IN CDM QUESTA SETTIMANA, FA GIA' DISCUTERE
Contratti PPA, nuovi bonus, vendita del gas stoccato, incentivi lunghi per il FV. Il Dl Energia (in ritardo)
Annunciato nei giorni scorsi dai ministri Gilberto Pichetto Fratin (Mase) e Adolfo Urso (Mimit), ha raccolto già lo scetticismo delle imprese del mondo delle rinnovabili. Secondo il vicepresidente di Elettricità futura, Pietro Pacchione, c’è il rischio di una nazionalizzazione soft dell’energia, causato dalla contrattualizzazione con Cfd del Gse per impianti disincentivati.
IN SINTESI
Non solo si è fatto attendere per mesi ma adesso che sta finalmente per arrivare all’esame del Consiglio dei ministri crea già malumori. L’ultimissima bozza del decreto-legge energia, o bollette che dir si voglia, si compone di dodici articoli e porta con sé i bonus sociali per le famiglie, la vendita del gas stoccato per ridurre i costi di imprese e consumatori, la razionalizzazione degli incentivi per i produttori di energia da fonti rinnovabili, la stipula di contratti sul gas all’ingrosso sotto la supervisione di Arera, contratti Ppa a lungo termine di energia rinnovabile, procedimenti unici per le autorizzazioni ai data center e, infine, misure per sbloccare le autorizzazioni per la connessione alla rete.
I contenuti
Andando con ordine, secondo il testo visionato da Diario Diac, per l’anno appena iniziato si prevedono fino a 315 milioni come spesa per riconoscere un contributo straordinario del valore di 90 euro sulla materia prima energia per le forniture di energia elettrica relative ai titolari del bonus sociale”, a cui si provvede con delibera di Arera. Questo bonus sociale è seguito da un contributo eventuale, che per il 2026 e 2027 le imprese possono volontariamente riconoscere ai propri clienti domestici residenti (che non beneficiano dell’agevolazione precedente) con Isee annuale pari ad un massimo di 25 mila euro, per acquistare elettricità. Quanto al valore del contributo, questo “è pari alla componente Prezzo Energia a copertura dei costi di acquisto dell’energia applicata ai consumi del primo bimestre dell’anno, per i clienti con forniture attive al primo gennaio del medesimo anno, o del primo bimestre di fornitura per i clienti attivati successivamente, e comunque entro il 31 maggio di ciascun anno”. Ed è riconosciuto purché i consumi del bimestre “non siano superiori a 0,5 MWh”, e “i consumi registrati nei dodici mesi antecedenti al termine del medesimo bimestre risultino inferiori a 3 MWh”.
Con l’obiettivo si ridurre gli oneri alle imprese, invece, il decreto punta a regolare la vendita del gas stoccato dal Gse e dall’impresa maggiore che trasporta gas naturale, sfruttandone i ricavi. Il limite dei consumi fissato è per quelli superiori a 80.000 smc/anno. “Il beneficio non si applica ai volumi di gas utilizzati dai produttori termoelettrici per la produzione di energia elettrica immessa in rete, né ai volumi dei consumi dei clienti civili e dei condomìni”. “La riduzione deve privilegiare le classi tariffarie ovvero gli scaglioni con i livelli di oneri più elevati, anche al fine di perseguire un allineamento dei livelli di agevolazione applicati alle varie classi ovvero scaglioni”.
Capitolo fotovoltaico. Per razionalizzare gli incentivi sulla potenza nominale superiore a 20 kilowatt (Conto energia, scadenza gennaio 2029) , il decreto ne prevede una riduzione temporanea in cambio un’estensione della durata con l’obiettivo di “garantire un costo delle bollette elettriche accessibile” e “favorire, al contempo, una migliore sostenibilità delle politiche di supporto alle energie rinnovabili”. I produttori potranno così aderire, decidendo entro il 31 maggio, al meccanismo dell’85% o a quello del 70% per il periodo tra secondo semestre 2026 e 31 dicembre 2027. Le estensioni delle convenzioni saranno di tre e sei mesi, rispettivamente, con possibilità di rinuncia entro il 30 settembre prossimo in cambio di un corrispettivo pari al 90% del valore degli incentivi spettanti nel periodo compreso tra il primo gennaio 2028 e la fine del contratto di incentivazione.
Sempre in tema rinnovabili, il decreto punta a favorire lo sviluppo dei contratti a lungo termine – non inferiori a tre anni – di energia pulita (Power purchase agreement, in sigla Ppa) tra produttore e imprese, soprattutto pmi. Per l’anno corrente, l’importo massimo degli impegni assumibili da Sace è di 250 milioni. Affidato invece ad Acquirente unico il compito di svolgere servizi di aggregazione della domanda. Le contrattazioni potranno avvenire infatti anche in forma aggregata.
Poi, per “promuovere la concorrenza nel mercato nazionale del gas naturale all’ingrosso e la piena integrazione del mercato medesimo nel mercato interno europeo, anche mediante la compensazione degli effetti sui prezzi registrati nel mercato del gas naturale italiano derivanti dal cumulo dei costi di trasporto per l’importazione del gas naturale dall’Europa del Nord”, Arera introduce “un servizio di liquidità” nel “limite di massimo di spesa eventuale di 200 milioni di euro”. Servizio che si avvarrà di contratti fra l’impresa maggiore di trasporto di gas naturale italiana e operatori selezionati mediante procedure competitive svolte sulla base di criteri e modalità stabiliti da Arera.
Infine, i capitoli data center e allaccio alla rete. Per i primi viene previsto un procedimento unico per rilasciare le autorizzazioni di realizzazione e ampliamento degli impianti. La durata dell’iter è fissata in dieci mesi con termini dimezzati per le valutazioni di impatto ambientale. Per il secondo tema, invece, si punta a far sbloccare a Terna le connessioni anche in eccesso alla capacità. L’obiettivo è non ostacolare i progetti per cui, una volta autorizzati, la società pubblica dovrà allocare la capacità di rete “attraverso procedure trasparenti e non discriminatorie”.
Tutte le critiche al Dl bollette
Come detto, però, neanche il tempo di sbarcare sul tavolo del governo che la versione quasi-definitiva del Dl fa già discutere. Per Confagricoltura, ad esempio, “preoccupa l’ipotesi ventilata di un graduale azzeramento dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG) per gli impianti alimentati da biomasse e biogas: se questa impostazione dovesse essere confermata, le imprese agricole che oggi operano nelle filiere dedicate alla produzione di energia elettrica da biogas e biomasse sarebbero in gravissima difficoltà”. E “preoccupano le proposte di riduzione degli incentivi riconosciuti agli impianti fotovoltaici in conto energia per il biennio 2026-2027. Anche questa misura – spiega Confagricoltura – rischia di produrre effetti fortemente negativi su un comparto strategico per il Paese, generando incertezza tra gli operatori e minando la fiducia di investitori e istituti finanziari”. Stesse posizioni espresse da Coldiretti, mentre dal fronte politico Avs ha rimarcato che “il tanto annunciato Decreto bollette prevede solo un bonus sociale per le famiglie. Speriamo di sbagliare perché se è necessario sostenere chi è in difficoltà è anche indispensabile introdurre misure strutturali e disaccoppiare il costo dell’energia dal gas, altrimenti il bonus sarà solo una toppa momentanea e insufficiente. Fino ad oggi questo Governo ha rinunciato alla politica energetica”.
Cna, dopo il vertice europeo, ha ricordato in una nota, auspicando risposte concrete, che “in Italia il peso delle bollette è ben superiore alla media europea con punte del 50-60% rispetto a Paesi come Francia e Spagna e le piccole imprese sopportano un costo dell’energia che supera di tre volte quello delle energivore per effetto di un sistema non equo”. Il cosiddetto spalma-incentivi, invece, non convince il vicepresidente di Finco Agostino Re Rebaudengo, per il quale si tratta di “una misura che creerebbe notevoli rischi sia sistemici, sia settoriali: danneggerebbe la credibilità dello Stato come controparte affidabile nei rapporti di lungo periodo, ridurrebbe la fiducia degli investitori, e farebbe aumentare il rischio regolatorio e, di conseguenza, aumentare le tariffe delle aste future”. Un’altra posizione scettica è quella espressa ieri sul Corriere dal numero uno di Erg, Edoardo Garrone, secondo cui i prezzi imposti favoriscono i consumi di gas. Mentre per Pietro Pacchione, Vicepresidente di Elettricità Futura e Managing director di Tages Capital Sgr, quello previsto per gli impianti a fine incentivazione è un modello che assomiglia più a una nazionalizzazione soft dei flussi piuttosto che a una politica orientata al mercato.
Infine, in Lombardia venerdìsi è tenuta a Palazzo Lombardia la seduta del Tavolo sull’energia per cercare una proposta condivisa sul tema delle concessioni idroelettriche scadute. Ma è stata anche l’occasione per discutere proprio del decreto Energia e secondo la Regione “se fossero confermate queste indiscrezioni, tale provvedimento potrebbe danneggiare fortemente sia le imprese energivore sia i produttori elettrici e quindi precludere l’applicazione dell’accordo”.
Quale politica energetica?
Meloni, da Bruxelles, ha provato a mettere la voce grossa sul tema energia spiegando di volersi concentrare “soprattutto sulla questione dei prezzi dell’energia. Servono anche risposte a livello nazionale, porteremo in Cdm la prossima settimana una misura molto articolata”. Ma, ha aggiunto, “se noi non rimuoviamo i problemi che esistono a livello europeo non saremo in grado di dare una risposta sul tema più serio che mette a repentaglio la competitività delle nostre imprese, che è il tema dei costi dell’energia”.
D’altronde, lo ha ribadito anche a La Stampa il numero uno di Confindustria Emanuele Orsini: “Purtroppo imprese e aziende anche multinazionali non ci scelgono per un tema di costo dell’energia o addirittura vogliono andare fuori dall’Italia, cosa che non possiamo permetterci”. Eppure continua a succedere perché le risposte concrete non arrivano.