IL PIANO CITTÀ DEL DEMANIO
Da San Miniato a Palazzo Buontalenti, a Firenze nuova vita per 17 immobili pubblici. Dal Verme: “Responsabilità etica motore delle scelte di rigenerazione e creazione di valore per la collettività”
Palazzi storici, luoghi d’arte, ex caserme, aree verdi: zone d’ombra che si accendono di nuova luce, che si riappropriano di nuove funzioni per dare nuova linfa e nuova vita a porzioni di centro storico, rispondendo in termini di offerta di nuovi servizi alle esigenze dei cittadini. Tutto questo avviene a Firenze con il Piano Città degli immobili pubblici che imprime uno slancio nella gestione e valorizzazione del patrimonio pubblico con un modello di pianificazione integrata capace di coniugare sviluppo urbano, sostenibilità e tutela storico-culturale. A segnare, dunque, un passaggio strategico in questa direzione è stato ieri l’accordo firmato nella grande Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, dal direttore dell’Agenzia del Demanio Alessandra Dal Verme, dalla sindaca Sara Funaro e dalla rettrice dell’Università degli Studi di Firenze Alessandra Petrucci. Quello di Firenze è un piano vasto che interessa ben 17 immobili pubblici – 15 statali e due comunali – e vede alcuni interventi già vicini al traguardo.
Il Piano Città di Firenze pone un altro tassello nella strategia perseguita in questi anni dall’Agenzia del Demanio. Ma l’impatto in una città che è uno scrigno pieno di storia, di bellezza e di ricchezza ha una risonanza decisamente più forte. E, infatti, il Piano include la riqualificazione e il restauro di complessi dall’alto fascino architettonico come Palazzo Buontalenti, gioiello mediceo oggi in uso all’Università Europea EUI e sede della “School of European and Transnational Governance”; la valorizzazione di Villa Bardini, sede di attività museali e iniziative culturali, la cui concessione verrà estesa fino a 50 anni; interventi di trasformazione degli spazi della Galleria dell’Accademia nell’antico complesso dello Spedale di San Matteo, tra i musei più visitati d’Italia, custode del celebre David di Michelangelo e di un patrimonio artistico di valore universale; la messa in sicurezza sismica e il restauro della Basilica e del campanile dell’Abbazia di San Miniato al Monte, tra i capolavori dell’architettura romanica fiorentina e modello di sperimentazione dall’alto valore simbolico per la città. A conclusione dell’intervento oggi, alle 15,30, si terrà un evento di celebrazione presso la Basilica. Tra le azioni più significative del Piano emergono la riconversione di vaste aree ex militari come la Caserma Perotti, destinata a un mixité di funzioni pubbliche con un nuovo Polo istituzionale, aree verdi e spazi collettivi; la rifunzionalizzazione dell’ex Caserma Quarleri che ospiterà un Polo Archivistico e funzioni universitarie con soluzioni di social housing, contribuendo alla razionalizzazione delle sedi pubbliche e al miglioramento dei servizi metropolitani; la progettazione degli interventi per l’ex Caserma Redi, sulla quale verrà a breve attivata una iniziativa di temporary use; la bonifica di siti militari dismessi come l’ex Deposito Carburanti Covercianino che ospiterà la nuova sede dei Carabinieri Forestali in un complesso moderno, funzionale e sostenibile.Per quanto riguarda il sistema universitario, oltre a Palazzo Buontalenti e all’ex Caserma Quarleri, il Piano Città individua il complesso Le Cascine quale elemento chiave per il potenziamento dell’offerta formativa, per le residenze e i servizi per studenti e ricercatori.
“Firenze, luogo identitario della cultura e della bellezza artistica italiana, è stata protagonista nella storia di innovazione. Oggi l’Agenzia del Demanio e il Comune, con la partecipazione dell’Università, condividono le azioni di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico della Città per soddisfarne fabbisogni e vocazioni. la Basilica di San Miniato al Monte, Palazzo Buontalenti, Villa Bardini, il complesso delle Cascine, la Caserma Redi, la Caserma Perotti sono tra i pilot principali su cui stiamo progettando e realizzando interventi che ne assicurano il riuso, nuove funzioni per la città e la continuità nei lori valori storico identitari” ha dichiarato dal Verme. “Gli interventi del Piano Città contribuiscono a restituire alla comunità luoghi di incredibile valore e di relazioni. Coniugando la memoria con l’innovazione e la sostenibilità, concorriamo alla visione della città futura”. C’è un punto che dal Verme ha tenuto a sottolineare : quello della “responsabilità etica come motore dell’avvicinamento delle amministrazioni, motore delle scelte, dell’attenzione verso il cittadino, della cura del bene comune. Il patrimonio immobiliare dello stato è un bene comune. Per curarlo bisogna partire da una forte intenzionalità che porta al servizio pubblico. Il bene deve essere uno strumento di servizio per la collettività, quindi il cittadino, la pubblica amministrazione, il fruitore, il territorio che ospita quel bene. E’ per questo che noi ci siamo mossi, attraverso una forte responsabilità etica, a stipulare con i territori i Piani Città degli immobili pubblici. Decidiamo insieme con il territorio a cosa destinare l’immobile pubblico e come rigenerarlo secondo gli obiettivi, le esigenze e i fabbisogni della collettività e in questo caso di Firenze”.
La sindaca Funaro ha evidenziato come al centro di questo lavoro che ha portato alla firma del Piano Città ci sia stata “l’attenzione alla valorizzazione delle funzioni di cui la città ha bisogno”. Per questo, “si tratta di un piano importante, in linea con quelle che sono le esigenze principali della città, sul quale hanno lavorato in maniera coordinata da tempo gli uffici dell’amministrazione comunale, in collaborazione con il Demanio e con l’Università. C’è stata grande attenzione alle destinazioni degli immobili, all’interno di una riflessione più ampia sulla complessità e l’equilibrio di una città come la nostra. Il risultato che osserviamo oggi riflette proprio questa attenzione, una valorizzazione concreta del patrimonio pubblico, dei bisogni dei cittadini, degli spazi urbani che richiedono cura e sviluppo”. Di qui gli interventi emblematici come quello della caserma Redi. “Per anni si è discusso del suo futuro, adesso diventerà la sede della Corte dei Conti, un passaggio importante,
perché questo porterà uffici e quindi presenza quotidiana di persone nel centro storico, rafforzandone l’attrattività, un aspetto a cui teniamo particolarmente. Alcuni luoghi sono già stati trasformati in spazi per attività culturali, come la Riottosa, già stata riqualificata, un immobile un tempo occupato, oggi restituito alla collettività”. Anche la prima cittadini di Firenze ha citato la valorizzazione di Villa Bardini, portata avanti in collaborazione con la Fondazione CR Firenze, il progetto dell’ex caserma Perotti, che come ha spiegato Emanuele Prisco, sottosegretario agli Interni, diventerà un Polo della sicurezza d’avanguardia: “un investimento che per il solo ministero dell’Interno sfiora i 150 milioni di euro tra la nuova questura e il comando provinciale dei vigili del fuoco”. “Non si tratta solo di una grande operazione di rigenerazione urbana – ha detto -, ma di una scelta strategica che mette fine alla frammentazione logistica dei nostri uffici e garantisce alloggi dignitosi al personale. Grazie a questa sinergia lo Stato torna protagonista sul territorio tagliando sprechi per 4 milioni di euro l’anno di affitti passivi e offrendo ai cittadini presidi di legalità moderni ed efficienti”.
Inoltre, come ha detto la sindaca Funaro, ci sono ulteriori operazioni importanti di acquisizione di nuove sedi per funzioni pubbliche, come l’edificio di via Panciatichi destinato alla Guardia di Finanza, o il complesso di viale Belfiore, con funzioni di servizi pubblici. “E poi il confronto già avviato sul polo all’interno delle Cascine, luogo che deve vivere in ogni sua forma e su cui siamo impegnati come amministrazione. In sintesi, quello che abbiamo presentato oggi è davvero il frutto di un lavoro complessivo, di un confronto continuo e una proficua collaborazione tra enti”.
Come si è detto, il Piano Città di Firenze prevede una lunga lista di immobili. C’è la rifunzionalizzazione dell’ex Caserma Quarleri, che ospiterà un polo archivistico, funzioni universitarie e soluzioni di social housing, contribuendo sia alla razionalizzazione delle sedi pubbliche sia al miglioramento dei servizi metropolitani. Ci sono l’antica chiesa e monastero di San Pancrazio (ex Caserma Vannini), i cui locali attualmente inutilizzati saranno trasformati per accogliere l’ampliamento del museo Marino Marini; il complesso colonico della Certosa del Galluzzo, la cui valorizzazione mirerà alla rigenerazione urbana del complesso, preservandone l’identità storica e integrandola con funzioni sostenibili e innovative. I due beni comunali prevedono una porzione della Caserma Mameli, stazione dei carabinieri con alloggi che saranno realizzati ai piani superiori, e la palazzina Grilli, attuale sede della polizia a cavallo e unità cinofila della Polizia di Stato. Oltre ai finanziamenti pubblici per gli interventi programmati, sarà possibile coinvolgere capitali privati tramite strumenti di partenariato pubblico-privato, che tengano conto del contesto e coniughino obiettivi di innovazione, attrattività, sostenibilità ambientale e benessere sociale.
“L’accordo testimonia una collaborazione fattiva per promuovere la tutela, la conservazione e la rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico – ha
dichiarato la rettrice Petrucci – Attraverso il dialogo tra istituzioni e mondo accademico vogliamo favorire l’utilizzo sostenibile e partecipato dei beni comuni, capace di generare benessere e innovazione, così da migliorare il tessuto urbano e contribuire allo sviluppo delle città rendendole anche più inclusive”. Presente alla firma del Piano la sottosegretaria al Mef, Lucia Albano. “Noi valorizziamo l’immobile pubblico, non lo dismettiamo: questo è il primo elemento che mi sento di dover dire perché credo che questa sia una responsabilità per garantire che il valore si mantenga nella disponibilità dei cittadini”. Il governo, ha detto,, “attraverso l’Agenzia del Demanio è impegnato a restituire alla collettività spazi e immobili delle città italiane, al termine di un attento processo di rigenerazione. L’immobiliare pubblico viene valorizzato non solo come leva di sviluppo economico, ma anche come strumento per rispondere concretamente ai bisogni sociali dei cittadini: più sicurezza urbana, maggiori spazi di socializzazione e servizi sempre più accessibili”.