LE AUDIZIONI

Dl Energia, solo Confindustria (e il Financial Times) lo promuovono. Ets, bonus, dipendenza dal gas i nodi maggiori per imprese e utenti

04 Mar 2026 di Mauro Giansante

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Tirando un po’ le somme della veloce due giorni di audizioni sul Dl Energia, o bollette che dir si voglia, si può dire che il decreto piace solo a Confindustria e al Financial Times. E alla prima neanche troppo. Per il resto, sono tanti, tantissimi i dubbi che sono stati espressi in audizione ieri e lunedì in commissione Attività produttive della Camera dei deputati. Sì perché l’associazione degli industriali ha espresso grande favore sul provvedimento melonian-pichettiano: “È positivo che si intervenga con misure concrete a sostegno di famiglie e imprese, ma soprattutto che si inizi a delineare una visione più ampia e strutturale di politica industriale per il nostro Paese”, ha dichiarato il presidente Emanuele Orsini. Che, come tante associazioni di imprese e utenti ha sottolineato anche l’altro lato della medaglia: gli Ets e l’impatto dei costi sul prezzo finale. È necessario aprire un confronto costruttivo con l’Unione Europea per garantire regole che accompagnino la transizione senza penalizzare la competitività del nostro tessuto industriale”, spiega Orsini. Insomma, bene ma non benissimo. Ancora più critico il delegato all’energia, Aurelio Regina: “Affinché [il decreto] produca pienamente i suoi effetti, dovrà essere attuato con determinazione, senza indebolimenti ma delineandone meglio i contorni, e inserito in una strategia nazionale ed europea più ampia che affronti in modo strutturale il tema degli Ets e dell’integrazione dei mercati energetici”.

Solo lodi erano, invece, arrivate niente popò di meno che dal Financial Times. Il quotidiano economico per eccellenza, nella rubrica Lex, ha scritto che il governo italiano è stato il primo in Europa a rompere le righe sul tema di formazione dei prezzi, abbassando i prezzi all’ingrosso rimborsando i produttori di energia elettrica dei permessi di emissione di carbonio che devono acquistare e recuperando il costo direttamente dalle bollette dei clienti.

Non sono così ottimisti, però, in Arera. Secondo il presidente Nicola Dell’Acqua, infatti, “occorre evidenziare che l’interpretazione letterale della norma porterebbe a escludere dall’applicazione delle misure i titolari di bonus successivi alla data indicata o coloro che ricadono in una nuova soglia Isee disposta dall’autorità”. Mentre sulla componente Asos in bolletta, “i benefici si generano progressivamente nel tempo nel periodo compreso tra il secondo semestre del 2026 e il 31 dicembre del 2027, in funzione della libera adesione dei produttori”. Secondo la dg di Utilitalia Annamaria Barrile “serve una calibratura tra mercato libero e tutele graduali, oltre a conciliare con altri strumenti recenti per le categorie fragili. Riguardo l’Irap sappiamo che questo sacrificio di sistema finanzia l’intervento sulle famiglie. Segnalo che nell’elenco dei codici Ateco oggetto del provvedimento ci sono i sottocodici che corrispondono a distribuzione di energia elettrica e gas, ma non beneficiano degli effetti di mercato perché svolgono un servizio pubblico, quindi non hanno modo di compensare l’impatto dell’Irap. Lavoreremo per far sì che l’indicazione sul tema PPA e la delega all’Acquirente unico non crei problemi sui contratti già sul mercato”.

Guardando altre rilevazioni arrivate in audizione, il think tank green Ecco ha fatto presente che il decreto “fallisce nel correggere quello che è il punto centrale: la dipendenza della generazione elettrica dal gas naturale. Inoltre, l’articolo 6 toglie parte dei costi di trasmissione e gli oneri dell’Ets dai produttori di gas e li trasferisce ai consumatori finali. L’effetto del decreto è di introdurre sulle bollette dei consumatori finali 4-5 miliardi di oneri aggiuntivi, che il consumatore pagherà. La relazione tecnica del decreto secondo noi sovrastima i benefici della norma”. Per il direttore e co-fondatore Matteo Leonardi, “le bollette si abbassano con le energie rinnovabili e con politiche fiscali a vantaggio di famiglie e imprese, non aumentando la dipendenza dal gas”. Ma sugli Ets hanno posto l’accento anche i portuali. Per Uniport, “la perplessità è legata al fatto che per finanziare il sostegno per il costo dell’energia elettrica delle famiglie una quota rilevante delle risorse, pari a 315 milioni di euro, sono reperite attraverso la riduzione delle autorizzazioni di spesa derivanti dal sistema europeo di scambio delle quote Ets. Il nostro messaggio è di individuare risorse alternative”. “La normativa europea prevede un vincolo di destinazione di queste risorse rispetto alle attività collegate alla decarbonizzazione del settore, posto che il marittimo dal 2024 è stato inserito nel sistema Ets. Tuttavia, la misura contenuta nel Dl Energia sembra essere in contrasto con queste disposizioni”, ha notato Assarmatori.

Una soluzione sugli Ets è arrivata dal Coordinamento Free: “Riguardo le concessioni idroelettriche si potrebbe inserire tra i requisiti l’uscita dal mercato spot andando verso contratti a prezzo fisso. Questo bypasserebbe la problematica degli Ets. Inoltre, bisogna stimolare sempre più il meccanismo di aste per le Fer. Servono priorità di connessione alla rete per impianti rinnovabili a media e bassa tensione per famiglie e imprese “, ha detto Attilio Piattelli, presidente del coordinamento. “Con riferimento al previsto rimborso degli importi sostenuti dai produttori per le emissioni Ets, si segnala come questo creerebbe una disomogeneità del sistema italiano rispetto ai paesi confinanti. La conseguente riduzione artificiosa del prezzo all’ingrosso italiano potrebbe portare a un aumento dell’export e, quindi, al trasferimento ai consumatori esteri dei benefici economici derivanti da misure di fatto finanziate dai consumatori italiani. È evidente che la componente Ets provochi un aumento della spesa energetica, ma è altrettanto evidente che una sua eventuale revisione debba essere affrontata a livello comunitario per evitare possibili effetti distorsivi”, ha affermato il Vice Presidente di Aiget Piergiacomo Sibiano.

Poco da salvare, invece, per Assium, Aepi e Consumerismo: “La sparizione dei contratti a prezzo fisso in un solo giorno non indica una crisi strutturale dei prezzi, ma una crisi di fiducia che ricadrà interamente su famiglie e imprese – dichiara Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo – È inutile che il Governo proceda con un decreto che ignora le opacità del mercato e permette lo scarico sistematico del rischio sui consumatori. Il Dl Bollette, così com’è, tutela lo status quo degli operatori e non la stabilità dei cittadini”. Sulla stessa linea anche gli altri due presidenti, Federico Bevilacqua e Mino Dinoi. “Serve un cambio di rotta immediato”, concludono le associazioni. “Se il Dl Bollette non diventerà lo strumento per una riforma strutturale, la chiusura dei prezzi fissi sarà solo l’inizio di una nuova emergenza sociale scaricata, ancora una volta, sull’anello più debole della catena”. Mentre Udicon parla di “nuovi meccanismi per assicurare vantaggi concreti e misurabili alle famiglie” arrivati col decreto. Anche se “è necessario favorire una maggiore integrazione europea delle politiche energetiche, condizione fondamentale per ridurre la vulnerabilità del sistema nazionale e garantire stabilità ai consumatori. I benefici lungo la filiera devono arrivare fino all’utente finale: la tutela delle famiglie deve restare il cuore delle politiche energetiche”. E anche per l’Anev “l’attuale formulazione del provvedimento rischia di rallentare lo sviluppo delle rinnovabili, aumentare l’incertezza regolatoria e compromettere il percorso di decarbonizzazione del Paese, con conseguenze negative sulla competitività del sistema industriale e sulla sicurezza energetica nazionale”.

Infine, per l’Unc il Governo deve intervenire “immediatamente, come fece Draghi subito dopo l’invasione dell’Ucraina, riducendo la tassazione di carburanti, luce e gas, per evitare un effetto domino sui prezzi, altrimenti l’inflazione che a febbraio è già esplosa, a marzo darà il colpo di grazia alle famiglie già in difficoltà”. Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, per il nuovo utente tipo che consuma 1100 metri cubi di gas, il -2,8% significa spendere 35 euro (-34,87 euro) in meno su base annua. La spesa totale nel 2025 (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° febbraio 2026 al 31 gennaio 2027), nell’ipotesi di prezzi costanti, scende così, per i vulnerabili, a 1208 euro che, sommati ai 559 euro della luce, determinano una stangata complessiva annua pari a 1767 euro. Se il prezzo del gas scende oggi del 2,8%, rispetto ai tempi pre-crisi del febbraio 2021 è oggi superiore del 55%, mentre rispetto al record storico del febbraio 2022, in base alla nuova serie storica ricostruita secondo il nuovo cliente tipo, è inferiore del 20,2%. Nel confronto con lo scorso anno è più basso del 15,8%. Dalla filiera agricola, invece, Confagricoltura e Coldiretti hanno avvertito del problema dell’azzeramento dei prezzi minimi garantiti. Mentre l’Airu: “L’assenza dei bonus sociali per i clienti del teleriscaldamento rappresenta una mancanza di uniformità con gli altri settori regolati. Ravvisiamo la necessità in sede di conversione in legge del decreto che il bonus sia esteso tempestivamente ai clienti di teleriscaldamento in condizione di disagio economico”.

Intanto, slitta di qualche ora il termine per la presentazione degli emendamenti al decreto. Inizialmente fissato alle 12 di lunedì 9 marzo, è stato infatti posticipato alle 18.

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