IL DOSSIER DI CRESME EUROPA SERVIZI

Effetto codice e Pef, nel ’25 crollano i bandi di appalti di lavori dei concessionari autostradali a terzi (-41%)

Nei primi dieci mesi del 2025 pubblicati avvisi per un importo totale di 1.063 milioni contro i 1.800 dello stesso periodo 2024. A fine anno si registrerà il dato più basso dal 2018, se si fa eccezione per l’anno nero 2022. Il ruolo del codice appalti e quello dei piani economico-finanziari congelati.

12 Nov 2025 di Giorgio Santilli

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Effetto codice e Pef, nel ’25 crollano i bandi di appalti di lavori dei concessionari autostradali a terzi (-41%)

Dal miliardo e 800 milioni dei primi dieci mesi del 2024 a poco più di un miliardo (1.063 milioni per esattezza) nello stesso periodo del 2025, la riduzione delle gare di appalto di lavori bandite dai concessionari autostradali risulta pari al 41%. Con singole concessionarie che accusano riduzioni anche del 75%. Un crollo, insomma. Dovuto certamente, per la maggiore parte, all’effetto prodotto dal codice appalti. Probabilmente anche al congelamento dei piani economico-finanziarie di molte concessionarie, all’esame da mesi del ministero delle Infrastrutture, anche se va ricordato che molti concessionari – fra cui Aspi – hanno registrato quest’anno investimenti in crescita.

I dati sui bandi di lavori esternalizzati sono forniti da Cresme Europa Servizi che evidenzia come il dato dell’anno in corso sia, a due mesi dalla fine,  di gran lunga il più basso dal 2018, se si fa eccezione per l’anno nero 2022. In nessuno degli altri anni, i bandi appaltati a imprese terze dai concessionari autostradali è mai sceso sotto i due miliardi e quasi sempre vi si è tenuto largamente al di sopra. La punta del 2020 di 2.747 milioni è lontanissima. Siamo quindi di fronte alla perdita secca di uno dei mercati rimasti (faticosamente) aperti e concorrenziali dei lavori pubblici. Non è possibile al momento – ma questo sarà certamente oggetto di approfondimenti futuri – sapere quanto della quota persa sia stata internalizzata dai concessionari e quanta invece sia andata persa. Se gli investimenti sono addirittura aumentati rispetto allo scorso anno, c’è però da ritenere che sia cresciuta la quota imnternalizzata.

Questo è certamente effetto della norma molto opaca scritta nel codice degli appalti all’articolo 186. Il comma 2 mantiene l’obbligo di affidare a terzi una quota di lavori fra 50 e 60% per i titolari di concessioni di lavori e di servizi pubblici “già in essere alla data di entrata in vigore del codice e non affidate conformemente al diritto dell’Unione europea vigente al momento dell’affidamento o della proroga”, ma lo sottopone a una serie di condizioni e modalità operative che di fatto lo rendono inefficace. La quota è infatti stabilita convenzionalmente dal concedente e dal concessionario; l’ente concedente tiene conto delle dimensioni economiche e dei caratteri dell’impresa, dell’epoca di assegnazione della concessione, della sua durata residua, del suo oggetto, del suo valore economico e dell’entità degli investimenti effettuati; l’Anac detta le regole per .

Per i concessionari autostradali, inoltre, le quote e i criteri di determinazione sono calcolati non semplicemente sulla base dei lavori affidati in un determinato periodo, ma “sulla base degli importi risultanti dai piani economici-finanziari annessi agli atti convenzionali”. Inoltre, la norma che seppellisce di fatto qualunque obbligo attuale è quella che prevede che “la verifica del rispetto delle predette soglie è effettuata dal concedente con cadenza quinquennale”. A tal fine, i concessionari presentano al concedente il piano complessivo dei lavori, servizi e forniture.

Insomma, una norma scritta per non essere applicata. E i risultati ora sono arrivati.

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