una pianificazione integrata tra i diversi settori infrastrutturali, lo sviluppo di nuovi strumenti finanziari — come il blended finance — e l’adozione di modelli di realizzazione più avanzati, basati su tecnologie digitali, costruzione modulare e sistemi di gestione abilitati dall’intelligenza artificiale. Il successo del nuovo ciclo infrastrutturale dipenderà infatti non solo dalla quantità di risorse mobilitate, ma soprattutto dalla capacità di pianificare, finanziare ed eseguire i progetti in modo efficiente e coordinato. In definitiva, il mondo si trova di fronte a un’opportunità storica: ridefinire le infrastrutture come piattaforme integrate al servizio della crescita economica, della transizione energetica e dell’innovazione tecnologica. Per l’Italia, la sfida sarà duplice: da un lato, recuperare terreno in termini di capacità di investimento; dall’altro, inserirsi pienamente nella nuova logica sistemica che sta ridefinendo il ruolo delle infrastrutture a livello globale. Il rischio, altrimenti, è quello di rimanere ai margini di una trasformazione che determinerà gli equilibri economici dei prossimi decenni.

Gli Emirati Arabi escono dall’Opec e Opec+, nuova strategia

Gli Emirati Arabi hanno deciso di uscire dall’Opec, il gruppo dei paesi produttori di petrolio e dall’Opec+ (che includde altri dieci paesi fra cui la Russia) a partire dal primo maggio dopo dopo sei decenni, pianificando un riallineamento strategico nel quadro della guerra in Iran. Lo riporta Bloomberg citando l’agenzia di stampa emiratina Wam. L’uscita degli Emirati aiuterà il paese a soddisfare la domanda in continua evoluzione, riporta l’agenzia, aggiungendo che il paese aumenterà gradualmente la produzione.

Simest, da assemblea ok a bilancio 2025, attivati 10 mld di investimenti

Via libera dell’assemblea degli azionisti di Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese italiane del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, al bilancio 2025.Nel corso dell’anno, la società gestita da Regina Corradini D’Arienzo, in linea con le strategie della capogruppo CDP e sotto la guida del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in sinergia con gli altri attori del Sistema Italia – CDP, SACE, ICE – ha proseguito l’attività in supporto della crescita estera del Made in Italy, generando un forte impatto sull’internazionalizzazione delle imprese e sull’export nazionale. Le risorse impegnate hanno infatti raggiunto circa 8,7 miliardi di euro (+9% vs ‘24), in favore di 2.300 imprese, per il 90% PMI, attivando oltre 10 miliardi di investimenti, con il potenziale di generare un impatto – stimato dalla Direzione Strategie Settoriali e Impatto di Cassa Depositi e Prestiti – sul tessuto economico e sociale, pari allo 0,5% del PIL del Paese, e circa 140.000 posti di lavoro creati o mantenuti. L’impatto stimato sull’export è dell’1,3%. I volumi gestiti in portafoglio sono superiori ai 30 miliardi, con circa 15.400 clienti attivi in 124 Paesi. Sul fronte degli investimenti partecipativi, sono state realizzate operazioni per 220 milioni (+7% vs ‘24) di cui 102 milioni a valere su risorse proprie e 118 milioni a valere sui fondi pubblici gestiti in convenzione col MAECI. In tale ambito le imprese sono state sostenute anche attraverso contributi in conto interessi supportando oltre €240 milioni di investimenti (oltre il doppio del 2024). I risultati sono stati raggiunti anche grazie a una forte sinergia commerciale con la Capogruppo Cassa Depositi e Prestiti. I volumi includono anche operazioni realizzate in favore delle start-up e PMI innovative con investimenti complessivi per €12 milioni. Nel corso dell’anno, proseguendo nell’attività di innovazione degli strumenti e vicinanza alle imprese sono stati inoltre attivati due nuovi fondi pubblici di equity per il sostegno alla Crescita delle PMI e di progetti Infrastrutturali internazionali. Sul versante della finanza agevolata, sono state  realizzate circa 2.500 operazioni in favore di circa 200 imprese (circa 90% PMI) per circa 1,1 miliardi di finanziamenti accolti (+11% vs ’24) di cui circa il 60% per la realizzazione di investimenti in transizione digitale ed ecologica e un nuovo focus specifico sulle imprese energivore. Nel corso dell’anno sono state realizzate inoltre, sotto la regia della Farnesina, nuove misure ad hoc per il consolidamento del Made in Italy sui mercati strategici (Africa, America Latina, India) con l’importante estensione dell’operatività anche alle imprese non esportatrici della filiera produttiva. L’attività è gestita, nel quadro del piano Mattei, in convenzione con il MAECI attraverso il Fondo 394/81. Il supporto all’Export registra operazioni per complessivi 7,2 miliardi di euro (+20% vs ’24), contribuendo all’abilitazione di oltre 5000 PMI delle filiere produttive. L’attività è gestita in convenzione col MAECI attraverso il Fondo 295/73. L’utile lordo è pari a €10,3 milioni, in crescita del 7% rispetto al 2024. L’utile netto si attesta a 11,3 milioni.

A2a, Tasca: abbiamo tenuto la rotta, capacità installata +17%. Mazzoncini: focus su crescita organica

In un “contesto difficile” il gruppo A2a “ha tenuto la rotta nel 2025”. Lo afferma il presidente Roberto Tasca aprendo il lavori dell’assemblea degli azionisti, con oltre il 75,16% del capitele presente. “Il 2025 – spiega – è stato connotato da uno scenario internazionale segnato da tensioni crescenti” e i conflitti in diverse aree del mondo “hanno accentuato la fragilità degli equilibri geopolitici, messo sotto pressione i meccanismi multilaterali e inciso sulla stabilità anche delle economie più solide e sulla serenità quotidiana delle persone”. “A questo quadro già complesso – prosegue – si sono aggiunte, nel corso di quest’anno, le turbolenze in America Latina e la crisi in Medio Oriente, che ha colpito i mercati energetici globali del petrolio e del gas, esponendo il sistema europeo delle forniture e in particolare quello del gas”.
“Nel frattempo – argomenta – il cambiamento climatico ha continuato a produrre i suoi effetti su economia, società ed ecosistemi, ricordando che la transizione energetica non è solo una scelta necessaria, ma anche conveniente”. “In questo contesto difficile – sottolinea Tasca – il gruppo ha proseguito con determinazione nel proprio percorso di sviluppo” e i risultati raggiunti del 2025 “testimoniano la solidità del nostro modello industriale e la coerenza delle scelte strategiche intraprese”. Gli investimenti sono cresciuti dell’11% a 1,7 miliardi di euro, destinando risorse “alle rinnovabili, al potenziamento e all’efficientamento delle reti, al rafforzamento delle nostre attività nella ‘circular economy’ e alla digitalizzazione”. Inoltre, “la capacità installata della rete elettrica è cresciuta del 71%” ed è proseguito “il miglioramento della flessibilità degli impianti di generazione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, pilastri essenziali della transizione energetica”. Sulla possibilità di acquisizioni di nuovi clienti da altre società, “non sto vedendo in giro portafogli clienti particolarmente interessanti. In questo momento i piu’ interessanti sono i portafogli elettrici. Ho la sensazione che la consapevolezza di essere integrati verticalmente sia molto cresciuta negli ultimi anni e questo portera’ piu’ difficilmente a cedere pacchetti interessanti’, ha spiegato l’ad di A2A, Renato Mazzoncini. ‘Vedo piu’ facilmente una crescita organica’, ha aggiunto ricordando che ‘nel 2025 abbiamo acquisito 600mila nuovi clienti. La macchina commerciale di A2A e’ in grado di lavorare su centinaia di migliaia di clienti all’anno’.  ‘L’unico ragionamento generale che si puo’ fare e’ che a valle delle forti liberalizzazioni avvenute nel 2020 abbiamo una grande quantita’ di aziende che vendono energia che sono 800 e 500 che producono energia. Un numero irragionevole che crea competizione’, ha detto Mazzoncini. ‘La competizione fa bene ma allo stesso tempo crea delle dissinergie e quindi ritengo che un po’ di economia di scala sara’ necessario. A2A, dopo Enel, oggi e’ il piu’ grande operatore e quindi e’ ovvio che il consolidamento lo facciano i grandi soggetti’.

Nextchem (Maire) si aggiudica contratto in Cina

Nextchem (Maire), attraverso la controllata Conser, ‘licensor’ di tecnologie per derivati chimici di alto valore e plastiche biodegradabili, si è aggiudicata ‘licensing’, ‘process design package’ e fornitura di servizi tecnici da un importante player cinese per un nuovo impianto per la produzione di anidride trimellitica (Tma) in Cina.
Nextchem, si legge una nota, applicherà la propria tecnologia proprietaria per l’anidride trimellitica, parte del portafoglio NX Consertm C5+, una soluzione avanzata per la produzione continua di anidride trimellitica sviluppata da Conser. Una tecnologia a cui si riconosce la garanzia di elevati standard di sicurezza e affidabilità, supportati dall’impiego di materiali di costruzione innovativi, e che offre al contempo vantaggi significativi in termini di consumi di energia elettrica, vapore e acqua.

Bcg: l’energia rinnovabile supera il carbone, ma la troppa disponibilità fa perdere oltre 14 miliardi di dollari

Le risorse rinnovabili sono diventate la principale fonte globale di elettricità entro la fine del 2025, superando il carbone e segnando un passaggio storico nella transizione energetica. Oggi però il settore entra in una nuova fase: la sfida non è più solo aumentare la capacità installata, ma gestire in modo efficiente una produzione sempre più variabile. Stando al report di Boston Consulting Group (BCG) Flexibility, Not Capacity, Will Decide Renewable Energy’s Future[1], infatti, la crescita accelerata di solare ed eolico ha generato un effetto inatteso sui mercati. Quando grandi quantità di energia entrano contemporaneamente in rete, i prezzi all’ingrosso tendono a scendere proprio nelle ore di maggiore produzione, comprimendo i ricavi degli operatori. Nel Vecchio Continente, questo fenomeno è già evidente: le ore con prezzi negativi sono più che raddoppiate, passando da circa 200 nel 2020 a oltre 500 nel 2025, mentre la perdita di valore per i produttori ha superato i 14 miliardi di dollari nello stesso anno. Anche i cosiddetti “value factors” mostrano una riduzione significativa: nei Paesi europei più esposti, l’eolico cattura tra il 55% e il 65% del prezzo medio di mercato, mentre il solare si attesta tra il 45% e il 65%. Questo significa che una quota crescente di energia rinnovabile viene venduta a prezzi inferiori rispetto alla media, con un impatto diretto sulla sostenibilità economica degli investimenti. “La transizione energetica sta evolvendo da una logica di espansione della capacità rinnovabile a una di gestione della sua variabilità – spiega Laura Alice Villani, Managing Director e Senior Partner di BCG. In questo contesto, la flessibilità diventa il principale fattore abilitante: non solo come insieme di soluzioni tecniche, ma come leva per orchestrare in modo efficiente produzione, domanda e infrastrutture in sistemi sempre più complessi. Per l’Europa, questo passaggio rappresenta al tempo stesso una sfida operativa e un’opportunità industriale, grazie a reti diffuse, competenze tecniche e mercati già esposti a un’alta penetrazione di rinnovabili.”

Il nodo centrale resta lo squilibrio tra il momento in cui l’energia viene prodotta e quello in cui viene consumata. Le fonti rinnovabili, per loro natura variabili, generano elettricità in modo concentrato e spesso non allineato alla domanda. Senza strumenti in grado di spostare, accumulare e modulare questa produzione, il sistema fatica ad assorbirla in modo efficiente. Come dichiarato dall’esperta BCG, la flessibilità sistemica rappresenta la leva più efficace per affrontare questa sfida. Significa intervenire su più livelli e su diversi orizzonti temporali, integrando soluzioni come batterie, gestione attiva della domanda, accumulo termico e piattaforme digitali. Le tecnologie prese singolarmente rispondono solo a una parte del problema, mentre è la loro combinazione a permettere di assorbire meglio la produzione rinnovabile, ridurre gli oneri di sistema e stabilizzare i mercati. “Il calo dei costi e il miglioramento delle performance renderanno le singole tecnologie di flessibilità sempre più accessibili e rilevanti. Chi saprà individuare e adattare nel tempo il mix ottimale lungo diversi orizzonti temporali, in base alle caratteristiche del sistema in cui opera, sarà in grado di massimizzare l’integrazione delle rinnovabili ed il loro valore” – conclude Villani. Nel breve periodo, le batterie e le Virtual Power Plant (VPP) giocano un ruolo centrale nella gestione della variabilità giornaliera. In California, ad esempio, i sistemi di accumulo coprono una quota rilevante della domanda dopo il tramonto, compensando il calo del solare. Il mercato globale delle VPP potrebbe superare i 58 miliardi di dollari già nel 2026. Nel medio periodo, la sfida si sposta sulla gestione delle oscillazioni settimanali, destinate a crescere con l’aumento della quota rinnovabile. In questo ambito, diventano sempre più rilevanti soluzioni come lo spostamento dei consumi industriali e l’integrazione tra elettricità e calore. Sul lungo periodo, restano aperte le questioni legate allo stoccaggio stagionale e alla variabilità annuale, con differenze di produzione che possono raggiungere il 10% tra anni più o meno ventosi.

Un caso concreto arriva dalla Finlandia, dove nel 2025 l’energia eolica rappresentava circa il 27% della produzione elettrica nazionale. L’aumento della quota rinnovabile ha portato a una forte volatilità dei prezzi, spingendo il Paese a investire in strumenti di flessibilità. Tra questi, circa 3.000 MW di e-boiler, pari al 25% del carico di picco, consentono di assorbire l’energia nei momenti di sovrapproduzione e trasformarla in calore, migliorando l’efficienza complessiva del sistema. Tale scenario evidenzia come anche la domanda possa diventare una risorsa strategica. Edifici, data center, veicoli elettrici e sistemi di riscaldamento possono modulare i consumi in base ai segnali di prezzo, contribuendo a bilanciare il sistema e ridurre gli sprechi. Per farlo, sono necessarie infrastrutture digitali, nuovi modelli tariffari e un quadro normativo coerente. Il report evidenzia, infine, la necessità di un cambio di approccio nelle politiche energetiche e negli investimenti. Finora, lo sviluppo delle rinnovabili è stato guidato principalmente da obiettivi di capacità e incentivi. Nella prossima fase, sarà sempre più importante pianificare gli investimenti in funzione del valore sistemico, considerando localizzazione, integrazione con la rete e capacità di contribuire all’equilibrio complessivo del sistema.

Sala, “governo parla di Piano casa, spero che sia un piano serio, a livello nazionale servirebbero almeno 70 mld”

“Il nostro governo sta parlando da tempo di un Piano casa. Io
spero che, siccome la casa è una priorità quasi ovunque, ci sia
un piano serio perché serve”. Lo ha detto il sindaco di Milano
Giuseppe Sala aprendo il Forum Casa, che si tiene fino al 30
aprile. Sala ha osservato che in Italia serve un nuovo Piano Casa,
perché quello di Fanfani degli anni ’60 è stato l’ultimo, “è una 
priorità”. 
Però “voglio essere realista e vorrei essere anche ottimista e
dico che quando chiedo a MM”, la società del Comune che gestisce
le case popolari del Comune, “quanto servirebbe per incidere
sulla questione casa in Italia mi dice, almeno 70 miliardi,
 mentre a Milano almeno 3, 4 o 5 miliardi”. “Milano è una città dove il costo dell’abitare è molto elevato
e il tema casa è quello centrale della città di questi anni e di
quella futura – ha evidenziato -. Lascerò al mio successore un
 lavoro fatto, con cose buone e altre meno ma lasceremo anche dei
 problemi, come quello della casa a cui lavoriamo fino all’ultimo 
giorno”.  In dieci anni il Comune di Milano ha investito circa mezzo miliardo per la manutenzione delle case popolari. “Si tratta di risorse spese per manutenzioni straordinarie e ordinarie, impegni di vario tipo come tutte le certificazioni di prevenzione incendio e molte altri efficientamenti energetici”, ha detto l’assessore del Comune all’Edilizia residenziale pubblica Fabio Bottero, aprendo il Forum Casa. “Si tratta di un impegno importante ma non è sufficiente perché la sfida è grande e per questo chiediamo l’apporto di tutte le istituzioni, a partire naturalmente governo”. L’assessore ha evidenziato come “senza risorse adeguate e una strategia chiara, nessuna città può affrontare la sfida dell’abitare. La questione abitativa deve tornare al centro dell’agenda politica nazionale”. Per questo un “Piano casa nazionale è quanto mai necessario, per consentirci di avere fondi nel medio e lungo termine, per avere programmazioni stabili – ha aggiunto -, perché il patrimonio è vetusto è innegabile, ma è un patrimonio importante che vogliamo rilanciare con tutto quello che abbiamo fatto e anche in chiave di Città metropolitana”.

Aeroporti regionali europei sotto pressione: pesano energia e mercato

L’aumento dei prezzi del carburante e le recenti tensioni geopolitiche stanno mettendo sotto pressione il sistema degli aeroporti regionali europei. Il tema è al centro della conferenza di Aci Europe a Torino, che riunisce i principali attori dell’aviazione del continente. Si parla di una “minaccia esistenziale” per centinaia di scali minori e per questo il settore chiede interventi urgenti: dalla sospensione delle tasse sull’aviazione al mantenimento degli aiuti pubblici per gli scali più piccoli, fino a un’accelerazione sulla transizione ecologica e a regole più flessibili sui controlli alle frontiere. Il nodo principale è l’impennata del prezzo del carburante per jet, che nelle ultime settimane ha superato i 1.800 dollari a tonnellata. Un aumento che si riflette direttamente sul costo dei biglietti e sulle strategie delle compagnie aeree, sempre più orientate a ridurre la capacità sulle rotte meno redditizie. E sono proprio queste, spesso, a collegare gli aeroporti regionali. “Quando le compagnie devono tagliare, partono dagli scali più piccoli”, spiega Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe. Il motivo è semplice: la domanda su queste rotte è più sensibile al prezzo e quindi meno profittevole. Un segnale concreto è arrivato anche dalla recente decisione del gruppo Lufthansa di ridimensionare le proprie operazioni regionali. La situazione si inserisce in un quadro già fragile. Dopo la pandemia, il traffico negli aeroporti regionali non si è ripreso in modo uniforme: quelli più piccoli restano ancora ben al di sotto dei livelli del 2019, mentre gli scali più grandi hanno già recuperato – e in alcuni casi superato – i volumi pre-Covid. Ora, tra inflazione e possibile contrazione della domanda, il rischio è un doppio shock che potrebbe colpire sia l’offerta sia i passeggeri. A complicare ulteriormente lo scenario ci sono anche problemi operativi, come il ritardo nell’introduzione del sistema europeo di controllo alle frontiere (Ees), che potrebbe causare disagi e lunghe attese proprio negli aeroporti turistici durante l’estate. Sul fronte economico, i numeri confermano le difficoltà: nonostante l’aumento dei costi, molti aeroporti regionali mantengono tariffe inferiori ai livelli pre-pandemia per restare competitivi, arrivando a perdere in media oltre 2,5 euro per passeggero. Una situazione che mette seriamente in discussione la sostenibilità del modello. Eppure, il loro ruolo resta cruciale. “Gli aeroporti regionali garantiscono circa il 35% della connettività aerea europea e sono fondamentali per lo sviluppo dei territori”, sottolinea Andrea Andorno, amministratore delegato dell’aeroporto di Torino. Non solo: negli ultimi anni sono diventati anche un tassello chiave per la distribuzione dei flussi turistici oltre le grandi destinazioni.

Fibre Net e Kerakoll siglano un accordo per un polo europeo del rinforzo strutturale. Obiettivo ricavi oltre 150 mln in Europa

Fibre Net,  azienda udinese attiva nei sistemi di rinforzo strutturale e nei materiali compositi per edilizia e infrastrutture, ha firmato un accordo di unione con Kerakoll spa, Società Benefit certificata B Corp e operante a livello internazionale nel settore delle costruzioni. L’operazione mira a costituire un player europeo nel ripristino e rinforzo strutturale di edifici esistenti. Lo hanno comunicato le due società con una nota congiunta. La nuova realtà industriale intende superare i 150 milioni di euro di ricavi a livello europeo. L’operazione, soggetta alle autorizzazioni previste, sarà perfezionata nelle prossime settimane. Andrea e Cecilia Zampa, fondatori e ceo di Fibre Net, continueranno a essere il punto di riferimento aziendale, assicurando continuità operativa al futuro centro di eccellenza del gruppo. L’integrazione prevede un percorso graduale, con attenzione a clienti, progettisti, partner e competenze interne. “La partnership – dicono Andrea e Cecilia Zampa – è un’opportunità per sviluppare e valorizzare in Italia e all’estero le conoscenze maturate in 25 anni”. “Questa operazione – commentano Fabio ed Emilia Sghedoni, vicepresidenti esecutivi di Kerakoll Group – è un passaggio naturale nell’evoluzione industriale del gruppo. L’obiettivo è costruire una piattaforma europea integrata, fondata sulle competenze dei collaboratori e sulle relazioni con i clienti”. Fibre Net, fondata nel 2001 a Udine e controllata dalla famiglia Zampa, impiega circa 160 persone e nel 2025 ha registrato ricavi consolidati per 43 milioni. Kerakoll conta oltre 2.450 collaboratori diretti e indiretti, è in 12 Paesi e dispone di 24 stabilimenti produttivi.

Fastweb+Vodafone accelera integrazione, armonizza il welfare

Fadtweb + Vodafone accelera sull’integrazione e, in accordo con i sindacati, ha definito un quadro armonizzato dei trattamenti per i dipendenti.
L’azienda ha allineato le migliori pratiche delle due organizzazioni, confermando al tempo stesso elementi distintivi in termini di flessibilità e welfare, tra cui la settimana corta – con mezza giornata libera il venerdì – e un modello di smart working che consente di lavorare da remoto fino ai 2/3 delle giornate su base trimestrale.
Tra le diverse iniziative anche il supporto alla genitorialità e in questo ambito la previsione del congedo retribuito della durata di 4 mesi per genitori che non accedono al trattamento di maternità previsto dalla legge. “Chiudere rapidamente un passaggio come questo, in un settore che sta vivendo una trasformazione profonda, è un segnale chiaro della solidità del progetto industriale” ha commentato Walter Renna, ceo di Fastweb + Vodafone. “L’integrazione sta procedendo in modo rapido e ci consente di operare come un’unica realtà, più forte e più competitiva. Abbiamo costruito un modello che parte dalle migliori esperienze delle due aziende, mantenendo livelli avanzati di flessibilità organizzativa e attenzione alle persone. È un elemento essenziale per sostenere la nostra capacità di esecuzione e affrontare le sfide del settore”.

Inwit tratta con Wind Tre l’acquisto di data center per 100 milioni

Inwit, il principale operatore di torri per la telefonia mobile in Italia, sta trattando con CK Hutchison Holdings l’acquisizione di data center e centrali telefoniche per un valore di circa 100 milioni di euro. Inwit, secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, dovrebbe presentare un’offerta vincolante entro questa settimana per gli asset di Wind Tre, l’operatore italiano di CK Hutchison, che potrebbe restare con una quota di minoranza nella società in cui verranno conferiti gli asset. L’operazione aprirebbe a Inwit una nuova strada di crescita in una fase in cui il suo core business è sotto forte pressione per effetto della decisione dei suoi due principali clienti, Fastweb+Vodafone e Tim, contestata da Inwit, di uscire dagli accordi di lungo periodo di affitto delle torri di trasmissione. Gli asset oggetto di trattativa includono strutture che ospitano apparecchiature e instradano il traffico voce e dati attraverso le reti di telecomunicazione. Il possesso di tali strutture aumenterebbe l’esposizione di Inwit all’ ‘edge computing’, ovvero a quelle attività che avvicinano l’elaborazione e la conservazione dei dati agli utenti per ridurre i ritardi nei servizi digitali e che stanno diventando un fattore competitivo per le piccole e medie imprese.

Tlc: Cgil e Slc, intesa Open Fiber – Fibercop mero accordo commerciale, Mef punti a rete unica per interesse generale Paese

“La possibile intesa tra Open Fiber e Fibercop, sotto una non meglio specificata regia del Mef, a prima vista sembrerebbe una buona notizia per chi sostiene, come noi abbiamo sempre fatto, che dotare il Paese di una rete unica sia condizione imprescindibile per garantire diritti di cittadinanza e sviluppo economico e industriale. Ma spiace osservare che non si tradurrebbe nell’auspicata rete unica, ma in un accordo con cui delimitare gli ambiti di intervento e di attività commerciale di ciascuna delle due società”. Così il segretario confederale della Cgil Gino Giove e il segretario generale della Slc Cgil Riccardo Saccone  commentano le notizie riportate ieri dalla stampa. “La ragione – spiegano i dirigenti sindacali – è semplice: KKR non ha alcun interesse a investire in un progetto abilitante per il Paese. Non è nella natura dei fondi speculativi guardare al bene comune, privilegiano piuttosto la massimizzazione dei profitti nell’interesse degli azionisti. Certo, evitare le duplicazioni è un fatto positivo, ma ancora una volta si perde l’occasione di intervenire davvero sulle criticità strutturali che rallentano il sistema Paese”.  “Per questa ragione – aggiungono Giove e Saccone – vorremmo suggerire al Mef, azionista diretto di Fibercop al 16% e di Open Fiber tramite Cassa depositi e prestiti, di provare ad occuparsi del reale obiettivo da raggiungere. Perché la transizione digitale in corso necessita di infrastrutture abilitanti e resilienti che coprano tutto il territorio nazionale. Servono la rete unica e un operatore nazionale integrato per competere nello scacchiere internazionale”. “Non abbiamo bisogno di ‘registi’ per operazioni commerciali, ma – concludono il segretario confederale e il segretario generale della Slc – di un Governo che governi con scelte di politica industriale di lungo respiro. E gli esempi da seguire non mancano, basterebbe guardare all’operazione Poste-Tim”.

Tim Ventures punta su Wallife, la startup che innova la protezione dell’identità digitale

TIM Ventures, il corporate venture capital del Gruppo TIM, ha completato un investimento in Wallife, startup insurtech innovativa specializzata nella protezione dai rischi emergenti generati dall’evoluzione tecnologica. L’operazione rientra nella strategia di TIM Ventures di supporto a realtà ad alto potenziale industriale, attive in ambiti chiave per lo sviluppo dei servizi digitali, sia per le persone che per le imprese. In questo contesto, TIM in collaborazione con Wallife e Net Insurance (Gruppo Poste Italiane) ha recentemente lanciato una nuova offerta assicurativa consumer che si inserisce all’interno del portafoglio di soluzioni del Gruppo. L’offerta, pensata per proteggere gli utenti dai rischi legati al furto di identità digitale su smartphone, tablet e PC, risponde al crescente bisogno di sicurezza nella gestione della vita digitale. La collaborazione tra TIM e Wallife mira allo sviluppo di soluzioni Insurtech innovative, combinando protezione assicurativa e tecnologia in un’unica esperienza semplice ed efficace per il cliente. “L’investimento di TIM Ventures rappresenta un importante riconoscimento del percorso di sviluppo di Wallife e della visione che stiamo portando avanti nel mondo dell’Insurtech”, ha dichiarato Fabio Sbianchi, CEO e Founder di Wallife. “La partnership con il Gruppo TIM ci permetterà di rafforzare il posizionamento delle nostre soluzioni, di ampliare la presenza sul mercato e apre a nuove opportunità di collaborazione industriale”. “Con questa operazione TIM Ventures conferma l’attenzione verso realtà innovative che operano in settori strategici per l’evoluzione dei servizi digitali”, ha commentato Claudio Ongaro, Chief Strategy and Business Development Officer di TIM e Presidente di TIM Ventures. “Wallife presenta una proposta coerente con l’obiettivo di sviluppare soluzioni a valore aggiunto all’interno dell’ecosistema del Gruppo TIM, in un’ottica di sviluppo industriale di lungo periodo”.

Fincantieri, il primo Safety Day a Monfalcone

In un sistema produttivo complesso e strutturato, caratterizzato da cantieri diffusi, una filiera estesa e precisi standard, per Fincantieri la sicurezza rappresenta un pilastro strategico e un elemento fondante del proprio modello industriale, che mette al centro le persone, la qualità del lavoro e la sostenibilità nel lungo periodo. Garantire condizioni di lavoro sicure significa tutelare la dignità del lavoro e il valore della persona. Un’architettura industriale integrata, che si traduce in un approccio sempre più evoluto alla prevenzione, basato su corresponsabilità, innovazione e miglioramento continuo. Questa visione è stata al centro del primo Safety Day di Fincantieri, che si è svolto oggi presso il cantiere di Monfalcone, in occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro. In apertura dell’evento è stato osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime di incidenti sul lavoro, quale segno di rispetto e responsabilità condivisa. L’evento ha rappresentato un momento di confronto e condivisione tra management, istituzioni e rappresentanti del mondo accademico e culturale, che ha posto al centro la sicurezza come responsabilità condivisa, valore identitario e leva strategica per lo sviluppo industriale. Il Safety Day si inserisce inoltre in un percorso destinato a consolidarsi come appuntamento ricorrente per il Gruppo, quale momento strutturato di riflessione, confronto e rafforzamento della cultura della sicurezza.

Questo percorso è supportato da risultati concreti e misurabili: dal 2022 al 2025 il Gruppo ha ridotto l’Indice di Frequenza degli infortuni e l’Indice di Gravità di quasi il 40% con un ulteriore miglioramento anche rispetto al 2024 (IF -3,83%, IG -10,53%). Un andamento che consolida il posizionamento di Fincantieri rispetto ai principali operatori europei del settore e conferma la natura strutturale del percorso intrapreso. Alla base di questi risultati vi è un approccio che si sta evolvendo da modello reattivo ad uno sempre più predittivo, che combina partecipazione attiva delle persone, analisi dei dati e tecnologie avanzate. Dalle Safety Observation, che coinvolgono direttamente i lavoratori nell’individuazione dei rischi, fino all’introduzione di soluzioni basate su intelligenza artificiale per l’analisi predittiva e a sistemi innovativi di supporto operativo, il Gruppo punta a rafforzare un modello sempre più proattivo, capace di intercettare i rischi e intervenire prima che si traducano in incidenti. “La sicurezza è una leva industriale e una scelta strategica che attraversa tutta l’organizzazione”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Pierroberto Folgiero. “In un sistema complesso come il nostro significa garantire continuità operativa, affidabilità e controllo dei processi, riducendo i rischi e le variabilità. Ma soprattutto significa mettere al centro la vita delle persone. Garantire condizioni di lavoro sicure significa tutelare la dignità del lavoro e il valore della persona. Per questo la sicurezza non è solo un insieme di regole, ma un patto di corresponsabilità tra azienda e individui: un impegno quotidiano che è parte integrante del nostro modo di operare e della sostenibilità del nostro modello di crescita.” “Costruire e diffondere una cultura della sicurezza significa investire sulle persone, sulle competenze e sui comportamenti”, ha commentato Luciano Sale, Direttore Human Resources and Real Estate di Fincantieri. “Attraverso formazione, strumenti di coinvolgimento e iniziative strutturate, lavoriamo per rendere ogni persona protagonista attiva della prevenzione, consapevole del proprio ruolo all’interno del sistema. La sicurezza non è solo un insieme di competenze tecniche, ma un valore che si costruisce ogni giorno e che deve essere condiviso lungo tutta l’organizzazione e la filiera.” L’impegno del Gruppo si estende in modo strutturato anche all’intera filiera produttiva: Fincantieri promuove infatti un modello di collaborazione con i fornitori basato su modelli di partnership attiva, sviluppo delle competenze e condivisione delle migliori pratiche, con l’obiettivo di rafforzare gli standard di sicurezza lungo tutta la catena del valore e consolidare un ecosistema industriale sempre più coerente e resiliente. Un approccio che riconosce nella sicurezza non solo un requisito operativo, ma un investimento sul valore umano e sulla qualità complessiva dello sviluppo industriale.

Federlogistica nel tavolo di partenariato dell’AdSP del Mare di Sicilia Occidentale

Federlogistica entra a far parte del Tavolo di Partenariato della più importante Autorità di sistema portuale della Sicilia, la AdSP del Mare di Sicilia occidentale. È accaduto in queste ore in Sicilia con la designazione di Giuseppe Fabio La Vardera, individuato quale rappresentante per la categoria degli operatori logistici intermodali, nell’Organismo di Partenariato della Risorsa Mare dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, uno dei principali tavoli istituzionali di confronto tra pubblico e privato per la definizione delle strategie portuali, logistiche e intermodali. Nello stesso organismo è presente anche Michele D’Amico, che ha evidenziato come questo ingresso rappresenti un passaggio inedito per Federlogistica nel contesto siciliano. “L’ingresso di Federlogistica in questo organismo – ha affermato il Presidente Davide Falteri – rappresenta un passaggio significativo nel percorso di consolidamento della nostra presenza sui principali tavoli istituzionali del Paese. Per la prima volta siamo presenti in Sicilia in un contesto così rilevante, e questo ci consente di contribuire in modo diretto alla definizione delle politiche portuali e logistiche”. “Per noi – ha precisato Falteri – significa portare la voce delle imprese e contribuire concretamente allo sviluppo del sistema logistico nazionale, rafforzando il collegamento tra territori strategici come la Sicilia e il resto del Paese.”

Mobilità, Casillo: “La nuova Consulta segna un cambio di passo: ascolto e confronto per costruire le scelte della Campania”

Si è insediata la nuova Consulta Regionale della Mobilità, organismo voluto dalla Giunta regionale della Campania per rilanciare il dialogo permanente tra istituzioni, territori, associazioni, sindacati e utenti sui temi del trasporto pubblico e della mobilità. La Consulta nasce per trasformare il confronto in un metodo di lavoro. All’incontro, ospitato presso l’auditorium della Regione Campania, hanno preso parte amministrazioni locali, sigle sindacali e oltre 120 delegati tra associazioni di categoria e comitati. Un momento di ascolto e partecipazione che segna l’avvio di un percorso fondato sul dialogo continuo, sull’approfondimento delle criticità e sulla valorizzazione delle buone pratiche. “Questo sarà il nostro obiettivo, per dare vista ad un organismo non simbolico, ma ad uno spazio operativo dove raccogliere istanze, individuare priorità e migliorare il sistema della mobilità campana, puntando sempre di più sull’intermodalità” – ha dichiarato Mario Casillo, vicepresidente della Regione Campania e assessore ai Trasporti. “Ringrazio il presidente Fico per aver sostenuto la riattivazione di questo importante organismo. Sappiamo che la pubblica amministrazione opera entro vincoli economici e normativi, ma questo non può essere un elemento limitante. La Consulta avrà il compito di definire priorità e favorire scelte trasparenti, condivise e orientate ai bisogni reali dei cittadini” – ha proseguito il vicepresidente della Regione Campania. Nel corso dell’incontro sono emersi diversi temi che saranno approfonditi attraverso tavoli specifici, tra cui logistica, mobilità ciclistica, trasporto non di linea, accessibilità alle infrastrutture e intermodalità. Il tutto proseguirà attraverso incontri periodici e strumenti digitali dedicati alla raccolta di proposte e segnalazioni, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra Regione e territori e costruire politiche della mobilità sempre più condivise. “Per noi il trasporto rappresenta una priorità. Insieme al presidente Fico abbiamo difeso risorse fondamentali e rafforzato gli investimenti regionali. La sfida è dare risposte concrete, partendo anche dalle esigenze quotidiane segnalate dai cittadini”- ha concluso Casillo.

Transizione energetica: la Corte dei Conti lancia l’allarme sulla perdita di slancio delle rinnovabili

L’Italia si trova a un bivio strategico tra la necessità di accelerare sulla decarbonizzazione e le fragilità di un sistema economico esposto a tensioni geopolitiche crescenti. È questo il cuore del messaggio lanciato oggi dalla Corte dei Conti durante l’audizione presso le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026. La magistratura contabile, analizzando il quadro macroeconomico e i conti pubblici, ha espresso forte preoccupazione per il rallentamento della transizione ecologica nazionale, evidenziando come, nonostante gli sforzi di diversificazione degli approvvigionamenti, il Paese stia perdendo terreno rispetto ai principali competitor europei, proprio mentre l’impulso degli investimenti legati al PNRR si avvia verso la sua fase conclusiva.

Il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione, pur essendo “ampiamente condivisibile”, richiede secondo la Corte dei Conti un “deciso impegno” che finora è mancato nei ritmi necessari. I dati presentati sono impietosi nel confronto europeo: nel quinquennio 2019-2024, la quota di energia da fonti rinnovabili in Italia è aumentata di appena 1,2 punti percentuali. Si tratta di un incremento giudicato “decisamente inferiore” rispetto a quello registrato in Spagna (+7,6 punti), Francia (+6,1 punti) e Germania (+5,2 punti). Questa perdita di slancio mette a rischio la sicurezza energetica di lungo periodo e la competitività dell’industria italiana, rendendo il sistema più vulnerabile alle oscillazioni dei mercati internazionali. La Corte sottolinea che, senza un’inversione di tendenza nella capacità di installazione e nell’efficienza della spesa verde, l’Italia faticherà a rispettare i parametri europei e a garantire prezzi energetici stabili per famiglie e imprese. L’attività economica attuale resta fortemente ancorata ai progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Nel 2025, gli investimenti pubblici sono risultati migliori del 4,1% rispetto alle previsioni programmatiche, toccando gli 86,7 miliardi di euro, trainati soprattutto dalle amministrazioni locali e dai cantieri del PNRR, che hanno compensato il calo dell’attività edilizia residenziale post-Superbonus. Tuttavia, la Corte avverte che “la fase finale del PNRR sembra assorbire completamente la spinta propulsiva agli investimenti”. Il rischio concreto è che, con l’esaurimento dei fondi straordinari nel 2026, si verifichi un brusco rallentamento dell’accumulazione di capitale. La magistratura contabile segnala inoltre criticità strutturali come la lentezza dei processi attuativi e la frammentazione degli interventi non legati al Piano, chiedendo al Governo una “nuova stagione programmatoria” che eviti un vuoto di investimenti nel prossimo triennio.

Il quadro previsivo è pesantemente condizionato dall’ampliarsi dei conflitti in Medio Oriente e dalle minacce al commercio internazionale, come la chiusura dello Stretto di Hormuz. Queste crisi hanno già spinto i prezzi delle materie prime a rialzi eccezionali. Il DFP ipotizza un prezzo medio del petrolio Brent a 85 dollari al barile per l’anno corrente, con una discesa a 68 dollari solo entro il 2029, ma la Corte avverte che uno scenario di crisi persistente potrebbe tagliare la crescita del Pil di 0,8 punti nel 2026. Le stime di crescita reale per l’anno in corso sono state riviste al ribasso allo 0,6%, riflettendo un “approccio improntato al realismo e alla prudenza” dovuto alla debolezza della domanda estera e alla stagnazione della produttività, che non sembra ancora beneficiare dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi. Sul fronte della finanza pubblica, il 2025 si è chiuso con un deficit al 3,1%, un dato leggermente peggiore rispetto alle stime di ottobre a causa del “lascito delle politiche degli incentivi all’edilizia”. L’impatto di cassa del Superbonus e dei crediti d’imposta per la Transizione 4.0 ha fatto lievitare lo stock del debito pubblico, che si è attestato al 137,1% del Pil, circa 20 miliardi in più del previsto.

La spesa per interessi passivi continua a salire, raggiungendo gli 87,1 miliardi di euro (3,9% del Pil), a causa del rendimento elevato dei titoli di Stato. Nonostante queste pressioni, la pressione fiscale è salita al 43,1% nel 2025, un livello che la Corte definisce “elevato e stabilizzato”, alimentato dal venir meno della decontribuzione dei redditi da lavoro e dalla dinamica del gettito contributivo. La spesa per prestazioni sociali ha raggiunto i 459,2 miliardi di euro, incidendo per il 20,3% sul Pil. La crescita della spesa pensionistica nel 2025 (+1,8%) è stata contenuta grazie a un modesto tasso di rivalutazione, ma è destinata ad accelerare nel triennio 2027-2029 a causa del differimento degli effetti dell’inflazione. La Corte segnala la “sostanziale chiusura” dei canali di uscita anticipata come Opzione Donna e Quota 103, evidenziando come l’inasprimento dei requisiti abbia ridotto drasticamente le domande. Anche la sanità mostra segnali di tensione: la spesa sanitaria 2025 è stata di 141,5 miliardi, inferiore alle attese, ma per il 2026 è previsto un balzo del 4,9% per coprire i rinnovi contrattuali e il piano straordinario di assunzioni da 450 milioni annui, necessario a contrastare la fuga di professionisti, specialmente nel settore infermieristico.

Europarlamento, ok priorità di bilancio

Martedì, i deputati europei hanno approvato una relazione che definisce le priorità del Parlamento in materia di bilancio UE per il 2027. Il testo sottolinea che il bilancio 2027 deve rafforzare il modello sociale europeo, la coesione territoriale e la sicurezza, e auspica un bilancio che promuova la competitività e la prosperità, crei e tuteli posti di lavoro di qualità e rafforzi le capacità di sicurezza e difesa. In un contesto di instabilità geopolitica, minacce alla sicurezza, pressioni economiche e crescenti sfide sociali, i deputati europei sostengono che un bilancio prevedibile, solido, orientato agli investimenti e incentrato sul cittadino sia più essenziale che mai.

I deputati europei sottolineano come la politica di coesione sia uno strumento di investimento fondamentale per incrementare la competitività e auspicano che il bilancio 2027 sostenga le infrastrutture critiche e i trasporti. Affrontare la carenza di manodopera, il divario di competenze e le pressioni demografiche deve rimanere una priorità, insieme a un maggiore sostegno alle PMI e alle startup. Chiedono maggiori finanziamenti per affrontare la crisi abitativa e sottolineano la necessità di sistemi sanitari resilienti. I deputati europei auspicano un maggiore sostegno alle organizzazioni della società civile, ai media indipendenti e al giornalismo investigativo, nonché un’azione più incisiva contro la disinformazione e la violenza di genere. Gli orientamenti sottolineano che la condizionalità dello Stato di diritto è un principio fondamentale che deve applicarsi a tutti i fondi UE.

Il Parlamento ribadisce l’impegno dell’UE a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e chiede maggiori investimenti nell’efficienza energetica, nell’economia circolare, nella biodiversità e nell’innovazione digitale. I deputati sottolineano inoltre la necessità di un sostegno adeguato per gli agricoltori, il settore della pesca, la protezione civile e un’efficace gestione dell’asilo, della migrazione e delle frontiere, in particolare per i paesi dell’UE con confini esterni.

I deputati europei sottolineano l’urgenza di rafforzare le capacità di sicurezza e difesa dell’Europa attraverso investimenti comuni nella ricerca, nelle tecnologie a duplice uso e nella mobilità militare, nonché il sostegno agli Stati membri confinanti con Ucraina, Russia o Bielorussia. Chiedono inoltre un’azione esterna più incisiva dell’UE e maggiori finanziamenti per lo sviluppo, gli aiuti umanitari e la politica di vicinato, ricordando al contempo ai governi dell’UE l’accordo di concessione di un prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina. I deputati europei avvertono che l’aumento dei costi di finanziamento legati allo strumento di ripresa NextGenerationEU non deve avvenire a scapito dei programmi UE già esistenti e sottolineano l’urgente necessità di nuove fonti di finanziamento. Il testo è stato approvato con 389 voti favorevoli, 191 contrari e 75 astensioni.

Ue: il Parlamento approva il rinnovato strumento commerciale per lo sviluppo

Martedì il Parlamento ha adottato il regolamento rinnovato sul sistema generalizzato delle preferenze (SPG). Le norme aggiornate, approvate con 459 voti a favore, 127 contrari e 70 astensioni, consentono ai paesi in via di sviluppo vulnerabili di esportare merci nell’UE con tariffe basse o nulle. Diverse convenzioni internazionali sui diritti umani e sull’ambiente sono state aggiunte all’elenco dei trattati internazionali che i paesi partecipanti devono ratificare per beneficiare delle preferenze commerciali. Tra queste figurano l’Accordo di Parigi, la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e la Convenzione sui diritti dell’infanzia.

I deputati europei sono riusciti a includere una serie di criteri più rigorosi che dovranno essere soddisfatti prima che ai paesi del Sistema di Preferenze Generalizzate (Spg) vengano revocate le tariffe preferenziali in caso di continua mancata cooperazione sul reingresso dei migranti irregolari. Questi criteri includono una procedura di valutazione più lunga e un impegno obbligatorio di almeno 12 mesi con i paesi interessati. È previsto inoltre un periodo di due anni di attesa per l’applicazione della condizionalità di reingresso per i paesi meno sviluppati.

Per tutelare ulteriormente il delicato settore risicolo dell’Ue, i negoziatori del Parlamento hanno garantito che le misure di salvaguardia automatiche si attiveranno una volta raggiunto un aumento medio del 45% delle importazioni di riso nell’arco di 10 anni.

Commissione Ue, Jorgensen passa a Dg Trade

Cambio di direttore generale alla dg Energia (dg Ener) della Commissione europea. La Commissione europea ha nominato Ditte Juul Jorgensen, attuale direttrice generale alla dg Ener, direttrice generale della direzione generale del Commercio e della sicurezza economica (dg Trade). Al posto della funzionaria danese arriva la francese, Celine Gauer, attualmente direttrice generale della task force Riforma e investimenti (sg Reform). Queste decisioni entreranno in vigore dal 1 giugno di quest’anno.

Ok dell’Europarlamento a metodo calcolo emissioni trasporti

Le plenaria di Strasburgo del Parlamento Ue ha approvato l’accordo raggiunto in sede di trilogo sulla proposta CountEmissionsEu per garantire una maggiore comparabilità dei dati sulle emissioni di gas a effetto serra (GHG) prodotte dal trasporto passeggeri e merci. L’intesa introduce un metodo comune per il calcolo delle emissioni di gas serra, basato su uno standard globale, sia per i servizi di trasporto merci che per quelli passeggeri. La metodologia di riferimento utilizzata sarà la norma EN ISO 14083:2023. Le nuove norme entreranno in vigore il ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Con alcune eccezioni, si applicheranno quattro anni e mezzo dopo l’entrata in vigore del regolamento.

Ten-E, relatrice Itre minimizza ricarichi bollette e aumenta uso proventi congestione

Miniminazzare l’impatto degli investimenti sulle infrastrutture elettriche sulla bolletta elettrica e aumentare dal 25% al 35% i proventi derivanti dalla congestione da reinvestire in progetti Ue. Sono queste due delle misure contenute nella proposta di mandato negoziale sulla revisione delle linee guida Ten-E, depositata nella commissione Industria e energia (Itre) del Parlamento Ue, dalla relatrice principale, l’eurodeputata S&d Tsvetelina Penkova. Il termine per la presentazione degli emendamenti, al momento, resta fissato al 18 maggio.

Nel dettaglio, la proposta aumenta al 35% i proventi da congestione non assegnati da accantonare a beneficio di progetti Ue. La proposta specifica anche che i canoni di congestione derivanti da bidding zone interne ad uno Stato membro non dovranno essere accantonati. Gli Stati membri potranno usare queste risorse per investimenti volti a migliorare il livello di adeguatezza delle risorse o la capacità di connessione alla rete interna. Entro il 31 ottobre dell’anno successivo all’entrata in vigore del regolamento, e successivamente ogni anno, l’Acer dovrà effettuare una relazione per valutare l’utilizzo dei proventi della congestione e il raggiungimento degli obiettivi prioritari. La relazione potrà includere raccomandazioni volte a garantire che i proventi della congestione siano utilizzati in conformità alle condizioni stabilite.

Per quanto riguarda il costo degli investimenti sulle bollette finali dei consumatori, la proposta di relazione stabilisce il regolamento “dovrebbe garantire che lo sviluppo delle infrastrutture energetiche avvenga al minor costo complessivo per il sistema e senza incidere in modo sproporzionato sui prezzi finali dell’energia elettrica”. La relatrice interviene anche sui criteri necessari affinché un progetto possa essere considerato di interesse comune. Secondo la proposta di relazione, un progetto dovrebbe rappresentare “la soluzione più efficiente in termini di costi per soddisfare le esigenze infrastrutturali individuate” e non deve comportare “un aumento sproporzionato dei costi dell’energia elettrica per i consumatori finali”. I progetti, compresi quelli di mutuo interesse, dovrebbero contribuire “a ridurre le divergenze di prezzo tra le zone di mercato dell’energia elettrica”. La relatrice insiste molto anche sulla necessità che i progetti prescelti soddisfino davvero le esigenze della rete. La Commissione dovrà pubblicare “le esigenze non soddisfatte individuate, le soluzioni proposte e l’esito della loro valutazione, ivi compresa la misura in cui si prevede che tali soluzioni rispondano alle esigenze individuate”. I gruppi regionali dovrebbero indicare in che modo ciascun progetto candidato risponda a un’esigenza infrastrutturale comprovata, oppure spiegare perché la sua inclusione sia comunque giustificata.

Un’altra novità stabilisce che prima della concessione dello status di priorità e per tutta la durata del ciclo di vita del progetto, i progetti di interesse comune e i progetti di interesse reciproco dovrebbero essere sottoposti, ove applicabile, a un controllo a livello dell’Unione e nazionale sugli investimenti diretti esteri prima della concessione di tale status e prima che venga presa qualsiasi decisione definitiva in materia di investimenti. Qualsiasi cambiamento sostanziale nella proprietà, nel controllo o nella governance del promotore del progetto o della società di progetto che possa incidere sui diritti di controllo, di influenza o decisionali dovrebbe essere notificato senza indugio alle autorità nazionali competenti e alla Commissione.

Con riferimento alla disposizione che incarica la Commissione europea di redigere lo scenario centrale per pianificare gli interventi necessari, la relatrice stabilisce lo scenario e i relativi parametri di sensibilità “dovrebbero essere elaborati in modo coerente con i pertinenti strumenti di pianificazione nazionali, compresi i piani nazionali in materia di energia e clima e i piani nazionali di sviluppo della rete, garantendo al contempo la comparabilità delle ipotesi a livello dell’Unione”. Gli scenari dovrebbero inoltre basarsi “su dati operativi solidi e aggiornati, compresi quelli relativi all’utilizzo della rete, alla disponibilità di capacità e alle risorse di flessibilità, e tali ipotesi dovrebbero essere rese sufficientemente trasparenti da consentire la verifica della corrispondenza tra le esigenze infrastrutturali individuate e i progetti proposti”.

Carceri, Dap: dotazione pozzetti frigo e ventilatori nelle sezioni detentive

“Il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, in vista dell’avvicinarsi della stagione estiva, ha deciso di investire su nuovi pozzetti frigo e ventilatori, disponendo un monitoraggio sulle effettive esigenze dei singoli Istituti. Si tratta di dotazioni aggiuntive rispetto a quanto già fatto in passato. Le note del Dipartimento del 23 e 27 aprile non determinano alcuna limitazione sui minibar, eventualmente già esistenti, e si riferiscono ai frigoriferi, elettrodomestici di grandi dimensioni che, naturalmente, non posso stazionare all’interno delle camere di pernottamento. Prosegue, quindi, l’azione volta a migliorare le condizioni dei detenuti e del personale penitenziario”. Così una nota del ministero della Giustizia.

Le opposizioni (M5s, Avs, Pd, Iv e Azione) hanno chiesto in aula alla Camera un’informativa urgente del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sul tema delle carceri. “Il tema dei frigo è solo ultimo degli aspetti di accanimento nei confronti dei detenuti – ha sottolineato tra gli altri Bobo Giachetti (Iv) – C’è un disegno del Governo affichè si crei una situazione di disordine al fine di passare da un’impostazione securitaria a un’impostazione securitaria materiale”.

Toscana, Acque approva il bilancio 2025: investimenti per 116,9 milioni di euro

Un bilancio solido, una forte spinta agli investimenti e la conferma di un modello industriale orientato alla sostenibilità, alla resilienza e allo sviluppo del territorio. È il quadro che emerge dall’Assemblea dei Soci di Acque, riunitasi oggi 28 aprile 2026, che ha approvato il Bilancio 2025 e nominato i nuovi organi societari giunti a normale scadenza. Il gestore idrico del Basso Valdarno chiude l’esercizio 2025 con risultati economico-finanziari di rilievo. L’utile netto ammonta a 14.106.387 euro, mentre il valore della produzione raggiunge i 218.137.341 euro. Il patrimonio netto, pari a 312.324.903 euro, registra un incremento di circa 11 milioni di euro rispetto al 2024, rafforzando ulteriormente la struttura patrimoniale della società. Il rapporto tra posizione finanziaria netta e margine operativo lordo è pari a 1,9, tra i più bassi del settore. Questi dati confermano come, anche nel 2025, Acque risulti tra le realtà più dinamiche a livello nazionale sul fronte degli investimenti: le risorse impiegate raggiungono i 116,9 milioni di euro, pari a 146,3 euro per abitante, mantenendosi su valori quasi doppi rispetto alla media italiana. Emerge dunque un significativo e costante impegno nel potenziare e nel modernizzare le infrastrutture idriche del territorio, attraverso interventi su acquedotti, fognature e depurazione, accompagnati da un forte impulso alla digitalizzazione delle reti, al contenimento delle perdite, all’efficienza energetica e alla resilienza del servizio di fronte alle sfide climatiche.
Accanto all’approvazione del Bilancio, l’Assemblea ha rinnovato gli organi societari. Il nuovo consiglio di amministrazione sarà composto dagli uscenti Simone Millozzi e Andrea Guastamacchia – confermati all’unanimità dal cda nei ruoli rispettivamente di presidente e amministratore delegato – Antonio Bertolucci, Massimiliano De Feo, Francesca Menabuoni e Laura Meoli. Nuovi ingressi invece per Alessia Scappini, Anna Varriale e Manuele Braghero, al quale il Cda – sempre all’unanimità – ha affidato l’incarico di vicepresidente. Braghero, nato a Torino nel 1961, attualmente funzionario della Regione Toscana, ha ricoperto vari ruoli di responsabilità sempre presso la Regione, il Comune di Firenze e la Camera dei Deputati. Il Collegio Sindacale sarà composto da Edoardo Cerri, Ornella Da Tofori e Alberto Ribolla. “I risultati del Bilancio 2025 – dichiara Millozzi – confermano la solidità di Acque e la bontà di un modello di gestione che opera per la crescita del territorio. Gli investimenti nel servizio idrico producono infatti effetti economici positivi lungo tutta la filiera, sostenendo imprese locali, occupazione e sviluppo della comunità. Ma questi risultati sono possibili soprattutto grazie al contributo delle lavoratrici e dei lavoratori di Acque: competenze, professionalità e senso di responsabilità rappresentano un patrimonio fondamentale, che consente di trasformare le scelte in benefici concreti per i cittadini. È il frutto di una visione radicata e condivisa tra soci, governance e azienda”.
Sulla stessa linea Guastamacchia: “i numeri del 2025 raccontano un impegno industriale di lungo periodo fondato sugli investimenti. Oltre 116 milioni di euro in un solo anno significano rafforzare la resilienza del sistema idrico, migliorare la qualità e la sicurezza del servizio e accompagnare la transizione digitale ed energetica del settore. Gli investimenti non sono solo una risposta a esigenze tecniche, ma una scelta strategica: lasciano ai territori infrastrutture pubbliche più moderne, efficienti e sostenibili, capaci di generare valore nel tempo”.

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