Mantova, con il Piano città del Demanio si accende la rigenerazione urbana

30 Mar 2026 di Giusy Iorlano

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Mantova, con il Piano città del Demanio si accende la rigenerazione urbana

Non è solo una firma, è una dichiarazione di intenti netta: Mantova sceglie di ripartire da sé stessa. Con il Piano Città degli immobili pubblici, la città lombarda inaugura una strategia che ribalta il modello tradizionale di sviluppo urbano: niente nuova espansione, ma recupero, riuso e valorizzazione di ciò che già esiste.

L’accordo siglato tra Alessandra dal Verme e il sindaco Mattia Palazzi segna l’avvio di una fase operativa che mette al centro il patrimonio pubblico come leva di sviluppo economico, sociale e culturale. Non un piano teorico, ma un progetto concreto che parte subito.

“L’obiettivo, condiviso con il Comune di Mantova, è proiettare la città verso il futuro con un progetto di rigenerazione urbana che limiti il consumo di suolo e tuteli l’identità dei luoghi, attraverso il recupero e la valorizzazione del patrimonio pubblico di pregio storico, architettonico e culturale”, ha dichiarato il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. “L’Agenzia del Demanio e il Comune lavoreranno insieme affinché gli edifici, recuperati, possano essere restituiti alla collettività come spazi attivi, per ospitare servizi e nuove forme di residenzialità”.
Il sindaco di Mantova Mattia Palazzi ha sottolineato: “Finalmente Stato e Città diventano alleati. Si apre una fase nuova, straordinaria per le prospettive della città, di tanti immobili che vanno recuperati e che troveranno nuove funzioni e per il Migliaretto che dopo 116 anni diventa dei mantovani.”.

Una città che si rigenera

Il cuore del Piano è rappresentato da un primo pacchetto di 12 immobili pubblici – sei dello Stato e sei del Comune – destinati a nuova vita. Non si tratta semplicemente di edifici da recuperare, ma di una vera e propria mappa della trasformazione urbana.

Ex conventi, caserme dismesse, strutture amministrative e aree edificabili diventano tasselli di un disegno più ampio: costruire una città più funzionale, inclusiva e attrattiva. Tra i luoghi simbolo figurano l’ex Convento del Carmine, la caserma Curtatone–Montanara e l’area dell’ex aeroporto di Migliaretto, destinata a diventare uno dei principali poli di sviluppo.

Accanto a questi, anche immobili strategici del Comune – come il Palazzo di Giustizia e gli uffici giudiziari – e aree come Valdaro, Gambarara e Colle Aperto, pronte a ospitare nuove funzioni produttive, sociali e residenziali.

Una strategia, questa, che si muove lungo tre direttrici fondamentali: tutela del passato, connessione degli spazi e collaborazione tra istituzioni. In concreto, significa intervenire su più livelli.

Da un lato, la valorizzazione del patrimonio storico e culturale rafforza l’identità della città e la sua vocazione turistica. Dall’altro, la riqualificazione urbana punta a ricucire centro e periferie, migliorando accessibilità e qualità degli spazi.

Forte anche l’attenzione alla sostenibilità ambientale: il Piano prevede interventi sul verde urbano, sulla valorizzazione del fiume Mincio e del sistema dei laghi, oltre a un potenziamento della mobilità sostenibile.

Parallelamente, si amplia l’offerta di servizi: spazi pubblici e privati, attività economiche, funzioni direzionali e modelli abitativi innovativi come co-housing e housing sociale, pensati per rispondere ai bisogni di una popolazione diversificata.

Fondamentale sarà il coinvolgimento dei privati, attraverso strumenti di partenariato pubblico-privato, per garantire investimenti, innovazione e sostenibilità nel lungo periodo.

Dodici immobili per cambiare volto alla città

Il Piano non è un elenco statico, ma un sistema aperto: altri beni potranno essere inclusi, ampliando nel tempo l’impatto della rigenerazione.

Il primo portafoglio di beni che attraversano secoli di storia e oggi si candidano a nuove funzioni comprende:

Ex Convento del Carmine – Palazzo degli Uffici Finanziari


Complesso rinascimentale del XV secolo, articolato attorno a due chiostri e affacciato tra via Pomponazzo e il lungolago Gonzaga. Nato come convento carmelitano, trasformato in epoca napoleonica in Palazzo della Dogana con facciata neoclassica firmata da Paolo Pozzo, oggi ospita Agenzia delle Entrate, Ragioneria dello Stato e altri uffici pubblici. Una porzione del secondo piano è attualmente inutilizzata, elemento chiave per una possibile rifunzionalizzazione.

Ex Chiesa di San Cristoforo e Palazzo del Carmelino


Nel cuore storico, lungo il percorso del Principe, il complesso unisce una chiesa sconsacrata del Quattrocento – con tre navate, rosone e portale monumentale – e un palazzo annesso. Spogliato nei secoli delle decorazioni originarie, oggi è in parte affidato ad attività culturali, con giardino e spazi che si prestano a iniziative pubbliche.

Caserma Curtatone–Montanara


Grande complesso a corte con chiostro centrale, nato come convento nel Cinquecento e trasformato in caserma tra Settecento e Novecento. Situato in un’area di pregio vicino a Palazzo Te e alla casa del Mantegna, è inutilizzato dagli anni ’90 e rappresenta uno dei più rilevanti interventi di recupero potenziale.

Ex Casello Idraulico


Edificio a tre piani in zona semicentrale, vicino al Parco di Palazzo Te. Un tempo utilizzato per la gestione idraulica fino al 2018, comprende appartamenti, locali accessori e un’ampia area esterna. Dispone di accessi pedonali e carrabili tramite cancelli manuali. La sua posizione e struttura lo rendono adatto a funzioni residenziali o di servizio.

Accanto agli edifici storici, il Piano interviene su asset fondamentali per la riorganizzazione urbana.

Area ex Campo d’Aviazione Migliaretto


Ex aeroporto militare costruito nel 1910, poi divenuto civile e infine dismesso. Situato nel quadrante sud-orientale, rappresenta un’area di cerniera tra città e campagna. Oggi è in gran parte incolto, ma già dotato di pista ciclopedonale e infrastrutture: il suo recupero potrà ospitare verde, sport e servizi.

Ex Caserma Principe Amedeo e Chiesa di Santa Paola


Complesso quattrocentesco fondato da Paola Malatesta, trasformato in caserma nell’Ottocento e danneggiato durante la Seconda guerra mondiale. Dopo usi sociali e formativi nel dopoguerra, è oggi parzialmente recuperato ma ancora oggetto di interventi progressivi.

Palazzo di Giustizia


Edificio di fine Cinquecento attribuito ad Antonio Maria Viani, noto per le imponenti erme decorative in facciata. Il costrutto architettonico è attribuito ad Antonio Maria Viani, prefetto delle fabbriche della corte dei Gonzaga dal 1595 al 1630-32. Situato in via Poma, è oggi sede degli uffici giudiziari, con corti interne e ampi spazi che richiedono razionalizzazione e ammodernamento. Il complesso è composto da un complesso non regolare di fabbricati su tre piani fuori terra oltre ad un piano seminterrato. Principalmente, si sviluppa tramite un blocco centrale a corte che prosegue lungo il lato sud cui poi trova spazio un ampio cortile esterno ad oggi utilizzo quale parcheggio scoperto oltre ad un fabbricato destinato ad autorimessa. Il compendio è in utilizzo al Ministero di Giustizia tramite contratto di comodato d’uso gratuito.

Uffici giudiziari – Palazzo Nerli Bollati


Palazzo barocco del Settecento con corte interna e scalone monumentale. Presenta parti di pregio ma anche aree inutilizzate, come il sottotetto e il piano seminterrato, oggi in stato di abbandono. Il complesso è caratterizzato da puntuali porzioni di notevole pregio storico artistico tra cui il prospetto di via Chiassi, la corte principale interna, alcuni vani del piano terreno e primo e lo scalone principale di collegamento. Come per le finiture anche lo stato manutentivo può essere caratterizzato puntualmente rispetto a definiti interventi manutentivi susseguitesi nel tempo. Il compendio è in utilizzo al Ministero di Giustizia tramite contratto di comodato d’uso gratuito.

Procura della Repubblica di Mantova


Complesso articolato con edificio principale, cortile e fabbricati accessori. Un tempo denominato Palazzo dell’ex Monastero della Cantelma, ha ospitato storicamente le canonichesse lateranensi a partire dal 1534, fondato da Margherita Maroscelli (vedova di Sigismondo). Dopo il periodo monastico, il palazzo ha avuto diverse destinazioni d’uso prima di diventare, in parte o nella sua area, attuale sede di uffici giudiziari, con spazi da ottimizzare e riqualificare. Il compendio è in utilizzo al Ministero di Giustizia tramite contratto di comodato d’uso gratuito.

Il Piano guarda, inoltre, al futuro con tre aree già urbanizzate, strategiche per lo sviluppo economico e residenziale.

Valdaro


Circa 11 ettari a est della città, già inseriti in un contesto produttivo e logistico. Area pianeggiante con accesso da via Marisa Bellisario, pronta per nuovi insediamenti. La zona è già stata oggetto di urbanizzazione e presenta diversi fabbricati a destinazione terziaria/industriale.

Gambarara


Quasi 3 ettari in prossimità della tangenziale nord e della stazione ferroviaria di Porto Mantovano. Posizione strategica per attività terziarie e industriali. L’accesso principale al compendio avviene proprio da via Luzzara. La zona è già stata oggetto di urbanizzazione e presenta diversi fabbricati a destinazione terziaria/industriale.

Colle Aperto


Ampia area di circa 9 ettari in zona residenziale, destinata al completamento urbano. Ideale per nuovi modelli abitativi e servizi di quartiere. Area edificabile situata nelle immediate vicinanze della tangenziale Nord e della stazione ferroviaria del Comune di Porto Mantovano.

Dal progetto alla visione: etica e responsabilità al centro

La firma del Piano non si esaurisce nella dimensione operativa, ma apre anche una riflessione più ampia sul ruolo del patrimonio pubblico. Non a caso, l’iniziativa è stata accompagnata da un workshop al Politecnico di Milano – Polo territoriale di Mantova – dedicato alla “Responsabilità etica per la cura del patrimonio dello Stato”.

Un momento di confronto tra istituzioni, accademici e professionisti per ribadire un principio chiave: la gestione del patrimonio pubblico non è solo tecnica, ma anche responsabilità sociale. Il Piano Città diventa così non solo uno strumento urbanistico, ma un progetto culturale, capace di coinvolgere nuove generazioni e costruire consapevolezza.

Il primo passo concreto è già realtà: la permuta dell’area dell’ex aeroporto di Migliaretto, finalmente trasferita al Comune dopo oltre un secolo. Un passaggio simbolico e operativo insieme, che dimostra come la rigenerazione non sia più un’idea, ma un processo in corso.

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